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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    I film di Mamoru Hosoda

    Ultimo post della pagina prima aggiornato! :-)
  2. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Capisco il punto. Sul genere, ma secondo me con ben altro interesse psicologico, ho apprezzato alquanto "Big eyes". Che, tra le righe, era anche la storia della massificazione della riproduzione artistica, alla faccia del buon vecchio sopravvalutato Andy.
  3. Ah, trovato anche questo: sempre per dire quanto in realtà fosse evidente la sagoma di quell'aeroplano in questa locandina, quando di recente si millantva una "sensazionale scoperta OMG segreta"...
  4. Shito

    Conan, il ragazzo del futuro

    Monsley infatti è quel che sarà Kshana, di cui Anno Hideaki si innamorò sino a fare Nadia e Asuka. :-) Nella dicotomia miyazakiana tra le rori pure e purificatrici e le donne sporche ma patwticamente amabili, perché hanno durato la vita, c'è uno strettissimo territorio di fanciulle giovani ma già avviate sulla via dell'abbruttimento, eppure ancora ancora recuperabili, per un pelo. Monsley ne è il prototipo e anche il più splendente esemplare. Nella versione e-konte, Kshana avrebbe tirato fuori il feto del SoldatoTitano dal suo sacco amniotico e sarebbe lei stessa rimasta imbrattata di sangue come una partoriente. Anno si rammaricò molto che non si potesse fare questa scena, che nelfilm viene lasciata dietro le quinte, e che la fine del figlioletto sia stata "depotenziata" (era previsto uno show più spettacolare). Ma Mirai Shounen Conan è davvero il capolavoro seriale di MIyazaki Hayao e il suo mentore animatore Ootsuka Yasuo. Ed è mirabile, perché è il punto di svolta con cui lui in qualche modo chiude il lungo apprendistato con Pakusan e inizia a fare le cose fantasiose e banbinesche che voleva fare da sempre, ma comunque "sporcato" da quella volontà di seria significanza che aveva tratto da Pakusan, da Hols, da Hilda, da Heidi.
  5. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    No Godai, non ha avuto un impatto così profondo. Stai prendendo l'effetto per la causa. E' solo che in quella scena è chiaramente espresso il motivo per cui i giapponesi sono fissati "kodawaru" con i pinguini. Perché i pinguini, specialmente nella varietà "pinguino imperatore", sono l'animale che in Giappone rappresenta la familiarità nucleare nella loro etologia. Voglio dire, se non si ha presente questo, che senso ha "Mawaru PinguDrum"?
  6. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Se mai non vi fosse chiaro, lampante, perché i giapponesi -soprattutto certi autori giapponesi- sono "fissati" (kodawaru) con i pinguini, specie il pinguino imperatore: https://youtu.be/v0-CVzgOQyI?list=PLcRf_eFgPw2tL4Ykv3O0XbcRP6WFnwzAB&t=2063 Bisogna passare per lo zoo con la neve sparsa, un litro di lacrime perse nella pioggia, atassia spionocerebellare, famiglia nucleare. Affetto.
  7. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    Non per l'Abbagnano di parecchi anni fa, ma non mi stupirebbe che quella resa fosse alquanto "adattata" a "intendimento". :-)
  8. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    E' impossibile spiegarlo a chi non potrebbe accettarlo. La loro "scelta" è tra l'autoinganno e l'autodistruzione. L'autoinganno è un meccanismo di difesa subconscio dinanzi alla precognizione di disperazione autodistruttiva. Nessuno fa il proprio male volontariamente (cit.) Ogni amore puro e sincero è pietà (cit.)
  9. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    Sicuramente sì, il senso di "esclusione" dal cerchio magico della felicità (sociale). Alla fine è ciò di cui -assai maldestramente- cercava di parlare anche Marnie di Yonebayashi: se non elabori i tuoi traumi non ti sentirai a posto con te stesso, quindi non ti sentirai a posto con chi ti è vicino, quindi non ti sentirai ma a posto con nessuno. E' impossibile frsi accettare dal prossimo se non ci si accetta in primis. Il vero problema è che la gente di oggidì, nella solitudine vestita con l'abito bello che si chiama "indipendenza", tende piuttosto a cercare l'accettazione altrui per trovare la propria autoaccettazione poi. Ma è impossibile.
  10. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    A me sembrano sempre e solo le grida disperate di un autore che non riuscendosi a sentire parte di qualcosa, cerca delle cause, dei motivi, delle soluzioni, delle cure iperdrammatiche.
  11. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    This is so gay. Oh, wait...
  12. Shito

    I film di Mamoru Hosoda

    Certo quel manifesto nelle città giapponesi era veramente un "picture in picture", quasi uno squarcio di realtà dentro la realtà. Cose da Magritte, davvero. Una potenza comunicativa poderosa.
  13. Shito

    Pixar, la discussione bidimensionale

    Sì, quindi direi che "è safe per me", prendo nota. Per Toy Story 3, la mia consorte mi ha fatto capire che uno dei temi è il "senso identitario dell'appartenenza", quindi giustamente mi ha detto "off limits per te".
  14. Shito

    I film di Mamoru Hosoda

    Provo a ricreare il post mangiato dal calamaro. Dicevo che, al di là della mia personale avversione per i film di Hosoda Mamoru (dato irrilevante), credo che come regista Hosoda Mamoru sia quanto più un grande bluff. Quello che ritengo, in effetti, è che questo bluff sia nato a seguito del successo -in patria sua- del film Toki wo Kakeru Shoujo. Il successo al botteghino giapponese di questo film, che di fatto "lanciò" il suo regista nell'allora nascente mercato degli anime al cinema con l'abito buono, fu secondo me dovuto a due principali fatti, entrambi NON dovuti al regista. Il primo fattore: il soggetto. Il soggetto di TokiKake, il suo contenuto, è quello di un romanzo fanta-adolescenziale, quindi un romanzetto di crescita femminile con elementi SF. Fa molto nostalgia, l'età della giovinezza che passa, stand by me al femminile e cose, tutta roba molto zeitgeist. Si aggiunge il fatto che, trattandosi di un soggetto ripreso a mo' di pseudo-sequel/remake/reboot di un passato "piccolo classico televisivo", l'effetto nostalgia si moltiplica. Fu una fortunatissima congiuntura. Di recente ci hanno riprovato pari-pari con Fuochi d'artificio, vanno guardati da sotto o vanno guardati di lato?, ma non so se siano riusciti a bissare il piccolo boom. Il secondo fattore fu questo: (cliccatelo per vederlo in grosso) Ora, questo manifesto, opera di Sadamoto Yoshiyuki, non solo è (a mio dire) un capolavoro assoluto, ma è perfetto. Segue breve analisi critico-artistica. Al colpo d'occhio spicca l'iper-realismo del fondale giapponese urbano contemporaneo. I più attenti avranno già pensato che quella è una delle chiavi del successo di Kimi no Na ha. E infatti. Si tratta di un elemento stilistico non certo tipico della cifra di Hosoda Mamoru, ma di quella di Shinkai Makoto. Tuttavia, come già Takahata Isao ebbe a rimarcare, uno dei grandi potenziali dell'animazione risiede nella sua INTRINSECA "selezione" rappresentativa scenica: per quanto un disegno sia realistico, non è la realtà. Né fotografata, né filmata. Indi l'autore, anche subcosciamente, seleziona quali elementi della realtà mantenere nella sua riproduzione, e quali elementi purgare. Questo fa sì che la riproduzione disegnata, soprattutto se realistica, sia in realtà una forma di idealizzazione. E questo Takahata lo diceva già ai tempi di Jarinko Chie, quindi ben prima di quel 1988 quando due film al cinema con un solo biglietto furono (giustamente) considerati la "scommessa di fare film animati sul Giappone contemporaneo". Ma ancora, questo sarebbe uno dei segreti del successo di Shinkai, non di Hosoda. Torniamo quindi ad analizzare quel manifesto di Sadamoto, il segreto (secondo me) del successo di TokiKake. Al primo impatto colpisce il realismo grafico dello scenario. I cavi elettrici, nella prospettiva della salita, quasi si confondono sfumando. Tutto disegnato. Ma c'è anche una certa, ricercata banalità dello scorcio. Non siamo di fronte a monumenti, neppure a palazzi famosi o a grattaceli scintillanti: un anonimo passaggio a livello di un'anonima prima periferia di un anonimo centro urbano, si direbbe. Per chi ha presente quel tessuto, in Giappone. La seconda cosa che colpisce è chiaramente il soggetto in primo piano: la shoujo, la joshikousei. Fanciulla, studentessa. La giovinetta del caso. Ha uno stile un po' androgino - capelli corti, nessun cenno di frivolezza, ma sembra arrossire. Tiene la sua borsa con due mani, come a "tenerla salda". Tipicamente: una sportiva un po' maschiaccio che arranca nello sbocciare, o meglio nell'incalzare, della sentimentalità femminile? I conti con i cliché tornano, e gente molto brava come Adachi Mitsuru lo sa bene. Le età di mezzo, le età di passaggio, sono quelle che da sempre più segnano e attraggono la sensibilità di un certo pubblico, giapponese soprattutto. Però non solo, perché a ben vedere, a ben guardare il manifestro, lei si sta voltando verso di noi. E' in torsione, si è voltata per guardarci alla sue spalle, e ci sta guardando seria. Sembra interdetta, sembra come a un bivio e... ehi! Ma dietro di lei c'è un tizio che, palesemente, se ne sta andando. Quindi lei che fa? Sta per voltarci le spalle e per seguirlo, oppure si è voltata per darci un ultimo sguardo mentre già lo seguiva? Di là comincia la salita. Di là c'è il suo avanzamento, il futuro? Quindi di qua, dove siamo noi, c'è il suo passato? La terza cosa che si nota (perché è A SINISTRA del soggetto, quindi per un giapponese è DOPO il soggetto): il titolo. Toki wo Kakeru Shoujo. La shoujo la vedo. La ragazza che attraversa il tempo. Ehi, ma... c'è un passaggio a livello. SI STA CHIUDENDO! I segnali luminosi sono rossi. Lui è già di là. Lei che fa? Allora è proprio in un "rito di passaggio", cavolo. Lei deve attraversare il passaggio a livello, il treno sta per passare... ah, aspettate... c'è la catchcopy in alto a destra, vediamo cosa dice... ...(la quarta cosa): "Non si può aspettare. C'è il futuro." Wow! Quindi deve essere proprio una storia sulla crescita di questa ragazza. Una cosa seria. Lei sembra seria. Sembra avere sulle guance l'imbarazzo della giovinezza, ma nel suo incedere sembra avere la spinta del tempo che corre e non lascia attese. Allo svincolo tra amicizia e amore? Asakura Minami, una sorta di idol generazionale (in Giappone), e una quasi pletora di altre protagoniste quasi identiche a lei (ma non fa niente) sanno bene di cosa parlo. In ogni caso, sembra una cosa interessante. E sembra una cosa vera. Il tocco di classe, ciliegina sulla torta, è che il tutto torna col concetto di "ROAD SHOW", scritto sotto: "al cinema", per noi - ma qui la letteralità dell'inglese/giapponese fa ulteriore gioco, no? Sembra proprio dire: non ce lo si può perdere. Secondo me tutta questa comunicazione decretò il grande successo del film, quando il pubblico dei film anime con l'abito buono era deluso per quel Ged Senki che fu un comprensibile flop. Quell'estate, in Giappone, c'era il desiderio di un altro bel film animato al cinema. Per me il film, dico TokiKake, è comunque una schifezza. Perché alla fine era una stupidata dove l'elemento sci-fi rovinava persino quello di verità adolescenziale (crescita), introducendo un sacco di random.Ma questo non conta nulla. Il manifesto sarebbe da appendere in casa come un'opera d'arte a prescindere. Da lì il regista è stato produttivamente supportato alla realizzazione di altre pellicole che, sono convinto, in realtà hanno mostrato nient'altro che i suoi limiti di giocattolaio. Film pieni di baracconate e pupazzetti intessuti in storie pretestuose e pretenziose che avrebbero voluto spacciarsi per emotive, intense e psicologiche. In effetti l'ideale per l'attuale generazione di "giovani adulti" (ossimoro), a pensarci... [applausi per il chade Y.S. qui in veste d'illustatore, lavvode il regista del caso riesce invece sempre a frustrare il suo design animato, a mio dire]
  15. Shito

    Pixar, la discussione bidimensionale

    Up per chiedere agli edotti: partendo dal presupposto del messaggio sopra, The Incredibles 2 secondo voi è safe per me?
  16. Shito

    I film di Mamoru Hosoda

    Avevo scritto una lunga, argomentata risposta, ma il Magic Mouse di questo Mac, un mouse che io chiamo "Ika", me l'ha mangiata. io detesto il sushi di calamaro. Queste tre righe sono un civile sfogo di frustrazione,
  17. Shito

    I film di Mamoru Hosoda

    E' sempre un regista che ama i film Disney, eh. Ti aspetti altro che bambinate? Non ha fatto altro, dai tempi dei Digimon - i suoi esordi.
  18. Shito

    Yamato Video - News

    Ah wow. Ma la nuova serie qui non si è vista solo in simulcast? In che modo si sarebbe accavallata a un'uscita BD di un lungometraggio vecchio di quanto, quasi due decadi?
  19. Shito

    Yamato Video - News

    Domanda a voi che seguite le uscite: ma poi il BD del film di Sakura, sulla cui produzione aveva rimesso mano la mia amica Nausicaä Piccolo, si è visto in commercio?
  20. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    Sembra di nuovo una storia di fuga dal senso di inaccettazione sociale. Calimero again.
  21. Però è uno scemo, perché nella classicità c'erano molte più statue di foggia maschile che femminile. ^^; Volendo fare un discorso storico-artistico-antropologico (la lettura antropologica è per me il valore primario della storia dell'arte), semmai vale la pena notare che in genere le statue femminili rappresentano la donna "in quanto tale" (statica o stante), mentre le statue maschili rappresentano l'uomo nella sua azione (dinamico), si essa azione sportiva o belligerante (anche mitologica). Questo prima dell'omosessualità statuaria di cui il modello è il meraviglioso Antinoo, e poi le riprese romane in figure d'Apollo a posteriori, di spoglio o meno. Ancora più interessante è che nell'arte pittorica la cosa in genere si inverta, come Aby Warburg ebbe mirabilmente a notare nel comporre il suo "atlante" chiamato, mica per niente, Mnemosyne - ninfa della parola e della memoria. Del logos, se ci piace. Però, caro Garion, ti aspettavo al varco con certe citazioni tominiane, piuttosto. ;-)
  22. "Se non impugno una spada non posso difenderti, se impugno una spada non posso abbracciarti."(cit.) "Distante difenderò dunque te nella nostra casa e la prole che vi genererai, e se potrò lì tornerò, da te". Questa è quella di Cosenza, l'altra è a Roma, ma in ogni caso ci passo dinanzi parecchi minuti (nell'ordine delle due cifre) ogni volta che posso. Amavo la versione dipinta, fin dalle scuole medie, ma quella scultorea ancor più. Perché in questa solo lui è manichino, lei è persona viva.
  23. Hai presente: ? Guarda che tutto il discorso che stai facendo su Orihime è esattamente il cliché del cliché del cliché. Da che mondo è mond... ehm, da che manga è manga, il "potere" della donna è la sua sensibilità, da cui la sua capacità di accettazione. Credo dai tempi di, mmmh. il Kojiki, sì. Tipo Susano-Ou e Amaterasu Omikami. XD L'uomo protegge (combattendo), la donna accetta (esistendo). L'uomo combatte per proteggere la donna alla cui accettazione desidera poter tornare. L'uomo è la missione, la donna è il ritorno a casa. Perché la donna è ella stessa il luogo dell'anima a cui tornare. E' ancestrale, credo. Suppongo sia la versione "sana" del desiderio di ritorno all'utero, di regressione. L'uomo può amministrare la morte (guerra) perché la donna amministra la vita (procreazione). Shitarello's bottom line: "parità e uguaglianza sono concetti completamente diversi". E' per questo che mi piace la narrativa/sociologia/psicologia giapponese. :-)
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