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Shito

Pchan User
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  1. Shito

    Le DIVICHE

    Sì, è un discorso del tutto ozioso -questo l'avevo ammesso in premessa- :-) Ma alla fine anche l'oziosità va bene fintanto che è espressa con onestà, credo. Del resto non siamo in un foro, e dialoghiamo per il vicendevole piacere di farlo. Non dico 'popolo bue', dico che il gusto è abitudine, quindi una volta instauratasi quella è impossibile retro-ingegnerizzare il giudizio. La mia idea è che con altro tipo di adattamento, si sarebbe comunque creata abitudine a quell'altro tipo, e pari attaccamento. Penso questo perché denoto gli esseri umani, nella loro maggioranza, attaccarsi pervicamente anche agli errori conclamati, palesi, sinanco grotteschi. E non dico solo nel doppiaggio. Assolutamente questa mia oziosa boutade non era tesa a vituperare il tuo lavoro, comunque, peraltro ben sapendoti non responsabile di adattamenti o 'scelte a monte' dell'adattamento italiano di un titolo che ti ha visto impegnato come interprete protagonista. Alla fine, si nota a mio dire che in genere ciascuno venera la propria 'girella' (metafora per: ricordo d'infanzia indorato) e vitupera quelle altrui. Ovvero applica logica su ciò che non lo tocca emotivamente, ma sospende quella logica su ciò che lo tocca. Ci sono persone pronte a sparare a zero su "E quasi magia Johnny" (è la mia generazione di fan), ma guai a chi gli tocca 'Goldrake'. Io dico che questo, più di tutto, non ha senso: è una contraddizione interna alla stessa psiche, due pesi e due misure per due casi perfettamente sovrapponibili. Molti alibi vengono proposti: la quantità, la qualità del vizio di traduzione/adattamento - ma sono tutti palesemente alibi atti a dissimulare l'inconscio discriminante di ciascuno "le mie memorie sono sacre, quelle degli altri no". Ovviamente ci sono eccezioni. Io, e non sono l'unico, rifarei d'accapo Evangelion perché so dei suoi difetti. Per altri è già una girella intoccabile -a prescindere-. Sono felice di avere creato una girella molto molto molto meno 'viziata' di altre, ma alla fine sempre una girella si mette in forno. Dico, per me, che la responsabilità dell'operatore del settore sta proprio lì: una mistificazione è troppo spesso per troppe persone 'per sempre'.
  2. Shito

    Mahou Shoujo Madoka ☆ Magica

    Sicuramente ci sono sempre delle eccezioni, che si possono considerare tali finché sporadiche. Non so se Takahata sia tra queste, forse il Takahata dei '90, sicuramente non quello della giovinezza. :-)
  3. Shito

    Mahou Shoujo Madoka ☆ Magica

    Credo in effetti che non lo sia in assoluto. ^^; Per i miei conoscenti, scusami, intendevo dire che non sono 'quel tipo' di otaku (quelli che comprano gadgettistica). Sono tutti otaku tra la prima e la seconda generazione, per lo più miei senpai. Gente che legge i libri di Okada (non quello sulle diete) piuttosto che comprare figure. ;-)
  4. Shito

    Le DIVICHE

    Ivo: sicuramente l'unica realtà è quella che è esistita, ma sinceramente chiedo la tua *sensazione*: pensi che con un altro adattamento (fedelissimo piuttosto che stavolto in altro senso ancora), l'anime avrebbe perso di popolarità e successo locale? Io credo di no. Lo credo perché ero nel pubblico, al tempo, e così i miei amici e i miei corrispondenti. Eravamo tutti ragazzi (io quattordicennne), eroi del domani (lol), e semplicemente l'aulicità epica dei dialoghi ci era indifferente, a volte ci pareva grottesca. Tolti alcuni strafalcioni evidenti, non potevamo immaginare la portata dello stravolgimento, ovviamente. In tutta onestà, credo che una recitazione convincente ancora ancora possa contribuire all'impatto dell'opera. Per esempio, non conoscendo l'originale la distribuzione dei cinque protagonisti appariva ben bilanciata, assai azzeccata. Ma davvero oltre a una recitazione 'esaltante' e 'calzante' non credo che una cosa 'intellettuale' come un adattamento fatto in un modo piuttosto che in un altro avrebbe cambiato gli ascolti di un 1%. Lo so, è come darmi la zappa sui piedi: la fedeltà dell'adattamento, la sua correttezza, non vale un soldo. Lo credo davvero. Ma credo anche che solo i poveri di spirito non misurino il valore che in termini monetari. io credo nella responsabilità culturale ed educativa degli operatori di settore, e su quella fondo la mia deontologia e il mio operato. :-)
  5. Shito

    Le DIVICHE

    Ah beh da noi negli OVA di Tenchi Muyo fu cambiato, non ricordo come, il nome ad personaggio il cui nome originale era Kagato, scelta compresibile. Uno dei rari casi del genere a me ascrivibili. L'altro era 'Rinko' in Street Fighter II V Quello era proprio inteso da Swift, che era un burlone. ^^ Ma era anche inglese, quindi la *corretta* pronuncia di Laputa è Lapyuta, all'anglofona. E infatti anche in giapponese è ラピュタ e non ラプタ. Ciò detto, al ridoppiaggio di Laputa potrò (spero) far pronunciare 'Gulliver' come 'Galliver'. :-) Inoltre: Ivo, non pensare che le scelte di stravolgimento siano riuscite perché hanno incontrato il successo di pubblico. La verità è che per 'il grande pubblico' il contenuto di un'opera fa poco e nulla, a tutto vale l'atmofera visiva e la creazione del fenomeno. Non c'è alcun merito di vendita in alcuna scelta di adattamento. E' solo una questione culturale. Buona cultura del rispetto dell'altrui opera, cattiva cultura della boria della riscrittura dell'opera altrui. E poi il pubblico si abitua parimenti all'una o all'altra. Sei Saint Seiya fosse stato tradotto e adattato fedelmente, non avrebbe fatto né un po' più né un po' meno di successo, ne sono certo. E' triste, ma il valore di un buon adattamento o cattivo adattamento è *solo* culturale reale, e educativo/diseducativo. Ogni altra visione è da commerciale sciocchino. Se il fenomeno è *spider man*, una settimana di battage pubblicitario spazzano via decadi di *uomo ragno*, e nessuno se ne fa un patema. Il pubblico di massa è psicologicamente informe. Per questo proporre opere al pubblico comporta (dovrebbe comportare) un'assunzione di responsabilità reale. Tra qualche anno, allo scadere dei diritti, ritradurrò Le Petit Prince a cominciare dal titolo errato. Il fennec (in francese: le renard (du desert) nella mia sign sa il perché. Tanto basta.
  6. Shito

    Le DIVICHE

    L'autrice dichiara che lo immaginava come un personaggio sempre in frenetica attività, sempre a ronzare tra faccende, non a borbottare. Ivo: ricordi male. Quanto a 'cosa ci stia meglio per ciascuno', provo a scandirlo: E' SOLO ABITUDINE :-) Il gusto è abitudine. Al 99%.
  7. Shito

    Le DIVICHE

    L'autrice si è detta particolarmente umiliata da alcune scelte proprio OPPOSTE all'originale, come 'Silente' per 'Dumbledore', IIRC.
  8. Per nulla e per nessuno sono due concetti del tutto diversi. Specie se, come me, lavori per l'opera in quanto tale, ovvero per la sua pura potenzialità espressiva. Prova a cercare BR in Italiano, credo si trovi nei negozi o sulla rete in forme di sharing varie. E' un bel film, e il doppiaggio era venuto piuttosto bene, davvero.
  9. Shito

    Le DIVICHE

    Questo è oro. Nel senso che, come ho sempre detto e sostenuto, ogni pubblico ha il mercato "che si merita", perché il libero mercato è in economia ciò che la democrazia è in politica. Ho sempre sostenuto che la "dignità dell'acquirente" è saper premiare con l'acquisto e punire con l'astensione dall'acquisto i produttori che ritiene virtuosi o viziosi. Il voto dell'acquirente si esprime con le banconote. Così il pubblico può esprimere la sua 'preferenza' in un linguaggio sensibile al produttore, in nessun altro modo. Lo dissi in una vecchissima intervista che venne letta e intesa tutta al contrario, e io additato come strangolatore del povero pubblico vessato dagli editori cattivi. La realtà è che in un sistema maggioritario, l'istanza minoritaria è insignificante. Ovviamente una nicchia di mercato è un sub-segmento che può avere una maggioranza interna che rappresenta una minoranza nella grande figura, questo è ovvio. Ma ancora, la minoranza deve sapersi esprimere in termini economici. Non si può, insomma 'piangere' per le cose che si ritengono malfatte ma poi comprarle lo stesso perché "questo passa il convento". Ancora, io Mononoke Hime al cinema non l'ho mai visto. Fu un sacrificio, per me. Sono sempre convinto di avere agito secondo la mia giusta coscienza, e per il meglio.
  10. Shito

    Le DIVICHE

    Riassunto di ottimo Wall of Text: "sono parzialmente rinunciatario a priori sull'efficienza della comunicazione interlinguistica". Capisco. Tuttavia, per quanto io concordi la 'perfezione' comunicativa sia impossibile da raggiungersi, sono certo che debba restare l'ideale concetto limite dell'interpretariato linguistico. E' un limite, non lo si raggiungerà mai, ma ci si avvicinerà indefinitamente. Tipo la freccia scoccata contro l'albero che non raggiungerà mai l'albero, ecco. ;-) C'è poi un'altra cosa. Per come la vedo io, la fruizione di un'opera straniera (fedelmente tradotta) è occasione di incontro col diverso. Non si deve indorare la pillola di questa diversità, domesticando l'opera, perché è proprio abbattere il valore di quell'incontro. Non percepirò mai come null'altro che quello che sono (molti miei congiunti si interrogano su cosa sia, in effetti, ma è altra storia), ma è proprio irretendomi dinanzi alla stridente diversità culturale che posso interessarmi in qualcosa, e da quell'interesse nascere l'arricchimento personale.
  11. Shito

    Le DIVICHE

    Sottoscrivo appieno il post di Taro. Come mi capita spesso di dire, un doppiaggio, se e solo se ben fatto, al massimo *serve*. Nel senso che ha un'utilità. Se è fatto male, è peggio che inutile, perché è dannoso. Sì, Ivo, in Italia come scrivevo altrove c'è proprio una pessima 'cultura' della traduzione. Non è solo nel doppiaggio. Vittorini faceva ben di peggio delle cose che hai citato, e in genere è sempre stata un'ignoranza boriosa delle opere originali a legittimare nell'ignoranza il cambiamento indiscriminato. Non si può amare, e neppure apprezzare davvero, ciò che non si capisce. Quindi non capendo un'opera straniera, professionisti e pubblico, non si trova niente di meglio da fare che stravolgerla a proprio uso è consumo. E' una cosa che mi da una sofferenza esistenziale sottile. Tipo, la sconfitta del bello, la morte dell'anima.
  12. Kobayashi: Battle Royale, Nakagawa Noriko a Kawada Shougo.
  13. Shito

    Mahou Shoujo Madoka ☆ Magica

    Perché l'insegnamento è vocazione, e la più alta forma di amore per il prossimo, di filantropia genuina. Eraclito lo sapeva.
  14. Shito

    Le DIVICHE

    Da una riga di Fencer ho capito perché empatizzo con Giobs. Facezie a parte, le cose cambiano. Inesorabilmente. Stanno cambiado. E' pacifico che io sia radicale in un senso, ma è altresì pacifico che le cose -pur senza venirmi incontro nella mia radicalità- stanno cambiando in quel senso. Non per merito mio, certo, ma per natura delle cose. Il che è blandamente confortante, almeno per me. "O un doppiaggio e un adattamento sono rigorosamente fedeli, o peggio che inutili sono dannosi". La storia ce lo insegna. Non c'è nulla di più criminale (artisticamente parlando) che diffondere l'opera altrui snaturandola, e così sedimentandone una cattiva percezione in un pubblico pure innocente.
  15. Shito

    Mahou Shoujo Madoka ☆ Magica

    Non so se proprio loro ne comprino, eh. In genere non sono figure-otaku, forse non si definirebbero proprio 'otaku', tutto sommato. ^^;
  16. Shito

    Le DIVICHE

    Raccontino. C'è una battuta, nel primo episodio di FLCL, che è in controfase. Dire 'è in controfase' è un modo veloce per indicare la presenza di un errore tecnico nella modulazione del suono in fase di mix audio. E' proprio in controfase = questo è un fatto. Il 'controfase' è un errore tecnico = questo è un fatto. Ora, il mio punto fu, questo errore tecnico fu voluto/intenzionale o no? La mia risposta fu: non importa. Perché, voluto o casuale, quell'errore è parte dell'originale. E va riprodotto. Perché, voluto o casuale, è un errore che non è mio. Quindi non posso correggerlo io. E non potendo contattare gli autori (gli unici che avrebbero potuto 'emanare' la legittima intenzione di correzione), io l'ho fatto RIPRODURRE nella versione italiana. Pari pari. Controfase. Il fonico di mix (molto bravo) non ci credeva. Mi ha fatto firmare qualcosa, se ricordo bene. Ora qui potrei scrivere tutto il ragionamento che mi ha portato a *credere* ovvero *supporre* che la cosa, pur apparentemente folle, fosse intenzionale. Ma il punto è che non importa cosa creda io. Quella è storia della storia, e pure presuntiva. --- Bonus: stasera a casa dei miei genitori, in clima prenatalizio, incrocio una commedia americana natalizia carina e simpatica. WoW. Il doppiaggio, a sentirlo, è WoW. Ma proprio WoW. Una di quelle cose rare. Allora mi dico: sta a vedere che è diretto da Fiamma Izzo. Era diretto da Fiamma Izzo. Ok riconoscere le voci al suono, ma le direzioni? WoW. Nota dolente: Cameron Diaz con la voce di Georgia Lepore (ottime recitazioni entrambe, ottimo accoppiamento distributivo) che dice "sei un fico da paura" E dentro il mio cervello che esplode canta Venditti: "graaaaaaazzie roooooooomaaaaa". ;_; Non per dire, ma hai presente Kubrick, hai presente Clare Quilty, hai presente in italiano? No, eh? Meglio così.
  17. Shito

    Le DIVICHE

    Credo che per comprendere al meglio i contributi del signor De Palma, si tratti in primo luogo di focalizzare bene che, come operatore del settore, lui a volte riporta dei 'dati di fatto' della consuetudine dell'ambiente del doppiaggio italiano, che in primo luogo gli preesistono, e in secondo luogo non è necessariamente detto lui sposi in toto, o in parte, o per nulla, secondo una sua personale visione delle cose che, questa sì e solo questa, è a lui ascrivibile e criticabile personalmente. Più in dettaglio Ci sono molte cose vere in questo passaggio, altre opinabili. E' vero che il sincrono dell'animazione giapponese è genericamente impreciso, talvolta realmente approssimativo. Questo è un fatto, non un giudizio di valore. Le cause sono due: come diceva il signor De Palma, si tratta di una minore importanza data dalla cultura/tradizione giapponese del settore al sincrono, e di un effetto diretto di un modo di lavorazione. Nel *migliore* dei casi, il doppiaggio originale giapponese viene eseguito sulle scene già animate, ovvero come da noi. Questo accade per rari prodotti -tipicamente cinematografici- ad alto budget. In altri casi ci sono solo riprese di storyboard o designi 'rough' temporizzati. Ma nella maggioranza dei casi, ci sono solo 'le strisce'. Ovvero, sullo schermo in sala di doppiaggio 'passano' sul video diverse strisce (verticali, orizzontali, oblique) ognuna delle quali è associata ai 'momenti di battuta' di un dato personaggio. Se volete capire, la cosa è stata messa in scena negli ultimi due episodi televisivi di Evangelion. Se da un lato capire questo è capire subito una radice dell'approssimazione fattuale del synch giapponese (nella stragrande maggioranza dei casi), capirne le ragioni concettuali è più arduo. E' più arduo perché la nostra 'tradizione professionale', nonché l'abitudine del pubblico, si dice del tutto opposta. Provo a dettagliare. Il 'synch' si basa su alcuni concetti, spesso presuntivi, nati in un ambiente specifico: il doppiaggio. Nel doppiaggio, si presume di dover 'coprire' con suoni vocali ogni apertura o movimento labiale visibile dei personaggi, per "non lasciare il dubbio" a committenza, pubblico o chicchessia che un labiale vuoto sia errore o dimenticanza. Questa logica, del tutto contraria alla realtà (nei film live con audio in presa diretta i movimenti labiali non sono rari, dato che l'emissione di voce non è prodotta dal muoversi delle labbra, ma dall'emissione d fiato che eventualmente si vocalizza), si è radicata nel tempo comportando diversi corollari del tutto artificiosi, in primi la tendenza a riempire ogni movimento labiale con parlato sino e oltre l'ultima chiusura di bocca visibile. Anche questo è del tutto innaturale, poiché l'ultimo vocalizzo -specie in una lingua come l'italiano, che chiude le sillabe terminali in vocali- è sull'ultima emissione vocalica, ovvero sull'ultima apertura di bocca. In realtà, l'ultima chiusura è muta, o semi muta. Potete mettevi allo specchio, parlare scandendo un po' le sillabe, e verificare voi stessi. Io l'ho fatto a lungo. L'idea quindi che un doppiaggio 'professionale', ovvero 'di pregio', debba avere un synch preciso è diventata per l'ambiente del doppiaggio italiano l'idea che un doppiaggio 'professionale', ovvero 'di pregio', debba avere INNANZITUTTO un synch preciso. Ben oltre la semplice volontà di 'far iniziare e finire una battuta sul tempo del movimento labiale visivo', istanze recitative come il ritmo recitativo necessario alla giusta interpretazione, la necessità recitativa di micropause o sospensioni interne alla battuta, e quant'altro, sono state tutte soggiogate alle 'esigenze' di un synch 'preciso'. Infine, anche la scrittura delle battute stesse è stata subordinata al synch: se già scrivere le stesse cose dell'originale non è mai stata interesse o cura della nostra tradizione di doppiaggio, l'alibi del synch avrebbe fornito il rifugium peccatorum dello stravolgimento deliberato, della reinvenzione indiscriminato del testo originale. Come si può vedere, la logica giapponese e italiana sul synch sono per lo più opposte. Per la tradizione italiana, il synch è il fondamento necessario di un buon doppiaggio. Per i giapponesi, è un vago simbolismo di identificazione del parlante. Per gli italiani, tutto in un doppiaggio si sacrifica al synch. Per i giapponesi, il synch è sacrificato a ogni altra cosa in un doppiaggio. Io credo che questa cosa sia nata dal fatto che, essenzialmente, il doppiaggio italiano è nato per lavorare su opere altrui (straniere, in epoca fascista), indi è nato come ambito autoreferenziato, e autoreferenziale. Il, doppiaggio in Giappone, è nato come parte costitutiva di un intero prodotto interno -cinema o animazione- e infatti si chiama 'afureko', da 'after recoding' (nel senso: dopo la registrazione del visivo, ci si mette l'audio). Credo che tutti i mali del doppiaggio italiano, di cui il priorato del synch è per me fulgidissima espressione, siano così riassunti. Ci ho pensato molto, sapete. Ho fatto ricerche storiche e prove empiriche di percettivismo audiovisivo. Davvero. Per cominciare: la nostra percezione acustica, essendo stereo-uditiva, è direzionale. Noi percepiamo lo spazio in tre dimensio perché abbiamo due occhi (stereovisione), e il suono in tre dimensioni perché abbiamo due orecchie (stereoadizione). Quindi, quando Walt Disney fece Steamboat Willie,si pose un problema: le parole, il suono delle voci, non sarebbe 'uscito' dalle bocche dei personaggi a video. Sarebbe uscito da un'unica cassa posta sotto il video. Non c'era una cassa dietro il telone che si muoveva per andare a rispettare la posizione dei vari parlanti, indi la percezione spaziale direzionale delle voci sarebbe stata, necessariamente, sballata. Questo era un problema insormontabile. Disney si chiese, funzionerà? Sarà credibile? Funzionò. E funziona ancora. Non conta quante 54315153.1 casse abbiate, il suono di un audiovisivo NON proviene dalle bocche dei parlanti. Ma a voi pare così. PERCHE'? E' una questione cerebrale, non uditiva. Funziona perché è il nostro cervello che, inconsciamente, associa immagini e suoni. Poiché mi interesso di neuropsichiatria, conosco moti giochi interessanti per ingannare queste percezioni associate. Siete mai stati in uno di quei bar con video e musica dissociati? Tipo sul monitor un concerto di Vasco Rossi, in audio filodiffuso un brano di Anastacia, e *sembrano andare a synch*. Coincidenze assurde* ? No, sincronie percepire -ovvero percettivamente rilevate- ovvero create. dal nostro cervello associativo. In soldoni, il cervello 'presume' che se una persona parla, e si sente una voce, è quella persona che sta parlando. Come si 'aiuta' il cervello in questa funzione? Rendendo l'associazione audiovisiva credibile. Ah, quindi con il synch preciso? Anche. Ma crediateci o meno, è l'ultima cosa. Perché prima di questo, ci sono ambiti di percezione assai preponderanti, come la credibilità dell'espressione vocale sull'espressione facciale (recitazione), l'aderenza della tipologia vocale al physique del parlante, e altro. Quindi? Quindi quello che sto dicendo è che, contrariamente a quanto si crede nell'ambiente del doppiaggio italiano, che si riferisce solo a se stesso e si autocompiace a sé stesso, benché il synch sia una cosa buona e bella, e l'ultima cosa che serve a un doppiaggio perché quel doppiaggio sia buono, degno. In primis, bisogna considerare il doppiaggio esso tutto come una *mera parte* di un tutto (un prodotto audiovisivo). Quindi, ovviamente, la prima cosa è che i personaggi dicano le cose che devono dire. Poi, e inizia l'ambito del doppiaggio, le voci dei personaggi, opportunamente selezionate e distribuite, devono leggere le cose corrette col giusto significato e recitarle con la giusta emozione. Questo è il primo e principale punto della credibilità audiovisiva del risultato. Infine, se è possibile, recitare le battute quanto più a synch è un bel plus, una bella ciliegina su una torta. Non molto di più. quindi, ordine gerarchico di Shito: -testo della battuta -lettura della battuta -recitazione della battuta -synch della battuta. Sono come le leggi della robotica, una successiva non può avere ragione su una precedente. Per me non si decide il ritmo recitativo per il synch visivo, ma per la recitazione. e non si allunga 'inventando' una battuta per metterla a synch, no. Ora, se inverite esattamente quell'ordine prioritario (e fondete in una sola cosa 'lettura' e 'recitazione', la cui fondamentale differenza sostanziale sfugge ai più), trovate la concettualizzazione del doppiaggio italiano. Infatti io non sono un direttore di doppiaggio. Lo faccio, ma non lo sono, mai vorrei esserlo e mai lo sarò. io faccio la localizzazione di opere straniere, di cui il doppiaggio è una parte, e ragiono sull'opera essa tutta, non sul doppiaggio. In genere questa mia visione viene compresa e condivisa solo dai (migliori) fonici di mix, che per cultura dell'audio e della composizione dell'opera hanno una comprensione più profonda (meno ristretta) di 'che cosa sia un film, nel suo insieme'. La chiave è, come sempre, la visione olistica delle cose. Per contro. il doppiaggio pensa solo a sé stesso, e peggio l'assistente al doppiaggio pensa solo al synch, come fosse una cosa che esistesse per sé. Ma non è così. Tutte cose vere, e mi piacerebbe parlarne più avanti, se interessasse ad altri. Per ora direi che ho scritto abbastanza, salvo ricordare che -come diceva Voltaire- le cattive abitudini sono tantopiù cattive quantopiù radicate. Unico giudice obiettivo: la ragione. --- Appunti di sviluppo per me: -'assumption is the mother of all fuck-ups', come comportarsi con i presunti errori dell'originale. -lettura & recitazione -i limiti del discernimento discriminatorio dentro e fuori l'opera altrui -il finto autorato della ricreazione, l'insignificanza del gusto locale -cattive abitudni professionali, poi presunte nel pubblico Oltre al simpatico avatar (troppo onore, troppo onore ^^ ), ti ringrazio per la dimostrazione di stima implicita. In verità io mi sforzo anche di mettere in discussione le cose che credo certe, crociando Devoto-Oli e Treccani almeno. Ognuno di noi ha un italiano in testa, il suo proprio, e inconsciamente ciascuno si sente 'la norma', ma non lo è. Per esempio con MimiSuma ho scoperto che 'fradicio' non vuol dire 'bagnatissimo, zuppo', ma 'marcio', *inclusa* la connotazione negativa di corruzione della materia (marcescenza). Io credevo fosse solo 'zuppo d'acqua', non 'andato a male'. E invece mi sbagliavo (o poi fatto un sondaggio, pare sia errore comune). Quindi quando Shizuku dice 'mou atama ha guchagucha' mi sono impedito di usare 'ormai ho la testa/cervello fradicia/o", perché sarebbe stato come dire 'marcita/o', *anche se a me non sembra così*. Ma non è la mia abitudine a statuire il significati delle parole, no. Questo devi dirlo a lui, io l'articolo non l'avrei messo... di sicuro non mi lamento (troppo) se c'è ma della scorrevolezza dei dialoghi a Shito non è mai fregato una ceppa, lo sappiamo tutti qui dentro, quindi inutile farglielo presente Entrambe le opzioni sono accettabilissime in ogni caso, vi è blanda sfumatura tra le due -che uso entrambe-. In quel caso, ero stato io criticato per aver usato OMG "il papà", e tacciato *con quell'esempio* di usare un italiano difficile, involuto e blablablah. Strabuzzo ancora a ripensarci. ^^; e ti ringrazio di cuore per questo Sono felice tu abbia apprezzato, ma soprattutto capito, le ragioni della mia scelta. Dal mio punto di vista, era una scelta doverosa, quindi una sorta di finta scelta, mezza scelta. Ragionando per logica, minimizzando l'influenza del proprio stesso gusto, tutto diviene necessario. Sono un servo delle opere su cui lavoro.
  18. Shito

    Le DIVICHE

    Concordo che l'uso di regionalismi sia peggiore dell'uso di popolarismi (che sono perlomeno nazionali). Personalmente, trovo davvero difficile immaginare una logica di traduzione/adattamento in cui una vulgata locale diversa da quella originale possa avere senso in opera straniera doppiata. Questo, per reflusso di forma sul contenuto, abbatterebbe la "quarta parete" narrativa mandando a pallino la sospensione di incredulità. Ebbi questo problema su Abesho, che in originale era tutto parlato in Osaka-ben -ovviamente-, ma parimenti non trovai pensabile l'uso di regionalismi italiani.
  19. Shito

    Mimi wo Sumaseba in italiano

    Sei il benvenuto (e stai per avere un PM).
  20. Shito

    Le DIVICHE

    Pensierini (credo che il signor De Palma capirà al volo, ma per chiarezza a beneficio di tutti): 1) c'è una differenza tra 'regionalismo' (variazione linguistica diatopica) e 'popolarismo' (variazione linguistica diastratica). 'casino' è popolare nazionale, 'sporta' [per: sacchetto/busta] è regionale. Ovviamente in entrambi i casi vale l'elemento diacronico. 'Babbo' è oggi sul filo del regionalismo, un tempo non era così. 2) C'è differenza tra parole regionali in quanto tali, e costrutti idiomatici regionali nel loro essere costrutto idiomatico, seppure formati da parole individualmente non regionalistiche. "mi manda ai matti" = espressione regionale di parole italiane "grattachecca" = lemma regionale di per sé --- ci sono anche usi di parole italiane regionalizzate solo nell'uso, come per "secchio" usato per "cestino/bidone della spazzatura".
  21. Shito

    Mahou Shoujo Madoka ☆ Magica

    @ Garion: Infatti io dicevo 'anche' ai maschi, non certo che il canone classico non sia prevalentemente femminile. D'altro canto, la categorica, netta, espicita e universale (in spazio e tempo) esclusività d'appannaggio di genere è forse inedita in Madoka Magica, soprattutto nella veemenza categorica con cui è espressa. Quanto ai miei amici giapponesi, loro non parlavano dei loro 'vizi', ma del loro intendimento sulle intenzioni del regista.
  22. Shito

    Le DIVICHE

    Caro collega, il romanesco dilaga nei testi di adattamento italiano per il doppiaggio fatti a Roma. Molte persone di Roma hanno una percezione piuttosto "traslata" del cosidetto 'italiano sub-standard'. Tipicamente, espressioni come "mi manda ai matti", che sono regionalismi tipici e che mi fanno sanguinare orecchie e cervello, si ritrovano nei dialoghi di sit-com americane, ecc. Di recente una persona mi ha persino detto che un mio adattamento era difficile e usava una lingua desueta perché una ragazzina ha usato l'espressione: "è tornato il papà!". Ho provato a spiegargli che 'papà' in italiano è un sostantivo comune, non certo un nome proprio, e come tale è più correttamente accompagnato dall'articolo determinativo, laddove eliderlo sarebbe piuttosto porre l'enfasi sull'origine di prestito francofono del lemma. Inutile. Avrei florilegi di esempi simili, dalla consecutio temporum alternativamente ignorata dove necessaria o estensivamente applicata dove indebita, a usi del congiuntivo del tutto capestri (eufemismo...), e quant'altro. E' un cattivo momento per la lingua italiana dei media, soprattutto.
  23. Shito

    Nespresso...

    Sì, il ritmo e quello. L'anno prima fu Tanzarù primavera Kazaar autunno. Ho appena sentito George. A gennaio Kazaar in riedizione speciale, e poi ci saranno cmq altre due limited 2012 'regolari'.
  24. Shito

    Nespresso...

    La prima (e unica?) limited del 2012 sarà il comeback di Kazaar, da popular request. E' stato annunciato ufficialmente.
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