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"Otakuismo" italiano: dalla girella al "giappominkismo". Parliamone.


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Io no.

Secondo me il blocco anime night non esiste.

 

Semmai c'è un secondo blocco mediaset, quello dell'orario di pranzo, in cui dal 1999 va ad infilarsi Dragonball che fa il botto, a cui poi seguono i vari Yugioh, Detective Conan, le prime trasmissioni di naruto e one piece, che guardacaso sono proprio gli anime girella 3.0 (mentre i vari escaflowne, trigun, cbb sono molto più di nicchia, e le gonzate successive non se le ricorda nessuno)

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Se parliamo di animazione in giapponese, sarà che sono vecchio, ma vedo solo due grandi 'tronconi'.

 

Il primo troncone è quello delle persone che erano bambine negli ottanta, e che quindi hanno visto tutte le TV locali riempirsi di 'cartoni giapponesi' a casaccio, a partire da Grendizer e le prime cose in RAI (Heidi, Harlock).

 

Dopo questo boom, le cose si placarono un po'. Subentrò la TV privata nazionale, ovvero Mediaset, soprattutto con Bim Bum Bam. Le TV locali iniziavano a scomparire, e alla fine ne rimasero poche. Chiaramente quei bambini crescevano, diventavano ragazzini e poi ragazzi, e credo solo pochi di quelli - giunti alle medie e al liceo - seguivano ancora l'animazione sui canali Mediaset, la cui proposta era, per paradosso, molto più infantile di quella delle TV locali di prima - c'era l'edulcorazione nazional-popolare.

Questo ci porta direttamente intorno al 1990. Il secondo troncone: i 'sopravvisuti' degli appassionati dell'animazione erano allora senz'altro una nicchia, una nicchia di nerd che continuando a fruire dei prodotti infantili li vedevano con un po' di occhio critico, mal sopportavano censure e rimaneggiamenti, iniziavano a interessarsi agli autori. Era il momento di Orange Road e  Saint Seiya. Questa nicchia di sfigatelli sarà la nicchia in cui fiorirà la venuta dei manga in Italia (Glenat, Granata Press), seguendo un trend nato nel mondo anglofono (Viz Comics, poi Manga Video). Credo che questa fase sia il momento più 'otaku' che si sia mai visto in Italia.

Da lì in poi, le cose cambiarono un po'. Mentre la nicchia si espandeva, e raccoglieva sempre più appassionati della prima ora che magari avevano mollato l'hobby nella prima adolescenza, ci furono alcuni fenomeni televisivi quali SailorMoon prima, Dragon Ball Z poi. Siamo alla metà dei '90 a Internet incomincia a comparire nelle università, c'è Usenet, a nicchia raggiunge il suo picco (Eva, le serie fighe, poi la fase MTV).

Con l'inizio del 2000 secondo me si dissolve semplicemente tutto, con la massificazione di Inet e della comunicazione 'virtualizzata'. Inizia la postmodernità del fandom italiano, ovvero -appunto- "la fine della storia". Un terzo troncone di appassionati non c'è.

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vedi solo due tronconi perchè metti te stesso come unico metro di paragone e prendi la tua esperienza personale come unica e valida per tutti

 

ovviamente non è così, e mentre tu eri nerd sfigatello al liceo che leggevi i manga, una nuova generazione di bambini delle elementari cresceva, con cartoni diversi da quelli con cui eri cresciuto tu e che li hanno segnati, la girella 2.0.

 

 

Allo stesso modo, quando per te tutto si dissolve, una nuova generazione di bambini di elementari e medie si vede all'ora di pranzo dragonball, cdz, yuigioh, one piece, naruto etc.

 

Non è che perchè tu adesso non leggi più i bonelli (puta caso li leggessi) adesso hanno smesso di pubblicarli

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Io no.

Secondo me il blocco anime night non esiste.

 

Semmai c'è un secondo blocco mediaset, quello dell'orario di pranzo, in cui dal 1999 va ad infilarsi Dragonball che fa il botto, a cui poi seguono i vari Yugioh, Detective Conan, le prime trasmissioni di naruto e one piece, che guardacaso sono proprio gli anime girella 3.0 (mentre i vari escaflowne, trigun, cbb sono molto più di nicchia, e le gonzate successive non se le ricorda nessuno)

 

Bé, potrebbero coesistere nello stesso blocco, con Dragonball e compagnia che rivestono più importanza.

Per dire, pure nel primo blocco non ci son solo Goldrake e cartoni sulla Rai e sulle reti locali, ma già anche i primi anni del Bim Bum Bam Fininvest con Valeri Manera e D'Avena (Pollon, Creamy, Kiss me Licia, ecc...).

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In effetti quando scrivevo mi era passato per la testa che gli anime nella fascia Dragonball potevano essere un po' una cosa a sé stante anche se erano nella stessa tv. Forse in quella terza fase si era sviluppato sia un fandom più bambino che vedeva DB e compagnia ed uno più adulto e già più eseprto che vedeva (oltre a DB)  l'Anime night.

 

La generazione di Internet la considero parte della storia e forse se proprio dobbiamo parlare di Otaku sono quelli che ci si sono più avvicinati; se ci pensate sono quelli che si sono potuti seguire l'animazione nel modo più simile ai giapponesi, sia come numero di serie seguite, sia seguendo la periodizzazione in 4 stagioni annuali. Hanno potuto accedere più facilmente a materiali collaterali, ost, artwork, hanno cominciato con la moda del cosplay. Non possiamo non considerarli solo perché è cambiato il media di fruizione.

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Tra l'altro il tuo ragionamento Shito è ulteriormente fallace in quanto il sottoscritto negli anni '90 dove te dici che ormai le emittenti private morivano, iniziava proprio su quelle emittenti (Odeon, Italia 7 Gold, Junior TV che si appoggiava a un'altra emittente di cui non ricordo il nome, per citarne qualcuna) a vedere Ken Il Guerriero, Daitarn 3, I Cavalieri, I 5 Samurai e compagnia cantante e su Bim Bum Bam avevamo Orange Road eccetera ecceterorum, e non dimentichiamo TMC2 che per molto tempo trasmise Ranma 1/2 senza censure alle 19.30!!!

Inoltre appunto non dobbiamo sottovalutare la trasmissione di Dragonball su Mediaset e successivamente Yu Gi Oh, Naruto e One Piece che hanno aperto la strada a una nuova generazione di fruitori.

Fruitori anomali, certo, perchè se già il sottoscritto il massimo del lusso che si concesse da adolescente furono le VHS di Evangelion a botte di 50000 lire l'una (non vi dico quando i miei scoprirono quanto costavano) questi si sono buttati nel mare della rete a colpi di scanlation e fansub; e tu questa lo chiami fine della storia?

Forse fine della storia della fruizione della giappoanimazione tramite il canale televisivo, di questo te ne do atto, anche perchè ad oggi veramente parliamo di particelle di polvere rispetto all'offerta televisiva dei vostri e dei miei tempi.

 

Resta però molto stupido dire che non c'è una quarta generazione, che tutto si sta dissolvendo, le comunità ci sono, sono tante e sono molto attive e con i social lo sono molto di più, siamo noi che siamo vecchi e ci siamo autoesiliati in questa bocciofila, mica gli altri che non seguono più il mondo dell'animazione.

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Gara: tu ti riferisci a un momento di forti repliche in quella che in U.S. si chiamerebbe 'syndacation' (forse), o comunque 'circuiti'. Era la fase discendente del boom delle piccole emittenti che avevano portato all'importazione massica (e tuttacaso) delle serie negli '80, che poi giustamente venivano replicate perché costavano ormai il resto morsicato di un tozzo di pane.

 

Quando Yamato, Granata Press e poi Dynamic Italia iniziarono a riproporre alcune di quelle serie, c'era già la percezione che fossero cose 'vecchie'. Sto pensando a Mirai Shounen Conan pubblicato da Granata Press, per esempio.

 

Credo sinceramente che quello che si chiama 'girellismo' sia venuto dopo. Chi aveva mantenuto un minimo di 'continuità' con il medium erano le persone che scrivevano su Mangazine lamentandosi delle censure, inveendo con Alessandra Valeri Manera, quel tipo di gente lì. Credo che i 'girellari' siano persone che si sono riscoperte dopo infatuate della loro infanzia, e hanno recuperato a posteriori ogni nefandezza di quella per una forma di 'nostalgia deteriore'.

 

La VHS di Eva costavano 39.900 btw, se le pagaghi 50.000 avevi un rivenditore molto scaltro davvero.

 

La generazione di Internet la considero parte della storia e forse se proprio dobbiamo parlare di Otaku sono quelli che ci si sono più avvicinati; se ci pensate sono quelli che si sono potuti seguire l'animazione nel modo più simile ai giapponesi, sia come numero di serie seguite, sia seguendo la periodizzazione in 4 stagioni annuali. Hanno potuto accedere più facilmente a materiali collaterali, ost, artwork, hanno cominciato con la moda del cosplay. Non possiamo non considerarli solo perché è cambiato il media di fruizione.

 

 

Questo non ha nulla a che fare con il concetto di 'otaku'. L'otaku non è quello che OMG segue l'animazione. L'otaku è un modo di vivere i propri hobby, compulsivo, totalizzante, estraniante e a tratti sociopatico. La psicologia dell'otaku è sapere a memoria le cose. Otaku è Anno Hideaki che ancora oggi si mette a sciorinare tutti i titoli di tutti gli episodi di Ultraman mentre va a spasso con la moglie, così, a caso e per nessun altra ragione che per farlo. Non c'entra nulla neppure l'accumulo *sconsiderato* di materiale. L'otaku ricerca e tesorizza solo quello che lo appassiona davvero, incominciando dai meri dati per arrivare alla sostanzializzazione di quelli. Ciò che l'otaku è terrorizzato di perdere è la memoria, il contatto con il suo proprio passato, che definisce il suo ego-border, che poi proietta nel suo spazio tramite i suoi 'totem' - essenzialmente delle sostanzializzazioni dei dati. Il terrore di fondo (kyofu) non è la morte, ma la perdita dei propri cari, ovvero il terrore dell'abbandono.

 

Questa è la migliore canzone sull'otaku che ho mai sentito:

 

 

C'è davvero tutto.

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Prendete gli attuali frequentatori massicci delle fiere, ragazzi e ragazze tra i 20 e i 25 anni. Seguono parecchie serie, fanno cosplay magari, comprano non l'animazione (quella si scarica, o meglio adesso si vede in streaming) ma ciò che ci gira attorno. Ma se indaghiamo sulla conoscenza circa autori, registi, studi di animazone, disegnatori, per mia esperienza sono cose che non solo sono sconosciute, ma proprio non vengono prese in considerazione, non interessano. La generazione che ha vissuto il boom dell'homevideo tra il 1995 e i primi anni dei 2000 già in precedenza era avida di informazioni su chi, cosa, come, perchè aveva creato la tal serie. Si seguivano le riviste, le fanzine, c'era voglia di conoscere i retroscena. Tutto questo, nell'era di internet dove le informazioni sono potenzialmente più precise e facilmente a disposizione, semplicemente non interessa più l'appassionato medio di animazione.

Può darsi che questo faccia la differenza tra l'otaku cui si riferisce Shito e l'appassionato dell'era adsl.

 

Ah per i girellari, tempo fa ho riesumato i vecchi japan magazine (io seguii la seconda versione, quella detta "super") per circa 10 numeri (magari Shito potrebbe sapere anche perchè, se ha buona memoria e/o conoscenza) e vi assicuro che già all'epoca c'era chi glorificava tipo le sigle italiane rispetto alle originali, o le storpiature che avevano originato nomi improbabili per Saint Seiya o Orange Road. E si parla di appena 2 o 3 anni tra trasmissione italiana e girelizzazione del telespettatore.

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Può darsi che questo faccia la differenza tra l'otaku cui si riferisce Shito e l'appassionato dell'era adsl.

 

Negli effetti apparenti, direi di sì. Ma la differenza non è questa.

 

La differenza sta nel fatto che un "otaku" è una persona che, coscientemente, sceglie di dedicarsi in maniera totalitaria a qualcosa che sa "non essere per lui". E' una sorta di "ritirata sociale", è snobistica ed è cosciente.

 

Non può esistere un otaku in una società in cui "vedere Batman contro Superman a trent'anni" è normale. Perché l'otaku è ATIPICO - in senso scientifico. La psiche dell'otaku è la scelta dell'atipicità. Se l'atipicità diventa tipica, non c'è otaku. E chiaramente non ci sono otaku bambini: da bambini fruire le cose per bambini è normale.

 

Giustamente Ryoga dice che ognuno ha la sua infanzia, e nessuna è più speciale di un'altra. Verissimo. Parimenti, nessuna è uguale all'altra, perché la società cambia, il contesto cambia.

 

Come dicevamo, in una società tollerante e socializzante come quella italiana A MALAPENA si può ragguaggliare uno scampolo di otakuzoku, a prescindere.

 

Quando i "cartoni animati" arrivarono in Italia nei tardi '70 e primi '80, non li guardavano né gli adulti, né i giovanotti. Li guardavano i bambini. Non c'erano otaku, come non c'erano in Giappone prima che i bambini dei '60/'70 diventassero grandi abbastanza per 'dover' mollare quelle cose ma NON VOLERLO FARE (<- l'anime boom).

 

Credo appunto che l'unico momento simile, in Italia, ci sia stato quando la generazione a cui appartengo era cresciutella - e guardare Orange Road o Saint Seiya o gli anime su Mediaset (peggio ancora) benché si facessero le medie o le superiori ERA STRANO. Veniva percepito come tale. Come atipico.

 

La mia imouto, che ha 12 anni in meno di me, guardava Sailor Moon e DragonBall alle elementari, ma NON era strano. Non era strano come non era strano che i bambini dei miei tempi guardassero Jeeg Robot o cosa. Quando poi lei è cresciuta, tutto sommato con Internet il medium si era già sdoganato, quindi continuare a seguirlo NON erta strano. Così come la Playstation aveva reso i videogiochi 'fighi' tra 'i giovani' - parlare dei videogiochi oltre le elementari non era più percepita come una cosa da bambini/ritardati.

 

Ognuno ha un'infanzia, ma i tempi cambiano. E ciascuno vive la sua infanzia in un solo tempo.

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Per i videogiochi, forse il salto c'è stato quando la grafica è stata tale da non dover far leva sulla capacità di immaginazione del giocatore? La stessa cosa che porta ad accettare un film d'animazione in 3D ma non l'animazione bidimensionale?

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Non credo ci sia necessità di trovare degli elementi contenutistici o stilistici.

 

La campagna pubblicitaria della PSX la vendeva come una cosa figa, ed ebbe successo. Fine della storia. Le cartucce del Megadrive e del SuperFamicom le compravi dal giocattolaio o dall'importatore parallelo, e l'hobby con PSX uscì dal ghetto. Divenne 'figo'. Non è che Perfect Eleven per SuperFamicom fosse meno bello di WinningEleven per PSX (per gli occidentali: sto parlando di International Soccer qualcosa di Konami). Ma a esaltarsi sentendo il SuperFamicom campionare "Kick-Off, Wild Soccer, PAAFEKUTO IREBEN" nota: in realtà diceva 'jikyou world soccer'... ] erano degli sfigati, a fare lo stesso con la versione PSX erano degli amici 'normali'. E' così che va, non è niente di strano, niente di nuovo.

Non so cosa ci sia di atipico ora. Forse parlare in italiano corretto, in effetti. Non usare i superlativi a caso. Guardare negli occhi la gente quando gli si parla e esprimere concetti forti mentre lo si fa. Forse ora queste sono cose da otaku. Anche sapere quello che si dice, forse. Del resto, siamo in piena postmodernità. Sono la frivolezza, l'idiozia e la non-comunicazione a condurre la società.

 

Ma l'otakuzoku è e resta una cosciente atipicità snobistica infantilmente idealista.

Modificato da Shito
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Prendete gli attuali frequentatori massicci delle fiere, ragazzi e ragazze tra i 20 e i 25 anni. Seguono parecchie serie, fanno cosplay magari, comprano non l'animazione (quella si scarica, o meglio adesso si vede in streaming) ma ciò che ci gira attorno. Ma se indaghiamo sulla conoscenza circa autori, registi, studi di animazone, disegnatori, per mia esperienza sono cose che non solo sono sconosciute, ma proprio non vengono prese in considerazione, non interessano. La generazione che ha vissuto il boom dell'homevideo tra il 1995 e i primi anni dei 2000 già in precedenza era avida di informazioni su chi, cosa, come, perchè aveva creato la tal serie. Si seguivano le riviste, le fanzine, c'era voglia di conoscere i retroscena. Tutto questo, nell'era di internet dove le informazioni sono potenzialmente più precise e facilmente a disposizione, semplicemente non interessa più l'appassionato medio di animazione.

 

 

Più che altro credo che prima essendo un numero minore di appassionati questi erano una nicchia in cui quasi tutti erano molto preparati ed erano avidi di informazioni, anche perché al tempo c'era anche meno accesso a prodotti collaterali. Oggi, ingrandendosi la nicchia e diventando una sorta di sottocultura giovanile, entrano persone che sono più attratte dal sentirsi parte di qualcosa, dalla moda (non inteso in senso dispregiativo da vecchio bacchettone), non principalmente dagli aspetti più tecnici. Magari tra 10 anni faranno tutt'altro. Ma credo che ancora ci siano ragazzi tra i 20 e i 25 anni che si tengono informati e hanno un approccio più tradizionale, anche se, con Internet, il modo di informarsi è radicalmente cambiato. Forse tra 10 sedicenni che iniziano per "moda" uno o due che arriva ad un modo più old style di vivere la passione si trovano.

 

 

 

L'otaku è un modo di vivere i propri hobby, compulsivo, totalizzante, estraniante e a tratti sociopatico. La psicologia dell'otaku è sapere a memoria le cose.

 

Mi vengono in mente certi tifosi di calcio che ricordano ogni partita della propria squadra.

 

Comunque nel mio paragone di prima forse avevo in mente l'otaku Akiba-kei più moderno .  

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Comunque nel mio paragone di prima forse avevo in mente l'otaku Akiba-kei più moderno .

 

 

Ma l'Akiba-kei non è un otaku. Come dice Okada Toshio, Otaking, nel suo libro "Otaku ha sudeni shindeiru" (il gioco di parole è bellissimo).

 

Definire quelle persone come "otaku" è uno sciocco abuso del termine basato sull'incomprensione dello stesso.

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Però scusami, citare i titoli delle puntate di ultraman mentre vai in giro con tua moglie è otaku, mentre conoscere vita morte e miracoli delle idol, conoscere i testi delle canzoni a memoria, oppure uscire con zaini e felpe pieni zeppi di spillette di qualche personaggio di idolmaster o love live non lo è.

Mi sfugge dove l'akiba-kei non viva in modo totalizzante e compusivo la sua passione.

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Sul discorso videogiochi:

 

1. le sale giochi non mi sono mai sembrate luoghi per bambini, tant'è che mia madre non voleva che ci andassi da solo. lol.

2. è ovvio che i markettari non sono scemi, prima creano il mercato dove è più facile crearlo, poi una volta che la base è cresciuta ritarano la promozione spostando il tiro da bambini (che li tiri su lo stesso) a ragazzi (che erano bambini ma non lo sono più e non basta Steve di Beverly Hills 90210 o, peggio, Jerry Calà assieme a Sonic), o ancora peggio... MANCINI

 

Amarcord:

 

 

Minchia c'era pure Zenga... E chi cazzo è Lentini?!

 

 

OCIO PERO!!

Modificato da Lord Gara
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Però scusami, citare i titoli delle puntate di ultraman mentre vai in giro con tua moglie è otaku, mentre conoscere vita morte e miracoli delle idol, conoscere i testi delle canzoni a memoria, oppure uscire con zaini e felpe pieni zeppi di spillette di qualche personaggio di idolmaster o love live non lo è.

Mi sfugge dove l'akiba-kei non viva in modo totalizzante e compusivo la sua passione.

 

L'essere otaku non è nel conoscere a memoria i titoli di una qualsiasi cosa, i giocatori di una squadra, le misure di tutte le AKB o i titoli degli episodi di una serie. L'essere otaku è nel mettersi autisticamente a ripeterli in strada interrompendo il treno di pensieri corrente. Perché lo si fa? perché si ha paura di dimenticare qualcosa, quindi compulsivamente si verifica la memoria.

 

Suppongo che *tra* gli akiba-kei ci saranno anche degli otaku, certo. Ma "akiba-kei" per se non equivale a otaku.

 

----

 

Eh, ai miei tempi trovavo umilianti tutte le pubblicità italiane della Giochi Preziosi, e con i miei amici maledicivamo quei cialtroni che nulla sapevano di Naka Yuuji e Oshima Naoto. :-/

 

Hai mai visto la prima scarola giapponese del Sega MegaDrive? Quella a valigetta col design dei circuiti stampati. E' bellissima.

 

Ho avuto un forte momento di desynch sociale quando, al Vigamus di Roma, si fece un incontro speciale per celebrare il MD. Io ero tra più o meno tra i relatori, forse non tanto quanto con la SNK, ma il punto è che c'erano le schematiche ORIGINALI (disegnate a mano) del MD, corredate dall'intervista dell'ingegnere che progettà la cosa tutto da solo, e spiegava come il MD fu l'ultima console a essere nella sua circuiteria il progetto di un solo uomo, e per me quelle schematiche erano tipo IL SANGUE DI CRISTO, voglio dire: un tesoro storico inestimabile. Ma molte delle poche persone presenti all'evento stavano piuttosto pensando alla possibilità dell'uscita di un prossimo titolo di Sonic the Hedgehog per una console next-gen random.

 

Ah, già che ci siamo: Amy Rose non è un porcospico. Il suo nome è Amy "Rosy the Rascal" Rose.

 

tumblr_inline_nzo9vwnVDq1riafjl_500.png

Modificato da Shito
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Quel geppo era un calciatore che mi pare militò nel Torino, no?

 

Sì, insomma, come 16bit + 16bit = 32bit. Certo. Solo con SEGACIDDI.

 

Quando all'ignoranza di Gara, dai, non stupirti. Sei pur sempre un veneto che dice "minchia". XD

 

(e io che odio anche solo la parola "fesso" per la sua etimolgia volgare...)

Modificato da Shito
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No, che c'entra, l'ignoranza era quella di Gara che non conosceva Lentini - pur essendo lui piemontese. Tu trovavi strana la cosa, come io trovo strano l'utilizzo di una parola dialettale meridionale in bocca a un settentrionale. Il punto giocosamente comune non era l'ignoranza, era la stranezza. :-)


Comunque durante lo studio per l orale ero un otaku quindi dato che al cinema mi mettevo a ripetere procedura civile (durante coraline)

 

No, perché quel ripetere era finalizzato a qualcosa di utile. Non era una cosa fine a sé stessa. C'è poi da dire l'insulsaggine del film in questione... ^^;

Modificato da Shito
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Beh al di la del fatto che minchia e sdoganato da un sacco di tempo (che poi "minchia zio..." Di fatto e intercalare bauscia ormai) é terminologia da forum. Dal vivo sarebbe stato un "ma dai -intercalare veneto- davvero non conosci Lentini -intercalare veneto-"

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Ahimè, è verissimo. Credo che ormai quel termine sia usato davvero più a Genova e a Milano che in Sicilia. Sono cose a cui bisogna opporsi, resistere con le unghie e con i denti, lacrime e sangue. Come la penetrazione del romanesco burino in scala nazionale. Anche se tutti noi no, insomma.

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Io no.

Secondo me il blocco anime night non esiste.

 

Semmai c'è un secondo blocco mediaset, quello dell'orario di pranzo, in cui dal 1999 va ad infilarsi Dragonball che fa il botto, a cui poi seguono i vari Yugioh, Detective Conan, le prime trasmissioni di naruto e one piece, che guardacaso sono proprio gli anime girella 3.0 (mentre i vari escaflowne, trigun, cbb sono molto più di nicchia, e le gonzate successive non se le ricorda nessuno)

 

Bé, potrebbero coesistere nello stesso blocco, con Dragonball e compagnia che rivestono più importanza.

Per dire, pure nel primo blocco non ci son solo Goldrake e cartoni sulla Rai e sulle reti locali, ma già anche i primi anni del Bim Bum Bam Fininvest con Valeri Manera e D'Avena (Pollon, Creamy, Kiss me Licia, ecc...).

 

 

A questo punto direi che quello dei "figli di Eva" sia un sottoinsieme della girella 3.0 composto da gente piu' :snob: . XD

Modificato da AkiraSakura
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Il che non è del tutto sbagliato se non fosse che c'era gente che seguiva l'animazione giapponese già prima dell'arrivo di Evangelion... Non è che prima di Dynamic ci fosse il vuoto spinto e comunque Dynamic non ha iniziato con Evangelion, quindi sicuramente una parte di quelli che hanno iniziato con Mediaset è poi "maturato" attaverso l'anime night di MTV e poi successivamente si è buttata su fansub ecc (ad esempio io sono passato attraverso tutta la prima anime night quindi Bebop, Trigun, Mosquiton e solo poi con l'arrivo della roba Shin Vision e del mio trasferimento a Milano nel 2003 ho potuto espandere attraverso i sub)

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