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Rebuild of Evangelion


El Barto

  

57 utenti hanno votato

  1. 1. Come dovrebbe essere il finale di Rebuild of Evangelion?

    • Pirandelliano! (come la serie tv)
      5
    • Pascoliano! (come The End of Evagelion)
      4
    • D'Annunziano! (va tutto a p*ttan*)
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    • Non so
      3
    • MUUUUUUUUUUUU!!!
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    • Kyoshinhei! (NSD Non Siamo Degni!)
      6

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Scusa, Garion, ma qui rifaccio la solita domanda che continuo a farmi ogni volta. Dobbiamo davvero vederci tutta questa enorme devianza nei personaggi di NGE? Io ne dubito. Io di Shinji a scuola ne ho incontrato più di uno;

 

E si fanno le seghe sulle compagne di classe che dormono?

Forse hai incontrato qualcuno che assomiglia a Shinji nei suoi normali malesseri di adolescente. Ma quello che Anno alla fine descrive è il malessere di vivere, che a mio parere è una componente intrinseca degli otaku. Ci si rifugia dal mondo adulto e ci si ricopre di feticci come surrogati.

Poi però anche gli otaku sono cambiati col tempo, quindi quando si definisce qualcosa bisogna anche specificare. Ovviamente l'otaku pensato da Anno era quello del suo stampo, sviluppatosi negli anni '70.

Adesso invece è un porcaio.

Per fare un paragone, se Heidi uscisse oggi troveresti poi strali di dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette (e lasciamo perdere il nonno...). Dimmi te se questa è una cosa normale...

 

ma anche di Misato

 

Che a 29 anni si sentono delle torte di Natale?

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Sì, ma il punto è: oggi mi piacerebbe di più rivedere Takahata perché bla bla bla, tutte cose vere, ma all'epoca andavo pazzo per i GI-Joe, e non credo vi sia da aspettarsi che non li preferissi ad Anna dai Capelli Rossi... o che comunque non "ci capissi una sega", a sette anni!

 

E ovvio che un bimbo di 7 anni capirà lo steso Heidi in linea di massima, ma non ne coglierà tutte le sfumature come a vederlo da adulto.

Stà di fatto che il bimbo cmq intuirà quello che Takahata vuole dire, insomma, che il regista non si rivolge al bimbo abbassandosi al suo livello mentale, ma rivolgendosi a lui da adulto.

Il bimbo in poche parole avverte che la serie parla di infanzia senza essere infantile, cioè avverte il fascino principale di queste serie che ne hanno decretato il successo duraturo rispetto a opere simili ben presto dimenticate.

 

 

 

se Heidi uscisse oggi troveresti poi strali di dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette (e lasciamo perdere il nonno...). Dimmi te se questa è una cosa normale...

 

No, dai i ragazzi di oggi non sono così pervertiti.

Magari farebbero cose zozze su Clara e la signor Rottemaier , ma non su Heidi :lol:

Modificato da Zio Sam
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Per fare un paragone, se Heidi uscisse oggi troveresti poi strali di dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette (e lasciamo perdere il nonno...). Dimmi te se questa è una cosa normale...

 

Sarebbe da cercare come sono le Tijuana Bibles di Lil' Orphan Allie. :fear: Sti americani, mi sa che anticipano il pedobear di quasi un secolo!

P.S.: Le ho trovate. Confermo il seal of approval e anche qualcosa di più. :paura:

 

Il bimbo in poche parole avverte che la serie parla di infanzia senza essere infantile

 

Non ne sono affatto sicuro. Per quel che mi ricordo, non lo avvertivo affatto.

Il successo duraturo deriva secondo me dal gusto adulto.

 

 

No, dai i ragazzi di oggi non sono così pervertiti.

 

Ah no, questa non la vado a cercare.

Ma resto convinto che, tra perversioni e girellarità... :frown:

Modificato da Dairon
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No, dai i ragazzi di oggi non sono così pervertiti.

 

I giapponesi sì. E a discapito di tutto quanto, anche se ogni tanto si vede qualche vecchio brizzolato bavoso a comprarsi le dojinshi da Tora-no-Ana, il 99% sono ragazzi dall'aspetto normalissimo. Ma le pareti di dojinshi zozze uscite dal Comiket quest'anno mi hanno proprio impressionato... (cioè, Himari coi pinguini, ma dai...).

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Ne consegue che il pubblico occidentale è, in questo, "ritardato" rispetto a quello d'origine, dato che fruisce / si esalta / segue da adulto un prodotto pensato e realizzato per ragazzi(ni).

 

Non credo che le cose stiano così, qui si tratta proprio di differenze culturali, perchè in occidente un'opera con un tasso di violenza come KEN è considerata INADATTA per i bambini, se non addirittura DANNOSA..

Per gli adutli invece è considerata ACCETTABILE, ma solo fino ad un certo punto: ricordate l'accusa nei confronti di KEN di "istigare" con la sua violenza i lettori a lanciare sassi dai cavalcavia?

Modificato da EYMERICH
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Certo, vivere una vita normale invece che Salvare il Mondo Ogni Settimana li rende decisamente meno problematici, ma rende anche le loro storie molto meno attraenti come entertainment.

 

Su Eva non entro nel merito, perché tanto chissene. Però su quali tipologie di storie siano più attrattivi sono dubbioso. Sarà che praticamente non vedo né leggo più niente di anime/manga, ma con gli anni ho imparato sempre più ad apprezzare le storie che hanno la normalità come costante. Nessun elemento fantastico o fantascientifico, nessuna tendenza escapista nei confronti della realtà. Non me ne voglia nessuno, però per me una saga di libri come quella di Martin è da leggere nei periodi di stanca, perché preferisco altro da leggere in condizioni di norma e comunque non sono quelli dei libri che mi danno le sensazioni migliori. Allo stesso modo per gli anime... be' quelli che mi sono piaciuti di più quest'anno sono stati Houro Musuko e Usagi Drop e non penso sia un caso.

Modificato da _gallo_
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Non ne sono affatto sicuro. Per quel che mi ricordo, non lo avvertivo affatto.

Il successo duraturo deriva secondo me dal gusto adulto.

 

 

Ma è quello che dico anche io : Takahata faceva una serie cosidetta per bambini, ma che era rivolta gli adulti, e parlava con un linguaggio da adulti.

Per questo credo piacesse ai pargoli perchè ne avvertivano la diversità rispetto a serie più canoniche.

Esempio: io guardavo sia Anna che Candy, ma anche se magari preferivo quest' ultima, capio, magari a livello subliminale, che Anna era qualcosa di più sosfisticato e meno "mainstream" ( anche se non sapevo manco che esistesse una parola simile)

 

 

 

I giapponesi sì. E a discapito di tutto quanto, anche se ogni tanto si vede qualche vecchio brizzolato bavoso a comprarsi le dojinshi da Tora-no-Ana, il 99% sono ragazzi dall'aspetto normalissimo. Ma le pareti di dojinshi zozze uscite dal Comiket quest'anno mi hanno proprio impressionato... (cioè, Himari coi pinguini, ma dai...).

 

La mia era una domanda retorica/ironica.

Basterebbe andare su un qualsiasi sito/gallery/chan dedicata al furry (quello vero, non le cazzate moe con le nekomimi) per rendersene conto.

Roba che voi pischelli ci rimettete l'anima. ;)

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Sono classici per l'infanzia, scritti per l'infanzia e sceneggiati per l'infanzia.

 

Sto dicendo che chi li ha realizzati stava coscientemente "pensando di parlare ai bambini".

 

E' un fatto, non un'opinione. Pensaci.

Un'opera ben fatta, anche se fatta per bambini, è perfettamente godibile anche(o addirittura soprattutto) dagli adulti

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Certo, vivere una vita normale invece che Salvare il Mondo Ogni Settimana li rende decisamente meno problematici, ma rende anche le loro storie molto meno attraenti come entertainment.

 

Su Eva non entro nel merito, perché tanto chissene. Però su quali tipologie di storie siano più attrattivi sono dubbioso. Sarà che praticamente non vedo né leggo più niente di anime/manga, ma con gli anni ho imparato sempre più ad apprezzare le storie che hanno la normalità come costante. Nessun elemento fantastico o fantascientifico, nessuna tendenza escapista nei confronti della realtà. Non me ne voglia nessuno, però per me una saga di libri come quella di Martin è da leggere nei periodi di stanca, perché preferisco altro da leggere in condizioni di norma e comunque non sono quelli dei libri che mi danno le sensazioni migliori. Allo stesso modo per gli anime... be' quelli che mi sono piaciuti di più quest'anno sono stati Houro Musuko e Usagi Drop e non penso sia un caso.

 

Sicuro siano "storie normalmente reali"? ;)

Sicuramente U. D. non ha elementi fantastici, ma a me sembra abbastanza escapista, sotto sotto. (l'anime, non ho letto il manga)

 

Allo stesso modo K-On! non è fantastico (tranne per come facciano ad uscire dalle superiori con un neurone in cinque, dico), è praticamente del tutto verosimile e quotidiano ma è disperatamente escapista.... e ti fa cagare. Quel che voglio dire è che le cose (fantastico, escapismo, gusti della massa e tuoi, per come li ho capiti) mi sembrano abbastanza separate, anche se probabilmente è più facile fare escapismo col fantastico, con quel che ne consegue per l'intrattenimento di massa. Che ha sempre richiesto e sempre richiederà escapismo, mi sembra chiaro.

Modificato da Dairon
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Come si fa a paragonare Alps no Shujo Heidi, o Akage no Anne, a Candy Candy?

 

Il primi sono classici per l'infanzia, il secondo è uno shoujo = romanticherie per ragazzine.

 

Sono cose diversissime, ed è ovvio che i primi -a parte il regista molto più intelletuale per sé- abbiano un contenuto, un fine educativo del tutto assente nel secondo. E' come paragonare una capra a un cavolo.

 

Inoltre: i gusti si formano nell'infanzia. Perché il gusto è abitudine, e l'infanzia è il periodo della sensibilità alla fascinazione. Quindi da grandi si cerca soprattutto quel che si è ricevuto da bambini, quando si vuol fare escapismo. E' inevitabile, è umano. Miyazaki lo sa quanto il Golosastro, eh.

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Perché? Non ha elementi di fantasia. Ha dei personaggi che sono quantomeno comuni, non chiamati a compiti straordinari o con elementi distintivi che li differenzino nettamente da altre persone. Non hanno qualità di qualche ordine di grandezza maggiore della media, non sono predestinati ad una storia unica e memorabile.

Affronta una storia che risuona l'esperienza reale di tantissimi individui. In ogni città italiana ci sono persone che potrebbero parlati di come sia crescere dei figli.

La stessa cosa non è esattamente vera se parliamo di gente che pilota un robot organico di 100 metri per salvare, OMG!, il mondo. Oppure di cavalieri, regine e dame, di rango nobile e distinto rispetto alla plebe, che agiscono animati da ideali e passioni. O ancora supereroi, gente che cavalca draghi etc...

 

Dove avviene l'evasione dalla realtà in un racconto come Usagi Drop? La verità per me è che semmai è più facile evadere in presenza di qualche componente speciale, e non per qualcosa che, oltre a non restituire nessun riconoscimento, genera per lo più dubbi e problemi tanto basilari quanto condivisi.

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L'evasione non è una questione di genere, è una questione di *assenza di fine comunicativo*.

 

Ogni (finta) comunicazione fatta solo per intrattenere è mera evasione. E' sedazione.

 

E' sedazione Maria DeFilippi con i suoi ragazzi coi lucciconi per la casalinga, è evasione il robottone tutto cazzotti e niente più, è evasione lo shoujetto random del chi-si-mette-con-chi.

 

Ma Kidou Senshi Gundam non era mera evasione. Perché il suo autore aveva disposto il mezzo comuicativo (i robottoni) per un fine comunicativo reale (educativo) dei giovani a cui indirizzava l'opera.

 

Che è, appunto, un'opera per l'infanzia. Di quelle buone.

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Perché? Non ha elementi di fantasia. Ha dei personaggi che sono quantomeno comuni, non chiamati a compiti straordinari o con elementi distintivi che li differenzino nettamente da altre persone. Non hanno qualità di qualche ordine di grandezza maggiore della media, non sono predestinati ad una storia unica e memorabile.

Affronta una storia che risuona l'esperienza reale di tantissimi individui. In ogni città italiana ci sono persone che potrebbero parlati di come sia crescere dei figli.

La stessa cosa non è esattamente vera se parliamo di gente che pilota un robot organico di 100 metri per salvare, OMG!, il mondo. Oppure di cavalieri, regine e dame, di rango nobile e distinto rispetto alla plebe, che agiscono animati da ideali e passioni. O ancora supereroi, gente che cavalca draghi etc...

 

Dove avviene l'evasione dalla realtà in un racconto come Usagi Drop? La verità per me è che semmai è più facile evadere in presenza di qualche componente speciale, e non per qualcosa che, oltre a non restituire nessun riconoscimento, genera per lo più dubbi e problemi tanto basilari quanto condivisi.

 

Calma: io non penso che escapismo=fantastico, se anche come sopra, sono d'accordo con te che probabilmente è più facile. Fin qui ok?

 

Bene, quel che trovo escapista là è la fantasia di avere a fianco la figlia perfetta*. A me sembra che non presenti i veri problemi di avere una famiglia: il conflitto sostanzialmente è come capirla sempre meglio, e basta. In effetti... presenta pochi problemi, ok, il lavoro gli rompe, ma...

In effetti, sarò estremo, ma sai che come slice of life, perdio, Kozue Amano ti dà personaggi tre volte più a tutto tondo anche se sono delle undine moe su neo-venezia, e soprattutto messe là per farti fare :3 ? Daikichi proprio non mi sembra "vero". Non ha desideri o problemi oltre al far star bene la bimba, ma suvvia...

 

Nota che invece Horou Musuko (che ho molto preferito... per carità, riconosco Usagi Drop sia superiore alla media e non di pochissimo, eh!) era decisamente improbabile come situazioni ma i conflitti pesantissimi me lo facevano sentire molto più vivo, nulla in cui uno potesse "rifugiarsi". Non so se mi sono spiegato.

 

E, non c'è bisogno di dirlo, non trovo nulla di male nell'escapismo. Ma sarà anche ovvio.

 

*=

anzi, la rori perfetta, visto come procederanno le cose. Anche questo, forse più di tutto, me lo fa vedere escapista.

 

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E si fanno le seghe sulle compagne di classe che dormono?

Ma questo è il the End. Quello che è stato fatto in seguito, e nelle condizioni di cui mille volte abbiamo parlato, per cui daje con l'estremizzazione, daje de shock value, dagli coi vaffanculo al pubblico che non mi ha ascoltato, eccetera eccetera.

Non penso che tu vedendo Shinji durante la serie hai pensato "questo fra poco finisce a farsi le pippe sul corpo di Asuka comatosa", su.

Anzi, nella serie il famoso bacio-non-rubato al massimo ci dice il contrario.

 

Ovviamente l'otaku pensato da Anno era quello del suo stampo, sviluppatosi negli anni '70.

Adesso invece è un porcaio.

Per fare un paragone, se Heidi uscisse oggi troveresti poi strali di dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette (e lasciamo perdere il nonno...). Dimmi te se questa è una cosa normale...

Su questo sono purtroppo d'accordo, tanto che quasi nulla di ciò che esce adesso mi interessa più (Shinkai, spicciati a farmi una rivoluzione culturale cazzo!). Ma tu hai appena detto, IMO giustamente, che questa non è la gente che conosceva Anno e non ha nemmeno a che vedere con gli otaku italiani (oddio, su quest'ultima a volte ho dei dubbi....) mentre da quando ha preso piede nel discorso su Eva la storia del "messaggio agli otaku" e bla bla bla, se ne parla quasi sempre come se fosse stato pensato dal principio per quei tizi che hai appena descritto.

 

Che a 29 anni si sentono delle torte di Natale?

No, quello in effetti no. Ma non ho neanche mai visto scrivere da chi sostiene che i personaggi di NGE sono eccessivamente complessati cose tipo "ma che problemi ti fai, sei una gnocca da paura, vai a ballare un po' la sera e vedrai che ne trovi quanti ne vuoi". Non mi pare che abbia mai rilevato molto in quei discorsi :)

 

Sarebbe da cercare come sono le Tijuana Bibles di Lil' Orphan Allie. :fear:

 

E il sogno della moglie del pescatore... :ph34r:

Modificato da werner
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Perché? Non ha elementi di fantasia. Ha dei personaggi che sono quantomeno comuni, non chiamati a compiti straordinari o con elementi distintivi che li differenzino nettamente da altre persone. Non hanno qualità di qualche ordine di grandezza maggiore della media, non sono predestinati ad una storia unica e memorabile.

Affronta una storia che risuona l'esperienza reale di tantissimi individui. In ogni città italiana ci sono persone che potrebbero parlati di come sia crescere dei figli.

La stessa cosa non è esattamente vera se parliamo di gente che pilota un robot organico di 100 metri per salvare, OMG!, il mondo. Oppure di cavalieri, regine e dame, di rango nobile e distinto rispetto alla plebe, che agiscono animati da ideali e passioni. O ancora supereroi, gente che cavalca draghi etc...

 

Dove avviene l'evasione dalla realtà in un racconto come Usagi Drop? La verità per me è che semmai è più facile evadere in presenza di qualche componente speciale, e non per qualcosa che, oltre a non restituire nessun riconoscimento, genera per lo più dubbi e problemi tanto basilari quanto condivisi.

 

Calma: io non penso che escapismo=fantastico, se anche come sopra, sono d'accordo con te che probabilmente è più facile. Fin qui ok?

 

Bene, quel che trovo escapista là è la fantasia di avere a fianco la figlia perfetta*. A me sembra che non presenti i veri problemi di avere una famiglia: il conflitto sostanzialmente è come capirla sempre meglio, e basta. In effetti... presenta pochi problemi, ok, il lavoro gli rompe, ma...

In effetti, sarò estremo, ma sai che come slice of life, perdio, Kozue Amano ti dà personaggi tre volte più a tutto tondo anche se sono delle undine moe su neo-venezia, e soprattutto messe là per farti fare :3 ? Daikichi proprio non mi sembra "vero". Non ha desideri o problemi oltre al far star bene la bimba, ma suvvia...

 

Nota che invece Horou Musuko (che ho molto preferito... per carità, riconosco Usagi Drop sia superiore alla media e non di pochissimo, eh!) era decisamente improbabile come situazioni ma i conflitti pesantissimi me lo facevano sentire molto più vivo, nulla in cui uno potesse "rifugiarsi". Non so se mi sono spiegato.

 

E, non c'è bisogno di dirlo, non trovo nulla di male nell'escapismo. Ma sarà anche ovvio.

 

*=

anzi, la rori perfetta, visto come procederanno le cose. Anche questo, forse più di tutto, me lo fa vedere escapista.

 

 

Nemmeno io trovo qualcosa di male nell'escapismo. Ma non lo reputo necessario e allo stesso modo non è quello che rende un racconto di maggiore intrattenimento, o per lo meno questo vale per me.

 

Poi nello specifico il comportamento di Rin da piccola e le interazioni fra lei e Daikichi per me sono credibili. Non tutte le famiglie saranno così, magari solo pochissime, ma non c'è nulla che davvero trovo improbabile per come è descritto. Invece K-On un po' (tanto) improbabile è.

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Necessario in che senso? Che una storia X può non averlo? Well, duh ;)

Che la renda più appetibile? Non penso sia vero in assoluto per ognuno, o perlomeno, può essere indifferente. Ma statisticamente... oddio, forse non lo rende davvero più appetibile, ma sono convinto sempre ci sarà per la massa, e non è un caso. Probabilmente è un valore aggiunto, anche se da solo può risultare indigesto.

 

Guarda che non è un problema (tanto) di probabilità di trovare una bimba come Rin, ma nella mancanza di conflitti significativi (e oserei dire di conflitti probabili, pure in una serie "della porta accanto" senza elementi fantastici), per me. Probabilmente non riesco a spiegarmi, non è del tutto chiaro neanche a me.

 

Adesso sono sinceramente curioso, cosa trovi di granché improbabile in K-On?

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Come si fa a paragonare Alps no Shujo Heidi, o Akage no Anne, a Candy Candy?

 

Si può, perchè entrambi sono anime tratti da opere preesistenti, scritte da donne e rivolte a un pubblico preadolescente.

Solo che Anna lo ha diretto Takahata , mentre Candy Hiroshi Shidara.

E ti voglio vedere se Takahata ti dirigeva Candy che cosa ne veniva fuori.

 

 

 

oh io alle medie avevo un compagno che si masturbava alle trasformazioni delle guerriere sailor

 

Stò per darti una notizia sconvolgente: secondo i risultati di una ricerca dell' università di WallaWalla Washington, è stato provato che qualsiasi adolescente sotto i 25 anni chei non si faceva le pippe guardando qualsiasi cosa riguardante Sailormoon è matematicamente ricchione. :kita:

A conoscenza di tale ricerca, pare che il regista Hideaki Anno abbia solamente detto, con voce strozzata e le guance solcate dalle lacrime m questa frase

" E' una bugia"

Modificato da Zio Sam
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Necessario in che senso? Che una storia X può non averlo? Well, duh ;)

Che la renda più appetibile? Non penso sia vero in assoluto per ognuno, o perlomeno, può essere indifferente. Ma statisticamente... oddio, forse non lo rende davvero più appetibile, ma sono convinto sempre ci sarà per la massa, e non è un caso. Probabilmente è un valore aggiunto, anche se da solo può risultare indigesto.

 

Guarda che non è un problema (tanto) di probabilità di trovare una bimba come Rin, ma nella mancanza di conflitti significativi (e oserei dire di conflitti probabili, pure in una serie "della porta accanto" senza elementi fantastici), per me. Probabilmente non riesco a spiegarmi, non è del tutto chiaro neanche a me.

 

Adesso sono sinceramente curioso, cosa trovi di granché improbabile in K-On?

 

 

Si partiva dal messaggio di Werner dove il fatto che Shinji fosse il pilota dell’Eva e non un ragazzo uguale a mille mila altri, rendesse maggiore l’intrattenimento della serie. Il che mi fa pensare che “pilotare l’Eva” possa essere sostituito con altri elementi ritrovabili in vari tipologie di racconti d’evasione sempre col fine di garantire un intrattenimento di un certo livello. Io contesto abbastanza questa impostazione e prendo ad esempio come siano cambiati i miei gusti in tal senso. Preferisco un racconto terra-terra se ben narrato ad un fantasy.

Non ho elementi dimostrarlo, mi servirebbe un indagine e un regressione multipla per farlo, però trovo che esista una forte correlazione fra lettori di manga/anime, videogiochi, fantasy e fantascienza, e film come le saghe marvel o avatar. Non saranno esattamente le stesse persone ma mi pare siano insiemi sovrapponibili o quantomeno contigui. Ciò che accomuna queste quattro tipologie di intrattenimento sono il garantire un esperienza immersiva, o per identificazione coi personaggi e il fascino delle loro storie, o per l’escapismo verso mondi e realtà alternative.

 

Non dico che occorra togliere l’inventiva e la componente fantastica del tutto, ma ho spesso l’impressione che la radice del successo di queste storie su un certo tipo di pubblico sia la forte enfasi sull’evasione in sè stessa. Perché Martin sembra che davvero voglia vivere in westeros, perché gli otaku si trastullano un po’ col sogno di pilotare robot o vivere in una realtà di ragazze semivestite e celebrolese, perché nelle saghe superoistiche mi sembra che l’attrattiva la rivesta l’immedesimazione nella figura del protagonista come la conseguente acclamazione e il sentirsi speciali che ne deriva. Col risultato che è pure facile riscontrare delle costanti molto forti all’interno di queste storie.

(k-On è improbabile per la scostamento fra età mentale e anagrafica, per come il tempo sia impegnato perla sua interezza in carinerie e cose zuccherose, perché non ci sono maschi, perché se fossero ragazze vere magari una riflessione con un orizzonte un po’ ampio salterebbe fuori e le giornate non sarebbero fra loto tutte uguali)

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