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La Fondazione - tratto dalla saga capolavoro di Isaac Asimov


Erik

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Questa è una di quelle notizie che ti arrivano all'improvviso, in pieno volto, con lo stesso effetto di una badilata. :muro:

 

Ricordate che sul vecchio Plus vi dissi che c'era l'intenzione di realizzare un adattamento della trilogia di The Foundation, da parte dei due ex-capi della New Line, ora sotto Warner?

 

Ebbene, le cose sono andate anche peggio (Max, NON LEGGERE se non sei seduto e ti senti forte):

 

Un adattamento per il grande schermo della trilogia della Fondazione, scritta da Isaac Asimov, è ora nelle mani della Sony e dello sceneggiatore-regista-produttore Roland Emmerich (“Stargate,” “Independence Day,” “Godzilla,” “il Patriota,” “The Day After Tomorrow,” “10,000 B.C.”).

 

:aahh::aahh::aahh:

 

Pare che la Warner, che ha perso i diritti per lo sfruttamento, fosse intenzionata ad affidarne la regia ad Alex Proyas, regista del buon “Dark City” e del poco soddisfacente “I, Robot,”.

 

Ora sapete, e se siete fans di Asimov non potete non tremare.

Come me. :fear:

 

A voi i commenti, ché il tremore mi rende difficile la digitazione. :pazzia::pazzia::pazzia:

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Per carità, Emmerich va bene, per un certo tipo di film ... solo che la Fondazione, e Asimov in generale, NON SONO quel tipo di film!!! :pazzia::pazzia::pazzia:

 

Io mi ci diverto, con Indipendence Day, Godzilla e Stargate (il resto o mi annoia tremendamente o mi fa proprio schifo!), ma se solo provo ad immaginare un ciclo della Fondazione rielaborato con quel piglio lì ... mi viene lo stesso senso di orrendo smarrimento che sfocia nella pazzia dei tizi che vedono i Grandi Antichi nei racconti di Lovecraft! :fear::fear::fear:

 

"La finestra. La finestra." (cit.)

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La pensiamo uguale anche a me divertono quei film, in paritcolare Independence Day e Stargate ma qualcosa di un filo più profondo coma una Fondazione dove più che battaglie si vedono "scontri diplomatici" non so se sia in grado di gestirlo, dipenderà molto anche da chi stenderà la sceneggiatura. Dal film su Hyperion si è poi saputo altro? :whistle:

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Dal film su Hyperion si è poi saputo altro? :whistle:


Io ero rimasto qui:

L'esordiente Trevor Sands è stato ingaggiato per adattare i primi due libri, Hyperion e The Fall of Hyperion, per un solo film prodotto da Graham King (The Departed, Blood Diamond, Bangkok Dangerous). Pare che Sands abbia covinto gli esecutivi della Warner Brothers operando un approccio selettivo ai punti di vista multipli dei due romanzi, in un modo che consente di raccontare coerentemente la storia, senza suscitare confusione in chi non conosce già la storia.

:snack:
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Tra parentesi, siccome non avendo ancora metabolizzato la sciagura non mi e' montato il Sacro Incazzo ©, cosi' pour parler, chi avreste visto voi alla regia di questo film?

 

p.s.

se nelle reply successive inizio progressivamente a smadonnare, non fateci caso  :sisi:

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Tra parentesi, siccome non avendo ancora metabolizzato la sciagura non mi e' montato il Sacro Incazzo ©, cosi' pour parler, chi avreste visto voi alla regia di questo film?

kenneth branagh :sisi:

oh comunque non ho mica capito di che si parla in questo topic. qualcosa mi sfugge, o non voglio accettarlo :lolla:

(me si chiude gli occhi con le mani, inizia ad urlare e corre intorno al tavolo da pranzo :pazzia: )
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Tanto per intenderci.

 

Asimov, forse piu' di tutti quelli in odor di "golden age", non era uno scrittore quale lo possiamo considerare terminologicamente a pelle oggi giorno.

Come molti della sua 'stirpe', era un divulgatore prestato alla narrazione, ma nel contempo si discostava da tale tipizzazione, perche' in lui c'era il gusto e la voglia di raccontare, in modo semplice (la semplicita' e' uno dei valori da lui inseguiti) ma non banale delle storie.

 

Storie, non accozzaglie di citazioni, personaggi condannati ad essere cool per mera trasposizione egotica dello "scrittore" o per esigenze modaiole.

 

Storie, affabulazioni, affreschi realizzati con miriadi di tasselli di mosaico che man mano vanno a posto, senza smania di forzare.

 

Storie.

 

Allora c'erano PERSONE che esploravano e rappresentavano la propria individualita' raccontando vicende, dove vi erano si' protagonisti ma non era facilmente identificabile il protagonismo dell'autore.

 

Semplicemente, banalmente, storie.

 

QUELLE vicende, quelle storie, hanno informato per anni e decenni diverse generazioni, costituendone l'humus ideale sul quale far fiorire immaginazione e anche spesse volte favorire la comunicazione con gli altri.

 

Da qualche anno vediamo invece un fiorire di autori che non hanno NULLA da dire, se non magnificare il proprio inutile ego e far fiorire di qualche livello dei conti in banca, sparsi qua e la' per il globo.

Reimagining, destrutturalizzazioni, plagi onnivori mascherati da creativita', mere espressioni di repressione a vari livelli, 'autori' che nascono non per raccontare ma per 'esistere' in qualche pidocchioso anfratto della societa'.

 

Il bello e' che tutti, nessuno escluso, si riferiscono non solo ad asimov, ma a chi come lui ha CREATO un concreto substrato  para-culturale che negli anni poi e' sempre piu' diventato autosufficiente a se stesso generando, certo non pensata ab origine, la genia dei nerd.

 

A riprova di questo ad esempio, per chi non ne fosse a conoscenza, si parla tanto di 'Mulo' negli ultimi anni, e di vari riferimenti incrociati di animali in qualche modo riferiti (quando ad esempio si scriveva l'ennesima versione di un programma ci si riferiva ad esso con Yet Another e spesso si andava nei paraggi di YAK e Lama non a caso).

 

ORA

 

il Ciclo della Fondazione non e' qualcosa di sacro, cosi' come Asimov e nessuno si puo' dire tale. Il punto e' che parliamo di istanze para (e non solo) tali che hanno informato molto del concepire e rappresentare taluni argomenti specialmente di genere.

 

CHE DIAVOLO HA A CHE FARE QUESTO CON LA FANTASCIENZA FRACASSONA DI EMMERICH (o dei suoi vari emuli)?

 

Parliamo di storie rappresentate in quanto tali, di dialoghi che hanno UN SENSO e non sono sparati addosso all'audience alla velocita' del montaggio ipercinetico alla post-MTV.

 

Parliamo di storie che verranno spazzate via da tutto il disperato qualunquismo e pressapochismo di un'industria che ha gia' dimenticato le potenzialita' che ha spalancato la grafica 3d, ormai relegata a mero surrogato della realta'.

 

E parlo non a caso della grafica 3d; c'e' un parallelismo notevole tra gli argomenti; originariamente infatti la stragrande maggior parte di tali scrittori di science fantasy quali Asimov, erano scienzati. Matematici, che con la SF hanno contribuito ad illustrare cio' che poteva essere estrapolando e visualizzando determinate prospettive future su chiave reale.

 

La grafica 3d, come la CG tutta a partire e comprendendo anche gli insiemi di Mandelbrot, mostrava tali rappresentazioni esplicitate in forma 'concreta' di rappresentazioni matematiche che sarebbero state sempre legate a rappresentazioni teoriche; sulla faccia della terra una sfera con l'indice di rifrazione del diamante che contemporaneamente sia anche emettitore di luce e permette su un suo primo strato superficiale la rifrazione dell'ambiente esterno, sarebbe quanto meno difficile da realizzare.

 

Ecco il parallelismo; ma soprattutto le figure di scienziati e matematici originariamente coinvolti, una volta orientati alla narrazione (Asimov e soci) e alla rappresentazione visiva (Lasseter e soci) avevano e hanno (ora limitata) una chiarezza di visione di qualcosa che non c'era.

Che andava rappresentata in modo differente da come era allora possibile.

E spesso, a dirla tutta, con quel pizzico di ingenuita' di fondo che e' comune a chi voglia esprimere qualcosa, e non esistere per essa.

 

Ora, che maledizione c'entri tutto questo con Independence Day, non e' un mistero. E' la rappresentazione di una societa' che non avendo piu' nulla da offrire o realizzare, cannibalizza se stessa alla ricerca, scavando nelle viscere di quel barlume di autocoscienza che ancora esiste nell'immaginario collettivo, di qualcosa che in realta' non esiste, se non al di fuori di se', in una visione come quelle accennate nel passato da chi indicava l'importanza di cio' che veniva fatto nel presente, con la metafora del futuro.

 

Che restera' quindi del 'gusto' della narrazione edei racconti di Asimov, e della semplicita' da lui ricercata, che e' anche la base per comunicare realmente e non per nascondersi nelle parole, celarsi nell'incomunicabilita' per nascondere di non avere nulla da dire, pur potendolo esprimere ad oggi in miriadi di modi?

 

Prima i mezzi di espressione erano pochi e le cose da dire tante.

Oggi i media sono tutto e strombazzano dalla mattina alla sera, celando in questo modo che non hanno nulla da esprimere, ma da consumare, in piena autotrofia.

 

Asimov aveva qualcosa da dire sul futuro, quando Hari Seldon parlava.

Emmerich e' solo la punta piu' becero espressiva di un futuro che non riesce piu' ad essere la prospettiva di una societa'. Ma il suo incubo peggiore.

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Oggi trasmettiamo "Shuji si Scatena". ;D

 

Comunque è tutto molto vero e logico, quello che dici ... ma secondo me c'è un altro elemento che influisce in questo tipo di scelte.

Un elemento che può anche essere parzialmente conscio, forse del tutto inconscio: la voglia di essere grandi.

 

Secondo come la vedo io, non siamo solo di fronte ad autori che non hanno nulla da dire, e che riescono solo a cannibalizzare ciò che già è stato fatto, ma anche autori (o forse dovrei solo dire "persone") che ricordando il fasto e la magia e la visionarietà che pervadono certe opere degli anni '30/'50, e che vogliono fortemente farsene portavoce.

Per dirla in altre parole, c'è voglia di fare qualcosa di bello, di pulito, di memorabile.

 

Emmerich è uno che se le sente volare adosso tutto il giorno da una vita, le bestemmie ... e proprio per questo è uno che non può rinunciare alla tentazione di rappresentare un mostro sacro (perché Asimov E' sacro), per il puro desiderio di sentirsi dire: "Bravo! Finalmente sei evoluto e hai fatto un bel film! Hai finalmente dimostrato di essere un grande della fantascienza."

 

Chiaramente questo ha a che fare con le persone, i singoli, e non le Major hollywoodiane, che giustamente (per loro) pensano prima di tutto a cosa può essere interessante per l'audience tanto da garantire un ritorno economico esponenziale rispetto alla cifra spesa per rappresentarlo.

 

Insomma, trovo che la componente di orgoglio personale sia molto forte, quando ci si ripropone di affrontare certi tipi di storie.

 

Ciò che infatti spaventa noi fans non è l'opportunità o meno di rappresentare quelle storie, né la possibilità tecnica di farlo ... ma semplicemente il fatto che chi traduce una storia di Asimov per il grande schermo NON E' ASIMOV, con la conseguente contaminazione di vari tipi di stronzate sci-fi che vanno tanto in una certa fascia di pubblico, con una progressiva perdita della lucidità del racconto e della cura scientifica con cui si racconta l'azione, e con la drammatica sostituzione dello humor intelligente e sarcastico di Asimov con uno più becero, sfacciato ed up-to-date.

 

Ho comunque la sensazione che ci saranno delle svolte, nel making di questo film ... probabilmente anche dovute al fatto che, storicamente, solo un pugno di film sci-fi non si è rivelato un mostruoso fiasco finanziario, soprattutto in tempi recenti.

Vi tengo informati, appena so qualcosa. ;)

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Continuo a pensare che un film sulla fondazione verrà per forza male, non sono libri cinematografici, al max ci si può fare una serie (per certi versi simile a babilon 5 come atmosfere).

 

Facessero abissi d'acciao come film, quello potrebbe venire alla grandissima....

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Avviso di  :offtopic:

 

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Dal film su Hyperion si è poi saputo altro? :whistle:

 

Scott Derrickson, regista del recente The Day the Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra) è stato ingaggiato per dirigere il film (stando a quanto detto precedentemente) sui primi due libri di Hyperion.

 

A voi giudicare se sia una buona scelta o meno. ;D

 

Fine :offtopic:

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