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Il Surface Pro X è un prodotto con un feel fisico dei prodotti Apple dei tempi in cui i loro prodotti (e il loro brand) aveva un bel feeling. Sembra eccezionale.
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Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Lo so bene. Era un Omake. In ogni caso sia nell'uno che nell'altro caso lei "idee birichine/pazze/fantasiose" si traducono (manifestano) anche in una scarmigliatura dei capelli. Nel caso di Mattia, il "Ghiribizzo" mi pare venga anche fisicizzato tipo demonietto di Abesho, se ben ricord. Forse ricordo male, ma tanto è solo una curiosa sincronia. :-) -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Il punto non è non aver messo Ghiribizzo, ma avere messo "e la magia millenaria"。。。 omake: -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Novità: https://www.mangaforever.net/728296/shinko-e-la-magia-millenaria-kappalab-pubblica-il-romanzo?fbclid=IwAR29RyZpBh8WrlnQLPVbNtgXg_myuII9di96tX8-glzRDNvu_eyg7XafQ5k la pubblicazione in Italia di un'opera letteraria di un'autrice di provato valore (premi letterari importanti) è di certo sempre da salutarsi con gioia, ma: 1) il romanzo originale, si intitola solo MaiMaiShinko, ovvero solo Shiko Ghiribizzo - ovvero la "magia millenaria" nel titolo del libro non c'è, infatti: 2) è altresì molto probabile che non ci sia proprio nel libro, che è tutto autobiografico dell'autrice (se ho studiato bene lei sarebbe Kiiko), e si tratta di un romanzo originariamente episodico, pubblicato su giornale quotidiano, davvero diaristico, infatti come potete vedere nella pagina linkata nella lista dei personaggi non c'è un singolo esponente della linea narrativa del passato, a partire da Nagiko (Sei Shounagon),eppure 3) mi colpisce che nella copertina, che mi pare onestamente una roba disegnata qui da noi, si veda Nagiko nel riflesso. Sembra davvero un mock-up di una locandina del film. Quindi, mi resta una sola domanda: PERCHÉ? -
"Io sono Kinomoto Sakura", vent'anni dopo. Vent'anni fa, stranì molto (potete notare che i nomi degli autori nelle titolazioni sono ancora nome-cognome). Ora diventa la normalità. Pensavo ci sarebbe voluto più tempo, sapete? E invece... :-) "Tutto scorre con la corrente". (Attendendo lungo il greto del fiume non va aspettato il cadavere del proprio nemico, no: bastano rami e foglie secche portati dall'acqua che scorre). Nota: quel film fu praticamente "Kiki2", venne doppiato poco dopo la prima versione di "Majou no Takkyuubin", e si replicò la coppia maghetta-gattino di voci (Domitilla D'Amico - Ilaria Stagni). :-) OMAKE! (è stupenda, sempre) E parlando di Asaka Morio: C'è sicuramente un po' di quella Sakura "cinematografica" nelle facciotte cicciotte della prima serie animata di GG che diresse lui... credo che all'autore del gensaku la cosa non piacesse, infatti... Dio mio, questa canzone di Kokia è inarrivabile. Inarrivabile. Ne scrissi anche una versione italiana per un'amica cantante, e c'è una sincope d'anticipazione sillabica alla fine di ogni piede. Il tempo singhiozzato che ne viene è incredibile.
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Speriamo ci siano i sottotitoli approntati dal sempre bravo Francesco Nicodemo! :-) BTW, la sinossi è surreale. Clarisse (due esse, grazie), incontra Lupin come moribondo da bambina, spiaggiato moribondo: certo non sa chi sia né che sia un ladro (sì, Clarisse è una Nausicaä omerica molto più di quella della Valle del Vento). Non mi pare che Lupin pensi un solo secondo a impadronirsi delle matrici dei falsari, salvo volere sgraffignare a Fujiko nel solito finale ridanciano tipico di quella sarabanda, anzi il suo scopo è distruggerli insieme a Zenigata. (ma si possono ancora mettere immagini da HD?)
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Star Trek
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Parlando di Roddenberry, c'è qualcuno che ha apprezzato il suo progetto postumo, poi sviluppato dalla vedova? Quando ero giovane mi interessò parecchio, per vari temi. Potrei elaborare, ma vi lascio gli interrogativi di Roddenberry su cui aveva basato il suo progetto: http://www.alanistic.co.uk/efc/Legacy/EFCQuestions1.jpg http://www.alanistic.co.uk/efc/Legacy/EFCQuestions2.jpg Il primo quesito del secondo foglio mi ha sempre attanagliato. Se siete come me, consiglio la lettura con queste musiche in sottofondo (siamo nei dintorni di Karl Jensen - Adiemus, direi): -
Tomino Yoshiyuki è un'altra di quelle persone "inesauribili" (traduzione corretta e soprattutto sensata di "Never Ending Man"). Sempre grande considerazione per lui. Grazie a Roger per il posting del documento.
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"Io mi chiamo Chiasscian... e sono qui... per dirvi che c'è un errore."
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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(mi pare giusto, e mi pare significativo)- 1790 risposte
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Notevole il bollino 15 anche in costa, eh? :-) Strano che in costa non ci sia scritto VIOLENCE - MILD NUDITY - MODERATE USE OF TOBACCO Strano. Forse tra qualche anno.- 1790 risposte
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Mah, non so. Comprendo il tuo punto, che è logico, ma ho la sensazione che il tentativo sia stato di rendere chiaro in ogni visione (oggetto fisico su uno scaffale, oggetto fisico in mano, foto della confezione su rivista come su un sito) che ATTENZIONE! - QUESTO NON È UN DVD! - SEMBRA MA NON È! - QUESTO È UN BD!! - WARNING!!! - BD NON È DVD!!! - NON FUNZIONA CON UN LETTORE DVD!!! Francamente, sono anzi sorpreso che non ci siano clipei e "strilli" sparsi per tutte le confezioni, sai? Mi aspettavo clipei con la scritta DVD barrata modello segnale di divieto. Forse pensiamo lo stesso ma abbiamo solo un diverso livello di stima per l'umanità.- 1790 risposte
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Suppongo (non è un eufemismo) che il "problema" fosse che DVD e BR come supporto sono fisicamente simili, ovvero dischi di uguale dimensione, e quindi si cercasse di rendere il più evidente possibile la differenza di contenuto nella confezione tenuta in mano dall'acquirente. Suppongo che si cercasse di evitare resi di acquirenti che comprano un formato per l'altro, lo aprono, e poi "non funziona", anche se è un disco come l'altro.- 1790 risposte
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Suppongo fosse per differenziare il colpo d'occhio da un amaray di DVD, e rendere chiaro che "è altra cosa". Suppongo.- 1790 risposte
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Posso dire che come grafica di confezione questa è la migliore che io abbia visto? :-)- 1790 risposte
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Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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Personalmente, non nego di vedere molta geometria all'interno di ogni lavoro interlinguistico. Certamente tutti gli elementi di una frase che non siano nome propri vengono tradotti, e così pure, proprio così, i suffissi. La traduzione è esattamente questa manipolazione. Tutti i concetti di apposizione attributiva in giapponese sono resi come suffissali, da dottor a professor a signor a molti altri. In questi senso, i suffissi non sono nulla di speciale. Nonno vuol dire nonno, e "nonno Gualtiero" in giapponese sarebbe un'apposizione agglutinata "Gualtiero-nonno". L'idea che i suffissi siano davvero qualcosa di molto speciale è una concezione nata e sedimentata nella non comprensione di una lingua come il giapponese. Ovviamente, queste apposizioni dal contenuto lessemico possono avere un contenuto lessemico più o meno importante. Questa è interlinguistica. Anche noi facciamo i diminutivi per suffissazione, ad esempio: -ino, -na, -etto, -etta. -cino, -cina e altri ancora. La loro discendenza linguistica caratterizza peraltro il valore del fonema suffissale. La logica della suffissazione è alla base sia di una lingua flessiva come la nostra, sia di una lingua agglutinante come il giapponese, e le regole delle particelle di prefissazione e suffissazione si studiano falcimente (aggettivi deverbali, sostantivi de verbali, ecc). Non è una scienza arcana. Basta studiarla, e studiarla non vuol dire andare a farsi mettere i timbrini e le firme, vuol dire studiarla per capirla e poi ricordala e saperla. Non è neppure un ipse dixit, ma se si capisce qualcosa, e ne si condivide la logica, poi quel qualcosa viene assimilato. Non c'è alcuna differenza funzionale tra la suffissazione diminutiva "chan" giapponese e la suffissazione diminutiva italiana. Se in Porco Rosso ci fosse stato anche un -chan l'avrei sicuramente reso con un diminutivo italiano, e sarebbe stato quanto di più corretto (ma così non era, nell'originale). Quindi, la mia personale posizione, basata su tutti gli studi che ho compiuto sinora e la pratica che ne ho fatto sinora e i riscontri che ne ho avuto sinora è tradurre tutti i suffissali tranne il "-kun", che *salvo casi specifici* considero come lo "zero" ed elido, e il "chan", che è troppo speso deformativo dei nomi e quini vi si innerva, e che quindi mantengo come tale. Ma non c'è nulla di arcano, davvero. E non garantisco che il mio pensiero e quindi la mia pratica che segue il mio pensiero non cambierà in futuro. Non è garantito, non è vietato. Penso per me e faccio per me, tutto qui. Penso di pensare e fare la cosa più sensata e corretta e migliore possibile, ovviamente, altrimenti penserei e farei in altro modo. -
Anime Factory - News in progress
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La base era comunque originale, benché della ending. :-) -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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Choco: infatti, i suffissi non si levano, si traducono, si rendono, si rendono intellegibili nella lingua d'arrivo per quello che è il contenuto lessemico e funzionale nella lingua d'origine. -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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Sicuramente il primo discorso è giusto e sensato. Tuttavia, i concetti di comprensibilità e incomprensibilità contestuale della lingua tradotta sono molto soggettivi. Per esempio, parlando di scolaresche (medie e superiori, Giappone contemporaneo) ieri parlavo con un collega sull'opportunità di mantenere le suffissazioni -san usate (nell'opera X) con i senpai e con le ragazze come "signor " e "signorina". La mia notazione è che, dico grossolanamente, "da noi in Italia in genere gli adolescenti usano i termini quale signor e signorina per persone più adulte e molto distanti, sembra stano sentir chiamare così dei compagni di scuola". Il mio era volendo un punto di incomprensibilità, diciamo. La risposta del mio collega è stata invece tutta sull'autoesplicatività della situazione"sono compagni di scuola, si chiamano signor e signorina, non è che pensi che sinao alieni, pensi che evidentemente lì si fa così". Siamo sempre al punto che l'estraneazione del diverto non comporta *necessariamente* l'incomprensione, perché il punto è contenutistico, non formale. Ovvero, la lingua tradotta è una lingua in cui tutto si tiene se chi la fruisce è sufficientemente interessato/disposto alla comprensione. Nel corso di molti anni ho avuto tante, ma tante tante, riprove di ciò. Ovviamente "fare i giapponesi fino in fondo", in ambito di trauzione lingustica, è un non senso. Il giapponese fino in fondo è lo scritto monolingua madrelingua, si capisce. -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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No, quella storia è altra storia. Perché i suffissi non sono parte integrante, sono suffissi appositivi che gli si agglutinano, e (salvo il -chan) in maniera non deformativa.Tant'è che possono essere elisi, e vengono elisi, in patria, a seconda del livello di confidenza e/o maleducazione o comunque di variazione diafasica dei parlanti. L'argomento sui suffissi è del tutto non pertinente, adatto a fischiettare, ma non ragionare. È indebito, per le evidenze che ho esposto. I suffissi sono apposizioni dal contenuto lessemico, non sono nomi propri né deformazioni di quelli. Persino le apposizione pure di "titolo" o "ruolo" sono usate come suffissale, è solo il modo di agglutinazione di quella lingua agglutinante. Se devono, semmai, rendere. Salvo, lo ripeto, la forma vezzeggiativa di "-chan" che è appunto (spesso, usualmente) deformativa dei nomi - come è tipico dei vezzeggiativi. Ma il contenuto lessemico di un suffisso appositivo è a rendersi, non a conservarsi nella sua non comunicatività. :-) -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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Come si chiama a prescindere da come lui voglia essere chiamato, da come lui scriva,o da come una grafica di copertina scriva. Sono tutte bubbole. Non parliamo di arte e velleità, o almeno io non parlo di ciò, io parlo di realtà. Quindi, per fare un esempio, se una bambina si chiama, che so, Anne Shirley e dice, che so, chiamatemi Cordelia, la bambina si chiama Anne Shirley e per me andrà sempre chiamata Anne Shirley. Non si chiama Cordelia come non si chiama Anna. Si chiama Anne, pronunciato Ann, ma si scrive con la e. :-) -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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No, no, è solo che chi mi interessi o meno leggere le mie cose è un mio libero sentimento. I dialoghi pubblici, essendo pubblici, possono sfruttare un interlocutore reale ma ritenuto del tutto insignificante dall'altro conversante a favore della lettura di terzi, poiché il dialogo si tiene in pubblico. Un conversazione può avere molti scopi, ce ne sono anche di meramente funzionali, dove il fine è il raggiungimento di uno scopo magari pratico, e dove l'interlocutore può anche in questo non rappresentare alcun interesse per l'altro parlante. Ci sono molto casi. Siamo noi, consciamente o inconsciamente, a stabilire i mezzi e i fini della nostra azione. -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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Infatti la realtà è quella che è (ontica) a prescindere da come la si dice (ontologia). Basta riferirsi alla realtà in sé. Quindi Miyazaki Hayao vivne e chiamato così, nella sua lingua, dalle persone di quella cultura e lingua. Quindi si chiama così. A prescindere da come si "decida di chiamarlo" per "ragioni, motivi, discorsi" - lui si chiama così: Miyazaki Hayao, e dico come suono, come prouncia, neppure sto pensando alla scrittura (la scrittura nasce come trascrizione, si capisce). Il suo "cognome" e il suo "nome" sono quelli, e in quell'ordine, che è parte integrante del nome. Tanto quanto io sono Gualtiero Cannarsi qui come in Giappone, o in Cina, o a Timbuctù. Perché la realtà non cambia a seconda della collocazione di una sua parte. Tutto qui. -
Lingua Giapponese: traduzioni, traslitterazioni, convenzioni, riflessioni
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Roger: non so neanche che tipo di persona sia tu. Non ho un "come te". non voglio capirlo. Non darti tanta importanza.. Non mi interessa. Sei una persona. Per me non significativa. Quando ti rispondo, è a favore di lettori terzi. Uso quello che scrivi per scrivere a mia volta ciò che non mi importa tu legga. Non ti considero in alcuno modo e non ritengo tu meriti alcuna considerazione. Per me sei zero. E sei ridicolo, ma è un tipo di "umorismo" che non amo. Stavamo chi? Io parlavo di scelte personali di editori e operatori del settore, deliberate, non vincolate, libere. Che influenzano la realtà. la realtà non ragiona per quello che qualcuno dica essere "giusto" e "sbagliato". Quella è la politica, o al più l'accademia. Ma la realtà semplicemente è, ed è fatta da chi la fa. Altri ne parlano e ne parleranno. -
Anime Factory - News in progress
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No, voglio fare quello che ritengo giusto per mio vissuto e pensato, prescindendo da Wikipedia e da qualche ricerca fatta sull'Internet. Così ho sempre fatto, così sempre farò, e credo che il tempo mi darà ragione. Come sta forse accadendo, come è già accaduto su varie altre cose. In genere le persone che fanno come te raccolgono il sedimentato delle persone che fanno come me. Nella storia, dico. Quindi buone ricerche edotte. A posteriori, anche tu ti accoderai. O ti stizzirai. O entrambi. Il risultato non mi interessa comunque.