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Shito

Pchan User
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  1. Come se le persone avessero bisogno di simile tecnologia per fotografare il loro insignificante quotidiano, e eleggerlo magari a narrazione epica del nulla. Aspetta, sto mangiando delle patatine, scatto e posto! Falsi e nefasti miti di finto progresso.
  2. Shito

    "Miss Hokusai" di Hara Keiichi

    Difficile dirlo, perché quella sociologia storica mi chiedo quanto sia davvero indagabile. Nel film, nel momento in cui lei va nel postribolo, nessuno fa una piega. A volte penso che tutte le volte che no pensiamo a una società passata, pensiamo al passato della nostra civiltà. Ma anche il concetto storico di "arretratezza" cambia con la cultura locale. Si dice sempre che l'epoca Edo era un epoca godereccia. A dire "società arretrata" noi pensiamo forse (inconsciamente) alla "nostra" vita nei campi negli anni cinquanta, Pirandello, L'esclusa e cose ma... quella era la società agriocola di un paese a tradizione cristiana. E la società nelle varie epoche del Giappone? Boh. Alzo le mani e mi fido del regista. Che po non è un film storico, perché l'uso delle musiche ci fa capire come la narrazione voglia essere "un ponte" (oggetto dall'uso insistito nella sceneggiatura) tra quell'epoca e la nostra. Che poi la storia conosce sconvolgimenti sociali anche repentini. La Firenze medicea, primo rinascimento, era un trionfo di umanesimo sfarzoso e godereccio, tanto che Savonarola predica la povertà in modo tanto violento da provare a fondare una teocrazia pietista. Strappavano i gioielli dal collo delle donne, per strada. E poi verrà Lutero. E poi la Controriforma. E Michelangelo che sotto sotto era un filo-neoplatonico amante di Marsilio Ficino, che faceva un Bacco ebbro e le madonne sempre giovani, arriva ad affrescare un maelstorm (letteralmente) di disperazione come il suo Giudizio Universale, ma dopo la sua morte lo volevano distruggere: che erano tutti col pisello in vista e c'era pure Caronte, roba pagana. Vallo a spiegare a un fiorentino (che chiamava santa Maria Novella "my waifu", poi) , che la Commedia no è un libro sacro! Impossibile. E poi la storia conosce eccezioni. Oh, Raffaello muore giovane, di sifilide, che frequentava i postriboli di Roma. Nel Cinquecento. Eppure dipingeva per il papa. Vittora Colonna aveva, in quel tempo, un "giardino intellettuale", era nobile, vedova, e non si risposava. Aveva il culto della Maddalena che manco Eboshi, era amica di Michelangelo e la volevano bruciare. La storia conosce eccezioni, figurarsi una tormentata come l'ultimo tratto dell'Epoca Edo. A me questo film ha fatto un po' l'effetto Kaguya-Hime, c'è dell'universale – secondo me – e questo universale è nelle scelte, spesso inconsce, che dalla nostra condotta affettiva segnano la nostra vita. Credo che proprio per questo sia un film così superiore a uno stucchevole Giovanni no Shima, ma pure al bello e genuino Kono Sekai no Katasumi ni. A tratti si vede anche la fonte di shoujo manga, e pensavo a Haikarasan ga Tooru. Le opere storiche migliori mettono i panni della storia per parlarci di noi, qui e oggi. Credo che questa sia tra le migliori.
  3. So many redundant things, huh? (fixed)
  4. Shito

    "Miss Hokusai" di Hara Keiichi

    Torno nel topic che pure avevo già frequentato, ma avevo dimenticato, per grazia ricevuta da Garion. Ho visto tutto il film, non ancora attentamente. Secondo me questa è semplicemente la storia di una figlia, una bambina, tanto innamorata del padre che dovendo scegliere se diventare come lui e entrare nella sua vita deteriorata di artista o essere una paersona normale, ha scelto la prima. E non è mai uscita dal conflitto che ne segui. E' la storia di una bambina che per restare vicino all'uomo che ama (il padre) resterà profondamente sola con sé stessa tutta la vita. Tutto è nella scena di lei che inizia a disegnare, da piccola, perché capisce che NON C'E' MODO di attirare l'attenzione del padre. Non giocherà mai con lei, no. E? lei che deve giocare al gioco di lui. E questo si riverbera fin nella prima scena, che poi è il trailer. E ovviamente tutto il rapporto con la sorellina minore. Oei sembra quasi invidiosa della capacità di Onao di vivere le sensazioni, perché Onao non è stata stregata dal senso della vista. La vista come una maledizione. La vista del padre. La vista delle opere del padre. Tutta l'autodeterminazione, l'essere volitivo di Oei è perché lei non ha che se stessa "a guardarla". Nessuno la guarda. In senso esistenziale, dico. Quindi diviene, com'è tipico, narcisista. Vive per l'affermazione del sé. Ma è una forma di solitudine, e si radicalizza, e poi non potrai accettare nessuno davvero, perché non saprai più farlo. Anche nell'epilogo narrato e così: mi sono sposata una volta, ma poi sono tornata da mio padre, e gli sono stato accanto fino alla morte. E poi sono rimasta sola. Arte e amore sono due facce della stessa medaglia. Se vissute troppo intensamente ti possiedono, e ti consumano.
  5. Shito

    Che cosa state leggendo

    Un commento davvero splendidamente scritto. Un piacere da leggersi, davvero.
  6. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    Prima. Ma quando acquistai quel Valkyrie (per corrispondenza) non pensavo di stare tappando, o complementando, un buco d'infanzia. Era una cosa moderna, non un vintage come nel caso che ho raccontato prima. Non pensavo che avesse alcun senso di recupero infantile, ecco, come pure altre cose che pure ho acquistato nel tempo. Probabilmente sempre a torto, ma un torto diverso.
  7. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    No, no, è Murata Range che ha i sui cliché, come quasi tutti i chade. Anche se per me Murata Range è Gouketsuji Ichizoku, non certo Last Exile. ^^;
  8. Mh, interessante. Grazie delle spiegazioni. :-)
  9. Può darsi allora che io sia stato solo eccessivamente irretito dalle immagine dell'anime colorato pulito con un design che sembra uscito da quegli obbrobri americani tipo Family Guy o qualcosa, con un setting lovey dovey in cui una specie di cerebrolesa fujoshi ante litteram campeggia in ambienti del tutto improbabili e con immagini rippate dall'output dei giochi texturizzate nell'animazione per essere la quintessenza del pugno in un occhio... :-/ (nota positiva: Shimomura Youko)
  10. Realisticamente, per le piccole spese (contactless) perché si dovrebbe avere più di una carta di debito? Non essendo americani, dico. Perché invece di questa si dovrebbe usare un più fragile, costoso e igenicamente sensibile cellulare (me lo metto in faccia, per chiamare), invece che una innocua, gratutita e ben limitata carta di debito? Per sentirmi figo che "faccio le cose con il cellulare"?
  11. Io non ho mai capito cosa sia ApplePay. Qualche anima buona saprebbe spiegarmelo? Sarebbe un modo per usare iPhone invece della propria debit/credt card contacless, facendo passare il pagamento tramite il proprio account Apple con CC, ovvero passando sempre da CC ma con un instradamento con un attore in più?
  12. Non so, ma davvero ho amici geesen-zoku, in Giappone. Uno di loro da universitario (oggi ingegnere della Sony) lavorava come cassiere nei game center. Anni fa mi presentò anche un ex redattore di NEO·GEO FREAK, la rivista. Parliamo spesso di quell'epoca, dato che chiaramente io non c'ero. Ovvero c'ero, al mondo, ma non in quel mondo. TIeni presente che io sono stato capace di andare come un cretino dentro a quello che fu la NEO·GEO WORLD a Odaiba a chiedere se per caso ci fosse qualche "nokoshita mono" (rimanenze) di quando il posto era quello che era. E l'ho chiesto tipo a TUTTI i commessi, nella speranza che qualcuno fosse un old tymer, ma nisba. Già nel 2006, tutto quel mondo era finito e non ne restavano neppure le macerie. In Giappone spazzano via le cose alla svelta. Andai a picchiare alla porta del palazzo SNK, dove avevo un conoscente dall'ENADA, e poi mi ricevettero l'anno dopo. Parlammo e parlammo. Davvero ho cercato di recuperare quanto più possibile di quel mondo, e non dico con video su Youtube dove degli ammerghani che dicono nio-jio (o Aleeda, se preferisci) parlando di quello che manco sanno pronunciare. Quello che ho capito è che la gente dentro le geesen, specie ai "video game-kai" (al piano terra sempre e solo gacha e simili, prima fonte di di introito), era veramente "yarou" (gentaglia). Fino a King of Fighters '95 (non è una slato, prima d "Iorin" anche "Kyou-sama" non era così amato dalle gentili) praticamente ragazze non ce n'erano, mai, salvo le rare compagne mute e molto tristi di qualche giocatore con la faccia da yakuza. Le sale giochi a Osaka ancora ancora avevano un po' di quel senso, tipo la Montecarlo a Umeda, o certi buchi dalle parti di Dotonbori. Ma la cosa più simile a una sala giochi davvero "di quei tempi" l'ho vista a Okinawa, perché Okinawa = area col PIL più basso di tutto il Giappone, e nei gashapon c'erano i plush di Street Fighter II (la prima versione: World Warrior) come una cosa nuova, attuale. Ancora oggi, i pochi "piani" di videogiochi "veri" (no card game, no music game, no shit) sono o seminterrati o piani alti fumosi da schifo con gli unici bagni pubblici sporchi che troverai in quasi tutto il Giappone. Non erano certo luoghi per romances adolescenziali con chuuni tsundere e cose, no.
  13. I personaggi, chiaramente. Dico i protagonisti. Sono roba assolutamente da robette post-2010, non certo personaggi novantini.
  14. Perché l'inserimento di cliché odierni in un setting d'antan rende tutto grottescamente deforme.
  15. No, no. Aspetta. Sicuramente sono stato poco chiaro, e magari (probabilmente) ti ho frainteso da principio. Il cliché, a parte nella stampa, non è mai materico, giusto? Quindi se mi dici di videogiochi vecchi, quelli non sono cliché, sono memorie fisicizzate, sono "pezzi di una storia". Una cosa archeologica. Fin qui credo siamo sul piano fattuale. Quindi tu (generico) puoi fare una qualsiasi finzione nostalgica che tratti di quei pezzi materici di storia, per taluni saranno iconici, fino a essere quasi idoli. Prendi me (reale): il NEO·GEO.Potresti dire: Shitarelo, che cretino che sei. Per te ol NEO·GEO sembra Ahura Mazda. Oppure Camosh. E io direi: ghghgh, sono proprio un pirla. Ovviamente anche l'epoca in cui quel passato era presente (nel caso di SNK era quindi futuro, lol), ha avuto i loro cliché. Certo. Che non erano la mia tazza di caffè, ma ogni epoca e settore ha i suoi, e amen. Quindi se tu (generico) fai una metanarrazione sulle icone di quel "mondo" toccherai quei cliché, capisco. E fin qui uno può dire: ghghgh, che scemino, che carino. Ma se poi intrecci tutto questo con i peggiori cliché di quest'epoca, allora URGH, perché è una distonia diacronica indebita e orrida, ecco.
  16. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Godai: non scambiare le noia e i suoi passivi effetti con l'interesse e i suoi attivi effetti.
  17. Quegli elementi, se intendi i triti cliché di genere, di certo non mi appartengono. Ma spero che nessun cliché mi appartenga, perché ogni cliché è uno psico-template e no, grazie. Alle elementari mi sentivo offeso se mi chiedevano per che squadra di calcii tifassi, perché la dimanda implicitava che ne tifassi una, davvero. Qualche tempo fa il Corsera titolava sulla morte degli anni '90 perché erano morti Luke Perry e un cantante di un gruppo mudicale chiamato credo "Prodigy". Giuro che non avevo mai sentito questo nome. Boh, e nei Novanta ho fatto tutto il liceo, eh. Pensavo ai manga, agli anime, ai videogiochi e alla mia ragazza del liceo, che era la mia compagna di banco. Mai vista una puntata di Beverly Hills 90120. Mai vista una puntata dinNon è lavRai, che pare fosse un fenomeno di costume, ma no. Poi avrò invece seguito anche delle cose popolari, non so, non è che volessi intenzionslmente andare "controcorrente". Che so, alle media mi piaceva Dylan Dog. E Topolino. Solo, non erano cliché, erano solo "cose". Quinfi In questo caso, oltre ai cliché che domo atroci perché cliché, c'è anche la distonia asincrona: cliché di oggi nel contesto di ieri. Mostruoso ancorché rivoltante.
  18. Non credo che degli oggetti di feticismo dilettuoso potranno mai assurgere a ruolo di idoli sacrali realmente percepiti come tali. Profanare il sacro è possibile, persino facile ormai, ma sacralizzare il profano è impossibile in terre di fedi e credi rivelati. Perché il sacro non si crea e non si inventa, si rivela e si mostra nella sua entità trascendente. Diverso il caso di terre pagane, come Billiken ci dimostra, ma del resto un fedele direbbe che nel paganesimo non c'è vera fede, perché non c'è sottomissione, e che gli idoli pagani sono solo feticci, seppure vere icone. Mi viene in mente l'Ideon-matsuri, ma persino quello non era più di un gioco.
  19. Per idolo si intende un simulacro la cui rappresentazione è un icona sacra, indi oggetto di culto in senso proprio. Tipo: un crocifisso è un oggetto di culto iconico, non idolatrico. Infatti ci si infinocchia dinanzi a un crocefisso perché quello è il simbolo dell'icona del redentore, non per la sua materia lignea. Nel caso idolatrico, è la reificazione materica a divenire oggetto di culto. Questo per esempio accadeva per le icone bizantine tardo antiche, di fattura pressoché alchica: dieci strati di colore dal più scuro fino al più lucente, la foglia d'oro, per segnare il cammino dall'ombra alla luce divina. Non ha proprio senso parlare di "oggetto di culto" come nei cliché metonimici della stampa di costume, per carità. Non c'entra niente. Parimenti, credo davvero che una società che "uccide dio" ne paghi il suo scotto in smarrimento sociale e psicologico, ovvero nevrosi. Fa comodo al sistema consumistico: un nevrotico disperato e solo può solo consumare, dagli psicofarmaci ai suoi feticci, per riempirai e stordisi la vita tra simulacri ed eccessi. Non può fare altro, perché invero non ha niente. Vuoto. La serenità umana è un freno sl consumismo.
  20. Shito

    I film di Mamoru Hosoda

    Mickey goes to Japan.
  21. Parto dall'inizio, Garion. No, no, no. Stai sbagliando tutto. Proprio tutto, proprio alla radice. E te lo spiego usando proprio il tuo esempio. Ora è un po' complesso, perché è profondo, e dovremmo incominciare a definire la differenza tra: Simbolo - Icona - Idolo Che sono cose diverse, come lo sono la simbologia, l'iconologia, l'idolatria. E per contro, l'iconoclastia, che invece è un concetto sempre più confuso. E ancora non ho parlato di "simulacro". Ogni realtà artefatta è un "simulacro". Artefatta = fatta dall'uomo, non naturale. Un disegno è un simulacro. "Questa non è una pipa" è un simulacro di una pipa (un dipinto, nel caso). Sulla necessità antropologica dell'uomo a crearsi simulacri si è pensato, detto e scritto molto. Perché dei cavernicoli disegnano sulle pareti delle loro caverne? Perché Michelangelo scolpisce il Mosè? Proprio attacandomi all'uomo Mosè, dico che qualcuno parlò di catessi, ovvero proiezione libidica. No, non la libido intesa sessualmente. La libido intesa psicanaliticamente, sto parlando di Freud. Quindi l'uomo fa catessi tramite la reificazione del suo simulacro interiore, che è una manifestazione conscia a materializzante (non come un sogno), e vengono fuori i simulacri fisici. Che hanno un valore simbolico, in genere. Sono simboli di qualcosa. Di cosa? Se sono simboli di icone (l'icona è un concetto non-fisico, ab inizio) diventano facilmente idoli. Totem. Pubblici o privati. Quindi dapprima le figurine degli dei egiziani o mesopotamici erano idoli, perché simboli di icone. Icone di divinità. Le figure che posti tu sono iconoclaste, al contrario. Perché prendendo nome e ispirazione da un simbolo sacro, ma non intendendo essere oggetto di culto, ne mercificano e sviliscono il sempre iconico, distruggendolo. La dissacrazione è una forma di iconoclastia. Quella che tu tracci non è un'evoluzione, no. Perché le figure non sono idoli, non sono oggetto di culto, non hanno valore di reificazione iconica -> idolo. Sono proprio la negazione di ciò. Indi sono semmai il simbolo di una società esautorata di divinità e trascendenza, che ha deposto gli dei e tutte le loro icone e idoli dopo il loro crepuscolo. Ed è qui il problema della nevrosi dilagante. Perché non funziona. E anche Oshii è probabilmente un povero nevrotico disperato. Ti racconto una cosa, una cosa vera. Due puntini da unire. Uno è il kikaku di Mononoke Hime. "Ci fu un'epoca un cui gli esseri umani uccisero dio". Si apre così. E non lo capivo. Poi l'ho capito. Non è un semplice rifermento alla storia interna del film. E' il riassunto riassuntissimo di un'epoca di passaggio tra antichità e modernità (l'epoca Muromachi) in cui i giapponesi hanno ucciso, ovvero deposto, il loro vero dio: la Natura giapponese. Hanno iniziato dei modi di vita erosivi del loro Dio, separandosene. E allora i boschi montani incontaminati, con le loro creature leggendarie ovvero divine hanno incominciato a essere letteralmente consumate dall'incalzante, incombente tecnologia. Questo Miyazaki ha raccontato per mettere in scena una metafora della fine degli anni '90 del secolo scorso, un periodo di forti cambiamenti sociali. Quando mi sono reso davvero conto di ciò, ho rivalutato una volta di più quel film. Perché quello è il "Ponpoko di Miyazaki". Takahata aveva fatto un documentario simbolista pieno di cultura popolare, leggerezza, cultura letteraria e folklore. Miyazawa Kenji e Jacques Prévert che vanno a braccetto. Per parlare degli stessi sconvolgimenti atropologico-etnografici, MIyazaki che è Miyazaki ha fatto "un fantasy", la versione anziana e moderna di Nausicaä. O meglio la conclusione anziana e moderna di Nausicaä. Questo è un puntino. L'altro puntino è la mia consorte che studia da dottoranda in storia dell'arte in una Babilonia che si chiama Montréal. Pieno di arabi, egiziani, libanesi. Un sacco di musulmani (che a noi stanno culturalmente simpatici), tanti orientali, e poi "canadesi" con quella ingenuità tipicamente francese (la logica quadrata delle scuole medie) e quella velleità così anglosassone. E poi un suo compagno di corso, tedesco di Germania. Che parlando, le dice: "vedi, il Nazismo non è successo perché i tedeschi fossero pazzi. E' successo perché avevamo ucciso dio." Ci fu un tempo in cui gli esseri umani uccisero dio, vero Friedrich? Chissà cosa ne avrebbe detto Anna Arendt. Sarebbe stata davvero un'idea da proporle, per raccogliere il suo commento. Forse c'è qualcosa di ancora più banale del male. La natura umana, per esempio. Con i suoi limiti, le sue mancanze, le sue necessità.
  22. Io vidi nei primi medi del 96 una VHS registrata dalla TV giapponese, arrivava fino all'episodio 19. Un bel cliffhanger... ^^; Ah, le trascodifiche di fortuna con la banda nera sotto per le righe PAL in più, in una VHS registrata in EP... XD
  23. Shito

    Rebuild of Evangelion

    Forse proietti la tua frivolezza su tutti gli autori. Ma loro non sono te. Infatti trovano l'energia per esprimersi con delle opere, hai visto? E tu?
  24. Quello che tu dici è perfettamente vero anche per me, solo che non capisco come con quell'onesto e genuino guardare indietro al proprio passato si possa apprezzre una maleodorante rifrittura come questa. Cosa c'entra il cliché dei sociopatici adolescenziali e romantici di oggi (Mela Marcia?) con quegli anni, quella società (il momento dei geesenzoku)? E lo dico come uno che fa "ricerca scientifuca2 (lol) sui Gamest e sulle riviste del tempo (giapponesi, non merda fasulla occidale) con le foto del mondo operator. Ho recentemente scoperto (confermato) che esisteva la "seconda bandiera verticale2 del NEO·GEO. La usavano nelle convention di presentazione nel 1990. Ho recentemente scoperto che la compianta Miztama, già disegnatrice amica della GAiNAX che illustrava i fumettini GAINA-san sui foglietti allegati ai LD di Eva, faceva la Freelance anche per Famitsu e aveva disegnato gli yon-koma di GeManto. C'è stata una mostra celebrativa in Giappone, dopo la sua morte. Ma la storiella amorosa con i cretinetti disegnati in quel modo lì non significa nulla e non c'entra nulla, davvero. E' patetico al limite del disturbante.
  25. Credo che ora si possa chiudere il topic, sono serio. Fencer al suo meglio, logica piemontese al suo meglio Ovvero realistica, nitida, ma senza compiacimento. Raro. Mirabile. Prezioso.
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