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I film di Mamoru Hosoda


genbu77

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Io purtroppo me lo sono fumato causa lavoro... Peccato che per essere un anime che è arrivato nei maggiori festival europei non spicchi rispetto al resto della produzione.

Per ora il mio preferito resta Summer Wars che è un buon compromesso, Wolf Children porta un messaggio molto bello ma a tratti è ingenuotto e pesantello, Tokikake bello, Bakemono no Ko a mio avviso ha verso la fine dei grossi buchi di trama nel senso che tutta la parte dove viene generato l'anatogonista è tutto molto "perchè si" per mandare avanti la storia e imporre la morale della fiaba.

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Provo a ricreare il post mangiato dal calamaro.

 

Dicevo che, al di là della mia personale avversione per i film di Hosoda Mamoru (dato irrilevante), credo che come regista Hosoda Mamoru sia quanto più un grande bluff.

 

Quello che ritengo, in effetti, è che questo bluff sia nato a seguito del successo -in patria sua- del film Toki wo Kakeru Shoujo.

 

Il successo al botteghino giapponese di questo film, che di fatto "lanciò" il suo regista nell'allora nascente mercato degli anime al cinema con l'abito buono, fu secondo me dovuto a due principali fatti, entrambi NON dovuti al regista.

 

Il primo fattore: il soggetto. Il soggetto di TokiKake, il suo contenuto, è quello di un romanzo fanta-adolescenziale, quindi un romanzetto di crescita femminile con elementi SF. Fa molto nostalgia, l'età della giovinezza che passa, stand by me al femminile e cose, tutta roba molto zeitgeist. Si aggiunge il fatto che, trattandosi di un soggetto ripreso a mo' di pseudo-sequel/remake/reboot di un passato "piccolo classico televisivo", l'effetto nostalgia si moltiplica.  Fu una fortunatissima congiuntura. Di recente ci hanno riprovato pari-pari con Fuochi d'artificio, vanno guardati da sotto o vanno guardati di lato?, ma non so se siano riusciti a bissare il piccolo boom.

 

Il secondo fattore fu questo:

 

522.jpg

(cliccatelo per vederlo in grosso)

 

Ora, questo manifesto, opera di Sadamoto Yoshiyuki, non solo è (a mio dire) un capolavoro assoluto, ma è perfetto.

 

Segue breve analisi critico-artistica.

 

Al colpo d'occhio spicca l'iper-realismo del fondale giapponese urbano contemporaneo. I più attenti avranno già pensato che quella è una delle chiavi del successo di Kimi no Na ha. E infatti. Si tratta di un elemento stilistico non certo tipico della cifra di Hosoda Mamoru, ma di quella di Shinkai Makoto. Tuttavia, come già Takahata Isao ebbe a rimarcare, uno dei grandi potenziali dell'animazione risiede nella sua INTRINSECA "selezione" rappresentativa scenica: per quanto un disegno sia realistico, non è la realtà. Né fotografata, né filmata. Indi l'autore, anche subcosciamente, seleziona quali elementi della realtà mantenere nella sua riproduzione, e quali elementi purgare. Questo fa sì che la riproduzione disegnata, soprattutto se realistica, sia in realtà una forma di idealizzazione. E questo Takahata lo diceva già ai tempi di Jarinko Chie, quindi ben prima di quel 1988 quando due film al cinema con un solo biglietto furono (giustamente) considerati la "scommessa di fare film animati sul Giappone contemporaneo".

 

Ma ancora, questo sarebbe uno dei segreti del successo di Shinkai, non di Hosoda. Torniamo quindi ad analizzare quel manifesto di Sadamoto, il segreto (secondo me) del successo di TokiKake.

 

Al primo impatto colpisce il realismo grafico dello scenario. I cavi elettrici, nella prospettiva della salita, quasi si confondono sfumando. Tutto disegnato. Ma c'è anche una certa, ricercata banalità dello scorcio. Non siamo di fronte a monumenti, neppure a palazzi famosi o a grattaceli scintillanti: un anonimo passaggio a livello di un'anonima prima periferia di un anonimo centro urbano, si direbbe. Per chi ha presente quel tessuto, in Giappone.

 

La seconda cosa che colpisce è chiaramente il soggetto in primo piano: la shoujo, la joshikousei. Fanciulla, studentessa. La giovinetta del caso. Ha uno stile un po' androgino - capelli corti, nessun cenno di frivolezza, ma sembra arrossire. Tiene la sua borsa con due mani, come a "tenerla salda". Tipicamente: una sportiva un po' maschiaccio che arranca nello sbocciare, o meglio nell'incalzare, della sentimentalità femminile? I conti con i cliché tornano, e gente molto brava come Adachi Mitsuru lo sa bene. Le età di mezzo, le età di passaggio, sono quelle che da sempre più segnano e attraggono la sensibilità di un certo pubblico, giapponese soprattutto. Però non solo, perché a ben vedere, a ben guardare il manifestro, lei si sta voltando verso di noi. E' in torsione, si è voltata per guardarci alla sue spalle, e ci sta guardando seria. Sembra interdetta, sembra come a un bivio e...  ehi! Ma dietro di lei c'è un tizio che, palesemente, se ne sta andando. Quindi lei che fa? Sta per voltarci le spalle e per seguirlo, oppure si è voltata per darci un ultimo sguardo mentre già lo seguiva? Di là comincia la salita. Di là c'è il suo avanzamento, il futuro? Quindi di qua, dove siamo noi, c'è il suo passato?

 

La terza cosa che si nota (perché è A SINISTRA del soggetto, quindi per un giapponese è DOPO il soggetto): il titolo. Toki wo Kakeru Shoujo. La shoujo la vedo. La ragazza che attraversa il tempo. Ehi, ma... c'è un passaggio a livello. SI STA CHIUDENDO! I segnali luminosi sono rossi. Lui è già di là. Lei che fa? Allora è proprio in un "rito di passaggio", cavolo. Lei deve attraversare il passaggio a livello, il treno sta per passare... ah, aspettate... c'è la catchcopy in alto a destra, vediamo cosa dice...

 

...(la quarta cosa): "Non si può aspettare. C'è il futuro."

 

Wow! Quindi deve essere proprio una storia sulla crescita di questa ragazza. Una cosa seria. Lei sembra seria. Sembra avere sulle guance l'imbarazzo della giovinezza, ma nel suo incedere sembra avere la spinta del tempo che corre e non lascia attese. Allo svincolo tra amicizia e amore? Asakura Minami, una sorta di idol generazionale (in Giappone), e una quasi pletora di altre protagoniste quasi identiche a lei (ma non fa niente) sanno bene di cosa parlo.

 

In ogni caso, sembra una cosa interessante. E sembra una cosa vera.

 

Il tocco di classe, ciliegina sulla torta, è che il tutto torna col concetto di "ROAD SHOW", scritto sotto: "al cinema", per noi - ma qui la letteralità dell'inglese/giapponese fa ulteriore gioco, no? Sembra proprio dire: non ce lo si può perdere.

 

Secondo me tutta questa comunicazione decretò il grande successo del film, quando il pubblico dei film anime con l'abito buono era deluso per quel Ged Senki che fu un comprensibile flop. Quell'estate, in Giappone, c'era il desiderio di un altro bel film animato al cinema.

 

Per me il film, dico TokiKake, è comunque una schifezza. Perché alla fine era una stupidata dove l'elemento sci-fi rovinava persino quello di verità adolescenziale (crescita), introducendo un sacco di random.Ma questo non conta nulla. Il manifesto sarebbe da appendere in casa come un'opera d'arte a prescindere.

 

Da lì il regista è stato produttivamente supportato alla realizzazione di altre pellicole che, sono convinto, in realtà hanno mostrato nient'altro che i suoi limiti di giocattolaio. Film pieni di baracconate e pupazzetti intessuti in storie pretestuose e pretenziose che avrebbero voluto spacciarsi per emotive, intense e psicologiche. In effetti l'ideale per l'attuale generazione di "giovani adulti" (ossimoro), a pensarci...

 

[applausi per il chade Y.S. qui in veste d'illustatore, lavvode il regista del caso riesce invece sempre a frustrare il suo design animato, a mio dire]

Modificato da Shito
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  • 2 weeks later...
  • 1 month later...
  • 3 months later...

La chiave di lettura è la connessione della famiglia, dal bisnonno fino alla Mirai del futuro. Insegnamenti che si passano di generazione in generazione.

Il momento brutto è Kun con le recchie e la coda da cane, ma abbiamo capito che Hosoda non ce la fa a non umanizzare gli animali...

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11 ore fa, Garion-Oh ha scritto:

La chiave di lettura è la connessione della famiglia, dal bisnonno fino alla Mirai del futuro. Insegnamenti che si passano di generazione in generazione.

Il momento brutto è Kun con le recchie e la coda da cane, ma abbiamo capito che Hosoda non ce la fa a non umanizzare gli animali...

Immaginavo. Anche perché, come dicevo prima, lo spiega nel finale.

Il film in sé è carino. Mi aspettavo qualcosa di più(dopo The Boy and The Beast). La cosa che mi è piaciuta meno, anche se certamente funzionale alla trama, è l'episodicità del film. Hosoda aveva già usato questo fare in Wolf Children, ma stavolta ho visto tante buone idee buttate un po' alla rinfusa.

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A parte la prima mezz'ora con lui, la Mirai del futuro e il cane (che secondo me è proprio gratuita) il resto è episodico ma ben rappresentato. Kun viaggia nel tempo e conosce il suo bisnonno, sua mamma da piccola... tutte cose del passato che fanno parte di lui. Ho trovato molto divertente come questo interagire nel passato lo cambi anche nel presente. Per esempio come convince sua mamma a comprargli la bicicletta :giggle:

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2 ore fa, Garion-Oh ha scritto:

la Mirai del futuro e il cane (che secondo me è proprio gratuita)

Quella parte però serviva a mettere in evidenza la diversa gerarchia creatasi in casa. Prima non avevano nessuno e Yukko era il preferito. Poi è nato Kun e Yukko, già grandicello, è stato lasciato un po' in disparte. Allo stesso modo, essendo Mirai la più piccola e bisognosa di attenzioni, Kun è stato messo un po' in secondo piano. Serviva a collegare la storia con quella della madre, che aveva lo stesso "deficit" di attenzione da parte della mamma/nonna(difatti sia Kun che la mamma accusavano i rispettivi genitori di non amarli abbastanza). Almeno, io l'ho percepito così. E' vero che capita con tutti i bambini, ma lo scopo di quel pezzo mi è sembrato quello.

Oppure ho frainteso e ti riferisci al pezzo delle bambole? Quello in effetti è stato buttato un po' lì a caso.

2 ore fa, Garion-Oh ha scritto:

il resto è episodico ma ben rappresentato. Kun viaggia nel tempo e conosce il suo bisnonno, sua mamma da piccola... tutte cose del passato che fanno parte di lui. Ho trovato molto divertente come questo interagire nel passato lo cambi anche nel presente.

Non dico che fosse mal rappresentato, però la coerenza dell'intera storia secondo me ne ha risentito. Oltre il fatto che i vari pezzi risultano un po' fini a se stessi e non mi è sembrato avessero davvero una reale importanza nella sequenza finale.  

Però, devo dire che alcune "conseguenze implicite" mi son piaciute molto. Ad esempio, come implicitamente spieghi perché hanno un cane e non un gatto(dopo la storia della mamma bambina sei lì che ti chiedi perché il cane se ha sempre amato i gatti).

Ripeto, ha usato lo stesso espediente in Wolf Children(ed anche un po' in The Boy and The beast, gli piacerà lo stile evidentemente) e l'effetto è stato tutto diverso. 

Ho trovato molto divertente come questo interagire nel passato lo cambi anche nel presente.

Questo sì. Più che altro perché solitamente le storie sul passato della tua famiglia ti vengono raccontate sperando tu apprenda qualcosa. Lui invece le vive. E' piaciuto anche a me.

Un'altra cosa che mi è piaciuta è stata la rappresentazione dell'albero quando Mirai e Kun vi cadono/immergono dentro. Per come ho interpretato io, ogni linea apparteneva d un diverso membro della famiglia. E la cosa bella è notare che non esiste un unico sentiero, ma che ne esistono molteplici che possono/potevano/potranno portare in diverse direzioni. Però, nonostante tutto, tu sei lì. Non so se ho reso

 

 

Alla fine dei film di Hosoda ho sempre questa sensazione che manchi qualcosa. Come se lui avesse potuto osare di più ma si sia trattenuto dal farlo. Mi capita ogni singola volta. Però se dovessi dire cos'è non saprei davvero farlo.

 

 

Modificato da Chocozell
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1 ora fa, Chocozell ha scritto:

Oppure ho frainteso e ti riferisci al pezzo delle bambole? Quello in effetti è stato buttato un po' lì a caso.

Sì, mi riferivo a quello.

1 ora fa, Chocozell ha scritto:

Un'altra cosa che mi è piaciuta è stata la rappresentazione dell'albero quando Mirai e Kun vi cadono/immergono dentro. Per come ho interpretato io, ogni linea apparteneva d un diverso membro della famiglia. E la cosa bella è notare che non esiste un unico sentiero, ma che ne esistono molteplici che possono/potevano/potranno portare in diverse direzioni. Però, nonostante tutto, tu sei lì. Non so se ho reso

Be', se la bisonna di Kun non avesse fatto vincere il bisnonno... tutto inizia da lì. Il futuro (distopico?) di Mirai invece non ho capito a che servisse. L'albero ha le radici e i rami. E' bello che sia lui il tramite dei viaggi nel tempo. Però sì, Hosoda finisce quasi sempre a deragliare. E pensare invece a quanto aveva fatto con quell'episodio di Doremì. Forse è un regista che rende meglio nelle serie piuttosto che nei film. 

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  • 1 month later...

Visto il film oggi, visto che ho comprato la limited. 

Mi è piaciuto, è un buon film, migliore di Wolf's Children e Boy & the beast a mio parere, ma lontano da Tokikake e Summer Wars. È la storia della storia di una famiglia, una cosa semplice, ma di semplice bellezza e importanza. Il rapporto tra Mirai grande e Kun è il mezzo con cui ci immergiamo nel passato e nel futuro della famiglia, dalle asprezze della guerra e l'inizio della ricostruzione, al Giappone moderno. Cosa manca a questo film? Di centrare bene il bersaglio, gira e rigira attorno al punto e ci arriva senza particolari spunti. Forse la parte un po' surrealista alla stazione, con quell'addetto agli oggetti smarriti e quello spaventoso treno doveva essere lo snodo cruciale, ma mi pare che non gli sia riuscito molto bene. Ho avuto l'impressione che cercasse lo stesso effetto della scena del treno di Sen to Chihiro, ma senza riuscirci. E poi questo racconto della storia di una famiglia poteva essere più profondo? Mostrarci qualcosa in più, qualche altro episodio?

Forse è piaciuto a Cannes e in America perché ratta un tema che alla fine è abbastanza universale.

Sui dialoghi ho un dubbio di natura logica: il bisnonno di kun si è ferito alla gamba in "un attacco kamikaze alla sua nave", ma essendo lui giapponese non dovrebbe subire gli attacchi Kamikaze, al massimo l'attacco kamikaze della sua nave. 

 

 

 

 

 

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