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Non sarebbe meglio se ognuno stesse a casa sua, con i modi di casa sua, e quando a casa d'altri si adeguasse ai modi della altrui casa? Troppo semplice, eh? D'altro canto, tutto questo inutile potere di calcolo digitale in qualche modo andrà pur sfruttato. Per esempio, per far sentire più a proprio agio degli immigrati.
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IT. (pagliacci! galleggianti! ragni! il topic piu' sprofondo, venghino signori, venghino)
topic ha risposto a Shito in una Thoril nella sezione Cinema
Non ho letto il libro. Me ne sono documentato e ho letto voi (ed è interessante). Non sono quindi intitolato a parlare con coscienza reale. Prendendo quello che scriverò a seguire con una intera giara di sale, mi pare di capire che - l'autore impostando il romanzo sulla contrapposizione di vita e paure infantili e vita e paure adulte - nel momento di una "prima risoluzione" del problema, allo stadio infantile reale, l'autore avesse pensato a un netto crocevia, a un fatto che segnasse il "salto" da infanzia ad adultità, marcando al tempo stesso il momento in cui "i bambini si ritrovano" e dopo il quale "non sono più bambini". Difficile pensare che, con un party composto da tutti maschi e una sola ragazzina, questo non fosse proprio un punto strutturale, ovvero un cardine narrativo, voluto, pensato e inteso sin dall'inizio del libro - ma questa è una mia speculazione e vale poco quanto nulla. Sicuramente un primo atto sessuale, per di più compiuto "tutti insieme" e tutti insieme "con la lei che era l'amichetta di tutti" segna una spaccatura profonda nella linea dello sviluppo psicologico dei bimbi. Detto il che, mi sembra difficile pensare che tutti gli eventualmente reiterati "traumi pregressi" - pregressi a quel singolo momento traumatico anch'esso - dei fanciullini prima e non-più fanciullini dopo possona essere "sigillati" o "resettati" o anche solo "minimizzati a paragone" del nuovo evento, che almeno nella sua dinamica mi pare anzi risolutivo, per quanto traumatico. Inoltre, non è un atto meramente subito (come una violenza domestica), ma attuato, perpetrato, mi sembra di capire persino deliberato. Mi viene quindi da credere che quel trauma sia semmai come un prisma in cui le vite dei ragazzini transitano incrociandosi, per poi sfioccarsi di nuovo nelle rispettive vite adulte di ciascuno, ma non per questo purgate di tutto il vissuto dell'infanzia. Ovvero, a me sembra che quel momento sia "abbiamo per ora sistemato It [e ciò che rappresentava per noi bambini], ci siamo smarriti in seguito a quella rimozione [in senso figurato e fisico], e quindi ci siamo ritrovati come bambini ponendo deliberatamente e definitivamente fine alla nostra infanzia per tramite di un rituale traumatico". Poi, se ho ben capito, si ricomincia con l'adultità del party - che avrà bisogno di "regressione" per chiudere definitivamente i conti col passato e con i demoni di quello. -
IT. (pagliacci! galleggianti! ragni! il topic piu' sprofondo, venghino signori, venghino)
topic ha risposto a Shito in una Thoril nella sezione Cinema
Se posso dire una cosa semplice e banale, i "traumi" di cui si parla sono molto diversi: da un lato ci sono traumi reiterati, come le violenze domestiche, dall'altro un trauma episodico, come una risoluzione tramite comunione fisica con un'amica quasi-d-infanzia. Ora, al netto del fatto che nella narrativa questi due tipi di traumi hanno per loro natura un diverso ruolo nella costruzione ed evoluzione dei personaggi e di una trama (il primo: spesso pregresso del personaggio, il secondo: spesso dinamico, quasi un punto di rottura o anche un rito di passaggio risolutivo di un dato stallo - infatti), direi che il punto è che l'elaborazione di quei due diversi tipi di trauma è piuttosto diverso. Quindi, anche gli effetti di quelle elaborazioni, riuscite o mancate, è diverso. I tempi e i modi in cui si manifestano sono diversi. Le banalità di oggi dal vostro Shitarello. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Per parlare di recitazione... Versione ufficiale (Richard Dreyfuss): Prototipo di Steve Jobs: Non so perché, anzi lo so, ma la versione di Jobs è davvero emozionante. Ovviamente, non sarebbe andata bene per una pubblicità. Troppo greve, troppo seria. Fin troppo sentita. C'è una leggerezza in Jobs quando dice "the round pegs in the square holes" - quasi un sorriso scuotendo la testa, dato dalla leggerezza della metafora. E' dolce. C'è un abbassamento di tono quando dice "because they change things" che va sull'ovvio, sull'evidente. Molto drammatico. La pausa su "we... se genius" è molto identitaria. BTW, in calzoncini: https://www.youtube.com/watch?v=6jN4rN-uDRI -
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topic ha risposto a Shito in una Roger nella sezione Kyodai Robotto, hasshin!
Acromio, solo una nota: mi piace un sacco leggerti perché mi sembri attento e intelligente (ottima combo), però mi sa che anche tu pensi che "affatto" abbia un senso intrinsecamente negativo. Invece no. E' come "assolutamente"- Una cosa "affatto bella" significa "molto bella", non "per niente bella". Purtroppo oggidì si usa affatto pensando a "nient'affatto" e si risponde "assolutamente!" pensando di dire "ma assolutamente no!". Oh, inteso che se ti ho frainteso attendo correzione da parte tua. :-) Capiscimi, sono animato da buoni propositi ma un po' tardo. BTW, nonostante tutto anche il finale di Ideon, pur sfociando ancor più sul mistico, mi pare comunque positivo. Mi fa pensare a Kaguya-hime... ^^; -
Bumpo. Ci eravamo dimenticati una delle componenti chiave di TW: il freakshow. ^^; Sicuramente Lynch sa come mostrare ciò che più turba l'umano: il lato mostruoso dell'umano (dentro e fuori dall'umano). Oh, la teoria degli opposti che si risolvono l'uno nell'altro credo sia un pilastro della mistica. Perché qualsiasi ciclicità presupone che gli estremi si tocchino, no? Ancora Mo8bius. ;-)
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topic ha risposto a Shito in una Roger nella sezione Kyodai Robotto, hasshin!
Sì, concordiamo... per questo citavo il costrutto inglese, il concetto di potere/riuscire/essereingradodi sono lo stesso in molte lingue, e non necessariamente leegati all'intenzione del soggetto cui si riferiscono. Ovvero, possono essere puramente impersonali quando valgono per tutti (da questa rupe si vede il mare <- "si riesce a vedere il mare") oppure personali, ma comunque fattuali, non intenzionali "vedo la gente morta" <- in giapponese non è "miru", ma "mieru" - ovvero "la vedo" nel senso che riesco a vederla. Avevo supposto che fossero due fonti diverse, in effetti. Il dialogo è comunque quasi uguale. Quanto all'intendimento di 時間 / 刻, sono ancora in dubbio. Potresti avere ragione tu. Riflettevo che 時間 in genere indica un periodo/intervallo di tempo, quindi probabilmente dove usano quel termine si intende che gli uomini saranno in grado di dominare/governare [essere padroni di] il [loro] tempo, ovvero il tempo della loro vita, non tipo essere i "signori del tempo" - tipo vedere passato e futuro. Quanto a 刻 usato in luogo di un più comune 時, mi pare che venga sempre usato per definire "il tempo" di qualcosa, come l'epoca di qualcosa, sai tipo "il tempo delle mele". Ma è un uso poco usale (lol semiossimoro), quindi sarebbe da indagare di più... :-/ In ogni caso, certo che Tomino era molto ottimista. E' davvero un uomo del suo tempo: col sacrificio si apre la speranza per un radioso futuro. Certo la postmodernità non gli ha dato ragione. In questo, il pessimismo di Anno è stato molto più "moderno". -
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L'impersonalità di 'mieru' viene dall'aspetto potenziale. Ovvero, significa anche 'posso/riesco a vedere'. Dipende se il 'mieru' lo si riferisce a tutti o a uno. In inglese è la differenza tra I can see e You can see (you impersonale). Credo che in questo caso Lalah parli per sè (ciò che lei dice di poter/riuscire a vedere, Amuro non puù/riesce) - indi dire che la semplice resa col presente indicativo italiano è corretta, salvo aggiungere un 'posso'. UN po' come "kikoeru" è "mi senti?" (puoi sentirmi?) ovvero 'si sente?' - siamo in quell'intorno. Per il discorso su quel 'toki', ho editato. Se la trascrizione che ho trovato è veritiera, con la differenza dei kanji, direi che Lalah intenda "Amuro... posso vederNE il tempo!" - non in generale, ma il tempo in cui accadrà quello che hanno profetizzato. -
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La farse finale di Lalah è: ララァ「ああ・・・アムロ、刻が見える・・・」 Acromio, il tuo link è sballato. Trovato filmato alternativo, anche se di qualità schifosa: https://youtu.be/FUNw1d_nq7o?t=238 Correggo la trascrizione: ララァ「人は変わっていくのね・・・私たちと同じように。」 アムロ「そうだよ・・・ララァの言うとおりだ・・・」 ララァ「アムロは、本当に信じて?」 アムロ「信じるさ・・・君とだってこvieo て分かり合えたんだ。人はいつか、時間さえ支配することが出来るさ・・・。」 ララァ「ああ・・・アムロ、刻が見える・・・」 (bonus: video decente) C'è una piccola differenza nella prima frase (un 'no ne' invece di un 'wa'), ma cambia poco e nulla. Interessantemente, "toki" lo trovo trascritto nel secondo caso come 刻, mentre prima prima si usava 時間. Ciò che ne deduco, è che Amuro dice che "gli uomini, un giorno, sapranno governare persino il tempo" - mentre Lalah dica "vedo (quel) tempo", il tempo futuro in cui accadrà ciò. PS: chiaramente tutti i colori di Lalah (pelle, capellil, occhi) diventeranno quelli di Nadia. Troppo banale sottolinearlo, eh? Più interessantemente, Lalah è UGUALE alla madre di Nadia, indi Nadia è la figlia di Lalah. -
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beh, il fatto è che "kawatteiru", rispetto a "kawaru" ha un senso di stato-in-condizione, trovarsi nella situazione di 'kawatte'. Quella forma verbale è tremenda, perché a seconda del verbo (diremmo noi: "transitivo o intransitivo") è alternativamente una forma progressiva o una forma nominale (diremmo noi: passato prossimo). Per intenderci "fukandeiru" non significa 'si sta gonfiano', ma 'si è gonfiato'. Per questo verbo, la forma presente progressiva è solo "fukaimasu", tipo. Col che, credo che 'kawatteiku' è "andare vero lo stato di 'kawatte' <- ovvero, diventare diverso "betsu na mo ni natu" to ha. ^^ Sullo 'hito' reso come 'umanità' dissento molto. Umanità si dice 'jinrui' (la razza umana), e se vogliamo 'essere umano' si dice 'ningen'. Hito è una rogna, perché può voler dire una persona, una singola persona (specie con aggettivi dimostrativi che fanno da particella determinativa, tipo sonohito, anohito, konohito), oppure può voler dire 'le persone', 'la gente'. Anche se in questo senso assume un senso molto aoristo, assoluto, perché per restare più concreto c'è sempre 'hitobito' o 'hitotachi'. In genere, quindi, rendo 'hito' o come "persona" o come "l'uomo" - in senso de "gli uomini" (non i maschi, tutti). Dipende da quanto il piano sintagmatico della singola frase rende la cosa univoca o ambigua. Che poi, ho cercato tutta la scena: [nota: pensato al volo e senza conoscere bene il contesto] ララァ「人は変わっていくわ・・・私たちと同じように。」 アムロ「そうだよ・・・ララァの言うとおりだ・・・」 ララァ「アムロは、本当に信じて?」 アムロ「信じるさ・・・君とだってこうして分かり合えたんだ。人はいつか、時間さえ支配することが出来るさ・・・。」 "Gli uomini stanno cambiando... esattamente come noi" <- forse mettere "gli uomini" + presente progressivo è sufficiente) "Ma certo... è come dici tu, Lalah." "Amuro... mi credi davvero?" "Ti credo, sì... perché con te ci capiamo così. Un giorno, gli uomini... sapranno governare persino il tempo." Mi pare che si stiano riferendo alla comunicazione tra NewType, e all'evoluzione psico-emotiva dell'uomo. -
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topic ha risposto a Shito in una Roger nella sezione Kyodai Robotto, hasshin!
Acromio e/o Garion: sapreste postarmi le battute giapponesi incriminate? :-) Soprattutto nel caso di forme verbali, un simile margine di interpretazione mi pare eccessivo davvero, a dire il vero. Soprattutto, mi avete incuriosito. XD EDIT: per l'ultima ho trovato: 人は変わっていくわ・・ 私たちと同じように・・・ mi viene da dire che il costrutto 変わっていく, che non è un semplice 変わる, non sia tanto 'cambiare', come una persona che 'cambia' con l'età, ma 'dventare qualcosa di diverso'. La forma 変わっている indica in genere una cosa, o persona, che è "modificata", nel senso di "diventata diversa, insolita" o persino strana, stramba, eccentrica, matta. Mi viene quindi da pensare che Lalah intenda proprio che le persone stanno diventando "diverse", ovvero "si stanno modificando" (NewType) "proprio come noi" (私たちと同じように) - per altro per un 'onajiyouni' forse 'proprio come' è fin poco. Nella frase postata, sembra che lei dica 'eh, tutte le persone cambiano (con l'età, con la crescita), proprio come è accaduto a noi due". Non mi sembra assolutamente che il senso possa intendersi questo, nel testo originale. Una cosa fondamentale, nel tradurre quella frase, è rendere la forma verbale come predicato nominale - serve un sostantivo a cui si attacchi il "proprio come noi" (diverso, modificato, o almeno una forma verbale implicita infinitiva o participiale- che sono comunque sostantivali), perché la conclusione della farse che NON deve riferirsi a forma verbale esplicita al presente assoluto, insomma. Ovvero: "Le persone cambiano, proprio come noi" (anche noi cambiamo) "Le persone diventano diverse, esattamente come noi" (le persone diventano diverse nello stesso modo in cui noi lo siamo) "Le persone vanno al cambiamento, esattamente come noi" (le persone diventano diverse nello stesso modo in cui noi lo siamo) "Le persone vanno al mutamento, esattamente come noi" (questa è un po' spinta, ma neppure del tutto) -
I’ll see you again in 25 years, Twin Peaks
topic ha risposto a Shito in una Tetsuo nella sezione Film e telefilm nel salotto di casa
Quando ero piccolo mi chiedevo se fossero sogni i sogni, oppure la realtà, e se "svegliandomi" non passassi semplicemente da una parte all'altra, alternativamente. Da adolescente iniziai a fare sogni lucidi. Facevo tutte le cose che si dice non si possa fare in sogno: sentire odori, provocarsi dolore, eccetera, ma mi svegliavo solo suicidandomi o comunque morendo. Allora incominciai a distinguere nettamente sogno da realtà: i sogni -quando sono lucidi, in genere per me dal terzo livello onirico in poi- sono autodeterminabili e terminabili. La realtà no, ovvero fletterla a comando è molto meno immediato e non ho ancora avuto il coraggio per provare a vedere se, terminandola, mi sveglio da un'altra parte. ^^; Quando ero all'università scrissi (mentalmente) un raccontino in cui esistono due realtà accavallate, ma intangibili e invisibili l'una all'altra, e con la morte si passa dall'una all'altra, rinascendo 'di là', ciclicamente. I sogni erano turismo in vita dall'altro lato, o frammenti di memoria - che con la morte e rinascita chiaramente si azzera. La mia protagonista depressa, orfana di padre mai conosciuto (morto con lei ancora in gestazione), dopo un incidente mortale a scoppio ritardato (leggera emorragia cerebrale, stillicidio interno), poteva vedere e sentire (ma non toccate) l'altra realtà, che percepiva visivamente e uditivamente 'compenetrata' alla nostra. Si innamorava di un coetaneo che aveva camera in camera sua. Ovviamente era "suo padre". Lei muore mentre lui ingravida la sua ragazza di là. Soul switch again. Perdonatemi, avevo 19 anni e un sacco di manga e anime in testa. XD -
RyoGo Vs. Bancioclick Vs. Dementi Vs. Subber : Fatal Four Way
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione Anime & Manga
Beh, l'importante è che il concetto è veritiero, al di là di quelle uscite un po' buffe. Di mio, quando ho scritto il copione italiano de La principessa spettro, ho fatto la mia brava collatio codicorum. Ed è verissimo che il copione inglese è massimamente fedele a quello giapponese (non sarei ora una percentuale numerica), laddove quello italiano inventa di tutto e di più (il finale è un bruscolino, davvero). Eppure, qui da noi si è sempre vituperato "gratis" il copione inglese come matrice dei nostri torti. Cosa che, invece, era il caso di Chihiro e Sen... :-/ -
RyoGo Vs. Bancioclick Vs. Dementi Vs. Subber : Fatal Four Way
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione Anime & Manga
Interessante che (credo) il buon ZioSam in quei commenti ha detto la cosa vera e rilevante - stavo per postarla io stesso - e nessuno ha dato seguito al dato. LoL. ^^; -
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Cioè, Orfeo della (costellazione della) Lira? Giusto, ho confuso una O con un'altra O. ^^; -
Sulla prima frase, mi trovi di nuovo concorde. Per quel che vale. Sulla seconda altro non posso dire che mi pare sensatissima.
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Trovo che ci sia molto di vero e di giusto nei termini in cui proponi la questione. Tra questi due poli, come collocheresti il film originale di Scott, nato dal racconto di Dick?
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Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Scusa, nello Hades-hen non c'era il Silver Saint che se ne stava negli inferi per i fatti suoi? Mi ricordo male? -
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Ma Odysseus è lo stesso che si vedeva nella terza parte del manga originale? Che poi, lì era un Silver Saint di che costellazione? -
Per la cronaca, sarebbe corretto "non ci credereste". Nel testo reale della frase che citi l'immaginazione non c'è. E non c'è neppure il partitivo quantitativo di 'ne'. ;-)
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@Roger: ti ringrazio per il tuo post, che ho amato leggere. Leggo poco, penso forse troppo, ma mi sono molto ritrovato in tutto ciò che hai direi schiettamente enucleato. Anche io ritengo che Asimov abbia una capacità scrittoria davvero "magistrale" e anche una visione lucida di certe questioni socio-evoluzionistiche della nostra specie (penso soprattutto al ciclo della FOndazione, dove possiamo quasi re-inserire tutta la questione etica dei robot come intelligenze artificiali), che invece Dick sfiora in maniera più tangenziale, ma anche terribilmente intensa e violenta, perché racconta dal basso e colpisce basso. In questo senso, appunto, dico che c'è molto più Deckart in Dick che che Scott. Mi pare quasi che, non se se intenzionalmente, a caso o per coincidenza, Scott "sollevi" un po' il contenuto del film dall'ambientazione del libro, perfettamente centrata (questo lo ebbe a dichiarare Dick, IIRC), e faccia volare la tematica verso più alte sfere - tipo colomba bianca finale, per capirci. Forse per questo ho amato più il film del libro, la cui lettura interruppi. Quanto a Rachel, ancora: non intendevo dire che lei fosse come Roy. Intendevo dire che siamo tutti come Roy. Esseri umani naturali artificiali, artificiali di qual che livello, abbiamo tutti una data di scadenza. E ancora (oppure proprio per questo?), vale la pena di vivere sino a incontrarla. Ho sempre inteso questo il punto del film. @Godai: davvero ho a cuore l'unità narrativa.
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Nota frivola da otaku marcio che non interesserà a nessuno. In giapponese, come in inglese e forse in italiano, il modo per dire "essere umani artificiali" è cambiato nel corso della storia della SF. C'è stato un tempo in cui si chiamavano "kaizou-ningen", ovvero: 改造人間. Se cercate oggi, i dizionari lo traducono come "cyborg". Ma non è esatto, perché i "kaizouningen" non hanno (necessarimente) nulla di cibernetico. Sarebbero più dei "cloni", per usare un termine più moderno (anche in giapponese: クローン). Essenzialmente i 改造人間 erano dei 人造人間 (esseri-umani-fatti-dall'uomo), ovvero degli esseri umani artificialmente modificati. Credo che di 改造人間 si parlasse soprattutto nell'originale Kamen Rider? Ok, che c'entra. C'è un videogioco in una saga del quale i "cattivi" sono una azienda che produce KaizouNingen, e i buoni sono dei ribelli. Il protagonista si chiama K' (si legge: "Kei Dash'). Le sue OST si chiamano sempre KDeunqualchenumero. C'è anche KD036. Coincidenza o citazione, è divertente lo stesso. Per un otaku marcio.
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@roger: personalmente, non so quanto dell'originale Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? sia davvero in Balde Runner, a parte l'ambienrazione futurslum. Voglio dire, non ho letto quel libello, ma P.K.Dick non era Asimov, e i suoi noir erano più adatti al mondo barbone che aveva conosciuto che ai voli etico-pindarico-social-evoluzionistici di Fondazione e uomini positronici. Però, però, credo anche che Blade Runner (a pro: voi come l'intendete, il senso di questo titolo) sia molto più psicologicamente/eticamente profondo del testo di Dick da cui prende le mosse. Lo stesso Deckart, nel film, a volte sembra scomparire nel suo ruolo fabulistico. Ammaza replicanti. Poi l'unicorno ci fa sapere che è un replicante pure lui, come la sua bella. Oh beh. Alla fine, credo davvero che il personaggio più comunicativo del film sia Roy. In questo, Balde Runner diventa un po' Asimoviano. Ovvero, Roy, che è un "coso in pelle", ama e desidera vivere e odia dover morire per scomparire nell'oblio tanto quanto un umano. Come i robot di Asimov, che sono superiori all'uomo nelle capacità, e alla fine desiderano il riconoscimento, la dignità di esseri viventi. Perché, tipo, vita è vita, ma anima è autocoscienza di vivere. E di morire. Ovvero, credo che il punto di Blade Runner sia SOLO in tre momenti di Roy, ovvero Roy con Pris, Roy con Tyrrel e Roy con Deckart. E poi il fatto che Deckart e la sua ganza sono come Roy. E che noi tutti siamo come Deckart e la sua ganza. Ovvero, siamo esseri mortali, e sul lungo andare un giorno o un anno o un secolo non fanno differenza: sono intervalli di tempi limitato e finito. "The facts of life", dicevs Tyrrel. E quello che dice Gaff, alla fine, io ho sempre inteso che lo gridi al pubblico come a Deckart. Tutti sulla stessa barca, che imbarca acqua sotto la pioggia. A dire il vero, non ne ho mai avuto la curiosità. Umana o replicante, presto o tardi, sarebbe stata destinata a morire. Come tutti, presto o tardi. :-)
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Personalmente, amo parecchio Blade Runner. Ero piccolino quando lo vidi al cinema. Ricordo che avevo visto il trailer forse nelle proiezioni di E.T.? Può essere. Amai il film, da piccolo, per le sue atmosfere - presagio? In seguito sarei stato a Osaka, sulla H.E.P.-5, e l'iPod (2G, della imouto) mi avrebbe tirato fuori in shuffle la opening di Cyber City OEDO, ma ora vorrei ora parlare di cose più intelligenti. Quando vidi la Director's Cut ovviamente questa sovrascrisse nella mia mente la versione cinematografica (che non scompare dalla mia storia, ma non ha valore nella mia mente). Quando vidi la Final Cut ovviamente questa sovrascrisse nella mia mente la Director's Cut. Detto il che, per me Blade Runner è più o meno solo una frase, ovvero solo un dialogo, ovvero: Roy Batty: "Io voglio più vita, padre!" Ah, il dramma dell'autocoscienza delle propria finitezza. Se incontri il tuo creatore, e lui non ti può ricreare a nuova vita, non puoi che ucciderlo, no? Anche se lui è onesto. Ti spiega tutto. "Se stato creato al meglio di quanto si potesse" - "Ma non per durare!" - "La luce che brucia a brillantezza doppia brucia a velocità doppia". Ci sono anche un sacco di bio-babble, ma non troppo babble. Le cose citate sono per metà vere. Sono il figlio di un biologo e ho una malattia autoimmune (alcuni dicono neurodegenerativa, ma tant'è) da più di vent'anni, che è ormai più di metà della mia vita. E ho studiato il Central Dogma, che qui si cita, qualcuno capirà perché. Questa cosa mi tocca. La voglia di mutazione, di violazione del Central Dogma, per essere più a lungo, per essere meglio, per avere più vita. Ha senso? Ha senso desiderare di più invece di godere di quel che si ha? Uno certo tale disse: "L'uomo libero fa ciò che vuole e vuole ciò che può". Si può essere facilmente schiavi dei propri irreali desideri, magari eterodeterminati, specie di questi tempi. Io dico: "Vivi ciò che hai, sogna ciò che puoi". A cosa varrebbe salir fin su sull'olimpo, o nel regno dei cieli, o dove si voglia, a chiedere l'impossibile, a chiedere cil che trascende la nostra natura, ovvero i nostri limiti? Anche il proprio creatore, il proprio dio, ha i suoi limiti. Del resto, un creatore vero, se c'è, non è che un padre. E allora no, dopo l'ascesa al cielo non si accetta che il padre creatore abbia limiti, e lo si uccide. L'emancipazione ultima. Roba da tragedia classica. Infatti sì. La nascita della tragedia, la morte di Dio. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Roy l'eterno ritorno. In fondo lui era già il prototipo del sovrauomo, no? Letteralmente. Di questo mi parlò direttamente Rutger Hauer quando lo incontrai, qualcosa come trenta anni dopo o giù di lì. Mi disse anche che il famoso monologhetto, quello così mal tradotto in italiano, fu una sua improvvisazione. Che però il regista non ha mai tolto dai suoi montaggi, come invece giustamente fece per le idiotiche voci pensiero del nostro Harrison. Quindi alla fine un sovrauomo a metà, che ne ha la possanza fisica ma non la grandezza mentale, letteralmente. Però il dubbio, con lo scorno di lui, restano: tutta la memoria persa come lacrime nella pioggia, perché è tempo di morire. Per quello stesso scorno altri avrebbero pensato al modo di trasferire coscienze e sapienze in Pietre Filosofali immaginate come "computer naturali", e poi in computer veri e propri, ma di nuova generazione. Non cambia. Siamo ancora lì. Questa cosa è una cosa che, a me particolarmente, ronzava in testa anche con un altro mio film fetticcio infantile: "Tu hai fede negli utenti?" Eh beh, ero un geesenzoku. ^^; Per dire che a me Blade Runner piace parecchio. Quindi penso che non vedrò questo seguito, poiché si chiama perfetto ciò che di nulla accede, e di nulla difetta. (Troppo vecchio ormai per avere ancora voglia di storie, resta solo la voglia di umano significato.)
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Volendo, è la trama più interessante in SS da luungo tempo. :-) Tra l'altro, così ho studiato la storia di Esculapio e ho infine capito perché il bastone detto "caduceo" sia il simbolo della farmacia. Ovvero, l'Ofiuco sarebbe Esculapio stesso, signore della cura, che pertanto doma il serpente trasformandone il veleno in antidoto. Logica omeopatica o giapponese (un veleno si può combattere solo con un pari veleno - cit. Keel Lorenz)