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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Dal mio punto di vista hai espresso perfettamente il quid della questione, con il dono della proficua sintesi che mi fa grande difetto.
  2. A me il panettone piace senza canditi. Presumi male, e presumi male perché presumi senza saperne niente. Evitalo, fai più bella figura. Sì, di per me ho personalmente e costantemente parlato con i licensor europei (e non solo), i capicordata per l'approvazione delle immagini, ho seguito internamente le magagne ai tempi di Netflix tra America e Giappone, mi hanno costantemente messo in mezzo, e chiesto consulenze per varie strade. Ti sorprende? Ti delude? Ti fa sentire sminuito? È la realtà. Tu non ne sai nulla, davvero, faTTI un favore: non presumere. Perché palesemente dimostri di non capire proprio nulla di come le cose funzionano in un ambiente che frequento dall'intero da più di un quarto di secolo. A noi tornando: molto plauso a Dynit per non avere fatto i Rufy della situazione. È molto bello che questa edizione abbia soddisfatto così tanti appassionati, quindi molto plauso a chi se ne è occupato. Sono personalmente felice che il lavoro che feci da ragazzo sia ancora così amato, poi (come dicevo nell'intervista su La Stampa che ho linkato). Ecco, torniamo al dialogo tra esponenti del pubblico. Qui io per primo parlo da appassionato, da fan, e tutto il resto. Il lavoro è altro. Lasciamo i discorsi da operatori del settore agli operatori interni del settore. Non mi pare che tu lo sia. Non ho capito se mi detesti o detesti la realtà dei fatti per questo tuo rimpianto, ma oh, è così. Fattene una ragione.
  3. Shito

    I film di Makoto Shinkai

    Il lockdown del passerotto? (oppure, fosse il caso di mantenere il doppiosenso di "suzume" su "quello che è loquace, che canta", sarebbe "il lockdown dell'uccellino"). Per chi non ama gli anglismi zeitgeist: "reclusione".
  4. Quella è una parola dalla semantica molto vasta. Tipicamente, è quello che si usa da adolescenti per dire "TVB", e infatti lì usare "ti amo" sembra persino troppo melodrammatico. Proprio come per l'inglese "love/like" lo stesso 好き (suki) si usa anche per il "piacere" del cibo, dei luoghi, dei giochi, delle canzoni, qualsiasi cosa. È proprio la forma più normale, banale e semplice di dire che ci piace qualcosa, o eventualmente qualcuno. Per intenderci, Ponyo dice "A Ponyo... piace... il prosciutto!" con quel "suki", ovviamente. L'uso che ne viene fatto in 3.0-1.0+n.n è semmai appunto per "banalizzare" il sentimento adolescenziale con la mentalità di chi è ormai cresciuto, come dire "Sì, da ragazzina mi piacevi, ma oh, amen". Un sentimento quasi frivolo, giovanile, rimirato con il senno di un adulto. E non ho visto il film, ma ci scommetto. Perché in giapponese è un uso chiaro. Quindi semmai sì, anche la traduzione italiana "Significa che mi piaci" è corretta. Nella mia idea, un onesto "Significa che ti voglio bene" era più bilanciato (più "adatto"), ma sono corrette entrambe, e diventa una questioen di percezione del dialogo sulla scena. D'altro canto, in giapponese si può dire anche 愛している (aishiteiru), che è un molto più univoco, ma forse più melenso e melodrammatico "amare" (ancora, non solo in senso romantico, ma sicuramente sentimentale), 恋している (koishiteiru), che è invece è più sul sentimentale-sensuale (ma romantico, e anche uno' passionale). No, non è il "koi" di Kawarou (che se ben ricordo è 好意, ed è "koui" - affezione, benevolenza, no, non è il modo più semplice per dire "affetto"). Nell'episodio 24, Kaworu prima usa il sofisticato "koui", Shinji non capisce e fa una faccia da "come?", e allora Kaworu "traduce" con il banalissimo "suki". Ancora una volta, basta guardare l'episodio per rendersene conto. Non c'è nulla da fraintendere. E non c'entra Rebuild, Refill, Rekill: è lingua giapponese. Se la si conosce, lo si capisce. Kanemitsu la conosce. Bene. I suoi critici, evidentemente, no. O poco e male. E conoscono ancor meno Evangelion, palesemente, Quindi invece di parlare di Evangelion e di lingua giapponese parlano delle loro paranoie, ovvero del loro passatempi. Tipico. Del resto: Sì?
  5. Acci, vai fuori per lavoro una settimana e guarda un po'... ...cose vecchie, cose nuove. 1 - come ho dettagliatamente elaborato nell'articolo sul magazine, 使徒 (shito) vuol dire apostolo/i per un semplice fatto linguistico. È una cosa del tutto univoca, e la scelta del tutto legittima quanto fantasiosa degli autori di Evangelion di creare il dualismo terminologico 使徒/ANGELS è quella che è. Ormai lo sappiamo. 2 - nel 1997 come nel 2019 non ci fu alcuna imposizione dagli autori originali, se non la richiesta, nel 2019, di una generica "maggiore fedeltà" all'originale giapponese. 3 - nel 1997 usai il termine "angeli" per mia ingiustificata scelta. Che fosse la stessa scelta di altri territori non era il motivo della scelta. Il motivo della scelta era soprattutto la mia infantile voglia di lineare semplicità (spesso chiamata "coerenza"). 4 - nel 2019 cercai di correggere l'obiettivo errore, cosa chiaramente imperdonabile: un errore è per sempre più di un diamante. 5 - capisco la scelta inglese di uniformare a "angels". Il dualismo originale sussiste nel bilinguismo, eliminato il quale perde di senso. 6 - poiché nel BD italiano di fatto l'unico doppiaggio presente è quello che io curai bel 1997, la scelta di coerenza interna mi pare altresì sensata. 7 - anche osando l'inosabile nei sottotitoli, poi la terminologia nel booklet cosa avrebbe dovuto seguire? 8 - trovo ottima la spiegazione dell'inghippo nel booklet. Era una cosa da affrontare stante il mio errore storico, dato che il booklet contiene i testi dei LD giapponesi, dove ovviamente dicono "si chiamano Apostoli ma hanno i nomi propri di angeli apocrifi" (cfr. mio articolo sul magazine, di nuovo). 9 - come avevo detto tempo fa, e Shuji ha ora ribadito, la polemica angloamerocana sullo "suki'tte koto sa" di Kaworu a Shinji è risibile, perché in inglese "I love" si usa anche per il cibo, la musica, whatever. In giapponese, la frase di Kaworu NON indica specificamente amore romantico. Oltre a ciò, il trauma di Shinji non è non avere l* fidanzatin*, ma il sentirsi rifiutato, ovvero "non amato da nessuno". Si prega confrontare con il dialogo tra Shinji e Misato alla fine dell'ep24. In italiano, "ti amo" ha (credo) una spiccata connotazione di amore romantico più che generico affetto, da cui la mia scelta di "ti voglio bene". In inglese direi che le due scelte di "I love you" e "I like you" sarebbero state entrambe corrette, ma visto quanto spiegavo trovo sensata la scelta di Kanemitsu. 10 - per qualche altro dettaglio. fine. :-)
  6. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    LoL IndAstria. Deve essere il karma di gUndam.
  7. Nel caso di Ikeda Riyoko,hi parlato personalmente con lei, più voltw. A Vienna, in Piemonte, a Catania - dove la ospitai e intervistai personalmente. Solo che questo non è che "lo dico io", è stato tutto filmato, e poi riportato in un articolo pubblicato (su Fumo di China). Quindi: NO. Non è plurae. Si riferisce a Marie Antoinette, la cui biografia l'autrice volle fumettare da quando lesse il libro di Stephan Zweig durante delle vancanze estedve lle medie. La mistificazione di "le rose sono tante" viene da un'intervista giapponese PUBBLICATA, NON privata, NON fatta da/per Federico Colpi. La trovate su uno degli ultimi libri/enciclopedia su Versailles no Bara. Se volete vi dico esattamente quale. In questa intervista, in una domanda, l'intervistato chiede "ah, certo, ma parlando de "La rosa di Versailess", potemmo dire che nella sua opera di "rosa" ce n'è più d'una..." e allora l'autrice risponde tipo "behm potremmo dire allora che Marie Antoinette è una rosa rossa, Oscar Francois una rosa bianca, Jeanne una rosa nera velenosa..."c - era un discorso molti potetico, iperbolico. Non afferiva al titolo dell'oipera, così come non afferiva al titolo dell'opera un'illustrazione storica con Oscar e Marie-Antoinette intitolata "Shiroi Bara, Akai Bara2 )Rosa Bianca, Rosa Rossa), né un certo cofanetto di CD della serie animata, se bem ricordo, dove anche André era associato a una rosa di un dato colore. Di fatto, l'opera originale si chiama "La Rosa di Versailles", e si riferisce a Marie-Antoinette, tra l'altro in copertina del primo tankoubon, in citazione [del titolo] di un ritratto della stressa ad opera della pittrice di corte LeBrun: Sono per altro infiti i materiali originali giapponesi che riportano il titolo infrancese: SEMPRE AL SINGOLARE. Infatti in tutto il mondo il titolo è al singolare, Francia inclusa. Questa è una delle mistificazioni targata Federico Colpi. :-(
  8. Non c'era neanche bisogno dell'ultimo volume. Nell'image album "poca felicità", la prima traccia si intitola "Il suo nome è... [kare no na ha]", e Nanri Yuka canta in italiano "lui si chiama Gioseffo, Gioseffo, il mio caro..." - e comunque nel fandom giapponese il nome era ben noto da sempre. Lo era quando lavorai all'anime, quanto meno. Del resto il nome Gioseffo viene da quello di Gioseffo Zarlino: https://www.treccani.it/enciclopedia/gioseffo-zarlino/ Si noti che questo fu un suo allievo: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Croce Mi pare che il padre di Gioseffo e Gian si chiamasse giovanni, o forse era il nonno? I due nomi sono noti anche su fonti giapponesi: https://ja.wikipedia.org/wiki/ジョゼッフォ・ツァルリーノ Molti dei nomi e cognomi di Gunslinger Girl vengono da quelli di personaggi della storia della musica: https://www.treccani.it/enciclopedia/andrea-gabrieli/ Ovviamente anche "Rapallo" per "Labaro" è ridicolo oltreché ingiustificabile. E ancora altri. Ah, sì, su tutto Le rose di Versailles, come no.
  9. Shito

    Yamato Video - News

    Guarda, considerando che quando frequentai lettere ero in un'università alla periferia di Roma, credo che usando "scevà" qualcuno avrebbe potuto alzare le mani, così, nel dubbio. Sai "scevà lo dici a tua madre e tua sorella e a tutti li mortacci tuah!11!", sempre per essere molto inclusivi.
  10. Shito

    Yamato Video - News

    Quando la studiai in linguistica generale ed applicata, i miei docenti dicevano LA schwa. La Crusca è maschilista? :-( Discriminazioneeeeeh!
  11. Shito

    Yamato Video - News

    l vero punto critico è: LO schwa o LA schwa? Secondo me è unA letterA, anzi unA vocale, quindi per me (italiano) è una femminuccia. E qui l'universo implode, chiaramente. La schwa ha tradito la sua causa mostrando il suo vero volto. Plot twist!
  12. Parlando di ANRI, c'è chi dice che quetso fu il primo caso di una cantante pop già affermata a cantare una anisong: Michele Campbell FTW
  13. Cioè una qualsiasi idol venuta dal nulla? Choco: la cosa più simile a Macross, la serie, è Nadia. La crescita di due ragazzini nella scoperta dell'amore di coppia. Solo che la Nadia da recuperare era Misa, non Minmay. Minmay è come Hikaru di Orange Road, e gli anni ottanta non hanno pietà per lei: non è abbastanza "poverina". IN realtà lo è più di tutti, ma negli ottanta si voleva un trauma pregresso da curare, Anne aveva fatto scuola, i traumi presenti e futuri non contavano. Per l'angolo delle banalità di Shito: sì, un design di Mikimoto animato in quel modo fa paura ancora oggi. Del resto un lungometraggio animato è lungo al massimo due ore circa, sì. Al massimo.
  14. Shito

    Diaclone Reboot

    Sì, la ragione poi la scoprii, ma da piccolo che ne sapevo? :-) Oddio ricompare i giocattoli vecchi mi sembra follia, sai caro Kevin? Davvero non vorrei intorno quel "ciarpame", Il ricodo, del tutto immateriale, è però dolce. :-)
  15. Shito

    Diaclone Reboot

    Dato che sono un po' più giovane di te, io ero parecchio piccolo. Mi ricordo il rumore del Dia-Train che "scattava" e si allungava facendo "gniiiiiiee", e la sensazione dei Micronauti sulla passerella a tapis-roulant della Robot Base, che redo si chiamasse "diaclone il gande" - io da piccolo credevo che "Diaclone", pronunciato all'italiana diaclòne, fosse il nome del robottòne. Però poi mi colpirono le prime "autorobot" e i primi "dinorobot" che avevano l'abitacolo e non gli omini.
  16. Quelle da edicola, dici? Al cambio reale, 3.000 di allora sono dai 3.50 ai 4.50 euro circa, credo. Quanto costa oggi un manga da edicola con quel numero di pagine? (non è una domanda retorica, non lo so, esistono ancora manga da edicola?) Quelle edizioni librarie, bellissime, costavano molto: 12.000 lire cadauna - come dire almeno 25-30 euro oggi. Formato tankoubon. Idem. Erano davvero prodotti di piccolo lusso. Quello che tentai e riuscii afare con le VHS di Evangelion nasceva da qui.
  17. Scusate, quanti qui oltre a me conoscono ciò che si chiama "libreria di varia"? Ce ne saranno (a conoscerla), ma si tratta di distribuzione e collocamento di mercato. Oltre a Shuji, Posocco e Alfex, dico. Granata Press fece le edizioni librarie, ad oggi le più belle in assoluto (ciau, Roberto G.), ma le edicole assorbivano ancora tutto il pubblico, e la libreria di varia non aveva quel contenuto. Edizione edicola (già bellissima): Edizione libreria:
  18. Shito

    Yamato Video - News

    Immagino tuttavia che una cosa sia "per iscritto", e una cosa sia un discorso realmente parlato, con voce e tono di voce.
  19. Shito

    Yamato Video - News

    Ti senti comodo e rassicurato? Che delusione, persino da te, sei al punto 1. E in più con la classica contraddizione di chi dice "non farò..." ma lo fa. Mamma mia. Back to childish arguing on the net 0.x once more, huh? C'mon, you should be grown-up already and for good. Anche perché: Guarda che se mi segui così pedissequamente e così tanti passi indietro è davvero una noia. Fai sempre il riassuntino della mia puntata precedente, confermandola, ma l'avevo già scritto. :-( Però dovresti avere dei privilegi da moderatore, dai. Dovesti cancellare il post e bannarmi per un giorno. O per sempre. Non se ne accorgerò nessuno. Non c'è un mondo oltre al tuo orizzonte, tranquillo. Penseranno tutti che sei un figo. :-)
  20. Shito

    Yamato Video - News

    Parli di Eva o di cosa? Comunque, in generale, per tutte le mie scelte vale sempre la risposta "perché ho in piena libertà giudicato che fosse la resa migliore, a mio giudizio". Se poi si vuole venire a spigolare dentro alle ragioni [soggettive] delle mi scelte e percezioni va benone, mi diverte anche, sono sistemi di idee costruditi da me per me, ma non si pensi che la lro "oggettività relativa" sia una "oggettività assoluta", quella non esiste. Alla fine, la risposta sarà sempre "ah, capisco tu pensi così e quindi hai fatto così, io avrei pensato cosà". Il che può fornirmi ottimi spunti e portare a evolvere il mio pensiero, che è sempre in evoluzione. ho sempre operato in piena libertà, coniando (o credendo di coniare) neologismi a uso e consumo di quello che faccio, figurati. O introducendo anglismi indebiti di cui mi sono poi pentito. Molte miei "regole" di resa fonetica e fonologica si sono poi evolute in altre. In qualsiasi momento, erano sempre e solo mie scelte, operate da me medesimo secondo le mie ragioni, elaborate da me medesimo. (in effetti anch'io concordo con l'uso ironico di "signorino", cfr Bocchan di Natsume Souseki, ma non concordo con il valore intrinsecmente ironico di signorina e signore con il registro pronominale del "tu" - questa è una cosa che ho spesso usato e mischiato con altri registri).
  21. Shito

    Yamato Video - News

    Assolutamente sì, invece. Perché l'oggettività nell'ambito umanistico o è interna al sistema individuale (e quindi soggettivo) o è ridicola e falsa. Non si tratta di trovare delle regole, si tratta di darsele. Perché di regole oggettive vere non ce ne sono. In genere chi se le da non vuole poi imporle a nessuno, perché non gliene importa niente. Le persone che nell'ambito della liberta hanno bisogno di sentirsi nel giusto non avranno mai ragione, perché nella loro debolezza cercano la ragione fuori di loro, dove c'è il vuoto della libertà. Direi che è così da, mmmh, almeno tremila anni, forse qualcosa in più. Forse a questo punto starai pensando alla parola "solipsismo", ma no, il termine più corretto è "autarchia". Nell'ambiente della libertà, o è autarchia o è surrettizia deroga un'autorità eterodeterminata, ma in vero non più soggettiva della propria. "Tutti", "la maggioranza", "la tradizione", "l'accademia", "il professore", "la maestra" "la mamma" non sono che comodi e rassicuranti alibi, ordinati in gerarchia decrescente per te. Ma nell'ambito della libertà, del libero pensiero e pratica artistica, le cose o "le si segue", o "le si fa" (poiché non se ne segue di precostituite): così è dalla moda alla religione.. E alla fine tutte le lamentele di chi cerca di imporre un sistema esterno sul soggetto è di chi lamenta di non essersi trovato in una condizione per elaborare il proprio. Ma del resto che cerca di imporre ragioni eterodeterminate non avrebbe avuto la forza per portare avanti nulla di proprio, quindi poco importa davvero. Il mondo continua a girare, qualcuno a pensare e fare, qualcuno a rodersi e parlare, criticare, discettare e catalogare quello che hanno pensato e fatto altri.
  22. Shito

    Yamato Video - News

    "Stravolgere". "Percepire". "Intende realmente". Tutto soggettivo e quindi prensuntivo se anche solo pensato conto terzi. Valore reale: zero. Tutto qui.
  23. Shito

    Yamato Video - News

    Idem. Però ero l'unico a dargli del "lei". Dato che tutti usavano il "voi" (terronia ftw). "Nooo, professore', ma allora ce l'avete con meeeh!" XD [ nota: professore' è la versione apocopata del femminile "professoressa", mentre per il maschile è professo', versione apocopata di "professore" ]
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