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bassho

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A questo non saprei risponderti, perché non ho una conoscenza molto approfondita dei canoni del genere.

 

Tuttavia nel libro è presenta una forte componente che attiene alla pura immaginazione; accadono eventi che svicolano del tutto dalla realtà. Per esempio: il libro è in sostanza una sfida fra due maghi e rispettive scuole di pensiero che usano il circo come arena del proprio scontro. Subito all'inizio è riportato che uno dei due mentori dei maghi usava un coltello per incidere le dita della mano dell'allieva, in modo che quest'ultima fosse obbligata a usare la magia per rimarginare le ferite e si dice che questa pratica era ripetuta più volte al giorno per affinare meglio il potere.

 

Più in generale, mi è sembrato un libro dove la scrittura non mette in sospensione l'interpretazione dei fatti, lasciando dopo ogni evento l'ambiguità di stabilire se sia un trucco di magia (e quindi finto) o se sia vero. La narrazione si addentra con convinzione nel terreno della magia e dell'impossibile.

Lo stesso stile di scrittura è poi paragonabile a quello del cosiddetto "realismo magico", che solitamente ho visto essere considerato come un sottogenere della letteratura fantastica in senso ampio, in quanto è una scrittura molto immaginifica che però rende piede dalla realtà.

 

Il 'confronto' tra due maghi in un ambiente particolare mi ha fatto tornare in mente 'Jonathan Strange & Mr.Norrell' di Susanna Clarke.

Qui l'ambiente particolare e' dato da un contesto storico distopico, nell'Inghilterra dell'800, in un momento storico di grandi scontri (Napoleone, etc) In definitiva neanche in questo libro si puo' parlare in senso 'stretto' di Fantasy, pero' nel contempo si adopera l'accezione della 'magia' per raccontare una storia.

 

Se non l'hai letto, magari ti puo' interessare.

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Honey: grazie per le conferme. :-)

 

Da ex lettore di letteratura erotica e conoscitore dell'universo BDsm mi pareva proprio che quei libri fossero, in buona sostanza, la stessissima cosa di Twilight, però per un segmento di lettrice più adulto (post adolescenza).

 

Figo monomaniaco (in qualsiasi modo) + sindrome da crocerossina = senso di indispensabilità (nel sacrificio) di lei = supremo senso di eleggibilità alla vita.

 

Non è sempre la stessa cosa, da tremila anni?

 

Le fantasie femminili funzionano così, le loro vite (e desideri) reali no.

 

Essenzialmente, anche loro amano immaginarsi migliori di quello che sono. In questo, sono proprio uguali a noialtri uomini.

Modificato da Shito
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Honey: grazie per le conferme. :-)

 

Da ex lettore di letteratura erotica e conoscitore dell'universo BDsm mi pareva proprio che quei libri fossero, in buona sostanza, la stessissima cosa di Twilight, però per un segmento di lettrice più adulto (post adolescenza).

 

 

Interessante, Lustbader?

(non che lo sia propriamente ma...)

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Non sono un esperto di definizioni dei generi letterari, ma se iniziamo a parlare di letteratura fantastica in senso ampio, citando Gallo, la mia impressione è che si voglia andare a parlare di cose molto più di varie di quanto un italiano intenda quando parla di letteratura fantasy. Per dire, concordo che il realismo magico possa essere considerato come letteratura fantastica, e in questo senso non ho problemi a dire che quella di Borges è "letteratura di genere fantastico", ma dubito che qualcuno lo definirebbe mai un fantasy.

 

Prendendo i titoli citati da Shuji, 'Che fine ha fatto Mr. Y' e 'Jonathan Strange & Mr.Norrell', che ho letto, non mi verrebbe da definire nessuno dei due fantasy, entrambi si muovono nel reale, tra presente e storia, introducendo un elemento sovrannaturale, più o meno marcato. Il che è come alla fine definirei "realismo magico", che mi sembra un genere racchiudente opere di animo molto diverso, sicuramente una diversità maggiore di quella che immagino quando parlo di fantasy. Tanto per fare un altro esempio, a sentir parlare di Bradbury sicuramente chiunque pensa alla fantascienza, ma Eymerich ha parlato di come si possa discutere se la distopia di 'Fahrenheit 451' sia fantascienza o no, e io tirerei in mezzo 'L'Estate Incantata'/'Dandelion Wine', un libro che definirei realismo magico, fantastico, ma non fantasy.

 

Ovviamente, non faccio critica letteraria, e il mio uso del termine è potenzialmente arbitrario, ma quando penso al fantasy tendo a pensare o a quegli elementi dello high fantasy che tricondurreia Tolkien, o a serie con ambientazioni medievaleggianti e gestioni più o meno tendenti all'intrigo politico come quelle di Jordan o Martin. Fondamentale poi è il gusto per il worldbuilding, la creazione di luoghi e strutture politiche con un approccio quasi da manualistica - dopotutto, è il genere che va più a braccetto con il gioco di ruolo.

 

Oggi è sicuramente più complicato, tra gente che parla di weird, urban fantasy e compagnia cantante. Li uso molto a sentimento, dopotutto mi sembra chiaro che urban fantasy non sia una definizione basata solo sulla presenza di elementi fantastici in un contesto contemporaneo/urbano, altrimenti il sopracitato 'Che Fine ha Fatto Mr.Y' rientrerebbe nel genere, e a pelle direi di no, mentre trovo si addica molto alla serie dei 'Dresden Files' di Jim Butcher - serie che, approposito, ho letto nell'ultimo anno e molto gradito, credo potrebbe piacere parecchio in questo forum.

 

 

Tanto per fare qualcosa di completamente diverso e in linea con il topic, ho letto con quindici anni di ritardo 'Pastorale Americana' di Roth e mi è piaciuto un sacco. La letteratura americana tendo ad amarla in generale, e avevo voglia di qualcosa di ampio respiro. Ho trovato forse la più bella allegoria politica e sociale della distruzione del sogno americano. Nessuno è salvo, e tutto viene ridotto al grottesco. Alla fine ride solo la brutta figura di una intellettuale che non è capace di credere in nulla, e tutto il resto è in rovina. Bello, bello, bello e un po' terribile.

 

Un po' sul tema, anche se si tratta di un'opera che a pelle direi avere un respiro ben diverso, ora sto leggendo 'Underworld' di DeLillo, pure qui un libro per cui non serve troppo venga a fare i complimenti io, immagino. Per adesso ho letto solo il prologo, ambientato durante la finale tra Giants e Dodgers del 3 ottobre 1951. Questo prologo è stato pubblicato anche autonomamente e si vede, lo ho letto di un fiato e mi sono ritrovato quasi già soddisfatto alla fine. Vedrò come prosegue.

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Un po' sul tema, anche se si tratta di un'opera che a pelle direi avere un respiro ben diverso, ora sto leggendo 'Underworld' di DeLillo, pure qui un libro per cui non serve troppo venga a fare i complimenti io, immagino. Per adesso ho letto solo il prologo, ambientato durante la finale tra Giants e Dodgers del 3 ottobre 1951. Questo prologo è stato pubblicato anche autonomamente e si vede, lo ho letto di un fiato e mi sono ritrovato quasi già soddisfatto alla fine. Vedrò come prosegue.

 

poi prosegue con la suora con la rupofobia :sisi:

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Non sono un esperto di definizioni dei generi letterari, ma se iniziamo a parlare di letteratura fantastica in senso ampio, citando Gallo, la mia impressione è che si voglia andare a parlare di cose molto più di varie di quanto un italiano intenda quando parla di letteratura fantasy. Per dire, concordo che il realismo magico possa essere considerato come letteratura fantastica, e in questo senso non ho problemi a dire che quella di Borges è "letteratura di genere fantastico", ma dubito che qualcuno lo definirebbe mai un fantasy.

 

Prendendo i titoli citati da Shuji, 'Che fine ha fatto Mr. Y' e 'Jonathan Strange & Mr.Norrell', che ho letto, non mi verrebbe da definire nessuno dei due fantasy, entrambi si muovono nel reale, tra presente e storia, introducendo un elemento sovrannaturale, più o meno marcato. Il che è come alla fine definirei "realismo magico", che mi sembra un genere racchiudente opere di animo molto diverso, sicuramente una diversità maggiore di quella che immagino quando parlo di fantasy. Tanto per fare un altro esempio, a sentir parlare di Bradbury sicuramente chiunque pensa alla fantascienza, ma Eymerich ha parlato di come si possa discutere se la distopia di 'Fahrenheit 451' sia fantascienza o no, e io tirerei in mezzo 'L'Estate Incantata'/'Dandelion Wine', un libro che definirei realismo magico, fantastico, ma non fantasy.

 

Ovviamente, non faccio critica letteraria, e il mio uso del termine è potenzialmente arbitrario, ma quando penso al fantasy tendo a pensare o a quegli elementi dello high fantasy che tricondurreia Tolkien, o a serie con ambientazioni medievaleggianti e gestioni più o meno tendenti all'intrigo politico come quelle di Jordan o Martin. Fondamentale poi è il gusto per il worldbuilding, la creazione di luoghi e strutture politiche con un approccio quasi da manualistica - dopotutto, è il genere che va più a braccetto con il gioco di ruolo.

 

Oggi è sicuramente più complicato, tra gente che parla di weird, urban fantasy e compagnia cantante. Li uso molto a sentimento, dopotutto mi sembra chiaro che urban fantasy non sia una definizione basata solo sulla presenza di elementi fantastici in un contesto contemporaneo/urbano, altrimenti il sopracitato 'Che Fine ha Fatto Mr.Y' rientrerebbe nel genere, e a pelle direi di no, mentre trovo si addica molto alla serie dei 'Dresden Files' di Jim Butcher - serie che, approposito, ho letto nell'ultimo anno e molto gradito, credo potrebbe piacere parecchio in questo forum.

 

Segnamo e approfondiamo ^_^

 

Per il resto appunto quei due titoli che facevo rappresentano anche un po' la misura dell'essere 'figli dei tempi'; da qualche anno si sta cercando di fare un'operazione mirante all'andare al di la' dei generi e 'tornare' al mainstream.

 

Forse un po' per erosione del mercato, forse per altri motivi, si tende a realizzare e a voler valorizzare opere che vadano insieme a tutte le altre uscite, e non vengano direttamente messe in qualche 'cantuccio' espositivo.

 

Da qua appunto sia quei due titoli che citavo, sia altri in precedenza, titoli che sono comunque esposti 'normalmente' sugli scaffali, e che hanno in seno un qualche elemento di natura fantastica.

 

Natura fantastica appunto, e non fantasy.

 

Pur essendo un genere da me molto amato, devo dire mio malgrado che e' anche un genere da qualche anno con poca vitalita'.

Io stesso appunto i libri migliori in questi ultimi anni che abbia letto siano di 'quel' tipo; e dico genere in quanto in molti gia' da tempo ne tentano una classificazione, senza comprendere realmente che il problema in se' e' proprio la 'gabbia' del genere.

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Honey: grazie per le conferme. :-)

 

Da ex lettore di letteratura erotica e conoscitore dell'universo BDsm mi pareva proprio che quei libri fossero, in buona sostanza, la stessissima cosa di Twilight, però per un segmento di lettrice più adulto (post adolescenza).

 

Figo monomaniaco (in qualsiasi modo) + sindrome da crocerossina = senso di indispensabilità (nel sacrificio) di lei = supremo senso di eleggibilità alla vita.

 

Non è sempre la stessa cosa, da tremila anni?

 

Le fantasie femminili funzionano così, le loro vite (e desideri) reali no.

 

Essenzialmente, anche loro amano immaginarsi migliori di quello che sono. In questo, sono proprio uguali a noialtri uomini.

 

Prego ... sul fatto però che per immaginarci migliori di quello che siamo, dobbiamo/vogliamo immaginarci crocerossine, non confermo.

Non solo in questo siamo uguali. ;)

Non so se è come Twilight; Twilight l'ho letto (please non infierire :)), questo no.

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beh vista l'intenzione di shito di vivificare il thread in generale.

 

Penso che uno dei pregi della più sincera letteratura erotica sia quella di raccontare pulsioni intime che raramente assurgono alla coscienza e che dunque tanto più raramente compaiono nei romanzi normali. Poi come detto, di certa letteratura erotica. Miller e gran parte dei romanzi di Bataille direi ne stanno fuori*, la Reagé la ammetterei. Sade ci sta dentro a tratti, ma se si considera l'interpretazione di Blanchot per la quale ai suoi ragionamenti non crede nemmeno lui ma sono solo un imbonimento per portare il lettore sulla propria strada offuscandone l'occhio interiore col logos ,,, beh allora forse c'è dentro con tutte e due le scarpe ma non so.

 

In definitiva: letteratura erotica come scandaglio dell'incosciente, scritta casomai giocando senza ben maneggiarlo proprio con tale substrato profondo. Che ne pensate ?

 

*storia dell'occhio invece é proprio un ottimo esempio di tale scandaglio dell'inconsciente

Modificato da Kin
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Personalmente ho sempre considerato la letteratura 'psicoerotica' interessante proprio perché in grando, ai suoi massimi livelli, di toccare corde emotive normalmente in continua quanto inconscia vibrazione all'interno del nostro animo, sì.

 

Ovviamente anche le undicimila verghe di Apollinaire possono dirsi mero divertissement. Anche molto di Miller, tutto sommato. Non sono poi in tanto a riuscire a estrarre dall'erotismo, dalla pornografia persino, quella che è in effetti allegoria della vita umana. Il buon vecchio DAF? Chissà. Pur avendo letto tutte e tre le versioni della Justine, ancora me lo domando. Certo l'Historie de Jerome era un bel romanzo-nel-romano (forse il picco più alto, o l'unico, del romanzo esso tutto?). E daltronde si sà: per un certo tipo di letteratura illuminista, libertina o meno che fosse, la masturbazione è innanzitutto esercizio mentale.

 

La Reage ha il bello di portarsi dietro quell'afflato di musa reale di un intellettuale reale, dico Jean Paulhan (sp?). Un po' come quando leggi della musa di Sartre. O della (antica) Heloise, persino. Sono un po' cose che ti riconcialiano con il mondo, con la vita, ovvero con la femminilità. O forse proprio questo, anzi proprio probabilmente, è quanto di più consolatoriamente storto si possa pensare. Quanta miseria nella mente umana maschile. Quanta miseria.

Modificato da Shito
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Per la prima volta sto leggendo una poesia di Baudelaire.

 

L'avevo sempre evitato. Mi ha sempre fatto il cliché del liceale che vuole fare il tenebroso, tipo OMG Nietzsche, OMG Baudelaire, ma vaffanculo.

 

Poi scoprii che Vladimiro ne era grande fan. Dico: "Mh." Il Bianconiglio, invece, apparteneva al succitato gruppo.

 

Oggi la imouto mi chiede di una poesia. Cerco traduzioni, fanno tutte cagare.

 

Allora mi provo a tradurla per lei (è semplice).

 

Giunto nel mezzo, trovo che altri traducono farfalle per effimere.

 

Come si fa? A parte che si parla proprio delle effimere sul pelo di laghi (l'immagine è quella), cosa c'entrano le farfalle, o i fiorellini, con Baudelaire, che è tutto paludi e marcescenze?

 

Ah! E io che mi lagnavo di chi prendeva tanuki per procioni!

 

Non c'è fine all'ignoranza. :-(

Modificato da Shito
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Ho letto Saggio sulla Lucidità di Saramago pensando che potesse un buon momento per farlo viste le elezioni di aprile e la desolazione del panorama politico. Ho quasi l’impressione che Saramago, nel corso di tutta la vita, abbia fatto apposta ad usare una prosa così affaticante per la lettura, con periodi lunghissimi e una punteggiatura quasi assente che rende difficile, per esempio, capire quando un personaggio sta parlando. Evidentemente non voleva concedere nulla al lettore. Però il libro è valido, e lascia sedimentare più di un dubbio nel lettore.

 

Poi sto leggendo (sono al 70% sul Kindle) Armi, Acciaio e Malattie, per colmare qualche lacuna culturale su argomenti molto vasti relativi all'evoluzione sociale dell’umanità di cui sapevo poco. Bel libro. Non ha una prosa che faccia gridare al miracolo, ma sempre meglio dei saggi scritti da economisti. Penso che abbia un suo perché anche per l’ampiezza della trattazione, sia in senso longitudinale (cioè coprendo archi temporali ampi), sia in senso orizzontale in quanto non lascia scoperta nessuna superficie emersa del globo.

 

Infine, qualche giorno fa è stato assegnato il nobel per la letteratura a Mo Yan, scrittore cinese. Di lui ho letto Sorgo Rosso, Il supplizio del Legno del Sandalo, L’uomo che allevava gatti. E’ un autore che nella scrittura affianca dei tratti molto concreti a delle immagini visionarie e fantastiche. La definizione “realismo allucinatorio” penso rispecchi bene l’essenza del suo stile. In tutti e tre i libri che ho letto è sempre presente una componente molto cruda e dolorosa della vita e una specie di poesia della natura. Un paesaggio, una scena di compagna, i campi sconfinati di sorgo, le dimore rurali dei contadini cinesi, vengono tutti descritti in modo molto vivido, esaltando colori e immagini. Dei tre forse Il Supplizio è quello che mi è piaciuto di più.

 

Talvolta si dice che le decisioni dell’accademia svedese siano ingiuste. Tuttavia, sia Mo Yan, sia Vargas Llosa, penso meritassero questo premio.

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  • 3 weeks later...

Mi sono rimesso a leggere proprio nella settimana scorsa un saggio della storica Barbara Touchman, Uno Specchio Lontano, dedicato al Trecento...Era molto tempo che non lo riprendevo in mano...Volume forse un pò troppo ponderoso di questi tempi, ma l'epoca in cui si svolge, ricca di eventi terribili, in primo luogo la Morte Nera, pestilenza che cambiò la faccia dei nosri stati, a cavallo fra le crisi del 1200 ed il mondo del Riinascimento scossa da grandi eventi, di alcuni dei quali è protagonista l'attore principale del volume, il Settimo sire di Cousy, una temibile schiatta di nobili francesi tanto temerari ( e litigiosi ) da non fregiarsi di alcun titolo se non quello del loro gigantesco maniero - nel senso più letterale era una vera dimora di giganti quasi inespugnabile - e del loro territorio, mi appare molto, troppo simile alla nostra, un momento di passaggio, intermedio, fra la grande crisi dei 50 anni di Guerra fredda - abbiamo anche avuto infezioni e malattie paragonabili per diffusione alla Morte Nera, come l'AIDS, ma non solo - e questo decennio di crisi europea...Abbiamo un Rinascimento davanti ??

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Parrà strano, ma sto leggendo 'Anime al cinema' di Francesco Prandoni.

 

Ed è amore.

 

A parte l'impaginazione atroce al limite del fanzinesco, è un testo delizioso.

 

Non mi illumina su nulla, non mi fornisce gran copia di nozioni a me sconosciute, ma è splendido il taglio dell'autore che giustamente segue la storia dell'animazione intrecciandola a quella del mercato dell'animazione e della società. In Giappone.

 

E' un saggio ricco di valore culturale. La visione di Prandoni è anche la mia, e leggerlo, leggere di una persona così chiaramente e onestamente interessata delle stesse cose che mi interessano, con lo stesso punto di vista che mi interessa, non è illuminante ma è così confortante.

 

Grazie, Francesco!

 

Grazie anche per l'ordine cognome-nome! :-)

 

Grazie per la comprensione che hai delle cose, e della forza che hai avuto nel redigere questo testo.

 

Il titolo è atroce e non rappresenta il contenuto del saggio. Manca uniformità di traslitterazione (allungamenti sì, allungamenti no), ma è magnifico.

 

Ho comprato il libro perché non c'era una bibliografia.

 

E' la visione e il racconto di una persona su tre storie nazionali intrecciate intorno a una passione vissuta intensamente.

 

Si legge nelle e tra le righe.

 

Splendido.

Modificato da Shito
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Il titolo è atroce e non rappresenta il contenuto del saggio. Manca uniformità di traslitterazione (allungamenti sì, allungamenti no), ma è magnifico.

Vero, anche perché il libro parla in buona parte dell' evoluzione dell' animazione televisiva, da sempre legata a doppio filo con quella cinematografica, non solo quest' ultima.

Un altra pecca è la mancanza del fenomeno Eva, che sarebbe stato perfetto come capitolo finale del discorso/analisi che si dipana nel libro di Prandoni , sicuramente più adatto del capitolo dedicato a Shoko Asahara.

Sempre interessante, non lo nego, ma che con il resto del libro pare ( anzi, è) una cosa un pò a parte.

Modificato da Zio Sam
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Di parte?

 

Trovo davvero sensato che il libro si 'chiuda' con la storia dell'attacco col gas sarin nella Tokyo Metro. E' stato un 'turning point' nella storia e nella sociologia recente giapponese non da poco. Personalmente, avrei piuttosto sottolineato come Aum o Ohm sono la stessa cosa, e tanto la setta dell'Aum quanto Nausicaa sono dell'84. Inquietanti sincronie.

 

Devo ancora finire il libro (nel senso: leggerlo tutto in profondità), ma mi pare invece manchi un capitolo su Miyazaki Tsutomu e sul 'casus' del 'killer otaku', col conseguente celebre report dal Comiket del "guardate, qui ci sono 100000 Miyazaki Tsutomu!", e tutto quel che ne seguì.

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Trovo davvero sensato che il libro si 'chiuda' con la storia dell'attacco col gas sarin nella Tokyo Metro. E' stato un 'turning point' nella storia e nella sociologia recente giapponese non da poco. Personalmente, avrei piuttosto sottolineato come Aum o Ohm sono la stessa cosa, e tanto la setta dell'Aum quanto Nausicaa sono dell'84. Inquietanti sincronie.

M aio non capisco proprio perchè infilare L' AUM solo perchè ha realizzato dei cartoni da 2 yen da passare ai loro accoliti o perché alcuni membri della setta erano parodiati in manga yaoi fanzinari.

L'ho trovato un articolo scollegato con resto del libro ( e infatti è messo alla fine , come a suggerire che si tratta di un capitolo a parte).

A questo punto avrebbero dovuto parlare anche di tutti gli altri anime che sono stati finanziati da sette religiose o ancora meglio fare direttamente un libro tutto dedicato agli otaku che seguono gli anime, della capacità propagandistiche di questi ultimi ( e che sette come l ' AUM hanno usato per plagiare le menti più deboli ) o della nascita di casi aberranti come Tsutomu Miyazaki.

Ne sarebbe venuto fuori un bel tomo ( per stomaci forti, ma vabbè...)

 

Tokyo decadence dato che me lo sono trovato in casa e mi pareva qui se ne fosse parlato, poi magari mi spulcio il topic

Ma i nomi dei personaggi di Eva non venivano da un romanzo dell' autore di Tokyo decadence ?

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Ma i nomi dei personaggi di Eva non venivano da un romanzo dell' autore di Tokyo decadence ?

 

Solo i nomi di Suzuhara Touji e Aida Kensuke vengono dal romanzo 'Ai to Gensou no Fashizumu' (Il fascismo dell'amore e dell'illusione), di Murakami Ryuu.

 

'Tokyo Decadence' sarebbe Topaz, il cui seguito 'Topaz II' sarebbe poi Love & Pop (regia di Anno Hideaki).

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Il primo è in una raccolta di racconti? Forse intitolata proprio 'Tokyo Decadance'?

 

Se sì, la lessi anch'io.

 

In effetti Murakami Ryuu ha i suoi perché, e capisco perché Anno lo adori. La sensazione è che Murakami Ryuu faccia sempre emergere il sottotesto di 'vuoto interiore' dei suoi personaggi, delle società che racconta. Credo anche anche "In the Miso Soup" sia così, ma non l'ho letto (e non programmo di farlo, in verità). Però mi piacerebbe leggere, dell'autore, "Blu Quasi Trasparente" (introvabile, in italiano) e "Il fascismo dell'amore e dell'illusione" (mai tradotto, credo). Oltre a Topaz II, anche.

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