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Shito

Pchan User
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  1. Ti ringrazio di nuovo per il posting del dialogo intero. Anche dialogando "oziosamente" di un dialogo, è sempre meglio leggerne il più possibile. Grazie. Credo che la metafora sia concettuale sull'idea di "le foglie che cadono" e "le Foglie che cadono", intendevo questo. :-) Nota infatti come subito di seguito si passi d "fall" a "drop", abbandonando la metafora concettuale dell'immagine.
  2. Continuo a dissentire. Perché la logica della frase è "nelle foglie". Ovvero, una foglia di un albero cade per cadere, non ha uno scopo nel farlo. Una Foglia di Lorien, a quanto capiamo, cade per uno scopo. Parlando della foglia in sé, sempre nella logica della metafora. Come giustamente dici se poi lo scopo per cui la foglia cade sia centrato o meno dipende da altro, ma nel cadere della foglia vi è finlità, non è un'azione fatta oziosamente, casualmente, tanto per. Sempre dal punto di vista,metaforico, della foglia. Né di chi la fa cadere, né di chi la ritrovasse. Della foglia, che è l'unico soggetto della frase (metaforica, infatti). Inutilmente mi pare migliore di "non a caso", che insisto: è una glossa interna al testo che "spiega" la metafora, esplicitandola.
  3. Inerentemente al titolo del topic, ma "misogEno" nel senso che genera sporco (per il miso di "misofobo") o che genera odio (per il miso di "misogino")?
  4. Grazie della spiegazione. Comprendo tutto, ma dissento ancora e comunque sul "non a caso". Ti spiego perché dissento. Dissento perché l'azione a cui l'autore riconduce "idly" non è il "FAR cadere le foglie", ma il cadere delle foglie. Ovvero, lui (l'autore) non sta parlando di Merry e Pipin (immagino senza O) che le hanno fatte cadere ma, sulla logica della metafora intorno al nome di queste spille ovvero "foglie", si riferisce direttamente ad esse. Le foglie degli alberi neppure caso a caso, cadono perché è autunno e il vento le stacca. Non che sia un caso, ma ancora cado "idly", ovvero tanto per, senza uno scopo - la causa c'è. Cadono mollemente, vanamente, oziosamente, tanto per. Al contrario, ora capisco, queste "foglie" cadono per uno scopo, metaforicamente, poiché cadono solo se le si fa intenzionalmente cadere. Ritengo che l'uso della locuzione "non a caso" espliciti il senso interno della metafora, e renda il tutto molto chiaro, molto poco delicato. Il "cadere delle foglie" è esso stesso un modo idiomatico metaforico persino un po' poetico, credo. Forse, ora compresa la scena, direi: "non è vanamente che le foglie di Lorien cadono". Difficile recuperare il "rafforzativo" del "do fall", purtroppo, se non inserendo del materiale lessemico sempre a rischio d'essere indebito.
  5. In merito a me questo è certo. Non so nulla dei testi di Tolkien e l'ho scritto poc'anzi. Qui immagino sia una metafora su persone che combattono, a dire il vero, intorno al concetto di "cadere". Come dire: il nostro popolo non muore invano, ma con uno scopo. Ma è solo una suggestione da una singola frase. Non vale nulla.
  6. Chocozell: Beh, idle/idly indica quello che dici, ma è più il senso di fare/essere in ozio (senza far nulla), o proprio vanamente. Il concetto di vanità" forse porta con sé una marca spregiativa maggiormente spiccata, ma se mi si dice "idle" penso al poltrire,o "idly" al bighellonare. Credo che più che l'assenza i motivo, si tratti di assenza di fine/scopo/utilità. Il famoso "tanto per". Direi quindi che "a caso" sia quanto più errato, dacché idly non significa quello. Non porta in sé il senso di casualità (like, "by chance"), quanto quello di inania, credo.
  7. Non è oziosamente che le foglie di Lórien cadono. Tipo?
  8. La cosa per me buffa è che nel test di traduzione che feci e superai per la Square-ENIX c'era, tra le altre cose, un brano da Il Signore degli Anelli. Che io non conoscevo (come non conosco), non potevo riconoscere, e quindi tradussi e adattati "con pupille non offuscate". :-)
  9. Apprendo che le battute cambiate in sala non erano state poi così poche. Di quella scena e dialogo ne ho detto in una live con Domenico Delli Compagni (Dellimellow), ma troverò tempo di scriverne il racconto di là, prima di passare a innaffiatoi e cocomeri, che siamo in estate, ma ancor più ad altri ascensori e femminili schiaffi. Poiché proprio tu (Cristian) sei un maestro nelle rese dei giochi di parole (ancora grazie grazie grazie per "Muta/Mucca" e soprattutto per il ben più complesso e raffinato "cultore/occultare"!), credo che la battuta del "gokkaimo rokkaimo nai ha!" ti sia molto affine, eh? Ah, en passant pensavo: ma il Re Gatto che gioca a golf dalla vetta del palazzo pessimamente tra il plauso dei lacché non ricorda molto Le roi et l'oiseau? Oppure sono io che ormai voglio trovare l'eredità di Takahata ovunque? Certo però in La ricompensa del gatto altri indizi ce ne sono, tipo la VHS de "Il gatto che piantava alberi", mi pare.
  10. L'apostolo Luca riporta la celebre frase: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto." ;-) Ordunque ul titolo まごころを、君に è una citazione diretta e perfetta del titolo giapponese del film di fantascienza CHAЯLY, trasposizione cinematografica del racconto Flowers for Algernon. Poiché mi sono posto il tuo stesso dubbio, ho visto il film in originale americano E in giapponese. Il racconto originale, che pure ho affrontato, è un po' più ostico ma letterariamente geniale. Il film mi pare focalizzarsi più sull'aspetto psico-sociologico della dinamica sentimentale della coppia protagonista. Un cosa un po' a là psicanalisi analitica transazionale di Berne, se vogliamo, e d'altro canto il film è del '68 (in lizza agli Oscar contro 2001ASO!), ma se pensiamo che il focus dell'episodio 26' di Eva vira drasticamente sulla dinamica di coppia Shinji-Asuka è ben chiaro il riferimento citazionistico. La catchcopy del film, battuta topica nei dialoghi, era "They say to love is to let go". Comunque il film è meraviglioso, lo consiglio a tutti, e se ne era parlato qui. Dal titolo del thread, i più edotti e perspicaci capiranno che mi chiedo se quella R rovesciata sia alla base di una イ anch'essa al rovescio. Sul titolo in particolare, abbiamo fatto molte ricerche linguistiche. Sia sull'uso e sulla resa della struttura di termine "nantoka WO dareka NI", ovvero sul verso senso di quel complemento di termine, e poi sul significato più corretto per la resa di "magokoro". Sulla prima questione, dopo tutte le ricerche, risulta confermativo il titolo giapponese del racconto originale "Fiori per Algernon", ovvero アルジャーノンに花束を (Algernon ni Hanataba wo). Al netto della tipica "inversione sintattica segmentata" che caratterizza praticmente tutti i titoli GIAPPONESI degli episodi di Evangelion rispetto al giapponese standard, si evince chiaramente che il costrutto "nantoka WO / dareka NI" è la dedicazione di un qualcosa a un qualcuno. Quindi quel "magokoro" è un qualcosa, un oggetto che viene offerto/dedicato a "kimi" (te) come i fiori sono offerti e dedicati ad Algernon. Pertanto, senza inversione dell'originale (titolo del film e dell'episodio di Eva), avremmo 君にまごころを (come アルジャーノンに花束を) che andrebbe reso in "Il mio animo sincero, per te" (come "Fiori per Algernon", la virgola è aggiunta per far capire che non è "il mio animo - sincero per te" ma "Il mio animo sincero - per te"). Tuttavia, dato che il titolo del film e dell'episodio di Eva operano una inversione sintattica dallo standard, per parallelo in italiano bisognerebbe titolare "Per te, il mio animo sincero". :-) Dunque nell'ordine: "sense(less) of coolness", "niente male davvero, anzi piuttosto buono e giusto", "1:1 dall'inglese - trova l'errore". 2-1 per il :-( con nota di merito per i dialoghisti Dynit.
  11. Come Cristian ricorderà, perché avevo consultato [significa: petulantemente importunato in maniera deliberata e indiscriminata] anche lui proprio per quella frase, proprio quella frase è una di quelle che più ha lasciato me e la traduttrice del caso davvero perplessi. E, a mirata indagine, anche tutti gli altri consulenti da me sempre "amichevolmente" coinvolti (almeno altri 4). Ora non scriverà uno pseudo-paper mettendo in fila i loro nomi e i loro titoli e i loto curriculum per discettare su come abbia proprio ragione io. In primis perché sarebbe ridicolo, e tanto basterebbe, ma ancor più perché a tutt'ora non sono affatto convinto del reale intendimento di quella frase. :-( Inoltre, la frase per come l'avevo in ultimo scritta io non è arrivata a essere doppiata: è stata cambiata in sala di doppiaggio. Il mio testo, suturando sulla tragedia di Asuka, sarebbe: . . . A dire il vero, i punti di dubbio sulla resa di varie parti di questo dialogo sono stati molteplici. Nella prima battuta evidenziata di Rei, la fraseologia serve per lunghezza di labiale e per poter inserire una "pausetta" (stacco di tono) dopo l'ideale tema (qui il soggetto). In originale: 私は、あなたの人形じゃない "Watashi-ha, anata no ningyou janai". La causale non c'è. È stata introdotta per fare lunghezza e per poter segmentare la frase nel modo in cui la sua recitazione richiederebbe. Nella seconda frase, oh, lì davvero ci siamo strappati i capelli e mangiati le mani. Dopo varie ed avverse intuizioni la maggioranza dei consulenti importunati ha sentenziato più o meno: "beh sì, forse è così, o forse cosà, ma tanto sono fatti tuoi scegliere, quindi oh beh." Il che mi pare a tutt'oggi onesto e sensato. Il punto è che in originale la frase è semplicemente: "Watashi-ha, anata ja... nai mono" 私はあなたじゃ、ないもの La parte prima della virgola è identica alla frase precedente, a cui fa eco -diciamo- o reprise. E fin qui amen, ma... – la virgola – ...la virgola tra "ja" e "nai", pausa tonale in italiano resa coi puntini. 私はあなたじゃ、ないもの Occorre sottolineare che la virgola è scritta nel copione originale. Se non ci fosse stata, sarebbe semplicemente: 私はあなたじゃないもの "Watashi-ha anata janai mono". Come si nota, nella prima frase (di Rei) il costrutto "ja-nai" non era internamente pauseggiato. Inoltre qui c'è la chiusura "mono" che rende un senso causale a mio(nostro) dire anche un filo fanciullesco. Che io ho dovuto mettere in testa (no, non uso calchi morfosintattici da giapponese a italiano, lol) e, anche per questo, riportare anche nella prima frase, il cui "attacco" deve essere identico alla seconda. Resta che il senso della seconda frase, a causa di quella virgola, è terribilmente ambiguo. Tutte e tre le versioni non-Shito hanno reso il senso della frase come se semplicemente la pausa non ci fosse: "Perché io non sono te", aggiungendo poi qualche pezzo random del tutto gratuito e fuori personaggio e fuori scena,per necessità di lunghezza labiale. Io ho sempre pensato che "per fare lunghezza" si dovrebbe usare solo fraseologia lessemicamente "vuota" piuttosto che aggiungere significanze indebita, ma tant'è. Il mio problema, mio e della traduttrice, era ancora "capire davvero" il senso della frase. Per la virgola. E anche perché onestamente SENTENDO la battuta Rei non fa certo una boutade, né parla come a sfottere: e cos'altro sarebbe, se dicesse "io non sono te"? Bella forza "io" è una quattordicenne albina, "te" è un barbuto di mezza età. Beh, sì, palesemente qui "io" non è "te". Non c'è neppure da rimarcarlo, figurarsi statuirlo quale causa/motivo di qualcosa. Perché Rei lo fa? Ci ho e ci abbiamo pensato molto. Alla fine, ho trovato molto illuminante un commento da un mio consulente giapponese. Come al solito, le consulenze dai giapponesi non sono di analisi metalinguistica. Sono sensoriali, di percezione. Questo mio amico mi disse (tradotto): "Guarda, io è dal '97 che in quella scena ho sempre avuto la sensazione di una ragazzina che fa enkou e poi si nega all'ultimo momento al vecchio perché si rende conto che lei per lui non è neppure una persona, solo una bambola di pezza da usare". Questa lettura della scena per me è stata illuminante. Intanto perché sfido chiunque, e dico chiunque, a negare la forte componente erotica della scena. La mano di Gendo che si avvicina al seno della ragazzina come un serpente (gli amanti dei genga noteranno la quantità di nakawari spesi per il movimento dell'approccio), poi letteralmente *penetra* del corpo di lei, e poi lui *scende* con la mano fino all'utero di lei, dall'interno, al cui tocco Rei fa un versetto molto eloquente. Chi ha visto più dello spezzone in questione ricorderà poi gli Eva seriale chi si penetrano con le Lance di Long(h)inus facendo smorfie e versi orgasmici con la faccia di Rei, anche. Quindi, stop, mano mangiata (nel manga è rifiutata a spruzzo) e: "Io non sono la tua bambola". Ok, sequitur. Lei ha rifiutato lui perché si è resa conto che lui la usa, meramente, e lei ci ha ripensato (ci ha pensato), e "non ci sta". Ok. Ma per rincarare la dose del diniego? "Perché io non sono te"? Non sequitur. Parrebbe ridicolo e non particolarmente sensato, invero. Allora, pensa che ti ripensa: "Perche io..." (watashi-ha) "se è per te"... (anata ja...) "non sono" (nai mono). Abbiamo infine convenuto che il senso potrebbe essere questo. Lei si è resa conto che per lui non esiste. Lui pensa solo e sempre a Yui. Rei è uno strumento. Di lì a poco Anno avrebbe fatto Love&Pop, che poi sarebbe Topaz2 di Murakami Ryuu. Nel box giapponese di BD c'è tra gli extra una lunga registrazione di telefonate di approccio con enjukousai, per studio. Mmmh... torna in mente il commento del mio amico dal Giappone: "Guarda, io è dal '97 che in quella scena ho sempre avuto la sensazione di una ragazzina che fa enkou e poi si nega all'ultimo momento al vecchio perché si rende conto che lei per lui non è neppure una persona, solo una bambola di pezza da usare". Sequitur. Quindi ho pensato a una frase che fosse comunque ambigua e ambivalente anche in italiano: REI: È che io, per te, non… ci sono. L'ambivalenza sta nel fatto che la si può intendere sia come "io per te non esisto, tu non mi consideri una persona", oppure "io per te non sono disponibile". In entrambi i casi è un rafforzativo del diniego, sulla nota causale nel primo caso (io non sono la tua bambola perché tu non mi consideri), sull'esplicità e portata accresciuta nel secondo (io non sono la tua bambola, anzi non sono proprio disponibile per te). In ogni caso, non è mai stata recitata come l'avevo pensata, intesa e scritta. Un ringraziamento a chi mi ha seguito fin qui lungo il filo delle suggestioni. Ma così mi sto intrecciando, nell'altro thread ero ancora a: NEXT TO COME: né quinto né sesto piano nel nono episodio.
  12. Shito

    (Free) Libro sul NEO•GEO

    Mi dicono dagli archivi che hanno recuperato altre 2 (due) copie della prima tiratura, se mai qualche amicone fosse interessato.
  13. Shito

    Le DIVICHE

    No, non ci siamo capiti. Sono due cose diverse. Nel caso di Anne Shirley, c'è un importante punto narrativo legato al preciso nome del personaggio. Nel caso di Anne Frank, vi fu una persona reale con un nome reale – il suo. In entrambi i casi, il nome non andrebbe mai cambiato. Tutto qui. E il libro di Anne Frank si chiama "Il retrocasa". Il titolo lo decise lei, l'autrice, che voleva pubblicarlo perché aveva giovanili velleità di scrittrice. E aveva dato un titolo al suo libro. Forse un briciolo di considerazione per l'espressa volontà della giovane deceduta, che pure si santifica come una madonnina, sarebbe opportuna. Doverosa. Dignitosa. Ed è un libro meraviglioso. Una testimonianza vivida come poche altre sulla psicologia adolescenziale femminile, sull'idealismo giovanile femminile. Il punto chiave è "mutti" (mammina). Non scherzo.
  14. Shito

    Le DIVICHE

    "e nel film DOPO..." Ci hai mai fatto caso che Chihiro, aka Sen, è vestita con gli stessi colori della prima San, e che lo Yuuya è uguale al castello del padre divenuto demone, sequenza di paratie incluse? :-)
  15. Shito

    Le DIVICHE

    All'anagrafe sua? Anne e Ann sono omofoni, Anna e Ann no.
  16. Shito

    Japan Sinks

    Capisco. Povero Komatsu, allora. :-(
  17. Shito

    Japan Sinks

    Ah, hanno realizzato una serie da Nihon Chinbotsu? Anno Hideaki sarà felice, se il risultato è decente. Tra l'altro mi pare che Komatsu Sakyo fosse laureato in letteratura italiana, cosa che me lo rende subito simpatico. Magari gli piaceva Miyazawa Kenji, chissà. Certo credo che il suo coinvolgimento ad osaka'70 fu più significato, per una certa generazione. Al termine dell'interminabile flusso del tempo...
  18. Shito

    Le DIVICHE

    Non ti seguo. Nell'originale letterario, e così nell'originale animato, Anne fa una gran questione del fatto che il suo nome sia scritto Anne e non Ann, perché tra i due omofoni quello "con la E" è la scrittura più antica e nobiliare. Del resto poc'anzi aveva anche chiesto di essere chiamata "Cordelia", perché "sarebbe bellissimo chiamarsi Cordelia". I più attenti avranno subodorato che il noto interesse di Miyazaki Hayao per King Lear (cfr: il nume Okkoto morente e l'indicazione che il regista diede all'anziano Morishige Hiyasa) sie l'ennesimo imput da Takahata. Del resto, andando a vedere l'originale Mononoke Hime (il racconto illustrato) troviamo la stessa identica situazione di Lear con le tre figlie, dove solo la terza e più giovane, ovvero San (tre) nel racconto di Miyazaki, gli è "fedele" ed è virtuosa. Poi "San" mantenne il nome nel film, e nel film dopo mantenne tutto il resto (l'età, gli indumenti, ecc) diventando però "Sen", una sola lettera mutata. Ma a me viene sempre in mente Cordelia, ovvero "Anne with an E". Persolamente mi rifiuto categoricamente anche di chiamare "Il retrocasa" come "Il diario di AnnA Frank". E chi l'ha letto (ma per davvero) dovrebbe ben comprenderne il perché. Oh, sincronie. Oh, Jung. Vi furono e restano e sono cose più significative dei cartoni animati, vero Ejisonta? :-) In seguito qualcuno ha fatto addirittura di più, tenendo la base originale e traducendo in italiano il testo originale. :-)
  19. Shito

    Le DIVICHE

    Anne con la "e"? ;-) Credo fossero sigle aggiunte per i "contenitori" intesi come i "volumi" della raccolta. Però potrei sbagliare. :-/
  20. Shito

    Le DIVICHE

    Godai, mi sbaglierò, ma le canzoni di Rosario Di Bella credo fossero "aggiunte" come sigla delle VHS, non già sostituite alle sigle degli episodi. :-)
  21. Shito

    Le DIVICHE

    Anche io ne fui molto colpito e segnato. Anche da TOM*CAT, certo, ma dai Picasso di più. E un motivo ci sarà. ;-)
  22. Shito

    Le DIVICHE

    Per non dire di chi alle elementari si innamorò di Yu Morisawa, e provava simpatia per il suo amico Midori Kisaragi. Inerentemente al bel discorso imbastito da Falciatore di Animeclick, non solo mi sento di dargli ragione al 101%, ma aggiungo: essenzialmente ciascuno trova la sua infanzia nostalgicamente speciale. È una cosa bella di chi è fortunato abbastanza da avere una bella infanzia. Dunque lasciamo serenamente che i bambini di oggi ne abbiano una loro, che ricorderanno poi da adulti, senza imporgli l'ombra della nostra. La quale è, naturalmente, passata.
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