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Shito

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  1. D'altro canto come probabilmente saprai Mononoke è il "finale" di Nausicaä, nel senso che è il film realizzato con lo stato mentale del Miyazaki Hayao "quando ha concluso il manga di Nausicaä". Al di là dei pur presenti parallelismi di ruoli e personaggi, è proprio il punto d'arrivo dell'evoluzione del pensare/sentire iniziato con Nausicaä (prim volumi del manga & film). La tomba delle lucciole è prezioso nella sua genuinità, che è quella che mi sono sforzato di preservare nel ridoppiaggio (obv). In teoria questo serve, come per il ridoppiaggio di Mononoke, a permettere/consentire una lettura onesta dell'opera - che poi per me è l'unico scopo di ogni traduzione/adattamento/doppiaggio/localizzazione. Takahata è interessante sotto molti aspetti. E' una persona dalla mentalità realmente artistica - non lo dico (solo) io, sono parole di Suzuki Toshio: "Alla fine, Miyazaki è un intrattenitore, Takahata è un artista" (cit. 2014) Puoi seguire, nella produzione di Takahata Isao a marchio Ghibli, la sua evoluzione stilistica, che va dalla ricerca del realismo "nello stile anime classico" (ligne claire, cel anime) con La tomba delle lucciole prima e poi culminato con Ricordi a goccioloni, quindi l'utilizzo di diversi livelli di rappresentazione simbolistica (e quindi graficamente surrealista) con Ponpoko, dove ha iper-realismo / anime style / comic cartoon style - che si avvicendano nelle varie scene. Con Yamada il regista sperimenta l'impossibile (nel senso che lo si riteneva davvero impossibile), ovvero animare non i cel (douga, i disegni "rifiniti" [shiage] - ovvero chinati e colorati), ma i disegni a matita stessi: genga e nakawari. E' una cosa che era impensabile e credo lo sia ancora, anche se chiaramente non è banale apprezzare il concetto e il risultato di quella pazzia - per uno come me che ama i disegni preparatori degli affreschi più degli affreschi finiti, perché l'intensità espressiva del disegno originale è maggiore (proprio come dice Takahata per gli anime), la cosa è poderosa. Poi con Kaguya si può dire che questo stile da sperimentale abbia trovato una sua canonizzazione, ed è ancora più incredibile. Dal punto di vista estetico e stilistico, seguire l'evoluzione della produzione di Takahata è davvero intenso. Contenutisticamente, a parte la cifra culturale sempre presente, secondo me i suoi temi portanti sono sempre due: "Non si deve fuggire!" (cfr. thread omonimo) e "Vivere nell'incedere della modernità", che poi è un corollario di "Non si deve fuggire!". Anche Hols, in fondo, può iscriversi nel filone del: "Vivere nell'incedere della modernità", perché come già Natsume Souseki aveva avuto a rimarcare brillantemente in Kokoro, quando le condizioni materiali migliorano, allora gli uomini diventano individualisti, quindi perdono gli affetti ed eventualmente vanno incontro alla rovina. Chiaramente, proprio nel momento del boom postbellico, hols aveva ben a parlare della necessità di una "socialità" e "affettività" nella società, nella comunità, nella vita umana. Infatti si vede a che punto siamo arrivati. Ah, se mai lo completerà, il nuovo film di Miyazaki padre si intitolerebbe "Voi come vivete?", tratto da un omonimo manga. ^^
  2. E' un po' un OT, ma credo sia "quasi obiettivo" che Howl è un'opera minore. Nausicaä è interessante se letto nell'ottica "anime boom" (1984!) e nell'ottica "un animatore artigiano che voleva fare cinema animato da artigiano". Porco Rosso resta quello che è: un cortometraggio diventato lungo, ma fatto per divertisssement. I migliori di Miyazaki senior restano Kiki e Mononoke, imho. Però con Ghibli hai anche i film di Takahata!
  3. @roger: Fare il multi-quote è particamente impossibile, qui non funziona mai. :-( Provo una cosa "a manaccia". Ma no, è solo il mio modo di pensare. Ho questo tipo di scrupolo cautelativo, da cui la mia premessa NEL RISPONDERE (indi, dare seguito, dare valore) ai dubbi/osservazioni da te espressi. Ellapeppa! per te quella mia totalmente delicata introduzione -che mi pareva educata e doverosa- è una "impressionante alzata di mura"? Che poi, e sono onesto, non conoscevo la figura retorica, Conoscevo solo levata /alzata di scudi, ma per quella ci vuole una folla, non un singolo. Quanto alle mura, beh, se avessi alzato delle mura mi ci sarei rintanato e avrei usato il discroso per NON rispondere ai tuoi dubbi/osservazioni, no? Invece, come dicevo, era solo una premessa. Non dubito. Quello che intendevo dire, forse spiegandomi male, è che spesso ci sono cose che hanno senso a sentirle mentre guardi le immagini, perché i sottointesi (soggetti o oggetti), le segmentazioni e dislocazioni delle frasi, e tutte quelle cose che sono mica per niente tipiche della variazione diamesica "parlata" della lingua italiana trovano loro esplicazione nell'evidenza visiva legata al discorso, ecco. Ma infatti sì, ero io che dicevo di avere visto il film con attenzione e di recente, ma non con questo adattamento, che leggo nelle tue trascrizioni che presumo assolutamente corrette, in totale fiducia nei tuoi riguardi. Nel mio caso, spesse volte altre persone hanno trascritto male i miei dialoghi e criticato quelli. Non credo assolutamente possa essere il tuo caso, e anche per questo vale la pena parlarne.. :-) In più, come pure dicevo, c'è per me l'inusitato piacere intellettuale di parlare di un adattamento di un film che conosco pur non essendo il firmatario dell'adattamento - è una libertà a cui non sono avvezzo, ma molto gradevole, perché l'interesse non è minore, né la passione. Giustamente. L'italiano è una lingua molto più varia e flessibile di quel che si creda, sia per ricchezza di costrutti che per ampiezza di vocabolario. Per me, e ribadisco per me, il punto è proprio usare sempre l'opzione più corretta, ovvero vicina all'originale, tra tutte quelle disponibili nell'ambito della correttezza. -- Beh, la ripetizione di complemento via pronome in genere è tipica del parlato, sai: "Mi mangio una banana" (tipico riflessivo indebito), nella frase che riporti direi che viene dalla pre-posizione di un complemento di moto a luogo (laggiù) che è "quasi" una dislocazione (un demonoe venne laggiù -> laggiù venne un demone). Suppongo che la non prescrittiva ripetizione locativa pronominale sia sta fatta proprio per maggiore "colloqualità", forse. L'abuso di riflessivo indebito "mi bevo una birra" è attestato come tipico nell'italiano sub-standard specie nella variazione diafasica colloquaile/familiare specie quando l'azione che si connota riflessivamente è un'azione che "si decide di intraprendere2. In genere, si ritiene che il riflessivo venga proprio dall'enfasi posta sulla "risoluzione individuale" nel fare qualcosa che si dichiara di fare. Essenzialmente, quel tipo di riflessivo indebito sottende una sorta di aspetto volitivo-dichiarativo del verbo che connota "questo fine settimana mi faccio una bella vacanza!". Detto il che, io ti do ragione - nel senso che pure io avrei evitato, nella batutta che citi, la particella locativa. Questo aal netto della premessa "alzata di mura". ^^ Qui senza tutto il dialogo da un lato, e l'originale dall'altro, è impossibile dire. Intanto bisogna vedere se è una variazione presente nel giapponese. SE lo è, potrebbe essere il caso che "la terza persona in luogo della prima" sia usata nelle battute più enfatiche, altisonati? In genere in giapponese a riferirsi a sé in terza persona sono: i bambini (cfr Mei in Totoro) i vecchietti, ma più spesso non col nome proprio, e spesso con un pronome possessivo o dimostrativo (tuo nonno, qusto povero vecchio) i fissati XD il caso mi pare il secondo. Non sono in disponibilità, al momento e nel periodo, di una postazioe fissa o mobile compatibile con VVVID. :-) BIsognerebbe vedere cosa dice in originale. A naso sono quelle locuzioni un po' monche che io spesso rendo con cose tipo "per dove che fosse". XD Beh, non ricordo la battuta giapponese, quelle che io in genere traduco con "per dove che fosse" sono locuzioni più o meno perifrastiche, ma come capirai per una lingua agglutinante come il giapponese anche il concetto di "costreuzione perifrastica" è molto labile. Nel mio personale caso, per esempio, "ovunquee" e "dovunque" sono buone per "dokomo", ma per "dokomademo" già sento il bisogno di un'espressione diversa. Un po' come per la differenza tra "anywhere" e "wherever", per capirci. Qui non capisco invece il tuo appunto. A parte il misero riferimento al pesonaggio di Star Wars, che fa tanto bloggher con la H, cose come "appunto, "apposta" e similiari, usati nella loro forma avverbiale enfatica, normalment si mettono in testa alla frae. Tipo: "appunto io dico sempre le stesse cose", che ha un senso del tutto diverso da "io dico apposta sempre le stesse cose". Il significato è diverso, però. ^^; Se scrivi "Apposta io dicevo di scappare", "apposta" indica "proprio per questo", in senso generico/dimostrativo, come dire: "vedi? ecco!" - è anche molto retorico. Se scrivi "Io dicevo apposta di scappare" significa "io lo dicevo intenzionalmente, per questo specifico scopo". Davvero, il senso è diverso. Non so se in questo caso specifico la costruzione usata sia puntuale sul testo originale, ma in italiano le due versioni sono tutt'altro che intercambiabili. Siccome sto scrivendo un saggio su Kaguya leggere "gli uccelli e le bestie" mi fa pensare ad altro, am anche qui non capisco cosa si "stranisca". Volendo si sarebbe forse potuto includere anche un "se", tipo: "persino gli uccelli e le bestie se li prende quel mostro!", ma non è obbligatorio. Al contrario, se a irretirti è la presenza del "li", in questo caso la presenza del pronome in ripetizione di complemento oggetto mi pare dovuta: "Quel mostro prende persino gli uccelli e le bestie" -> "persino gli uccelli e le bestie li prende quel mostro". La dislocazione senza ripetizione dell'oggetto via pronome sarebbe davvero ostica, specie per iscritto (nel parlato si può marcare col tono: "persino gli uccelli e le bestie, prende quel mostro". Se ben ricordo, qui si parla del barracuda, che oltre a razziare i pesci si piglia per sé anche animali terricoli (nota: incosciamente anche qui io ho ripetuto "si" per enfasi, ma non era prescrittivamente dovuto). Beh, la ripetizione pronominale è indotta, a rigore, dalla dislocazione a sinistra dell'oggetto. E' una regola sintattica-morfologica, in questo caso. Credo che in questo caso sarebbe stata omittibile, anche se ometterla è meno rigoroso che esprimerla. Tu come dici: "Il vino lo porto io!" o "Il vino porto io" ? Il "lo" è la ripetizione pronominale dell'oggetto dislocato a SX per enfasi rematica. In che senzo "abbondanza"? Ah, ho capito, sulle frase interrotte/spezzate. In effetti sono cose che nel giapponese parlato abbondano. ----- Mica per niente è Takahata! Il realismo porta sempre alla tristezza, perché l'umanità è realmente triste. Come il verismo, o il neoralismo, no? Del resto, si fanno opere di finzione fantastica proprio per evadere dalla tristezza della realtà... Non ti sembra tutto squisitamente vero? Soratobu Yureisen! Uno dei feticci di Anno Hideaki. XD A parte tutto, mi piacerebbe che qualche volta tu esprimessi pareri anche su qualche adattamento mi. Non mi capita spesso di discuterne con personi ragionevoli e interessate a farlo realmente. :-)
  4. Sì, ma ricordati che in kanji si scrive 餓鬼 (oni affamato!). Ora invece lo scrivono col katakana: ガキ. Quindi alla fine si capisce dall'intonazione se è colloquiale o spregiativo. Non ero mai incappato nella scritttura in kanji di gaki, non la conoscevo! Ti ringrazio. Si capisce quindi che gaki è dapprima proprio un diavoletto, un birbante, una peste. E come per ogni lingua, italiano incluso, simili parole intrinsecamente metaforiche si connotano in base il modo, all'intonazione e al contesto in cui vengono usate. :-) Per me è quasi inusitato parlare puntualmente d'adattamento su ub adattamento non a mia firma, quindi wow! XD La prima cosa che vorrei dirti è che è difficile giudicare delle battute di un dialogo "fuori dal dialogo", ovvero estrapolandole dal loro contesto. Il dialogo non è prosa, dico proprio linguisticamente. La lingua del dialogo vive di richiami impliciti tra battutte, e nel caso dei dialoghi di un audiovisivo c'è anche il rimando implicito a visivo. Questo sull'italiano tout court, ovvero senza neppure considerare l'aderenza all'originale. Quanto alle batutte che proponi: Beh, la ripetizione di complemento via pronome in genere è tipica del parlato, sai: "Mi mangio una banana" (tipico riflessivo indebito), nella frase che riporti direi che viene dalla pre-posizione di un complemento di moto a luogo (laggiù) che è "quasi" una dislocazione (un demonoe venne laggiù -> laggiù venne un demone). Suppongo che la non prescrittiva ripetizione locativa pronominale sia sta fatta proprio per maggiore "colloqualità", forse. Qui senza tutto il dialogo da un lato, e l'originale dall'altro, è impossibile dire. Intanto bisogna vedere se è una variazione presente nel giapponese. SE lo è, potrebbe essere il caso che "la terza persona in luogo della prima" sia usata nelle battute più enfatiche, altisonati? BIsognerebbe vedere cosa dice in originale. A naso sono quelle locuzioni un po' monche che io spesso rendo con cose tipo "per dove che fosse". XD Qui non capisco invece il tuo appunto. A parte il misero riferimento al pesonaggio di Star Wars, che fa tanto bloggher con la H, cose come "appunto, "apposta" e similiari, usati nella loro forma avverbiale enfatica, normalment si mettono in testa alla frae. Tipo: "appunto io dico sempre le stesse cose", che ha un senso del tutto diverso da "io dico apposta sempre le stesse cose". Siccome sto scrivendo un saggio su Kaguya leggere "gli uccelli e le bestie" mi fa pensare ad altro, am anche qui non capisco cosa si "stranisca". Volendo si sarebbe forse potuto includere anche un "se", tipo: "persino gli uccelli e le bestie se li prende quel mostro!", ma non è obbligatorio. Al contrario, se a irretirti è la presenza del "li", in questo caso la presenza del pronome in ripetizione di complemento oggetto mi pare dovuta: "Quel mostro prende persino gli uccelli e le bestie" -> "persino gli uccelli e le bestie li prende quel mostro". La dislocazione senza ripetizione dell'oggetto via pronome sarebbe davvero ostica, specie per iscritto (nel parlato si può marcare col tono: "persino gli uccelli e le bestie, prende quel mostro". Se ben ricordo, qui si parla del barracuda, che oltre a razziare i pesci si piglia per sé anche animali terricoli (nota: incosciamente anche qui io ho ripetuto "si" per enfasi, ma non era prescrittivamente dovuto). Grazioso! Chissà per tradurre cosa l'hanno usato. :-) In che senzo "abbondanza"? Voglio dire, non è che una congiunzione si spammi a caso. ^^; In genere si consiglia di elidere il secondo 'che' tra subordinata di primo grado e di secondo grado, ma non tra principale e subordinata. Tipo: Penso che tu riterrai lui abbia tortoe che penserai l'altro abbia ragione. Di mio sono abbastanza avaro di "che" negli usi di subordinate oggettive, ma ne viene fuori una lingua un po' più "letteraria", volendo. Elegantina. Tipo: Ritengo sia il caso tu faccia chiarezza. ----- E ora sui contenuti. :-) Come si sarà forse capito, ho rivisto e ri-studiato questo film piuttosto intensamente e piuttosto di recente, dato che ormai Takahata Isao è più o meno l'unico autore di animazione che riesce a interessarmi, e ne sto scrivendo un po'. Secondo me la tua lettura di Hilda è corretta, però penso al tempo stesso che manci del punto che, a ben vedere, è quello davvero cruciale del personaggio come di tutto il film. Il tema del film, come si sa, è "l'aggregarsi e il dividersi delle persone". Al di là delle eco socialistiche (che pure sono reali, non millantane), alla fine il punto è "la socialità VS l'individualismo umano". Individualismo è anche l'abito bello che si mette al concetto di solitudine per spacciarlo come una cosa elegante e desiderabile. Hols viene mandato da suo padre alla ricerca dei suoi consimili. Il padre dice che, seppur in un momento estremo, aveva sbagliato a strapparlo alla terra natia. D'altro canto nel film non si capisce bene in che senso, in che grado, in che modo Hilda sia "un demone". Questa cosa è abbastanza accennata, resta tra la metafora e la fattualità. Quello che si capisce bene è che Hilda è una persona del tutto sola che ha come barattato il suo sentimento sociale (e quindi affettivo) in cambio della vita eterna, garantitale dalla gemma che porta al collo. Anche Grunwald è una persona sola, che infatti ha Hilda che "le fa da sorellina" e chiede a Hols di "fargli da fratellino". Sembrano le classiche situazioni delle persone individualiste e chiuse nella loro solitudine, che essendo diventate praticamente anaffettive poi si circondano di affetti surrogati. E' davvero la storia del mondo e dell'uomo è piena di questi esempi. Mi viene in mente il concetto di "molti amici, molta solitudine - perché alla fine un amico non è un consorte, né un padre, né un figlio. Con gli amici si può far baldoria, ma si resta sempre "soli in compagnia". Gli affetti speciali sono cose più profonde, anche se in quest'epoca di ricchezza materiale e quindi individualismo e quindi solitudine si osanna l'amicizia, che è una cosa molto bella e nobile, ma non è parentela, come del resto un cane e un gatto non possono essere un figlio. Dunque al contrario di Grunwald e al salvataggio di HIlda, Hols è l'eroe che va in cerca di socialità affettiva. La Spada del Sole è la spada che può essere ritemprata, e quiindi padroneggiata, solo dallo spirito comunitario degli uomini. Alla fine, la "caduta" di Grunwald non richiede alcuna rappresentazione maggiormente esplicita. E' la caduta del re, il re che è sempre solo, e la sua solitudine lo rende paranoico: ricordo che anche lui ha un sacco di battute del tipo "io, io, io" - come un vecchio che nella sua solitudine è a un passo dalla pazzia, mentre la monomania egotica è già la compagna di ogni giorno. Ti dico che, dichiaratamente, il primo (belliissimo) film del figlio di Miyazaki Hayao è dichiaratamente ispirato a Hols. E in effetti è quasi un remake di Hols. A parte l'inizio con i lupi, il tema della "socialità degli effetti" è davvero attualizzato in Gedo Senki, dove un ragazzino figlio del re ma pur tenuto distante dai genitori è così schizoide che è diventato bipolare. E anche lì, il "cattivo" è un sapientone tutto solo che vuole la vita eterna, perché avendo solo sé stesso non può desiderare altro. A ripensarci, Kumo/Aracne in Ged Senki è davvero Grunwald tale e quale. Col che mi sono ricordato che Miyazaki Gorou è il secondo autore di animazione che pure riesco ancora a gradire, ma purtroppo non è molto prolifico. :-( Il character design era condiviso. Mori Yasuji fece solo Hilda, ma a lui viene creditato il design generale dei personaggi, quindi immagino abbia fatto un po' il "kantoku" di tutti i disegnatori dei personaggi. Quelli più buffi sono chiaramente di Ootsuka. ^^ Ma credo che sulla Wikipedia giapponese sia riportato tutto.
  5. Di mio avevo sempre sentito "gaki" più come "ragazzino". Chiaramente l'uso del dimostrativo aumento un senso spregiativo, ma questo è tiupico della lingua giapponese all-around, voglio dire, persino yarou diventa più "grave" se detto "konoyarou". XD Almeno in FLCL anche il "gaki liscio" viene usato con un senso di "non sei cresciuto", soprattutto nelle parole di Amarao "contro" Naota. Chiaramente, per dire la stessa cosa in maniera più dolce Haruko dice a a Takkun "mada kodomo dakara". :-) Quanto a こわっぱ c'è anche una scrittura in kanji, ovvero 小童 - che mi pare che la più parte dei dizionari considerino "derogatorio". :-)
  6. Se ben ricordo in giapponese Mog chiama tutti "kowappa" こわっぱ, che è tipo "monello", anche. Ha l'idea di un tizio piccolo d'età e di temperamento un po' turbolento, un po' birbante. :-) Mi fa ridere perché a Frascati le persone anziane chiamano tutti i bimbi come "monelli", proprio senso senso generico di "bambini", non importa se siano discoli odiligenti. Di mio ho sempre pensato che per uno come Mog, dico di quella stazza e quella presumibile età antidiluviana, tutte le forme di vita siano "ragazzini". Anche quando sul finale si disfa del mammuth di ghiaccio dandoli placidamente un lentissimo calcio sul muso è un grande protagonista. XD
  7. Era un soggetto interessante, sulla crescita e sulla socialità, molto simile a Stand By Me, volendo. Aggiunto dell'elemento SF stile Hosoda Mamoru di cui TokiKake perde completamente il suo senso e il suo punto di interesse: il realismo.
  8. Eh capisco, ma a parte che furono Takahata e Miyazaki, e lo fecero *dietro richiesta*, il vero punto è che per quei tempi l'animazione televisiva poteva solo proporre cose o infantili (anche violente, ma in modo esagerato e parossistico, ovvero infantile), o per famiglie/educazionali. Librerie e cinema sono cose diverse dalla TV, non stanno dentro la casa della gente. Ancor più a quei tempi. Del resto, ancora quando si era già nell'anime boom, il mercato dell'OVA nasce proprio perché poteva ragionare su logiche (e contenuti) più simili a quelli del manga. Ma l'animazione televisiva? Impossibile. Quanto a Cagliostro, invece, come dicevamo, semplicemente non è proprio per niente Lupin, ne ha solo un barlume di fattezze. Ma credo che su questo si sia tutti d'accordo. ^^
  9. Sì, e quindi? Non ho mica capito perché tu dubitassi io sapessi cosa fosse "il vero Lupin". ^^; Ma anche con questo, non è che debba piacere per forza, no? Proprio quell'aura di decadentismo che in francese (lingua scelta non a caso) si chiama bòbò (bourgeois-boheme) è tra le cose che odio di più, dalla storia dell'arte alla filosofia. Quel genere di finto nichilismo che in realtà è super narcisistico: "sfidare il mondo", dici? Ma nessuno lo fa davvero, e non avrebbe senso farlo, perché il mondo non raccoglie la sfida, non gliene importa nulla di te, non gli importa che tu sia venuto al mondo e che tu muoia. "Sfidare il mondo" non è che la retorica del titanismo delirante, solo la vanità che si dissimula da "ribellione senza una causa", E' più patetico del poveraccio turbato e triste che fa le scritte sui muri, perché almeno lui fa sincera pena, no? (l'altro giorno rivedevo Yamada-kun, in effetti, ma sono cose che penso spesso e da tanto tanto tempo, lo sai...) Oltre a quello, nella narrativa specie grafica detesto fortemente le cose scollacciate, il poliziesco e il poliziottesco, e i peli a vista sui polsi, nonché le camminate con le gambe smilze e arcuate. Ho sempre trovato specialmente ridicoli "gli inseguimenti", in ogni loro forma scenica e soprattutto concettuale, e ho una spiccata avversione per l'epica delle armi da fuoco, perché la vedo di una miseria freudiana imbarazzante. :-)
  10. Garion: quello "vero", chiaramente, è quello del manga, no? Il gensaku. La prima visione del Ootsuka Yasuo credo sia infusa soprattutto nel celebre "pilota", quando c'era ancora la Mercedes-Benz che era l'auto amata da Ootsuka Yasuo. Poi ancora un po' nella prima parte della prima serie, prima del cambio di barra avvenuto con l'arrivo di Takahata e Miyazaki. Cosa mi sono perso? Choco: astio? No, è solo avversione verso un prodotto narrativo che proprio non mi piace, mi disgusta. E' solo gusto personale, no? :-)
  11. Credo che i contenuti fossero troppo scollacciati, per adulti anche nel linguaggio, nel tipo di umorismo, nelle allusioni. Del resto, proprio questo era il tentativo di Ootsuka Yasuo, voleva fare un terebi manga di questo tipo, tratto da un manga di quel tipo. Ma in quel tempo, i terebi anime erano cose intese solo per i bimbi. Non è un caso che anche l'anime boom scoppi con Yamato al cinema. Non è un caso che ancora Tomino venisse criticato per la violenza che metteva nelle sue serie animate. Questo perché se i manga stanno negli scaffali delle librerie, e così li compra chi vuole e selezionandone l'acquisto, al contrario la TV entra più invasivamente nelle case degli spettatori implicitamente proponendo una fruizione molto più passiva dei suoi contenuti. Takahata e Miyazaki vengono chiamata da Ootuska Yasuo proprio pochi anni dopo il grande, grande, grande successo del *loro* Heidi. Heidi era l'opera simbolo del duo Pakusan-Miyasan. Quindi è chiaro il motivo per cui vennero chiamati, no? Era una necessità commerciale di una produzione fallimentare. Personalmente Lupin III mi fa schifo in toto, altro che annoiare. ^^; Il Lupin III de "Il Castello di Cagliostro" semplicemente non è Lupin, poi - e tutto sommato non è neppure il buffone della "prima serie". E' proprio un altro personaggio, il tipico antieroe a là Miyazaki, come poi sarà Porco Rosso, il finto cattivone col cuore d'oro che molla la lol che pure lo adora, perché mica la può trascinare nel suo mondo lurido, lei che ha mondato il suo animo, no?
  12. Chiaro. Ma l'idea di Ootsuka di prtare quel tipo di contenuto nell'animazione seriale di quegli anni era sbagliata da principio.
  13. Shito

    Marvel's The Avengers

    Den: non credi che in quella "illustrazione" l'elsa della LightSaber sia vista/intesa come un "baton", ovvero il testimone delle staffette? :-)
  14. Ootsuka Yasuo li chiamò personalmente perché quello che era il suo progetto (Lupin III, appunto) andava tanto male che rischiava di venire cancellato. Lo scopo dichiarato era quello di moderare la volgarità del prodotto. Chiaramente, a quei tempi Miyazaki era ancora il "braccio disegnante" della mente regista di Takahata. I due risposero alla chiamata del collega anziano Ootsuka per senso di gratitudine, chiaramente, ma si vergognavano tanto del coinvolgimento "con un personaggio tanto volgare" che a tutta prima si firmarono anonimamente (come "Telecom staff, IIRC). Ancora, si capisce che come fu sin dai tempi di Hols il più giovane MIyazaki pure aveva voce e visioni in capitolo anche in termini di composizione delle scene, soprattutto. Non proprio la regia, ma comunque un ambito creativo ampio. :-)
  15. Ma quella non è una versione di Lupin III. E' un personaggio originale di Miyazaki in cosplay da Lupin III. Il Pedo Lupin?? Per carità! Ma il film in cui una bambina gli dice proprio "Ojisan ha lolicon desu ka?" è un altro. ;-)
  16. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Beh, ma questo è bello e giusto. E ripeto, parlando dei due interpreti in questione, parliamo di attori di straordinaria bravura sia "tecnica" che squisitamente "talentuosa". Quello che mi lascia da pensare è forse afferente dalla scelta fatta dal "cliente", in questo caso Dynit, che mi sembra evidentemente aver scelto le voci sui singoli personaggi, non valutando la coralità dell'opera, ovvero i rapporti di età reciproci tra i vari personaggi e rispettivi doppiatori. Che, invero, è tipico del doppiaggio. Sarà che con Ghibli mi ero proprio abituato a "partire" (nella distribuzioni di attori-voci) dall'età dei doppiatori originali e dei personaggi, nei loro rapporti reciproci. Dopo averci ripensato ancora un po', aggiungo che in effetti se penso a un referente affine, ovvero a quello di provini "interni" (ovvero: inviati dalla società di doppiaggio al committente italiano, non agli autori/licensor giapponesi), quello che mi viene in mente è: Evangelion. Il caso fu un po' affine, suppongo. E certo ammetto che anche in quel caso il primo criterio di scelta, per noi, era l'aderenza vocale e recitativa, non l'aderenza anagrafica degli interpreti italiani rispetto agli originali. Certo, per me era ormai più di vent'anni fa. Quando iniziai a collaborare con Ghibli, ed ero responsabile dei provini da mandare a loro per la loro scelta, ricordo che mi dissero chiaramente che a loro non interessava la mera aderenza vocale, quanto una vicinanza di personalità interpretativa e realistica credibilità, e per questo bisognava partire dall'età degli interpreti. Ricordo che, anche se per me non fu certo uno shock, sicuramente fu un punto di riflessione che condusse a una mia "evoluzione" di pensiero sull'argomento. Anche perché da Ghibli non solo richiedevano i famosi "tre provini" per ogni personaggio da provinare, ma anche una "discussione" da parte mia in merito, onde concordare le scelte finali. Nel corso di dodici anni, per me è stata un'esperienza davvero molto formativa. in ogni caso, dopo un po' la mia norma era diventata: per prima cosa indagare tutti i doppiatori originali, la loro età al momento della loro interpretazione, la loro provenienza artistica. E' una cosa che è andata aumentando. Per dire, in Ponyo la bambina "stordita" (non quella petulante) che frequenta l'asilo di Sosuke in giapponese è un cameo di Ohashi Nozomi, l'interprete della canzone del film. Avrei dovuto far incidere la sua singola battuta ("Sosuke, giochiamo?", iirc) alla allora piccola Sara Liberatori, interprete italiana della canzone, ma ai tempi non avevo ancora raggiunto questo livello di mentalità documentativa. Però poi ne La ricompensa del gatto, c'era un cameo della doppiatrice di Shizuku di MimiSuma (Honna Youko), e lo rispettai per gentilezza e disponibilità della sempre impareggiabile Emanuela Ionica, la "nostra" Shizuku. Come dire, certe mentalità si costituiscono nel tempo. In questo senso, è stata davvero una (ennesima) fortuna che la quasi totalità dei film di Takahata Isao siano stati da me lavorati negli ultimi anni di lavoro per Ghibli. :-)
  17. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Domanda innocente: fermo restando che Alessio Puccio e Manuel Meli sono due attori non di primo, ma di primissimo ordine (e parlo avendo avuto il piacere di lavorare con loro), e stando di fatto che Alessio Puccio è un classe '86, e Manuel Meli è un classe '95, che senso ha che Manuel doppi Kaneda e Alessio doppi Testuo? ^^;
  18. Io l'ho scoperto OGGI, e questo post mi è venuto fuori da google. In genere detesto le cover-art e i mix-up, tutti e due. Ma che dire? Ogni regola ha un'eccezione? Boh. La verità e che mi pare che lo stile dell'artista, qui, peraltro a mio dire splendido, ben incarni un certo spirito fantasioso del Miyazaki Hayao fumettista noto a chi conosce i suoi "schizzi estemporanei" su Model Graphix. Più che "Disney" a me pare proprio la tradizione della "disney italiana", lo stile ricorda molto la morbidezza del tratto di Giorgio Cavazzano, secondo me. In ogni caso, in questo caso, sono stupito.
  19. Ho trovato conferma Sì, credo sia una cosa come in quanto mi risulta che nella "parlata popolare" (lol) giapponese Sia Kerberos alla greca, ma quando lo scrivono in romaji lo scrivono alla latina. :-) Anche in CCSakura è precisamente così.
  20. Shito

    Akira

    Beh, ci sarebbe stata l'opzione a là Macross, che personalmente non apprezzo così tanto... :-/
  21. Shito

    Akira

    Stiamo dicendo tutti cose concordi ma ho la sensazione che leggiate i miei commenti all'opposto di quello che intendono significare. :-( Siccome mi pare ci sia discomunicazione in atto, cerco di chiarificare il mio pensiero allo stremo. Se mi leggete tranciante, non è per sprezzo, anzi. :-) Ciò su cui non concordo, è con chi dice: "Eeeh, Nausicaä e AKIRA film sono nulla in confronto ai rispettivi manga". Cime dicevo, e come Garion ribadiva, il paragone è insensato oltre che ingiusto. I film sono opere unitarie che traspongono i manga da cui provengono "per fino a dive si era arrivati al tempo della produzione del film". E questo bon solo quanto a "materiale narrativo prodotto", ma anche quanto a "punto di riflessione dell'autore". Poiché, in entrambi i casi, l'autire del manga e del film coincidono. Ma ci sono altre assonanze, forti, tra i due film. Figli entrambi dell'anine boom, entrambi cercavano di muovere da "manga" al "cinema". Da cge Hols fu Hols, dibbiamo in questo senso citate l'inizio di Yamato al cinema (boom!), e poi questo stesso periodo: Nausicaä, Honneamise, AKIRA. Mentre nasceva il mercato dell'OVA, figlio anch'esso dell'anine boom, alcuni autori "ci riprovavano" a fare "cinema" con l'animazione. La GAiNAX del post-Honneamise, quella di Anno, deve molto ad AKIRA.
  22. Shito

    Akira

    Eh, ma "non avevano altro materiale", se parliamo di un manga, non vuol dire che l'autore non l'aveva ancora realizzato? Intendevo proprio questo: il manga è un gensaku, e come ogni "opera originale", specie se sentita dal suo atore, viene e si sviluppa man mano che l'autore la butta giù. :-)
  23. Shito

    Akira

    Più che altro, non ha senso fare quel genere di paragoni. Perché i film sono opere unitarie, non seriali, e devono quindi vivere di un'unità narrativa interna, così come vivono di un'unità temporale esterna - nel tempo che il tempo della loro realizzazione è pure limitato. Nel caso di Nausicaä, per capirci, il film rappresenta il pensiero dell'autore nel 1983-84, che è raccolto nei primi (due) volume del manga (scarsi). Ma la totalità del manga arriva fino quasi al 1996, e evolve con l'evolvere del pensiero dell'autore in una dozzina d'anni, no? Immagino per AKIRA sia lo stesso. Che poi forse il manga è anche più sopravvalutato del film animato. Al netto dei risvolti sociologico-politici, non è un po' una versione orientale degli X-Men con i protocolli Magneto e cose? Infatti quel manga aprì la strada ai manga negli US, se ben ricordo, mica per niente.
  24. Chiaramente i casi di gairaigo solleva sempre un po' di questioni (è da considerarsi "giapponese" -forestierismo nazionale- o lingua straniera?), ma essenzialm ente direi che la linea di demarcazione di base è questa. :-)
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