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Il tramonto degli anime - Esistono ancora contenuti interessanti nel 2026(7)?


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On 3/3/2026 at 4:25 PM, Lord Gara said:

Il fatto di lanciare un canale a pagamento senza nessuna novità mi pare veramente l'ultima mossa di un disperato

Non voglio fare il disfattista, davvero chiedo a chi segue questo mondo e mercato come io non faccio, ma l'animazione giapponese è ancora un medium usato per veicolare contenuti interessanti?

Intendo: come Anno Hideaki ha argomentato in un luuungo dialogo/intervista con Hilawa Ryuusuke su un recente numero di Neppuu (il giornalino di Studio Ghibli), essenzialmente l'anime boom nacque con Uchuu Senkan Yamato, e non con Kidou Senshi Gundam, per una semplice ragione: fu il primo dei due a rivolgersi per primo a un nuovo pubblico non infantile con una narrativa animata che non era intrattenimento infantile, ma una space opera romantica e volendo revanscista, che cambiò completamente la "società giapponese" in merito ai terebi-manga e manga-eiga, facendo nascere quelli che si sarebbero detti gli anime.

Di lì, il boom, che essendo appunto esplosivo porto a un'evoluzione rapida ed esplosiva. C'erano autori che non aspettavano altro che la possibilità di esprimersi con l'animazione. Poi arrivò quasi subito l'home-video, e anche questa innovazione cadde a fagiolo. In più, in Giappone si gonfiò presto l'economia bolla, con una diffusione consumistica impensabile. L'animazione giapponese trovò nuovi spazi e si fece subito scollacciata, pruriginosa, ma anche intellettuale, nonché patinata. Non che questo cancellasse quella propriamente per l'infanzia, ma il mercato si era allargato e variegato. Nei Novanta c'era voglia di provocazione e tinte forti. Alla metà dei Novanta si era a un momento di ritorno di un intellettualismo quasi esasperato, ma grande libertà creativa e personale era lasciata agli autori.

Questo rese l'animazione giapponese interessante anche oltre l'onesta infanzia, secondo me.

Ma cosa resta, oggi, di questo?

Perché se parliamo di mero intrattenimento, davvero c'è dell'interesse?

Chiedo.

Modificato da Shito
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  • 7 months later...
On 3/4/2026 at 7:42 PM, Shito said:

Non voglio fare il disfattista, davvero chiedo a chi segue questo mondo e mercato come io non faccio: ma l'animazione giapponese è ancora un medium usato per veicolare contenuti interessanti?

Intendo: come Anno Hideaki ha argomentato in un luuungo dialogo/intervista con Hikawa Ryuusuke su un recente numero di Neppuu (il giornalino di Studio Ghibli), essenzialmente l'anime boom nacque con Uchuu Senkan Yamato, e non con Kidou Senshi Gundam, per una semplice ragione: fu il primo dei due a rivolgersi per primo a un nuovo pubblico non bambinesco con una narrativa animata che non era intrattenimento infantile, ma una space opera romantica e volendo revanscista, che cambiò completamente la "società giapponese" in merito ai terebi-manga e manga-eiga, facendo nascere quelli che si sarebbero detti gli anime.

Di lì, il boom, che essendo appunto deflagrante portò a un'evoluzione rapida ed esplosiva. C'erano autori che non aspettavano altro che la possibilità di esprimersi con l'animazione. Poi arrivò quasi subito l'home-video, e anche questa innovazione cadde a fagiolo. In più, in Giappone si gonfiò presto l'economia bolla, con una diffusione consumistica impensabile. L'animazione giapponese trovò nuovi spazi e si fece subito scollacciata, pruriginosa, ma anche intellettuale (la cosiddetta "otaku elite"), nonché patinata. Non che questo cancellasse quella propriamente per l'infanzia, ma il mercato si era allargato e variegato. Nei Novanta c'era voglia di provocazione e tinte forti. Alla metà dei Novanta si era a un momento di ritorno di un intellettualismo quasi esasperato, ma grande libertà creativa e personale era lasciata agli autori.

Questo rese l'animazione giapponese interessante anche oltre l'onesta infanzia, secondo me. Nei 70-80-90.

Ma cosa resta, oggi, di tutto questo?

Perché se parliamo di mero intrattenimento, davvero c'è dell'interesse?

Chiedo.

Chiedo.

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14 ore fa, Ete® ha scritto:

Mi devo essere perso qualcosa, ma nel post non si parla di home video né tantomeno di Haruhi in BD, sto avendo un'allucinazione? :ph34r:

 

È stata una risposta di Cavazzoni ad una domanda

12 ore fa, Shito ha scritto:

Chiedo

Dai una tua definizione di contenuti interessanti, ma dovresti essere tu a vedere qualche serie per darci risposta :grin: Rispondendo dal basso del poche serie che riesco a vedere negli ultimi anni, probabilmente al tuo concetto di interessante ben poco si allinea. Sicuramente c'è una produzione di massa di anime di genere isekai che appiattisce l'offerta e drena le risorse. Quindi da quel che ho imparato sul tuo pensiero nella frequentazione on line dello stesso spazio virtuale credo che oggi l'animazione stia tendenzialmente mantenendo in caldo un tipo di messaggio consolatorio per gli otaku per cui c'è un mondo alternativo dove sei tu l'eroe, c'è sempre una ragazza bellissima che sotto sotto è otaku quanto o più di te e con cui puoi essere te stesso e così via. Gli otaku spendono, tengono vivo il mercato, non sono neanche più dei pària sociali quindi va bene che se ne stiano buoni buoni nella loro situazione sociale (così magari sto art 9 lo modifichiamo prima o poi, riflessione mia naturalmente)

Il mio parere è che sì, esiste questo appiattimento, ma esce ancora qualcosa di più profondo. Forse perché ne ho una visione fresca ma Jaadugar è una serie estremamente interessante, ma per tiare fuori un titolo famoso, Frieren, che è riuscito tramite sottrazione di elementi a raccontare una storia semplicissima, in un mondo fantasy ma ricca di significato.   

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Inviato (modificato)

Questo ne spiega sicuramente la diffusione, ma quelle storie esistevano già come novel e per me se questa tendenza esiste è perché racconta un desiderio di fuga.

Comunque mettiamoci pure le romcom dove lui è lo sfigato e lei bellissima se ne esce che è otaku. Bisque è una serie carinissima ma parte da quel presupposto eh

 

Siamo OT in modo vergognoso però 

Modificato da Godai
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@Godai: grazie per la risposta.

Si tratta di un argomento che vorrei provare ad approfondire, mettendo insieme alcuni pezzi.

Incomincio riportando stralci d miei dialoghi con alcuni corrispondenti giapponesi. Che si collegano all'interrogativo da me qui proposto, a cui tu hai gentilmente risposto.

There has been a time when a young generation of "otaku elite" really used the anime media to convey social meaning to youngsters. It has been a very short moment, starting from Macross and possibly spanning to the late '90.

Of course, I am very fond of true old generation intellectuals such as Takahata Isao and Tomino Yoshiyuki. Nonetheless, we can see a following generation of young intellectuals such as Kawamori Shouji or Yamaga Hiroyuki. This is what I refer to with "otaku elite", children of OSAKA70 who spied the dead-end of consumerism in early '80, and started to self-criticize their own leisure even before the burst of bubble economy, right? DAICON-III and IV are just the same as Oshii's Uruseiyatsura2.

Oppure, parlando con un regista:

The greatest art achievement in animation is not to just make movement as "realistic", like many great animators did with different techniques, nor just "vibrant", which is often pursued by exaggeration (which I personally dislike), but "humanly meaningful". I think this is a subtle expressionist touch of animation as a pseudo-surrealism, as Takahata Isao-kantoku used to say. And that is also the true potential of animation as a narrative tool I think.

Credo che il punto sia proprio questo potenziale espressivo e l'uso che se ne fa.

Naturalmente, partendo dall'idea di "non si deve fuggire!", qualsiasi uso della narrativa quale diversione o fantasia escapistica è male. Anzi, è il male. Anche la consolazione fittizia è sedazione ed è male. Credo che il Signor Gnam pensasse questo, e lo condivido.

Si tratta di una cosa che mi sta molto a cuore ed è la ragione per cui ho sempre detestato la metanarrazione á la Oshii Mamoru o Kon Satoshi.

La finzione, essendo finta, non vale nulla in sé. Mai, mai, mai. NON esiste valore formale che sia reale. La realtà è solo nella sostanza ed è l'unica cosa di reale valore.

Si pensi a Kaguya che ha un attacco isterico, e distrugge il suo "giardinetto a plastico del passato" gridando "è falso, è falso, è falso! E anche io... sono falsa."

Ecco.

Questa per me è la basa di TUTTA l'iconoclastia. Il falso è male in sé. E siccome ogni rappresentazione della realtà è un falso, ogni rappresentazione è male. Che si parli di condanna platonica dell'arte imitativa, o di iconoclastia religiosa ebraica/islamica radicale ("non costruirti idoli"!), per me è lo stesso.

Quindi per me tutta l'arte si giustifica e si ammette SOLO se può SERVIRE ad AVVICINARSI alla VERITÀ. Parimenti, ogni fizione è accettabile solo quando serve per riflettere sulla realtà, con onestoe  positivo nichilismo (Lacan per la sopravvivenza).

Nessuna narrazione ha senso se diviene un simulacro. Non voglio citare Baudrillard, ma davvero. Ogni finzione che diventi inganno è MALE: fa divergere lo sguardo dalla realtà, che è l'unica verità.

Non esiste un escapismo positivo mi spiace. E voi come vivrete? MALE.

Bisogna restare svegli, attenti e soprattutto onesti. Il vero è vero, il falso è falso, poco altro conta. Da Seita a Kaguya, lo sappiamo: quella era finzione buona, perché utile alla vita reale e vera, nel vero e nel reale. Perché o si vive nella verità o si impazzisce. Quindi la finzione escapistica conduce alla pazzia. Oh, Michael Ende!

In senso psichiatrico/freudiano classico, si tratta del "principio di realtà", ovvero l'onesto riconoscimento della realtà fattuale esterna al soggetto come reale, anche se spiacevole. Ad esso si contrappone il "principio di piacere", dalla cui dominanza derivano essenzialmente tutte le psicosi, innescate come meccanismi di difesa psichica.

Chiaramente, le opinioni sono opinioni. Sono giudizi di valore. NON sono verità oggettive. Ho sempre trovato ridicolo il noto adagio "sulle opinioni non si discute", perché credo il contrario: le opinioni sono relative e quindi discutibili, al contrario i fatti sono indiscutibili, se ne può solo prendere atto oppure impazzire.

Indi, o la realtà/verità è una/unica, oppure non esiste (grazie, Kant).

Oltre al che credo ci sia solo la confusione degli ambiti in cui la verità esiste e quelli in cui una verità non esiste.

Credo noi si viva oggi in un'epoca di confusione, idiozia e psicosi diffusa. Anche saperlo non aiuta, ma tant'è.

Un abbraccio a tutti voi, cercherò di mettere insieme i pezzi in un luogo più consono.

Modificato da Shito
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Ho splittato il thread perchè 1) la netiquette lo impone, questo è un forum non una chat 2) non capita ormai spesso di fare una discussione interessante su un forum, e anche qua dovremmo interrogarci ma sarebbe una discussione trita.

Continuate pure, se ho tempo elaborerò anche i miei 2 inutili cents 

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premesso che ormai seguo sempre meno.

Le "mode" sono sempre esistite, forse oggi è un po' peggio ma anche l'epoca dei robottoni mangiava parecchio il mercato. E poi è davvero diverso come setting dal "ragazzino normale/sfigato che di botto scopre di essere discendente di un'antica razza aliena/figlio o nipote di un grande inventore segreto/cavia di un padre pazzo che lo trasforma in cyborg/ecc e gli regalano un robottone con cui sconfiggere il male" ?

La vera differenza per me oggi sono i social. In questo caso non in senso negativo, un tempo se volevi mandare un messaggio dovevi farlo attraverso un media esistente e questi erano "centralizzati". Certo potevi partire col giornaletto scolastico/fanzine/sarcazzo ma se volevi raggiungere un numero considerevole di persone dovevi raggiungere i media classici tra cui una generazione in giappone ha scelto manga/anime. Oggi è diverso il messaggio può essere veicolato da solo via social non ha bisogno di essere impacchettato dentro un altro media per raggiungere le persone.

Da un lato è un bene perchè si può essere diretti e privi di conoscenze "artistiche" per farsi sentire, dall'altro fa si che le opere senza tutti questi messaggi "impacchettati" siano un po' vuote.

  • Grazie! 1
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On 11/1/2026 at 10:25 AM, Chocozell said:

North American Fans Are to Blame for Anime's Isekai Obsession, Producer Says

https://www.cbr.com/isekai-anime-north-america-fans-obsess

 

Questo risponde da sé 

In realtà credo che ci sia un equivoco di fondo.

Non è che agli americani piacciano gli anime isekai 

agli americani, piace il tipo di storia 

Questo sarà uscito, che so, nello stesso periodo di Dunbine in Giappone, tanto per fare parallelismi del periodo,ne non mi sembra che il genere fosse già codificato come lo conosciamo oggi.

E questo tipo di storia non è presente solo qua, ma in libri e' molto altro

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Direi che @mtpgpp abbia già risposto ottimamente: la scelta del medium è stata un insieme di moda e coincidenze storiche; tipo quella che la Toei, a suo tempo, era il miglior luogo di esordio per un aspirante regista alle prime armi (assieme forse agli studi specializzati in pinku eiga? quelli de "l'importante è che ci sia una scena di nudo/sesso ogni quarto d'ora e che tu riesca a lavorare con un budget basso, poi fai ciò che vuoi").

E infatti, da ieri in poi, chi vorrà mandare un messaggio si metterà semplicemente a studiare l'IA e ad applicarvisi e realizzerà il suo film, in pseudo-cinema dal vivo o in pseudo-animazione; ovviamente trovandosi sommerso nel mare di contenuti di qualunque provenienza, di multinazionali e non.

(Segue probabile stupidaggine, aspetto vostri spunti!) Per il pubblico poco tecnologicamente avvezzo e dall'occhio critico poco aggiornato la cosa sarà/è abbastanza disorientante, poiché i criteri estetici diventano, credo, più "indiretti". Nel cinema/animazione il talento si vede nella capacità di costruire un mondo, dei personaggi, uno stile grafico caratteristico ecc. "dal nulla" o da risorse limitate; la "bellezza" e la fonte di stupore è in ciò che si vede sullo schermo, vale a dire l'inquadratura, la scenografia, la sceneggiatura, la recitazione, il disegno ecc... E, a volte, il semplice fatto che qualcuno sia riuscito a realizzare un film. Nell'IA le risorse sono un dato (quasi e sempre di più) scontato; un potenziale risultato, nel senso di prodotto commercialmente valido, si ottiene (quasi e sempre di più) già con i primi tentativi; il talento si vede perciò nella capacità di allontanarsi dai primi risultati per ottenere una diversa estetica e consistenza narrativa. Paradossalmente la "bellezza" da apprezzare sta, molto di più che nel cinema tradizionale, in ciò che si è scartato; il che è molto meno visibile al pubblico generale; mentre il risultato sullo schermo viene tendenzialmente guardato con sufficienza ("è solo ricombinazione dell'esistente, lo può fare chiunque"). Quindi credo diventi più difficile capire cos'è interessante, almeno sotto certi punti di vista...

Poi ci saranno (semi-citando un animatore basco) i ricchi un po' cretini, un po' esteti secondo i criteri pre-IA e con molto tempo libero che faranno, o si faranno fare, tutto in maniera tradizionale anche in una produzione indipendente: bene per loro, se farò i soldi cercherò di appartenere a questa categoria in futuro :grin: Tutti gli altri sinceramente interessati apprezzeranno giustamente la "democratizzazione", così come apprezzarono il fatto di poter realizzare le proprie animazioni colorando/disegnando al computer anziché trafficando per anni con i rodovetri da dipingere e lasciar asciugare!

Modificato da Anonimo (*lui*)
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16 ore fa, Shuji ha scritto:

In realtà credo che ci sia un equivoco di fondo.

Non è che agli americani piacciano gli anime isekai 

agli americani, piace il tipo di storia 

Questo sarà uscito, che so, nello stesso periodo di Dunbine in Giappone, tanto per fare parallelismi del periodo,ne non mi sembra che il genere fosse già codificato come lo conosciamo oggi.

E questo tipo di storia non è presente solo qua, ma in libri e' molto altro

 

Eh già, probabilmente negli USA questo tipo di storia nacque con la serie di John Carter di Burroughs, dopo la quale ci fu un fiorire di storie simili con i protagonisti trasportati (più o meno involontariamente..) in mondi fantastici.

Certo, questi protagonisti all'inizio erano comunque persone non comuni, in qualche modo "eroi" già da prima di finire nei relativi mondi fantastici.

Ma ad un certo punto qualcuno deve essersi chiesto: "E se su Barsoom invece che uno come John Carter ci fosse finito un John Smith qualsiasi? Grazie alla bassa gravità di Marte avrebbe avuto comunque dei superpoteri ed in un personaggio del genere il pubblico potrebbe più facimente identificarsi..".

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