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Ciao Schermidore, è un piacere rileggerti. Ti pensavo specificamente pochi giorni fa, ma perdonami, non ricordo il motivo preciso. In ogni caso: mi rallegra rivederti. Oggi ho fatto un salto a Napoli e fa caldo, mi per restare quasi in topic vorrei rivedere il refettorio della Chiesa di Montoliveto affrescato dal Vasari. :-) Maxmillian, se passi di qua: che sei libero stasera? :-) Secondo me non viene. Ciò detto gli appuntamenti te li fissi su Instagram, come la Blasi, che mi pare venirti bene, grazie. Non preoccuparti dei motivi del pensiero, non me ne faccio una croce. Poi forse non s'è capito, ma non decidi tu se restare in topic o meno. Lo faccio io. Lo facciamo NOI dello staff. Se non ti piace pagati il tuo. E vista la tua stessa autodichiarazione di colpevolezza sull'averne voluto stare fuori, bai bai per un paio di giorni.
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Mi inviti a nozze. Come il Prode sa, dacché ne parlavo con lui sul canale Telegram prima di esserne bannato da chi, avendomi più volte insultato letteralmente e direttamente, si è poi piccato di mie osservazioni scevre da ogni volgarità (è davvero come IRC, con le stesse maschere fisse persino!), mi ero interessato ad ARTE dietro consiglio di un caro amico studioso di storia dell'arte. Ho visto prima la serie animata e poi recuperato tutto il fumetto. Ho trovato il tutto davvero gradevole. Il Prode lamentava anche lui, come leggo qui, taluni "tagli" di trama operati sul manga a per necessità narrativa. Onestamente, dato chela mia posizione di lettore occasionale e ultraquarantenne di cose per ragazzini è sempre "ah, ma chi se ne import della trama?" la cosa non mi ha dato particolare noia. Il personaggio di Darcia (nome in romaji ufficiale, cfr sito giapponese dell'anime) è sacrificato nel suo incipit, ma davvero, cosa cambia? La sua utilità narrativa sarà palesemente essere la fidanzatina di Angelo e nulla più. Sì, aveva la storiella socialistica ed era anche bella (perché è giapponese, quindi è Heidi, quindi Clara sa leggere ed è un bene, è santa, come la nonna di Peter avrà a farci sapere), ovvero non è socialismo sciatto all'occidentale (i poveri sono buoni, i nobili sono cattivi), ma ok, bubbole. Il valore della serie a mio avviso resta non toccato. I cardini sono: 1) la deliziosa messa in scena di un periodo storico (nostro) visto attraverso le sue atmosfere. Le date di nascita e morte di Leonardo, Michelangelo e Raffaello stranno si Wkipedia e tant'è, francamente chi se ne frega, è un esamino che si prepara in una settimana a sfondare. Al contrario, tinteggiare il clima di una Firenze manierista che brulica di botteguccie, dove la maniera dell'arte era ormai mestiere è tutt'altro. Grande merito all'autrice (giapponese!) per avere fatto ciò. Nell'ultima decade ho studiato più queste cose che l'animazione e il doppiaggio, quindi è ovvio che riconosco al volo il busto di Michelangelo scolpito da Daniele da Volterra nell'insistito schizzo di studio di Arte, ma tant'è: anche questo è nozionismo sterile. Molto più veritiero è quella nient'affatto banale infarinatura di tecniche artistiche che va dalla tecnica dell'affresco con spolveratura dei cartoni traforati a muro al fatto che sì, il blu fa levitare i costi dei dipinti, perché si fa con i lapislazzuli polverizzati. E tante altre cosette. 2) mi piace molto quella cosa tipicamente giapponese per cui la ragazza, la fanciulla, che vuole fare una cosa tradizionalmente riservata ai maschi, che becca anche tante porte in faccia, non ne fa mai una questione di principio, tipo "ma non è giusto che...", o "tutte le donne..." - ma si risolve in una semplice faccenda di autodeterminazione personale, che ovviamente passa per il sacrificio insistito e massacrante, ma felice persino. Questo viene detto a chiare lettere più volte. In tempi di pallavolo avremmo forse visto delle catene ai polsi della giovane, ma anche qui la fatica fa novanta, e Arte la rivendica con insistenza: prima con Angelo (ep2, mi pare), poi con la piccola Katarina (ep non mi ricordo quale, forse nove o dieci). 3) Katarina (nome ufficiale, di nuovo) è interessante perché sere a introdurre un'altra cosa tipicamente giapponese: siamo quel che siamo, non si sceglie la nascita, e la dignità di ciascuno sta nel vivere appieno la propria dimensione. Chi si ricorderà di lupi e agnellini (no, non quella cagata di "Arashi no Yoru ni") potrebbe avere dei deja vu, ma è davvero un classico. L'autodeterminzione esiste ed è un valore umano, ma resta all'interno dei confini della reltà eterodeterminata. Freud ringrazia. Queste le prime cose che mi vengono in mente. Grazie, Aldo! :-) PS (edit): i miei personaggi favoriti sono Yuri e Daphne (nomi ufficiali, ancora).
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Certa gente mangia anche in maniera indecorosa, sai? Prode: non sei carino a dare del malato di mente alle persone, però. Chi mi conosce sa che non sono permaloso. Tu mi conosci. Ma ok, beh.
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Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Sei gggiovane solo se lo usi senza saperne il senso. Tipo: "what the fuck does it mean WTF?" Tipo. Just my 2cents tho. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Non ho capito il riferimento. ^^; Edit, ah ok, dici Lots of Laughs o Laughing Out Loud? Direi siano entrambi very old skool, btw. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Restiamo sui fatti. Un grosso distributore internazionale ha avuto un'esclusiva mondiale per lo streaming di un brand di rilievo, e l'ha subito persa subito dopo verso il suo principale concorrente. I dettagli riservati sono appunto riservati. :-) -
Anime Factory - News in progress
topic ha risposto a Shito in una Den-chan nella sezione Anime & Manga
Ma la spirale non era una cosa buona? :-D Forse allora non si tratta di Girella, ma di uno statico Tegolino - rigorosamente quadrato! -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Sì, sì, tutte cose note quanto umilianti. Conosco bene un certo tipo di linguistica storica descrittiva, e me ne guardo. "Il più bel fior ne coglie", era un tempo. Non credo nelle scienze sociali descrittive, non ne ho alcun interesse, anzi le considero effettualmente dannose, perché sono ovvie e tendono alla normalizzazione del peggio. Lo credo per la sociologia descrittiva vera e propria, figurati per la linguistica. La mia visione di queste discipline è sempre stata deduttiva, non induttiva. O forse invece ho idea di quel che scrivo tra le righe, chissà. :-) -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Ci sono un'infinità di questi abusi di prestiti linguistici malfatti, non è una novità. La loro "logica" (non è logica, è un meccanismo animale) di utilizzo è quello delle "meme", un tempo dette "tormentoni". Si usa ancora "blastare"? Questa sciocca suffissazione verbale italiana di un termine inglese andava molto di moda ai tempi della tempesta Eva nel bicchiere Netflix. Oh, Netflix ha perso il rapporto con Khara. Che sorpresa. Non l'avrei mai detto. Ora sono passati a Amazon, spero abbiano gestito meglio la cosa (dico nel mondo, non nel mio giardino sul retro). In ogni caso, ci sono cose che sarebbero buffe se non fossero tragiche. Avete mai fatto all'uso gggiovanile che si fa di "asfaltare", nel senso di "annientare in un dibattito"? Non ha senso. La reggenza diretta di quel verbo non è su ciò che si "lascia sull'asfalto", ma su ciò che si "ricopre di asfalto". Una strada viene asfaltata, non un gattino che viene schiacciato da un TIR in autostrada, Schrodinger permettendo. Detto questo, i tormentoni o meme esistono perché permettono alle persone di sentirsi parte di qualcosa, che poi è il nulla. Si tratta di una forma di validazione nel branco nel nulla. Etologia. Esempi odiosi? "Perculare", "bimbominkia", eccetera. Presente? I social non hanno inventato la demenza, ne sono solo efficacissimi aggregatori. Quelli della mia gioventù si chiamavano "discoteche", i grugniti e i sudori che vi si spendevano non erano più eleganti dei contenuti di Facebook, ma la loro presenza era più segregata, indi meno invasiva. Almeno. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Caro Prode, invero "marchio di fabbrica" è una pessima traduzione (significa: sbagliata, vuol dire il contrario) che credo ancora si debba a una stupida sit-com americana nota come "Allie MacBeal" o qualcosa di simile, idiozia come tante che mi spiace ricordare (nel senso: di non poter rimuovere dalla mie propria memoria, oh eternal sunshine of the spotless mind! - non è un film neanche questo, ma un poema di Alexander Pope, che non è un papa, per chi ha visto il film). C'era questo petulante capo della protagonista che diceva/faceva cose che oggi i giovani e i gggiovani direbbero "cringe" (perché il loro lemmario mentale fa schifo, sì), e poi quando gli facevano notare l'inopportunità della sua uscita chiosava tutto sereno "yeah, it's one of my tredamarks". In italiano "è un mio marchio di fabbrica". Ovviamente, non ha senso, vuol dire il contrario: i "marchi di fabbrica" sono quelli che porti addosso "tu" (l'articolo), i "marchi registrati" (trademarks) sono quelli di cui detieni i diritti su ciò che "produci" (le tue boutade, nel caso. Non lo capirino, e nessuno se ne fece un problema. Anche tu usi la cosa al *suo esatto contrario*, vedi? Funziona così. Per capirci meglio: "per benino" non è un mio "marchio di fabbrica", e non è neppure un mio "marchio registrato": https://www.treccani.it/vocabolario/perbene/ è solo una normale e corretta espressione italiana, che non mi caratterizza, e che uso discrezionalmente e sensatamente quando lo ritengo opportuno. Però, se vuoi, puoi dire che è un "marchio di fabbrica" (non registrato) di certi mentecatti che passano il tempo a dire un sacco di illazioni, sciocchezza e idiozie su di me, coprendosi di ridicolo agli occhi e alla mente di chi ragiona più e meglio i loro. Infatti io ho fatto e faccio il lavoro che forse loro avrebbero voluto e sognato fare, ho amici e colleghi con cui parlo e discuto e progetto, e loro... passano il tempo a dire un sacco di illazioni, sciocchezza e idiozie su di me. Così è. Nei fatti. Quelli che travalicano le opinioni. -
Parlando del cibo italiano, dicevo poc'anzi con mio amico e consulente (storico-artistico), delicatissimo napoletano, che in Italia ogni specialità va gustata nel suo luogo. La metafora era: "a ogni tempio il suo idolo, ogni idolo nel suo tempio". ;-) Non mi vedrai mangiare cannoli a Roma, sfogliatelle e Ragusa né una bella torta delle tre tazze a Vasto. A Vasto mangio la nostra "pasta nera", che è buonissima. :-) Lo dico sempre: a ciascuno il suo. Vale pure per i luoghi! :-D
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Io ho letto tutto, Denis a Ragusa mi offrirai quello che vorrai (e se ancora liberamente vorrai) ma non una pizza, non in Sicilia, no. :-D La questione del "primo doppiaggio italiano di Eva" è stata ben trattata nelle due (Secondo me) belle interviste (in realtà un'intervista in due arti) redatte sul tema dallo staff del Pluschan Magazine, direi Aldo e Ryoga in testa. La questione semplice vista con un'apertura angolare un po' più ampia è che Eva, che essenzialmente era stato lasciato tutto in mano mia più o meno per ogni cosa (testi del doppiaggio, lavoro in sala, sincronizzazione, mix, postproduzione video, promozione, impostazione della grafica, format di serializzazione, prezzo - c'è altro?) costituì un precedente, anzi IL precedente della Dynamic Italia, ovvero il canone di qello che poi si cercò di fare. Questa cosa a me fa ridere, e ad altri evidentemente fa invidia (evidentemente!), ma è la verità: che ci fossero due episodi a volume fu una mia ferrea decisione. Il sovraprezzaggio, per cui Alex dice di odiarmi ma in realtà mi ama nel suo subconscio, fu una mia scelta. Che dentro non ci fossero pubblicità fu una mia scelta, con ricatto. Chhe al posto delle pubblicità ci fosse grafica sulla serie fu una mia scelta. La postproduzione che salvava i kanji dei titoli fu una mia scelta. La sigla di testa la montai io. Il video del First Impact fu una mia idea e lo montai io. Il nuovo traduttore, gli Apostoli sempre lo benedicano, lo scelsi io (ma mi era stato presentato da Giorgio Bassanelli, ma lo ringrazietò abbastanza). Sembra una cosa buffa, ma è la verità. Chiunque fosse lì ai tempi, e parlo che del signor Francesco Bombardini, socio della Dynamic e credo ora presidente di Dynit, o Carlo Cavazzoni, che al tempo girava per quegli ambienti, o chiunque fosse alle conferenze dei tempi, tutti quanti l'hanno visto, sentito e lo sanno. Questa è la realtà. Poi ci sono i fattoidi dei disagiati che non c'erano, avrebbero forse tanto voluto esserci ma non c'erano. E sparano illazioni sulla mia vita, la mia giovinezza e il mio lavoro. E fanno, quindi, molta pena. Di fatto, Evangelion – ovvero il suo modo di lavorazione dove io mi ero occupato praticamente di tutto a mio gusto e libera scelta – divenne il gold standard dell'azienda Dynamic Italia. Quello a cui le altre lavorazioini guardavano come a esempio massimo. Escaflowne la iniziai io. Poi, siccome ero lento tanto e mi dovevo concentrare su Eva, maggior fonte di reddito dell'azienda, venivo solo consultato per praticamente tutte le cose successive. MA tra malcelate invidie e crescenti odii (era inevitabile), le cose venivano – non per mia propria scelta Né desiderio – improntate così. Non che io fossi esperto di tutto, poi! Figurarsi. Ma andava così. Venivo persino usato come "capro espiatorio interno" per decisioni scomode, che spacciate per mie scelte (non era vero) diventavano inoppugnbili. Un buon modo per farsi odiare, a propria insaputa. Ma oh, a ciascuno il suo. Si vede che per quello che ero veniva comodo usarmi così. Sulla questione dell'autorato di Fabrizio Mazzota sui primi episodi di Evangelion: in pratica è assente. È assente perché ai tempi della mitologia del "saper scrivere dialoghi è difficile " (non lo è, questa è solo ridicola mistificazione), io già riscrivevo daccapo i dialoghi reinventati da altri, ma usando come "template di lunghezze" quei dialoghi reinventati da altri. Nel caso di Eva, erano sballate per sino le traduzioni (1-6), cosa che avrei poi scoperto non così rara, anzi. In ogni caso questo discorso mi ha veramente seccato e ho rivendicato, ovvero impugnato, l'autorato dei primi 10 dialoghi di Eva versione Dynit presso SIAE. Cosa che, stante i dati presentati, è stata già sufficiente per ascrivermeli in forma "bloccata", e indi averli "bloccati" anche al collega, suppongo. In verità, avevo offerto al collega un onesto 50/50 di autorato, che se avete letto le righe che precedono è sicuramente già molto, molto eccessivo, ma l'offerta è stata rifiutata. Mi dispiace, per lui. Ho hli originali cartacei con le parti bianchettate, e le percentuali non vale neppure la pena di calcolarle. Diventerebbe un 100% secco. Il che è ovvio: il signor Farizio Mazzotta ancora non ha imparato neppure come si pronunciano i nomi dei personaggi. Ce n'eravamo accorti, a parte quelli che hanno bisogno di credere il contrario per colpa di qualche loro latenza profonda. La gente potrà fare tutti i girotondi che vuole, ma tanto di Eva ne sa poco, e di quello che è stato non ne sa niente. E loro non c'erano, e il passato non si cambia. Negare l'autore di qualcosa che si crede di amare è una nevrosi profonda. Mi rendo conto sia in tema con Eva, ma spero davvero la superino tuttsa. Perché fanno pena, e la realtà non cambia. La s deve accettare per forza, perché non cambia. Come insegna Anno, la "fase orale" traghettata nell'età adulta è la perniciosa e nevrotica sovraistanza del principio di piacere al principio di realtà. È un guaio. Ancora oggi mi contattano persone nuove, gentili ed educate, che vogliono parlarmi di Eva perché vogliono capire più a fondo Eva. Ancora: a ciascuno il suo.
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Un post che probabilmente diventerà lungo. :-) In realtà, c'è una semplice verità che sembra sfuggire ai più, voler essere negata da alcuni. Ciò che si chiama "Shito", nel 1995 non era altro che un appassionato di animazione e fumetto giapponese di data (per i tempi) più o meno vecchia. Ai tempi era un "giovane". Durante il liceo aveva preso a collaborare con la casa editrice Granata Press, conttto nato in modo del tutto casuale, e poi spostandosi dal paesello alla città per intraprendere i suoi studi universitari aveva visto nascere ed era stato parte della nascita della società Dynamic Italia, che si sarebbe precipuamente dedicata all'animazione, perché era un buon momento per le produzioni "direct-to-video". Ora, di fatto il punto è da *prima* che sorse Dynamic Italia, ovvero dai tempi di Granata Press, se nella nicchia entusiasta la volontà era quella – ancora nell'imperante dominio dei contenitori Mediaset e delle logiche "censorie" (virgolette) di cui la signora Alessandra Valeri Manera – sempre quella di "riportare i cartoni giapponesi all'originale giapponese", internamente si era già squarciato un velo di Maya: il mondo professionale del doppiaggio italiano non era affatto attrezzato per produrre un adattamento (nei testi e nelle interpretazioni) che noi considerassimo "fedele". Ma neppure lontanamente. Questo sipario cadde molto presto, e ben presto ci rendemmo conto che il fatto non era affatto (allitterazione intesa) limitato al ristretto orticello dell'animazione giapponese, quale ultima ruota del carro. Era una cosa che permeava anche qui pochi film che amavo, ad esempio, perché io non sono mai stato un cinefilo. Ma il RoboSbirro è stato riscritto, e malamente, e Leon - Il Professionista, è stato riscritto, e negli anni tornai indietro sino ai classici ed era tutto così. Per dire che no, "domani soffierà il vento di domani" non significa "domani è un altro giorno", specie quando il film si intitola "andato via col vento" (la forma participiale è cruciale, come si capisce). Sa ai tempi della Granata Press io rivedevo (significa: correggevo) i dialoghi scritti da professionisti il motivo era semplice: quei dialoghi erano inventati. Inutile girarci intorno, erano falsi, falsi, falsi (cit. Principessa Splendente che distrugge un orticello). Tutto qui. E siccome la ma impronta mentale è sempre stata quella dell'ortodossia del vero, in quel momento, in quel ristretto gruppo creativo, questa cosa non andava bene. Dynamic Italia nacque sotto questa precisa idea, a livello di produzione artistica. La realtà è che io ne divenni presto ufficialmente il "direttore di produzione artistica", qualsiasi cosa significhi, ma la realtà era che in qualche modo era tutto più o meno improntato sulla mia visione delle cose. Anche se io ho sempre avuto la mentalità dell'artigianucolo che se ne sta nel suo cantuccio a fare la sua cosina, la realtà è che mi venivano riservati i progetti più importanti, mi era accordato compito di indirizzo e diritto di veto più o meno su tutto, spesso ero richiesto dirimere questioni in modo quasi oracolistico, mi era assegnata la formazione del personale artistico interno e il vaglio di quello esterno, tutto questo genere di cose. Nella seconda sede della azienda tenni dei "orsi di adattamento, perché ormai avevamo rinunciato a tal livello di trovare dei professionisti in grado di fare il lavoro che volevamo retribuire che passammo al tentativo interno. Sì, ad esempio fui chiamato a riprendere in mano Inuyasha dopo l'estromissione della persona che si era occupata del primo blocco di episodi, il cui risultato non fu considerato soddisfacente. Fu chiamato a riadattare il primo volume di Konomo no Omocha perché il risultato non era stato considerato soddisfacente. Mi è capitato persino di selezionare traduttori. E in genere le mie opinioni erano sempre più o meno quelle finali. Su un titolo, su una distribuzione vocale, un po' su tutto. Ora, io non è che tutte queste cose le volessi fare, perché insisto che io ero – e sono ancora – quello che pensa alle sue cosine in un angolo e tutto sommato non sta neppure a predicare sulle cose degli altri, ma il fatto è che le mie cosine erano quelle che – essenzialmente –incarnavano l'idea alla base a alla nascita di quello che Dynamic Itala (e altre cose poi) sono state. In tutto questo, a me interessava sempr e esolo una cosa sola: capire l'orginale, di più e di più, e trovare modo per imprimerlo nelle edizioni italiane che confezionavo, di più e di più. Poi ci sarebbe stata per me una decade abbondante dedicata allo Studio Ghibli, ma non era cambiato nulla. La mentalità era ancora quella dell'hobbysta nichilistaca che considera solo "la cosa in sé". Tutto questo per dire che, di riffa o di raffa, tutta la generazione di appassionati o nuovi professionisti che fosse stata influenzata da quel momento creativo, che ovviamente significa anche il breve periodo dei "catoni giapponesi su MTV", è stata influenza da questo mio stile, da questa mia idea, da questa mia visione. La visione che sì, si possa e si debba essere fedele all'originale in un'edizione localizzata, sempre e al massimo. Semplicemente questo. Quindi è normale che tante "cose che sembrano mie", lo sembrano soltanto, risaltino fuori qui e lì un po' ovunque. La semplice, cruda e anche triste realtà è che dietro tutta la gloria e la prosopopea e la mitologia, il doppiaggio italiano storpia e reinventa le cose. Il suo interesse per la verità delle opere è prossimo alla zero. Allo zero. Per ignoranza, per faciloneria, per mille motivi, ma è prossimo allo zero. Le edizioni italiane più mitiche dei titoli più mitici sono tutte orrendamente false, come tutte le altre, salvo rarissime eccezioni. Il segreto di Pulcinella è sempre stato questo. Tra gli addetti ai lavori ho sentito per anni far zimbello di ciò che il pubblico inneggia come "mito, mito!". Blade Runner, diceva Aldo. La frase finale, diceva Aldo. Hah! Come per Mononoke Hime, tutti parlano di quella, perché non hanno mai verificato tutto il resto. L'assonanza su tutti/o è intesa. Questa è la storia fin troppo ridicola della dura presa di coscienza di avere "vissuto" nel falso tutta la vita. Non ho scritto nulla di originale o meno che evidente e palese a chi avesse voglia di verificarlo. Ovvero, nessuno. Voilà. :-) A ciascuno il suo. Non si può preetndere che chiunque abbia la forza per affrontare una verità fin troppo triste. Per fortuna parliamo di cose insignificanti come la finzione di intrattenimento. Oooops, è il 2021! Mannaggia.
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Io però su Blade Runner ricordo tante, tante cose sballate. Non una frase. Dalla spalla di Orione divenuta "i bastioni" (per la disperazione dei fan della paleoastronautica), alla sottile differenza tra "people" e "umani". Solo per dire, ricordando il buon vecchio signor Hauer. Chissà se durante le riprese di Ladyhawk assaggiò i nostri arrosticini. Stupido io, non glielo chiesi. :-( La tifoseria è un deragliamento dell'intelletto umano, in deroga al spirito critico.
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Sì, le opere sono molto diverse fra loro. Più di quanto non si immagini. Come ho detto altre volte, la diversità è una cosa che esiste secondo vari "ordini di grandezza". Tutte le opere originariamente espresse in una data lingua, hanno quella marca comune, c'è poco da fare. Volendo essere fedeli al contenuto culturale precipuo che è in ogni lingua, intrinsecamente, già questa diviene una marca "apparentemente" stilistica. Non lo è. Un autore, anche molto vario, è comunque sé stesso. Questo è un livello di diversità sottordinato a quello linguistico di origine. Ancora più in basso, le differenze tra le varie opere di uno stesso autore. Ancora più in basso, le differenze tra le caratterizzazioni dei vari personaggi di una stessa opera. È tutto così. Ma ad essere fedeli, tutto si mantiene, e tutto torna. Credo sia l'unico modo. :-) In un vostro film, scoprii dopo, c'è un personaggio che viene rigorosamente chiamato "sorellona". Lo shitese è davvero mellifluo e penetrante! XD Ovvero, chiunque vorrà essere fedele, più fedele, su un testo giapponese alla fine arriverà sempre lì. Che sorpresa: la verità è uguale per tutti. :-D
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Se prendi la fedeltà come valore, per corollario la più intensa fedeltà è la migliore. Il criterio di fedeltà non può intrinsecamente ammettere la sua deroga. "O la fedeltà è la massima otteniible, o non è fedeltà" <- fa un po' critica della ragion pratica di K. vero, vero! sei impagabile. Anche il buon vecchio era un professore universitario un po' snob a scapito della sua proclivia per le studentesse giovani, brillanti e carine. (sì, lo so che proclivia è più latino che italiano, ma sono su un forum di amici, in un dialogo non lo userei. Forse.)
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La formula "il di lui X" è molto comune nella variazione diafasica legale dell'italiano. In una querela, che so, per diffamazione troverai quasi sempre "scritti che ledono il di lui onore e la di lui rispettabilità". Comunque non sono sicuro, ma quella costruzione mi pare che l'avessi usata solo nei cartelli degli Ep 25 e 26 per rendere quel senso da seduta psicanalitica. Ma tanto, nel 97 come nel 2019, è solo che oguno arruffa il pelo per qualcosa che torva "troppo strano" e pianta un casino mettendosi a frignare. Poi passa. :-)
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Guarda che io ho sempre coniato "finti modi di dire" per rendere quelli stranieri. Nella vecchia edizione di Eva, Ritsuko dice a Maya "In Inghilterra, fa' come gli inglesi", mio "adattamento" dell'inglese "In Rome do as Romans do". Credo se ne disse anche su IACA ai tempi. :-) Comunque tutti gli episodi di Eva2019 vennero validati da varie persone di società diverse. Non stavo lavorando con Dynamic dove facevo tutto quello che volevo, senza nessuno dopo di me. :-) Alla fine è solo che ognuno si tiene nel suo cuoricino quello che proprio non è piaciuto A LUI. Bene così.
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Io l'ho fatto, infatti (allitterazione voluta, ma on-the-fly). Lo feci ai tempi di FLCL. Poi buttai quello che avevo scritto e lo riscrissi d'accapo. Lo rifeci d'accapo Mi imposi il "rifarlo d'accapo". :-) Cosa che non sfiora un'opera, ferma nel suo tempo. Lo studio che feci era solo per andare al vero dell'italiano parlato (variazione diamesica detta "parlata"), mica per altro. Per destrutturare la banalità, la didascalicità, il modo finto e macchiettistico del doppiaggese. Poi ovviamente un certo tipo di realismo sintattico dialogico rende ardua la lettura del testo. Per questo gli attori sono professionisti anche detti "interpreti". Non dobbiamo farci nulla. Tutto scorre con la corrente, a ciascuno il suo. :-)
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mp3dom: ho editato con minima elaborazione. Tutto vero.
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Credo tu abbia torto in molti modi, non in tutti. Hint: la scorrevolezza non è tanto nel testo scritto di un copione, ma in quanto essere viene compreso, fatto proprio e interiorizzato dal professionista che lo recita. La recitazione, quando buona e giusta, può (dovrebbe?) far suonare "credibile" anche l'inusuale, perché sciorinato come fosse banale. Così si può fare la fedeltà dell'adattamento. :-)
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Già, tipo gli dei ci guardano e si fanno beffe di noi. :-) "It's coming back home!" "Ditto, you had it comin'..." cheers
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Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Ti ricordi quando disse che lo Studio Ghibli era come il Kremlino? Eh, "Il regno dei sogni e della follia", reinventato. :-D -
Made in Japan - Il topic sulla musica Giapponese
topic ha risposto a Shito in una Godai nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Sei sempre il più benvenuto presso di me (per gli amanti anglisti e della vita agra). :-)