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Made in Japan - Il topic sulla musica Giapponese
topic ha risposto a Shito in una Godai nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Puoi chiedermelo, ma la risposta non può che rimandare a una genuina sensazione di disgusto simile al vomito incombente, uno stato sensoriale in alcun modo accompagnato da alcun sensazione di attrattiva, come quando guardo una cosa in decomposizione, marcita, maleodorante o livida. Chiaramente una cosa del tutto soggettiva e personale, che si esprime in genere nel verso senso di termini quali "ripugnante", o "voltastomaco" - ormai usati in modo generalmente retorico, ma pure dapprima portatori di significati precisi e pressoché sensoriali. -
Interessante. Forse dapprima lo "scienziato pazzo" era pazzo davvero, poi con la maggiore empatizzazione verso i cattivi diviene solo un outcast, uno che la pensa diversamente e che va contro lo status quo, difeso dagli alter ego di John Wayne. :-)
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Tutto vero. Per il chuunibyou dipende da come l'intendi. In senso stretto, è come dici tu. In senso lato, è l'idea di un "normale giovinetto" che ha poteri cosmici. Poco conta che all'interno della narrazione sia vero, reale - perché è finzione. Quindi, per esempio, da Narutaru a Saikano a Haruhi ha Madoka Magica hai sempre l ragazzina che resetta il creato. Un simle cosa, che puoi vedere in luce nell'angst ottantino maschile dei bosozoku a là Akira, poi diviene "mollemente cosmica". Di mezzo c'è il finale di Eva, che è sul crinale dei due. Come vedi c'è una generazionalità: non avresti trovato simile risoluzione narrativa nei Seikai Meisaku Gekijou, negli spokon, ma neppure nei super robots settantini. Chiaramente Ideon non fa testo - quello è tomino, ed è sempre lui. :-) Inerentemente alla presenza costante di temi nel pensiero dell'umanità, questo non sorprende. Sempre umani siamo e pensiamo sempre e solo cose umane. Il punto è l'incidenza statistica o, se mi segui, la "popolarità" di certe tematiche, in certi momenti storici.. Che altro non è che un piccolo indizio sulla tendenza dello spirito del tempo, tutto qui. Si morirà comunque, in un modo o nell'altro. Stiamo solo parlando degli autoinganni del "nel frattempo".
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Made in Japan - Il topic sulla musica Giapponese
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L'eterno splendore dell'immacolata mente, per chi come me ama colei che amò l'autore de la Historia Calamitatum Mearum, nonché il poeta che la cantò, è molto bello. Se si capisce il buono in Nietzsche, poi. Ma la Dunst era nella melodia la nota più greve, insieme all'attore con l'ineluttabile esoftalmo, non effetto speciale come i suoi piedi grossi altrove. -
Made in Japan - Il topic sulla musica Giapponese
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Una stranza combinazione fa sempre associare Kristen Dunst a tutte le cose che mi disgustano di più. O forse è lei. -
Made in Japan - Il topic sulla musica Giapponese
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Io ho conosciuto Ue wo Muite Arukou con Miyazaki Gorou. Devo dire che canticchiarla a Yokohama aveva poi un sapore speciale. Brutto disastro aereo, btw. Altro che La Bamba. -
Shu, per FALLOUT intendevi l'ultimo M:I? L'ho trovato gradevole. Ovviamente Scientology è Scientology, quindi da sicurezza. Un po' mi fa sempre sorridere come, gira e mena, tra infiniti voltagabbana concentrici la storia di questo genere è sempre quella del branco di disperati contro il masterplan criminale. Dico, in fondo è così dal western alla fantascienza apocalittica. Oggi come oggi mi pare vada di moda il cattivo scienzilluminato che mira allo sterminio igenico della specie. Anche Dan Brown aveva scritto cose così, poi filmate da non so chi. Ma è una cosa che torna spesso. Un po' come in Giappone tira il/la chuunibyou che poi è dio e riorganizza l'universo, in varie salse. In genere sacrificandosi nel processo. Forse incominciamo a sentirci davvero troppi? Sette miliardi sono tanti. Chissà cosa ne pensano in Angola. E se c'è vita su Marte.
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Made in Japan - Il topic sulla musica Giapponese
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In merito al CityPop, mi torna sempre in mente quell'OVA lì di cui parlai un tempo, Machikado no Meruen ~ Radio City Fantasy. E Creamy Mami, ovviamente. In particolare non Mami stessa, ma Ayase Megumi. Good Luck! Ah, anche lì c'è "I can't say bye-bye". :-) La cosa bella di Creami Mami è che fin dall'inizio sai che è solo un giro in giostra, perché ha una durata. Un anno. Poi finisce. E dopo i primi momenti di dolcezza piena è già anticipazione dell'amarezza della fine. Tipo i fuochi d'artificio, per me. Il padre di Sasshi mi viene incontro in un quartiere natale raso al suolo, ma non dalla guerra. E' proprio vero che la vita umana riesce a essere pienamente gioiosa solo in quegli sciocchi momenti in cui si inganna di essere eterna, immortale... eh, Giampaolo? Alla fine si torna sempre a Beautiful Dreamer. O a Arren e Therru, volendo. "Dire di voler vivere per sempre, o che vivere e morire non fa differenza sono proprio la stessa cosa: solo paura di vivere l'unica vita che ci è data". -
Sempre Takahata, ricordi e memorie, ancora Taeko e Kaguya, otaku e hikikomori, e le mutande di Mimiko e Kiki
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Seguo: Come dicevo, l'articolo è lungo, molto personale (di Suzuki) e molto intenso, per cui non è semplice leggero e "coglierlo". E credo che nell'articolino inglese il contenuo originale sia stato molto travisato. Per esempio: Suzuki dice che Takahata "antepone l'opera a tutto", e che non esprime gratitudine verso i collaboratori che lavoranp con lui. Non dice che Takahata non sia grato verso i collaboratori (cosa che al contrario sie è pubblicamente vista più volte), dice che "sul lavoro, non lo esprime, e anche se è logico perché si è tutti collaboratori su uno stesso lavoro per contro risulta fallimentare fal punto di vista del clima umano lavorarivo". Poi Suzuki dice anche che Takahata "distrugge" i talenti, perché li consuma, e che lavorare sotto di lui è una pratica che comporta spossamento. Questo è lo stesso identico discorso che faceva Tateno Hiromi i merito a Miyazaki, sempre con Sunada Mami. C'è un punto bellissimo, del tutto eliminato dall'inglese. Suzuki dice che sin da Hotaru no Haka non c'è mai stato film che Talahata abbia voluto realizzare, ma che benché tutti sappiano quanto sia duro, sono sempre stati gli altri a spingerlo. Così lui stesso (Suzuki), così Miyazaki, così Ootsuka Yasuo (ai primi tempi). Suzuki ricorda che Miyazaki sosteneva che a voler far fare film a Takahata fosse solo lui (Suzuki), ma poi ricorda che che ai tempi di Heidi proprio Miyazaki passava a prendere Takahata a casa ogni mattina, perché lui non voleva andare al lavoro, e Miyazaki ce lo trascinava. E ancora, che ai tempi del progetto di Kaguya, quando il primo gruppo di lavoro era ancora all'interno dello Studio Ghibli (per la produzione reale si sarebbe poi usato uno studio ad hoc), Tanabe andava ala lavoro al mattino presto, e disegnava, Takahata arrivava di pomeriggio e si arrabbiava perché non gli piaceva nulla. Miyazaki origliava, e poi il mattino dopo andava da Tanabe con finta casualità e gli spiegava cosa intendesse Takahata la sera prima. Aggiungendo sempre: "ma non dirgli che te l'ho detto io". Suzuki sostiene che benché Miyazaki, dopo il disastro di Yamada-kun, avesse giurato di non voler mai più realizzare un film così, alla fine fosse proprio lui a voler vedere più di tutti un nuovo film di Takahata. E qui aggiunge che Miyazaki dice: "A essere sopravvissuto negli staff di Takahata io sono l'unico". Suzuki ricorda sempre che per spingere Takahata alla realizzaziome bisogna stargli dietro 24h al giorno. Questo lo diceva anche nel dietro le quinte di Kaguya, e in "Il regno dei sogni e della follia", riferendosi ai tempi di Hotaru no Haka. Il fatto sembra essere che il modo di elaborazione del pensiero di Takahata è dialettico. Lui elabora e ordina i suoi pensieri discutendo. Volendo, è un po' come il mio scrivere certi post sul forum, suppongo. In ogni caso questa cosa torna molto con quel che diceva Ootsuka Yasuo "Miyazaki era il catcher di cui Takahata aveva bisogno come pitcher". Probabilmente l'iperattivo Miyazaki è sempre stato l'unico ad avere energie sufficienti per smuovere Takahata. Lo stesso Miyazaki ha raccontato negli anni vari aneddoti in merito, con lui agitato e Takahata sonnecchioso, ma non credo si tratti di semplice pigrizia - anche se notoriamente Miyazaki dice che Takahata discende non dalle scimmie, ma da un bradipo gigante. Aggiungedo però che i bradipi hanno spaventosi artigli. In ogni caso, per "convincere" Takahata a fare Kaguya, Nishimura andava a parlargli a casa 10 ore al giorno, per 18 mesi. Ma Suzuki ricorda che già quando lo conobbe all'inizio, per una prima intervista ai tempi di Chie, l'intervista fu tutta una provocazione. Da cui nacque una frequentazione assidua, quotidiana. E alla fine, già a quei tempi, Takahata disse "mi hai aiutato a ordinare i miei pensieri". Suzuki conclude che Takahata era probabilmente oscillante tra l'istinto di aitodistruzione e il desiderio latente di affetmazione tipico dell'artista. Il che torna PERFETTAMENTE con quanto dichiara Miyazaki nel dietro le quinte di Yamada, quando dice che Takahata è essenzialmente nichilismo, che i ricordi tragici delle esperienze belliche tornano ancora a visitarlo e lo guidano verso l'autodistruzione, così tutte le persone accanto a Takahata si sfiancano per evitare che lui si autodistrugga. In effetti, lo stesso Suzuki nell'intervista dice che non sa se il carisma di Takahata fosse frutto di vero talento o altro. Così come Tateno Hiromi diceva che non sapeva più, tra Miyazaki e Takahata, chi fosse la luce e chi l'ombra. Chiaramente nell'articolo c'è molto altro. Possibilmente vedrò di proseguire un altro po'. -
Sempre Takahata, ricordi e memorie, ancora Taeko e Kaguya, otaku e hikikomori, e le mutande di Mimiko e Kiki
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Lo Quello che riporta Garion è vero, perché è un dato di fatto. Altra cosa nota e verificata dalle voci degli interessati è che i lavori di Mononoke Hime furono moltopesanti (eufemismo) per gli animatori. Celebre è la riunione in cui, per far fronte ai ritardi, Miyazaki chiede *esplicitamente* ai collaboratori di "rinunciare alla propria vita privata, in un ultimo sforzo produttivo - per poter poi così raccontare in futuro quanto fosse duro realizzare dei film animati interamente a mano" (anche le finiture essendo fatte a mano, Mononoke Hime ultimo caso in Ghibli). Inerentemente all'articolo linkato da Godai, lo stavo studiando da un paio di giorni. Ovvero, stavo studiano la fonte (citata nell'articolo), un'intervista di Suzuki Toshio pubblicata dentro a un libro su Kaguya-HIme no Monogatari. Seguendo il link nell'articolo inglese, si trova l'intervista in questione. Tre parti per otto pagine in totale (2-3-3). L'ho letta tutta. Devo dire che l'articolo inglese non mente, ma riportando fatti sporadici e usando la traduzione in modo a volte un po' discutibile enfatizza il lato drammatico di un discorso che personalmente "sento" con la voce e l'incedere di Suzuki, e il suo modo di raccontare cose molto "generali" tramite episodi particolari. Non è semplice, secondo me, leggere correttamente quell'intervista. Io lo sto facendo perché sto scrivendo un mio saggio lungo su Takahata - ovvero sugli ultimi suoi cinque film. Il mio concetto di "fonte" è molto stringente, perché la mia logica esegetica delle fonti è di formazione giurisprudenziale. Quindi per me è: 1) viva vox dell'interessato 2) testo scritto dall'interessato 3) trascrizione della voce dell'interessato 4) viva vox di persona molto vicina all'interessato 5) testo scritto di persona molto vicina all'interessato 6) trascrizione della voce di persona molto vicina all'interessato ----------------------------- tutto il resto non mi interessa. Libri scritti da altri, o che, sono per me zero. Le loro fonti, se dichiarate, hanno per me valore solo se posso verificarle in prima persona e rientrano nei miei livelli 1-6. Quindi per me questa fonte è valida, perché è di livello 6. Quello che dice Suzuki nell'intervista va a incrociarsi con molte cose. I "dietro le quinte" di tutti i film Ghibli fatti da Takahata, più quello che dicono ancora Suzuki, Miyazaki e altri in varie sedi video, audio e testuali. Ci sono parti dell'intervista molto interessanti. Soprattutto perché essendo stata raccolta a posteriori della morte del regista, sembra molto un "vuotare il sacco". Magari scriverò qualcosa in seguito, mi aiuta ad ordinare le idee e a elaborarle. :-) Frattanto, la parte su Kondou Yoshifumi è questa: 「高畑さんは僕のことを殺そうとした」 どんな人の人生にも功罪両面があるし、映画監督という仕事をしている以上、いつもいい人でいることはできません。人の人生を変えてしまうこともあるし、ときには恨まれることもある。とくに高畑さんの場合、いい作品を作ることがすべてであって、その他のことにはまったく配慮しないでした。よくいえば作品至上主義。でも、そのことによって、あまりにも多くの人を壊してきたことも事実です。 『火垂るの墓』の作画監督を務めた近藤喜文もそのひとりでした。最初で最後の監督作となった『耳をすませば』のキャンペーンで仙台を訪れた日の夜、高畑さんのことを話しだしたら、止まらなくなりました。「高畑さんは僕のことを殺そうとした。高畑さんのことを考えると、いまだに体が震える」。そう言って2時間以上、涙を流していました。彼はその後、病気になり、47歳で亡くなってしまいます。火葬場でお骨が焼き上がるのを待つ間、東映動画以来、高畑・宮崎といっしょに仕事をしてきたアニメーターのSさんがこう言ったんですよ。「近ちゃんを殺したのは、パクさんよね」。瞬間、場の空気が凍りつきました。ある間をおいて、高畑さんは静かに首を縦に振りました。 Anche se ho letto tutto l'articolo di otto pagine, chiaramente non l'ho tradotto "finemente" come per una pubblicazione. Però, provo qui ad arrangiarvi una traduzione scritta quel pezzetto. :-) Chiaramente, non si parla di un singolo evento. Di un tentativo assassino. Si parla del fatto che la lunga collaborazione di Kondou Yoshifumi con Takahata Isao abbia "consumato" il primo. Kondou Yoshifumi è stato colui che ha sostituito Miyazaki Hayao nell'essere il "braccio" di Takahata Isao, direi a partire da Akage no Anne. Online si trovano da sempre gli elogi funebri rivolti a "Kon-chan" sia da Miyazaki che da Takahata, ai tempi del suo funerale. Inerentemente all'intervista di Suzuki, invece, si cita che Miyazaki dice "Ad essere sopravvissuto NELLO STAFF di Takahata, sono solo io". Questa cosa viene molto elaborata. Emerge chiaramente la figura di un regista, Takahata, che chiede moltissimo ai suoi collaboratori sia dal punto di vista lavorativo, che dal punto di vista psicologico. Quello che dice Suzuki "torna" perfettamente con quanto aveva già detto soprattutto Miyazaki in altre sedi. Se possibile, vedrò di dare seguito in questa sede. :-) -
Credo ci sia un limite oltre al quale il (presunto) fasto grafico diviene rumore visivo, e ostacola la comunicazione. Almeno per me, c'è. E per Miyazaki Gorou, anche.
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Disse qualcosa di simile, e non ne era felice, anche Quentin Tarantino. Aveva a che fare con ficcare il suo pene in un N.E.S. - iirc. ^^ (sempre scusandomi per il delay sul mio vero reply)
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Prima di rispondere seriamente a Shuji, che ringrazio per il bel dialogo, ci terrei a rimarcare che l'intervista che ho citato è stata rilasciata da Takahata nel 2008. Direte "ma lui era anziano comunque". Vero. Ma sappiate anche che la filastrocca/canzone chiave di Kaguya-Hime l'aveva composta lui di persona usando Vocaloid. ^^ E che l'uso del digitale in Ghibli l'aveva introdotto lui con Yamada-kun.
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Senza dubbio Kenshiro first OP version!
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Takahata Isao disse: I cartoni animati sono film composti da disegni, quindi il pubblico sa bene che ciò che vede sullo schermo non è reale. La percezione istintiva di questo stimola un meccanismo psicologico da parte dello spettatore, che vuole immaginare la realtà anche se è ben conscio che ciò che sta guardando sono solo disegni a colori fotografati in sequenza. E’ proprio grazie a questo desiderio dello spettatore che un cartone animato spesso riesce a essere più realistico di un film con attori in carne e ossa. Basti pensare anche solo alle storie fantastiche: un cartone animato risulta comunque sempre più credibile di un film ‘dal vivo’, perché il disegno amalgama le singole componenti della storia in maniera molto più efficace, permettendo al pubblico di accettare facilmente vicende altamente improbabili. Quando una storia è disegnata, arrivare alla sospensione dell’incredulità è decisamente più semplice. I film con attori, invece, forniscono al pubblico l’impressione che quello che viene proiettato sullo schermo sia ‘vero’, e perciò la mente razionale è portata a giudicare ogni singola scena con maggior severità. Quando si decide di realizzare un film, è bene scegliere il mezzo giusto (animazione o attori) pensando a questo meccanismo psicologico inconscio del pubblico, in modo da ottenere la maggiore efficacia per il tipo di storia che si desidera raccontare. Infatti credo che tutti i film live tratti da manga e anime siano proprio una cosa concettualmente sbagliata e fallimentare nel senso proprio del termine. E' una questione di funzionamento della sospensione di incredulità legata alla portata intrinseche di surrealismo e simbolismo del medium, secondo me. (per Takahata era anche la ragione per cui lasciando dei "gap" espressivi nel disegno si forzava il subconscio dello spettatore a "riempirli", rendendo l'esperienza della visione meno passiva - cfr Kaguya)
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Sto leggendo IRO IRO, di Giorgio Amitrano, un libro molto bello che consiglio a tutti voi. Chi ha letto qualcuno dei miei sproloqui qui o lì forse saprà con quanta diffidenza (eufemismo) io guardi ai libri "sul Giappone" scritti da occidentali, e con quanta diffidenza (eufemismo) io guardi ai libri dei sapientoni dell'accademia, specie nostrana. E' quindi con vera gioia che ho verificato IRO IRO essere un libro di vera, colta e personale divulgazione, scritto da uno specialista del settore e della cultura del settore che tuttavia parla come il più genuino degli appassionati. Ancora non ho trovato un difetto in questo libro - anzi, forse non mi piace troppo il font con cui è stampato. E questo esaurisce la lista dei difetti. La lista dei pregi, invece, è nutritissima. L'autore, palesemente un grande amante e onestissimo conoscitore della cultura, della società, della realtà giapponese, ne affronta le spigolature senza alcun preconcetto di sorta. Senza mai sbilanciarsi verso visioni saccentemente accademiche, o scioccamente entusiastiche, o spocchiosamente critiche, senza mai neppure rischiare di fare nulla di tutto ciò, Giorgio Amitrano racconta delicatamente ma intensamente la sua decennale esperienza col Giappone, passando da aneddoti personali a spaccati letterari a visioni cinematografiche, esprimendo gli uni nel paragone degli altri, esprimendo quella legiadria pregna di significato che è propria dell'intellettuale vero, ovvero l'intellettuale per cui la cultura è materia intima, non esercizio retorico. Ci sono pagine stringate magari solo introduttive o tangenziali a un capitolo che valgono, dico davvero, interi testi specialistici di studi sociologici e psicologici. Ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere il professor Amitrano in occasione della recente rassegna cinematografica dedicata a Takahata Isao tenutasi in seno al Festival dei 2Mondi di Spoleto, dove eravamo entrambi relatori. Posso spassionatamente dire che la personalità del professore è perfettamente rappresentata dal suo libro. Ed è davvero bello vedere un accademico così affermato saper distinguere, anzi insistere, sulla differenza tra fatti e opinioni, e difendere l'obiettività dei fatti con una forza pari alla delicatezza con cui introduce la soggettività delle opinioni. Così dovrebbe essere, sempre. Per la cronaca, ho schiettamente chiesto al professore cosa pensasse de "Il crisantemo e la spada", e anche lui lo considera a tuttora un testo fondamentale, straordinario e veritiero - a tratti insuperato sulla realtà della mentalità giapponese. Non a caso, anche Ruth Benedict ebbe la sensibilità di leggere la cultura di un popolo scritta tra le righe della sua letteratura, e i conti tornano. Abbiamo poi parlato di Miyazawa Kenji, autore molto caro a Giorgio Amitrano, e per validissimi motivi. Ancora una volta, consiglio la lettura di IRO IRO a tutti coloro che fossero interessati non a epifaniche rivelazioni pseudoscientifiche, ma a pagine di genuina e sentita verità sulla cultura, il popolo, la società giapponese.
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FLCL 2016 -TURNER/PRODUCTION I.G.-
topic ha risposto a Shito in una Tetsuo nella sezione Anime & Manga
"NEVER KNOWS BEST" era scritto sulle sigarette che fumava Mamimi. Quindi FLCL2 è la contaminazione al femminile della postmodernità. In effetti c'era un po' già in DieBuster, ma lì le femmine erano ancora moderne, solo i maschi erano postmoderni. Qui invece c'è la moratoria di crescita delle ragazzine di K-On che diviene conscia e patita. Woah. Abbiamo superato le fujoshi. L'otakuzoku femminile si è androginizzato, andando oltre la "rivoluzione molle2 di cui parlava Ootsuka Eiji. Un altro passo verso la fine, huh? La doppiatrice americana di Haruko è seriamente in gamba a seguire la vocalità della Shintani, btw. E il tutto fila. Sembra un anime. Di oggi. In inglese. Ho la sensazione che da quelle parti stiano "andando avanti" nella comprensione di certe cose, mentre noi qui siamo ancora con Mazzinga e i girellari. Ma che bravi che siamo. -
Mary to majo no hana (Studio Ponoc)
topic ha risposto a Shito in una genbu77 nella sezione Anime & Manga
Infatti il vero problema della ridicola ricerca del fantomatico "erede mi Miyazaki" non è che non si possa crearlo, è che non può avere alcuna ragion d'essere. Miyazaki Hayao è un artigiano anziano figlio della sua epoca. e trovare un "giovane" che faccia le cose che faceva "un vecchio" crea quella cosa nauseabonda che si chiama: manierismo. -
RyoGo Vs. Bancioclick Vs. Dementi Vs. Subber : Fatal Four Way
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione Anime & Manga
Per RyoGO: devo averlo scritto da qualche parte, o forse Garion, ma io per primo non starei a ricercarlo, quindi certo non pretenderei lo facessi tu: Takahata usa una lingua giapponese spesso molto, molto più articolata e elaborata di Miyazaki - solo che se la complessità di quella usata da Miyazaki è legata al suo uso un po' "da nonnertto" e un po' "fantasiosa" della lingua, la complessità dei testi di Takahaha è legata alla cifra stilistica. In Sen to Chihiro hai Kamaji che fa fare l'engacho a Chihiro, e la doppiatrice (giapponese) non capiva il senso, e il direttore di dopiaggigo diceva a MIyazaki "nessun bambino potrebbe capirlo" - è una cosa degli anni '60, ma Miyazaki non ha cambiato una virgola. Per capirci, eh. Per contro, a parte che in PoroPoro hai Taeko che "racconta2 di quando chi toccava Abe faceva poi l'engacho e manco c'è una scena a far vedere cosa sia, devi immaginare che -che so- gli ultimi due versi della "canzone della ninfa" (la "versione lunare" della filastrocca dei bambini) in Kaguya riprendono un poema dell'Ogura Hyakunin Isshu - testualmente. In quel film, la narratrice parla con la precisa lingua del testo del Taketori Monogatari, ovvero la lingua dei mukashibanashi - che in Giappone ci si fan corsi universitari appositi, volendo. In Ponpoko, i tanuki usano il lemmario dell'ANPO (socialismo operaio giapponese), che a sua volta era tratto da quello della rivoluzione francese. E' per questo che ho fatto parlare di "Grande Assemblea" (al Tempio Manpuku). Ah, "Manpuku" vuol dire "satollo", ma quel tempio (e la sua canzocina) sono tutte riprese folkloristiche precise, puntuali, come le Stelle Gemelle di cui Miyazawa Kenji, e tante altre cose che ho scovato, e dio sa quante io stesso non avrò trovato. In PoroPoro, persino le canzoni che si sentono IN SOTTOFONDO alla scena dello schiaffone a Tabimba sono vere, le ho trovate tutte. Anche il nome del programma radiofonico è reale, anche il nome del conduttore è citazionistico (era il coduttore del programma rivale, invero), e tutte le canzoni sono messe in significato distonico sulle scene, mica a caso! Takahata era un mostro d'intelletto, cultura, E perfezionismo. Compreso e accettato questo, bisogna sempre poi aggiungere che se una cosa è giapponese, sia anche semplice, una volt che la traduci fedelmente non sarà altrettanto "spontanea" in italiano, perché è giapponese tradotto in italiano. In Giappone se chiedi una cosa a tavola e tua madre te la passa ringrazi dicendo "scusa". Non è che quello "scusa" vada "tradotto in italiano" con "grazie". Perché gli italiani ringrazierebbero dicendo "grazie", ma i giapponesi ringraziano dicendo "scusa", e questa non è lingua, o traduzione: è una differenza culturale. E quella non va tradotta, va preservata. -
Mary to majo no hana (Studio Ponoc)
topic ha risposto a Shito in una genbu77 nella sezione Anime & Manga
Oppure, sempre suggerimento per Nishimura: "perché io insistevo che Kaguya sarebbe stato l'ultimo capolavoro di Takahata Isao, e così è stato, quindi mi sento responsabile". -
Mary to majo no hana (Studio Ponoc)
topic ha risposto a Shito in una genbu77 nella sezione Anime & Manga
Invia subito il suggerimento all'indirizzo della Ponoc. -
Mary to majo no hana (Studio Ponoc)
topic ha risposto a Shito in una genbu77 nella sezione Anime & Manga
Beh, proprio Nishimura ha impiegato un anno e mezzo per dare risposta a quella domanda posta da chi tu sai. ^^ -
Sempre Takahata, ricordi e memorie, ancora Taeko e Kaguya, otaku e hikikomori, e le mutande di Mimiko e Kiki
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Trovata un'immagine decente della locandina/poster in questione: https://pmcdeadline2.files.wordpress.com/2018/04/grave-of-the-fireflies.jpg direi che non c'è nulla d'occulto, perché in qualità normale è tutto palese. Che ci sia la sagoma del bombardiere, che ci siano lucciole che salgono e lapilli che cadono. -
Mary to majo no hana (Studio Ponoc)
topic ha risposto a Shito in una genbu77 nella sezione Anime & Manga
Realisticamente: Nishimura è stato il producer di Takahata Isao su Kaguya. Cosa aspetta a convincere. obbligare, ricattare Miyazaki Goro a tornare alla regia? Ah, sì, un team-up con Kawakami di Dwango... -
[Memorie di Animage] La grande avventura di Hols il principe del Sole, era un "anime".
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Oddio...cerchiamo di non tirargliela eh !........ ......... Sono cose dichiarate. Come data prevista di uscita c'è 202X. ^^ Inoltre, ora è morto Takahata, cosa che potrebbe impattare molto sul kouhai, ma non so in che modo.