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Shito

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  1. Shito

    (Free) Libro sul NEO•GEO

    Al momento la versione digitale è stata riservata come gift per i preordinanti. :-)
  2. Shito

    (Free) Libro sul NEO•GEO

    E niente, poi il libro è stato stampato. La prima tiratura è esaurita. Ma un infiltrato, qui, ne ha una copia... ;-)
  3. Non a caso, in Giappone, prima della defiinizione di "anime" si parlava di "terebi-manga" e "manga-eiga". :-)
  4. Tipo il conio che feci nel '97 con "sincrografie"? :-/ Ah, l'ardore e l'ardire dei vent'anni! :-)
  5. Per esempio, alquanto sottile ma assai sensibile è la differenza tra "una lista di" e "la lista dei": la semplice determinatività dei concetti porta con sé l'idea di esaustità del contenuto.
  6. Ma no, mi riferivo al presunto "metodo scientifico" applicato (abusato) in ambiti umanistici, dove per "dimostare" una data "ipotesi" si apportano solo dati e fonti a favore della "tesi" prefissata. :-) anzi :-(
  7. Vedi, uno dei più praticati ed efficaci modi per indurre a credere nella fattualità di qualcosa che si vuole dimostrare (nota: si vuole) è la selezione delle parti di un tutto obiettivo che si riportano. Questo è il principio base della fallacia persino del moderno "metodo scientifico" nell'indagare la "natura". Si conosce solo ciò che si conosce, e si ignora cosa si ignori - è normale, ovvio. Quindi, se nello svolgere una "indagine" si riportano solo i dati (reali, obiettivi) che supportano una tesi, semplicemente tralasciando quelli che sconfesserebbero la stessa, eventualmente anche più numerosi, la tesi apparirà soltanto confermata dai fatti obiettivi opportunamente selezionati. Si può dimostrare pressoché qualsiasi cosa anche senza adulterare alcun fatto, basta tacere laddove è opportuno tacere e selezionare con cura cosa mostrare. Per questo dicevo: o un'indagine è estensiva e di valore, oppure non vale e nulla al meglio, è tendenziosa al peggio (cosa quest'ultima che non credo sia il tuo caso).
  8. La mia personalissima opinione è che le interpreti di Misato, Rei, Maya e Asuka (ma probabilmente anche di Ritsuko, e ancor più di Makoto) fossero/siano assolutamente IDEALI sui personaggi. :-) Sì, la madre è impazzita e vezzeggia una bambola come fosse la figlia, che ha i capelli rossi. E guardate le trecce. Il trauma del rifiuto infantile. In un modo o nell'altro, "avrebbe voluto chiamarsi Cordelia". La terza figlia di un vecchio re, l'unica fedele. Tra gatti selvatici giganteschi e cinghiali canuti. ;-)
  9. Ovviamente è assolutamente possibile che in questo nuovo doppiaggio ci siano altresì ottime scelte di adattamento, e trovate migliori delle mie. Frequento questo forum ma non sono un apriorista, lo sapete. :-)
  10. Ah, certo, è così come qui dici. Naturalmente non so se qualcuno ne avrebbe mai la voglia, l'interesse, la forza. Onestamente non mi sembra probabile. Come dicevo in una recente live, ad esempio, io per primo so di alcuni errori marchiani del doppiaggio Mediaset di Nadia, ma da qui a definirlo tutto infedele nei suoi contenuti ne passa. E poiché la serie l'ho poi rivista sempre e solo in giapponese, il mio onesto commento è: boh, non so. Certo Toris Magistos grida alchemica vendetta, insieme ai vari nomi cambiati/sbagliati/soppressi. Anche la soppressione dal finale delle nozze di Eco e Icolina è davvero brutta. :-( Sul sayonara di Rei: guarda con attenzione l'episodio e capirai subito. :-)
  11. Nel senso che tu prendi per buono ed esaustivo quello che leggi da una qualsiasi parte/persona? Senza nulla verificare? Senza nulla approfondire? Ok, bene. Comprendo il tuo livello di interesse reale. Tipo gli smiley da te usati, suppongo. Alla grande. :-) Se mai ti interessasse, un articolo approfondito su Shito/Apostoli lo trovi sul magazine. Ma forse no, non ti interessa.
  12. No, il punto è che Kaji non indica a Shinji proprio alcuna strada. Kaji indica solo a Shinji la responsabilità sempre intrinseca al prendere una scelta dinanzi a una possibilità. "per te qualcosa da POTER fare dovrebbe esserci" - il "dovrebbe" è retorico, certo. "ma non ti costringerà nessuno" - colui che obbedisce agli ordini, o fa semplicemente quello che gli viene detto di fare, deroga la responsabilità dell'esercizio del suo libero arbitrio a chi gli indica la strada. Si veda l'aver studiato il violoncello di Shinji per come spiegato nell'ep15, l'apprezzamento di Asuka, e poi la di lei delusione, alla scoperta di "e perché non hai smesso?" - "Perché nessuno mi ha detto di farlo". Quella passività da "kimochi warui". Ma l'episodio 19 si intitola "Battaglia da uomo". Quel "uomo" in giapponese è "otoko", che non allude all'adultità (otona), ma alla maschilità. Misato rimbrotta sempre Shinji come "otoko-no-ko deshou?" Nel senso di "sei un maschietto, no?" - nel mio vecchio doppiaggio era frainteso con "ometto", che sarebbe "sei già grande", ma no - Misato è una donna che dice a un giovane maschio di essere un -pur piccolo- maschio. Questo è un anime giapponese del 1995. E poi Misato, dico, starà ancora a motivare Shinji in punto di morte (di lei) con n "bacio adulto" (lì è "otona no kissu"). Tornando al 19: "Ma non ti costringerà nessuno. Pensa da te stesso, decidi da te te stesso che cosa tu stesso debba fare. Beh, che tu non abbia a pentirtene!" (come dire: fa' quel che vuoi e credi, ti auguro solo di non avere a rimpiangerlo, in ogni caso è roba tutta tua). Come sappiamo, la psicologia di Kaji è tutta frutto di un forte senso di colpa. Un forte rimpianto.
  13. Ah, hanno messo "addio" invece di "arrivederci" per il freddo "sayonara" di Rei? Capisco che non hanno capito. Peccato (per il pubblico). (nota: voi tutti sapete, sì, che è lo stesso saluto che Rei usa sempre, di default, in quanto è il più formale e distaccato modo di congedo, che non implica il "NON rivedersi" [saraba?] e che in particolare nell'episodio colpisce Shinji in prima istanza subito prima dello stacco dell'eyecatch, alla fine della famosa scena dell'amaeru materno negato, ovviamente, e non già all'inizio dell'Operazione Yashima...) Che nostalgia! Stavolta sono le stesse spiegazioni del 1997! In effetti questo dato l'avevo capito anche allora. ^^
  14. Shito

    TRAILERS E NEWS

    Ho visto il trailer senza audio, ma sembra la storia di una ragazza di oggi, con il MacBook, che "rivive" la storia di Tesla tramite una ricerca storica, e il personaggio "vive" anche sui fondali delle sue fotografie storiche di catalogo. Anche la catchcopy "(wildly) reinvent the biopic", oltre a fare molto Steve Jobs, parrebbe confermare una cosa simile. "SOULFULLY PHILOSOPHICAL" One more thing... ah, no, il film su Turing l'anno già fatto. :-)
  15. La differenza cruciale tra un (non) "ancora" e (non) "più", suppongo. E sì breve e fugace l'interludio affermativo tra quei due momenti di negazione. Oh, parlo di me, certo.
  16. Sì Ryoga, hai ragione, Takahata infatti – come giustamente dicevano Anno e Katayama – aveva una vocazione documentaristica, tale era il suo livello di realismo, ma rivolgendosi al prossimo con vero spirito educazionale (indi "naturale"), a là Miyazawa Kenji, "usava" l'animazione come mezzo di rappresentazione. La sua opus magnus infatti non è Kaguya, è Ponpoko. San Sebastiano, giustamente dici, è icona yaoista. :-) Più che Mishima, su quel crinale si legga dei dolori del giovane Akutagawa. ;_;
  17. Ogni fantasia, in quanto tale, è comunque dolce - infatti. Perché reca con se una carica di escapismo in una meta-realtà fittizia e narrativa che, tanto per il fruitore e ancor più per il narratore, è una creazione pseudolibidica, no? Me l'ha spiegato Yutas. Cioè, volevo dire Yamaga Hiroyuki. Di per me, penso che oltre al suo uso di appoggio escapistico la narrativa serva anche come strumento di sublimazione innocua. Di questo parlavo invece con il dottor Saitou Tamaki, di persona.
  18. Grazie, Kiba. Una simile recensione è una meraviglia da leggersi. Certo per uno sguardo "hungry", ovvero per quell'uso blandamente metonimico del concetto, credo sarebbe bastato "famelico". Ma in queste percezioni di peso semantico vi è sempre, inesorabilmente, tanta umana soggettività. E mai più vi giunse come uomo vivo. Tipo. Alla fine leggere davvero letteratura straniera in lingua originale, quando si arriva al punto di coglierne e goderne anche il leggiadro peso delle posizionalità morfosintattiche ricercate, o variazioni sinonimali intese, è una forma di intimo piacere traduttorio interiore. Quasi solipsistico. Pubblicare una traduzione è la violenza del tentare di imporre una forma di solipsimo comunitario. – Quante sono queste? – Tre, quattro, non lo so! – Mh, meglio. Un mio giovane amico mi diceva che nel suo leggere appassionato di Diciannove-Ottantaquattro mi immaginava sempre nei panni di O'Brien, e lui Wiston. L'estate degli addii. Ma Orwell è carino e semplice, Huxley o Nabokov sono ben altro, a leggerli davvero, ma davvero. La fabula è un gioco da bimbi. Tolkien non so. Cessò assai presto per me l'epoca delle dolci fantasie. Colpa di Simon Morgestern letto alle medie, in tamdem con Michael Ende.
  19. Mai voluto leggere nulla di quella pagina, da quando (una decade fa?) mi resi conto del tenore della stessa. Talvolta alcuni amici, conoscenti, corrispondenti, colleghi non riescono a evitarsi di farmi sapere qualcosa. Con l'ultima intervista su La Stampa ho vinto quattro pizze, però! :-) Cosa sia diffamatorio o meno, persecutorio o meno, e in generale criminale o meno, non sta a noi giudicarlo. Il bello del diritto italiano (e dico sul serio) è che l'azione penale spetta sempre allo stato. A rigore, una denuncia-querela altro non è che una "notizia di [possibile] reato". Sta a un PM, che è un ufficiale pubblico, decidere se è possibile che tale reato sia stato commesso, in caso indagare preliminarmente per verificarne ancora la mera possibilità, che sarà poi giudicata da un apposito giudice delle indagini preliminari e... e... non ho mai studiato la procedura penale. Mi fermai prima. Ma per fortuna, il diritto reale non si fa né al bar, né sui forum di internet, né su Facebook. :-)
  20. ryoga, sta' sereno. :-) (sì, essendo un'esortazione andrebbe sempre in imperativo [esortativo], no?)
  21. Mah, per le mie antiche reminiscenze giurispundenziali, e Ryoga (spero) mi correggerà, mentre avere un'idea ed esprimerla è pressoché sempre lecito, quello che non è lecito è AGIRE allo scopo di LEDERE una persona. Il che mi pare ovvio e normale in qualsiasi società sana. Quindi "augurarsi" che un professionista il cui lavoro non si apprezza smetta di fare quel lavoro credo sia lecitissimo, muoversi e adoprarsi affinché quel professionista sia OBBLIGATO o FORZATO a "cambiare lavoro" credo sia un atto criminale inteso come "atto persecutorio", volto a indurre una persona a "cambiare le proprie abitudini di vita". Ovvero: un'AZIONE illecita dolosamente diretta a ledere la libertà di un'altra persona. Si capisce ovviamente che con la crescita dell'influenza del "mondo virtuale" su quello reale i confini della "libertà d'espressione" quando finalizzati, vettorializzati, coordinati e organizzati a uno scopo fattivo e lesivo e doloso sono molto fluttuanti. Mi chiedo però quando si incomincerà a temere un mio prossimo coinvolgimento sull'adattamento italiano di Derorin-man.
  22. Questo è quel che mette sapore nello scrivere. Fu Platone a dire: "lo stile è anima"? :-) Grazie del report. Giuro che un mio antico amico, dico fatto di carne e ossa e risate e interessi condivisi, era un fan di Hayashibara Megumi e ci scambiavamo mp3 ai tempi di Napster e ISeekYou, sta su quel gruppo e scoprendolo per screenshot traversi l'avevo ricontattato telefonicamente per trovarci a Lucca quando ci andai per la presentazione di Shinko Ghiribizzo. Non ci crederete, non ci credo ancora neppure io stesso, ma lui proprio non credeva, non riusciva a credere che io non andassi lì a leggere le cose scritte contro di me, tra dileggi e diffamazioni e peggio. Boh. Una persona vera, che mi conosce, avevo il suo numero in rubrica dalla fine dei '90 - ciao Giulio! E ancora mi diceva che gli mentivo, che non era possibile, che lo ingannavo. A che pro, poi? Mistero. Davvero Facebook fa male alle persone, ho pensato. Tra l'altro, e di nuovo sembra incredibile, quel mio antico amico ora è – ovviamente – cresciuto e come professione ha un'officina di RESTAURO autoveicoli. Me l'ha detto lui. Ma per Misato il concetto era inapplicabile lo stesso. Purtroppo poi a Lucca non riuscimmo a vederci. Che dire? GOING HISTORY (berutemu)
  23. Continuo a non capire, però nell'altro topic ho scritto cose buffamente vere, veramente buffe sull'adattamento (e l'originale) di Eva, per chi volesse capirle. :-)
  24. Ringrazio Hansha per l'apprezzamento del mio lavoro, e ancor più per la comprensione dei miei intenti professionali – cosa che è in effetti l'apprezzamento più grande. Per un essere umano, trovare un altro essere umano che si dispone a comprenderlo è il più grande privilegio. Quindi grazie, grazie, grazie. Ho detto "grazie"? Grazie. Facezie a parte, veniamo a più autorevoli facezie. :-) MATANKI! È quello che dice Touji a Kensuke nell'episodio4, apostrofando l'amico per la sua "mancanza di fegato" nell'aver lasciato prendere sotto custodia Shinji dai MIB della Nerv senza alzare un dito per impedirlo. – Battuta originale: それがどないしたんや。お前それでもマタンキついとんのか!! – Traslitterazione: Sore ga donashitan'ya. Omae soredemo MATANKI tsuiton'noka!! Gli appassionati si Kansai-ben apprezzeranno le forme verbali e altre flessioni. Robert Garcia sorride a Juso, dove aveva il dojo il buon Steven Seagall. – Adattamento italiano shitarellico: E questo che mi significa…? Ma tu, dopo ’sta storia ancora avresti i testòchili? Ovviamente, sporcature gergali a parte, spicca la parola "testòchili". Ma perché Shtarello ha inventato una parola tanto astrusa? MATANKI! Se avete seguito il link e non leggete il giapponese, beh, è un manga settantino intitolto "Toilet-Hakase", ovvero "Il professor Gabinetto", dell'autore Torii Kazuyoshi. Un titolo che è tutto un programma, eh? Lo trovate anche sulla wikipedia giapponese, o dove vorrete voi. Come si può intuire, non è un manga filosofico. Era un tipico gag-manga dove il momento clou, ricorrente a mo' di tormentone, era quando i personaggi mostravano la spilla di associazione al METAKUSO CLUB (metacacca club), dicendo la parola mitica: MATANKI! Il manga godette di una certa notorietà, nel tardo 2019 ne fecero persino un'esposizione commemorativa: e non mancano preziosi memorabilia: Ma cosa vuol dire MATANKI? Invito tutti a fare una ricerca testuale e per immagine con: マタンキ Credo non troverete che riferimenti a quel manga, e quella gag. Essenzialmente, è un anagramma per inversione di kana di KINTAMA (きんたま 金玉) KI-N-TA-MA >>> MA-TA-N-KI KINTAMA (きんたま 金玉), letteralmente "sfere d'oro", è un eufemismo non volgare per i testicoli. I gioielli di famiglia. O le pallette d'oro, come ogni bravo estimatore di Ponpoko saprà. :-) A volte, i bambini soprattutto per fare eufemismo dell'eufemismo usano dire TAMAKIN (たまきん 玉金), che è l'inversione non di tutti i kana-per-kana, ma delle due parole costituenti, i due kanji, "KIN" e "TAMA". Ma MATANKI è proprio una cosa tutta scema, è un'eufemismo preso da quel manga settantino. Per renderlo, mi serviva una resa un pochitto inventata. :-) Ah, nella scena, come facciano le ragazzine in classe a "agganciare" al volo il riferimento è un po' un mistero, ma forse è abbastanza ovvio comunque, per un giapponese. Infatti le ragazzine tacciano Touji (e il povero Kensuke) di essere dei pervertiti: gli sarà sembrato strano. In effetti, strano per strano credo che anche "testòchili" mantenga un forte elemento di "stranezza mai sentita" eppure di "comprensibilità a intuito immediato". In effetti, è un adattamento di cui sono un pochitto soddisfatto. :-) NEXT TO COME: né quinto né sesto piano nel nono episodio.
  25. Cosa mi sono perso? Comunque Choco stai attento, la tua frase sembra pericolosamente in "lingua cannarsica", una cosa quasi da Seita in Hotaru no Haka... occhio a quel che leggi e ascolti, che "chi va con lo zoppo entro tre giorni zoppica", eh! Tipo gli "apostoli" di Mars di Yokoyama Mitsuteru?
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