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Garion-Oh

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Sono 20 anni che aspetto di sapere come finisce Saint Seiya. A me non importa che sia fuori dal tempo, voglio che Kurumada me lo dica!

 

Saint Seiya è finito come è finito. ^^;

 

Ovvero con Pegasus Seiya morto o quasi.

 

Ormai, qualsiasi ripresa è come un retcon: una volta che la continuità è solta, non può tornare irrisolta.

Pirtroppo non esiste alcuna macchina del tempo.

Modificato da Shito
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Ah ma no, dopotutto del manga non ti frega una ceppa

 

Esatto un accidente del secondo autore di Saint Seiya.

Vabbe ma questa fa il paio con "Io avevo altre idee per overture, ad esempio Toma sarebbe dovuto arrivare sul carro di zeus, i gold saint non ricordo cos'altro e poi in merd dimension ripropone praticamente le cose del film".

 

non cè nulla da meravigliarsi che non corrisponda a verità

anche perchè quella cosa che ho detto io dell'anime in discesa dallo stesso sito proviene ma per non fare la parte di quello che non verifica le cose ho chiesto a te se avevi qualcosa di più sotto le mani

Modificato da Sua Santità
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MK: Con Saint Seiya volevo creare un manga che diventasse famoso sin da subito per superare la sensazione di "incompiutezza" che avevo nei confronti di Fuma no Kojiro e Otoko Zaka. Le cose andarono proprio come mi aspettavo e guadagnò subito una grande popolarità. Il successo esplose nell’inverno del 1986, quando iniziò l’anime. Nel frattempo, anche il manga divenne molto famoso quando la spocchiosa Saori Kido fu rivelata essere Atena, e comparvero i Cavalieri d’Argento. Il successo crebbe enormemente grazie al doppio effetto di anime e manga, che erano incredibili. Il manga mantenne la sua popolarità per un periodo molto lungo, ma sentii di star cominciando a perdere tutte le forze che avevo nel corso della saga di Hades, così chiesi alla Shueisha di permettermi di concludere Saint Seiya in dieci settimane.

Kurumada mi sembra Silviuzzo: a volte dice una cosa, a volte un altra.

 

EDIT: Nell' intervista su KM, il Kuru dice che Motomiya era il suo Maestro spirituale e che se ha deciso a fare manga era grazie a ui.

Che il suo primo manga, Sukeban Arashi, era ispirato ai fumetti di Motomiya .

Aggiunse anche che il successo degli SS non fu completamente merito suo perchè la serie fu pensata insieme ad altri ( non dice chi, però)

In un altra dice che invece non si è ispirato a nessuno che i personaggi sono tutta farina del suo sacco.

 

E ancora: in un intervista dice che gli anime non lo hanno mai preso granchè, mentre in un altra dice che li guardava fin da piccolo.

Modificato da Zio Sam
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Aggiunse anche che il successo non fu completamente merito suo perchè la serie fu pensata insieme ad altri ( non dice chi, però)

Se non sbaglio, nella riedizione d/visual del CD di Goldrake, c'è un'intervista al distributore francese della licenza cornuta che dichiara una cosa strana: volevano realizzare un sequel di Goldrake con una produzione italo-francese, solo che tra il fatto che appunto è già un sequel del sequel e il costo esorbitante dell'operazione (manco esistevano i fax), rimasero solo i disegni di Shingo Araki di questi 5 ragazzi discendenti dallo spazio, in armatura. Per non buttar via tutto, chiesero a un mangaka di realizzare comunque uno shonen, e così nacque Saint Seiya,

Se ritrovo quel CD scannerizzo l'intervista.

 

EDIT

Trovato il CD, e a dirlo è Go Nagai.

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Aggiunse anche che il successo non fu completamente merito suo perchè la serie fu pensata insieme ad altri ( non dice chi, però)

Se non sbaglio, nella riedizione d/visual del CD di Goldrake, c'è un'intervista al distributore francese della licenza cornuta che dichiara una cosa strana: volevano realizzare un sequel di Goldrake con una produzione italo-francese, solo che tra il fatto che appunto è già un sequel del sequel e il costo esorbitante dell'operazione (manco esistevano i fax), rimasero solo i disegni di Shingo Araki di questi 5 ragazzi discendenti dallo spazio, in armatura. Per non buttar via tutto, chiesero a un mangaka di realizzare comunque uno shonen, e così nacque Saint Seiya,

Se ritrovo quel CD scannerizzo l'intervista.

 

EDIT

Trovato il CD, e a dirlo è Go Nagai.

 

Ma e' proprio vera sta cosa? :scimmia2:

(Eh beh si, mi sa che un troncamento di discussione ce vorrebbe)

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Aggiunse anche che il successo non fu completamente merito suo perchè la serie fu pensata insieme ad altri ( non dice chi, però)

Se non sbaglio, nella riedizione d/visual del CD di Goldrake, c'è un'intervista al distributore francese della licenza cornuta che dichiara una cosa strana: volevano realizzare un sequel di Goldrake con una produzione italo-francese, solo che tra il fatto che appunto è già un sequel del sequel e il costo esorbitante dell'operazione (manco esistevano i fax), rimasero solo i disegni di Shingo Araki di questi 5 ragazzi discendenti dallo spazio, in armatura. Per non buttar via tutto, chiesero a un mangaka di realizzare comunque uno shonen, e così nacque Saint Seiya,

Se ritrovo quel CD scannerizzo l'intervista.

 

EDIT

Trovato il CD, e a dirlo è Go Nagai.

 

Ma e' proprio vera sta cosa? :scimmia2:

Ma non l'hai ancora capito che Nagai è come il Pippo Baudo di Drive In, cioè che ha inventato tutto lui?? :fash1:

 

Lo sai che Sailor Moon doveva essere una nuova serie di Honey, solo che poi ci furono frizioni tra Nagai e Toei e questa ripiegò sulla meno costosa Takeuchi per creare la serie della Sciaquetta che veste alla marinara ?

Lo disse lo stesso Nagai in un intervista su Animemania della Dinyt.

E i punti di contatto tra Honey e SM nella prima serie non sono pochi, a partire dalle donne mostro e dalla penna lunare che permette a Usagi di diventare una hostess, giornalista, cantante ecc.. proprio come Honey.

E per concludere, il Kuru per fare BT X ha bellamente tratto ispirazione dalla prima versione di Jushin Ryger ( ci dovevano essere dei tizi che cavalcavano degli animali robotici)

E ancora, secondo Colpi Toei ha creato Grand Prix il campionissimo prendendo spunto da un manga di corsa di Nagai.

Un giorno salterà fuori che Nagai aveva creato pure i Pokemon e Yughi Oh! :°_°:

Modificato da Zio Sam
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chiesero a un mangaka di realizzare comunque uno shonen, e così nacque Saint Seiya,

che tra l'altro ricordo una intervista del Kuru che diceva, appunto, che gli avevano chiesto di realizzare un fumetto per vendere pupazzi coi vestiti cambiabili ai maschi

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(Eh beh si, mi sa che un troncamento di discussione ce vorrebbe)

 

il problema è che anche troncandola, in quel che resta si parla (come al solito) di un po' di tutto. ma in questa discussione (porca pu**ana è la prima volta che mi capita di vedere 'sta cosa :lolla: ) accade in modo abbastanza equo... e impedisce di capire dove andare a ficcare i vari post dopo quelli della prima pagina.

cmq qualcosa di interessante c'è anche negli OT. a seconda di come butta tra un po' magari si sposta.

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No, è che semplicemente tu a volte usi troppo il righello della logica.

Mentre per me Saint Seiya è ancora puro kanjou.

Cioè, se vuoi posso anche mettermi lì a misurare e darti ragione.

Ma poi il righello lo butto via e me ne frego.

Personalmente non vedo otaku come "chiusura al mondo" ma come "non accettazione".

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Puro kanjou di un adulto per un prodotto per bambini, eh.

 

Ti capisco, anche io ho sensazioni simili (bugia: non riesco a darmi al 'puro' kanjou, e se lo facessi mi sentirei male), ma non credo sia possibile non interrogarcisi.

 

Non credo, dico.

 

Che differenza c'è tra 'chiusura al mondo' e 'non accettazione'? Non sono la seconda la causa della prima?

 

Iya na kanji -> nigedasu.

 

No?

 

Tada na kodomo no kodou da ne.

Modificato da Shito
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Diciamo che in linea di massima sono per la maggior parte d'accordo con Shito, senz'altro la maggior parte dei seguiti non ha diritto di esistere.

Premetto inoltre che per quel che mi riguarda Gundam (mi raccomando, si legge Gandam :thumbsup: ) potrebbe tranquillamente andare in pensione. Ci sono tuttavia delle eccezioni, come Joe del domani e (qui molti non saranno in disaccordo) Sayonara Zetsubou Sensei. Certo entrambe sono tratti da manga allora in concepimento da tempo, quindi una sola serie non era sufficiente per completarle.

Però ci sono film come il secondo della corazzata Yamato, e Il Castelo di Cagliostro che sono dei capolavori, malgrado siano seguiti di serie già belle che concluse.

 

ND è come la serie classica. Solo che adesso abbiamo 20 anni di più e le bambinate ci appaiono tali. Ma lo stile di Kurumada quello resta.

 

Senz'altro, peccato che un tempo non si dovesse aspettare mesi tra un capitolo e l'altro (vabbè che Kurumada è sempre stato lento, ma a questi punti però...).

 

 

Sono 20 anni che aspetto di sapere come finisce Saint Seiya. A me non importa che sia fuori dal tempo, voglio che Kurumada me lo dica!

 

Pure io lo voglio :fash1:

Sperando però che lo faccia davvero :ph34r:

 

 

 

No, è che semplicemente tu a volte usi troppo il righello della logica.

Mentre per me Saint Seiya è ancora puro kanjou.

Cioè, se vuoi posso anche mettermi lì a misurare e darti ragione.

Ma poi il righello lo butto via e me ne frego.

Personalmente non vedo otaku come "chiusura al mondo" ma come "non accettazione".

 

Direi di concordare con quello che dici. A volte la logica, come qualsiasi invenzione umana, va buttata nel cesso.

 

 

Puro kanjou di un adulto per un prodotto per bambini, eh.

 

Ti capisco, anche io ho sensazioni simili (bugia: non riesco a darmi al 'puro' kanjou, e se lo facessi mi sentirei male), ma non credo sia possibile non interrogarcisi.

 

Non credo, dico.

 

Che differenza c'è tra 'chiusura al mondo' e 'non accettazione'? Non sono la seconda la causa della prima?

 

Iya na kanji -> nigedasu.

 

No?

 

Tada na kodomo no kodou da ne.

 

 

Tralasciado il giapponese che non è il mio forte, io penso che una possa accettare il mondo (che credo sia molto più vasto e complesso di quanto non immaginiamo) e decidere liberamente di restarne fuori (con tutto ciò che esso comporta). La non accettazione, anche se espressa da un adolescente, a me pare solo un capriccio (talvolta anche comprensibile e accettabile, almeno per un certo lasso di tempo).

 

Facendola breve, chi si chiude al mondo sa benissimo come esso sia, e accetta liberamente di non farne parte. Chi non accetta il mondo, vorrebbe che questo fosse come lui vuole che sia, senza tra l'altro fare nulla per cambiarlo. Un atteggiamento infantle, capriccioso ed egoista se chiedi a me. Indipendentemente dall'età del soggetto (sebbene non sia così sicuro che tutti gli otaku rientrino nella categoria^^'').

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Ma come si può dire di 'accettare' ciò che nei fatti si 'riufiuta'?

 

Mi pare un controsenso. L'accettazione non è la semplice presa di coscienza, eh.

 

"Iya na kanji" è un'espressione di rifiuto forte, quasi fisiologico, dinanzi a una realta. Come dire "che disgusto!"

 

"Nigedasu" è il fuggire, tipicamente di fronte a quel rifiuto.

 

In Eva, per espressa intenzione degli autori, Shinji continua a ripetere "nigecha dame da!" (non si deve fuggire!) di fronte a situazioni da "Iya na kanji".

In questo, la sua ricerca di crescita e superamento del rifiuto/inaccettazione dell'adultità -tipica dell'otaku-

 

BTW: Clagliostro no Shiro è un bellissimo figlio deforme. Nel senso che con Lupin non c'entra nulla, anche se nominalmente "è un film di Lupin".

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Che differenza c'è tra 'chiusura al mondo' e 'non accettazione'? Non sono la seconda la causa della prima?

 

La differenza è che nel primo caso si indica un isolamento dal Mondo (inteso come società) , nel secondo caso la "non accettazione" non significa per forza un isolamento passivo da ciò che ci circonda, ma anche un impulso a cambiare ciò che non ci piace e quindi non accettiamo.

La storia del Mondo la si è fatta in parte così.

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Direi quindi che la 'chiusura al mondo' è ben più infantile della 'non accettazione', perché è una non accettazione passiva, più o meno inane.

 

Come il bambino che dice "non mi piacciono le regole quindi non gioco più".

 

Al contrario, se la 'non accettazione' per voi è volta al cambiamento di ciò che non si accetta, è cmq una cosa attiva -titanica, utopica o donchisciottesca forse- ma non per questo infantile.

 

The ones who are crazy enough to think they can change the world... are the ones who do (and did, as of not-so.short story of or race).

 

Quelli che invece si richiudono in un 'pezzettino di mondo' che dicono di accettare, ma nei *fatti* rifiutano, -tipo hikikomori- direi sono quelli con l'atteggiamento più infantile di tutti.

Modificato da Shito
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Direi che diciamo tutti cose almeno parzialmente corrette, sebbene differenti l'una dall'altra.

 

Per quel che mi riguarda uno può accettare l'esistenza di una cosa o un concetto, ma non condividerla e quindi rimanerne pacificamente fuori. Non accettare il mondo, al giorno d'oggi, a me sembra solo un capriccio, un modo per estraniarsi senza prendersi alcuna responsabilità (cosa che nei casi più gravi può portare alla sindrome di hikikomori).

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Al contrario, se la 'non accettazione' per voi è volta al cambiamento di ciò che non si accetta, è cmq una cosa attiva -titanica, utopica o donchisciottesca forse- ma non per questo infantile.

 

Appunto. E' quello che fai tu con gli adattamenti dei film Ghibli.

Lo stile di adattamento italiano va in un altro senso, tu non lo accetti e imponi il tuo.

Gli altri non ti capiscono e ti criticano.

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Appunto. E' quello che fai tu con gli adattamenti dei film Ghibli.

Lo stile di adattamento italiano va in un altro senso, tu non lo accetti e imponi il tuo.

Gli altri non ti capiscono e ti criticano.

 

Questo è molto interessante.

Spiegami che intendi per "stile di adattamento italiano che va in un senso".

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Spiegami che intendi per "stile di adattamento italiano che va in un senso".

 

(E' l'idea che mi sono fatto di Shito, quindi te la espongo. Poi magari lui confermerà o smentirà)

 

Per dirla con le parole di Shito, un doppiaggio dove i personaggi pensano e parlano come se fossero italiani dalla nascita.

In cui le costruzioni delle frasi e i sinonimi utilizzati nella lingua di partenza vengono ignorati se questi in italiano suonano male.

Ad essere brutali, direi che l'adattamento italiano utilizzato comunemente va nel senso di servire il piatto pronto al suo spettatore.

Si può dire che anche così sia corretto. Lo spettatore straniero ha il piatto pronto nella sua lingua, dopotutto.

Quello che Shito non accetta, da cultore dell'originale, è che certe espressioni e costruzioni vadano perse per permettere allo spettatore di guardare senza porsi domande. Dal suo punto di vista, un impoverimento.

In un certo senso, la differenza fra i due tipi di adattamento è anche la differenza fra intrattenimento e cultura. Per Shito la localizzazione italiana di opere straniere è sempre cultura. E non è un punto di vista sbagliato. Stai presentando l'opera dell'ingegno di una cultura diversa dalla tua, percui ti trovi a dover capire quella cultura per capire il prodotto.

Per cui adattandole in modo rigoroso, l'intrattenimento passivo viene meno, perchè lo spettatore ignaro qua e là percepisce che in italiano certe espressioni non sono comuni. Quindi viene distratto.

 

Dal mio punto di vista non posso dire di non capirlo, perchè percependo le frasi originali quando traduco mi accorgo sempre che qualcosa si perde. Se in originale ci sono due atleti che si dicono "chikara awasete, tsuyoku narou!", in italiano diventa "uniamo le forze e diventiamo forti". Mi viene da piangere perchè la lingua italiana mi impone quella cacofonia e non posso diversificare chikara da tsuyoi. Shito magari userebbe davvero due parole diverse, a costo di fare suonare strana la frase in italiano. Però la forma originale sarebbe salva.

 

(scusate)

 

n.b. a volte però gli adattamenti italiani sono volti anche a semplificare più del necessario.

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Al contrario, se la 'non accettazione' per voi è volta al cambiamento di ciò che non si accetta, è cmq una cosa attiva -titanica, utopica o donchisciottesca forse- ma non per questo infantile.

 

Appunto. E' quello che fai tu con gli adattamenti dei film Ghibli.

Lo stile di adattamento italiano va in un altro senso, tu non lo accetti e imponi il tuo.

Gli altri non ti capiscono e ti criticano.

 

Conosco persone che capiscono il mio modo di lavorare, lo apprezzano, mi ringraziano.

 

Per esempio, a Lucca una cinquantina di persone si sono fermante per il commento post film. Per per PIU' di DUE ORE. Erano interessati, il tempo passava a nessuno se ne accorgeva. Come al solito ho parlato fuori dai denti, l'unico modo in cui so parlare. E alla fine molti hanno voluto stringermi la mano, anche se prima non mi conoscevano affatto. Gente di tutte le età, da famiglie con i bambini, a persone ben più mature di me, a coetanei, a persone più giovani. Ho avuto persone che si sono volute far firmare il biglietto dell'evento per ricordo, e mi sono imbarazzato, e tre simpatici fan provenienti dalla sicilia (NON ghibliani, NON 'miei fan') che hanno insistito per invitare a cena me e mia consorte, offrendoci il pasto.

 

Ho iniziato a fare questo mestiere quando avevo diciassette anni. Dopo un po' il mio nome ha incominciato a circolare in certi ambienti, e questo porta cose storte come idee di conflitto personale, idolatria o odio. Taluni hanno continuato ad odiarmi e osteggiarmi ostinatamente, talaltri mi apprezzavano e continuano ad apprezzare il mio lavoro, altri -ed è la cosa più significativa- hanno man mano capito il senso profondo di quello che intendo. Ma a chi importa di me? A me, no. A me importa delle opere su cui lavoro, di cui io sono strumento. Non viceversa.

 

Ho dovuto spiegare e dibattere su certe cose persino con crisi interne alla gestione Ghilbi. Mi sono messo a nudo e in gioco al 100% contraddicendo loro personale interno, con grande imbarazzo. Alla fine ho avuto ragione plenaria e carta bianca, perché a differenza di certe persone certe altre sanno riconoscere l'obiettività di ragioni disinteressate.

 

Per contro, le persone in Italia criticano senza cognizione di causa. Ho ricevuto critiche per la complessità di una battuta di Fujimoto che "in una sala giapponese nessuno avrebbe capito" in originale, cito il referente Ghibli stesso, giapponese. Quindi? Le persone sono abituate male e criticano in base alla loro malsana abitudine, non in base a una conoscenza reale di ciò di cui parlano. Non ha senso e non mi interessa, no.

 

C'è cattiva abitudine, in Italia, quando si parla di fruizione di opere straniere. C'è cattiva cultura. Lo spiego nei seminari che tengo, nei corsi post-lauream di traduzione di audiovisivi in cui insegno, e ho visto persone partire da posizioni diamtralmente opposte alle miei, perché indottrinati in 5 anni di università a credere il contrario di quello che io predico, poi finire a darmi ragione plenaria. Quando ci si guarda negli occhi, la verità ha un impeto e una forza molto diversa da quella che ha scritta su un forum.

 

E poi, ci sono i bambini. Quelli che saranno adulti domani, e che non saranno cresciuti a pane e merda di adattamenti settantini/ottantini, grazie a dio. Se posso fornire loro anche una sola goccia di sensatezza, se posso puntare tutto anche su una solo di quelle menti ancora vive, lo farò. Lo faccio. Posso puntare tutto il mio lavoro futuro su questo. Lo faccio a ogni lavorazione, e non importa se ogni mio lavoro possa per questo diventare l'ultimo che farò. Non mi importa assolutamente, il mondo è pieno di lavori da farsi, non sono obbligato a fare proprio questo. Ma finché faccio questo, il mio compito è fornire ai giovani del domani una girella futura che sia l'assenza di una girella. Io non voglio fare proselitismo, io voglio fare educazione reale. E per fare questo, devo pensare a chi ha la forza di farsi educare. Chi pensa che 'amici miei sono Peter Ray' sia una bella sigla, per citare l'autore di quella serie, potrà anche morire odiandomi. Non fa nulla, per me, essere odiato. Io mi devo dare a questa causa, finché vivo (professionalmente parlando), perché in questo credo. Quando poi sarò morto, professionalmente o fisicamente, beh, non importerà comunque neppure quello. :)

 

Una persona che apprezza il mio modo di lavorare, mi spiegava come guarda tutti i film adattati da me insieme alle sue figlie piccole, e trova tutto molto normale e costruttivo.

 

Gli risposi:

 

Pensare che persone dell'età delle tue figlie possano fruire dei film per quelli che sono, dove si dice in italiano ciò che veniva detto in originale, è la speranza per una generazione che sarà interessata al contenuto vero delle opere straniere, e non alla comodità di una poltrona d'adattamento semplificata e ritoccata a gusto e consumo della propria pigrizia intellettuale, condita dal sempre comodo rifugio nell'indorato ricordo della fanciullezza.

 

"Rispettare l'originale di un'opera è rispettare l'intelligenza del pubblico".

 

Soltanto questo.

 

 

---

 

Garion: hai un po' edulcorato le brutture del canovaccio della 'traduzione italiana', che è una continua glossa a uso e consumo del pubblico locale.

E hai molto ridotto lo sprettro della mia prospettiva, che è a 360°, non solo nell'ambito che citi tu.

Ma alla fine, pur sacrificando gran parte della gamma, ci sei piuttosto.

Il mio punto, tuttavia, NON è un compiacimento linguistico autoreferenziale. Non è un gioco di geometrie.

Il mio punto è che il VALORE di un'opera straniera stia proprio nell'occasione dell'incontro con una cultura diversa.

Se questa diversa cultura viene 'domesticata alla nostra' in fase di adattamento, non ha senso fruire l'opera straniera tanto per cominciare.

 

Sono cose che avrà ripetuto alla nausea, su queste pagine. Ma la lettura è fredda, ed è facile velarsi gli occhi dell'animo.

Non fa niente, continuerò a ripeterle al mio eterno. :)

 

E a Lucca ho incontrato un traduttore/adattatore che lavora nell'ambito, che mi diceva candidamente che io sono il suo punto di riferimento ideale.

 

E vedo il mondo del doppiaggio che lentamente cambia, e cambia verso la mia direzione.

In tanti anni, da quando la mia giovinezza era un'anomalia bella buona, a ora che vedo miei coetanei, che pure hanno iniziato a lavorare dopo di me, ma sono miei coetanei.

 

Le cose cambiano.

 

E il cambiamento o lo si subisce passivamente, o ce ne si rende araldi attivamente.

Io so qual'è la mia strada. E la perseguirò.

Modificato da Shito
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Conosco persone che capiscono il mio modo di lavorare, lo apprezzano, mi ringraziano.

 

E io, come credo si sia capito, sono tra queste. Però apprezzo pure il lavoro di Garion, per cui non fatemi scegliere tra loro due, noooooooo

 

Per contro, le persone in Italia criticano senza cognizione di causa. Ho avuto critiche per la complessità di una battuta di Fujimoto che "in una sala giapponese nessuno avrebbe capito" in originale, cito il referente Ghibli stesso, giapponese. Quindi? Le persone sono abituate male e criticano in base alla loro malsana abitudine, non in base a una conoscenza reale di ciò di cui parlano. Non ha senso e non mi interessa, no.

 

Pienamente d'accordo :sisi:

 

 

E poi, ci sono i bambini. Quelli che saranno adulti domani, e che non saranno cresciuti a pane e merda di adattamenti settantiti, grazie a dio. Se posso fornire loro anche una sola goccia di sensatezza, se posso puntare tutto anche su una solo di quelle menti ancora vive, lo farò. Lo faccio. Posso puntare tutto il mio lavoro futuro su questo. Lo faccio a ogni lavorazione, e non importa se ogni mio lavoro possa per questo diventare l'ultimo che farò. Non mi importa assolutamente, il mondo è pieno di lavori da farsi, non sono obbligato a fare proprio questo. Ma finché faccio questo, il mio compito è fornire ai giovani del domani una girella futura che sia l'assenza di una girella. Io non voglio fare proselitismo, io voglio fare educazione reale. E per fare questo, devo pensare a chi ha la forza di farsi educare. Chi pensa che 'amici miei sono Peter Ray' sia una bella sigla, per citare l'autore di quella serie, potrà anche morire odiandomi. Non fa nulla, per me, essere odiato. Io mi devo dare a questa causa, finché vivo (professionalmente parlando), perché in questo credo. Quando poi sarò morto, professionalmente o fisicamente, beh, non importerà comunque neppure quello. :)

 

E per questo, a te sì, sarò eternamente grato, perché fai delle cose a mio avviso utili, encomiabili e degne della mia lode (cit.).

 

Una persona che apprezza il mio modo di lavorare, mi spiegava come guarda tutti i film adattati da me insieme alle sue figlie piccole, e trova tutto molto normale e costruttivo.

 

Gli risposi:

 

"Pensare che persone dell'età delle tue figlie possano fruire dei film per quelli che sono, dove si dice in italiano ciò che veniva detto in originale, è la speranza per una generazione che sarà interessata al contenuto vero delle opere straniere, e non alla comodità di una poltrona d'adattamento semplificata e ritoccata a gusto e consumo della propria pigrizia intellettuale, condita dal sempre comodo rifugio nell'indorato ricordo della fanciullezza".

 

Spero vivissimamente che un giorno sarà così :happy:

 

 

"Rispettare l'originale di un'opera è rispettare l'intelligenza del pubblico"

 

Completamente d'accordo.

 

Il mio punto, tuttavia, NON è un compiacimento linguistico autoreferenziale. Non è un gioco di geometrie.

Il mio punto è che il VALORE di un'opera straniera stia proprio nell'occasione dell'incontro con una cultura diversa.

Se questa diversa cultura viene 'domesticata alla nostra' in fase di adattamento, non ha senso fruire l'opera straniera tanto per cominciare.

 

Di nuovo completamente d'accordo, senza riserva alcuna.

 

 

E vedo il mondo del doppiaggio che lentamente cambia, e cambia verso la mia direzione.

 

Se è così la cosa non può rendermi più felice :happy:

 

Le cose cambiano.

 

E il cambiamento o lo si subisce passivamente, o ce ne si rende araldi attivamente.

Io so qual'è la mia strada. E la perseguirò.

 

Ti auguro tutta la fortuna del mondo :)

 

Anch'io credo di sapere qual'e la mia strada, e nel mio piccolo la seguirò :)

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