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Shito

Pchan User
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  1. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Hai ragione, suppongo. Il fatto è che Shuji ha già elaborato direi compiutamente il contenuto, tramite lo stile, del film. In questo film forma e contenuto narrativi sono davvero un tutt'uno, ed è mirabile. Quindi ho cercato di fare altrettanto, per parlarne. Benché il nostro linguaggio sia sincrono, ovvero lineare, ho cercato di esprimere l'asicronicità di una percezione non lineare della realtà, e per farlo ho usato l'ossimoro. "Accade domani" è un ossimoro se si parte dall'idea (la cognizione) sincrona del tempo. lo stesso vale per l'idea di "ricordare il futuro". In ogni caso, la parola pronunciata -detta- cade nella sincronia dei fenomeni (acustici) per trovare il suo senso: gli alieni del film si esprimono per grafemi circolaro, senza un'inizio e una fine - infatti. Indi il futuro ricordato che accadde domani non è esprimibile "dicendo" parole, sono indi parole indicibili. E non c'è un "senso logico", perché non c'è ordine sincronico, non c'è un verso. Resta solo un "senso illogico" (altro ossimoro). Chiedo scusa, poi proseguo (sono da cellulare...) ---- Edit, proseguo: dunque, quanto ho scritto prima elabora la prima frase del mio commento, ovvero: "Accadde domani di ricordare un futuro di parole indicibili e un senso illogico." Questa prima parte è essenzialmente descrittiva, quasi meramente descrittiva, del film. Poi passo a un'analisi più contenutistica: "L'eterno ritorno è la fissità di un istante infinito, ove il regno dei fini è indeterminabile assenza d'ogni arbitrio determinante." Se non c'è ordine sincrono, il tempo è un tutt'uno. Indi, un qualsiasi lasso di tempo diviene un istante. Un istante che si percepisce, per forza, come eterno: perché quello che è stato e quello che sarà sono insieme a quello che è - tutto si risolve nel presente. La verticalità della sincronia temporale diviene piuttosto un'estensione spaziale. Come dire: che differenza c'è tra un mazzo di carte -dove si ha una prima e un'ultima carta- e tutte quelle carte sparpagliate su un tavolo rotondo? Ecco. Ora la cosa fondamentale è che quello che Nietzsche chiamava "l'eterno ritorno" è la stessa cosa, ovvero pensare che il futuro sia la ripetizione ciclica infinita del passato altro non è che un mondo di percezione temporale asincronica, ovvero è il tentativo di espressione in termini sincronici di un mondo asincronico. Quindi, il regno dei fini? La capacità di autodeterminarsi tramite l'esercizio del libero arbitrio? Anche questo inevitabilmente viene meno nell'asincronicità: perché se non c'è l'ordine, il senso ordinato, non c'è meccanicismo. Non c'è prima e non c'è dopo, indi non c'è causa e non ce effetto. Tutto esiste, contemporaneamente, semplicemente perché esiste come esiste. E'. Da un punto di vista 'sincrono', questo corrisponde all'assoluta predeterminazione di un giansenita, di un manicheo. Quindi ecco che il "regno dei fini" di cui Nietzsche diceva come punto d'arrivo dell'accettazione umana dell'etenro ritorno altro non è che una "indeterminabile assenza di ogni arbitrio determinante" - tutto è. Non puoi cambiare nulla, perché quello che sarà è già, così (insieme a) come quello che è stato. E in realtà l'hai determinato tu, solo che non puoi percepire la determinazione, quindi è come se fosse tutto indeterminabile, ovvero preordinato. Quindi, nel film, tua figlia morirà, lo sai, ma non è che puoi "scegliere" di non farla nascere, perché se morirà vuol dire del resto che è nata, tutto insieme, tutto nello "stesso tempo". Non puoi decidere niente, perché è tutto deciso - da te. Già deciso, ancora da decidersi, lo stai decidendo - tu, tutto insieme. Ovviamente, lui, l'uomo, non l'accetta. Anche questo è tipico. La percezione della psiche femminile è più "disordinata" (ovvero più "caotica" in senso "logotico") di quella streattmente meccanicista di un uomo, figurarsi uno scienziato, un determinista. E allora ho pensato, ancora tornando a Nietzsche, che il regno dei fini altro non è che: "L'ordinato caos di un sovrauomo femminile." Essenzialmente che il sovrauomo (mia traduzione di übermensch) altro non è che il superamento che la psiche femminile può attuare, realmente a sprazzi, della percezione rigidamente sincronica maschile. La transistasi contro l'omeostasi, anche. Quindi, infine, tra il serio e il faceto e con una goccia di giocosa retorica, solo ora sì: "Zarathustra è un nome che termina in "a". E se mai parlò, quel che disse, come lo disse?" Perché sì, insomma... Così parlò Zarathustra, no?
  2. Shito

    Le DIVICHE

    Nota: in Eva ho sempre fatto pronunciare "Longhìnus" secondo la pronuncia classica/restituta scelta nell'originale, invece di "Longìnus" come da pronuncia ecclesiastica. ^^; Aspetto di sentire un corretto "Skyùlla" -greco antico- in luogo dell'italico "Scilla". ^^
  3. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Qualche giorno fa ho poi visto Arrival (cfr. mio recente commento su Kimi no Na ha. per i dettagli). L'ho visto al cinema in lingua originale - colpaccio. E' un gran film che, beh, oltre a toccare una delle mie fisse narrative - il contatto con una razza aliena - si impernia anche su un mio ambito di interesse prioritario, la linguistica, la comunicazione, e l'influenza di questa sulla psicologia del singolo e della comunità. Antropolinguisticologia, tipo. Il film è splendidamente scritto, girato, recitato, e "paralto". Tutto perfetto, praticamente. Ora il commento vero, che mi ero appuntato sul telefono: Accadde domani di ricordare un futuro di parole indicibili e un senso illogico. L'eterno ritorno è la fissità di un istante infinito, ove il regno dei fini è indeterminabile assenza d'ogni arbitrio determinante. L'ordinato caos di un sovrauomo femminile. Zarathustra è un nome che termina in "a". E se mai parlò, quel che disse, come lo disse?
  4. Shito

    I film di Makoto Shinkai

    Dunque sono andato anche io a vedere questo film. Il 14 Febbraio, con la mia consorte, avrei voluto vedere Arrival, ma al cinema che era a portata di mano non lo proiettavano. Però proiettavano Kimi no Na ha. e allora mi sono detto "E' vero! L'avevano prorogato per San Valentino", così abbiamo approfittato. Nota: di questo film non avevo visto che il trailer giapponese, e non avevo neppure letto questo thread da quanto altri utenti hanno iniziato a commentare le loro visioni. :-) Indi, ecco i miei commenti. ANTEFATTO: da ragazzo, credo in una di quelle mattine che si sta a scuola causa febbre, incappai in questo episodio di The Twilight Zone. Che mi è sempre rimasto nel cuore (ma non l'ho mai rivisto), insieme ad altri che vidi anzi da bambino. In ogni caso, l'idea della 'connessione mentale' tra lui e lei di spazi e tempi diversi è una cosa su cui penso da sempre, ecco. :-) E' rimasta una mia fissa assoluta insieme a quella degli alieni, dei viaggi temporali, degli alieni che nel passato danno origine all'umanità. Quindi con Kimi no Na ha. ho più o meno beccato due delle mie 'fissazioni narrative'. OPINIONI SUL FILM, 1 - aspetto tecnico: Durante i titoli di coda ho riconosciuto un nome di un direttore dei disegni che sarà ben noto agli amanti dell'animazione Ghibli, ed è una garanzia. Lo stile iperrealistico dei fondali usati nei film di Shinkai non mi ha mai entusiasmato, e neppure qui. Qui l'ho trovato stridere anche più del solito con i disegni dei personaggi. C'è un gusto del dettaglio realistico che trovo un po' grossolano, personalmente. Oh, posso capire che lui ha un iPhone6 (o 6s) e lei invece un 5, 5s o SE. Ma non è figo, io lo trovo pacchiano. Perché non ha alcuna utilità. Stesso dicasi per le marche delle bevande dei distributori, eccetera, eccetera. Premetto che di mio sono stato in Giappone sette volte, e ho lavorato proprio a Shinjuku, uscivo a piedi dalla precisa uscita che si vede all'inizio del film (all'inizio della parte a Tokyo). Riconoscevo davvero i posti, persino gli incroci, certi locali e certe insegne ma... è eccessivo, secondo me. E' fatto in maniera spudorata, pacchiana e manierista (sono tre sinonimi). Non mi entusiasma come un certo realismo grafico più funzionale e meglio gestito che ho visto fare (invero, solo) a Takahata Isao. Allo stesso modo, il realismo dei fondali naturalistici mi pare meno comunicativo di certo simbolismo, mi viene in mente Oga su tutti. Del resto, a me piace Michelangelo e disprezzo i fiamminghi, disprezzo Caravaggio e i caravaggeschi, si capisce. Ma tant'è. Non è che questo mi abbia rovinato il film. Perché un film è narrativa. E poi dopo un po' mi ero anche abituato. ^^ OPINIONI SUL FILM, 2 - aspetto narrativo Mi è parsa una storia solida e funzionale, una storia sentimentale che parte con un fondo di fantastico, diventa commedia (ho le tette, ho il pisello, siparietti scemi), poi ha il suo momento migliore che secondo me è "la differenza tra vita in provincia e vita urbana nel Giappone di oggi", poi diventa storia d'amore fantachic, poi vira in dramma/tragedia, va da quest in fantaquest, momento di adulti e bambini a confronto, quindi un climax quasi d'azione sempre fantaromantichic, e quindi happy ending con buoni sentimenti e crescita avvenuta, ricordo d'adolescenza all'inizio della ormai giunta adultità. Un cocktail di tutto quello che l'animazione ha sempre offerto al suo pubblico di riferimento: gli adolescenti. Tutto molto ben realizzato e confezionato. Semplice. A tratti ho pensato a Umi ga Kikoeuru, ma lì il soggetto era femminile - ovvero crescita dura e psiche femminili vere, qui invece la narrativa è intrisa di visioni idealistiche maschil-giovanili, evidentemente del regista. Infatti a tratti mi ha fatto pensare a Orange Road. A tratti anche al guscio, ma solo a quello, di PoroPoro. Il santuario dentro al primo bacino meteoritico però sembrava l'isolotto sacro dello Shishigami davvero. Tutto ben incastrato. GIUDIZIO SUL FILM: molto buono. Il me stesso di quattordici-sedici anni sarebbe probabilmente impazzito, tipo "il film della vita" o quasi. Il me stesso di quarant'anni l'ha trovato dolce, squisitamente moderno nella forma (un film di questi anni) e antico nei contenuti (un autore forse mio coetaneo ancora con un piede nell'adolescenza, mi pare), e ha sorriso. Mi ha fatto ricordare quando ero un ragazzo, e mi ha fatto ricordare -se mai ce ne fosse bisogno- che non lo sono più e non più lo sarò. Mi sembra un film quasi ideale per "i ragazzi di ieri", che non si rendono conto, né accettano, di quanto di adolescenza irrisolta sia ancora in loro - e questo forse spiega anche molto del suo successo, in patria. La sfuriata per il bacio indiretto, ahah! Back to the Eighties, huh? OPINIONI SULL'EDIZIONE ITALIANA: Nei dialoghi ho contato solo due congiuntivi sbagliati (non molto gravi, tra l'altro). Manuel Meli bravissimo e direi perfetto sul suo personaggio. Emanuela Ionica bravissima, la sua recitazione "ingrana" meglio dopo i primi momenti, forse la sua voce non perfetta come distribuzione sull'originale - ma comprensibile come scelta. Anche alcuni comprimari "ingranano" dopo le loro prime scene, i due amici di lei su tutti - e sono stati i miei personaggi preferiti nel film. La nota più dolente è sul metalinguismo che abbonda in scena: A) la professoressa in classe spiegava un termine giapponese, citandolo in giapponese, per poi elaborarlo in italiano - ovvero una lezione di giapponese a degli stranieri? Allo stesso modo, troppi, troppi termini giapponesi lasciati in giapponese e poi spiegati in italiano. Non ha linguisticamente senso. Andavano pressoché tutti tradotti in italiano, usando termini complessi, e poi spiegati in italiano: lingua-lingua, stessa lingua di metalinguismo e testo base. Altrimenti non ha senso, purtroppo. Kuchikami sake vuole solo dire "sake masticato in bocca", suppongo. Musubi su tutto, perché lasciarlo in giapponese? Keikaku means plan. Potrei proseguire. Mi sono anche mancati vari cartelli, dalla sigla di testa che -nota- ha il suo ultimo verso in qualcosa come "adesso inseguirò il tuo nome" (e compare il titolo) - direi che non è un caso. Anche un cartello per far capire che le femmine del tempio si chiamano Prima, [seconda], Terza e Quarta non sarebbe stato male. ^^; In ogni caso, mi è parsa una buona edizione italiana. Molto sopra la media. Ho sorriso su "sorellona" (maledetto Shito, fa proseliti! Dopo l'Amuchina anche Kimi no na ha.) e mi sono compiaciuto della splendida titolazione (laddove c'era). Ottima poi la presentazione generale del prodotto cinematografico, inclusiva del messaggio del regista che non mi è apparso spoileroso. Davvero complimenti a Dynit e al suo staff. Sono lieto del grande successo incontrato dal titolo anche da noi.
  5. Sono riuscito a comprare una di queste: Originariamente sarebbe un recovery USB drive per (un certo tipo di) MacBookAir. Però è bella, vero? :-) Per poterla usare, dovrò prima sbloccarne il firmware. E l'unico modo per farlo è usare un soft PC. Quindi sto scaricando la ISO da 90day di evaluation di Win10, ahah.
  6. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Io avevo sempre inteso che Akiyama si riconosca, col senno di poi, un "fake" (un fanfarone, uno che si atteggiava a figo) a paragone di Yamato, che in realtà l'ha sempre battuto in tutto. Yamato sta facendo il modesto (si scoprirà poi per quale nobile fine). Ma l'uscita di Akiyama implicita anche che Akiyama ritiene Ami più bella della sua ragazza, ovvero anche questa volta Yamato l'ha battuto, e in più forse che benché la sua lei sia più "agghindata" e "si atteggia" più di Ami, nella sostanza Ami è più bella. Da cui la reazione dell'altra. E' probabile che in giapponese dica magari che non è il "kakko" (ovvero: lo stile esteriore, l'aspetto, la mise, la parvenza, la 'foggia' con cui ci si presenta) a contare davvero. C'è un famoso adagio da mammina che recita tipo: a contare non è il "kakko" (l'aspetto esteriore), ma il "kokoro" (l'animo), se ben ricordo.
  7. Ah, Innerspace. Quando le traduzioni inventate rovinano tutto il mood, eh? Sempre più RoboCop + Samus Aran, ai miei occhi. Beh, sono due bei design. ^^
  8. Questo mi da fastidio. Non c'è nulla di male ad essere affezionati ai vecchi doppiaggi e ad essere contenti se negli extra dei dvd si mettono le interviste ai doppiatori e ai cantanti delle sigle. Io non lo condanno!! Però perché loro devono dire che i veri fans sono solo quelli che all'epoca hanno visto e sono cresciuti con quelle serie, mentre quelli interessati ai ridoppiaggi e alla fedeltà dei dialoghi sono presunti fans. Questo non è vero In genere per gli essere umani è duro accettare che le cose, anche quelle a cui sono affezionati, talvolta gli preesistono ovvero esistono a prescindere da loro. E' tipico dell'introiezione indantile.
  9. Shito

    GiTS - Nitenzero

    Sì, lo garantisco per quanto la mia personale cognizione ed esperienza mi consente a te a tutti gli eventuali altri lettori di questa conversazione. :-) Nondimeno, il titolo di un'opera resta l'originale titolo con cui essa è stata presentata dai suoi autori (amalgama indefinito) nella sua pubblicazione ufficiale al suo originario pubblico. Quindi, ovviamente, la Divina Commedia non si chiama così - come tutti sappiamo. ^^; Mi rendo conto che ci sono casi anche più sul filo del rasoio, non dico di lana, ma nel caso di pubblicazioni commerciali di massa le cose sono relativamente semplici. Tutto sommato.
  10. Shito

    GiTS - Nitenzero

    E' una cosa tipica. Quando i produttori giapponese propongono/presentano un loro prodotto sul mercato interbazionale, operator o consumer, lo fanno con un titolo apposto ad hoc, non necessarianente connesso a quello originale.
  11. Shito

    GiTS - Nitenzero

    GITS è corretto nella misura in cui è una parte del titolo presente anche nel toto dell'originale. E' un po' come chiamare 'Punta al Top! - GunBuster" solo GunBuster, o per citare Garion è come chiamare 'Regia Armata Spaziale - Le ali di Honneamise' solo 'Le ali di Honneamise'. Ma del resto, nessuno si fa specie di chiamare "Nuovo Secolo Evangelion - NEON GENESIS EVANGELION" solo NEON GENESIS EVANGELION. Comunque, se posso dirlo e per quel che vale, il tuo ultimo post è stato davvero un bel leggere, per me. Limpido, lineare, chiaro. Forse la tua spiccata chiarezza negli occhi di taluni risulta come durezza. Posso capire. Ma il vetro o un metallo molto ben lucidato sono limpidi e duri, che vogliamo farci?
  12. Dalla sua voglia di superamento, ovvero fuga, ovvero rigetto, della "natura umana". Come Fujimoto in Ponyo, no? L'umanità è imperfetta, limitata, brutta, sporca = io me ne chiamo fuori. E mi chiudo in una torre d'avorio, in una torre di corallo, in un'isoletta col mio biplano rosso, o sul pianeta rosso, o nel mio studio di animazione. Scegli tu. ;-)
  13. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Ti ringrazio per la considerazione. Oltre a condivedere con te l'apprezzamento per l'importante dettaglio datoci da Garion, che io stesso ignoravo - anche perché non sono un esperto del titolo in questione. Ma siccome la linguistica mi appassiona in sé, sul titolo mi ci sono dedicato un pochetto, e quindi mi permetto di dettagliare: 攻殻機動隊 (koukakudidoutai) si compone di due parti, ciascuna di esse un composto (parola) giapponese: 攻殻 "koukaku", non è un composto a sé stante. Non esiste normalmente nel dizionario, neppure come prefisso o parte di composti più lunghi. Secondo le mie ricerche, è la forma contratta di: 「攻撃型装甲外骨殻」 ovvero: "Guscio esoschetrico corazzato d'attacco". Sarebbe un fuchikoma - per intenderci. Ovvero, una cosa che nasce dall'idea dei minitank di Dominion e si evolve qui in dei mezzi ancora più piccoli che ricordano il carapace, o la corazza, di un crostaceo. Degli esoscheletri corazzati a copertura totale. 機動隊 "kidoutai" invece è un termine giappone corrente, e significa "squadra celere" in tutto e per tutto, ovvero indica le scuadre di polizia antisommossa, ma con un'etimologia di 'mobilità' intesa come "agilità di intervento, manovra, mobilitazione". (nota: a sua volta "kidoutai" è formato da "kidou" e "tai". "tai" è squadra, amen. Invece "kidou", che per capirci è lo stesso di "kidousenshi Gundam", porta in sé il senso di un mezzo meccanico (ki) che si muove (dou), del movimento di materiale meccanico, di mobilitazione - avete presente quando i ferrovieri chiamano i treni come "materiale" (rotabile)? O quando gli aeronauti chiamano gli aerei "apparecchi"? Ecco. Mezzi mobili. In questo caso mezzi "bellici" che si muovono. Ma qui stiamo entrando dentro un composto canonico e facendo etimologia. Quindi, "KoukakuKidoutai" vuol dire "Squadra Celere Corazzata" o, volendo intendere quel 'Koukaku" come una cosa più custom, a mo' di nome proprio/denominazione, "Squadra Speciale Carapaci" <- spesso le squadre militari e paramilitare prendono effettivamente nome dai mezzi speciali che utilizzano, non so, si pensi al Comsubin e ai "maiali d'acqua", ma diventerebbe un po' di difficile lettura, forse. E questo è tutto. :-)
  14. Sì, intendevo proprio quello - la prima opzione da te esplicitata.
  15. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Roger: che brutti, infondati, soggettivi, perniciosi discorsi ti leggo qui fare. :-(
  16. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    :-( Kiki's Delivery Service (Majo no Takyuubin: Le consegne espresse della strega) Ocean Waves (Umi ga Kikoeuru: Si sente il mare) Only Yesterday (Omohide PoroPoro: Ricordi a goccioloni) Nel caso di "Squadra Celere Corazzata", poi, il 'titolo internazionale" diviene più che altro un sottotitolo all'originale, per sense of coolness... come spesso accade nel mercato giapponese.
  17. Io credo che Banjo come Amuro rappresentino i fallimenti di "figli di otaku" zerogen - i padri loro.
  18. Giusta riflessione. Sotto ogni etichetta si trovano persone dotate o sprovviste di senno, poiché così è nella macrocategoria "umanità". Ed è per questo che ogni umana regola ammette, anzi prevede, eccezioni - alla peggio.
  19. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Trovo che questo post sia fantastico, genuino e vero. Parlai con Posocco-san sui titoli di Adachi in varie lucche, e ce n'era sempre da parlare. Di certo mantenere un titolo in giapponese non è sensato, e il discorso qui fatto su Hyatari Ryoko è encomiabile. Continuo a pensarci, sai? Forse, ora come ora, propenderei per "Pieno di sole", ma so già che ci ripenserò ancora. Con Itsumo Misora forse è ancora peggio - salvo cambiare il nome della protagonista in "Serena", no? ;-) Ora qui vorrei dire che il significato, e indi la resa in traduzione, di "Ashita no Joe" ancora mi fa pensare. Pensavo stamani più o meno quel che ha scritto Posocco qui, anche perché dapprima Danbei manda gli appunti a Joe in riformaorio che iniziano con "Ashita no tame ni" (per domani...), quindi sono sempre in dubbio se quell'ashita nel titolo sia domani o il Domani. Joe del domani, o Joe di domani? È probabilmente un caso di una polisemia che "non passa" nella traduzione, temo. A volte, per recuperala, propendo sinanco per l'inversione, tipo: Il domani di Joe. Oppure, Altre cose: Joe all'indomani. L'indomani di Joe. E ci penserò ancora. Fortunatamente, senza averne alcuna responsabilità. Senza dubbio la girellata è atroce, ma saluto l'onestà e la competenza di Posocco con tutti i migliori auspici. :-)
  20. La versione gekijouban era forse un po' troppo ambiziosa, ma l'originale è impagabile: https://www.youtube.com/watch?v=hJsNo0OZTUg però: (si noti 'dassempre' coarticolato alla toscana, per poi citare De Amicis, e ancora toscanimi fonetici vari... davvero grande ricerca linguistica e recitativa e storica, e tutto...)
  21. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Senza dubbio. Resta solo l'idea di sfruttare il richiamo di un titolo noto, titolo noto di qualsiasi cosa, per venderne una affine. Precedente o derivata, ma affine. Ai tempi di Granata, "I cavalieri dello zodiaco" erano un titolo forte nel mainstrem (diciamo), e vituperato nella nicchia degli appassionati. Si scelse di seguire nel titolo e in varie cosette l'edizione televisiva per attrarre, non deludere, insomma accaparrarsi, il pubblico televisivo. Qualcuno si lamentò, sdegnosamente. Stesso dicasi per "Ken il Guerriero". Ai tempi, altre girelle non erano considerate -a torto o a ragione- dei richiami sufficientemente significativi per essere impugnati nella proposizione di nuove edizioni. Alla fine, suppongo che il "calcolo editoriale" sia sempre quello: un calcolo di opportunità commerciale. Quanti acquirenti spero di attrarre usando un titolo filologicamente corretto, o girellico? Quanto acquirenti temo di alienarmi usando in titolo girellico, o filoligamente corretto? E si fa una differenza. Ovviamente 'spero' e 'temo' giustamente sottendono alla presuntività del calcolo, ma è sempre così.
  22. Shito

    Le DIVICHE

    Capisco. Grazie per la precisazione. Assumo quindi che si è intesa una pronuncia 'custom' per virare il significato standard del composto. :-)
  23. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Alex, hai ragione. Tuttavia, quando con Dynit si riproponevano in VHS i "classici" ridoppiati, non è che ci fossero le rivolte. Dico cose come Daitarn, o Zambot, o persino Bem. No? C'ero, non c'erano i social... ma secondo me il teorema è sempre quello: se allarghi una nicchia, l'interesse e la competenza media pro capite dei suoi abitatori si abbassa. Ovvero, il livello di interesse e competenza del pubblico di ogni settore è una costante, ovvero il numero di abitatori di un settore e la loro competenza sono valori inversamente proporzionali. Questa cosa la pensai quando mi resi conto che il prezzo per avere Miyazaki famoso in Italia quanto Disney sarebbe stato forse vedere i gadget di Kiki negli happy meal del MacDo, e vedere una pletora di disinteressati circondarsi di quei feticci in assoluta vacuità di interesse. Non so se questo sia snobismo, davvero, ma se lo è allora è proprio snobismo umano - in senso latissimo, in tutti i sensi. Perché penso che questa sia la natura umana, e ho fatto pace con la cosa.
  24. Shito

    Star Comics After Kappa Boys

    Sottoscrivo. E mi permetto una riflessione, partendo dal titolo di questo thread. Che lo si voglia o meno, i "Kappa Boys", un gruppo creativo editoriale che conosciamo, sono persone nate e cresciute professionalmente in un certo ambiente, in un certo modo. In un certo tempo. In un certo spirito del tempo. In quel tempo, le cose "vecchie" (Goldrake e compagnia), seppur già nostalgiche, non erano "sante". Tutto al contrario, dopo un periodo di anime in TV Mediaset assai deturpati, si inneggiava all'anticensura e all'originalità. Quindi, "E' quasi magia Johnny" era bestemmia, era il simbolo della bestemmia. Non era ancora merda divenuta oro, già che ve lo dico: il tocco del Mida altro non è che il tempo. Col tempo il carbone si fa diamante, temo. Nella percezione dei romantici. Ora, il fatto è che quei tempi sono passati. Sono finiti. Ancora ai tempi di Dynamic c'era voglia, così nel pubblico e così tra gli editori, di proporre i manga e gli anime "con la dignità della loro matrice giapponese". Ora che questi prodotti sono normali, la loro provenienza è scontata, tornano anzi le cose non più "vecchie" ma "antiche": la girella - dove questo termine particolare, per giocoso che sia, implicita un'aura di nostalgica sacralità che rende la palta oro, appunto Che ne pensate?
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