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Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
http://www.cinefile.biz/il-doppiaggio-intervista-a-gualtiero-cannarsi Per La Haine e il doppiaggio: https://it.wikipedia.org/wiki/Verlan (quel film l'ho "ribattezzato" come "I figli illegittimi del benessere", anche il titolo di un post che prima o poi scriverò). -
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topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Non sto più nella pelle! -
Yack, deculture!
topic ha risposto a Shito in una Kobayashi nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Giustamente. Direi che la necessità di "ribaltone" sancisce ancor più la visione che dapprima fu, e poi non più. Tra le due c'è un grosso... delta. -
Yack, deculture!
topic ha risposto a Shito in una Kobayashi nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Sto seguendo con grande interesse questo bel dialogo, nel quale provo a entrare in punta di piedi, propone do qualche spunto accessorio. 1) Murakami Takashi. Seguivo lui e la sua corrente "Superflat" dai tempi del vecchio sito inglese del teorico drl movimento, lo stesso Azuma Hiroki di cui il libro "postmoderno animizzante". Murakami l'ho seguito in una bella mostra a Milano, e poi la mia imouto scrisse anche un articolo su di lui pubblicato sulla rivista ArteDossier. "Little Boy" è stata forse la mostra più interessante dell'autore, e il catalogo omonimo contiene interventi preziosissimi di gente come Anno Hideaki, e altri. Alla fine si parla sempre della lettura della sociologia contemporanea giapponese tramite la storia di un prodotto narrativo consumistico e infantilizzante: l'animazione. La parcellizzazione della storia umana. E come la postmodernità sia stata impiantata in Giappone dall'America. Se "Little Boy" è davvero un titolo dalla polisemia straordinaria, quel Little Boy è praticamente Tetsuwan Atom, sempre in tragica polisemia. Terribilmente, la seconda atomica era soprannominata "Fat Guy". Dopo il ragazzino, il ciccione. Ancora una volta sembra delinearsi un'incredibile parallelismo con l'evoluzione dell'otakuzoku ovvero degli otaku: il ragazzino che non riesce a crescere nella psiche, nella sua improduttività adulta diventa un laido ciccione. Un consumatore sedato. 2) Venendo al titolo e al rimando del topic, anche io trovo semplice vedere negli zentran i "vecchi giapponesi", marziali, e nei microniani i "nuovi giapponesi", ibridizzati dal consumismo. Relativamente alla scena del bacio, subito mi torna in mente come, oltre ai film Disney imposti ai bimbi giapponesi del dopoguerra, l'occupante statunitense imponeva anche film con baci sulla bocca in pubblico, col dichiarato intento di impattare sui costumi giapponesi. Tuttavia, non credo che in Macross vi sia apologia della marzialità zentran. Al contrario, vi leggo una visione positivistica del sentimento nella promiscuità eterosessuale. Gli zentran sono "guerrieri derivati", sono un deragliamento dell'umanità che ha perduto la "cultura" che è "l'amore" (eterosessuale, di coppia). Il titolo del film, e il testo della canzone con lo stesso titolo, e l'effetto sortito da quella, la dicono lunga. Nella serie, invece, beh... Max e Millia? Macross è la storia positiva di Urashima Taro: lontani dalla visione già ossessiva di Beautiful Dreamer, l'SDF-1 sembra piuttosto l'utopia di una postmodernità che funziona, dove l'amore di Hikaru recupera Misa risolvendone il trauma giovanile (Misa è quasi una Amuro femmina), e a restare sola è solo la "donna pubblica", Minmay, che canta l'amore risolvendo un conflitto galattico ma lei l'amore non ce l'ha, resta a battere il ritmo col piede sul palco come un'autistica. Credo che questa visione sia quella dei giovani di Osaka'70, quando "un radioso futuro di pace e prosperità" per l'umanità dopo la guerra era ancora immaginabile. Magari andrò avanti a seguire. :-) -
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Non vedo l'ora di sapere i primi rumors sugli iPhone 2019! Uffa, ma quanto ci mettono? -
[waiting for] Giant Robot THE ANIMATION - The Day the Earth Stood Still
topic ha risposto a Shito in una Joe_Iabuki nella sezione Kyodai Robotto, hasshin!
Faccio seguito al bello scambio tra Garion e Kobayashi su GR. Anche io ho rivisto GR di recente, e al netto dei legittimi gusti personali negli ambiti di giudizi di valore, a me vien da dire che abbiate ragione entrambi. Ovvero: facciamo subito salvo il sontuosi comparto tecnico (chi se ne frega? Io no), e veniamo a quelli artistico e contenitistico. Artisticamente, certo la miniserie ha una marca stilistica molto forte. Che può piacere o meno, ma tra citazionismi e orpelli si può pur dire che possa risultare stucchevole, perché è terribilmente manierista. Per lo meno, con insistita solidità. Quindi stucchevole, ma se la si regge funziona. Il contenuto: sì, come dice Kobayashi, e sono certo che nessuno potrebbe dissentire (sensatamente), il contenuto è tutto e solo un romanzo di formazione tramite la risoluzione dell'assenza paterna, per realizzazione della sua "eredità". Daisaku e Gen'ya. La solitudine dell'uno che si risolve nel gruppo, la solitudine dell'altro che deraglia in pazzia. La vittoria della comunicazione sul fallimenti della discomunicazione. Solo che, mi sa mi sa che sto parlando del solo ultimo episodio di GR, vero? Ecco. Forse il vero guaio di questa miniserie è che pure dietro a una regia magistrale la gestione dei contenuti narrativi è tutta storta. Lo si capiva fin dal secondo episodio, col riassuntone impensabile, ma poi non è che si vada granché meglio. Così, anche l'intreccio diventa stucchevole, e qui capisco Garion. Anche se il finale ha picchi di significanza ed emotività che svettano davvero in alto, e qui capisco Kobayashi. Però credo che GR sia proprio così, insomma, nel bene e nel male, appunto. -
Ditemi che quel bellissimo e significantissimo "Isashiburidana!" (ovvero "Da quanto tempo!" o "Ne è passato, di tempo!" - è un saluto colloquiale e anche amichevole di un rincontro dopo una lunga distanza temporale), non è diventato quel "Ci incontriamo di nuovo (umani!)". :-(
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@roger: le cose nazionalpopolari di Nagai PREESISTONO al mercato dl'HV esso tutto. Già negli ottanta SOLO GLI OTAKU si mettevano sfilze di VHS in casa - ovvero "in cameretta". Perché credi li chiamassero "otaku" ("a casa tua" / "da voi")? Proprio per questo NASCE il mercato degli OVA: perché una roba insignificante come Genmu Senki Leda in HV vendeva più di cose popolari sulla strada. Vedasi la storia dei Cream Lemon, anche. Una nicchia con un tasso di spesa (acquisto) pro-capite mostruoso. Tutta l'idea di valutare la popolarità reale, nazionale, tra la gente comune, tramite dati di vendita HV è pazza per roba vecchia e per roba per il mercato di una nicchia di sovra-acquirenti: sono numeri dal valore sociologico tutto aberrato.
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Sì. Peraltro Kurosawa in Giappone era considerato merda finché un'ITALIANA (una camerata, cercate) non portò A INSAPUTA DEL REGISTA il suo Rashomon a Venezia, dal cui successo quello in USA, da cui la consacrazione in pateia. :-) Il Giappone ha sempre abbracciato questo genere di "consacrazione nazionale di ritorno dal (reale o presunto) successo all'estero". È parte della mentalità isolana: chi porta lustro all'isola nel resto del mondo diviene un eroe. Suzuki innescò intenzionalmente questo meccanismo con Mononoke, poi ci fu Chihiro, e Ghibli/Miyazaki fecero il salto. Altre volte accadde con meno intenzione e più caso. Ma il fenomeno è quelli, ed è banale - a pensarci.
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Facciamo un gioco, giochiamo a capirci. Per capirci, vediamo se concordiamo su alcuni basilari punti, che a me sembrano la realtà palese agli occhi di tutti, ma oh, il mondo è buffo. Mazinger Z è stato un rivoluzionario cartone animato per bambini. In Giappone, dico. Un "terebi manga", non un "anime". Per bambini in tivvù, nei settanta. L'anime boom, che occhieggiava e viveva di un primo innalzamento di target, arrivo con ALTRE produzioni (Uchuu Senkan Yamato, la trilogia di Nagahama, Gundam). Per la cronaca, Laputa, che esxe al cinema nel 1996 ma ambisce a essere una cosa nazionale, per bimbi di OTTO ANNI - non "anime-fan" - ancora lo si promozionaca come "ma ga eiga" (film di cartoni) non "anime". Quindi Mazinger Z, l'originale, è un cartone animato per bambini giapponese settantini. Ed è una cosa super conosciuta, super amata, un mito generazionale. Sempre in Giappone, dico. Già i seguiti ben meno. Great Mazinger si chiama ancora "Mazinger", quindi chi amava lo Z lo prese come un "more of the same", ma già Grendizer in Giappone non è tanto conosciuto, e neppure celebrato (in effetti era un design stupido con un setting stupido fatto per intercettare i nuovi trend del suo momento, UFO e fattorie ammerigane, ma fu un breve momento - dico in Giappone). Ora, poi scoppiò l'anime boom. Ma anche chiamandolo "boom", era un "boom" di nicchia. Animage non era la rivista più venduta dell'arcipelago, non vendeva come i manga nazional-popolari, o come le riviste di costume giovanile ecdi giovani cantanti (il boom ottantino delle idol, quello sì, fu nazional-popolare), lo stesso Miyazaki Hayao che da Animage (Suzuki Toshio) fu spinto, fino al successone di Kiki (1992) lo conoscevano per lo più come "Miyazaki Shun" (corretta lettura del kanji del nome un po' rara) e OK, c'erano i bimbi che ancora guardavano tanti cartoni e "certi ragazzotti" che proprio non volevano smettere di guardarli, e venivano guardati storti dalla "normale" società giapponese - vi prego di pensare a Otaku no Video, scena dell'uscita di Ai Oboeteimasuka - e lì siamo già nel 1984. Quindi boom che si voglia, poi scoppia il mercato home-video con la nicchia degli OVA, si arriva fino alla metà dei '90 (Eva) e si tocca l'apice delle vendite di LD/VHS, dopo un lustro ancora arrivano i DVD e tutto sta già restringendosi se non implodendo. In tutto questo, parliamo sempre di "una nicchia di mercato". Forse bisogna arrivare fino alla politica del "Cool Japan" per trovare altra velleità che vendere VHS/LD/DVD/BR ai "matti che se li comprano". Quindi, boh. Ma dire che a livello di "nazional- popolarità" sia esistito altro che Mazinger Z mi pare assurdo. l manga? Mai trovato un giapponese, dico UNO che non fosse un otaku/professionistadelsettore, che conoscesse il nome di Nagai Go. Giuro. Ho sempre dovuto aggiungere, in vent'anni: "è l'autore di quel Mazinger Z", e allora: "aaaah". Era questo che intendevo quando dicevo che questo nuovo film mi pare cercare di fare un unico grande ponte dal "ricordo nazionale d'infanzia" e "l'attuale mondo in cui gli anime vogliono dirsi fighi". Dico in Giappone. Cool Japan. Quindi fai un film cinema. E lo lanci prima in Europa. I tiggì in Giappone ne parleranno. Se ti va bene bene anche certi salotti pomeridiani per famiglie ("wide-public", li chiamano), e poi appeondimenti serali, forse. Come per Miyazaki a Venezia, e prima come per Mononoke in USA. Ed era prima del Cool Japan, ma funzionò, diavolo d'un Suzuki. Questo nel mondo della gente normale, non nella nicchia di otaku/animefan che credono che ShinGetterRobo sia stato un successone. ^^;
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Beh, considerando che è un film dalla vague anche abbastanza generalista, ci sta che una fetta di pubblico "mainstream" non ne abbia saputo o non si sia precipitata. Quella fascia di pubblico che tocchi con le costose pubblicità nelle finali di coppa, o nelle partite decisive di campionato - Harlock anyone? ^^
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Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Non c'è sensazione più bella di quella di poter correggere un proprio errore. Credo che sia un sollievo quasi celestiale, perché lava via quel dolore per me inestirpabile di un errore non corretto. Dico anche nella vita. Voglio dire, tutti sbagliano. Ci sono sbagli riparabili, altri irreparabili, e in genere non dipende da noi. Quelli riparabili sono una benedizione, e quindi bisogna provarsi in tutti i modi, con tutte le proprie forze e senza alcun limite di tempo per ripararli. Tuttavia, anche nei rapporti con gli altri, con le persone a cui vogliamo bene, magari dei ferimenti non possono essere realmente cancellati. Anche il perdono non c'entra niente. Siccome non credo in dio, non ho alcun alibi, nessuna prospettiva di salvazione benefica in ricompensa di un pentimento vero e genuino, niente di niente. Nessuno può assolvermi, niente e nessuno, io meno che meno potrei mai assolvermi da solo, sono sempre solo con la mia cognizione di colpa e nient'altro (questo rimanda a quel capito di Lolita che cito spesso). In genere questo è il mio stato mentale, spirituale, per gli gli errori irreparabili, che sono dannazione (sofferenza) eterna. Non credo nell'immortalità dell'anima, ma se ci fosse, credo che sarebbe giusto per non dover poter pensare alla morte come a un reset, a un'assoluzione nell'oblio, no. E anche questa mia mentalità di penitente, che può apparire da autoflagellazione, non coporta alcun sollievo in me. Ancora: nella mia prospettiva esistenziale quotidiana non c'è alcun giudice supremo, non c'è nessuno a poter "sollevare dai peccati". Se qualcuno morì in croce per questo, davvero lo stimo, ma il suo sacrificio non ha effetto su di me. :-( Sul lavoro: personalmente lavoro sempre pensando che quello che sto facendo vale più di me, intanto perché mi sopravviverà. Vivo con questo nichilismo reale. Sono sempre stato più interessano alle cose che alle persone, me incluso. L'opera vale di più di chi la crea, perché l'opera sopravvive a chi l'ha creata, che diviene cibo per vermi e poi nulla più se non romanzo della storia - forze (e anche quello non è che un inganno di immortalità, chiaramente - tutte balle). Quindi, mi vedo in genere io stesso come uno strumento di quello che faccio, e non riesco a pensare a quello che faccio funzionalmente su di me. E' un difetto grosso, eh! Nel senso che questa mentalità non aiuta a vivere, nessuno, né me né chi mi sta vicino, tutto il contrario. In più, è un modo di essere che traspare, mal dispone le persone in molti modi, e conduce al peggio, lo so. Ma è veramente una componente troppo profonda, una fibra troppo intima in me per liberarmene. Ci ho anche provato, e ho fallito miseramente. E' il materiale di cui sono fatto e non cambia, per ora. Essenzialmente, è il mio modo di essere infantile e viziato. Però, davvero, quando anche un futile errore di lavoro si può correggere, wow, non importa cosa si debba sacrificare, anche tutto il futuro professionale, ma si deve provare tutto il possibile per correggerlo. Ho una lunga lista di casi reali e di persone che mi hanno detestato un pochino di più, e come dargli torto? Io non lo farei e non lo farò. E poi ci sono gli errori che no, non ci si è riusciti. In Nausicaä, ad esempio, è rimasta UNA battuta da correggere per mio errore. E sì che anche lì si era già fatta una mini-tornata di "correzioni extra" tra il cinema e l'home-video, per le quali non posso che ringraziare tutto lo staff e soprattutto Lucky Red ogni volta che ci penso. Ma quella cosa è scappata ancora. Di nuovo, perché è la STESSA FOTTUTA cosa che mi era scappata anche su Kaguya, corretta sul filo di lana anche lì (grazie, Lucrezia! Grazie, Lucky Red!) - essenzialmente la conugazione verbale tra terza persona singolare e e seconda persona plurale del condizionale (interrogativa). Cavolo, mi sbaglio sempre. Tipicamente, nel discorso diretto tra due persone che si danno del voi, non so perché mi scappa sempre, che so, un "potrebbe" invece di "potreste", un "saprebbe" invece di "sapreste". Mi detesterò all'infinito per non aver beccato in tempo quell'errore prima di correggere anche gli altri. Ci penso, in media, una volta ogni due giorni. E questo è senz'altro uno di quelli. Non esiste alibi, non esiste forma di espiazione, non esiste sollievo. -
Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Nel mio caso è: sbaglio qualcosa e me la prendo con me stesso. Dichiaro l'errore, mi scuso, e imploro di poterlo correggere, chiaramente senza esserne retribuito. Se non è possibile, imploro di poterlo fare a mie spese. Se non è possibile, cerco do farlo di nascosto e sottobanco. Se non è possibile, ci perdo il sonno grattandomi la ferita in attesa di un'occasione... -
Giusto, hai ragione. Perché il suono della plosiva palatale sorda C, quando "secca" all'inglese (prima del suono æ, tipo) viene reso in giapponese con la Y semivocale di mezzo, quindi: cast > kyasuto cat > kyatto carrot > kyarotto chararcter > kyarakutaa casshern > kyashaan Grazie per la giusta correzione, e chiedo venia.
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Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Ah, chiedo scusa. La mia riflessione sull'esegesi bibllca era fine a sé stessa e, semmai, volta a sottolineare che in ambito di traduzione anche solo "specificare" un termine, magari esplicitandone un contenuto metonimico, può essere dannoso. Quanto al discorso dell'artigianato, volevo dire: anche con le migliori intenzioni, capiterà sempre di sbagliare, si peccare, ma non è un rifugio preventivo, no. -
Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
"Resta il dubbio, infatti, che la traduzione in greco del termine ebraico "almah", cioè semplicemente "ragazza", in riferimento alla biblica Maria, fosse piuttosto restrittiva nella particolare sfumatura che possiede, perché "parthenos" vuol dire sì, ragazza, ma... ancora vergine. Un errore, voluto o meno che sia, di traduzione, che è alla base di un indiscutibile dogma cristiano da sempre." Eh, l'esegesi dei testi sacri è sempre dura. :-/ C'è da dire che anche da noi, nella nostra lingua, avevamo termini che significavano "femmina umana giovane in quanto non ancora maritata ovvero vergine", vale a dire cose come "pulzella", o "fanciulla". Addirittura esiste il termine "spulzellaggio" per dire "togliere la verginità a una ragazza". Per contro, quei termini possono anche ridursi a indicare solo la giovinezza del soggetto a cui ci si rriferisce. Del resto, in ambito maschile, "imberbe" vuol dire senza barba, ma perché "non ti è ancora spuntata" (indi si è giovani), mica perché ce la si rasi (sbarbato <- che poi indica comunque una seppur minore giovinezza. implicando "hai appena iniziato a raderti") o per malattia. ^^ Ah, non c'è niente da fare. Le varie lingue sono la matrice e al tempo stesso la quintessenza delle varie culture. Nell'evoluzione linguistica di ogni lingua, nell'etimologia delle parole di ogni lingua, c'è praticamente tutta la variazione diatopica e diastratica dell'umanità. Del resto, qualcuno disse che "in principio fu il verbo"... ^^; Sul discorso di traduzione e adattamento (e doppiaggio) come attività artigianali, concordo molto. E' una riflessione con cui apro quasi sempre seminari e corsi di tradattamento. Certo, non che sia un rifugium peccatorum, ma è un dato necessario per intendersi alle basi, credo. -
Dal pdv strettamente linguistico, sicuramente la terminazione in '-TH' è errata, perché in kana sarebbe '-SU' non '-TTO'. :-) Certo, l'uso delle K in luogo delle C è meno assoluto, in termini di errore, ma di base come sappiamo i duraveriani hanno nomi derivati da spostament, raddoppiamenti, elisioni e troncamenti di kana nei nomi di verdure, giusto? Carrot -> KAROTTO -> KAKAROTTO -> Cacarrot.
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Intendo dire che, tutto sommato, non è che Mazinger Z sia un franchise a 'pubblicazione continua e ininterrotta' come -che so- Spider Man, che è praticamente una soap opera infinita, no? Nonostante molte reincarnazioni, Mazinger Z è rimasto nella mente dei più "quello originale", credo. Forse perché tutti i tentativi di remake, seguiti, o retelling, o what if, o reboot non hanno attratto neppure una frazione di una frazione della quantità di pubblico originale, no? Difatti, quest'ultimo sequel, che mi pare ambisca a rivolgersi a un vasto pubblico anche generalista, tende a fare un gran ponte e ricollegarsi all'originale, mi pare.
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Non che Kakaroth sarebbe giusto, eh. (Cacarrot)
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Ma solo io ho colto nel post di Kobayashi la credo intesa, finissima, ma stridente contrapposizione della precisa, intelligente definizione di "TV manga" (terebi manga) con "in CG"? Personalmente ho letto il post non come una critica alla tecnica nuova, ma come una chiara osservazione di fatto: se prendi una cosa fatta a suo tempo in un modo e con un pubblico (un cartone animato per bimbi settantini) e provi a trasporlo in epoca contemporanea per un pubblico diversissimo e con una tecnica diversissima, potrà mai venire fuori altro che una distonia totale? Kobayashi: solo un viaggio mio o è quello che intendevi/pesavi? Oh, c'è anche chi trova "belli" i film patinati per "young adults" di supereroi Marve/DC. Ma sono un aberrazione, no? Quelli erano fumetti sessantini per adolescenti brufolosi pre-college. Ma almeno in qualche modo il medium originale è andato avanti, in continuità, e si è evoluto. Una cosa come Mazinger Z mica tanto: è rimasto quello che era nei '70, specie se si pensa alla triade originale (Zed-Great-Grendizer). Quindi, fai un solo balzo dai bimbi ruvidi di allora e arrivi allo scintillante colorato pulito + CG dei bamboccioni di oggi? Cosa potrebbe mai venirne, di buono?
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Kobayashi, non so se io trovi più arguti e gradevoli il tuo avatar o i tuoi post. :-)
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Sei sempre molto competente in quel comparto, a mio dire (ed esperienza). :-) Tanto non lo pubblicano domani, quindi c'è tutto il tempo perché sia informato della cosa. Horus sta scritto su wikipedia, sia ita che eng. Ma sbagliano. Ecco la parola dei creatori: After receiving many inquiries as to where the names in Hols came from, we asked Mr. Kanō of the Takahata・Miyazaki Research Lab, a well-respected fan organization in Japan. He in turn asked Yasuo Ōtsuka, who was the supervising animator of Hols. Kanō returned with the following reply from Ōtsuka: "Actually, there is no record on how Hols, Hilda, and Grinwald were named… I think that Hols was not named after Horus of Egypt but was named after northern European names such as Holhel, Holhes, or Holt." http://www.nausicaa.net/wiki/Prince_of_the_Sun:_The_Great_Adventure_of_Hols E d'altro canto, benché ci sia una coincidenza quasi incredibile (Horus, Sole...), Takahata ha trapiantato il setting di Hokkaido in ambiente e tradizione *norrena*, da cui Hilda, Grunwald e... uno con un nome egizio? ^^; Non è mica Kurumada! XD (ps: potrebbe essere però "Holth"... solo Takahata potrebbe rispondere con certezza) (pps: conoscete "Seth & Holth"? Mi sono sempre chiesto se l'abbiano fatto apposta sfruttando proprio la coincidenza fonetica di "horusu")
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Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Lele, la faccio breve: forse appartengo a una generazione che è stata allevata all'aspettativa che gli adulti non facciano i bambini. In più, nonostante tutto odio la frivolezza. Quindi 1+1=2, nel mio caso di questo caso. PS: a conti fatti (ma anche senza farli) pure inserire quattro numeri di codice non era nulla che non andasse, salvo gravi ritardi mentali e/o fisici. (E ora forse qualcuno dirà che si campava anche senza corrente elettrica, e in fondo è vero.) -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Capisco, sarebbe una forma di proiezione delle proprie stesse paure su una sorta di avatar totemico eletto ad hoc. E' un'osservazione interessante su cui rifletterò (e quindi della quale ti ringrazio). E' ben probabile, in effetti, che ciascuno di noi (chi più, chi meno, chi per nulla, io di certo sì) tenda a proiettare sul prossimo ciò che si teme in sé stesso, così che poi "negando" (disprezzando, spregiando, odiando) quel 'vascello' del nostro peggio cerchiamo di allontanare da noi la coscienza dell'esistenza del nostro peggio. Questa è una dinamica che conosco, ho osservato, e credo sia la peggiore. Del resto, alla fine si teme o l'ignoto o quanto di sé non si riesce né ad accettare né a rimuovere, indi forse si innesca questa sorta di "autoinganno di purga proiettiva". E' altresì vero che prendere coscienza di una propria dinamica mentale che si considera nefasta non significa essersene liberati. Troppo facile, e bello, sarebbe. Però, almeno è un primo passo. Senza conoscere un nemico, ovvero senza neppure notarne la presenza, non lo si può combattere. Figurarsi allo specchio. Oltre a ciò, c'è anche che le persone, o almeno io, si possono sforzare di rendere le proprie osservazioni quanto più oneste possibili, e credo questo si possa praticare soltanto attraverso l'analitica delle osservazioni. Per dire, parlando del video su cui mi sono imbattuto per mero caso (essendo stato postato qui), che non è che mi si sono rizzati i capelli come se non avessi mai pensato/visto/conosciuto nulla di simile, e sgomento stesso pensando "oh mio dio questa per me inedita assurdità è segno della fine del mondo". Al contrario, è piuttosto che il video mi è sembrato ben incarnare questioni e realtà che vedo intorno a me nell'ambito reale/fisico e nell'ambito delle comunicazioni a distanza, di massa e personali, da anni. Certo, sono solo un singolo e la mia esperienza percettiva sarà sempre limitata, ma d'altro canto è tutto quello che ho, e in fondo parlo solo per me (anche se non scrivo mai IMHO, perché mi sembra offensivo). Quindi, in buona sostanza, credo di capire/annusare l'osservazione critica che muovi, ma pur non riuscendo a respingerla al temo stesso sento che non centri esattamente il caso. Tornando sempre al video, è chiaro che se dico che "ovviamente non mi fa paura lui per sé, ma per la società che evidentemente l'ha espresso e che, forse, rappresenta." il punto è che, chiaramente, quella stessa società è la società di cui io sono figlio ed espressione. Anche la negazione, anche la più violenza negazione, è sempre una forma di relazione. Non ci si può mai veramente emancipare dal proprio sangue, dal proprio ambiente, dalla propria storia - credo. In tutte e tre le scale di "misura" di cui Protagora parlava. Quindi, nel mio caso, forse la faccenda mi sembra più questa, che la creazione di un totem proiettivo ad hoc. Ovvero, mi sembra più la paura dell'inevitabile assonanza, e la necessità di distanziarsi da ciò che si ritiene male fuori da sé per poterlo isolare dentro di sé. Credo. Di certo ti ringrazio per il lancinante pungolo di riflessione. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Certo, capisco cosa intendi. Sono più pericolosi. Forse loro fanno paura personalmente, ecco. Invece nel caso precedente era una paura di "simbolo", nel mio caso.