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Hokuto no Ken


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11 minutes ago, Arlec said:

Tecnicamente è il migliore dei tre film (non a caso avevano richiamato Masami Suda per l'occasione).

La trama però è banale e il combattimento finale con sto maestro di nanto tirato fuori dal nulla (che dice di essere allo stesso livello di Shin) dura quattro secondi (fa un graffio a Ken e poi viene immediatamente sconfitto!).

avrei preferito che usassero quel minutaggio per espandere la trama classica nel remake, in quanto fu tagliata in modo eccessivo. però quel film lì, che "a senso" altro non è che l'equivalente di un episodio della vecchia serie tv, è molto piacevole proprio per la sua semplicità e racchiude perfettamente lo spirito degli inizi della storia.

per il resto durante tutta la saga di hokuto laggente spunta dal nulla, conosce tizio e caio o c'è un legame di parentela che manco beautiful, e ken ha combattimenti lunghi solo con quelli che non servono a nulla ma hanno un grado in più di teppista :lolla:

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34 minuti fa, Roger ha scritto:

avrei preferito che usassero quel minutaggio per espandere la trama classica nel remake, in quanto fu tagliata in modo eccessivo.

Io rimasi traumatizzato alla fine del primo film (del remake intendo) dal fatto che avevano del tutto omesso l'infanzia di Souther, in un film su Souther (!!!). Quindi quando Kenshiro lo sconfigge utilizzando il colpo che non provoca dolore, perché aveva "percepito la tristezza in lui" (???), se uno non ha letto il manga o visto la serie originale è impossibile che capisca il motivo. E il motivo non esiste, perché nel film viene completamente eliminato il personaggio del maestro Ogai e qualsiasi riferimento al passato di Souther.

Modificato da Arlec
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11 hours ago, Arlec said:

Lo stesso potrebbe dirsi per il tuo sintetico giudizio su HNK.

Certamente. Per di più, io NON sono l'autore di HnK, quindi la mia impressione vale come quella di chiunque altro, è solo una visione personale.

Credo sia obiettivo, però, che in HnK c'è sempre stato molto patetismo, a volte anche esasperato ai limiti del grottesco. Si tratta di una cosa non certo esclusiva di questa serie, ma tipica di molta narrativa giapponese in quanto tale, in particolare fumettata: si vedano i tipici flashback di One Piece, ad esempio, dove si spiegano i motivi emotivi dietro alla cattiveria di ogni cattivo.

Modificato da Shito
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19 minuti fa, Shito ha scritto:

Certamente. Per di più, io NON dono l'autore di HnK, quindi la mia impressione vale come quella di chiunque altro, è solo una visione personale.

Credo sia obiettivo, però, che in HnK c'è sempre stato molto patetismo, a volte anche esasperato ai limiti del grottesco. Si tratta di una cosa non certo esclusiva di questa serie, ma tipica di molta narrativa giapponese in quanto tale, in particolare fumettata: si vedano i tipici flashback di One Piece, ad esempio, dove si spiegano i motivi emotivi dietro alla cattiveria di ogni cattivo.

Che però all'epoca di HNK era un grande progresso per la narrativa animata, e ancora oggi è una caratteristica peculiare degli anime quella di qualificare gli antagonisti, anche i più crudeli, come esseri umani e non semplici bestie prive di coscienza.

E questo vale a maggior ragione per il personaggio di Raoh, che in questo processo di formazione e acquisizione di coscienza, conquista un'importanza e una centralità sempre maggiore, al punto da diventare, con un ribaltamento di prospettiva straordinario, protagonista della storia al pari di Kenshiro.

Per questo HNK finisce oggettivamente con la morte di Raoh.

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55 minutes ago, Arlec said:

Che però all'epoca di HNK era un grande progresso per la narrativa animata, e ancora oggi è una caratteristica peculiare degli anime quella di qualificare gli antagonisti, anche i più crudeli, come esseri umani e non semplici bestie prive di coscienza.

Credo che questo sia molto vero, anche se non so quanto di "originale" o di "progresso" vi sia in detta tendenza quanto a HnK. Ovvero, penso altresì che la semplicistica dicotomia tra bene e male appartenga più a ideali di finzione e soprattutto puericultura statunitense (iconica la risposta del protagonista di True Lies, sotto l'effetto del siero della verità, che alla domanda della moglie "Hai mai ucciso qualcuno?" risponde "Sì, ma erano tutti dei cattivi.") - mentre al contrario gli equivalenti sia europei che nipponici mi paiono tutti ben più sfumati, da Esopo, a Basile, a La Fontaine ai Grimm. In Giappone, in particolare, di certo Tomino ci aveva già abituato a totali "sovversioni" dell'idea di buono e cattivo (penso a Umi no Triton, ma anche al più truculento Zambot-3, al tragicamente grottesco Daitarn-3, ecc), quindi ripeto: sulla portata innovatrice di HnK in questo senso alzerei un sopracciglio almeno. "Le ragioni del cattivo" mi pare siano patrimonio dell'umanità senziente, escludo quindi Barbie, le riduzioni Disney classiche, ecc.

In particolare, la finzione giapponese propone da sempre la competizione tra diversi "modelli di guida dell'umanità". In questo, Raoh incarna tipicamente la visione del dominatore violento a là Gengis Khan e/o Oda Nobunaga. Per una brillante trattazione di detta questione in ambito fumettistico ti consiglio la lettura di DEAD MAN di Egawa Tatsuya. Ricordandoti che "i quattro grandi della storia", nella lettura tradizionale giapponese del mondo e dell'umanità, se ben ricordo sono Platone, Cristo, Shakamuni Buddha e Confucio. Tutti posti sullo stesso piano, e non a caso.

Modificato da Shito
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Da non trascurare la dicotomia organizzazione stabile/stato e individuo, assai sfumata in oriente rispetto ad occidente, che porta il singolo in posizione sempre inferiore alla collettività, quasi associabile ad essere unicamente ribelle ome tale

Per dire, in Cina dove di fatto e' nato in narrativa quello substrato dì organizzazione parallela e più o meno segreta al mondo comune, dove trovano casa le varie storie di personaggi con anche l'equivalente di super poteri, chiamata jianghu, di per sé comunque richiede l'appartenenza dei singoli a sette e alla stretta osservanza delle loro regole.

In quest'ottica gran parte della negatività "dell'essere cattivi" e' gia' assorbita nello spiccare che viene visto nella forte individualità in quanto tale, quindi la questione di un personaggio non tanto cattivo e' comunque da inserire in un certo contesto.

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