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Shito

Pchan User
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  1. Sicuramente qualcosa sta cambiando, come sempre tutto cambia soprattutto in Giappone, tuttavia come ho detto la mia impressione è che i progressi siano solo a livello di sdoganamento di mercato. Mi spiego: l'idea novantina era: otaku di anime = maniaci ritardati e pericolosi. Ora che il mercato è troppo ghitto, credo si tenda a passare l'idea che tutto sommato siano ritardati sì, ma innocui. Quasi 'carini/poverini', esseri tutto sommato fragili e inani, che non fanno male a nessuno, o se proprio 'kimokawai' (disgutosocarino, come certi cani orrendi ma che fanno tenerezza). Credo che il lavaggio della stimmata sociale del maniaco omicida serva al mercato, ma non cambi molto una sensazione di "indignità" di un adulto che guarda anime verso la società delle persone normali. Molte volte, a me e amici vari, capita di sentire persone normali che non appena viene fuori l'argomento strabuzzano a ti diconoi: "eeeeeh? tu guardi i cartoni animati?", e magari se rispondi "no, no, solo film Ghibli" vedi l'interlocutore risallarsi come a dire "ah, allora ok".
  2. Non trovo che Zenone abbia spiegato perché sia 'assurdo', non trovo che sia assurdo. Semplicemente, nell'idea giapponese maggioritaria, l'animazione è un mezzo espressivo dedicato all'infanzia. Come del resto è sempre stato anche da noi: i "cartoni animati" sono per bambini. Che una nicchia si sia prima ritagliata, e poi sinanco fatta esplodere, tutta una produzione di anime palesemente 'non diretti ai bambini' non ha cambiato la percezione comune: gli anime sono per bambini, gli adulti che li guardano sono ritardati/malati, quelli che fanno anime per adulti sono maniaci/ritardati/malati e gli anime destinati agli adulti sono roba per maniaci/riardati/malati. Credo che tutto nasca dal fatto che l'animazione abbia una forte connotazione stilistica e storica che è quella che è: un prodotto non di uno, non di un artista (come anche un manga, questo è stato accettato), ma di una produzione. Come i giocattoli, come qualsiasi cosa che si voglia vendere. Mentre un mangaka lo si chiama comunque 'sensei', è uno che ha fatto la sua opera, da cui si può trarre un anime un drama o quel che vuoi, e che può avere un suo valore culturale e sociale, l'animazione è prodotto-spazzatura, salvo accezioni (nella percezione popolare: Studio Ghibli e altre cose sporadiche). Quanto al cambiare dei modi di intrattenimento con le generazioni, sono quasi sicuro che avessi già argomentato sull'invechiare dei canoni di intrattenimento insieme alle generazioni che ne hanno visto il fiorire. In sostanza, l'animazione è al momento un ramo secco.
  3. Comunque, non credo che in assoluto il Giappone abbia un risentimento o spirito di segregazione per l'animazione. Ha sdegno e spirito di segregazione per gli *adulti* che seguono l'animazione. :-)
  4. Sembra sensato, sono cocurbitacae. In inglese il cetriolo è 'cocumber', no? Se assaggi la 'scorza' di un cocomero (anguria), sai di cetriolo. Quindi ci sta che con del miele un cetriolo assomigli a una cantalupa, per dire. ^^
  5. Abenobashi è di Yamaga, Zenone. Tutt'altra pasta da Tsurumaki. Il punto è che Tsurumaki è una generazione dopo di quelli che erano ragazzini a Osaka'70. Di quelli che vedevano un radioso futuro per l'umanità, e proiettavano nel loro amore soprattutto per la SF tutto questo, quando l'uomo aveva messo piede sulla Luna. Il mondo di Tsurumaki è molto più mesto. Un certo tipo di disillusione è stata delusa, e amen. Lo vedi molto nel rapporto genitori-figli. In Anno, e nei suoi coetanei, è smepre cruciale l'anelito al riconoscimento paterno e alla ricongiunzione con la kannon-madre. Questo perché quella generazione di otaku sottosotto sapeva che gli storti erano loro, e viveva un blando senso di imbarazzo e colpa. Con Tsurumaki, i successivi adulti sono dei falliti. Questo è fotissimo in FLCL, dove gli adulti sono macchiette di meshinità e/o demenza, sono in qualche modo loro i primi a non essere cresciuti, ad avere fatto solo finta di farlo, e i nuovi veri bambini se ne accorgono benissimo. Soprattutto, Ninamon uber alles. Perche tu, quando parli di altri, non riesci mai davvero a capire che gli altri non sono te, e che quindi non ha senso rapportasi alle situazioni loro con i canoni tuoi. E' per questo che non hai capito la Benedict: tu non riesci a sospendere il tuo piano di giudizio, il tuo sistema di riferimento, per porti almeno temporaneamente in uno *del tutto* diverso, prorpio nelle sue intime fondamenta.
  6. I bikers si chiamano 'bosouzoku', infatti. Quando c'è un -zoku di mezzo, capisci che c'è la percezione di un 'gruppo sociale' all'interno della società. Che ci sia un matto che passa le notti a guardare anime, è una cosa. Se viene fuori sarà coperto di vergonga lui, e amen. Questo non affligge la società. Quando morisse in un appartamento piccolo e sordido, colonnina sui giornarli e via. Tutto regolare. Che ci siano *delle* persone che *vivono* derogando al ruolo che la società vuole per loro, per andare appresso a passioni individuali e considerate socialmente inadatte a loro, questo è un problema.
  7. Non ho detto antisociale, ho detto sociopatico. Se nel tuo tempo libero non hai alcun amico, e vivi recluso a fare la tua roba. *e nessuno lo sa*, a parte qualche commento stile "quel tipo è strano" non sollevarai alcun problema reale. Puoi essere antisociale quanto vuoi. La sociopatia è quando delle persone, non accettando il corretto posto che la società gli assegna, ammorbano la società. sociopatìa s. f. [comp. di socio- e -patia]. – Condizione morbosa che si ripercuote sulla società o che trae origine da fattori sociali. Un hikikomori è un problema minore di un otaku. Gli otaku fanno ritrovi, si vestono e comportano in modo assurdo, vogliono vivere secondo una 'forma indebita' alla loro posizione corretta nella società. Per questo è nato il termine 'otakuzoku'. Il problema è l'essere una sorta di gruppo etnico, una tribù. Prova a riguardare Otaku no Video, che è tutto lì. Nei 90 si parlava di geesen-zoku perché c'erano abbastanza sale giochi. Oggi restano dei matti fissati che magari il giorno lavorano al konbini e poi passano le notti a giocare in buchi con vecchi arcade, ma questo non è un problema: di giorno lavorano al konbini per pagarsi il riso.
  8. Miyazaki Tsutomu e un celebre commentatore generarono. Il comportamento esisteva anche prima, ed essendo tendenzialmente sociopatico già per una società come quella Giapponese era grave. Una mentalità basata sull'idea di ordine e corretta collocazione del singolo tra i molti, *non sulla libertà individuale* (al contrario!) ha chiaramente speciale difficoltà a tollerare comportamenti del genere. Ogni tipo di istanza individualustica che porta a "chiamarsi fuori" dal gruppo è male, davvero male, in un sistema di riferimento simile. Poi, con Miyazaki Tsutomo, ci fu anche un'onta pubblica -> vergogna nazionale. 1 + 1 = 2.
  9. Zenone, sì, dire "come *era* figo Evangelion" ti fa rispondere sempre "waaah natasukashiii", e questo non ti dice nulla? Per la serie: va bene finché è una cosa di fanciullenzza *andata*. Ovviamente le cose cambiano. Prima parlavamo di Anno ai tempi di Eva, quindi la tua disquisizione -molto interessante e perlopiù valida ai miei occhi- era altresì quantopiù fuoriluogo in oppisizione e un dicorso cui non si opponeva. In ogni caso, ci sono stati dei tentativi sistematici di 'sdoganare' l'otakuzoku, e chiaramente il maggiore è stato Densha Otoko. Credo ci sia, del resto, un forte interesse economico sotto, perché gli otaku -soprattutto 3rd gen- sono i consumatori ideali: spendono tutto quello che anno, e tutto sommato comprano sempre, semmai lamentandosi ma comprano. Produrre direttamente per loro, appositamente per loro, è stato l'uovo di colombo industriale che ha marcato il passaggio tra la seconda e terza generazione. Zenone: di mio credo che il punto cruciale, per Tsurumaki, in DieBuster forsse il rapportarsi *moderno* alla fine del periodo scolastico in Giappone, alla "fine della giovinezza sociale" (TopLess), vissuto da un lato e dall'altro. Soprattutto dall'altro (Casio). Come persino la Benedict capisce, la frattura tra giovinezza/maturità in Giappone è molto forte. Anzi, tra 'vita giovanile' e 'vita adulta'. Capire questo è il fondamento della comprensione di un sacco di cose, tra cui l'otakuzoku. C'era un gradino netto, un tempo forse alla fine della scuola dell'obbligo (terza media inferiore), oggi quasi sicuramente direi alla fine delle medie superiori. Fino a prima, in Giapponese, sei qualcosa. Sei inquadrato in uno schema sociale, e hai un tuo ruolo definito in quello. Hai una tua divisa, in tutti i sensi. E ti sono permesse molte cose, e quasi nulla è atteso da se. Poi tutto questo finisce di colpo. Da un lato, ci sono persone che non riescono a trovare lo slancio per il cambiamento dal tutto al nulla. Dall'altro, ci sono stati decenni di exploiting della giovinezza da parte dell'adultità (idoling), perché -come sa anche la Benedict- l'apprezzamento giapponese per la purezza, la pulizia, porta inevitabilemnte a cose come il lolicon (dico quello originale) e poi il moe, e distruggere tutti i pupazzetti di Nakano Azusa perché la sua seiyuu ha il ragazzo è in perfetta continuità. Credo che Punta al Top! 2 parli di questo. Penso a Casio.
  10. E faceva bene a vergognarsi, visto che SAILOR MOON era un anime espressamente indirizzato alle BAMBINE DELLE ELEMENTARI (a riprova del fatto che gli anime non possono essere messi tutti sullo stesso piano..). Tuttavia, dal suo punto di vista il motivo di vergogna era che "guardava un anime". Quale che fosse. Se ti metti a spiegare che ci sono anime e anime, dimostrando di 'farne una scienza', fai una figura ancora peggiore. La scena sarebbe tipo: "ah, ma a quarant'anni giochi con le Barbie?" "Eeeeeh, ma ci sono Barbie e Barbie! Tipo queste sono Barbie fatte apposta per adulti, vedi, sono da collezione, uber-rare e costoste, mica come quelle per bambine..." -> occhi da mister Popo da parte dell'interlocutore normale. ^^ BTW SailorMoon è interessante in quanto, come mix matto tra sentai e mahoshoujo, è stato il primo anime per bambine con una *squadra* di eroine. L'attività femminile è tipicamente individuale (come diceva Rousseau, ogni femmina vorrebbe incosciamente essere l'unica femmina al mondo), indi in genere in squadra ci sono i maschi: piloti di robot componibili o squadre sentai che siano. Siccome la Takeuchi guardava i sentai col fratellone suo, ne rimase travolta. ^^
  11. Credo che prima del fiasco di Akai Takami (quello vero) con Gurren-Lagann, Eva sia stato il più grosso caso di discomunicazione interna all'otakuzoku. Considerando che tutta la questione, per anno, era proprio di tipo comunicativo... è chiaro perché con la totale non-comprensione del primo finale, e del senso dell'opera tutta, da parte del suo pubblico di riferimento, Anno sia ricascato nella depressione da ineluttabilità discomunicativa. Il pubblico di Shito Shinsei montato dentro Magokoro credo sia proprio per questo. Il finale, fattosi negativi, di Magokoro è l'apoteosi della discomunicazione, in tutti i sensi. Ti strangolo (cerco un rigiuto), ottengo accettazione, piango in cerca di benevolenza (cerco amaeru), ricevo rifiuto. Azione e reazione sono invertite: discomunicazione. E sappiamo che immagine dovette evocare Anno alla Miyamura per ottennere quella spontanea, ultima battuta.
  12. Aspè: gli otaku si sono incacchiati prima, vedendo le ultime due puntate di Eva. Si sono sentiti presi per il culo per il messaggio di Anno verso gli otaku ( e anche riguardo a certi suoi commenti sulla categoria in varie interviste) e perchè la serie tv lasciava in sospeso un sacco di sottotrame e misteri. Anno si è sentito così amareggiato dal non essere stato capito da chi voleva aiutare che ha fatto il film dal finale tragico e pessimista in contrapposizione al finale tv, che aveva un messaggio di speranza. Come dire: volete la merda ? E l'avrete. Certamente. Si sono incacchiati prima perchè volevano i robbò che si menavano. Quando Anno gli ha spiegato che non era quello che contava e che nelle ultime due puntate c'era il messaggio sublimato, non hanno voluto sentire ragioni. Al che l'allegro Anno è passato a illustrare cosa realmente stavano facendo in questo momento con Eva gli otaku che lo guardavano. Allora si sono incazzati perchè hanno capito. Poi sono tornati a fapparsi a sangue su Rei. Un po' come Tomino che prendeva a bastonate i GunPla, sì.
  13. Aspè: gli otaku si sono incacchiati prima, vedendo le ultime due puntate di Eva. Si sono sentiti presi per il culo per il messaggio di Anno verso gli otaku ( e anche riguardo a certi suoi commenti sulla categoria in varie interviste) e perchè la serie tv lasciava in sospeso un sacco di sottotrame e misteri. Anno si è sentito così amareggiato dal non essere stato capito da chi voleva aiutare che ha fatto il film dal finale tragico e pessimista in contrapposizione al finale tv, che aveva un messaggio di speranza. Come dire: volete la merda ? E l'avrete. Questa dev'essere una di quelle due volte al giorno in cui un orologio rotto segna l'ora esatta.
  14. Ma cosa stai dicendo? Anno ha fatto Eva per "venticinquemmi che ancora guardano anime" = otaku, pensando a quando a lezione di nuoto (da cui: la ending con Rei nell'acqua) non poteva dire ai colleghi che guardava Sailormoon, e quando lo scoprirono imbarazzato tirò fuori la scusa che conosceva il regista. Davvero tu non sai di cosa parli, e cosa dici.
  15. Roger: beh, sono in continuità narrativa. Si parla di 'Nonoriri' dall'ep1, mi pare. E ci sono le BusterMachine. E gli stessi mostri spaziali. Per quanto diverso, *è* in continuità narrativa.
  16. Sono quasi commosso. Ah, Darion, comunque si può parlare di qualcosa anche senza mostrarlo nella sua materia. Tipo: spiegare il sesso delle persone con api e fiori piuttosto che mostrando un film porno, hai presente? Simbolismo, piano allegorico, hai presente? Io credo di sì. Credo che tutto sommato tu ci faccia, e non ci sia. Altrimenti sarebbe da esplosione mentale. E comunque, quando un autore fa un'opera narrativa con un significato, in genere questo esiste appunto sul piano meta-narrativo, ovvero simbolico/allegorico. Credo che, infatti, o una narrazione ha un piano simbolico/allegorico INTESO dall'autore/comunicatore, o è un'opera vuota, inutile. Per esempio: Nadia è la storia del 'recupero' di una ragazza imbruttita dalla solitudine e dalla violenza della sua orfanità tramite l'amore di un ragazzo entusiasta. Questo è il contenuto comunicarivo (simbolico) dell'opera. Qui non è allegoria, ma simbolo. In Punta al Top!, invece, ci sono significati simbolici e un significato allegorico. O che so, l'Odissea (che abbiamo capito appieno giusto Omero, Joyce, Schnitzel e io), è la storia della psiche maschile che non può evitare di 'fare ancora un ultimo giro in giostra' e sperimentare le femmine prima di tornare dalla sua femmina. Anche Le Petit Prince, in soldoni, è lo stesso: ma ha un finale più punitivo e drammatico. Si possono fare trasposizioni di opere cambiando il materiale narrativo e restando fedeli all'originale proprio perché il materiale narrativo di un'opera di valore non è che mezzo, e si può cambiare, se non cambia ciò che il messo esprime. Esempio: Traumnovelle -> Eyes Wide Shut. Quindi, in che modo per "parlare di qualcosa" un'opera narrativa dovrebbe mostrarla pedissequamente, matericamente? Non è così, e non lo è mai stato.
  17. Narrativamente parlando, si allaccia più a FLCL che al primo Punta al Top!, in effetti. Credo che abbiano voluto fare Punta al Top! 2 , dico intenderlo come sequel di Punta al Top!, proprio per demarcare la differenza generazionale tra Anno e Tsurumaki.
  18. Sarebbe bene concordare una versione di visione comune. La subbata Dynit è disponibile da qualche parte? Non credo sia mai uscita in DVD, vero? VHS-rip ne esistono?
  19. E' veramente una bella coincidenza che con questa uscita in BR si torni a parlare de I Racconti di Terramare proprio prima dell'uscita de Dalla Collina dei Papaveri. Scrivendo il copione del secondo, davvero mi rendo conto che la cifra stilistica del suo testo è elevatissima. Quasi ai livelli di Ponpoko. Ma perché i film più complessi e ricchi devono sempre uscire come direct-to-video ( = lavorazioni più stringate?) Forse lo so, in effetti.
  20. Shito

    Manzoni: epic fail o epic fail?

    In realtà ci aveva già pensato Bembo, IIRC. Manzoni ha concordato e applicato la sua regola: italiano poetico = Petrarca, italiano prosaico = Boccaccio. :-)
  21. Best idea in ages. Io Diebuster lo devo ancora vedere per bene, mi pare una grande occasione!
  22. Bell'avatar, btw. Riconosci il designer? :-) Manco a farlo apposta...
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