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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Su The Incredibles, l'originale. No so voi, ma io lo apprezzai per UN SOLO motivo (tutto il resto è accessorio). Questo motivo corre sul filo di due ragazzini: Dashiell Parr e "Syndrome". Quando la madre Susan rimprovera il giovane figlio per aver "eccelso troppo" nella corsa a scuola, mettendo a frutto del suo *innato talento*, lui si lagna dicendo "ma papà dice che siamo speciali...". La madre risponde, pacata ed educata: "Tutti siamo speciali....". Al che il figlio mugugna tra sé e sé "il che è come dire che non lo è nessuno..." Parimenti, il frustrato Syndrome non vuole eradicare i "poteri speciali" da chi ci sia nato, ma vuole darli a tutti quanti, con la tecnologica, perché "quando tutti quanti saranno super, nessuno lo sarà" (sic). Se la norma raggiunge i picchi, i picchi non esistono. Parimenti si potrebbe dire del conflitto di automortificazione della figlia Violet e dell'insicurezza indotta sul suo *innato talento* - ma quando poi c'è in gioco la vita dei figli giustamente la mamma manda rapidamente e giustamente affanculo tutta la sua etica buonista e con essa una vita d'educazione. "It's in your blood", al chiar di luna fuori dalla grotta - a hero reborn, diranno gli appassionati di cover Marvel, huh? Ora, questa è semplicemente la schizofrenia di una società che vorrebbe apprezzare le eccellenze mentre mira al livellamento buonista. E' Giovanni Gentile contro Benedetto Croce. E' al spietatezza della natura contro l'ipocrisia dell'etica umana. La natura è squisitamente spietata, e discrimina in ogni modo possibile, immaginabile e ancor più. Fa nascere sani e storpi, alti e bassi, forti e deboli. Fa nascere in posti diversi del mondo, elargendo possibilità diverse. Senza alcuna colpa né alcun merito, che sono concetti umani, indi ragioni deboli e relative, non naturalistiche ed assolute. Se parliamo di coscienze, per dirla con la migliore Pixar, fa nascere giocattoli o bambini. Fa nascere schiavi o padroni. Senza alcuna colpa o merito. Al netto del fatto che, padroni o schiavi, siamo tutti essere autocoscienti destinati alla morte quando va bene (quando va male: alla pazzia prima della morte), gli esseri umani non accettando ciò cercano di "porvi rimedio" con varie strutture socioeconomiche, e soprattutto con tanto, tanto autoinganno. Il che conduce alla pazzia, chiaramente, come ogni tendenza anti-elaborativa induce il bipolarismo, ma tant'è. Quindi diciamo che per me The Incredibles metteva semplicemente in scena questo conflitto umano, a varie cerchie psicosociali (oh, mio Protagora!): dal singolo, alla famiglia, al gruppo sociale-nazionale. Ovviamente tutto con una certa chiave buonista all'americana, ma ok, era anche onesto. Onesto, eh! Non è poco. Anzi, è tutto. Ah, questo è praticamente un live-action di Violet e Robert Parr: "kind of weird" ma "beautiful". Perché dietro a ogni storia, e persino pensiero, o scritto, non siamo che umani, no? (ieri rileggevo del carteggio non tra Heloise e Abelard, non tra Jean-Paul e Simone, ma tra Martin e Hannah. Le cose non cambiano mai.)
  2. Shito

    Un affare di famiglia (aka Manbiki Kazoku)

    Per l'ultima riga che ho scritto nel mio post, essenzialmente. ^^; Hai presente Kitano Takeshi in italiano, a parte Battle Royale?
  3. Shito

    Yamato Video - News

    Uno Youtuber girellaro che non credo abbia le minime conoscenze per distinguere la cioccolata dalla merda Quindi, quindi tu pensi di saper distinguere... l'inferno dal paradiso, i cieli azzurri dal dolore? E sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d'acciaio, un sorriso da un velo? Pensi di saper distinguere? :-)
  4. Shito

    Un affare di famiglia (aka Manbiki Kazoku)

    Mi aveva parlato entusiasticamente di questo film, ovviamente in edizione originale giapponese, il professor Giorgio Amitrano, quando l'ho conosciuto a Perugia per la recente rassegna su Takahata, a Luglio scorso. A differenza di me, Giorgio Amitrano non solo è una persona colta e delicata, ma altresì un grande amante e conoscitore del cinema internazionale. Credo che il suo apprezzamento sia significativo. Ho ragione di timori per l'edizione italiana, però.
  5. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Ho sempre pensato che il primo fosse tra i migliori in assoluto di Pixar. E del suo regista.
  6. Figo per l'ottimizzazione! sull'hw datato :-)
  7. Un termine anche sciocchino come "petaloso" nasce dalla comune suffissazione -oso, usata per creare aggettivi desostantivali. Si tratta di un conio neologistico ben accettabile. Una cosa come "perplimere" nacque proprio come SFOTTÒ della lingua italiana, messa in bocca a un personagio intenzionalmente volgare, provocatoriamente ignorante. Non è una logica di conio accettabile, in nessun caso, e trovo vergognoso oltreché offensivo che talune (presunte) blasonate fonti la includano nei "neologismi giovanilistici". Tale gamma di "neologismi" va a scriversi sulla rapida acqua, se vi piace la volgarità della poesia neoterica. Oggi in uso, domani dimenticata. Giustamente. Il giorno che il dizionario si dicesse redatto in base ai retweet, credo che parlerei solo altre lingue. :-)
  8. No, l'SE è lo chassis del 5s con le componenti interne del 6s. :-) (ti ricordo anche che "perplimere" non è un verbo italiano, ma un infausta invenzione del comico Guzzanti, poi presa per buona da molti, occhio)
  9. 6s era un ottimo prodotto, credo. La sua revisione "a chassis ridotto", ovvero l'SE, direi ancora meglio. Probabilmente il migliore sinora prodotto. :-)
  10. Shito

    Anime estate 2018

    Era così anche tra le rivolte dei tanuki terroristi in POnpoko. Solo che lì era una seria critica ai revanscisti del "vecchio Giappone", che poi mangiavano la mcDo lo stesso. :-)
  11. In tutto questo, devo dire che io mi trovo sempre molto bene col mio iPhone4 che comprai usato quando ancora non era nata la costumanza di portarsi dietro gli smartphone in bagno o in altri momenti intimi individuali o di coppia.
  12. Shito

    Vendite Home video Giappone

    Non trovate adorabile che in giapponese il mercato del merchandising, esso tutto dico, si chiami mercato del "kyarakutaa"? :-)
  13. Shito

    Che film avete visto oggi?

    In effetti la discussione ha un po' stufato anche me, più che altro perché la stiamo conducendo in una zona impropria. Chiedo scusa a Shuji. Due cose solo: il termine hikikomori è diventato schiettamente medico, in Giappone, dove è stato popolarizzato (non coniato) da un medico che dirige una clinica di recupero, e non è un filosofo o sociologo teorico, ovvero Saito Tamaki. Sapevo di alcuni dibattiti scientifici anche sul "chuunibyou", di certo meno scientificamente sdoganato. Ma sei tu che stai limitando la tua speculazione ai "generi degli anime", cosa che io non faccio, perché non sono quelli che mi interessano, quanto la sociologia e la psicologia a cui rispondono. IN questo senso, non posso dire di avere un'avversione forte e totale per il fantastico come l'aveva Takahata Isao, però la ho per l'uso adulto e soprattutto smodato di quel tipo di trampolino d'evasione narrativa e immaginifica, specie consumata come intrattenimento. Non sto dicendo che nella tua argomentazione non ci sinao punti meritevoli, a mio dire, di dialogo - anzi. Però bisognerebbe creare un thread adatto nel luogo adatto.
  14. Shito

    Alita: Battle Angel (Gunnm, Ganmu)

    Un po' capisco cosa intendi sottolineando questa differenza, forse. Dico forse, eh. In effetti, se mi parli di "meraviglia", mi viene in mente come quest'ambito semantico si sia ammalato - nella nostra lingua italiana - passando da indicare un sentimento, anzi un'emozione affine allo sgomento e all'atterrimento che si prova dinanzi al qualcosa di incomprensibilmente potente e tremendo dinanzi a noi, volendo un po' come il sublime di cui Kant parla ne La critica del giudizio (se ben ricordo), a un semplice stato della bellezza e della piacevolezza superiore persino al superlativo. Chiaramente il primo metro di questa misura è per Carroll, giacché "il paese delle meraviglie" di cui la sua Alice non è il paese delle gran figate, ma il regno di generalmente spaventose e ignote potenze meravigliose. Questo per dire di "meraviglia", forse un senso e una sensazione andata un po' perduta nella modernità. Forse. Quanto a stupore, mi verrebbe da dire che si tratti più di un momento emotivo quasi epifanico? Forse la differenza è questa? Potrebbe essere semplicemente, nel dualismo che poi tracciavi, e che nella mia memoria data indietro soprattutto a Göthe e alla sua "risoluzione" tra l'animo del poeta ingenuo e del letterato filosofo, che io sono una persona tendenzialmente logica e prosaica. E difatti scrivo in questo modo pedante, nel quale tento di ficcare ogni tanto qualche colpo di teatro per cercare un effetto scenico emotivo, ma tanto anche se cerco inconsciamente assonanze sono sempre cose che puzzano di macchinoso, mi sa. Essendo formatomi in una idea logica molto smutandata (dico, alla francesina), ho cercato di bilanciare solo in seconda età questa mefitica, arida intellettualità formale con i balsami profumati di una cura lutherana vecchio stile, ovvero sentimento ed emozione. Ma continuo ad essere prosaico, tant'è che l'unica poesia che mi conquista è quella di Foscolo. Come un ragazzino, un liceale, un napoleonico, e quindi... ...sono sempre qui. Molta congettura e poca sensazione. La mia tendenza naturale è alla razionalizzazione sinanco del sentimento, come nella cosiddetta "psicoterapia razionale-emotiva", la cui esistenza accademica ho solo recentemente scoperto, salvo avere vissuto internamente secondo i suoi dettami da quando ricordo la mia autocoscienza essere emersa all'esistenza.
  15. Non puoi saperlo perché vivi in una società in cui i cosi chiamati "diritti" vengono basati su dei cosiddetti "principi" per null'altro che far accettare a una maggioranza ogni disparità che realmente serve a una minoranza. Voglio dire, la democrazia capitalistica è l'unico modello in cui l'uomo moderno riesce ad accettare lo schiavismo centellinato, no? Lo stesso schiavismo, proposto in regimi dittatoriali o monarchici, anche se fosse minore non sarebbe accettato. Gli ideali sono ciò con cui l'uomo inganna sé stesso, i diritti sono ciò con cui la società inganna i suoi membri, Dunque non puoi saperlo perché impedire a te qualcosa è un buon diversivo, dire che per principio a te è impedito qualcosa è un buon diversivo, mentre permetterlo ad altri di farlo, anche un milione di volte di più, serve per quello che la gente realmente vuole, e non può accettare di volere. Non puoi e altri possono perché ciò è necessario a portare avanti il grande inganno che si chiama "struttura sociale umana". Che è quello con cui la maggioranza umana in qualche modo ancora riesce a sopravvivere (psicologicamente, con sé stessa). Quanto al cominciare a vivere, bah, per quello ci si penserà in un'altra vita. Ora proprio non ce la si fa.
  16. kevin, ovviamente dici una cosa vera e sacrosanta. Ma credo che l'altra faccia della solitudine, ovvero della mancanza di affetti reali, forti e vicini, sia il desiderio inconscio di "finta vicinanza"di relazioni sociali fasulle. La mia consorte diceva, fin da piccola: "molti amici, molta solitudine" - perché ritiene da sempre che, oltre una certa età, anche l'amicizia sia quasi sempre un palliativo, un succedaneo degli affetti speciali di una vita. Quindi chi ha un grande "gruppo di amici" probabilmente non si sente amato da quelle poche persone speciali che dovrebbero essere quelle che ti confermano la tua esistenza individuale. Tu che sei un padre, potrai sicuramente vedere la stessa dinamica in un fbambino che si sente sicuro a scuola perché sa e sente l'amore della famiglia alle sue spalle, e di quello che avendone invece latenza cerca compulsivamente l'affermazione sociale. In genere, è anche la radice tra la differenza psicologica base tra primogenito e secondogenito - il secondo sente i suoi affetti familiari sempre più "garantiti", sempre più solidi. Quindi, tornando alla privacy, in un modo la cui pletora umana è disperata d'affetto, quello della "privacy" diventa un non-problema. Al posto del "late biosas" di un individuo spiritualmente felice, c'è l'attention whoring di individui profondamente sole, e in condizione di non poter riconoscere la propria stessa solitudine. Quindi l'intrattenimento diviene il diversivo da questa reale tragedia dello spirito, a cui si unisce il gioco degli specchi del narcisismo. Meno privacy c'è, meglio è - anche se dire che è un poblema fa passare un po' di tempo in più, quindi meglio ancora.
  17. Shito

    Alita: Battle Angel (Gunnm, Ganmu)

    Per rispondere a Shuji, dopo tempo immemore, ho pensato a una versione molto redux del mio concetto. Auto tl;dr, versione autentica by Shitarello. Wowow. Comprendo e sottoscrivo tutto il tuo discorso sullo stupore nella finzione. Ma il punto è che, essenzialmente, io non penso che "lo stupore" sia il valore o il fine della finzione. Penso che, giusto e solo nel caso della finzione rivolta ai più piccoli, possa al massimo essere uno strumento. Di mio penso che il valore della finzione sia solo, solo, solo il suo contenuto significativo. Il messaggio comunicativo inteso da un emettitore (l'autore) al un ricevente (il pubblico). Di mio ho sempre (bugia: "da tanto tempo") pensato che "se non ha un significato, non è umano". Quindi per me "lo stupore", nella finzione per adulti, è balocco, fumo negli occhi, nonché appiglio di evasione ed escapismo. Tutte cose che, sempre più e sempre più, disprezzo. E tendono a ripugnarmi, anche. Forse è per questo che, tendenzialmente, non sopporto quasi più l'animazione giapponese. Kekkyoku, setsugyoushitakana? Suppongo che il punto sia solo questo, ecco.
  18. La cosa che più mi fa trasalire è come tutti questi oggetti, oltre che spropositatamente sovradimensionati in termini di potenza di calcolo nei riguardi della loro utenza reale, oltre che ormai intesi a utilizzare l'eccesso di potenza di calcolo per che le cose più frivole e realmente dementi, sono diventati più e più strumenti di solitudine, di isolamento, di inganno e fuga de sé nella camera degli specchi e dell'eco. E' spaventoso. Per me, ormai. A pensarci.
  19. Sicuramente se si tratta di apprezzare/cogliere l'evoluzione stilistico-espressiva del regista, non c'è che l'ordine cronologico. La coppia Hotaru no Haka e Omohide Poroporo rappresentano il raggiungimento di un apice di realismo visivo nella "animazione tradizionale" che temo resterà ineguagliato per sempre, perché non è il compiacimento della minuzia grafica di Miyazaki, né l'onanismo fotorealistico di Shinkai, ma una vera "ricreazione realistica del reale, dopo la digestione umana". Nell'ottica/pensiero di Takahata, questo processo include anche una involontaria, subconscia "selezione" del dettaglio preservato e di quello eliminato dalla realtà, in cui risiede l'intrinseca carica simbolistica, pseudo-surrealistica della comunicazione animata. Di mio concordo. E' ovvio però che dopo aver toccato l'apice in PoroPoro, l'opera successiva non avrebbe potuto che andare smepre più verso livelli di simbolismo grafico più spiccati. Già Poroporo, per sua natura di contenuto, pure già introduceva un elemento di surrealismo grafico molto più spicato che Hotaru (lì i due spiriti in rosso che rivivono le vicende da spettatori, specie quello di lui - elemento assente nel libro e spesso semplicemente non considerato nelle analisi del film) - mentre con Taeko abbiamo il piano narrativo dei ricordi con un croma diverso, fondali sfumati ai bordi, e scene surrealiste che talvolta mischiano persino realtà e finzione, avvicinandosi a uno stile shoujo (e KareKano era di là a venire, eh!). Con Ponpoko, gli stili grafici iperrealisti, fumettosi e caricaturali si mischiano. Una volta i tanuki sono animali come in un documentario, stacco e sono personaggi antropomorfizzati come in un film "a là Disney", stacco e sono le macchiette stilizzate di una striscia umoristica - spesso senza soluzione di continuità. Chiaramente, il passo successivo era Yamada-kun. Aggiungere dettaglio comunicativo per sottrazione di dettaglio grafico. Lasciare spazi bianchi nel disegno che il subconscio dello spettatore sarà obbligato a riempire. Kaguya riparte da lì.
  20. Ah, dimenticavo. Trovo sia mirabile passare da Hotaru no Haka a Kaguya - per un adolescente. Purtroppo Yamada-kun è poco leggibile per un giovane della sua generazione, perché è molto legato al modo degli anni 90. Allo stesso modo, PoroPoro - e in più è anche molto sociologicamente nipponista. Sociologia storica. Ponpoko ancora di più. Credo che Hotaru e Kaguya, oltre che l'apha e l'omega della produzione più matura, libera e già "anziana" di Takahata, siano anche i più "universali".
  21. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Vegeta, sicuramente anche la lingua è convenzionale - certo. E' per questo che ho parlato di secolarità (in senso metaforico) di quella codificazione, e di fonti miste, e di variazioni. Forse avevo io stesso detto di variazioni diacroniche, oltre che diatopiche, di ogni lingua. Chiaramente "bravo" in italiano ha del tutto invertito il suo significato, il "bravo bimbo", con senso originale (?) di "bravo", sarebbe lo spavaldo e sfrontato teppista che non rispetta lo status-quo - il contrario di quel che si intende oggi per "bravo bimbo". Non credo di essere stato "colto in flagrante", dato che fin da principio usavo (ho usato) il termine "chuunibyou" un po' come presa in giro al tutto, perché - come forse il buon Garion ricorda - ho sempre trovato persino esagerato che un simile particolare assurgesse a categorica, psicologica, sociologica, e narrativa. Soprattutto, la mia idea è che quello che nella "vita reale" sarebbe un chuunibyou, ovvero un deficiente che crede di avere i potei, in un anime può anche diventare un deficiente che i poteri ce li ha veramente. Quindi che si faccia un anime "meta" chuunibyou (il deficiente nella narrazione non ha i poteri, ma crede di averli) o che si faccia un anime che è "quello che i chuunibyou credono di essere" - avere i poteri, cosa che nella realtà narrativa può essere "reale" - se ci pensi è praticamente lo stesso: è il fantastico (i poteri) che entrano nella realtà quotidiana con cui il pubblico può empatizzare - il deficiente qualunque. Ed è sempre l'utilizzo estremo della narrativa famtastica come mezzo di escapismo. Ovvero, non ti faccio il fantasy che traccia un mondo fantastico tutto diverso dal tuo mondo reale, in cui TU eventualmente fai escapismo, ti faccio direttamente la storia di "un comune deficiente del tuo stesso mondo" che fa escapismo, "narrativamente reale" (ha davvero i poteri cosmici) o fittizio (crede di averli essendo pazzo). Queste cose, e qui sono con Takahata, davvero penso che CREINO o quanto meno sostengano disturbi della personalità quali "il chuunibyou". Quello che oggi si chiama "chuunibyou" è di fatto lo status psicologico a un passo dall'hikikomori, e una forma di escapismo inconscio dalla realtà che danzando con negazione i fattoti tende la mano alla dissociazione psichica e sociale. E' quello che Takahata temeva a partire dalla semplice parola "mukatsuku". Ma soprattutto, il "giocare a capirsi" [che è la comunicazione dialettica] non è una gara, perché o si vince in due o si perde in due. Ed è esattamente per questo che la comunicazione su Internet in genere non funziona proprio: ciascuno finge di comunicare ma sta solo narcisisticamente puntellando il suo fragile ego di persona sola dietro a uno schermo. Quindi non si gioca a capirsi, si gioca alla finta guerra delle parole. Dove sì, lì, qualcuno può anche essere "colto in fallo". Ma tanto, è una guerra finta che non vale mai nulla. Avrai forse notato che di per me cerco sempre di tentare un modo di comunicazione sferzante, ma che prova ad essere vera. Detta così suona un po' a là Hemingway, forse, ma è l'unico modo che ho trovato. In genere viene frainteso all'inverso, ma bene così, perché diviene un'igienica forma di selezione d'interlocutorio. In questo senso ogni tentativo comunicativo, nel singolo e nel tempo, è una scommessa. Mi piacerebbe scrivere che anche i miei orrendi refusi sono per quello, ma no, quelli sono solo perché sono mezzo spastico con la tastiera. :-( PS: Non citare fonti metalinguistiche/etimologiche di una lingua in un'altra lingua. Non ha senso, lo sai. PPS: "Non sono allotropi perché non sono derivati dalla stessa radice (a meno che tu non intenda qualcos'altro con "allotropi"). "Giudeo" viene dal regno di Giudea, fondato dalla tribù di Giuda. "Ebreo" viene da "Eber", antenato di Abramo. Ebrei sono i discendenti di Abramo e la lingua. La cultura e la religione sono giudaici. Se dici ebraismo ti capiscono tutti lo stesso perché sono praticamente sinonimi, ma tecnicamente giudaismo è più corretto." Sono allotropi, ab inizio, della stessa radice in lingua ebraica. Come Gesù e Giosuè, per capirci (?). Almeno all'ultima ricerca che ho fatto. (però lo vedi che io di mio parlavo della convenzionalità diacronica variabile della lingua, ovvero della sua codificazione pur secolare?)
  22. Avevo scritto (stavo scrivendo) una bella (?) risposta, ma il browser me l'ha mangiata. Per ora riscrivo solo i ringraziamenti a Den-chan per aver raccontato della bella esperienza con suo nipote, che davvero rende giustizia al film (e un po' nel mio piccolissimo mi rende felice di averne confezionato un'edizione italiana fedelmente fruibile).
  23. Bonus: peccato non lo abbiano fatto dal BR, comunque i sottotitoli sono quelli, di cui mi sento ancora piuttosto soddisfatto. :-) Si noti che Takahata smentiva quello che poi Suzuki dirà nella discussa intervista postuma, ovvero che lui non ringraziasse i colleghi. Credo che Takahata, a causa del suo nichilismo, fosse in ogni caso difficile da interpretare per persone non come lui (quindi quasi nessuno). Una persona che non avverte la necessità di nulla, vive come fosse già morta, e quindi ha una libertà assoluta, spaventosa. E' una leggerezza esistenziale quasi impensabile per i pià. Leggendo Schopenhauer nell'ottica freudiana, la Voglia di vivere è l'Es, la Rappresentazione della vita è il Superego. Di mezzo ci sarebbe l'Ego, l'io reale, tirato per la giacca da due parti avverse. Takahata fa l'apologia della vita per un banale Es e distrugge il narcisismo dell'Superego. Questo è quello che predica nei suoi film. Ma nella vita, creo che tanto il suo Es quanto il suo Superego fossero quasi azzerati, dalle esperienze di morte da lui patite da ragazzino. Quindi credo che il suo Ego vivesse di un bassissimo Es e di un Superego vacante, che per contro si manifestava solo fittiziamente nelle sue creazioni artistiche, ma non nell'atto creativo in sé, nell'oggetto creato. Ovvero, per lui anche creare le sue opere era non-necessario - ma se le creava, se gli veniva chiesto, allora lo faceva in esercizio della più totale, totale libertà creativa. Dall'intervista, Ujie diceva che in Takahata "restava ancora attaccato qualcosa di marxista". Anche questa è una cosa difficile da leggere, detta da un anziano giapponese. Io credo che lui si riferisse alla prospettiva socialista MASSIMALISTA per cui l'idea, la prospettiva, vale più della vita dei singoli. Se ho capito bene, alla fine la psicologia di Miyazaki è quella tipica di un sociopatico narcisista - ovvero un otaku [ante litteram], un bimbo viziato, un socialista minimalista (Julien Soriel, per capirci) - che ha effettivi valori e talenti ma anche un passato di coccole che hanno gonfiato a dismisura il suo ego al punto di credersi "bravo solo lui", che diviene voglia di affermarsi, retropensiero di non essere capito, e in età avanzata una forma di burbera sociopatia narcisistica, appunto. Al contrario, Takahata avrebbe avuto l'attitudine più "psicopatica" del massimalista, che per assenza di empatia reale col prossimo dissocia Es e Superego, e soprattutto non riesce a empatizzare col legittimo Es altrui. Declinando il tutto a due menti e vite giapponesi, chiaramente. Che non vuol dire poco, ma non saprei spiegarlo. Scusatemi.
  24. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Vegeta: syai facendo un casino incredibile. Un cosa è una lingua. Una lingua è una codificazione secolare, in cui significanti e significati si associano in un modo che, pur non del tutto univico, verte su certe categorie semantiche. Quindi "imouto" è "sorella minore" (più piccola di età) non perché lo decida la maggioranza di un pubblico, ma perché lo statuisce una lunga tradizione linguistica codificata. Non mischiamo cose e cose, perché oltre a essere stupido oltremisura riesce a essere ridicolo senza far ridere. I "generi" di prodotti di spettacolo e consumo, specie schiettamente settoriali e contemporanei, si codificano e ricodificano continuamente. Pensa che capita persino nella sociologia. E non è la maggioranza (poi sempre difficilmente rilevabile in modo scientifico, peraltro9 a decidere se "otaku" significhi ancora quello che il primo codificatore del termine intendesse, o se la variazione evolutiva diacronica del termine abbia portato lo stesso ad assumere altri significati - con variazioni diatopiche, poi, perché in Giappone "otaku" indica una cosa, in Occidente un'altra. Indi, tu non sei una maggioranza, né la sua incarnazione. Tu hai citato un mero sito su internet, che non è un istituto di censimento e rilevamento statistico, mondiale poi. Cosa che neppure Google è, chiaramente, e nessuno può dirti essere. E anche così, il criterio maggioritario non è l'unico a concorrere alla canonizzazione terminologica: esiste anche il pregio della fonte, il casus storico e altro ancora. Soprattutto, in un ambito misero e transeunte come quello dei "generi dell'animazione giapponese contemporanea" è tutto così vacuo (ci sono più definizioni che generi, più critici che autori, più signicanti che significati) che per usare senno non si può che "giocare a capirsi" - cosa che tu tristemente non mi sembri intenzionato a fare, tutt'intento a statuire una tua superiore cognizione del nulla. Torno ora a studiare [per un lavoro] se, in ITALIA e ad OGGI, sia più corretto indicare la religione/fede degli ebrei come "giudaismo" o "ebraismo". Sono allotropi, ab inizio, poi ci fu una segmentazione storica, ma soprattutto una variazione d'uso diatopico. Pensa.
  25. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Final Vegeta: ogni definizione è sindacabile, in quanto puramente convenzionale. ^^; E sono con Shuji sul Peplum. Alla fine si è solo mutato nella sua versione"marziana", letteralmente, poi barbariana, amazzonica, poi torna in Grecia con Troy prima di 300.
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