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AkiraSakura

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  1. In realtà non hai tutti i torti. Io ho lavorato con scienziati, illustri o meno, e devo dire che non ne ho mai trovato uno maturo. Gli scienziati sono legati ad una loro dimensione idealistica infantile. Questa cosa è il motore che li spinge a lavorare/scrivere con condizioni di precarietà da fame, stress infinito e competizione alienante. Ora come nel passato. Difficile anche trovarne uno maturo tra i grandi. Forse Wolfgang Pauli. Si sa cosa ha scritto con Jung e come è andata la sua vita. C'è sempre, ancora adesso, tutta questa metanarrazione ottimistica della scienza (o fanta che dir si voglia, cambia poco a livello concettuale: una bomba atomica in grado di stoppare le future guerre mondiali in un certo senso era "fanta" per il suo tempo). Inutile dire che non l'ho mai condivisa, e forse è per questo che nonostante le mie 10 pubblicazioni non mi considero proprio un vero scienziato. Non essendo mai stato completamente borghese, ho sempre percepito il marcio delle cose pur rimanendo in parte idealista. Lo scienziato o lo scrittore di fantascienza invece, in un certo senso, è un divulgatore del titanismo borghese.
  2. Ebbene sì, l'ho letto anni fa ma non mi aveva colpito particolarmente. Forse ho apprezzato di più l'anime (la parte iniziale) per via delle solite cose di Anno.
  3. Ogni fan ha i suoi feticci di quando era adolescente, e dato che viviamo in una società priva di vere narrazioni (a parte i soldi e le metastasi della globalizzazione, tipo il terrorismo o il corona), questi feticci, che sono delle narrazioni surrogato, diventano un modo di dare un senso ad una vita miserabile e priva di scopo. In pratica, si porta la propria adolescenza nell'età adulta, e si dà un senso alla propria vita attaccandosi a cose per ragazzini, come i fumetti americani, i videogiochi o i cartoni animati. Nel caso dei fumetti yankee che hai presentato, quando questa sfera intima viene poi toccata dalla decadenza intrinseca del media, che bene o male deve assecondare la nuova ideologia del politicamente corretto, inevitabilmente si ha una reazione violenta del fandom. Mi ricordo tipo Diabolik, che da criminale che fa impazzire l'ex fidanzata diventa un animalista ecologista. Non essendo cmq un fumetto per nerd l'impatto era stato minore. La vera violenza arriva quando c'è un attaccamento veramente morboso a queste narrazioni simulacro. Tipo I fan di Eva che minacciavano di morte Anno, per esempio. O quelli della mia generazione, che avevano trovato in Eva una sorta di Bibbia. Indipendentemente da chi/cosa tocca questi oggetti, a parer mio il discorso non cambia.
  4. Questa è una diva assoluta. Da ascoltare sempre in loop. Poi adoro il fatto che gli arrangiamenti e i giri di basso del pop giappo siano sempre così "potenti". Un popolo di guerrieri costretti ad americanizzarsi.
  5. Stando alla bibliografia del libro del mio amico Jacopo Mistè, se ne parla nell'ncontro tra Anno e Nobi Nobita pubblicato sulla rivista "June" del '96.
  6. Molto bene. Ho incorporato quell'osservazione nella recensione commentandola, facendo tesoro anche di questo tuo ultimo post. E' davvero fondamentale direi. Grazie mille
  7. Direi che da Akira a Eva il passo è molto corto. Tralasciamo le esplicite citazioni e rimandi (Neo Tokyo, per dirne una). Ma siamo sempre lì: i bambini-vecchio che vivono la fine della Storia.
  8. Dato che c'è l'epidemia e non ho molto da fare (nessuno mi assume adesso :( ) ho aggiornato un po' la recensione di Eva. Levata via la clausola Shinji = hikikomori perché effettivamente non lo è e aggiunti più riferimenti all'Aum. Magari pian piano potrebbe diventare qualcosa di veramente completo. http://lanostrarivoluzione.blogspot.com/2014/04/neon-genesis-evangelion-recensione.html
  9. La vera scienza per me è relegata all'interpretazione dell'osservazione che è duplicemente limitata: a) Io soggetto osservante sono limitato (sensi limitati, intelligenza limitata, organismo limitato e debole). La mia tecnologia è limitata quanto me, in quanto io ne sono il Dio creatore e inevitabilmente essa non mi può superare; al massimo può velocizzare o affinare la mia capacità di calcolo, comunicazione, mobilità o misura; b) Io soggetto osservante limitato, avendo intelligenza limitata, creo modelli limitati e approssimazioni di ciò che percepisco con i miei sensi o apparecchiature (che sono una sorta di mia estensione). Rimane comunque in me la fede nel fatto che la matematica o il linguaggio con cui esprimo la mia teoria, che non esistono realmente in natura, ma soltanto nella mia mente limitata, siano delle buone codificazioni del mutamento che osservo e delle relazioni che avvengono in questo generale processo di percezione. E' impossibile trascendere la propria percezione (il proprio AT FIELD, volendo) senza cascare nel misticismo. Tutto il resto è fuffa per dar da mangiare a baroni e fichetti accademici. In particolare gli studi umanistici o economici (ad esempio non esiste economia senza politica e volontà di stabilizzare il denaro/potere in mano ad una certa categoria di individui, siano essi i proletari o i capitalisti/finanzieri).
  10. Secondo me qui l'inghippo sta nella risposta che ognuno di noi darebbe alla domanda: "quanto sono disposto a legittimare un certo tipo di metanarrazione?" Nel caso degli antichi, dei loro dei e poemi epici, una metanarrazione dall'alto (divinità/Re/Regina) verso il basso (adepto/suddito) era normale e perfettamente funzionale al contesto socio-economico, anche in matriarcato. Quindi se insultavi Ramesse, venivi condannato a morte, ed esso era veramente considerato un Dio in Terra. La società era basata su questo. La società era coesa in questo. Non esistevano Ramesse individuali. E' stato l'ebraismo a fondarsi su divinità individuali (vedi l'idolo del focolare di Abramo, che unito ad Aton diventerà YHWH -Fonte: Scarpelli G., Il Dio Solo). In pratica YHWH in qualche modo nasce come Dio personale, come Dio solo, come Dio astratto e slegato da un contesto sociale di ampio respiro. In fondo la metanarrazione semitica per eccellenza è la ricerca del denaro/benessere in terra, senza alcun aldilà pseudo-cristiano. YHWH tutela la proprietà privata nei suoi comandamenti, e Akenathon, da bravo "otaku", aveva un rapporto esclusivo con la madre e usciva raramente di casa (fonte: di nuovo Scarpelli, ma anche Freud). Ora, la metanarrazione in Fate o nelle robe nerd di oggi è fittizia, ed è legata al contesto sociale degli otaku, che comunque sono consumatori passivi soli. La metanarrazione nelle divinità del passato invece apparteneva ad un contesto più ampio e fondamentale. Lo stesso Shito mi sembra che si basi su una propria metanarrazione personale affine al suo "sentire" determinati valori/visioni d'assoluto del passato (i continui riferimenti alle opere d'arte classiche ecc.). Le metanarrazioni degli otaku di oggi (non quelli di Osaka 70) nascono nel relativismo (internamente percepito e inconsciamente accettato). Sono racconti consumistici di solitudini differenti (c'è molto ebraismo in questo, in fondo ebraismo ->industrialismo ->capitalismo, e l'animazione è capitalismo). L'otakuzoku non è una vera tribù che sente allo stesso modo una cosa (vedi come gli otaku si personalizzano i loro resin kit, e come si scannano sul nulla). E per di più, non esistendo più la società (M Tatcher, FTW), questa tribù non può essere collocata in alcun sistema verticale/trascendentale. Quindi per me, che nel nichilismo e relativismo ci sguazzo, con pochi bagliori idealistici di mistificazione del passato (in fondo sono cresciuto con le robe di Anno), l'uomo attuale, in quanto animale capitalistico/solitario, può crearsi gli idoli che vuole. Il problema ( o pregio, dipende da come uno sente le cose o tollera la sua nevrosi da consumo) sta nel fatto che l'asse della legittimazione dalla grandezza delle piramidi o della Biblioteca di Alessandria, che era verticale, si è spostato verso l'alienazione dei negozi e della loro oggettistica a base di idoli di plastica. O, ancora peggio, verso il dissolversi indefinito della rete.
  11. Kishiro, creatore di Gunm, ha apertamente scritto nel suo manga che durante la stesura ascoltava La Sagrada Familia (il disco). E' un po' più giovane di Anno, ma le suggestioni esistanzialistiche-SF tipiche della musica di Parsons e Woolfson son rimaste comunque. Era ancora rock progressivo, una versione molto raffinata e pop, ma comunque la musica dei ragazzi di 20th CB. Per quelli di adesso c'è il trap di mah-ometto-hodd
  12. Droppato alla seconda. I meme internettari mi hanno ucciso, così come la sua faccia da scimmia nella famosa scena con la ninfo-mori. E anche la volpe, sì, è ridicolo. C'è tanto self-fapping, tanto narcisismo in quest'opera. Perché secondo me Celent-ano voleva fare una roba seria, ma non è stato in grado di vedere al di là di sé stesso. Il problema è l'inibizione mentale che gli ha provocato il suo ego ipertrofico da provinciale arricchito, da pseudo sessantottino che vuole fare il colto, l'impegnato, il superuomo, facendo vedere che scopa, che fotte tutti, società e mafia international incluse. Il 68, così come la classe dirigente impietosa che ci ha donato, è contraddizione pura, tipo fai un "cartone" contro i regimi (yeee k fiko mettiamoci pure il barcone con i nigga per far dispetto a SALVINIH) e lo fai animare in parte in Corea del Nord. Vuoi fare il liberale ma salvi le ragazzine sceme dallo stupro e rinfacci loro che era meglio starsene a casa. Tipo Prodi che privatizza tutto inseguendo le pressioni politiche yankee ma, ovviamente, da buon signorotto locale, regala i beni dello stato agli amici degli amici. Stessi principi, stesse fesserie. PS: Tutti abbiamo fatto la prima scopata grazie al Divino Celentano, Signore del Sesso e della Libertà amen. RIBALTIAMO IL VERTICEEEEHHHH SBIRRI A MORTEEHHHHHH PSPS: Mafia International è Trumpiano, vuole togliere la sanità in Italia.... Obama si che è bravo, l'Obamacare è praticamente identico all'assistenza sanitaria italiana! Liberal, ma per bene! Che lungimiranza in politica estera, che capacità di contestualizzazione!
  13. Don't leave false illusion behind Don't cry, I ain't changing my mind So find another fool like before 'Cause I ain't gonna live anymore'... Al di là della palese citazione SF, l'occhio nel cielo è un Dio, ma un Dio umano solo, che si avvia all'autodistruzione. Basta soltanto la malinconia della canzone a portarci ad Eva (e infatti questo disco lo ascoltavo molto ai tempi di MTV....) Ma anche Don't Answer Me, in un certo senso. Pensieri personali.
  14. AkiraSakura

    Yack, deculture!

    Shito, ti ringrazio per le belle parole. Non posso non rispondere con piacere a questo invito. Innanzitutto, ho provveduto a correggere il termine incriminato nella recensione di Akira, e mi scuso se l'aspetto grafico del blog ti sia sembrato datato, dacché la cosa è voluta: non mi mancano le competenze per crearne uno tirato a lucido come tanti altri, ma mi sentirei in qualche modo "omologato" e privato di quell'atmosfera anni '90/inizio 2000 che mi trasmette quel verde sfumato, quel font insolito e quell'immagine "embrionale" di Shiori. E' un mood particolare dei due fondatori del blog - il sottoscritto e il padovano che tanti anni fa mi fece conoscere Utena, sia sempre lodato -, che vorrei comunicare anche visivamente a chi legge, senza badare alla sua reazione - nel blog, non avendo fini di lucro e non aspettandomi nulla dagli altri, ho trasfigurato molto di me stesso, da qui forse la "fluidità" che hai percepito nello scritto. In fondo, da adolescente, mediante i suoi libri, Gurdjeff mi aveva insegnato che un prodotto dell'uomo è veramente completo soltanto quando i suoi vari "centri" - intellettuale, emozionale, istintivo - lavorano all'unisono, senza farsi la guerra tra loro nel tipico stato alterato di chi è - senza alcuna coscienza in merito alla sua condizione - squisitamente postmoderno nella sostanza. L'esperienza qui sul Pluschan, sia da lurker che da utente, sicuramente ha aiutato ad ampliare la mia visione sull'argomento, almeno dal punto di vista "giapponese" - ma in fondo sono cresciuto con Nadia ed Evangelion, quindi da lì parte tutto, per poi estendersi al di là dei soliti confini, complice altresì un notevole calo d'interesse nei confronti dell'animazione contemporanea - adesso come adesso, sento molto l'esigenza di rivedere la mia top 10, anni 80 e 90, ma anche 70 (LOGH forse no, voglio surrealismi che parlino della realtà in modo quanto mai lucido, tipo un Utena o un GE999, cose che ho già visto molte volte, ma che non stancano mai). Ma nulla più, a parte qualche serie sporadica più recente che mi annoia (se tutto va bene). Sento di essere sazio sotto questo aspetto: le opere che sono riuscite a conquistarmi e a rimanere in me per tanti anni, sono tutt'uno con me, e ciò mi basta. C'è da dire che le sberle, la raffica di schiaffoni, l'abbia tirata anche a me stesso. Inoltre, nello scritto traspare una totale disillusione nei confronti della scienza, nonostante sia uno scienziato di professione. Sono tutto l'opposto di quelli di Osaka '70. Per l'umanità e i suoi giocattoli non vedo un futuro, e non l'ho mai visto fin da adolescente. La superficie sembra tanto promettente, incoraggiante, brillante, ma una volta arrivati alla sostanza ci si deve tappare il naso, confidando almeno nell'amore per i propri cari o nel proprio vissuto personale, che in fondo di cose belle ne dona - se sei fortunato. E sì, guardando ciò che c'è in giro, nel mondo reale, mi reputo fortunato, ma non riesco ad essere così "sbronzo" da montarmi la testa sulla mia fortuna. Anzi, so che un giorno essa se ne andrà e che le cose potrebbero volgere al peggio. E' tutto un ciclo. Di certo, mi sento impotente, così come è impotente anche chi si crede un superuomo. Ma ormai neanche i veri potenti lo sono più veramente. La confusione è troppa, è difficile polarizzarsi o polarizzare i propri ciechi desideri inutili. Come dicevamo in privato, neanche un cattivo può più essere un grande cattivo. Rimarrà pur sempre un meschino, insignificante essere umano, che defeca e urina come tutti gli altri, provando paura di fronte alla morte, alla vecchiaia e alla malattia. Si capisce ora cosa pensava Plotino quando definiva gli esseri umani come latrine ambulanti. Restando sulla stessa linea di pensiero, ben venga altresì lo gnosticismo, con il suo Dio Malvagio padrone delle cose del mondo, quel Satana che tentava Cristo nel deserto, mentre quall'altro Dio, quello lontano e impotente, se ne stava lì nel suo Pleroma come noi, lontani gli uni dagli altri e sempre più soli - e qui mi viene in mente Rei/Sophia nel mare di LCL, con, appunto, il suo piccolo Dio impotente, passivo e lontano dagli altri. E il sacro tempio di Gerusalemme, sede di elevate illusioni religiose, in questa totale indifferenza del divino e del fato, non poteva che essere distrutto dagli apatici e ingordi romani per la seconda volta. In merito ai post precedenti, lascio alcune (spero non ripetitive) riflessioni. Penso che Macross rispecchi l'aspetto più giovanile dell'otakuzoku, per forza di cose positivistico in quanto figlio di un certo tipo di cultura SF improntata sul modello americano. L'impostazione secondo la quale l'uomo è un essere positivo, che sicuramente risolverà le cose per il meglio grazie al consumismo familistico patriarcale/giudaico, preferibilmente con il sigaro, la giacca e la cravatta - cit. -, non la troviamo affatto nella truce letteratura degli autori che avevano visto in prima persona la seconda guerra mondiale, per fare un esempio. L'uccisione totale della razza umana, e/o la sua sottomissione ad un essere superiore in grado di educarla -o meglio, forzarla - ad elevarsi ad un grado superiore di consapevolezza, in queste letture era una possibilità non rara. Ci penserà Evangelion a chiudere il cerchio riportando i bambini di Macross nel mondo reale, sebbene senza alcun vero miglioramento, in quanto ciò che c'è la fuori, dopo gli applausi ipocriti, è una maschera da indossare per sopravvivere in una società carica di contraddizioni, nella quale i sogni per la maggiorparte delle volte non si avverano; oppure, dopo tanti sforzi e sacrifici, volendo crimini, si rivelano di un sapore fiacco e agrodolce. "What can you do when your dreams come true. And it's not quite like you planned?" cantavano gli Eagles. Tanto vale allora prendere parte al gioco rinunciando alla propria lucidità, rinunciando a pensare, diventando egoisti e prevaricatori, spesso inconsapelvemonte; oppure cercare di fuggire in una nuova dimensione al riparo dallo stesso uomo, che in fondo è un sottoprodotto poco importante di una Natura che lo programma per ammalarsi, invecchiare e morire, ponendolo in un angolo remoto e insignificante di un universo violento e senza scopo, che poco si cura delle sue "conquiste" intellettuali e sociali. À rebours di Huysmans parla chiaro, anche al di fuori del contesto del decadentismo. Non si può neanche tentare di fuggire - come fece altresì Nemo nelle profondità dell'Isola Misteriosa - nella propria dimensione domestica, al riparo dalla società e dalle sue insidie, dalla sensualità, dal desiderio mondano. Gli oggetti non bastano mai, la collezione sembra interminabile; i piaceri della solitudine portano al vuoto e l'immaginazione ad un certo punto partorisce mostruosità diventando nevrosi. La Natura si vendica con chi cerca di fuggire, frantumandolo questa volta dall'interno. Non per nulla Jean Floressas Des Esseintes è costretto, nonostante le sue illimitate disponibilità economiche, a far ritorno all'umana latrina, scombussolato dalla sua stessa vuotezza. Sulla democrazia: non esiste. Sopratutto nei paesi che hanno perso la guerra, che in qualche modo sono succubi dell'imperialismo a stelle e strisce. Giappone e Italia sono servi - non per nulla il giovane Oshii andava in giro a distribuire volantini di protesta contro l'ennesima base americana nella sua terra, in un periodo di agitazioni terroristiche analogo ai nostri anni '70. Ma in fondo, generalizzando e ricollegandomi a Huysmans, la "democrazia" USA globalizzata - aka l'impero romano decadente dell'oggidì - non è nient'altro che una forma di legge del più forte, legge che ci ha imposto sempre Madre Natura, ipocrisie umane a parte. Una volta a pranzo, un mio collega sbottò dicendo: "ma perché dobbiamo adattarci al modello americano?". Uno gli rispose: "sono più grossi". Che altro puoi dire, a parte il fatto che l'accumulare, l'accumulare e l'accumulare piace tanto a tutti (in fondo neanche il modello sovietico è riuscito a resistere al fascino della tecnologia e della proprietà privata, no?). Idem la potenza coloniale francese, che guardacaso oggigiorno ha messo al vertice il solito establishment delle giacche, delle cravatte e della finanza turbocapitalistica. Di fronte al banchiere Macron, guardacaso sposato con sua "madre", Napoleone si rivolta nella tomba. La "disuguaglianza", in ultima istanza, ci viene imposta dalla stessa natura. Così come il sonno ad occhi aperti, la difficoltà nell'apprendere, nell'eseguire ragionamenti logici senza abbandonarsi ad irrazionalità ed aggressività - anche se tutti sono convinti di essere geni, ma ciò fa parte del solito narcisismo senza il quale l'uomo non riuscirebbe neanche minimamente a tollerarsi (parlando per archetipi, meglio non voltarsi mai verso lo specchio, si rischierebbe di rimanere polverizzati). Ci vuole tanto lavoro su di sé per dislocarsi (in parte) dalla propria natura animale, almeno nell'apparenza. La Natura indifferente andrebbe aggirata mediante consapevolezza e stasi (non intendo una stasi completamente "apollinea", ma la ricerca di un compromesso soggettivo accettabile al fine di condurre una vita serena e dignitosa, nonostante la condizione spiacevole nella quale siamo invischiati in quanto uomini). Ma la morte dell'ego e la ricerca di una vita modesta e dignitosa sono delle cose poco attrattive per miliardi di persone che vogliono sempre di più, sempre di più, sempre di più. Il mito della crescita economica illimitata mi fa paura, così come quei nerd alienati di Silicon Valley che progettano, dall'alto della loro ricchezza ed alienazione, di fornire all'uomo-scimmia i migliori strumenti necessari per diventare un robot senz'anima, senza lavoro stabile, senza dignità e senza cervello. Odio la parola "flessibilità". Sopratutto se applicata a persone che magari hanno famiglia e figli. Chiudendo la parentesi, l'illimitatezza è soltanto un'illusione della mente. Così come l'eternità a cui ambiscono i tristi duellanti della saga della Rosa Nera, del tutto incosapevoli della loro intrinseca limitatezza. Sul dolore: penso che GE999 abbia spiegato tutto per filo e per segno. Il treno è il treno della vita (anche negli aspetti più crudeli), e a ogni stazione Tetsuro prova il dolore e vede il dolore, la perdita, la disperazione e la tristezza. Ma anche la meccanizzazione dell'uomo, la sua postmodernizzazione (gli uomini meccanici che si credono immortali, che vivono senza scopo e ideali, nella loro stupidità e apatia, dotati di una cattiveria tanto banale quanto macabra e spaventosa). Eppure Tetsuro cresce: dapprima vuole diventare meccanico, ma lungo il viaggio capisce che si tratta soltanto di una chimera. Da qui, dalla consapevolezza dell'illusione e della precarietà dell'esistenza, il cambiamento. Ma forse questa cosa la diceva già il Buddha.
  15. Avete detto molto. Lascio un mio pensiero sulla tematica della solitudine in Evangelion, che mi pare sia uno dei temi fondamentali dell'opera. La solitudine e la coesione sociale (valore fondamentale per i giapponesi, ma in senso stretto ed emozionale: il gruppo è fondamentale per la formazione dell'individuo e per l'equilibrio della sua psiche). Nell'opera, i personaggi fanno fatica a comunicare tra loro, anzi, a volte non si capiscono proprio (Tomino). La società, sotto la spinta dell'individualismo, diventa asettica e statica come Neo Tokyo 3. Ci si chiude in sé stessi, non si comunica, il walkman sempre acceso, la metropolitana - un nonluogo, in quanto transitivo, de-legittimato e privo di storia - che ti porta chissà dove - tanto una meta non c'è. Che fine fa il contatto emozionale col gruppo? Viene meno. E l'ambiente esterno? Sono gli altri, che non riusciamo a comprendere perché non comprendiamo neanche noi stessi. Oppure l'asettica città a-sociale (non era stata la Tatcher a dire "la società è finita?") e il suo surreale silenzio. Gli apostoli... anche loro non comunicano, sono soli, non hanno un terreno sul quale sedimentare. Il nemico... la crisi di Shinji sull'identità del nemico... non è neanche in grado di definirlo, a momenti. In fondo, il suo più grande nemico è lui stesso. Quando non c'è l'altro a delimitarti, il tuo Io viene spinto all'estremo, perde le sue radici, e nella "libertà assoluta" - paradossalmente - riscopre la prigionia dettata dal non aver alcun appiglio. Si diventa degli omini stilizzati su uno sfondo bianco, senza niente intorno. Imho il significato di Eva sta tutto in quell'immagine. Questo è l'uomo postmoderno, una cosa non ben delimitata e in perenne transizione. L'abitante perenne di un nonluogo che si estende all'infinito. Eppure, si è sempre soli. Si muore da soli. Forse qualche personaggio nella serie lo dice pure. Il problema dei personaggi non è tanto l'affrontare la solitudine, ma il fatto che la loro solitudine non sia "sana", che lasci trasparire la loro frammentazione interiore. In fondo, se uno è interiormente forte, con delle radici ben definite, è in grado di sopportare la solitudine. Anzi, può trarne addirittura vantaggio per potenziarsi spiritualmente. Ma i personaggi di Eva, quando arriva la solitudine a metterli alla prova, impazziscono. Sono soggetti alla fluttuazione postmoderna dell'identità. Sono come quei business man con la radio sempre accesa in macchina, che quando gliela spegni vanno in crisi perché non riescono a tollerare quel silenzio che li mette a nudo, che li mette di fronte a loro stessi. Se il flusso continuo di dati si arresta, quello che rimane non è più gradevole. La pubblicità in televisione, il chiacchericcio, lo smartphone... bla bla bla.... gne gne gne... tutti modi per sedarsi, per non dialogare con sé stessi - sarebbe molto doloroso farlo, dopotutto, perché lì dentro, nel trono dell'anima, si è stati completamente svuotati. Non c'è più nulla. Forma dell'animo, forma dell'uomo... pertanto, quando l'anima non c'è più, l'uomo perde la sua forma.
  16. Bon, gli ultimi due episodi sono la vera SOSTANZAH. Tutto quello che e' venuto prima e' fuffa. Aspetto con ansia il commentone di Roger sul tizio che si lagna seduto su una sedia.
  17. AkiraSakura

    Sailor Moon

    Garion ha ragione, e lo dico da fan incallito della serie originale. Finalmente Hotaru ha lo spazio e il tempo per dimostrare a tutti che è Dio.
  18. AkiraSakura

    I nostri acquisti

    Te lo dico in privato. La condizone cmq e' mint, e' praticamente nuova e mai esposta.
  19. AkiraSakura

    Dynit - Novità e discussioni

    Ce l'ho. Idem Zambot 3.
  20. AkiraSakura

    I nostri acquisti

    Chiedo venia. BTW, finalmente un sogno si avvera (questo pezzo da museo l'ho cercato per anni).
  21. Lo sfizio cmq se l'era tolto, alcune scene di Eva sono identiche a quelle di Sailor Moon S (che mi piace più di Eva :P)
  22. Ok, quello lo sapevo. Però pensavo che la cosa si estendesse anche a Shinji (ho sempre visto Eva come una metanarrazione incentrata sulla figura dell'otaku/uomo postmoderno - se vogliamo generalizzare, in fondo i tratti psico-sociologici comuni a otaku e hikkikomori sono il frutto di un determinato contesto).
  23. Allora a questo punto tutta la storia secondo la quale Anno ha trasposto se' stesso in Shinjispingi e' una bufala, e quest'ultimo e' il tipico hikki giapponese degli anni '90 (e si ritorna al discorso generazionale).
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