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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Tutti gli studi professionali di audio (doppiaggio. musica) in cui lavoro, tra i top del settore, usano spesso quegli stessi schermi, 30'' x 2, con ProToolsHD. :-) Per la grafica, come dici, le firme di riferimento sono altre - da sempre.
  2. Io sono ancora basito dall'assenza di monitor pro(sumer) Apple a schermo opaco. Voglio dire, degli eredi di: "We think we're gonna able to satisfy our creative professional for a while with these new displays" Eh, sono ancora gli unici utilizzabili a marchio Apple, infatti. Certo pensare di essere passati da questo, dagli applausi di entusiasmo che si sentono qui per la gente che pensa a cosa putrà fare in studio con quella roba, al cretino sul palco che ci spiega che ora Siri sa leggere la lista della spesa (wowowow!), e al Retina Display su un portatile per fare non si sa che, è davvero umiliante. Come ha detto qualcuno, Apple ha da tempo abbandonato il segmento professionale.
  3. Shito

    Dakara Boku-ha, H ga Dekinai

    A me sembra una merdata in ogni suo singolo comparto (notevole achievement!), tant'è che non sono riuscito a reggere il filmato oltre il primo minuto. Era troppo (intellettualmente) imbarazzante, davvero.
  4. Io sottosciverei al 100% questo. Anzi, l'ho già fatto.
  5. Ma hanno quittato bootcamp? BTW, gay lion is gay.
  6. Shito

    Totoro

    Se c'è qualcosa che invidio a Garion è il dono della sintesi. Ma la mia invidia è del tipo migliore, direi, perché è piuttosto serena ammirazione scevra da gelosia, indi bene così. Ho letto il tuo intervento, Zenone, e l'ho trovato interessante. A volte ho avuto la sensazione che tu mi stessi rispondendo non avendomi inteso, a volte invece che tu spostassi -credo involontarialmente- quello che io e credo Garion intendevamo essere il punto focale del discorso che si andava conducendo. Dovrei fare una risposta punto-per-punto, ma è una cosa che odio, seppure a volte utile, specie con chi come te mi pare sappia davvero dialogare. Mi sa che farò una cosa a metà. Perdonamami, è egoistico ed egocentrico, ma siccome apprezzo davvero il tuo modo di scrivere (forma e contenuto), e non solo qui, vi è in me il desiderio di essere inteso. Cerché di fare personalismo solo dove lo farò per dare seguito a quando da te per primo introdotto nel discorso. Mi hai grandemente freinteso. Non è che io dica "tutta l'accademia mi fa schifo e io sono meglio". Io dico che l'accademia, l'ambiente accademico, non mi piace - per quello che ho visto, per quello che ho vissuto, per come sono invece fatto io. Questo non vuol dire che io pensi di 'saperne di più', solo non mi piace. Sono astemio, ma per esserlo non ho maturato una grande conoscenza sull'alcool. Sono astemio, appunto. Tra l'altro, siccome il mio rifiuto, o meglio la mia repulsa, è quantopiù sensoriale, non è categoria, e soprattutto non si estende dal generale al particolare. Posso incontrare domani un professore universitario e pensare che sia la persona migliore del mondo, e stimarlo come nessun altro. Proprio perché sono conscio della mia generale avversione, sono sereno nel contraddirla infinite volte nel particolare reale. :-) Mi chiedo spesso se la mia "simpatia" per certi modi di essere nipponici (per come io li rilevo) sia causa o effetto di taluni miei propri modi di essere. Probabilmente entrambi, ma non lo saprò mai. Per esempio, se pensi a quelle tipiche "contraddizioni apparenti" (ovvero tali se percepite in ottica occidentale) che trovo essere ben enucleate dalla Benedict, anche io sono fatto un po' così: è come se proprio poiché pontifico sempre, e parlo sempre per massimi sistemi, e sembro sempre così supponente e adamantino sulle mie certezze fondate sul nulla scientifico, parimenti sia prontissimo a riconoscerne l'esatto opposto in casi concreti di singoli. E' una cosa che ho notato da molto tempo, e l'ho notata in me, e allo stesso modo la rilevo nel modo in cui le persone giapponesi che ho conosciuto sono al tempo stesso orgogliose e radicate nel loro modo di essere, nel proprio, e genuinamente interessate e oneste verso l'altro. Per come la vedo io, è solo la sicurezza del sé, la vera sicurezza del sé, che rende onesti verso il diverso: "siccome sono davvero sicuro di me, voglio conoscere il pensiero di chi è del tutto diverso da me. Se troverò che sia meglio di me, cambierò idea, anche instantaneamente". Per come la vedo io, è solo l'insicurezza, in realtà, a creare arroccamenti aprioristici del pensiero umano: solo chi ha *paura* di veder in fallo le proprie fondamenta è sordo alla verità dell'altro. :-) (wow, che predicozzo - fico!) Fair enough, l'ho apprezzato molto comunque, del resto. :-) Cercherò di essere chiaro: per me il valore del libro della Bedenict sta proprio nella *triangolazione* culturale. Certe cose si rendono vieppiù evidenti, a mio dire, proprio in questo genere di triangolo percettivo, come del resto mi pare accada spesso (almeno a me) nella triangolazione linguistica. Certo che la Benedict è di parte, ma lei stessa è intelligente abbastanza per dire che sarebbe sciocco pensare di poterno non essere. Lei dice: mi sforzo. Ma non presume di essere del colore dell'acqua. I suoi colori sono le stelle e le strisce, e tanto va bene così se lei lo sapeva, e io che leggo lo so. Dico sempre che, quando si parla di culture, o si è qualcosa, o cercado di essere 'tutto', non si è nulla. Io leggo la Benedict e sento la sua totale "generosità intellettuale e culturale", quasi mi commuove. Lei stessa ti dice che per gli americani i giapponesi erano uomini scimmia, che gli puoi buttare un'atomica sopra e tutto sommato è ok. Ci sono eccidi e violenze che non si riescono a compiere su esseri che si avvertono come 'troppo simili' a noi stessi. Dall'eccidio degli ebrei, allo stupro di Nanchino, al turismo sessuale, è sempre così. Non c'è niente da fare, il diverso è diverso non per il super ego (drogato di buonismo e cosmopolitismo, oggi come oggi), ma per l'ES! Le 'negrita' di Cuba non è come la tua vicina di casa, la ragazzeta Thai neppure, e allora le nefandezze le si va a fare lì, e le giustificazione inconsce sono bizzeffe. La generosità della Benedict trascende tutto ciò. Era palesemente una donna fatta in un certo modo, lo leggo nel suo libro come leggo in Nabokov che collezionava farfalle, e piango in certi punti. Tu parli di rigore scentifico? Io parlo di sensorialità ed emotività, di quello che ti fa commuovere con la tragedia greca, e che ti fa girare la testa a volte, quando il livello empatico trabocca oltre certi calici. Per me cercare di capire l'altro e così, e qui per me la Benedict è l'altro, gli americani sono altri, i giapponesi di allora sono altri, i giapponesi di adesso sono altri. Io non cerco di fare una scienza di niente, io cerco solo l'affinità, la comunione sinanco mistica, trascendente, metafisica dei pensieri e delle emozioni. Sogno di essere stato inteso in queste mie righe, prive di ogni rigore. Ancora una volta, destrutturazione nella forma per esprimerne la sostanza. Io piango cantando il Canto delle Creature di San Frascesco, e sono un agnostico/ateo, dalla nascita. Un sacerdote mi disse che sono come un monaco laico e il mio pensiero fa scienza in quanto tale. Ma non sono sicuro di avere compreso il significato delle sue parole. Di nuovo mi freintendi. Io non so *nulla* dell'accademia 'orientalista' italiana, a parte che quando ho conosciuto Amitrano mi pareva una persona carina. Ci sarei andato a cena a chiacchierare, avessi avuto occasione di invitarlo. Io non ho envisionato dotti dottori. Ho envisionato un branco di dottorandi e assistenti e gggiovani intorno a un capobranco (il professore), e in nessuno di loro un briciolo di amore genuino per quello di cui parlano. Empatia zero, titoli trenta e lode. Ovviamente lo so che non sono tutti così.Quando ne incontro uno diverso, sono felice e radioso, e lo importuno impudentemente, senza sosta, per il privilegio di avere un po' del suo tempo. Mi è capitato. Io mi sento un orbo nella valle dei ciechi, ma vado sinceramente alla ricerca dei vedenti, non ho timore del mio essere orbo. Può darsi che a questo punto tu abbia già inteso il mio essere, e quindi ora io scriverò cose inutili - nel vero senso della parola. Tutto il mio essere intellettuale è infantile, certo e ovvio, dato che l'intelletto per sé stesso è infatile anzi èl'infantilità maschile in quanto tale, se chiedi a me. Ho un interesse linguistico, ma sono col principino quando dice che è risibile credere che l'esistenza delle cose si risolva nel nome con cui le si chiama. Forse è una cosa molto occidentale, in una maniera viscerale, dato che "in principio era il verbo"? Credo di sì. Quando chiedi a un mio amico (mezzo giapponese) di spiegarmi 'il significato' di 'kiken' (una parola), lui anziché fare metalinguaggio ("il pericolo è un concetto definente una situazione in cui...") è saltato sù, d'un tratto, e con voce spaventata ha detto "abunai!!!", come se mi stesse investendo una macchina. Quello è "kiken", mi dice. E poi aggiunge: "tu ragioni troppo solo con un emisfero del cervello". Mi sono marchiato questa lezione a fuoco nella corteccia cerebrale. Io che avevo avuto un'educazione mentale molto illuminista, ho iniziato a pensare che la metalinguistica essa tutta fosse fuffa. Giuro che ho iniziato a godere del capirsi a gesti. La prima volta che ero in Giappone per lavoro, e parlavo giapponese ancor meno di adesso, mi mettevo a *comunicare* con i vecchi in strada, o con la gente a mezzanote al konbini, e la gioia del capirsi, dell'intendere i significati oltre i significanti, per me traboccava dagli occhi delle persone. Credo che l'articolazione del linguaggio sia divenuto il rifugio dei peccatori delle persone che non sono davvero più interessati a capire cosa un altro dice, ma solo a copiacersi di dire qualcosa di 'ben detto'. Non è una contraddizione che a dire una cosa simile sia proprio io, per cui è stato fatto lo smiley del Devoto-Oli in testa? Ecco, lo è ma non lo è. Se riuscirai a 'sentire' questo, allora capirai tutto il senso di quello che esprimo, qui per iscritto (è un forum), in altri posti oralmente. Una persona molto più colta, intelligente, anziana di me e di quanto io potrò mai arrivare ad essere mi diceva sempre, quando facevo rant assurdi su altri lidi, che ero "così generoso", e che se ne meravigliava. Io mi meravigliavo della sua definizione, e negli anni ho creduto di avere pian piano inteso il suo significato. Poi, con l'uso del termiine 'generoso' nella traduzione del testo della Benedict, ho capito che non avevo ancora capito del tutto cosa Fabio intendesse. Non c'è alcuno snobbismo, non c'è alcuna concezione autoaccademica dell'intero mondo accademico, non c'è nulla di tutto ciò in me. Il mio pensiero è da te immaginato come una sorta di 'accademia a sé stesso', ma è proprio la forma che è diversa. Volendo, non esiste neppure 'un mio pensiero'. C'è un mio sentire, diffuso e informe, che si esprime in ogni cosa che penso, dico, scrivo e faccio. E' in ogni cosa e in nessuna cosa, è in antitesi con molte cose ma non vole autodefinirsi come antitetico a nulla. Al tempo stesso prescinde da tutto, e trascende tutto. E'. Ed essendo, può dialogare con tutto, tutto spregiare ma amare ogni cosa, senza avere crisi di coscienza o di incoerenza o di inconsistenza. Veramente, no. Ma di questo ti ha già così concisamente e mirabilmente detto Garion. Questo è un altro discorso, ma siccome mi piace da matti, mi ci tuffo. Non è che l'interpretazione autentica sovrascrive ogni altra analisi. Solo, sono cose che vivono su piani ontologici schiettamente diversi. Ovviamente, ciascun autore -ciascun artista!- muove da un livello di autocoscienza diverso. Ogni uomo ha un diverso livello di autoanalisi, e così di autocoscienza su quel che partorisce dalla sua mente. Se vivrà abbastanza, un giorno con un buon interprete spiegherò a MIyazaki perché lui, proprio lui, è un lolicon escapista otaku e come tutta la sua opera sia un inconscio cercare di negare questo suo lato. Sarà una scena tipo quella de "La morte a Venezia" (film di Visconti), quando l'amico del compositore gli strimpella il suo brano gridando: "è la TUA musica!", e l'altro ha una crisi. Apoteosi freudiana, una cosa epica. Magari avrò torto matto e mi scuserò di brutto, ma tant'è. Magari, anzi, prima di allora avrò completamente cambiato idea su ogni cosa. Se vivremo, vedremo. Ma Miyazaki è Miyazaki è Miyazaki, ed è lui con la sua testa che ha fatto quello che ha fatto. E io sto a guardare, a pensare, a parlarne. Questo è ancora altro discorso. Perché Tomino ha fatto Gundam, che era un prendere a schiaffi i nuovi ragazzini? Lo sa Tomino, e io una mezza idea ce l'ho, Garion avrà almeno un tre quarti di idea. Ma io so che Tomino ha la testa, la faccia, e il parlare di un monaco, soprattutto. E che Takahata ha un diverso sorriso. Leggo le loro opere in funzione anche (soprattutto?) di queste sensazioni. Sto invecchiando così. Giuro che stai PROIETTANDO i tuoi fantasmi accademici. Forse temi che in te ci sia il rischio di pensare così, di chiuderti così, e allora additi l'altro che ti pare, nella tua spaventata percezione, fare così. Io non lo facevo. Garion non lo faceva. Ti invito a capire e praticare la generosità della Benedict, non solo verso gli altri lontati (cosa che probabilissimamente già fai, e ti sforzi di fare, con buon profitto), ma anche verso gli altri vicini. Tipo me. Della generazione precedente di studiosi nulla so, e nulla mi interessa. So che per me non esistono 'i giapponesi' e non c'è una monade di giapponesità, né come mito di infanzia sclerotizzato, né come spauracchio, né come bolo accademico. Quando parolo con la gente la guardo negli occhi. Credo che questa frase non abbia senso, infatti. Nel senso che per me non si può capire una lingua senza averla 'studiata', non si può capire una cultura (o qualsiasi suo prodotto, o creatura!) senza averla studiata. Questo perché tu dai dignità di esistenza alle 'prospettive personali' anche quando del tutto distorte dall'ignoranza pura. Io, invece, no. Altrimenti ora potrei mettermi a leggere un libro in aramaico e farmene un'idea, anche senza saper interpretare un singolo segno. No. Io ho fatto esercizio di sosprendere il mio giudizio per mancanza di elementi di lettura, e non stimo chi non è in grado, o si impedisce, di farlo. Mi viene in mente l'insulto di Garion. Spesso colleghi mi dicono: che ne pensi di questo doppiaggio? Rispondo: non lo so, non ho visto l'oridinale. Loro: ok, ma il doppiaggio italiano ti piace? Io: non lo so. Non posso dire se mi piace. E davvero la gente strabuzza all'idea che io NON abbia un mio giudizio su qualcosa. In effetti, non ce l'ho. Se mi mancano elementi o forme che io consideri necessarie al giudizio minimo, non formulo un giudizio. E parimenti disrpezzo tutti quelli formulati palesemente in assenza di quegli elementi e forme che io considero necessarie. Perché per elaborare questo giudizio sul giuduzio, invece, mi sento soddisfato degli elementi che ho. Questo anche è un altro discorso, e mi pare sincero, perché parli dei tuoi timori di te stesso, che ora leggo come comprova di quella proiezione che a mia opinione hai operato prima. Tranquillo: noi moriamo, ma le cose restano quello che furono. E' meraviglioso. Per quel che si penserà leggendo "che stai?" di Foscolo, quello che lui pensava mentre lo scriveva non cambierà. Il passato non cambia. Il passato è fermo. Proprio per questo l'interpretazione autentica dell'autore,una e sola, vive su un piano ontologico diverso da tutte le letture interpretative di chi si voglia. Quelle cambiano, quella no. Lo spirito del tempo cambia, ma ogni opera vive dello spirito del tempo suo e dell'autore suo, non dei lettori che nei tempi a seguire avranno a dirne. Fermarsi, ovvero appuntarsi, su immagini specifiche ha quindi assolutamente senso. Ho letto Souseki, e l'ho amato, così. E' l'ermeneutica genuina, eh! E' Nabokov che insegna che per capire Joyce bisogna andare a Dublino, altrimenti non lo si può capire. C'è anche che per 'sentire' Tororo, quando ci lavoravo, ho fatto una scampagnata al Tusculum e mi sono messo a raccogliere castagne piccolissime, ed erano belle, e non avevo mai pensato che dei semi fossero belli, e luccicavano, e ho fatto delle foto che ho mandato allo Studio Ghibli mentre pensavo a Satsuki e Mei che aprono il fagottino pieno di 'ki no mi' lasciatogli da Totoro. Ma insieme a questo, mi documentato su Tokorozawa, sull'immagine che Miyasan potesse avere avuto in testa quando ha scritto il gensaku, e sui libro che probabilmente leggeva (cfr:"Makkuro Nerino", in giapponese, ovvero "Die Kleine Nerino", IIRC). Ci sono puntini fermi nel passato da unirsi con puntini che respirano nel presente, e bisogna unirli tutti, e studiare gli uni e passare dagli altri per poi riuscire a sforzarsi di empatizzare con gli uni, anche se sono fermi nel passato. Quando riesci a empatizzare con quelli del passato, hai ottenuto qualcosa. Quando senti l'umiliazione e la delusione, soprattutto, di Setsuko che è costretta a riprendere il fratello maggiore perché mangia scomposto, e pensi "kawaisou" di Setsuko perché il fratello l'ha portata, ovvero obbligata, a fare ciò, e quanto non ti senti figo pensando "wow ho capito", ma piuttsto ti senti lo stomaco tutto intasato, allora è una cosa bella. E poi leggo che nel libro della Benedict non c'è niente che rimandi al doversi sedere composti a tavola, quando sei un fratello maggiore e davanti a te hai la tua sorellina, e stai facendo una specie di kazoku-gokko? Ah, beh, allora abbiamo capito tutto. Vale davvero la pena di leggere e vedere film di altre culture, così. Scusa, ma io piuttosto mi commuovo a pensare quanto generosa davvero la Benedict fosse. Non ho conosciuto così tanti uomini giapponesi di un tempo, non così bene, non ho un'idea del loro spirito e in ogni caso non sono mai stato colmo d'ammirazione per tutto ciò. Ora se tu hai pensato che lo fossi, posto che io sono un pessimo comunicatore, ti invito piuttosto a chiederti, a chiedere a te stesso, quali forme a priori di lettura e quali stereotipi stai piuttosto proiettando su di me. Again: rileggi almeno il conciso Garion, che è davvero tutto lì. E' buffo, perché non ti rendi che tu stai facendo quello che temi nei confronti dei coloniali e degli imperialisti, e forse sono io che proietto -ora- ma così mi pare dal modo in cui usi quei termini. Boh, io cerco di 'capire' empatizzando anche il personaggio sudista de La Sporca Dozzina che chiede al superiore "Sir, are we supposed to eat with niggers?" o qualcosa del genere (vado a memoria). Davvero, è terribile leggerti scrivere una cosa come: "non facciamo gli antropologi vecchia maniera!", perché allora tu lo stai facendo nei confronti di quel tipo di pensiero -l'antropologia vecchia maniera, qualsiasi cosa essa sia (io non lo so)-. Sembra il classico discorso tipo "è vietato vietare" da sessantottino parigino: un ossimoro. La democrazia obbligatoria. L'uomo libero che non è libero di rendersi schiavo. Ovvero: aborrire i tabù avendo fatto dei tabù il proprio tabù. Onestamente: ci avevi mai pensato? E di entrambi, piuttosto? Ovvero della 'fratturata continuità' che vi è tra l'antichità e la Meiji-jidai? Pensavo così prima de il Crisantemo e la Spada, e mi sono davvero divertito nell'intere che anche la Benedict avesse inteso così, come a dire: questi sono punti di continuità, questi sono punti di frattura, ma se ben vedete anche quelle stesse fratture, qualora lette nell'ottica della precedente continuità, vere fratture non sono. E mi pare umilmente sia esattamente quello che la Benedict fa, fermandosi al suo tempo. Ripeto: le parti storiche, che potrebbero apparire pompose, non lo sono affatto. La cosa bella è che si legge proprio come la Benedict stessa avesse studiato, e avesse studiato con una certa passione, rilevando quelle assonanza significatiche che proprio e forse solo un fine intelletto come il suo poteva rilevare. Invece di voler convincere con un bolo di dati (ah, lo scientismo), si limita a proprorre il significato che ha rilevato nei suoi studi e oh, chi voglia pensare il contrario lo faccia, chi troverà assonanze ulteriori con più vasti campi di indagine ne dica, e amen. Hai mai pensato che la statistica sia il rifugio dell'ottusità, e che il pensieto galilaiano abbia ucciso il valore assoluto dell'intuizione metafisica? Io lo penso sempre più spesso. Io qui non ho letto nessuno parlare di leggi o verità rivelate se non in senso negazionale. Tu? Proietti ancora i tuoi timori? No: crisantemo e spada sono SOLTANTO le *immagini metaforiche* usate da *una singola persona* per definire *solo e soltanto all'interno del SUO testo* due archetipi mentali. Ed è fichissimo, perché io leggendo il titolo avevo subito pensato che il crisantemo si riferisse all'effige di un ben noto casato, e invece no, per la Benedict era semplicemente un'immagine atta a evocare la delicatezza dello spirito umano capace di apprezzare la bellezza floreale. A febbraio nel giardino botanico di Kita-Senri (a nord di Osaka) parlavo con un anziano di Kyoto che si dedica alla selezione di innesti inediti di Camelie, pensavo a un personaggio della SNK che è un Tokugawa e ogni suo colpo ha un nome di un fiore, ero appena passato dinanzi a Esaka (che è dove la SNK ha sede), stavo andando al Parco della Expo'70 di Osaka, dove avrei capito definitivamente che l'origine del mio nickname si lega alla Statua del Sole (cfr cosa ne se ne dice di Notenki Memoirs) e tutto questo era un tessuto assolutamente diffuso nella mia testa, senza alcuna compartimentazione. Tsubaki. Dopo averlo capito, ho trovato il titolo della Benedict davvero bello, per come lo intendeva lei (e lo spiega chiaramente). "Finché non capisci che ciò che ti appare contraddittorio nel diverso in effetti contraddittorio non è, non ti sei avvicinato al diverso". E' verissimo. Ah, che bello il Giappone, paese delle mille contraddizioni! Certo, come no, sono pieni i blog di cretini che vanno lì e ce lo spiegano. Perché ci sono persone che vivono nella contraddizione percepita come tale, certo. Popolazioni endemicamente bipolari, come no. Trovare sensato, interessante, condivisibile, assumibile un punto non vuol dire fermarsi a quello. Ancora, tutto questo tuo timore e tremore per una simile folle idiozia cattedratica non mi fa ben pensare di quell'ambiente accademico che evidentemente deve averti ben terrorizzato, per portarti anche solo a figurarti delle cose così, che io non penserei mai in te come in nessun altro, perché sono così lontane dal mio pensare e dal mio vivere che non le crederei neppure umane. Forse, se le rilevassi, scriverei solo all'autore: sei un idiota. Se dovessi 'voler trarre' da quanto scrivi null'altro che quanto tu hai inteso, nell'onesto tentativo (quel che si può) di farlo, riterrei di compiere un atto di indebita violenza nel leggerti. Non me lo permetterei mai. Ah, il teatro non era riferito al discutere senza violenza, poi che se tu ti senti onesto così, così devi fare. Non c'è alcun teatro nella tua onestà. Il mio 'appunto' era riferito al tuo "se vi andrà, se mi andrà". Obv. Nessuno ci obbliga, nessuno ci paga. Non ti rispondo per cortesia, cortesia non sento essere qui dovuta. Non ti leggo per obbligo, poi che non percepisco alcun obbligo. Ti leggo e ri rispondo per la piacevole sensatezza che avverto nel farlo, niente moine, niente teatro del buon costume. Sono già nudo.
  7. Shito

    Totoro

    "commissionato all'autrice dall'Office of War Informatrion degli Stati Uniti..."
  8. Shito

    Totoro

    Nel senso che mi piacerebbe leggere una tua opinione in merito all'argomento attualmente discusso (non 'Totoro' ^^ )
  9. Shito

    Totoro

    Ma alla tua età ai hancora bisogno di darti un tono così? ;-) Aspetto intervento più significativo da parte tua e, giuro, senza provocazione alcuna - ma con genuino interesse.
  10. Shito

    Totoro

    Zenone, ho massima considerazione di te e del tuo pensiero. Per questo, sarò chiaro più che mai nell'esprimere il mio. L'accademia è troppo compiaciuta per valere qualcosa, ai miei occhi. Il valore delle cose, di un testo soprattutto, è nella capacità di leggerlo e di collocarlo al suo "giusto posto" almeno quanto sta nella capacità di chi lo scrive. La Benedict è cristallina nell'esprimere finalità, fonti, matrici del suo testo. L'ermeneutica sensata del lettore è leggerlo tenendo questo a mente, e distillare dal testo applicando questo filtro. Lo si dovrebbe fare in ogni lettura, chiaramente. Il tempo, il modo, il fine della scrittura sono la corretta lente invertita da indossare dinanzi a ogni libro, che in questo caso non vuole fare neppure dottrina, per carità. Non so quanto in certi ambienti un libro come questo venga irriso, ma l'immagine che evochi è quella dell'autocompiacimento di un circolo autoreferenziale. Sbaglierò, ma non è una bella immagine. Non dico che il papà di Dacia, credo già meritevole della conoscenza tra il genero suo e Mishima Yukio, non possa essere 'meglio' della Benedict. Credo invero sia abbastanza ridicolo pensare in termini comparatistici, dato che Fosco Maraini non scrisse un manabile di mentalità giapponese a uso di militari di stanza in Giappone, giusto? Quindi, che senso ha questo retrocelolunghismo? A sentirsi 'oh mio dio così avanti' nel dirlo? Per carità! Pensa invece alla generosità di una donna dell'ottocento, che oltre alla seconda guerra mondiale aveva visto la prima, che scrive quello che scrive. Leggila con questi occhi. Il bello dello stereotipo che è palesemente tale è che ha sempre un fondo di verità. E sì, i fumetti giapponesi sono pieni di porno e ragazzine underage, ci avevi mai fatto caso? Tanto per parlare di stereotipi e del loro fondo di verità. Quanto a dare dell'idiota, credo ti riferissi a Garion. E credo fosse evidente che la sua era una chiusura pressoché finale in prima istanza, quindi ovvio che per prima non prentedesse nient'altro che dall'altra parte. Non era uno one-liner ad effetto, direi, non serviva a darsi un tono. Era un insulto onesto, vero, che voleva essere un insulto e sortire il vero effetto di un insulto. L'ho apprezzato per questo. A me piace questo tipo di onestà. La civiltà che ho in mente io, è quel vivere insieme in cui a volte bisogna prendersi a pugni, perché è quanto di più onesto ci sia da fare nella contingenza. Tipo che se qualcuno a cena mi dice seriamente 'yamatologia' dinanzi agli occhi poserei le posate (ah! le finte tautologie solo apparenti e la vertigine della loro allitterazione profonda implicita!) e gli darei uno schiaffo in viso, improvviso e secco, Nanni-Moretti-style (ma detesto Nanni Moretti). "Yamatologia *contemporanea*" mi istigherebbe a una forchettata su una mano. :-) A me va di risentirti, questo è ovvio perché ti ho risposto e ti ho risposto così, ma lasciami dire (altra ovvietà) che non c'è bisogno di sottolineare che tra persone che non vengono pagate per parlarsi e scriversi, lo si fa per il piacere di farlo - e indi se non se ne ha piacere, non lo si fa. Non starò a suggerirti cosa dica la retropsicologia101 di quella posa, ma dai, non è forse un qualcosa più sciocchino, egotico e inutile di dare dell'idiota a chi pensi che sia un idiota? Devo davvero essere sciocchino e incivile io, ma odio il teatro. E anche la fotografia da report.
  11. Shito

    Totoro

    mi sfugge qualcosa o non è neppure la metà del libro?
  12. Shito

    Totoro

    Io devo profondamente ringraziarti, Garion, per avermi portato alla lettura di questo libro. La sincronia curiosa è che io lo stia leggendo proprio ora, con Coquelicot-Zaka kara in lavorazione, ma ti ringraziono a tuttotondo, davvero. E' un libro meraviglioso. Tolti alcuni vizi della traduzione datata (del '62), inclusivi di convenzioni tipografiche obsolete quando non discutibili a priori, il testo originale è spendido. L'intelletto dell'autrice, la sua sensibilità, la sua genuina generosità umana -per usare una terminologia definita nel testo- sono straordinari. Del resto, lei era già ben anziana quando scrisse il libro, essendo in effeti nata nel secolo precedente. L'introduzione che tu citi è una perla, assolutamente. Ma anche il primo capitolo stesso, dove l'autrice getta le basi 'dottrinali', per così dire, della sua indagine, riluce della verità che trascende ogni approccio scientista moderno alla stessa materia. Devo ancora finire il libro. Come potrai immaginare, non ho trovato illuminazioni, e non le cercavo. Ho trovato infinite, infinite coincidenze perfette con tantissimi prodotti giapponesi a me così ben noti, e pure con la mia esperienza diretta con persone giapponesi e in giappone. E' un libro preziosissimo. Persino la parte più propriamente storica è preziosissima, e ho davvero pensato a quanto di Bocchan fosse inteso da Souseki rispetto a come l'intesero i coevi (sono un fan di Souseki). E' un testo grandioso, solidissimo, e davvero lo consiglio a tutti coloro che intendano avvicinarsi un po' a 'sentire' le opere che arrivano dal Giappone. E' un libro da leggere e capire non solo nel contenuto, ma soprattutto nella forma.
  13. Shito

    Totoro

    Bah, è veramente inutile parlare con te.
  14. Shito

    Totoro

    L'ho acquistato e lo sto leggendo anch'io. Lo sto apprezzando moltissimo. Dairon: che libro hai letto per scrivere quello che hai scritto? Bah!
  15. Guarda che sono calmissimo, il casino l'hai fatto tu facendo una domanda -a cui io ho risposto tranquillo e sereno- e poi negando quello che avevi implicitato, tirandola, e poi affermanto che sì l'avevi implicitato, apparentemente per atteggiarti o che. Apparentemente. Ad ogni buon grado, no problem: ti va di elaborare il tuo giudizio? Ovvero, dove sono quei gravi errori che citavi, in tutti i film Ghibli pubblicati in Italia, come hai ammesso che implicitavi che ci fossero?
  16. Capisco. Indi la mia comprensione era corretta, la tua originale domanda era (palesemente) retorica come l'avevo intesa, conteneva un giudizio (che qui confermi) come l'avevo inteso, e non si capisce perché poi devi attegiarti a fichetto dicendo il contrario: dando a me, che al contrario avevo espresso una risposta chiara, precisa, non retorica e onesta del sovrainterpretarore e blahblah. Nota che nella mia risposta non v'era provocazione alcuna, e tu confermi che avevo solo letto correttamente e inteso correttamente quello che avevi scritto, a cui ho risposto tranquillamente. Indi, domanda chiara e onesta: che problemi hai? Quale il senso di tutto questo teatrino? La mancanza totale di voglia di argomentae un one-liner a effetto? Che qui pari confermare con un altro one-liner a effetto? Nota: queste sono solo supposizioni deduttive, non certezze che spaccio ad alcuno.
  17. Sì, nella mia opinione tutti i film che ho citato non hanno i defetti che citavi. E' strano tu non l'avessi inteso alla prima risposta, dato che era chiara: quale parte di questa risposta ti è parsa così poco chiara di richiedere domanda di conferma? Ancora: dici di avere fatto una 'semplice domanda, senza giudizi: Vuoi quindi dire che nella tua domanda originale non è contenuto tono di scherno retorico a implicitare il tuo giudizio per il quale nei film invece sono presenti i difetti che citi? Perché la domanda originale era: Leggo risate e maiuscoli enfatici. Ti prego di fornire una risposta chiara almeno quanto la mia. :-)
  18. La mia era una risposta. Ho risposto infatti con tutt i titoli dei film che imho sono esenti dai difetti che citavi, come chiedevi. La domanda pareva retorica, tuttavia, altrimenti debbo intendere che tu non abbia visto alcuno dei film Ghibli, e che indi non abbia un tuo giudizio in merito? Potrei farlo, ma considerando il LOL con cui hai aperto la domanda stessa, è difficile leggerla come men che retorica. La mia risposta, al contrario, non lo era. Non sovrainterpretare tu, piuttosto. :) Spero fortemente che Omohide PoroPoro sarà pubblicato anch'esso da Lucky Red, e non vedo ragioni per pensare che non debba accadere: se hanno voluto pubblicare Ponpoko, tutto è pubblicabile. ^^ Quanto a Totoro e Sen to Chihiro, questi non sono stati ancora pubblicati in BluRay neppure in Giappone. Totoro è stato annunciato in prossima pubblicazione, e a seguito di quella è facile immaginare che uscirà in BR anche da noi, come sta per uscire Terramare e, a seguire, Howl.
  19. partendo dal presupposto che la perfezione non è di questo mondo, parlando di 'evidenti difetti' sui piani che tu citi direi che ne sono esenti: Heisei Tanukigassen Ponpoko Mimi wo Sumaseba Majo no Takkyuubin Kurenai no Buta Tonari no Totoro Tenkuu no Shiro Laputa Mononoke Hime (l'ordine NON è casuale) posso immaginare che tu consideri viziato da evidenti di narrazione anche Ponyo, cosa su cui discorderei, ma mi pare di intendere qual'è l'ottica (per me errata) da cui muovi il tuo giudizio. E ovviamente lo stesso vale per Ged Senki, che di mio trovo proprio perfetto com'è, e pure Arrietty. E altrettanto troverai sbilenghi Howl e Sen to Chihiro, nei quali pure ravviso più facilmente qualche stortura io stesso, pur apprezzandoli molto.
  20. C'è da dire che il progetto in quanto tale veniva dal cassetto di Miyasan, tirato fuori sotto una coltre di più di vent'anni di polvere, per volontà di Suzuki e del suo 'piano quinquennale' (tanto per dare ragione a Oshii quando diceva che Ghibli = Cremlino? )
  21. Beh, non è un film di Miyazaki Hayao, quindi trovo ingiusto che tu dica "tra quelli di Miyazaki". E' l'opera prima di un nuovo regista, e un regista animatore. Nato come un film leggero, di suggestioni e atmosfere più che di contenuto, credo riesca a centrare tutti i suoi obiettivi, inclusi alcuni pur presenti messaggi difussi intessuti in un certo sottotesto. :-)
  22. Qualcuno conosce gli "zombies"? :-) Gruppo di ballerini matti giapponesi. Ci sono due momenti che mi UCCIDONO: uno è 1:13, l'altro davvero assassino a 1:17. Il leader è il miglior ballerino dopo MJ:
  23. Cmq è davvero triste come tutti i nomi greci da noi siano poi passati dal tritacarne del latino, e manco con pronuncia classica/restituta, ma ecclesiastica. Come Oreixalcon -> Oricalcum (Nadia), o Cocytos -> Cocitus (SS, Eva), o tante altre cose, la peggiore delle quali deve essere quando ho visto Scylla (skyulla) reso neppure come 'scilla', ma come 'Skula' (sic). E si vedeva un busto femminile e code di serpente, sì.
  24. Shito

    Upotte!!

    Quindi "K-On meets Hetaila while GunslingerGirls are on the phone"?
  25. Shito

    Upotte!!

    Ho visto la OP. Ma è "K-On meets Hetalia"? XD
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