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Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
No, no, è online. ^^ Il dizionario 'locale' che uso è il Devoto-Oli, dato che una versione online non c'è (che io sappia). Ma resta il concetto: la mia idea dell'italiano NON VALE NIENTE - dico la mia personale, perché io sono un singolo uomo che ha vissuto una singola vita e avuto una ristretta cerchia di contatti, come ogni singolo. Questo vale per tutti i singoli, anche per te, anche per chi ci legge. E' un punto di doveroso nichilismo che ogni traduttore deve porre alla base della sua idea linguistica: "la mia lingua, la lingua che personalmente parlo e credo 'normale', NON è LA lingua". Ciascuno di noi, in maniera generalmente inconscia, parla una variazione personale della propria lingua nazionale. I dizionari e le grammatiche, ordinati secondo una gerarchia di autorevolezza, servono appunto a fondare un valore nazionale e quanto più oggettivo, oltre al quale non esiste che la vacua soggettività e -peggio- l'inganno che quella soggettività possa essere altro che quello che è. Non sai quante volte, anche se alcune te le ho raccontate, ho scoperto che una parola anche banale che usavo da sempre era nella mia percezione quotidiana 'virata' dal suo significato vero, o primario. Tipo "fradicio", non so se ricordi. Io pensavo volesse dire "molto bagnato, inzuppato", mentre vuol dire realmente "marcio". L'idea che "fradicio" voglia dire "molto bagnato, inzuppato" nasce dal fatto che il suo uso primario è nel costrutto idiomatico "bagnato fradicio", ovvero "così tanto bagnato da essere alla marcescenza", e allora in molte mente (tipo la mia) il concetto caratterizzante "fradicio" ha avocato a sé tutto il senso del costrutto, sostituendosi al concetto caratterizzato (bagnato) come incrementale di quello. Ma "fradicio" vuol dire, ancora, "marcio". Quindi quando Shizuku dice "ho ancora la testa guchagucha" (si riferisce a uno stato confusionale dei suoi pensieri) e io vole adattare in "ho il cervello fradicio", poi mi sono dovuto correggere: da dizionario, i "pensieri fradici" sono quelli marci, nel senso di perversi, malevoli. Non lo decido io. Non importa se a me "non sembra", "non suona" così. Non importa un fico cosa sembri e suoni a me. "Fradicio" non andava bene, e allora misi (mi pare) "ho la testa tutta frullata", se ben ricordo. Ma se non avessi controllato una parola che, giuro, usavo da una vita ed ero certo di conoscere per bene, avrei -obiettivamente- sbagliato. Il traduttore deve dubitare di OGNI SUA concezione linguistica. E verificare sempre, tutto, ogni parola che usa. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Non puoi dirlo. Perché, per definizione, l'oggettività è una, le soggettività tante quante le persone. Indi non si può eccedere con la prima, solo con le seconde. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Scusate ma... ...qui si parla di FINZIONE, eh. E si parla di finzione basata sulla traduzione giapponese, non su neorealismo italiano. E se proprio, credo che tutta la terminologia di Yamato sia marinaresca, ma il punto non è questo. Il punto è che ciò che cita Shuji sancisce, come fonte suprema (nella gerarchia), l'USO ITALIANO di una terminologia reale, in Italia e sul campo. Ma non è una fonte 'linguistica'. In Italia, la lingua non è legiferata dallo stato (come invece in Francia, tipo). Che "a me mi" si dica o meno non lo decide un'autorità politica o comunque statale, ma l'autorevolezza delle fonte linguistiche in un sistema che il diritto direbbe "di fonte consuetudinaria". Da un punto di vista linguistico, schiettamente linguistico - sia il "signorsì" che il "sissignore" sono attestati e considerati corretti come "modo per rispondere affermativamente a un superiore, specie in ambito militare". Questo nella "lingua italiana", ovvero nella traduzione, non nella PRASSI dei militi italiani alla data anno 19xx o che. Scusate la digressione, era tanto per chiarificare gli ambiti. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Nota: nessuno ha mai detto che "signorsì" sia improprio. Io per primo ho confermato, con le stesse fonti, il contrario. Si discuteva del fatto che Garion dicesse che "sissignore" non si dica, quando le fonti (che ho citato) dicono il contrario. Le fonti dicono che entrambe le forme sono corrette. Punto. A capo: Garion, ma che fai? Cadi nel solipsismo di chi dice "siccome non lo dico io, non si dice e basta - che si fottano le fonti nazionali di lingua"? Non ha senso. Ah, io ho fatto la visita militare di marina. A Taranto. E si diceva sia signorsì che sissignore. A volte anche signorsissignore - se proprio lo si vuole mettere agli atti. Con un lol. La vita e l'esperienza linguistica di nessuno fa "la lingua nazionale". Non esiste l'italiano medio come non esiste un italiano che parli l'italiano 'standard' o 'substandard' o 'comune'. La lingua nazionale è, grazie a dio, attestata da fonti che - insieme alla loro gerarchia - ci guidano in scelte che non sono né arbitrarie, né soggettive, né solipsiste, né a caso, né a gusto, né ad personam. Sono logiche. Sono documentate. Sono attestate. Sono motivate. E sensate, per questo. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Non credo che Treccani ragioni così. Non so chi ti avesse insegnato diversamente, ma dubito possa considerarsi una fonte più autorevole di Treccani. L'esegesi delle fonti e la loro gerarchizzazione è fondamentale (aaah, le eredità degli studi di diritto, magari Ryoga mi capirà). Nota anche De Mauro: http://dizionario.internazionale.it/parola/sissignore > 1. risposta di tipo affermativo che si rivolge a una persona di condizione superiore, usata spec. tra i militari: sissignore, ho eseguito gli ordini > 2. iron., certo, proprio così: è scappata di casa, sissignore! La 2 viene attestata al 1815, quindi come ante quem direi che la 1 dovrebbe essere intesa come anche precedente. Anche Garzanti: http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=sissignore ci dice: > risposta affermativa (propriamente una profrase) rivolta a persona di rango superiore; è propria dell’uso militare, antiquata in altri ambiti, ma relativamente frequente con tono ironico: è scappata, sissignore, fuggita! (essenzialmente una fusione delle due accezioni di De Mauro) Stanti le fonti, tutte unanimi, direi che chi ti ha insegnato ti ha insegnano male - in QUESTO preciso caso - e che tu avessi una errata percezione della cosa/parola. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Treccani le ammette entrambe, anche con particolare riferimento all'ambito militare: http://www.treccani.it/vocabolario/signorsi/ > Forma di affermazione prescritta in passato dal regolamento per i militari di ogni grado nel rispondere ai superiori, ufficiali o sottufficiali. http://www.treccani.it/vocabolario/sissignore/ > Forma di cortesia che si usa in risposte affermative, in segno di particolare rispetto o deferenza, spec. in ambito militare invece del semplice sì *personalmente* le uso entrambe: il 'signorsì', che finisce in tronca e quindi ha un suono più secco, per le risposte agli ordini diretti (tipo: "Inseguitelo!" - "Signorsì!"), mentre il sissignore per le reali risposte affermative ( "L'avete catturato?" "Sissignore, è sotto custodia." ). In pratica uso il 'signorsì' per rendere il classico 'hai' di risposta a un ordine diretto, e il 'sissignore' per rendere 'hai' o anche 'sou (desu)' dove si risponda a una questione reale. :-) -
Essere girellari: essere deficienti
topic ha risposto a Shito in una Mal D’Anime nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Beh, nel caso di 'nomi-denominazioni' tradurre non è necessariamente meno sbagliato di lasciare il foresterismo secco. Esempio tipico: le strade di New Wirk. Il loro nome è il loro numero. E' un nome, ma è una denominazione. Quindi Quinta Strada, o Fifth Street? Stessa cosa con molti nomi geografici: Monte Bianco, come del resto Ashinoko, che sarebbe Ashi-no-Ko (Lago-di-Ashi). E per i nomi propri di cose (e animali) che abbiano un significato chiaro e inteso. Dio sa quanto ho riflettutto se tradurre 'Muta' in MimiSuma (una bambina random chiama con questo nome Moon, fuori dal suo cortile domestico). Si cerca sempre di pensare a come un nome denominativo venga percepito nella sua lingua d'origine. Per esempio, anche tutti i nomi di battaglia dei supereroi, non sono nomi propri al 10%. Sono denominazioni. Quindi quando the Joker, dice "we must ill the BatMan", è il Buffone che dice "dobbiamo uccidere l'Uomo Pipistrello" - e fa tutto un altro effetto. Ebbi un piccolo shock culturale quando, ascoltando il commentario aiudo del regista del mio film mito di adolescenza, ovvero RoboCop, sentii Verohoeven dire "RoboCop è un titolo che non importa come lo si pronuncia, fa sempre ridere, è sempre ridicolo..." e io pensavo "mano, è super figo!". Poi ho riflettuto: per un americano è come dire "RoboSbirro" - sembra in effetti una cazzata, ed era intesto suonare così. Una cosa grottesca, non super figo. -
Essere girellari: essere deficienti
topic ha risposto a Shito in una Mal D’Anime nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Stella della Morte. Dato che non è Deadly Star. ^^ -
Il gioco di ruolo è stato un male per il Fantasy?
topic ha risposto a Shito in una Shuji nella sezione Libri&Fumetti
Il mito di "intervista col vampiro" è il mito di come la morfosintassi è un'opinione: in inglese è interview *with* someone, in italiano è intervista *a* qualcuno. In italiano "intervista col vampiro" significa che tu intervisti qualcunoi e intanto c'è un vampiro lì come terzo incomodo/ospite. -.- Ah, V per Vendetta, del resto. -
O forse abbiamo gusti diversi. O visioni diverse in ambito di "adattamento di una canzone straniera". Il che sarebbe ben legittimo. L'essere un addetto ai lavori non rende il mio personale gusto più significativo di quello altrui, e qui non ho analizzato l'originale al punto da potermi dare a commenti tecnici più obiettivi. :-) Godai: la Mitsuishi doppiava la Usagj classica facendo la vocetta demente da cartone animato - non so la Crystal. Le accelerazioni sulla sigla le ho notate, e un po' non gradite, pure io. Ma non ho il testo originale e quello itsliano per sapere quanto fossero necessarie, ecco. Sulle canzoni è altresì probabile che tu dia più esperto e competente di me, per altro.
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Intanto dire che il cast è di prim'ordine è quasi eufemistico. Sto ascoltando il primo episodio. Che dire? Beh, Lucrezia Marricchi è straordinaria, poco da dire. Vincitrice del provino e del ruolo per la Principessa Splendente, e un ruolo femminile giovanile più complesso e completo in mente non mi viene. Non conosco l'originale di SM Crystal, quindi non posso dire sull'aderenza alla voce originale, ma la recitazione mi pare molto buona. Adorabile che Mamoru abbia una voce giovane e profonda come quella di Manuel Meli, interprete UNICO per bravura e vocalità. Ho un po' sofferto per gli imperfetti in luogo dei condizionali passati - URGH. Per ora ne ho contati tre. :-( Invece è splendido che i nomi siano originali (spiace per l'ordine nome-cognome invertito, ma non si può avere tutto). La sigla per me è WOW, sono un amante della metrica che cambia gli accenti tonici, dato che odio la metrica canora piena di tronche e monosillabi aggiunti a caso. E poi, immagini originali, con una post produzione davvero ben fatta, facile immaginarla aderente all'originale. Davvero, mai vista un'edizione nazionale televisiva di un cartone animato giapponese fatto così. Mi pare meglio anche di tanta roba che si fece ai tempi di Dynamic Italia, per capirci. Beati i giovani! :-) Bonus: Chiaretta Fabiano x Roberta Pellini x Lucrezia Marricchi Ok, Chiaretta è un genietto. Ma Lucrezia con la madre che danno di matto in due sono epiche, è un crescendo fantastico. Il trattenuto della madre che dalla compostezza sbotta fuori è tutto. Si guardi il movimento del viso, che incalza, sul "NON PUOI PRENDERLO!" - e così la voce. Lo stesso la madre, prima: "TI STO DICENDO di spiegargliele, no?" (si riprende a metà). Oppure il ritmo della voce di Yaeko che innizia una spiegazione che non sa spiegare (lei è il genio delle superiori): "dividere significa..." pausa, due battiti di ciglia... "AD OGNI MODO!" (tonikaku!), e riprende con ritmo rapido per coprire la sua stessa lacuna, a chiudere su quel 'questo' che sbatte la voce sul foglio come la mano, un punto fermo di semplicità mnemonica: non farti domande a cui non puoi dare risposte, sorellina! Ah, Takahata! Sempre Lucrezia x Isao: Ma vogliamo parlare del genuino stupore affranto di "senza neanche averli incontri?" - e poi la durezza di una ragazzina che si impone? Qui invece l'entusiasmo genuino, è tutto nel ritmo. Senza esagerare. Senza macchiettizzare: Quando dice: "Beh? Sembra la nostra montagna, no?" si sente nella voce che sta guardando il paesaggio, non l'interlocutrice (la madre), si sente che spiega la cosa, ma ne è rapita lei stessa.
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Cast? Spezzone originale e doppiato per potersi fare un'idea? Fondamento del tuo giudizio sparato a zero? Per sapere, eh.
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Arrivati! :-) Ora me ne mancano solo 3 (del tipo a DX). ^o^
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Il gioco di ruolo è stato un male per il Fantasy?
topic ha risposto a Shito in una Shuji nella sezione Libri&Fumetti
Non sono un esperto di fantasy e gdr, ma quello che tu dici mi pare sensato almeno nella misura in cui collima con un discorso che faceva Miyazaki Hayao su Howl no Ugoku Shiro, ovvero che non aveva inteso definire nulla della magia del mondo di Howl perché la cosa era come stabilire le regole di un videogioco (di ruolo), e lui non voleva creare un videogioco - sic - quindi in soldoni ha semp,icemente fatto che nel mondo di Howl la magia c'è, ma viene presentata come una cosa quanto più casuale, indefinita. E' interessante che per Miyasan "stabilire le regole della magia di un mondo fantasy" = "videogioco", dico è interessante che nella sua mente ci sia questa equazione tra "meccanica di ambientazione" e "meccanica di gioco" - forse discende dalla piega che il genere fatasy ha preso in Giappone? Al netto del fatto che, come sappiamo, in giapponese "fantasy" indica il genere "fantastico" in toto, per intenderci Laputa era reclamizzato come un "bouken fantasy", ma questa non è che una questione linguistica sul territorio. -
O la bruci in un rito sabbatico. O la shreddi in ufficio. O ci tiri le freccette. O boh. XD
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Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Beh, ma c'è differenza tra etica e ossessione? ^^; L'etica è una volontà di aderenza a un canone super-egotico, autoimposto - nel migliore dei casi, quando è realmente autodeterminata. Etica, ortodossia, deontologia, integralismo... tutte facce dello stesso prisma tetraedrico. Anche qui tocca essere onesti, monolitici, compatti, duri. Solidi. E profondamente ti ringrazio per la comprensione, che viene prima (in ogni senso) dell'apprezzamento. E sei fin troppo gentile ad alludere a ringraziamenti mai dovuti e men che meno mai attesi o ricercati, che se si intende "far del buono" per captar benevolenza davvero ci si meriterebbe tutto l'odio che il Divin Marchese spiegava dovuto ai benefattori - giustamente! Quanto al battibecco... siamo su un forum che è sull'internet, indi trarre spunti dal picchettìo dei becchi è quanto di meglio si possa auspicare, suppongo. ;-) -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Sì che l'avevo capito (credo - almeno), e difatti ti rispondo qui e non certo lì. Ma è la mia etica sacrificarmi sempre per non perdere anche solo uno spunto, un'occasione di scrivere qualcosa di vero e quindi buono. :-) Grazie per lo spostamento! ^^ -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Roger: cmq non è 'immaginarvi', ma 'crederci'. E non è 'umani', ma 'gente'. Perché Batty ovviamente NON demarca la differenza di umano originale/replicante. I've seen things you people would not believe... Ho visto cose... che voi gente non ci credereste. <- tipo (se hai letto e credi, cancella pure - l'importante è far sapere una cosa in più anche a uno solo in più, se si è genuini. La serietà è una virtù del frammento, della scheggia, del riflesso. Sinanco nella facezia. Ma con Hauer parlai anche de visu ^^ ) macchiata, bruna o striata? L'importante è che sia ridens. ;-) -
Oh boiafaus! Una scemata di Eco mischiata con retorica da Star Wars? Proprio non si può neppure scegliere di che morte morire... Ah, gli angeli (serafini, soprattutto) sono ermafroditi e efebi, volendo. Il bicchiere è mezzo pieno (il suo stato di base è il tutto vuoto), la lattina è mezza piena (il suo stato di base è tutto pieno), è nata prima la gallina (poi che l'uovo prende denominazione da chi lo depone, mentre il nato dalla sua forma fenotipica). :-)
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Beh, era solo per essere preciso. E dividere i fatti dalle opinioni, che è la prima cosa. Per il resto, come dicevo, il suo post di chiosa mi pare perfettamente sottoscrivibile. :-) (btw, sì: sono ortodosso anche sulla letteratura, anzi di più, perché è cosa più seria, e NON compro 'il PICCOLO principe', NON compro 'delitto e CASTIGO', e tante altre cose ^^ )
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Il gioco di ruolo è stato un male per il Fantasy?
topic ha risposto a Shito in una Shuji nella sezione Libri&Fumetti
Concordo e comprendo sulla tua definizione di 'ambientazione realmente fantasy', ma ritengo che proprio questa presenza ortodossa di 'regolamento' contribuisca a dare pseudostanzialità a quell'universo alternativo, che ha appunto le sue regole e i suoi canoni, la sua solida credibilità, da cui quella 'sensorialità' di cui parlavo, nel senso che: sembra esistere. La stessa cosa può dirsi per la SciFi più hard, dove ci si prodiga in supporti scientifico-fisici per le fantateorie fittizie, no? Infatti dicevo che proprio la SF è il secondo territorio tipico per il GDR, o sbaglio? Quindi: 'solidità' di ambientazione (a scopo narrativo) -> funzionalità di ambientazione escapistico-ludica, ecco. -
Su questo ti sbagli. Perché il manga non si intitola 明日の丈, ma あしたのジョー Ovvero, il giapponese Yabuki Jou ha come nome di pugile 'Joe'. Nell'originale giapponese. :-) Del resto, parliamo di pugilato ed erano gli anni che erano. Usare un ring-name inglesizzato era il minimo, no? ;-) Tutto questo mi pare perfettamente sottoscrivibile. :-)
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Il gioco di ruolo è stato un male per il Fantasy?
topic ha risposto a Shito in una Shuji nella sezione Libri&Fumetti
Secondo me, semplicemente una connaturata "sensorialità immersiva" delle descrizioni ambientali, del mondo fittizio, facilmente e naturalmente prone all'utilizzo come palcoscenico di evasione/escapismo in alternativa alla realtà. La scena di E.T. in cui i bimbi 'estraniati dalla società degli adulti' giocano a un gioco di ruolo è molto sottovalutata, secondo me. E.T. è un film in cui la regia taglia -e dico letteralmente taglia- tutti i visi degli adulti - ad eccezione della madre di Elliot.. Con le inquadrature, con le maschere di halloween e poi con gli scafandri. Il primo adulto che si vede è quello che libera Elliot, e quando gli chiedono perché lo faccia lui dice: "perché sognavo questo momento sin da quant'ero bambino". Ora, credo che il fantasy sia un perfetto "modo ideale", un perfetto territorio di idealizzazione. Ha potenzialmente le caratteristiche di un mondo arcadico di ideali di virtù e vizio, è perfetto. E' fascinoso e sensuale ed epico. E' in qualche modo una "realtà alternativa" più attraente della banalità mediocre e squallida della vita postmoderna media, suppongo. Specie ad una certa età (mentale). -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Beh, non erano fallati. Come materiale usato, mostravano difetti. In un caso, l'oggetto venne restituito. In un altro, rivenduto. :-) Speriamo bene per Pinòt (altro tentative name per il nuovo arrivato). -
Il gioco di ruolo è stato un male per il Fantasy?
topic ha risposto a Shito in una Shuji nella sezione Libri&Fumetti
Ma io non parlavo di otaku, e la mia digressione linguistica era SOLO sul significato di 'giocare' (to play), perché lo spiegavo tempo fa a un'amica straniera della mia consorte, che un tempo anche in italiano 'giocare' voleva dire 'interpretare', come resta nell'idioma 'giocare un ruolo...'. Ed è così anche in francese, mi pare ("je vais jouer" - cantava Claude Francois, per dire 'vado a recitare nella vita finta'):-) Assolutamente non intendevo divergere dal topic, e non lo faccio ora. Assolutamente NON intedevo "parlare di cosplay", era solo una postilla meramente linguistica, davvero. Cmq il cosplay in giappone, come termine, nasce non per il settore otaku, ma per il vestire delle uniformi, ben prima del mondo otaku, nel mercato dell'eros. Per esempio Cutey Honey abita a Cosplay City, perché veste ei costumi e interpreta i ruoli di infermiera, poliziotta, ecc... tutte le divise dei "ruoli sociali". ^^ Tornando ai giochi di ruolo, quelli proprio da tavolo, io ci ho giocato un po' al liceo e un po' all'università. D&D e Warhammer. Mi creavo sempre un personaggio femminile, dicevano fossi bravo, ma ci credevo poco e non mi ddivertivo granché. Troppa discrezionalità del master, per uno abituato a un master CPU nei gdr giapponesi su console, praticamente dei librigame chiamati 'gdr'. Quindi poi avevo inventato un mio gdr da tavolo pensato come un gdr per console, e l'ho proposto a tempo perso a un paio di case editrici, ma non ho mai avuto il tempo per star dietro al progetto, che a Catania aveva piuttosto convinto Spartaco Albertarelli, almeno. :-/