Vai al contenuto

"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate


Messaggi raccomandati

Rispolvero questo thread in quanto la discussione sulla generazione ottantina fallimentare su Pixels sta degenerando ma secondo me ha generato degli spunti parecchio interessanti; non vedo perchè quindi perchè lasciarla sguazzare in quella confusione.

Recupero quindi artigianalmente l'ultimo post di Shito a qui intendevo rispondere.

 

 

 

Trovo che sia una cosa molto comune per la nostra generazione.

 

La generazione a cui appartengo, sono stato bimbo negli '80, ha vissuto l'infanzia in un momento di vacche grassissime e idilliaca ingenuità sociale.

 

Il benessere del miracolo economico ha incominciato a diffondersi dai '60, e da lì si fa cominciare infatti la postmodernità, ma credo che da noi gli '80 siano stati proprio il decennio dell'illusione dei buoni sentimenti della media borghesia per tutti.

 

Ma vedere che la mia generazione è rimasta così attaccata, così drogata, così assuefatta a quel benessere mi fa sentire umiliato. Cosa riusciamo a esprimere? Ancora recrudescenze del Piccolo Mugnaio Bianco e Clementina?

 

Quindi vedere un film come Pixel davvero mi ha fatto pensare: "Mamma mia, la nostra generazione è un fallimento. Tutto quel benessere, anziché allevare fini intelletti e buona cultura, ha piantato un seme di demenza mai più estirpato."

 

Ecco, la riflessione  credo sia stata questa (sto sempre elaborando).

 

Tu sei stato ragazzo negli anni ottanta, io sono nato negli anni ottanta e sono stato ragazzo negli anni novanta, dove, ridendo e scherzando s'è vissuto abbastanza della gloria riflessa degli anni ottanta, sebbene comunque forse mettendosi a studiare la storia oggi si troverebbero i germi del fallimento mondiale che stiamo vivendo oggi.

Ad ogni modo vorrei sottolineare una cosa: tu hai giustamente detto il sogno della borghesia media per tutti.

Il sogno.

Forse era anche più di un sogno.

Alla fine della fiera da me si stava tutti più o meno bene, certo c'era il bambino ricco e il bambino povero, ma il bambino povero i giocattoli li portava comunque a scuola, magari era vestito un po' meno bene del bambino ricco, però il buono mensa per il pranzo e la merenda ce l'aveva sempre, c'era ottimismo, la parola crisi quante volte l'avremo sentita? Beh si certo forse legata alle guerre in Iraq e nei Balcani, posti che per un bambino equivale a un emisfero di distanza.

Siamo stati educati all'idea che avremmo tutti studiato, che avremmo avuto tutti un lavoro, alle scuole medie si iniziava a parlare di flessibilità in alcuni stralci della mia antologia di italiano (anche alle medie tutti avevano tutti i libri di testo, persino quelli inutili)  ma il messaggio era comunque che tutti avremmo lavorato, tutti avremmo avuto la possibilità di studiare; di nuovo la parola crisi non esisteva.

Arriviamo a oggi, dove quei ragazzi di un tempo sono diventati adulti e cosa scopriamo?

Che il lavoro che ci avevano promesso non esiste, che dobbiamo pagare decine di migliaia (DECINE DI MIGLIAIA CAZZO) di euro OGNI ANNO per una pensione che non vedremo mai, perchè se il mio cliente a lavoro all'INPS gli hanno detto che prima del 2040 lui non va in pensione non oso pensare io quando ci andrò, io che nel 2040 avrò 56 anni e probabilmente inizierò ad accusare i primi problemi di prostata.

Che se vogliamo indebitarci per sostenere una spesa importante o ci aiutano i nostri genitori oppure le banche ci ridono in faccia (mi hanno negato un finanziamento di 1600 euro a fronte di un fatturato due anni fa di 35k lordi) però intanto ci fanno le pubblicità tutte sorridenti e ipocrite che sono pronte ad aiutarci sempre.

Che tutto quello che vediamo attorno a noi (che vogliono farci vedere) sono tristezza, morte, sopraffazione; però il servizio sui gattini distensivo alla fine non ce lo negano mai.

Capisci perchè gli adulti di oggi si aggrappano al sogno degli anni '80?

Ci avevano convinto che tutti avrebbero avuto la Ferrari in garage, oggi è già tanto se riusciamo a metterci una Dacia, credo sia solo puro istinto di autoconservazione rimanere ancorati a quel sogno infranto, perchè almeno una volta tanto si possa guardare da lontano quel tempo perduto che oggi non esiste più, ne in atto, ne in potenza.

Link al commento
Condividi su altri siti

Se non hai vissuto da ragazzo negli anni 80, tu stai solo cercando di aggrapparti a qualcosa che non esiste, in quanto non lo conosci.

E la cosa divertente e' che vedo sempre piu' gente che quel periodo non l'ha vissuto e che lo mitizza.

 

E io sto qua a chiedermi che diavolo avete da mitizzare.

 

Era un periodo in cui circolavano piu' soldi, ma anche perche' le esigenze erano molto differenti e ristrette che al giorno d'oggi; forse tu non ti rendi conto ad esempio di cosa significhi 'la ricarica' al cellulare di 10-15-20 euro (le 40.000 lire di allora), al mese. O i contenuti da acquistare in streaming, o la moltiplicazione di griffes che cercano in qualche modo di imporre una qualche moda o un qualche oggetto, per i quali oramai da anni si e' del tutto smarrito il concetto spesso di UTILITA' dello stesso.

Era il periodo della terza guerra mondiale 'congelata', che altro non ci ha dato che un'infinita' di spy stories, fino ai documentari pseudo tali quali

https://www.youtube.com/watch?v=yif-5cKg1Yo

 

una situazione tanto di merda che ha fatto di per se' stessa la fortuna di decine di artisti che in qualche modo la esorcizzavano, tipo:

(pregasi notare come inizia il video)

 

Era un lungo e stagnante periodo che e' iniziato a scemare circa a meta' negli 80 con Gorbacev, e con la dissoluzione oramai conclamata dell'impero sovietico che vede la propria epitome nel 1989 con la caduta del muro di Berlino.

 

Tra la fine del 70 e l'80 qualcuno si dimentica il boom dell'uso di Eroina?

Il film su Christiane F. e' del 1981 e parla gia' di una generazione bruciata dalle sostanze stupefacenti:

 

Quindi, di che stai parlando?

 

Poi, gli anni 90, che non sono di per se' chissa' quale rivoluzione e sono la dimostrazione di quanto alla fine poco sia accaduto di positivo nel decennio precedente, visto che abbiamo come grande eroe un ubriacone come Eltsin che sale (per poco si ammazza salendoci) su di un carro armato, o appunto nel 91 la vera vergogna del conflitto in Yugoslavia di cui tutti si sono ampiamente fottuti. E che non e' certo nato e scoppiato all'improvviso.

 

Ripeto, di che si sta parlando?

 

Quelli della mia generazione non idolatrano affatto quel periodo di merda, in cui la costante era quella della Bomba, con il pericolo radioattivo che informava anche e non solo la letteratura (oltre alle Spy stories) ma ovviamente anche quanto di piu' popolare, come i comics.

 

Quello che c'era di buono in quegli anni era soltanto un approccio 'easy' alle situazioni e alla vita, semplicemente perche' il marciume autentico che esisteva a livelli di corruzione e non solo a livello politico non era venuto fuori se non per un sentore di puzza stagnante. Il Watergate era qualcosa di eccezionale, di particolare; IL SISTEMA esisteva ancora, non si vedeva ancora che era corrotto e che avrebbe poi fatto pagare con gli interessi e di piu' la propria sussistenza alle generazioni successive.

Esisteva fiducia, c'era voglia di fare autentica, ma era legato alle PERSONE che lo vivevano, di per se' era un periodo di merda.

 

Quelli che tendono a vedere 'il mito degli anni 80', o non l'hanno vissuto davvero, o hanno tanta necessita' di evasione che affianco al signore degli anelli, si sono inventati il 'magico periodo degli anni 80'.

 

Da parte di chi ha vissuto pienamente quel periodo, nel 87 ho fatto la visita di leva, nel 88 uscivo dal liceo, nel 89 cadeva il muro di Berlino, rivolto a chi vorrebbe mitizzare un periodo (ed e' in buona fede e non lavorante nel marketing), vi chiedo, ma di cosa state parlando.

Link al commento
Condividi su altri siti

Ehilà, Gara! Addesso mi sforzo e rispondo puntuale puntuale in multi quoting. Perché non so da voi, ma da me fare multiquoting qui è tipo una tortura cinese, eh. ^^:

 

 

Tu sei stato ragazzo negli anni ottanta, io sono nato negli anni ottanta e sono stato ragazzo negli anni novanta, dove, ridendo e scherzando s'è vissuto abbastanza della gloria riflessa degli anni ottanta, sebbene comunque forse mettendosi a studiare la storia oggi si troverebbero i germi del fallimento mondiale che stiamo vivendo oggi.

 

Come dicevo, sono stato *bimbo* negli '80. Ci ho fatto elementari e medie. Ho memoria nitidissima della fobia da Guerra Fredda (solo un riflesso, per noi), di Chernobyl, della "strage di Bruxelles", sino alla caduta del Muro di Berlino. Ascoltavo musica già vecchia, perché ho cugini e un fratello grande, quindi tutta la musica degli '80 per noi era disco-merda e sul piatto c'erano i Police, i Pink Floyd, David Bowie, tutti "ma solo fino a un certo anno", avrai presente la logica (bacata). Ricordo bene le sigle girelliche (ma le merendine NON me le compravano, mai e poi mai), i cartoni animati, i contenitori e le pubblciità.
 

Ad ogni modo vorrei sottolineare una cosa: tu hai giustamente detto il sogno della borghesia media per tutti.

Il sogno.

 

E' un sogno italiano. L'italiano, mediamente, è un cristiano, ovvero un accattone già mansueto da imbonire con pane, circensi e BUONI IDEALI. Deve avere la pancia piena e SENTIRSI BUONO. Quindi non punterà mai all'eccellenza, a svettare sulla massa: questo implicita che la massa stia PEGGIO di lui. Questo è un ideale francese, napoleonico, fascista. Americano, persino. Ma gli '80 in Italia sono l'epoca della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano, dalla Cattolica (IIRC) si raccomandava di votare con un fiore. Quindi devono stare tutti mediamente bene. Una forma di ideologia comunista piccolo borghese (cogli l'ossimoro?). Quindi pasta Barilla e gattini recuperati sotto la pioggia, famigliola e focolare, bimbi allegri.
 

Forse era anche più di un sogno.

Alla fine della fiera da me si stava tutti più o meno bene, certo c'era il bambino ricco e il bambino povero, ma il bambino povero i giocattoli li portava comunque a scuola, magari era vestito un po' meno bene del bambino ricco, però il buono mensa per il pranzo e la merenda ce l'aveva sempre, c'era ottimismo, la parola crisi quante volte l'avremo sentita? Beh si certo forse legata alle guerre in Iraq e nei Balcani, posti che per un bambino equivale a un emisfero di distanza.

 

 

Chiaramente era una finta richezza distribuita sulla base dell'accumulo del debito pubblico, come è evidente.

 

Ogni sistema econimico altro non è che un organizzazione di accesso COMPETITIVO alle risorse del pianeta, e della vita umana. Si incluno quindi sicurezza, cure mediche, TEMPO per sé stessi. Oltre al cibo e al ricovero dalle fiere, dico. Si impicita che per ogni crapulone uno (o più) disgraziati, oggi lontani, un tempo più vicini, stiano morendo di fame. Ma la rivoluzione francese l'ho intesa solo io? E il regime di terrore? E la NEP? E il fallimento dell'ideale umanista in senso assoluto?

 

 

Siamo stati educati all'idea che avremmo tutti studiato, che avremmo avuto tutti un lavoro, alle scuole medie si iniziava a parlare di flessibilità in alcuni stralci della mia antologia di italiano (anche alle medie tutti avevano tutti i libri di testo, persino quelli inutili)  ma il messaggio era comunque che tutti avremmo lavorato, tutti avremmo avuto la possibilità di studiare; di nuovo la parola crisi non esisteva.

 

 

 

Ricordo. A me non parlavano ancora di 'flessibilità', sono nato prima, ma mi sembravano tutte cazzate da allora. Alle medie leggevo Giovanni Gentile e pensavo che non avesse senso che sindacato e parlamento/governo esistessero contemporaneamente. Pensavo alla Camera Corporativa delle Arti e dei Mestieri. Al Liceo andai al Fronte della Gioventù e mi parvero tutti filibustueri, mi feci eleggere a scuola con un discorso e NESSUN conoscente tra i compagni, dopodiché decisi definitivamente che il popolo era minidotato. Ah, la giovinezza! Al secondo liceo invece si farm eleggere misi 'un mio uomo' come rappresentate. Era più comodo e si otteneva lo stesso. Mai stato egotico. XD

 

Ma erano tutte cazzate, dai. Quegli ideali erano cazzate. O almeno, io lo capivo. Era un idillio fasullo.

 

Nei '90 scoppiò Mani Pulite e la gente incominciava ad vere ego da nobiltà d'animo, ed era CHIARO che si sarebbe andati a peggiorare. Che il dopo sarebbe stato peggio del prima. E' come il passaggio dalla signoria ai comuni. Avevo studiato Giambattista Vico e mi sembrava tutto molto chiaro. Infatti.

 

Come dicevo, ai diciottanni mi astenni dal mio primo voto "percgé votano anche tutti loro, e sono ventisette". Quando tutti sputavano su Craxi io dicevo ai miei compagni che loro erano della stessa pasta, solo che non avevano la POSSIBILITA' di rubare in quelle proporzioni. Gli spiegavo che era solo una questione di opportunità accidentale. Eh mi insultavano, eh! Poi facevo esempi concreti e si zittivano.
 

 

Arriviamo a oggi, dove quei ragazzi di un tempo sono diventati adulti e cosa scopriamo?

Che il lavoro che ci avevano promesso non esiste, che dobbiamo pagare decine di migliaia (DECINE DI MIGLIAIA CAZZO) di euro OGNI ANNO per una pensione che non vedremo mai, perchè se il mio cliente a lavoro all'INPS gli hanno detto che prima del 2040 lui non va in pensione non oso pensare io quando ci andrò, io che nel 2040 avrò 56 anni e probabilmente inizierò ad accusare i primi problemi di prostata.

 

 

No, no, no. Bisognava essere davvero stupidi per credere a quegli ideali, ma pure a cinque anni, dai. La storia la si studiava, la storia dell'uomo!

 

Era chiaro come il sole che la macchina assistenziale italiana fosse una locomotiva lanciata a folle velocità contro un muro.

 

Pago tasse da quando ho 19 (diciannove) anni nella placida consapevolezza che morirò senza avere una pensione.

 

Me la sono mangiata prima, nel benesse della mia infanzia. Non ho scelto io il fatto, ma è andata così.

 

Oh beh. Sarei potuto nascere in Africa.  Credo di avere ancora da baciarmi i gomiti.

 

Che se vogliamo indebitarci per sostenere una spesa importante o ci aiutano i nostri genitori oppure le banche ci ridono in faccia (mi hanno negato un finanziamento di 1600 euro a fronte di un fatturato due anni fa di 35k lordi) però intanto ci fanno le pubblicità tutte sorridenti e ipocrite che sono pronte ad aiutarci sempre.

 

 

SI'!

 

La nostra generazione avràun futuro mediamenre meno sereno della nostea infanzia. Se avremo figli, gli potremo dare meno serenità. Sì, è così. Era chiaro sin da subito e non dipende da noi.

 

Del resto il sole nasce a est e l'acqua bagna. Quando si smetterà di sorprendersene, di lagnarsene?
 

 

Che tutto quello che vediamo attorno a noi (che vogliono farci vedere) sono tristezza, morte, sopraffazione; però il servizio sui gattini distensivo alla fine non ce lo negano mai.

 

 

SI'

 

Perché gli ideali sono quello che si da ai poveri per farli morire in pace (ma il cristianesimo non vi dice nulla? Erano PROVINCIALI ROMANI!) e 'la cultura' è il sistema di gestione del pensiero comune che serve a occultare ciò. Sì.
 

 

Capisci perchè gli adulti di oggi si aggrappano al sogno degli anni '80?

Ci avevano convinto che tutti avrebbero avuto la Ferrari in garage, oggi è già tanto se riusciamo a metterci una Dacia, credo sia solo puro istinto di autoconservazione rimanere ancorati a quel sogno infranto, perchè almeno una volta tanto si possa guardare da lontano quel tempo perduto che oggi non esiste più, ne in atto, ne in potenza.

 

 

Capisco e mi rattristo, Gara. Come al primo liceo. Perché per me è solo l'ennesima prova che i miei simili sono microdotati. Perché non c'era niente da capire, eh. Bastava guardare in faccia la realtà, alle nostre spalle e dinanzi a noi.

Modificato da Shito
Link al commento
Condividi su altri siti

Consideriamo che gara vagheggia (non e' l'unico) di un Eden che puo' essere qualunque periodo nella storia, perche' chi ha vissuto quegli anni e non aveva la testa buttata al di la' dello spazio di certe cose ben se ne accorgeva (dubito di essere l'unico ad essermi fatto grandi risate al pensiero di avere una pensione quando ne parlavo con altri, altrettanto ridenti, al liceo e non avevo 18 anni).

 

Poi, ovviamente le stesse considerazioni ovvie e pregne di banalita' in quanto ben presenti in un dato periodo sono poi riproposte come verita' in salsa qualunquista. Salsa che e' buona per ogni stagione.

 

Qualcuno ci puccia il biscotto di saggi pregni e densi di significati e significanti, altri direttamente libri.

 

Che appunto, come si dice 'eh signora mia, ai miei tempi'.

E il bello e' che chi dice in sostanza queste cose, non se ne accorge neanche.

 

'signora mia.

Link al commento
Condividi su altri siti

Dai comuni alla signoria

 

Sì, lo so. L'ho scritto al contrario perché in qualche modo anche i comuni muovevano da una forma 'signorile', sia essa monarchica o che. Tutta la storia dell'uomo sociale è un andirivieni di forme di governo più individuale e poi più popolare e poi più individuale sotto vari nomi.

Link al commento
Condividi su altri siti

Consideriamo che gara vagheggia (non e' l'unico) di un Eden che puo' essere qualunque periodo nella storia, perche' chi ha vissuto quegli anni e non aveva la testa buttata al di la' dello spazio di certe cose ben se ne accorgeva (dubito di essere l'unico ad essermi fatto grandi risate al pensiero di avere una pensione quando ne parlavo con altri, altrettanto ridenti, al liceo e non avevo 18 anni).

 

Poi, ovviamente le stesse considerazioni ovvie e pregne di banalita' in quanto ben presenti in un dato periodo sono poi riproposte come verita' in salsa qualunquista. Salsa che e' buona per ogni stagione.

 

Qualcuno ci puccia il biscotto di saggi pregni e densi di significati e significanti, altri direttamente libri.

 

Che appunto, come si dice 'eh signora mia, ai miei tempi'.

E il bello e' che chi dice in sostanza queste cose, non se ne accorge neanche.

 

'signora mia.

 

Boh ragazzi non so che dirvi, mi tolgo tanto di cappello davanti a quanto eravate colti ed informati già ai tempi del liceo senza che esistesse internet... Sarà questa la differenza tra la città e la provincia, in quel di Ivrea, per quello che vi posso dire, il tenore di vita è rimasto alto medio-alto per tutti gli anni '90, solo alla fine, con il crollo dell'Olivetti s'è abbattuta una coltre di depressione che ancora oggi ci portiamo dietro ed è il motivo per cui ho lasciato il Piemonte appena ho potuto.

Il discorso che facevo io prescindeva comunque da qualsiasi analisi economico-politica, voleva essere la percezione che si aveva da fuori, sono sicuro che da dentro i germi della marcescenza si avvertivano già negli anni '80 per poi diventare evidenti negli anni '90 con Tangentopoli e che la crisi che viviamo oggi è il frutto di un tenore di vita fasullo tenuto su dall'assistenzialismo sfrenato, però oh, ripeto, a 15 anni la mia principale preoccupazione era avere 5000 lire per fare il pieno al Phantom e 20000 lire da spendere tra i primi manga e un gelato ogni tanto.

Sarà che la vita in provincia era diversa, non so.

Link al commento
Condividi su altri siti

Il fatto e' molto semplice.

Prendendo il dato 'lavorativo' intorno al 1990 circa, i vari contratti di "associazione in partecipazione" (quanto ho amato quei contratti), "co.co.co", et similia di parasubordinati andavano per la maggiore; anch'io ho fatto il praticante con un contratto co.co.co (e mi e' andata di culo che mi abbiano pagato i contributi, o vedevo la tessera con il fischio). Erano proprio quegli anni, quindi, non rendersi conto di dove si andava a parare con i contributi previdenziali, era solo questione di vedere 'oltre' il lavoro che si faceva.

 

O davvero nessuno dal '90 e pure prima in poi si e' davvero reso conto di dove si andava a parare con tutte queste forme di para-subordinazione, in relazione alla "pensione"? (lasciamo perdere il riscatto degli anni universitari che sto ancora ridendo).

 

Tanto per curiosita', parlo di banale esperienza in campo lavorativo.

Link al commento
Condividi su altri siti

Shuji io ho iniziato a lavorare nel 2009 (quindi in piena crisi), capisci quando ti dico che ti sto parlando di come PERCEPIVO quegli anni anzichè di come (forse) erano davvero e soprattutto di quello che si stava preparando sotto?

Stiamo facendo due discorsi differenti.

Link al commento
Condividi su altri siti

Gara, la questione di cui ti parlo e' degli anni '90, stiamo parlando di circa 20 anni prima di quanto dici tu; e' proprio negli anni novanta che c'e' stato il boom dei contratti di parasubordinazione, che hanno portato poi al gran casino del periodo Biagi e Treu della fine anni 90.

E mi stai quindi a di' che nel 2009 non avevi alcun sentore della situazione del mondo del lavoro, di dove si dirigesse, e della situazione della previdenza italiana? 

Ribadisco, sono cose originate da quasi 19-20 anni prima, non un paio di giorni prima.

 

Cioe', veramente nel 2009 erano discorsi che non avevi mai sentito in precedenza?

Link al commento
Condividi su altri siti

Gara, la questione di cui ti parlo e' degli anni '90, stiamo parlando di circa 20 anni prima di quanto dici tu; e' proprio negli anni novanta che c'e' stato il boom dei contratti di parasubordinazione, che hanno portato poi al gran casino del periodo Biagi e Treu della fine anni 90.

 

E mi stai quindi a di' che nel 2009 non avevi alcun sentore della situazione del mondo del lavoro, di dove si dirigesse, e della situazione della previdenza italiana? 

 

Ribadisco, sono cose originate da quasi 19-20 anni prima, non un paio di giorni prima.

 

Cioe', veramente nel 2009 erano discorsi che non avevi mai sentito in precedenza?

 

No stai facendo un casino che la metà basta.

Io ho iniziato a lavorare nel 2009 ed ero ben consapevole del casino che c'era fuori tant'è che le domande al master a tutte le persone che venivano a fare presentazioni era "si ok ma noi tra dodici mesi un lavoro lo troviamo?" quindi figurati.

Io sto parlando di come vedevo il mondo diciamo dal 1990 al 1998.

Link al commento
Condividi su altri siti

Guarda che sei tu che stai facendo un certo casino.

Erano proprio gli anni 90, ed e' la terza volta che lo dico di fila, che hanno visto il boom dei contratti parasubordinati.
Cosa quindi hai visto, io non ne ho idea.
Perche' erano proprio quegli anni in cui era chiara la direzione sia del mondo del lavoro (per non parlare della esternalizzazione) sia della questione previdenziale.

Che tu abbia percepito le cose in modo diverso negli anni 90, o che te ne sia reso conto successivamente, e' solamente questione di percezione individuale, non di non esistenza della situazione. Biagi o D'Antona non e' che hanno dato contributo al mondo del lavoro solo con il loro omicidio, o che e' da quei momenti che la questione del mondo del lavoro si e' ingarbugliata.

Piu' chiaro?

Link al commento
Condividi su altri siti

Dipende Shuji, io ti parlo proprio da provinciale, ma l'effetto ovatta della provincia ha un po' coperto questa tua percezione.

Sicuramente in ambiti lavorativi più aperti di quelli dove ero io, si è potuto sentire questa radicalizzazione, ma per esempio io in quegli anni assumevo anche una decina di persone all'anno e tutti con contratti a tempo determinato che poi a meno di cazzate diventavano a tempo indeterminato e stop.

L'azienda dove lavoravo era passata da 12 a quasi 100 in un decennio, salvo poi fallire nel 2009.

Quindi credo che fino a metà degli anni 2000 non avevo chiaro come te questa tendenza, pur conoscendo bene le varie tipologie contrattuali, Biagi, D'Antona e tante cose.

Saluti Toma

Link al commento
Condividi su altri siti

Una delle tante riforme in senso non propriamente 'conservativo' che sono state fatte a livello previdenziale era proprio del 1995, con mi pare gia' allora se non nel testo della 335*, vi era gia' l'introduzione, in una certa scala, dei famigerati fondi pensionistici.

 

Certe cose non si realizzano dall'oggi al domani, unendo al tutto la direzione presa dai contratti subordinati, era direi evidente dove ci si dirigeva,ed era prevedibile tranquillamente fin nell'ultimo periodo degli anni ottanta, almeno tra l'86/7 e il 1990.

 

 

 

 

*aka la riforma Dini.

Link al commento
Condividi su altri siti

Nessun dubbio su quello che dici, solo che in ambienti diversi dal tuo e molto più provinciali, anche se in realtà si lavorava in tutto il nord Italia, la forza lavoro era tutta concentrata nella bassa provincia pavese, ciò non si è percepito, con la stessa chiarezza, se non almeno una decina di anni dopo.

Saluti Toma

Link al commento
Condividi su altri siti

Infatti, vivevamo in una specie di mondo ovattato e quando la bomba è scoppiata ha fatto molti molti danni.

Ma proprio perché abbiamo colmato, tutto in un attimo, un decennio di ritardo.

Ora chi ha un contratto a tempo indeterminato sotto i 30 è considerato una specie di miracolato, o lavora molto a contatto con l'estero o lavora all'estero.

Saluti Toma

Link al commento
Condividi su altri siti

Boh ragazzi non so che dirvi, mi tolgo tanto di cappello davanti a quanto eravate colti ed informati già ai tempi del liceo senza che esistesse internet... Sarà questa la differenza tra la città e la provincia, in quel di Ivrea, per quello che vi posso dire, il tenore di vita è rimasto alto medio-alto per tutti gli anni '90, solo alla fine, con il crollo dell'Olivetti s'è abbattuta una coltre di depressione che ancora oggi ci portiamo dietro ed è il motivo per cui ho lasciato il Piemonte appena ho potuto.

Il discorso che facevo io prescindeva comunque da qualsiasi analisi economico-politica, voleva essere la percezione che si aveva da fuori, sono sicuro che da dentro i germi della marcescenza si avvertivano già negli anni '80 per poi diventare evidenti negli anni '90 con Tangentopoli e che la crisi che viviamo oggi è il frutto di un tenore di vita fasullo tenuto su dall'assistenzialismo sfrenato, però oh, ripeto, a 15 anni la mia principale preoccupazione era avere 5000 lire per fare il pieno al Phantom e 20000 lire da spendere tra i primi manga e un gelato ogni tanto.

Sarà che la vita in provincia era diversa, non so.

 

 

 

Ah, io qui a differenza di altri ti capisco bene. Perché, non credo potresti ricordartelo se anche ne avevamo parlato, io sono di Vasto, provincia di Chieti. E lì sono cresciuto fino a che non ho messo fuori il naso per andare a fare l'universitario fuori sede - a Bologna.

 

Quando ho iniziato a lavorare mi sono introdotto nel meno professionale degli ambienti, ovvero l'editoria di settore, quindi non ho mai avuto alcun contratto, neppure un Co.Co.De. Semplici 'prestazioni occasionali' finché non mi hanno detto: "ci serve che apri una partita IVA, vedrai che ti converrà".

 

Ma il mio punto non era questo. Mi interessavo di storia politica e filosofia ma l'economia contemporeane, bah, non mi appassionava di certo. Il punto è che sin dall'infanzia mi ero reso conto che qualcosa non tornava. E quello che non tornava, ai miei occhi di bambino, è che tutto quello che consumavo come bambino era straniero. Lo erano le console per videogiochi, e poi i computer (e da noi avevamo una 'Olivetti Logosistemi', ma vendeva IBM PC - prima dei cloni). Erano straniere la maggioranza delle automobili che circolavano in paese. Era straniera la maggioranza dell'intrattenimento che consumavo in TV (giapponese animato, americano filmato). Quindi pensavo che era tutto finto, che il benessere italiano doveva per forza essere finto.

 

In più, credo che la mia vita per certi versi fosse relativamente austera: mai avuto un motorino, mai voluto. In genere non si facevano vacanze, non era neppure nella mia mentalità che si facessero. Per comprare le prime due videocassette di Maison Ikkoku risparmiai le cinquecento lire della merenda (pizzetta) a scuola per due mesi circa - avevo fatto il calcolo preciso.

 

Devo essere come al solito strano io, Gara, nato cinico e nichilista fin da piccino. Ovviamente i cinici in genere, di questi tempi, si atteggiano a fighi. Ma tu mi hai conosciuto de visu, quindi puoi immaginarti la faccia da pirla con cui parlo anche mentre dico queste cose. ^^;;

Link al commento
Condividi su altri siti

Intervengo solo per una comunicazione

di servizio, ogni mercoledí sera (e successivamente in replica il pomeriggio durante la settimana) su Deejay Televion. Canale 9 DGTV trasmettono un film, una breve intervista a personaggi dell'epoca e poi un documentario in cui ripercorrono il decennio. Settimana scorsa dopo "Ho sposato un aliena" hanno parlato dell'impatto de "I Robinson" sull'audience americana, della rielezione di Reagan, dell'Aids e si é arrivati al discorso di Reagan alla porta di Brandeburgo, ho idea che questa settimana si arrivi al Novembre '89. Dopo il film Roxanne c'é l'intervista a Freccero sulla tv commerciale...

Essendo nato a Febbraio del 1983 qualche ricordo diretto del decennio in questione ce l'ho ma si fermano soprattutto alle trasmissioni televisive, il ricordo piú nitido é Milan-Steaua!

Link al commento
Condividi su altri siti

Credo che semplicemente quando uno è bambino non si accorge dei problemi del mondo, e ricorda quel periodo come "età dell'oro".

Magari per shuji (è un esempio, che potrebbe non corrispondere a realtà) gli anni '70 sono considerati migliori, anche se a posteriori sappiamo che furono un periodo veramente di merda per il nostro paese.

 

Sarebbe necessario prendere dati macroeconomici e sociali e analizzarli ad anni di distanza, ma tenere anche conto che.. quando è uscita "svalutation"? ecco da quando è uscita non è mai stata "non-attuale" per cui certe cose (crisi economica, politici ladri, debito pubblico) non è che sono prodromi o altro, sono semplicemente endemiche del nostro paese.

 

Per come la vedo io, che pur avendo vissuto (da bambino) gli '80, li ricordo poco, le cose che più mi saltano agli occhi sono che il negrume in città è aumentato esponenzialmente. Per quanto riguarda invece lavoro e prezzi, sono cose di cui non ho avuto contezza fino a che non ci sono entrato in quel mondo (e si parla già del 2000 avanzato).

 

Per quanto riguarda invece la socio-politica, credo siano molto più pericolosi i musulmani oggi di quanto sia mai stata l'URSS, specie negli anni '80 quando c'era la distensione e la guerra fredda era lì lì per finire. 

E si, gli anni '80 sono massimalmente riconosciuti come un periodo di edonismo e grande benessere (reagan, lo scudo stellare, "il segreto del mio successo"), paradossalmente finito proprio col suo massimo trionfo, cioè la caduta del muro, che come una chiusa che si apre ha fatto si che il benessere prima concentrato si dovesse livellare per raggiungere una massa di disperati che prima non competeva per le risorse del pianeta (il che accade anche oggi ed in misura molto peggiore)

Link al commento
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente registrato per poter lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già un account? Accedi da qui.

Accedi Ora
  • Navigazione Recente   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×
×
  • Crea Nuovo...

Informazione Importante

Procedendo oltre nell'uso di questo sito, accetti i nostri Termini Di Utilizzo