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Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"


Shito

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Non ringraziarmi. Non credo di aver detto nulla che meriti un ringraziamento. Se mi sono ricordato dei post delle persone che chiedevano spiegazioni è stato in fondo, e per nessun altro motivo, anchè perchè avevo notato una certa cosa sulla pagina FB di Lucky Red che letta una, due volte poteva anche non dare fastidio, ma trovandola scritta ogni volta che si faceva pubblicità alla Principessa Mononoke ha cominciato a mettermi in testa un tarto. In altre parole proprio questa persona (e non tu od altri), che scriveva in continuazione. "Il film è bello, bellissimo e l'adattamento un'opera d'arte", ha finito con l'instillarmi il dubbio che lo ripetesse quasi a ogni occasione che si presentava nel tentativo non solo di convincere gli altri ma in parte anche se stessa della reale bontà dell'opera. Ci sono persone che, nella loro strenua difesa (simile in tale operazione non necessaria poi ad un disco incantato), finiscono infatti col fare più male che bene a quel che si erano pur proposte di difendere dagli attacchi altrui e di propagandare a spron battuto. Vedere così persone che esprimevano dubbi con tono ben più moderati di questa persona che nel suo modo di fare, non vorrrei essere offensivo (se lo sono o sembrerò tale mi scuso in anticipo), sembrava quasi una groupie di una boy band, è stato ciò che alla fine mi ha fatto venire così tanti dubbi che, non solo per quello comunque, alla fine non sono riuscito a vedere la Principessa Mononoke al cinema. E perdere l'occasione durante la settimana del cinema è stata una vera beffa. Mi rifarò col BD ed il mese prossimo sarò al cinema al d1 a vedere Sen to Chihiro no kamikakushi (uso ancora il titolo giapponese in attesa di sapere se il vecchio titolo verrà mantenuto o meno).

Modificato da Schrödinger's cat
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Per il resto mi tocca dirti che ti sbagli. Kiki è l'unico della Ghibli che mi manca, quindi forse ti stai confondendo con altra gente che non sono io.

 

 

Mi sbagliavo, chiedo scusa. In effetti mi riferivo al topic su Coquelicot-zaka Kara, non su Kiki.

 

Ho verificato: sul forum Ghibli c'è un Kenrico, con cui parlai: 5 post, avatar di Jigen Daisuke. Si direbbe comparso e scomparso ad hoc per quella parentesi.

 

Eri tu?

 

Vorrei saperlo prima di risponderti, perché gli argomenti mi sembrano davvero gli stessi, ma il modo di relazionarsi estremamente diverso. Pressoché opposto. Il che mi dà un po' da pensare.

 

Grazie in anticipo.

Modificato da Shito
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No, non sono io. Non ho mai seguito discussioni su quel forum. Devo ammettere che il nome "Kenrico" mi viene spesso respinto nei forum stranieri dove mi vado a iscrivere (pare sia una pomata per i calli dei piedi o una cosa simile :D), non mi aspettavo fosse già preso anche in Italia.

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In effetti è un'incredibile coincidenza, dato che anche il "Kenrico" di là era un traduttore da giapponese. ^^;

 

Ad ogni buon grado, tornando alla questione focale, il punto è semplicemente uno.

 

Ogni opera altrui, a prescindere dalla considerazione che possiamo nutrire per i suoi autori, esiste. Esiste come è nella sua realtà effettuale. Esiste.

 

Quando se si va a operare una traduzione, un adattamento, un doppiaggio, qualsiasi tipo di localizzazione, si mettono le mani dentro qualcosa di esistente e concluso, fatto e finito da altri.

 

Non si sta creando una nuova opera, si sta localizzando quell'opera.

 

Ora tu mi dici, in soldoni, ovvero nella pratica, che no: anche capendo tutto, io (o tu, o un localizzatore) dovrebbe scegliere cosa conservare e cosa tutto sommato eliminare dai contenuti, dalle accezioni di quell'opera.

 

Ovvero io, o tu, o qualsiasi traduttore dovrebbe in modo del tutto personale porre una soglia, una soglia sopra la quale c'è il "contenuto da conservare", sotto la quale c'è il "dettaglio trascurabile".

 

La chiameremo "soglia di rilevanza", ok?

 

Ora la semplice domanda è: ma chi diavolo sono io, tu o chiunque altro per decidere cosa sia rilevante e cosa no?

 

Perché quello che nell'opera c'è, c'è. C'è perché ce l'hanno messo gli autori suoi.

 

Ma se io, tu, qualsiasi traduttore pongono qualcosa sotto la *loro personale* soglia di rilevanza, e lo 'tagliano via' dalla traduzione, quel qualcosa è perso PER TUTTI quelli che fruiranno la traduzione.

 

L'autore ce l'aveva messo, un ALTRO l'ha giudicato 'sacrificabile', e TUTTI se lo perdono.

 

Ma vedi, io, te, i traduttori... siamo solo INTERMEDIARI tra gli autori e il pubblico. Siamo mediatori linguistici.

 

Nulla dobbiamo togliere, nulla dobbiamo aggiungere.

 

Se così non fosse, non potrebbe legittimarsi l'opera stessa della traduzione, dico in quanto tale.

 

Come ti legittimi a mettere le mani dentro l'opera altrui, se non per il 'fine buono' di diffonderla *per quello che è* in un'altra lingua?

 

E se per diffonderla la deprechi, come ti giustifichi?

 

Perché così le scimmie ballano meglio e si divertono? Ma dai!

 

E' una traduzione. Se risulta difficile, sia. Se era difficile il contenuto ancor più difficile sarà la sua traduzione. Se non era difficile, vedrai che difficile non sarà neppure la traduzione.

 

Ma la quarta scimmietta si mette le mani sulla testa: non c'è peggior tonto di chi non vuol capire. Quelli non li puoi salvare comunque. Non puoi pensare a loro. "Lavorando" per una simile idea di pubblico, si starebbe in realtà disprezzando tutto il pubblico.

 

E deprecando l'opera in sé, del tutto innocente, che è divenuta "mezzo" di un fine deforme e pazzo da principio.

 

Che ogni cosa sia semplicemente quello che è: così le opere, così il pubblico che le riesce a capire, e quindi ad apprezzare.

Modificato da Shito
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Ad ogni buon grado, tornando alla questione focale, il punto è semplicemente uno.

 

Ogni opera altrui, a prescindere dalla considerazione che possiamo nutrire per i suoi autori, esiste. Esiste come è nella sua realtà effettuale. Esiste.

 

 

 

Me la segno, questa, eh  :thumbsup:

 

Stai dicendo che c'e' un qualche spazio per appunto la discussione sull'opera che ha vita a se stante, al di la' dell'autore, una volta 'rilasciata' dallo stesso?

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Ma vedi, io, te, i traduttori... siamo solo INTERMEDIARI tra gli autori e il pubblico. Siamo mediatori linguistici.

 

Nulla dobbiamo togliere, nulla dobbiamo aggiungere.

 

questo mi sembra che lo stiate dicendo entrambi (ed è quello che molti qui dentro vogliono per un'opera).

nessuno sta parlando di togliere, eliminare, omettere, censurare, spostare a piacimento o che altro, con il risultato che il pubblico destinatario della localizzazione di una determinata opera perda elementi della stessa o che essi siano fuorvianti.

non si parla nemmeno di adattamenti/traduzioni/doppiaggi elaborati ad hoc per aiutare gente che non è in grado di capire l'italiano corrente.

si parli e confronti, semmai, cosa porterebbe a due rese finali efficaci ed efficienti, altrimenti si ricomincia con l'infinita spirale di 'io sono così, tu sei colà, intanto non dico ma dico' che ci ha stracciato le palle.

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Allora penso che all'epoca abbiano usato la mia identità per farsi scudo della conoscenza del giapponese (che comunque all'epoca era risibile) e forse so anche chi potrebbe essere stato...

Detto questo, leggendoti, mi dai modo di confermare quello che avevo già capito precedentemente: ovvero la tua profonda stima e asservita mano d'opera in campo di adattamenti. 
È giusto, ripeto, e rinnovo il mio entusiasmo nel leggere la tua policy. Eppure, in me, permane un "eppure". Eppure non è forse uno snaturare il far parlare in italiano personaggi che sono stati pensati per parlare in giapponese? Ovvio che per quei personaggi è stato creato un modo di esprimersi che si confacesse sia con i disegni, sia con la loro psiche che dai dialoghi emerge. Ma questo non è, forse, evidente solamente all'orecchio del pubblico giapponese che ha già nel bagaglio culturale la capacità di recepire determinati modo di fare (in disegno) e di dire (in dialogo)? So bene che questo è un discorso che rientra quasi nella filosofia (delle patatine San Carlo) o nella filologia (quella più spicciola), ma tant'è: si sta comunque snaturando, perché si sta facendo dire a un giapponese di una particolare epoca giapponese parole italiane e anche ricercate.
Ovviamente questo è da riferirsi ad ogni cosa che viene tradotta per essere apprezzata e riconosco quanto questo bel discorso si regga, in soldoni, su degli stuzzicadenti, ma è la realtà dei fatti che comunque si tenda comunque ad alterare. Penso a Afro Samurai che giustifica la presenza del doppiaggio inglese e di determinate scelte stilistiche, presentando un ambientazione a metà tra Giappone e America. Là ha tutto senso, là è stato tutto studiato a prescindere perché ci fosse la traduzione e l'adattamento (anzi! forse il doppiaggio giapponese neanche c'è mai stato). Ma per tutto il resto degli anime o dei prodotti da tradurre? Eh, là il discorso cambia, e di molto. 
Se si deve tradurre (almeno per me) lo si deve fare con una coscienza italiana. Adattare un prodotto straniero per il pubblico italiano, non adattare (nel senso di abituare) il pubblico italiano al prodotto straniero. Non so se mi sono spiegato.
Il discorso del "deprecare" non l'ho mai detto, infatti. Però capisco che tu vivi "alterazione" (che qui metto tra virgolette - come "deprecare" - non per sminuire, ma per citare) anche la decisione più infinitesimale. Mi immagino come tu viva il sacrificare una parte del dialogo originale perché non entra nel sync e mi viene effettivamente da stringerti la mano, però la stima è una cosa e il modo di relazionarsi al messaggio da veicolare (il fine dei film) è un altro. 
Ho paura che seguendo fedelmente i dialoghi passo passo tanti passaggi dei tuoi lavori risultino ostici proprio per i motivi di cui sopra.

Non so, mi stai dando molto da pensare, ma spero anche io star lasciando qualcosa in te e di non provocarti una faccia stranita da "eccone un altro". :)

Mi piacerebbe chiudere con una frase che vorrei commentassi. La frase è di Francesco Vairano, direttore dei dialoghi di Harry Potter, Il signore degli Anelli, Trainspotting (insomma film molto diversi tra loro), nonché doppiatore affermato, che, riferendosi al lavoro di adattatore, dice: "Si deve dare l'idea che il film sia stato girato in italiano".
Come ti rapporti a questa frase? Presumo di sapere già la risposta, ma mi piace comunque portela così da darti modo di confrontarti (almeno via web) con il modo di pensare di uno dei più grandi professionisti che abbiamo in Italia. Ad esempio lui, per Da nord a sud (da cui poi hanno rifatto il remake italiano Benvenuti al Nord), trovandosi davanti un testo in francese che presentava un modo di parlare gergale e rifuggendo nella mia maniera più totale l'utilizzo dei dialetti italiani, si è inventato una lingua di sana pianta con tanto di grammatica e modi di dire. Come avresti agito tu in quel caso?

Io trovo affascinante che nello stesso ambiente coesistano due scuole di pensiero così agli antipodi.
Sono sempre più felice di essermi iscritto in questo forum.

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@Shuji

No, ti prego di non decontestualizzare le mie frasi a tuo comodo. Un buon giornalista dovrebbe sapere che non si fa, senza neppure scomodare Richelieu. ;-)

 

Naturalmente io parlavo di un postulato degno della filosofia vulcaniana (credo sia un corollario): ciò che è reale, esiste in sé per come esiste. E questo nell'ambito del "doverci mettere le mani dentro".

 

Quando poi si parla di comprendere, intendere, cogliere i significati dell'opera - e questo vale per l'operatore che ci mette le mani dentro (me come traduttore) così come per il fruitore che semplicemente la guarda (me come pubblico) - bisogna certamente sforzarsi di cogliere la comunicazione (che è anche la volontà di comunicazione) che l'autore/i vi pose/ro. §Io per primo non sto a pensare "cosa vuol dire questa scena qui, questa battuta qui, questo singolo tono recitativo qui" tutto di mio - cerco in primis elementi di dichiarazione autentica, su cui *fondare* il mio ragionamento.

 

Collaborando con Alessandro Bencivenni, per la riedizione del suo libro su Miyazaki, abbiamo parlato molto di questo. Lui ha lavorato sia dentro al cinema (sceneggiatore) che intorno al cinema (critico), ha conosciuto e condiviso documenti e tempo con molte personalità che ritengo rilevanti, dalla Suso D'Amico a Peter Greenway, scrivendo documentate monografie su Visconti, e altri. In effetti, sono convenuto che esistono "tipi di autore e tipi di autore", e "tipi di opera e tipi di opera". Tuttavia, sebbene possa cambiare il livello di autocoscienza con cui qualcuno fa qualcosa, se ha fatto qualcosa l'ha fatto. Esiste anche il caso, ed esistono le sincronie (Jung ride), ma io credo che esita anche il subconscio, o l'appena conscio (Freud ride): potrei andare da un artista e *proporgli* una mia intuizione di una sua opera. A questo punto ci sarebbero tre risposte:

 

-Sì, è intesamente come tu dici.

-Mah, non era inteso, ma ora che me lo dici in effetti sì, c'è, ce l'ho messo.

-No, è una tua errata invenzione / percezione.

 

Alla fine, l'arte è sempre la carità di Narciso. Spargi sul prato (via pene scrollato, DAF ride) quello che hai nel cervello (che è l'organo sessuale principale). Credo fortemente che l'arte sia pseudo-sostanzializzazione della libido di un impotente (Yutas ride). E ne viene fuori una quasi-realtà escapistica e più o meno ideale. Il puno è solo quanta coscienza avesse l'artista dell'eiaculato, prima e dopo averlo eiaculato. C'è persino chi si purga con del veleno che ha in circolo tramite l'estroiezione di quello proprio per fuggirne.

@tutti: scusate l'OT.


 


Ma vedi, io, te, i traduttori... siamo solo INTERMEDIARI tra gli autori e il pubblico. Siamo mediatori linguistici.

 

Nulla dobbiamo togliere, nulla dobbiamo aggiungere.

 

questo mi sembra che lo stiate dicendo entrambi (ed è quello che molti qui dentro vogliono per un'opera).

nessuno sta parlando di togliere, eliminare, omettere, censurare, spostare a piacimento o che altro, con il risultato che il pubblico destinatario della localizzazione di una determinata opera perda elementi della stessa o che essi siano fuorvianti.

non si parla nemmeno di adattamenti/traduzioni/doppiaggi elaborati ad hoc per aiutare gente che non è in grado di capire l'italiano corrente.

si parli e confronti, semmai, cosa porterebbe a due rese finali efficaci ed efficienti, altrimenti si ricomincia con l'infinita spirale di 'io sono così, tu sei colà, intanto non dico ma dico' che ci ha stracciato le palle.

 

 

Roggero: se segui il link che postavo a Kenrico, stiamo appunto discutendo su un caso puntuale con triplice versione, poi discussa nel dettaglio.

Modificato da Shito
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shito, mi preme solo che non ci sia l'ennesimo switch dai risultati (quelli effettivi, i casi di traduzione/adattamento) al 'è così che si deve fare' (deontologia ovvia, ormai stra-ripetuta, e tante cose belle che chiunque dotato di buon senso direbbe anche solo per rendere inattaccabili le proprie scelte, giustificandole quindi come 'uniche scelte possibili/tutte le altre sono sbagliate').

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shito, mi preme solo che non ci sia l'ennesimo switch dai risultati (quelli effettivi, i casi di traduzione/adattamento) al 'è così che si deve fare' (deontologia ovvia, ormai stra-ripetuta, e tante cose belle che chiunque dotato di buon senso direbbe anche solo per rendere inattaccabili le proprie scelte, giustificandole quindi come 'uniche scelte possibili/tutte le altre sono sbagliate').

Mi permetto di dirti, che no, non si sta svolgendo una discussione su "io faccio bene, gli altri no", Roger. La cosa mi piace di questa discussione è riuscire a portare argomentazioni valide da entrambi i lati, senza per questo imporre la propria visione all'altro. Una sorta di "mercato di stile", che non si svolge sull'affossare l'altro ma sul riuscire a portare argomentazioni valide per essere, noi in primis, fieri di determinate scelte. 

La cosa che mi piace di Gualtiero è la coerenza del suo lavoro. 

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Shito, una domanda. Mi è capitato talvolta di leggere traduzioni in italiano ed in inglese di diversi romanzi giapponesi. Questo perchè a volte la traduzione in inglese di un titolo usciva prima di quella in italiano od anche perchè semplicemente non sapevo se un'edizione italiana di un tal romanzo ci sarebe mai stata. Leggendo le due traduzioni di un romanzo non sono state poche le volte che ho trovato in una dei brani (a volte solo delle frasi corte, della lunghezza di una o due righe, ma pur sempre frasi dal senso compiuto) totalmenti assenti nell'altra. Non sapendo bene il giapponese, non come lo sa un traduttore o come lo sai tu, Shito, come ho avuto modo di capire leggendo questo topic, come posso capire che non di frasi tagliate da una parte si tratta, bensì di frasi aggiunte (senza aggiungere poi tanto al romanzo) come se il traduttore abbia voluto fare quell'operazione (di aggiunta di brani/righe al testo orighinale) per spiegare un qualcosa che altrimenti a noi lettori forse sarebbe sfuggito, non essendo fini conoscitori della cultura giapponese.

Non è facile, senza il romanzo in lingua originale e nell'impossibilità di leggerlo, discernere chi ha volutamente tagliato delle frasi perchè ritenute superflue e chi invece ne ha voluto aggiungere altre per dire una cosa che altrimenti (forse, non posso esserne sicuro) sarebbe rimasta poco chiara. Questo, soprattutto, quando uno stesso traduttore, rispetto ad un altro che traduce nella sua lingua, toglie delle frasi e ne aggiunge altre. E' mai possibile che anche la semplice lettura di un romanzo possa divenire così complicata. Lungi dal desiderare traduzioni fatte con Google Translate, mi chiedo come mai differenze così grandi nella traduzione di uno steso romanzo in due lingue differenti non sono poi tanto rare, in particolar modo quando, avendo modo di leggere una traduzione a breve distanza di tempo dall'altra, queste differenze si ha modo di notarle senza il bisogno di paragonare le traduzioni, un libro accanto all'altro.

Leggere qualcosa tradotto nella nostra lingua, se si era letta anche in un'altra lingua, può rivelarsi un inferno nel quale non si vorrebbe essere mai finiti.

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Allora penso che all'epoca abbiano usato la mia identità per farsi scudo della conoscenza del giapponese (che comunque all'epoca era risibile) e forse so anche chi potrebbe essere stato...

 

 

Capisco. Dettaglio chiuso e archiviato, scusa l'insistenza. Mi spiace che qualche tuo conoscente si sia un po' appropriato della tua "persona digitale", nonostante tutto. E' fastidioso. :-(

 

 

Detto questo, leggendoti, mi dai modo di confermare quello che avevo già capito precedentemente: ovvero la tua profonda stima e asservita mano d'opera in campo di adattamenti. 

 

Sicuramente io mi sento un "servo della traduzione", un "servo dell'opera da tradurrre" (shimobe).

 

Il fondamentale punto di nichilismo nell'intendere il lavoro è che ci sono due modi di lavorare: vedere il lavoro come il mezzo, lo strumento del sé (il sé è il fine del lavoro), oppure vedere il sé come il mezzo, lo strumento del lavoro (il sé è il mezzo del lavoro, che è il fine). Io applico questa seconda deontologia.

 

Quindi, in primis di scevro di ogni personalismo: cosa piace a me? Chisseneimporta. Cosa suona bene a me? Chisseneiimporta.

 

La mia idea è che: "Non chiamerò mai giusto cosa trovo bello, ma chiamerà bello ciò che trovo corretto", ovvero piuttosto cerco di *formare* la mia idea di bellezza (soggettiva) su quella della correttezza - oggettiva. Io sono di quelli che raddrizzerebbero la Torre di Pisa, che è splendida, ma è buggata. Amare la devianza è una forma di parafilia, non va bene. Bisogna correggersi. Amare la Torre di Pisa *anche se* storta non va bene, amarla *proprio perché* storta è girellismo puro: si ama l'errore obiettivo. Pazzia, secondo me.

 

Detto ciò:

 

Eppure non è forse uno snaturare il far parlare in italiano personaggi che sono stati pensati per parlare in giapponese?

 

 

Certo che lo è, lo è da principio alla fine. Tutta la traduzione è tradimento e violenza.

 

Per questo, proprio per questo parlo di "come si può legittimare questa violenza?" - e la risposta è solo: "esclusivamente con la "volontà buona" di proporrre l'opera, quanto più integralmente, in altra lingua, ovvero a pubblico di altra lingua madre". Questo semplice passaggio IMPLICITA l'idea che si debba quanto più MINIMIZZARE la perdita di contenuto e forma nel passaggio di traduzione.

 

 

Ovvio che per quei personaggi è stato creato un modo di esprimersi che si confacesse sia con i disegni, sia con la loro psiche che dai dialoghi emerge. Ma questo non è, forse, evidente solamente all'orecchio del pubblico giapponese che ha già nel bagaglio culturale la capacità di recepire determinati modo di fare (in disegno) e di dire (in dialogo)?

 

 

No. Al pubblico nativo non sarà neppure "evidente", sarà anzi insensibile, perché è il suo zero. Ma guardando "Mimi wo Sumaseba" un giapponese guarda una famiglia giapponese: cosa dovrebbe notare nella sua normalità? Tu, invece, italiano, SE l'adattamento è stato fatto bene (= fedelmente) stai ANCORA guardano una famiglia GIAPPONESE, ed è proprio questo il punto, e la TUA occasione di arricchimento.

 

Tu stai guardando un'opera STRANIERA, un giapponese no.

 

Lascia che i giapponesi si stupiscano degli italiani che si mettono le mani addosso per salutarsi, e lascia che gli italiani s stupiscono che il padre di Shizuku le dica "ah, perdono!"alla figlia che le passa il sale a tavola.

 

Lascia che ogni cultura sia quel che è, che ognuno abbia la sua occasione di capire questa semplice verità, e lascia che chi non ha la voglia di capire *SI FOTTA* nel suo brodo di stordita ignoranza. :-)

 

Soprattutto, non condannare quelli che vorrebbero capire a non poter capire, perché tu pensando agli storditi che vogliono solo divertirsi per due ore hai tolto per tutti quel che c'era da capire.

 

Che ne dici?

 

La questione è sempre questa.

 

Vuoi livellare forzosamente tutto verso il basso, come quel diavolo di Benedettro Croce ha condannato il nostro paese a fare, o vuoi puntare sui migliori, e permettere davvero a tutti, se vorranno, di migliorarsi?

 

Lascia che ognuno abbia almeno la possibilità di salvarsi da sé. Non devi neppure metterci nulla di tuo. Basta non TOGLIERE niente, o il meno possibile.

 

 

 

Il discorso del "deprecare" non l'ho mai detto, infatti. Però capisco che tu vivi "alterazione" (che qui metto tra virgolette - come "deprecare" - non per sminuire, ma per citare) anche la decisione più infinitesimale. Mi immagino come tu viva il sacrificare una parte del dialogo originale perché non entra nel sync e mi viene effettivamente da stringerti la mano, però la stima è una cosa e il modo di relazionarsi al messaggio da veicolare (il fine dei film) è un altro. 

Ho paura che seguendo fedelmente i dialoghi passo passo tanti passaggi dei tuoi lavori risultino ostici proprio per i motivi di cui sopra.

 

Ostici? Può darsi. Dipende da ciascuno del pubblico. Ma davvero, è questo un problema?

 

Ancora ci si dimentica del punto fondamentale: FRUIRE UN PRODOTTO STRANIERO E' UNA LIBERA SCELTA DELL'INDIVIDUO CHE NON CANCELLA L'ESTRANEITA' DELLA CULTURA STRANIERA DEL PRODOTTO.

 

Cosa c'è di difficile in questo semplice dato di fatto?

 

A me il tuo ragionamento mi sembra ottimo per fare del pubblico dei bambinoni grossi di corpo e minimi di cervello come il Piccino di Yubaaba in "La sparizione di Chihiro e Sen". Così tutti preoccupati ad omogeneizzare qualsiasi cosa per i bambocci, mai che la digestione di un cibo pesante fosse difficile, ci si ritrova tutti ritardati. Davvero una strada virtuosa! Ed efficace?

 

Ti sei mai reso conto che siamo passati da "film per adulti venduti ai bambini" (che so, Robocop) a "film per bambini venduti agli adulti" (che so, The Avangers).

 

Ma a te davvero sta bene, ti piace una società dove gli adulti hanno ancora l'immaginifico dei bambini, e anzi ci si ritanano con convinzione, con pervicacia?

 

E' esattamente il frutto (a molti livelli) di 'semplificazione' ovvero di 'compiacenza' che tu sei tanto timoroso di evitare.

 

 

Non so, mi stai dando molto da pensare, ma spero anche io star lasciando qualcosa in te e di non provocarti una faccia stranita da "eccone un altro". :)

Ti sto leggendo con serietà. Ma quello che posso dirti è che il livello di in-coscienza della portata, dell'impraticabilità, della contraddizione di scopo di quello che esprimi sicuramente mi sa facendo credere con maggiore e rinnovato vigore nella assoluta ed esclusiva bontà delle fondamenta del mio pensioero.

 

Enrico, NON ESISTE che per "far capire qualcosa" tu ne debba ELIMINARE delle parti. E' una contraddizone in termini, è un ossimoro.

 

E non esiste che tu possa pensare di far capire le cose a chi non vuole capire. Un'opera NON DEVE AVERE le sue "glosse intenre", messe poi da terzi, figurati!

 

Ragiona come Eboshi, con quella stessa fiera bontà reale verso i suoi! Quando Eboshi si RIFIUTA di tornare a difendere le donne, dice "Alle donne è stata data tutta la preparazione possibile. A ognuno sta salvarsi da sé."

 

Ed è proprio così, anche con una traduzione. Tu devi dare al pubblico "tutto il contenuto possibile". A ognuno starà capirlo da sé. Compiendo sforzi commisurati alla propria possibilità, intenzione, motivazione.

 

 

 

Piuttosto, sarebbe opportuno, venendo incontro alle giuste richieste di Roger, postare anche qui l'adattamento A), B) e C) della scena di San e Ashitaka, tanto per mostrare che e il modo per "essere fedeli all'originale, conservando i suoi precisi contenuti" e "essere semplici in italiano" NON ESISTE, salvo nelle menti degli italiani che credono ancora che una partita di calcio, o delle elezioni, possano essere vinte in contemporanea da due diverse squadre.

 

 

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Shito, una domanda. Mi è capitato talvolta di leggere traduzioni in italiano ed in inglese di diversi romanzi giapponesi. Questo perchè a volte la traduzione in inglese di un titolo usciva prima di quella in italiano od anche perchè semplicemente non sapevo se un'edizione italiana di un tal romanzo ci sarebe mai stata. Leggendo le due traduzioni di un romanzo non sono state poche le volte che ho trovato in una dei brani (a volte solo delle frasi corte, della lunghezza di una o due righe, ma pur sempre frasi dal senso compiuto) totalmenti assenti nell'altra.

 

Come vedi, perché o una, o l'altra, o tutt'e due erano traduzioni schifose, neppure degne di chiamarsi 'traduzioni'.

 

A causa della cattiva cultura dei traduttori, tu non hai potuto conoscere l'opera, ovvero quel che realmente veniva detto nell'opera. E' un problema, specie quando ci si inganna di stare facendo proprio quello, eh?

 

Non sapendo bene il giapponese, non come lo sa un traduttore o come lo sai tu, Shito, come ho avuto modo di capire leggendo questo topic, come posso capire che non di frasi tagliate da una parte si tratta, bensì di frasi aggiunte (senza aggiungere poi tanto al romanzo) come se il traduttore abbia voluto fare quell'operazione (di aggiunta di brani/righe al testo orighinale) per spiegare un qualcosa che altrimenti a noi lettori forse sarebbe sfuggito, non essendo fini conoscitori della cultura giapponese.

 

 

Io ho persino letto racconti di Akutagawa in diverse traduzioni italiane, e ormai ho fatto così tanto il naso a certi modi di esprimersi giapponesi che capivo, prima di legfere la versione 2) che la versione 1) stava traducendo X per Y invece che per X. Famoso un "Nomu ka?" nel bellissimo racconto "Il fazzoletto" (stupendo, tra i più rappresentativi di Akutagawa), che erroneamente ho visto tradotto come "Berrà?" invece di "Bevo?" (nel senso dici: "Che faccio, bevo?)

 

 

Non è facile, senza il romanzo in lingua originale e nell'impossibilità di leggerlo, discernere chi ha volutamente tagliato delle frasi perchè ritenute superflue e chi invece ne ha voluto aggiungere altre per dire una cosa che altrimenti (forse, non posso esserne sicuro) sarebbe rimasta poco chiara.

 

 

Non esiste qualcosa che si 'chiarifichi' mistificandola. La cosa glossata, mistificata, NON E' "chiarificata". Sono concetti diversi. Non ti ingannare. Se credi di aver capito tramite un aggiunta che è altro dall'originale, hai capito altro che l'originale.

 

 

Questo, soprattutto, quando uno stesso traduttore, rispetto ad un altro che traduce nella sua lingua, toglie delle frasi e ne aggiunge altre. E' mai possibile che anche la semplice lettura di un romanzo possa divenire così complicata.

 

 

"Ciò che è reale è possibile", indi sì, è possibile.

 

A questo e altro porta la follia della cattiva cultura della traduzione, che io strenuamente combatto. ^^

Modificato da Shito
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Certo che lo è, lo è da principio alla fine. Tutta la traduzione è tradimento e violenza.

 

Per questo, proprio per questo parlo di "come si può legittimare questa violenza?" - e la risposta è solo: "esclusivamente con la "volontà buona" di proporrre l'opera, quanto più integralmente, in altra lingua, ovvero a pubblico di altra lingua madre". Questo semplice passaggio IMPLICITA l'idea che si debba quanto più MINIMIZZARE la perdita di contenuto e forma nel passaggio di traduzione.

 

Epperò qui la domanda sorge spontanea: allora perchè doppiare in lingue diverse da quella originale?

Se lo scopo di una traduzione è "minimizzare la perdita di contenuto e forma" nel passaggio da una lingua ad un'altra, allora meglio sarebbe lasciare il tutto in lingua originale e mettere sottotitoli con traduzioni puntuali, cosa non sempre possibile col doppiaggio per i ben noti problemi di synch.

Se poi tu pensi che non si debba in alcun modo "aiutare" gli spettatori nella comprensione del contenuto originario dell'opera, lasciando che "chi vuol capire capisca da se", perchè fornirli quindi una traduzione comunque "buggata" a causa del doppiaggio?

E non parliamo poi del fatto che le voci non saranno mai come quelle originali, e che a volte non si hanno neppure a disposizione voci "abbastanza simili"..

 

P.S.

 

La Torre di Pisa, in un certo senso, è storta "di proposito", perchè cominciò ad inclinarsi già nelle prime fasi di costruzione e quindi cercarono di "correggere" la cosa dandole di fatto una forma leggermente "curva" (poi l'inclinazione si accentuò ulteriormente, ma non poterono farci niente..).

Modificato da EYMERICH
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Certo che lo è, lo è da principio alla fine. Tutta la traduzione è tradimento e violenza.

 

Per questo, proprio per questo parlo di "come si può legittimare questa violenza?" - e la risposta è solo: "esclusivamente con la "volontà buona" di proporrre l'opera, quanto più integralmente, in altra lingua, ovvero a pubblico di altra lingua madre". Questo semplice passaggio IMPLICITA l'idea che si debba quanto più MINIMIZZARE la perdita di contenuto e forma nel passaggio di traduzione.

 

Epperò qui la domanda sorge spontanea: allora perchè doppiare in lingue diverse da quella originale?

[...]

 

P.S.

 

La Torre di Pisa, in un certo senso, è storta "di proposito", perchè cominciò ad inclinarsi già nelle prime fasi di costruzione e quindi cercarono di "correggere" la cosa dandole di fatto una forma leggermente "curva" (poi l'inclinazione si accentuò ulteriormente, ma non poterono farci niente..).

 

 

Credo che la risposta fosse nel messaggio che hai citato, poco dopo lo stralcio di citazione. ^^;

 

L'idea è che tu devi/puoi tradurre la componente linguistica, non contenutistica/culturale/stilistica dell'originale.

 

(Su Pisa: io adoro il romanico pisano, ma suvvia: hanno spostato i templi di Abu Simbel! Non diciamo che smontare quella torre e rimontarla dritta sarebbe impossibile! ^^ )

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OTTI'

 

@Shuji

No, ti prego di non decontestualizzare le mie frasi a tuo comodo. Un buon giornalista dovrebbe sapere che non si fa, senza neppure scomodare Richelieu. ;-)

 

 

 

Quello che mi fa ghignare e' che e' non so piu' quante volte questo mese nei vari corsi di aggiornamento inerenti la deontologia ho sentito parlare ripetutamente di:

 

*La "santità" dell'articolo 2. (in effetti poi il nostro 'codice' ha un articolo solo, in pratica  :giggle: )

*il criterio di Pertinenza.

*il criterio di Continenza.

 

:pfff:

 

 

/OTTI'

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Credo che la risposta fosse nel messaggio che hai citato, poco dopo lo stralcio di citazione. ^^;

 

L'idea è che tu devi/puoi tradurre la componente linguistica, non contenutistica/culturale/stilistica dell'originale.

 

E il miglior modo per tradurre la componente linguistica sarebbero appunto i sottotitoli, non soggetti ai "compromessi" necessari invece per il doppiaggio in una lingua diversa da quella originale..

Che poi (se ne parlava in un altro topic..) al giorno d'oggi la gente si sta sempre più abituando a guardare opere audiovisive straniere sottotitolate, complice la possibilità di scaricare tali opere appena uscite, per cui spesso si sente dire "Ma chi se ne frega del doppiaggio italiano, vuoi mettere con quello originale?".

Semmai quindi bisognerebbe cercare di fornire loro sempre sottotitoli professionali..

 

 

(Su Pisa: io adoro il romanico pisano, ma suvvia: hanno spostato i templi di Abu Simbel! Non diciamo che smontare quella torre e rimontarla dritta sarebbe impossibile! ^^ )

 

Impossibile no ma, come si diceva per la Cappella Sistina, vale la pena (ed il rischio..) fare un lavoro del genere per ripristinare "l'aspetto originario" dell'opera?

Tanto più che, per farla dritta, si perderebbe appunto quella particolare "forma curva" che le diedero i suoi artefici..

Non si può far altro quindi che amare la Torre di Pisa per quello che è e non per quello che avrebbe potuto essere.

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Visto che l'ho riportata io, la copincollo anche qui.

San/Ashitaka, versioni A/B/C.

Il primo quote è il post edulcorato del "professionista" (e le virgolette sono dovute al fatto che non lo conosco e non so cosa faccia esattamente, ma così mi pare di capire); a seguire l'analisi di Shito.

 

...Sappiamo tutti che la versione Buenavista presentava errori e invenzioni, quindi ho preso per buona la traduzione che ha usato lui (integrando con lo script trovato prima in rete per capire i passaggi incomprensibili) e mi sono divertito a riscrivere quelle poche righe in italiano. Non ho verificato i tempi e i labiali, è solo un'idea di traduzione corretta ma fluente. Opinioni, suggerimenti?

Versione Buenavista:

SAN No, aspetta! Lascialo, è mio!/ La tua gente ti ha sparato... non sarai morto!
ASHITAKA (VERSI)
SAN Non dovevi imperdirmi di ucciderla! Perché lo hai fatto?
ASHITAKA Perché poi loro... avrebbero ucciso te.
SAN Non avrei paura di morire... se servisse a liberare la foresta dagli umani!
ASHITAKA Questo l'ho capito appena ti ho vista...
SAN Ma la pagherai, morirai per aver salvato quella donna!
ASHITAKA (FIATI)
SAN Quella donna è malvagia, e nessuno potrà impedirmi di ucciderla!
ASHITAKA Ti trovo...
SAN Chiudi la bocca, non mi interessa quello che dici!
ASHITAKA ...bellissima, Mononoke.
SAN (REAZ)(FIATO)

Versione Cannarsi:

SAN Aspettate! È una preda mia!/ Ma a te, hanno sparato…? Stai morendo?
ASHITAKA (VERSI)
SAN Perché ti sei messo a intralciarmi…? Rispondi prima di morire!
ASHITAKA Non volevo lasciare… che tu morissi.
SAN E chi ha paura, di morire…? Se è per scacciare gli umani, della vita non m’importa!
ASHITAKA Lo so… dalla prima volta che t'incontrai…!
SAN Col tuo indebito intralciare, a fare una morte vana sarai tu, piuttosto!
ASHITAKA (FIATI)
SAN Ti squarcerò quella gola, così che a sputar ciance non potrai metterti mai più!
ASHITAKA Vivi…!
SAN Ancora hai da dire…? Non accetto istruzioni dagli umani!
ASHITAKA Tu sei… splendida.
SAN (REAZ)(FIATO)

Versione italiana (auspicabile):

SAN: No, aspetta! Lui è la mia preda!/ La tua gente ti ha sparato... non sarai morto?
ASHITAKA: (VERSI)
SAN: Perché mi hai fermata? Non morire, parla!
ASHITAKA: Non volevo... che tu morissi.
SAN: Non ho paura della morte. Se servisse a scacciare gli umani, ben venga!
ASHITAKA: Questo l'ho capito la prima volta che ti ho vista...
SAN: Non dovevi intrometterti! Ora a morire sarai tu, e inutilmente!
ASHITAKA: (FIATI)
SAN: Ti squarcerò la gola! Così la smetterai di parlare!
ASHITAKA: Vivi...
SAN: Ancora parli? Io non accetto ordini dagli umani!
ASHITAKA: Sei... così bella...
SAN: (REAZ)(FIATO)

 

 

 

SAN: No, aspetta! Lui è la mia preda!/ La tua gente ti ha sparato... non sarai morto?
ASHITAKA: (VERSI)


San si è appena ripresa. Non sa nulla di cosas è successo.

1) Parla a entrambi i suoi fratelli (aspettate!)

2) "Lui è la mia preda"? Non l'ha mica precedentemente cacciato, anzi! La determinazione del concetto è insensata. Ashitaka *in quel momento* e solo in quel momento è divenuto "preda", e preda dei cani selvatici, che subito lo azzanno. Quindi, nel reclamarlo, San deve usare l'articolo indeterminato: "è una preda mia!" (non vostra!), come dire: lo statuisco ora una mia preda.

3) "La tua gente"? Cosa del tutto *assente* nel testo: "Omae ha utareta no ka?"

4) "Non sarai morto?" No, San chiede se lui *stia morendo* "Shinu no ka?" - vedasi dopo.
 

SAN: Perché mi hai fermata? Non morire, parla!



5) non si parla di "fermata", peraltro Ashitaka ha fermato San quanto Eboshi, salvando SAN. Si parla di "intralciare" "watashi wo jama-wo-surunda" (intralciare, ostacolare)

6) Qui è da ridere: San che dice ad Ashitaka di *non morire*? No, San dice "rispondi prima di morire", e *senza* virgola dopo rispondi, eh. La logica infantile (MIyazaki spiega molto bene queste battute in particolare) è "rispondi prima di morire, dopo muori pure, ma prima rispondi, che dopo non potresti". Come dice Miyazaki "qui San sta ponendo domande ridicole, a cui nessuno potrebbe rispondere realmente, come una bambina. E' come se dicesse: "perché hai le mutande in vista?"
 

ASHITAKA: Non volevo... che tu morissi.


7) qui si perde il fatto che San stava senz'altro morendo, ovvero era destinata alla morte -e il senso di tutta la predica che Ashitaka gli ha fatto dal tetto "Non morire inutilmente! Anche ritirarsi è coraggio!" - è proprio un emishi, perché questo concetto è al 100% anti-giapponese. Nella logica giapponese tradizionale: va' a farti ammazzare con onore, anche 1 contro 1000. M Ashitaka ragiona come "se devi morire, muori quando la tua morte può essere significativa. quindi ora abbi il vero coraggio di sopportare l'umiliazione della ritirata, e aspetta la tua occasione" . in pratica, avete presente i 77 ronin? ^^
 

SAN: Non ho paura della morte. Se servisse a scacciare gli umani, ben venga!


8) San non parla in una maniera così 'liscia' e retorica: "non ho paura della morte". parla come una bambina arrabbiata, infatti in giapponese dice "shinu no ha kowai mon ka?" Si noti che è 'shinu' (morire), poi c'è tutto costruito in modo diverso dalla frase proposta: 'shinu no ha' (il morire) 'kowai mon ka?' (sarebbe da aver paura?). E' sprezzante in un modo infantile, per questo le ho fatto dire "E chi ha paura di morire?"



ASHITAKA: Questo l'ho capito la prima volta che ti ho vista...


9)In giapponese dice chiaramente "dalla" prima volta che ti ho vista. Infatti poi l'ha vista la seconda volta, e non è che fosse meno disposta alla more, anzi. Quindi che senso avrebbe dire: "l'ho capito LA prima volta che ti ho vita?". Inotre, perché 'questo' (in giapponese non c'è, e ci sarebbe potuto essere). Ovviamente Ashitaka sta morendo, ha un filo di voce... e aggiungerebbe simili parole retoriche a un concetto?

SAN: Non dovevi intrometterti! Ora a morire sarai tu, e inutilmente!


Qui proprio non si è capito il senso della scena e della frase.

10) Il punto è che Ashitaka aveva fatto la predica a San: "non morire inutilmente!" (misumisu shinu na!), e quindi San gli ributta addosso la cosa, dicendogli che a causa del fatto che lui l'ha indebitamente intralciata (riprende il concetto di prima: "perché mi hai intralciato?" - stesse precise parole: jama-wo-suru), ma è un intromettersi 'indebito, inopportuno' (yokei-na) [nota: è lo stesso indentico concetto e termine che Eboshi userà per la 'pietà' che Ashitaka gli mostra alla fine del film, salvandola - mica per caso!), a fare una 'morte vana' (c'è proprio il composto di 'morte vana': mudaji) sarà 'piuttsto lui' (omae no hou): ovvero, "quello che predicavi a me, a causa di quello che hai fatto, toccherà a te" - il senso di della frase, e dell'animo di San è questo. La frase proprosta taglia via TUTTO. Inoltre, è importante che sia una sola frase, perché la rabbia di San la fa emettere tutto in una sola "emissione di fiato", come in originale.
 

ASHITAKA: (FIATI)
SAN: Ti squarcerò la gola! Così la smetterai di parlare!


11) Anche qui, si perde tutta la rabbia di San e i MOTIVI di quella, perché in originale dice -e non certo a caso- その喉切り裂いて二度と無駄口叩けぬようにしてやる 'sono nodo kirisaite mudaguchi nidoto mudaguchi tatakenu youni shite yaru". E' un po' complesso: prima è "Squarciandoti quella gola", poi legato in nesso consecutivo-modale/causale: "farò così che non potràà mai più [una seconda vota] sparare cavolate". C'è il composto "mudaguchi" che sono le scemenze, le cavolate (letteralmente: bocca inutile, parole inutili) e poi il verbo 'tataku', che sarebbe 'colpire, battere'. Insieme, compongono una frase idiomatica giapponese "mudaguchitatalu" che vuol dire "spare cavolate", "sputare sentenze/critiche infondate" - un po' come sta accadendo qui ora! ^^ Ovviamente, il èunto è che San SI STA ANCORA RIFERENDO alla precedente 'predica' di Ashitaka: "non morire inutilmente! anche ritirarsi è coraggio"" - per San queste sono 'mudaguchi' sparate da Ashitaka, che l'hanno fatta irritare come vediamo, unite al fatto che Ashitaka ha mostrato pietà per lei (il tutto è anche confermato da Miyazaki che lo spiegato all'attrice originale)
 

ASHITAKA: Vivi...


12) WOW! Una cosa che è OK!

SAN: Ancora parli? Io non accetto ordini dagli umani!


13) San dcie proprio "ancora lo dici?" (mada yuu ka?), perché Ashitaka CONTINUA A PREDICARE! 'Vivi' per lei è come il vecchio "Non morire inutilmente" - Ashitaka non è che stia ancora parlando, parlava a che prima (ha detto varei battute): è che riprende QUEL discorso, e predica! E poi no, non dice 'ordini' (merei), dice proprio 'istruizioni' (sashizu). sono parole diverse. Infatti Ashitaka non ha dato un vero ordine, no? San sta dicendo "non faccio quello che mi dicono gli umani", giustamente, ma non è che ci fossero "ordini".

ASHITAKA: Sei... così bella...


14) "Così" non c'è. Ashitaka esprime il concetto semplice, senza quantitativi: "sei splendida" (non semplicimente 'kirei' (bella) ma 'utsukushii' (bellissima, splendida)) - la cosa shocka San perché lei è cresciuta sentendosi brutta, per lei gli umani sono brutti e la cosa più bella sono i cani selvatici - e anche la madre non le ha detto che questo [dià poi, Moro, che San è la sua "miseramente brutta" figlia])
 

SAN: (REAZ)(FIATO)


Complimenti! Qui ci siamo.

In sostanza, in tredici punti, si dimostra precisamente obiettivamente come la versione "proposta" dal professionista:

- NON segua e propogna il contenuto originale delle basttute
- NON SEGUA IL SENSO DELLA STORIA, il professionista NON ha colto il SENSO della battute, a COSA SI RIFERISSERO e PERCHE? fossero scritte in QUEL MODO (l'originale)

semplificando tutto, cambiando tutto, tutto si perde: la ragione precisa della rabbia di San, e con essa la sua personalità, e poi il modo preciso e violento, ma comunque infantile, con cui San si esprime -inteso dall'autore- e con esso la personalità di San. E i precisi rimandi interni nel testo, anche! Fino alla similitudine tra San e Eboshi!

Tutto è distrutto dalla semplice NON COMPRENSIONE di chi traduce. Non comprensione precisa del giapponese, non comprensione della storia, non comprensione del senso delle scene.

Sono felice di aver potuto finalmente spiegare la differenza tra il mio modo di lavoro, preciso e puntuale, che tentata di preservare OGNI CONTENUTO DEL TESTO ORIGINALE, e invece il modo di lavorare sciatto, semplicione e fantasioso di altri: che non capiscono niente e, non capendolo loro, lo sacrificano PER TUTTI!

Anche questo post è stato stampato e salvato! :-)

Grazie al professionista così capace per proporre la sua versione (che, peraltro, non ha lunghezze di frasi compatibili col synch del video, con le leunghezze e le pause labiali: è solo una traduzione, e pure tutta sbagliata!), ma sorpattutto al buon Pippov chiedo:

ora le vedi e le capisci le PROFONDE DIFFERENZE?

Ora capisci, in sostanza, il SENSO PRECISO dell'ORIGINALE del film, del film vero, che io ho preservato nel testo italiano, ma a aprte questo: LO CAPISCI IN ASSOLUTO, per quello che è?

E' questo l'importante: capisci COSA DICE SAN, e perché?

Le parole hanno significati precisi. Non vengono messe lì nelle battute a caso dall'autore.

Rendiamocene, anzi rendetevene, conto. Io lo so bene. :-)

Io mi sentirei davvero UMILIATO se fossi 'un professionista' che NON CAPISCE IL SENSO delle scene che vede, e dei dialoghi che traduce. Non capisce le parole. Non capisce il senso che le parole hanno nel punto in cui sono messe, e il senso che le frasi hanno nella storia in cui sono poste. Rendetevene conto. Non è neppure questione di forma: E' QUETSIONE DI CONTENUTO, di SIGNIFICATO!

 

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Anonimi no.

Vengono dal gruppone FB, pubblico e aperto, e hanno nome e cognome.

Dillà ho preferito non postarli, lasciando all'autore la possibilità di intervenire. Il mio interesse era solo capire la differenza sostanziale tra l'ufficiale e questo, soprattutto perchè, a leggerlo così, non mi pare che la differenza fosse abissale.

Evidentemente mi sbagliavo! ;D

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@Pippov: Beh, la radice del problema è una sola.

Dice di essere traduttore e adattore, e ok. Ma lì ha fatto solo da adattatore partendo dal copione di Shito e "rielaborandolo" (cambiando però dei termini, probabilmente pensando a sinonimi che tali non sono, ad esempio gli ordini sono istruzioni, ma non tutte le istruzioni sono ordini, in quel caso quindi non puoi fare altro che guardare il testo originale per capire qual'è la parola utilizzata, non puoi cambiarla senza una base).

Non è partito dall'originale copione giapponese per proporre il suo lavoro nel punto trattato.

Di conseguenza gli strafalcioni che gli sono stati rimproverati sono inevitabili: non coglie il contenuto per il semplice fatto che non lo conosce nè lo ha mai conosciuto (infatti mettere il testo Buena Vista in sè non mi pare avere alcun senso, una volta che si scopre che la traduzione è sbagliata, lo bruci e pace e bene, se si vuole parlare di fedeltà e non di nostalgia, s'intende, o di collezionismo dettato da curiosità).

Sarebbe più interessante se la persona in questione si confrontasse proprio col testo in giapponese piuttosto che rielaborare il lavoro di Shito in modo che ritiene più "accessibile" e solo a QUEL punto ci si confrontasse sul risultato finale.

Così invece è un ti piace vincere facile.

 Mi sembra strano però che qualcuno che lavora nel settore della traduzione non possa cogliere questo semplice punto (due traduzioni e adattamenti si possono confrontare solo se partono dalla stessa base obiettiva).

Persino io so che si vogliono confrontare dei risultati diversi bisogna partire dagli stessi fattori e dalle stesse operazioni.

Altrimenti è come se io sapessi che il risultato di 124-120 è 4, ma siccome non mi piacciono 124 e 120 faccio 2+3=4.... peccato poi che 2+3 non faccia 4. Oddio, forse non mi spiego bene.

Questo ovviamente tralasciando il fatto che il confronto per estratti è spesso ingannevole perchè prende una parte senza rendere conto del "tutto".

 

Comunque volevo il nome per sapere se era uno di cui avevo letto o visto i lavori.

Modificato da Fencer
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Non ti *pareva*, a quanto mi dicevi a posteriori delle mia spiegazione. ^^

 

Eh, appunto, a posteriori! ;D

Fencer, lo so. Ma che ti devo dire? Questo è quanto di meglio è uscito di pubblico dal gruppo. E visto che lì era stata proposto come tentativo di adattamento alternativo, ho provato a sottoporlo a Shito.

Se un professionista si espone in questo modo, sarà sicuro di quello che sta facendo... Spero...

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Ma non vinco mica io, non vinco mica nulla ^^;

 

Vince semplicemente l'originale e la correttezza di una traduzione, due elementi obiettivi.

 

Una volta, quattro anni fa, un commentatore di nick Tano-kun, a me sconosciuto, su Animeclick scrisse questa cosa:
 

 

La sicurezza a Cannarsi deriva dall'applicazione di una traduzione sul modo "rasoio di Ockham", fino a raggiungere una versione definitiva, che quindi ritiene la migliore. Una cosa un po' rigida.

 

 

Rimasi basito perché non ci avevo mai pensato, ma mi pareva si cogliesse perfettamente il mio modo/logica di lavoro/traduzione/adattamento/doppiaggio.

 

Ogni volta, su ogni cosa in cui hai un'alternativa: cerchi.

 

Tipo: una parola giapponese si può tradurre con due sinonimi, che conosci.

 

Li ricerchi entrambi su più dizionari. Indaghi le gamme semantiche. I piani sintagmatici d'uso.

 

Poi fai lo stesso col termine giapponese, su dizionari monolingua giapponese. Valuti le frasi a esempio nei thesaurus. Valuti piani sintagmatico e paradigmatico.

 

Quindi adotti il termine migliore a fronte di tutte le valutazioni condotte, evitando gli incontri semantici e sintattici fraintendibili, ambigui, etc. Anche le costruzioni le valuti così: valuti quanto in originale si dia peso al tema, al rema, per posizionalità e uso di particelle, e cerchi di rendere al meglio quello.

 

 

Ovviamente questo NON significa che io pergiunga sempre alla versione migliore possibile, ma significa che la versione a cui sono pergiunto è sempre la migliore a cui sono riuscito a pergiungere su basi obiettive. Poi qualcunbo, o io stesso, a posteriori potrebbe trovarne una migliore. una resa migliore di un termine a cui non avevo pensato, che non avevo trovato. Una costruzione più efficace su quello che è l'originale. Allora posso solo dispiacermi di non averci pensato prima, chiaramente - perché c'è una versione migliore da quella che ho adottato.

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@Pippov: Ah, tranquillo, spiegavo solo qual'è il problema che secondo me c'era con la versione proposta. Chiedeva lui opinioni.

 

Fatto è, si tratta di qualcosa di così semplice che mi pareva strano che chi lavora nel campo non se ne rendesse conto nè si rendesse conto della figura che rischiava di fare partendo da quei presupposti. Altrettanto strano mi pareva che chi fosse chi lavora nel settore ma contesta il lavoro di un altro addetto ai lavori senza partire dal copione originale giapponese, mettendo pure roba inutile come il copione retard: d'altronde poi c'è scritto "auspicabile", cosa che indica che la ritiene migliore dell'attuale, ma se non metti il giapponese per spiegare come arrivi a quella frase, auspicabile sulla base di che? Suona meglio? Mah.

Forse è un errore dettato dall'entusiamo.

Però è comunque un errore che fa pensare ad un pelo di superficialità, e io vorrei tenermi lontano dai lavori di chi tende a essere un po' superficiale. 

 

@Shito: era un semplice modo di dire per spiegare che imho il confronto in sè per come proposto dall'autore stesso (quello che scrisse il post su FB) non ha alcun senso e ovviamente non può reggere ad un'analisi puntuale. E' come il detto dell'uomo col coltello e quello con la pistola.

L'unico confronto che per me ha senso riguardo la traduzione e adattamento di una battuta parte dall'originale, non da un'altra traduzione italiana. Ma è una cosa che dovrebbe sapere qualunque professionista.

Modificato da Fencer
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