Vai al contenuto

Porco Rosso e Ponpoko


El Barto

Messaggi raccomandati

Una domanda, sperando non sia troppo prematura: di Takahata sono previste anche future riedizioni di Una tomba per le lucciole (che mi risulta essere l'unico film Ghibli non distribuito in patria dalla Buena Vista) e Goshu il violoncellista ?

 

Devo ricordarmi al più presto di vedere Omohide e gli Yamada, a proposito...

Link al commento
Condividi su altri siti

by the way, trovo pompoko molto più interessante e pregno di contenuto di Una Tomba Per Le Lucciole, nel quale alla fine si rimescolano un mucchio di cose trite e ritrite con un occhio, che oltre ad essere intriso di lacrime, è anch'esso abusato.

 

 

p.s. anche gli Yamada contenutisticamente fa molto schifo. apologia della famiglia tramite transvalutazione da schiavo, un pò di mistificazione e il gioco è fatto.

 

l'ho visto tipo un paio di anni fa ma ricordo che a tratti fu davvero fastidioso.

Modificato da silent bob
Link al commento
Condividi su altri siti

Nah, non lasciarti condizionare dai morti della storia. In realtà Una tomba per le Lucciole non è un film che vuole cercare le lacrime nello spettatore, assolutamente. Piuttosto, è una critica feroce verso i giapponesi stessi. Lo so che pare quasi assurdo, visto che nel film sono la parte lesa dai bombardamenti, ma se guardi bene noterai un sacco di aberrazioni che proprio la condizione di difficoltà mette in evidenza.

Link al commento
Condividi su altri siti

bah, non conosco Takahata quindi c'è la possibilità che la critica fosse davvero rivolta ai giapponesi.

 

A me però sembrò rivolta agli adulti in generale, tipo gli zii cattivi nei confronti dei ragazzi rimasti orfani e che casomai li tengono in casa finché c'è da approfittarsene.

 

Cosa trita e ritrita pure questa eh! Suona da romanzo inglese dell'800 - classico strappalacrime altroché- che di solito servivano ai borghesi per commuoversi con compiacimento sulle disgrazie altrui.

 

 

D'altronde ennesimo indizio sulla non eccellenza del film è il grande successo ( genuino, non derivante da fanservice ) che ha riscosso da parte del pubblico ...

Modificato da silent bob
Link al commento
Condividi su altri siti

Piuttosto, è una critica feroce verso i giapponesi stessi.

 

Ecco, ma da "qui", da un punto di vista occidentale, mi sembra che questa interpretazione sia sicuramente condivisibile.

Ma un giapponese vede la storia allo stesso modo o a lui quelli sembrano comportamenti "normali" (considerata la normalità in quelle condizioni)?

 

Anch'io trovo "la tomba" un po' piatto come film. Sono d'accordo con Dk86. Però, conoscendo poco o niente tanto Takahata quanto il Giappone del dopoguerra (e attuale...) forse questa interpretazione mi era sfuggita...

Link al commento
Condividi su altri siti

Nah, non lasciarti condizionare dai morti della storia. In realtà Una tomba per le Lucciole non è un film che vuole cercare le lacrime nello spettatore, assolutamente. Piuttosto, è una critica feroce verso i giapponesi stessi. Lo so che pare quasi assurdo, visto che nel film sono la parte lesa dai bombardamenti, ma se guardi bene noterai un sacco di aberrazioni che proprio la condizione di difficoltà mette in evidenza.

In effetti io l'ho guardato dal punto di vista occidentale. :sisi:

Probabilmente per i giapponesi la percezione è decisamente diversa.

Link al commento
Condividi su altri siti

A me però sembrò rivolta agli adulti in generale, tipo gli zii cattivi nei confronti dei ragazzi rimasti orfani e che casomai li tengono in casa finché c'è da approfittarsene.

 

La critica coinvolge tutti, anche Seita stesso. Tutti presi dal proprio egoismo, intendo.

Link al commento
Condividi su altri siti

Nah, non lasciarti condizionare dai morti della storia. In realtà Una tomba per le Lucciole non è un film che vuole cercare le lacrime nello spettatore, assolutamente. Piuttosto, è una critica feroce verso i giapponesi stessi. Lo so che pare quasi assurdo, visto che nel film sono la parte lesa dai bombardamenti, ma se guardi bene noterai un sacco di aberrazioni che proprio la condizione di difficoltà mette in evidenza.

 

io in questo senso ho sempre letto La tomba delle lucciole come una critica all'umanità, che nella guerra e nei momenti di crisi lascia talvolta emergere quelli che eticamente si possono facilmente chiamare 'i suoi lati peggiori'.

 

Siccome Takahata è giapponese, ha giustamente usato il contesto a lui domestico per lanciare un film monito sugli orrori della guerra, anche per chi la subisce, e su quanto dell'umanità dobbiamo temere.

 

Ben al di là della vittimizzazione tanto cara a noi altri, non mi pare di vedere americani cattivi ne La Tomba per le Lucciole.

 

Mi pare una critica a uso di monito a 360° gradi, di quelle cose da lasciare ai posteri.

 

D'altro canto, in un film come Hotaru no Haka si vede bene la passione di Takahata per il cinema neorealista. Si vede bene anche in Ponpoko, ma a causa dell'altro livello di allegoria è più difficile scorgerla.

Modificato da Shito
Link al commento
Condividi su altri siti

 

io in questo senso ho sempre letto La tomba delle lucciole come una critica all'umanità, che nella guerra e nei momenti di crisi lascia talvolta emergere quelli che eticamente si possono facilmente chiamare 'i suoi lati peggiori'.

 

 

 

 

 

Ben al di là della vittimizzazione tanto cara a noi altri, non mi pare di vedere americani cattivi ne La Tomba per le Lucciole.

 

 

 

1 - essere buoni col vento in poppa è cosa da poco, non cadere nella meschineria in situazioni avverse è la prova del nove.

 

2 - la zia è cattiva, i giapponesi che rimettono a nuovo la stazione per l'arrivo degli americani ( una delle scene finali mi sembra, sempre che non sto confondendo con altri film :frown: ) sono meschini.

 

Si potrebbe anche dire che sono atteggiamenti umani ma alla fine non ha senso, è indulgenza inopportuna.

 

 

p.s. sempre avverso al neorealismo. Suona tanto di piagnistei inconcludenti.

Modificato da silent bob
Link al commento
Condividi su altri siti

io in questo senso ho sempre letto La tomba delle lucciole come una critica all'umanità, che nella guerra e nei momenti di crisi lascia talvolta emergere quelli che eticamente si possono facilmente chiamare 'i suoi lati peggiori'.

 

Siccome Takahata è giapponese, ha giustamente usato il contesto a lui domestico per lanciare un film monito sugli orrori della guerra, anche per chi la subisce, e su quanto dell'umanità dobbiamo temere.

 

Ok, allora ci siamo. Pensavo a qualche riferimento più "giapponese", ma evidentemente ho frainteso il post di Garion-Oh.

 

E allora, messaggio a parte, continuo a trovarlo un po' troppo piatto come film...

Link al commento
Condividi su altri siti

Ovviamente dipende da cosa intendi per 'piatto', e anche ciò definito non si può neppure assumere sottobanco che la 'piattezza' sia una cosa negativa tout-cour.

 

Mi verebbe da dire, per esempio, che a dispetto di chi ci vuole vendere digicam integrate nei telefonini come se la vita di ciascuno fosse da fotografare 24/7, la vita è una cosa generalmente piatta -per fortuna-.

 

E che quindi, volendo fare un film con una certa dose di realismo, giustamente fabula+intreccio saranno 'piatti'.

 

Oh, altrimenti possiamo anche guardare sempre e solo filmoni d'avventura holliwoodiani in cui *succedono tante cose*. Però boh, mi sembrano sempre più cose dementi. Dico in generale. Sarà che sono invecchiato.

Link al commento
Condividi su altri siti

E che quindi, volendo fare un film con una certa dose di realismo, giustamente fabula+intreccio saranno 'piatti'.

 

Ma non è che "le esplosioni" rendano un film meno banale e prevedibile... ^^

 

Non vedo questo film da tempo, per cui non posso essere molto preciso. Ricordo l'impressione generale che mi ha lasciato e corrisponde un po' a quella di Dk86. Sarà che non sono particolarmente educato al neorealismo, ma penso che ci sarebbero potuti essere altri modi per parlare della stessa cosa, per raccontare la stessa storia...

"Piatto" in questo senso. Il film inizia dichiarando la fine, e tutto lo svolgimento altro non è che la descrizione pacata e visivamente dettagliata del lento e inesorabile avvicinarsi del finale.

 

Sicuramente ciò non toglie forza alle immagini, non impedisce una riflessione sugli avvenimenti raccontati. Ma "lo svolgimento" (non mi piace come termine, ma non ne trovo uno mogliore...) mi sembra un po' troppo "facile".Tutto quà.

Link al commento
Condividi su altri siti

Credo che partire dalla fine sia esattamente la cosa più intelligente del film.

 

 

Non dovendo allocare neppure l'1% di risorsa mentale alla sciocca curiosità del 'come andrà a fanire', lo spettatore può concentrarsi sul significato e sul valore di ciò che è messo in scena.

 

Credo del resto che, al di fuori del dramma personale di ciascuno, la vita e la morte siano banali.

Credo che anche in questo stia l'occhio di un regista non strappalacrime come Takahata.

 

Vi è sempre una freddezza intellettuale, distaccata, nella sua regia.

 

In un epoca in cui il pietismo da call center sembra più che mai il modo migliore per spillar soldi ai borghesi in necessità di lavanda etica, direi he è un toccasana.

Senza del resto scivolare nel vizio opposto, ovvero il compiacimento sardonico e dionisiaco del dramma goduto che diviene pornografia reale.

 

Sicuramente Takahata è un grande genio, e commuoversi con i suoi film non è catarsi, è solo un atto delicato e intellettuale che credo appacifichi l'umano con la propria -imprescindibile- maschinità.

Link al commento
Condividi su altri siti

Ok, allora ci siamo. Pensavo a qualche riferimento più "giapponese", ma evidentemente ho frainteso il post di Garion-Oh.

 

Secondo me c'e' una scena emblematica del film. Quando Seita dopo esseri seduto composto come l'educazione richiede, si dice che dopotutto in quel frangente non serve mica e che puo' farne anche a meno. Mi sono sempre chiesto cosa ci avrebbe mai capito un italiano di questa scena.

Link al commento
Condividi su altri siti

Ok, allora ci siamo. Pensavo a qualche riferimento più "giapponese", ma evidentemente ho frainteso il post di Garion-Oh.

 

Secondo me c'e' una scena emblematica del film. Quando Seita dopo esseri seduto composto come l'educazione richiede, si dice che dopotutto in quel frangente non serve mica e che puo' farne anche a meno. Mi sono sempre chiesto cosa ci avrebbe mai capito un italiano di questa scena.

 

Non mi pare così' incomprensibile. Si "sa" che i giapponesi sono formali "sempre".

Né vedo difficile immaginare un equivalente locale, magari legato ad un comportamento in chiesa.

Link al commento
Condividi su altri siti

Ok, allora ci siamo. Pensavo a qualche riferimento più "giapponese", ma evidentemente ho frainteso il post di Garion-Oh.

 

Secondo me c'e' una scena emblematica del film. Quando Seita dopo esseri seduto composto come l'educazione richiede, si dice che dopotutto in quel frangente non serve mica e che puo' farne anche a meno. Mi sono sempre chiesto cosa ci avrebbe mai capito un italiano di questa scena.

 

Non mi pare così' incomprensibile. Si "sa" che i giapponesi sono formali "sempre".

 

 

Concordo con Dairon.

 

p.s. di solito quando penso a sto film di Takahata mi viene in mente anche Rapsodia in Agosto, sarà che di cinema orientale conosco poco.

Modificato da silent bob
Link al commento
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente registrato per poter lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già un account? Accedi da qui.

Accedi Ora
  • Navigazione Recente   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×
×
  • Crea Nuovo...

Informazione Importante

Procedendo oltre nell'uso di questo sito, accetti i nostri Termini Di Utilizzo