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Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Che vuol dire "se score"? -
Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
E io che pensavo che combinare "neo geo" e "shito" in un solo thread portasse a post di folle lunghezza... -
Le DIVICHE
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In genere, oggi come oggi i diritti di sfruttamento di un doppiaggio restano 'attaccati' all'opera, e ai diritti di sfruttamento di quella per il territorio locale. Ma dipende dai contratti di licensing. Ooops, aveva già detto Shuji. La si prenda dunque come una conferma. :-) -
Le DIVICHE
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Mmmh... sicuramente direi che un buon doppiaggio -buono per come lo intendo io- nasce in fase di distribuzione dei ruoli. Per esempio, e questa è un'altra cosa che fa sempre strabuzzare i miei colleghi- io per le distribuzioni mi affianco sempre agli assistenti al doppiaggio che mi vengono assegnati, specie se di esperienza. Ho notato che tipicamente molti colleghi direttori di doppiaggio si guardano bene di condividere la loro 'autorità' di distribuzione con figure professionali loro vicine. Forse è anche una questione di personalità. Ma a me la personalità non interessa. Troppo spesso i direttori hanno in mente una sola 'maschera' per uno o più attori, e troppo spesso si prende per 'pasta vocale' o 'imprescindibile personalità recitativa' quello che invece è magari solo il ruolo "più comodamente" interpretato da ciascuno (bravo attore), quello che gli viene più spontaneo. Io non faccio eccezione. Ma gli assistenti al doppiaggio, che stanno in sala, affianco agli attori, e spesso su lavori diversi, con maggiore continuità, hanno un polso diverso sugli attori. Per me, il loro imput è fondamentale. Credo tuttavia che la bravura di un attore sia anche nella capacità di aderire a un ruolo (si dice a teatro: lo studio e la costruzione del personaggio). Nel doppiaggio, questa cosa è strana perché lo 'studio' non è uno studio di creazione inedita, ma è uno studio di ri-creazione di un personaggio preesistente che andrebbe fatta insieme col direttore, dato che il tempo è poco (non è che i doppiatori siano scritturati, e gli venga inviato il copione e il filmato a casa per studiare il personaggio - non funziona così questo lavoro). Per fare un esempio concreto: senza dubbio un personaggio con una fisicità e una personalità come il Conte di Cagliostro nel famoso film di Lupin è un personaggio che facilmente si può pensare a una vocalità come quella di Ivo De Palma. Parlando di un altro film di Miyazaki, c'è Muska, il cattivo di Laputa, che ha una personalità diversa, espressa tramite un diverso modo di parlare. Muska è più intellettuale del conte, molto più intelligente. E' un finto dimesso, è il classico generale che finge di servire devotamente il re stupido salvo tradire con alcune salaci battute (che il re non coglierà) il suo disprezzo, il suo disgusto per l'idiozia. D'altro canto, è un personaggio che cova una forte repressione per un 'valore non riconosciuto' del sé. Quindi, la sua è una espressività molto 'imbrigliata', molto trattenuta. Questa non è la caratterizzazione che farebbe venire subito in mente la recitazione "classica" di Ivo De Palma, ma se l'attento direttore ascoltatore trovasse una notevole aderenza di pasta vocale (quella che non si cambia, e dipende da cose fisiologiche e somatiche come la cassa toracica dell'attore, le corde vocali, etc), e partendo dal presupposto della stima delle capacità recitative e interpretative dell'attore, sarebbe forse sbagliato pensare a Ivo De Palma sul ruolo, per costruire insieme la personalità non già preimpostata dell'attore, ma del personaggio stesso? Io credo di no. Ovviamente, ci sono dei limiti. Ci sono attori molto bravi, straordinari, meno versatili di altri. Ci sono attori perfetti su un certo tipo di ruolo, ma che a fatica si trovano su altri. E tante altre differenze. Credo in effetti che la parte più difficile di un lavoro come il mio sia proprio cercare di conoscere davvero, di capire le capacità di ogni attore, per saperlo collocarle al meglio nella riuscita di un lavoro necessariamente corale come un doppiaggio. E' vero che anche il doppiaggio giapponese degli anime è tradizionalmente molto sovraenfatico, comunque. Infatti quando Miyazaki incominciò a scardinare quello stilema, sollevò un vespaio. Dico in Giappone. -
Credo che lo studio ghibli non abbia distribuito HV della sua roba fino ai 90 inoltrati.
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Le DIVICHE
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Devo comunque specificare che il mio discorso era principalmente appuntato nell'ambito di traduzione/adattamento e tentativo di resa espressiva. Ovviamente, ogni recitazione deve avere una sua credibilità 'realistica' nella propria lingua, altro non si può fare. E ci mancherebbe. Ciò che intendo dire nel senso di 'aderenza recitativa all'originale' è nel tentativo di interpretazione della recitazione originale, ovvero capire quanto una battuta sia in originale drammatica, sottotono, enfatica -e non parlo di cose 'brute' come il livello di volume vocale, o la somiglianza trimbrica- e tentare di rendere quello stesso equilibrio nel canone fonetico, fonologico ed espressivo della propria lingua. Non credo quindi che una buona estrazione attoriale e vocale sia demerito, tutto al contrario credo sia pregio essenziale per ogni attore doppiatore, certo. La mia idea è che la prospettiva diciamo culturale con cui si imposta un lavoro di localizzazione è quella che determina l'indirizzamento della capacità attoriale. Tipicamente, il doppiaggio italiano sembra ricercare il 'pezzo di bravura' recitativa, la bella voce affascinante, l'attor giovane, e cose simili. Questa è tuttavia una contaminazione teatrale che secondo me non ha ragion d'essere nell'ambiente del doppiaggio. Credo che la capacità attoriale del doppiatore debba essere messa al servizio di quella 'resa interpretativa' di un originale, che a mio dire è obiettivo il cui raggiungimento richiede molto più sforzo da parte di tutti -specie degli attori stessi- che la conquista di un 'bel doppiaggio', nel senso del doppiaggio fatto bi 'belle voci che recitano con fascino'. -
Grazie Taro per non aver lasciato a me la solita maschera dell'integralista puntiglioso. Per il resto: quello che hai detto. Centomilionidivolte.
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Le DIVICHE
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Credo che il signor De Palma, nella risposta al mio precedente messaggio, abbia ben evidenziato quella che ritengo essere una delle radici di alcune delle grosse piaghe culturali del settore del doppiaggio italiano: l'autoreferenzialità. Si fanno cose, scelte e alterazioni perché altrimenti non gli autori, forse neppure il pubblico avrebbe da ridire, ma "il circolo dei colleghi, studi, etc". Per carità, nulla di inedito: tutta l'accademia non è forse lo stesso? Sì, lo è. Ma questo non sgrava di un granello di polvere la mole del tremendo vizio. Tutto l'ambiente del doppiaggio italiano è molto autoreferenziato. Si parla della 'tradizione del doppiaggio italiano', si parla degli usi e stili codificati, tutte queste cose. Mi sono sempre chiesto: ma che valore hanno queste cose *italiane* nel lavoro fatto su opere *straniere*? Non ho mai trovato alcuna risposta sensata, e difatti personalmente ho sempre inteso ignorare -nel senso di "fare proprio come se non esistessero"- tutte quelle cose. Ma sono sempre stato guardato come un marziano dai colleghi, o come un matto, o come in ragazzino sciocco (o peggio). Il che, va benissimo. Va benissimo perché in effetti a me non può, non deve interessare cosa un mio lavoro produca SU DI ME. A me deve interessare cosa un mio lavoro produca SULL'OPERA che sto lavorando. Ovvero: Prospettiva per me corretta: io sono il mezzo, l'opera è il fine. Prospettiva per me errata: io sono il fine, l'opera è il mezzo. La mia idea è che io non devo localizzare un film per lavorare, per guadagnare soldi, per farmi accettare dai miei colleghi, per accumulare esperienza. Io devo fare tutte le cose succitate per adattare un film. E' semplicemente l'esatto opposto. Io sono lo strumento di ciò che faccio, e se mai ciò che faccio diventasse il mio strumento, smetterei di farlo. Subito. -
Credo sia tutto vero. Del resto, una miniserie di OVA ha spesso un minutaggio superiore a quello di un lungometraggio, vedansi cose come Giant Robo, etc.
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IIRC il mercato OVA si considera nato con Area88 e con i Cream Lemon (e tutta la pletora del softcore/gravure con trame posticce che ne segue, stile la strain delle 'bikini armor heroine' - cfr anche Athena by SNK) che certo in TV non andavano, e poi si considera entrato in fase boom con GunBuster.
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Le DIVICHE
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Personalmente trovo sia bello che un professionista di lungo corso come il signor Ivo De Palma sia scrivendo su un forum di cui mi sento parte. Ora, ovviamente, questo non significa che mi sento indotto a piaggeria, ma a civiltà di dialogo sì. Io per primo posso ammettere che, da ragazzino, ero un fan sfegatato de "I Cavalieri dello Zodiaco" (avete presente i piccini che chiamarono Odeon TV ad libitum per chiedere delle nuove puntate? Ecco...) e altrettanto posso dire di essermi ben presto emancipato da una simile memoria adolescenziale perché oltre all'ovvio (nomi mancanti, prima ancora che alterati), scoprii che il livello di alterazione dell'opera era davvero eccessivo. Ora, io credo che anche denigrando ciò che fu, per le ragioni che fu, nel parlare con un professionista (a parte essere mio collega, e mio "senpai") lo si debba fare in modo un po' più dignitoso che nel trolling selvaggio, perché -ancora- est modus in rebus. Per esempio, mi sarebbe piaciuto che il signor De Palma avesse risposto al post molto puntuale ed educato di Hyo, in cui si parlava di un livello di puntualità sull'originale che, almeno nella mia esperienza di quindi anni, non appartiene al doppiaggio italiano. Per dare un mio contributo, posso dire di aver dovuto spesso impormi -anche in maniera abbastanza violenta- su committenti e colleghi per lasciare mute le battute mute. Per quanto la scelta registica fosse evidente, non ho mai, mai trovato un assistente al doppiaggio che non strabuzzasse di fronte a un movimento labiale che non produce alcun suono. Come spesso dico, il doppiaggio italiano soffre di horror vacui. Attendo con ansia l'uscita di MimiSuma perché lì ho forse per la prima volta sperimentato un qualcosa che ora non dichiaro, perché altrimenti ne falserei la percezione, ma sul quale vorrò raccogliere commenti. :-) Personalmente, io ho lavorato come direttore di doppiaggio a Milano solo qualche volta, ma debbo dire di essermi trovato molto bene. Nel senso che, in generale, la mia idea di 'ricreare l'originale' mi è parsa molto più accetta nell'ambiente professionale milanese che romano. C'è anche da dire che le cose, seppure lentamente, stanno cambiando. Quando volevo a tutti i costi che le battute dicessero *esattamente* quanto detto in originale e fossero dette anche *come* in originale, ed era il 1997, questo faceva strabuzzare molti colleghi. Sembrava una cosa strana. Ovvero, con le VHS PAL e l'originale lontano un oceano o più, l'idea credo anche inconsciamente diffusa del doppiaggio era quella di "ricreare un'altra opera, nella nostra lingua, che piaccia al nostro pubblico, e gli operatori del doppiaggio sono gli artefici di questa nuova opera". Non un "edizione italiana", ma una "versione italiana". Spero che la differenza semantica risulti sensibile. Credo anche che la da me, da noi oggi vituperata versione italiana di Saint Seiya fosse nata in questa logica, e avendo vissuto quell'ambiente dall'interno non mi sorprende. Queste cose hanno iniziato a cambiare con il DVD, con l'originale a portata di click, con l'inglese sempre più conosciuto dal pubblico, e poi con internet, con la comunicazione che avvicinava le aree geografiche virtuali di un mondo dell'intrattenimento che si è andato globalizzando davvero molto dopo rispetto all'abuso cronachistico del termine "globalizzazione". Sarebbe bello instaurare un dialogo interessante su questi temi, e raccogliere le impressioni del signor De Palma e di chi fosse interessato. -Gualtiero Cannarsi -
Muore Shingo Araki e nessuno ne parla?
topic ha risposto a Shito in una kevin8 nella sezione Anime & Manga
Credo che un animatore dal tratto efficace ma elegante come Araki fosse richiesto sulla matrice volgare come quella del mangaka Nagai per moderarne il contenuto visivamente sboccato. -
Muore Shingo Araki e nessuno ne parla?
topic ha risposto a Shito in una kevin8 nella sezione Anime & Manga
Veramente Cutey Honey è il florilegio prototipato di scene lesbo e tettone (e SM anche, ma niente rori). -
Leggere Garion rispondere a Zio Sam è probabilmente come assumere un acido che funzionasse a singhiozzo.
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Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Da ignorante delle cose, da lettura sommaria, direi di no: non stai chiedendo troppo anche per il 'caso particolare' che è Saint Seiya. :) Ringrazio il signor De Palma per la precisa risposta sulla mia curiosità professionale. -
Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Ringraziando il signor De Palma per le sempre educate risposte, nel caso di Shito, al secolo Gualtiero, ebbene il piccolo Gualtiero fruì Saint Seiya nella sua versione nota come 'I Cavalieri dello Zodiaco', che amò molto. Ero del resto nell'età ideale per apprezzare il prodotto, ed ero il soggetto-tipo ideale. In un tempo in cui non sapevo ancora nulla di doppiaggio, né di adattamento, né di altarini vari, 13 anni erano abbastanza per capire che tutti i nomi personali dei 'cavalieri' erano stati soppressi. Tutti meno qualcuno. Ovviamente la scritta sulla battigia lasciata da Marin a Seiya dopo lo scontro con Misty Lizard fu la prova provata del casus, ma il casus era ai miei occhi autoesplicativo. Al tempo fu questo un caso che mi irritò molto, come infinitamente ancora mi dispiacque scoprire la mistificazione che era stata iniettata -in maniera del tutto deliberata- in un'opera che amavo. Ero veramente, a tredici anni, un fan sfegata de 'I Cavalieri dello Zodiaco'. Quando nasai l'inganno alzai un sopracciglio, quando ne scoprii l'entità buttai categoricamente a mare tutta la mia memoria, e dolorosamente, perché io non sopporto di amare il falso. Amare il falso è falso amore. Ora, stante il 'casus' di Saint Seiya, che è particolare a dir poco (grande mistificazione, grande successo, grande attaccamento del pubblico alla mistificazione), e stante il fatto che l'opera di proporre al pubblico un 'seguito' di quel lavoro sarebbe stato in ogni caso una gatta da pelare (per intenderci in soldoni: l'avessi fatto io, avrei rasato a zero ogni referente con ogni precedente edizione italiana, ripartendo da zero solo e sempre sull'originale, cosa che avrebbe senz'altro sollevato un vespaio notevole che non mi dispiace non avere a immaginare), mi pare di intendere che il signor De Palma abbia scelto una mediazione tra 'antichi errori sedimentati nel gusto del pubblico maggioritario' e 'nuova coscienza di fedeltà raggiunta da un pubblico minoritario'. Ora non sta a me giudicare l'opportunità di tale scelta, dato che non conosco sufficientemente i fatti e le loro contingenze, ma quantomeno mi par di ragguagliare una scelta consapevole e non casuale. Chi conosce i fatti che io ignoro spero avrà a parlarne con maggiore coscienza ma con pari educazione, perché "est modus in rebus", e benché questo sia un forum di trolloni -io forse il peggiore tra questi- pure sta a persone dotate di senno capire il contesto di ogni dialogo, e adeguarsi a quello e ai propri interlocutori. Al signor De Palma, del tutto astraendo dalle sue capacità recitative in quanto attore (non avendo io personalmente mai avuto occasione di lavorare con lui, e sapendo che è sempre difficile giudicare la prestazione recitativa di ogni attore o doppiatore sotto altrui direzione), mi interesserebbe davvero sapere quale sarebbe -oggi come oggi- la sua prospettiva di adattamento e direzione di doppiaggio qualora posto in modo di lavorare con totale libertà di scelta operativa sul un prodotto del tutto inedito. Ovvero: nessun sedimentato precedente, nessuna richiesta perentoria da parte della committenza. Lo chiedo perché, in tutta onestà, questo è più o meno la prospettiva su cui io ho sempre avuto la fortuna, il lusso e il beneficio di operare, salvo eccezioni di comunque minima restrizione. E quindi non mi parrebbe corretto maturare un mio personale (e comunque del tutto ozioso e insignificante) giudizio professionale su un collega che mi pare di capire si è per lo più trovato ad operare in condizione diverse da quelle che ho sempre cercato di creare per me stesso. La prospettiva culturale individuale, in ogni lavoro di localizzazione, è molto importante. Questo io credo fortemente.- --- Nota: il rapporto tra operatori professionali e pubblico, di nicchia soprattutto, è sempre cosa spinosa. Ne so qualcosa, e amerei anche discuterne, specie data la presenza di un collega che senz'altro ha avuto a che fare con la stessa questione, ma per ora cerco di restare focalizzato su un solo argomento nodale. -
No, nel senso che non è solo questo oggi come oggi, ma nel casus io parlavo di 'disegni animati fatti a mano', sì. In questo senso, credo tutto sommato che concorderai con quanto esprimevo. E' un fatto che la nascita della cosiddetta 'animazione digitale' possa essere l'esempio di un nuovo modo espressivo che ha soppiantato (se lo si vede in discontinuità) o evoluto (se lo si vede in continuità) quello dell'animazione disegnata.
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Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Credo sia evidente che il casus di 'l'animazione di Saint Seiya in Italia' fosse destinato a essere difficile a prescindere, nel senso che -per la natura delle cose- qualsiasi editore/publisher che non fosse piccolo abbastanza, o folle abbastanza, avrebbe dovuto giocoforza rapportarsi con l'esistenza di un pubblico che, per quanto noi possiamo ritenere ottenebrato da una cattiva abitudine, esiste. Non sto legittimando alcun intento con questo, si intenda, ma dico che è una realtà. Tornando alla disquisizione sui 'limiti ontologici dell'adattamento', in riferimento alle risposte fornitemi dal signor De Palma, direi che il punto cruciale è che per l'adattatore professionale non c'è alcuna differenza tra Sheakespere e un film comico di serie Z. Il punto, credo, sia proprio il sapersi sollevare da ogni giudizio di valore. Perché, certo, ognuno hai i *suoi* gusti. Anche l'adattatore avrà i suoi. Ma lui, lui e non altri, lui perché sta 'mettendo le mani' su un'opera altrui, i propri gusti dovrebbe avere la forza e la capacità di dimenticarli, di non considerarli. Perché il punto non è se l'opera alturi sia di valore elevato (Sheakespeare) o infimo (chicchessia), il punto è nell'aggettivo *altrui*, che è dato oggettivo ed obiettivo, non soggettivo e discrezionale. Quanto all'evoluzione storica della cultura della fedeltà nel doppiaggio in Italia, ciò che dice il signor De Palma è vero. Più radicalmente, sostengo da sempre che c'è in Italia una cattiva cultura storica del doppiaggio, e una cattiva tradizione. A fronte di una buona capacità recitativa, c'è sempre stata la boriosa pretesa di poter e sapere reinventare un'opera originale al meglio. Una voglia di autorato in territori che autorato non dovrebbero conoscere, a partire sinanco della traduzione - e non parlo di mero doppiaggio, anzi. Chi conosce le 'traduzioni' del pur pregevolissimo autore (di opere originali) Elio Vittorini, ad esempio, a questo punto dovrebbe avere i capelli dritti. E' una cosa triste che in un'area geografica che è stata pur culla della cultura classica e rinascimentale come la nostra, culla di cultura umanistica, si sia poi sviluppata una psiche al tempo stesso tanto provinciale, e tanto boriosa. Ma questo, tornano al nostro campo specifico, balza all'occhio in maniera evidente paragonando doppiaggi italiani, francesi, spagnoli e tedeschi dello stesso film inglese, ad esempio. Nella 'tradizione del doppiaggio italiano' è inclusa l'idea che "siamo i mejo", e l'ho trascritto dal romanesco per evidenziare quella che credo essere l'origine anche di questa mentalità. Non è così, non lo è stato. Partendo dal presupposto che è tremendamente difficile giudicare la recitazione, ovvero la componente 'acustica' di un'altra lingua (figurarsi recitata), è prospettiva in cui quanto a cultura del doppiaggio come "ri-creazione" di un originale preesistente noi italiani siamo all'incirca un fanalino di coda. Detto questo, anche al signor De Palma vorrei ricordare una cosa amara, perché tale da distruggere il valore nostalgico della memoria individuale, ma molto vera: nell'essere umano ogni gusto è principalmente abitudine. Ciò che mi piace è ciò a cui sono avvezzo, ed è un moto antientropico inconscio della nostra psiche, forse un sistema di sicurezza del nostro cervello che surrettiziamente induce al mio amato rifiuto dell'impermanenza, sì, ma ci piacerà sempre ciò a cui siamo comodamente abituati. Tra questo soggettivo gusto e il tentativo di rintracciare un valore quantopiù oggettivo, ci passa un mondo di differenza. Dal mio punto di vista, di operatore "artistico" (virgolette d'obbligo) e non commerciale, non si tratta mai di soddisfare un pubblico o l'altro. Si tratta di "soddisfare" l'opera in quanto tale, e i fruitori di quella che *ancora non la conoscono*. Sono loro, la dovessero amare od odiare, ad avere il semplice diritto di conoscere l'opera presentata loro in modo quantopiù veritiero. La responsabilità di un operatore professionale del doppiaggio non dovrebbe essere quella di "far piacere" alcun opera a nessuno, quanto quella di fondare una "buona abitudine" (ovvero: veritiera) di quella, così che ognuno potrà farsi il proprio giudizio indossando lenti colorare di una tinta più tenue possibile. -
Le DIVICHE
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Salve signor De Palma. Da collega, professionista come lei del settore, direi che il punto è che per dei professionisti chiamati a lavorare sull'opera *altrui* è necessario uno sforzo proprio deontologico nel contenere il proprio gusto, ovvero circoscriverlo in un'ottica di operato professionale che non è creativo in toto, quanto piuttosto ri-creativo di qualcosa di preesistente. Credo che in qualsiasi opera di intermendiazione culturala, quale ogni localizzazione di prodotto straniero -dalla traduzione letteraria di un libro al doppiaggio di un audiovisivo- ogni volta che un operatore 'ci mette del suo' in termini di *gusto personale* sta togliendo qualcosa del gusto personale dell'autore originale, che dovrebbe essere l'unico a considerarsi canonico. In altre parole, come spesso ho avuto a dire, nel nostro mestriere non si può dire giusto ciò che a noi pare bello, quanto piuttosto noi dovremo dire bello ciò che appare giusto. Dove 'giusto' è un giudizio di corettezza quantopiù obiettivamente misurato sull'aderenza dell'opera localizzata all'originale. Amichevolmente, -Gualtiero Cannarsi -
E' un post sottoscrivibile a parte l'ultima frase. Il rapporto 'mainstream generalista' e 'nicchia otakuzoku' è cambiato. Ma non è che il mainstream sia scomparso del tutto, o si sia risolto nella nicchia -che prima non esisteva proprio- Prendiamola così: senza dubbio l'animazione nel senso di 'disegni animati' è una cosa che sta diventato antica. Quindi, sclerotica. E' una cosa dei 'nostri anni', ma prima di un dato momento non c'era, e non è detto che siccome c'è stata quando noi eravamo ragazzi allora ci sarà per sempre. Forse cesserà. Forse sta cessando. Forse l'animazione sta diventando essa stessa una grossa girella in quanto tale, una cosa per bambini vecchi che non si sono rassegnati a crescere e non si rassegnano ad invecchiare. In fondo, era solo un modo di intrattenimento, e ogni generazione ha il suo.
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Le DIVICHE
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LoL, ma davvero ti hanno bannato per le tue OMG tendenziose soffiate? -
Una cosa a là Chrono Trigger di Woosley, insomma. Sigh.
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Se una serie che crea decine di prodotti uguali ed ugualmenti vuoti-moe è qualcosa di innocuo non oso pensare a cosa possa essere qualcosa di realmente nocivo. Provo a spiegaterlo con onesta sincerità. K-On! è una serie sulle vite di quattro più una brave ragazze, no? Non salvano il mondo, non si sentono fighe, non fanno casino, non danno danno. Ora, tutto questo non fa cattiva educazione. C'è un po' di amicizia, un po' di voglia di divertimento non malsano, e in un'epoca postmoderna e decadente, con un Giappone dove il livello di prostituzione tra le giovani uneversitarie che arrivano in città dalla campagna è spaventoso, direi che non fa che bene. Crediamo davvero che questa sia ancora l'epoca per gli eroi? Quando si sente che non c'è più nulla da costruire, nulla da salvare, nulla per cui combattere, nessuna missione... se non quella di NON fare una brutta fine nell'abulia quotidiana? Oh, se qualche otaku si fappa su K-On invece che andare a contribuire alla disperazione di una diciannovenne a pagamento in un love-hotel, dio benedica K-On. Vedi Chibi, io ragiono -con le opere narrative- in ottica di educazione sociale. Non è che mi importi del 'fottuto mercato dell'animazione' per se. Sai cosa fa danno? Merda come NaNa, dove si fa mitologia su due disgraziate, una più dell'altra, che vanno a fare le sbandate mezze punk a Tokyo per nessuna ragione, a scoprire di essere incita in un cesso pubblico, e si mitizziano personaggi simili. Questo è DANNO. Soprattutto se sei una quattoridicenne che legge un manga. Quando con altre parole l'ho detto a Ikeda-sensei, mi pare abbia condiviso la mia preoccupazione. Anche perché alla fine la 'oh mio dio' avangarde Oscar Francois de Jarjayes si mette con l'amico di infanzia, con l'innamortato di una vita, lo chiama marito per potersi chiamare sua moglie, e con lui si scusa per la defaillances (solo emotiva) per il bellone di passaggio. Come ogni brava ragazza di Osaka dei '70 che leggeva Margaret, sognava la fighetti biondini inglesi, e poi dopo le superiori si accasava con un bravo salary-man. :)
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Working Design lavorava con molta passione per i materiali, ma non so a fedeltà delle traduzioni. In Eternal Blue c'è Shinji-femmina, btw. I box per PSX sono oggetti davvero molto curati.
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La versione PSX è un discreto schifo. L'originale è ben altra cosa. Vi ricordo invece che a differenza dei due episodi canonici della saga, il terzo 'Lunar Magic School' credo esista solo per SegaSaturn, nativo su piattaforma a 32-bit.