-
Numero di post
14349 -
Iscritto dal
-
Giorni Vinti
365
Tipo di contenuto
Profili
Forum
Blogs
Gallery
Calendario
Tutti i contenuti di Shito
-
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Mi posti una singola immagine ufficiale di un prodotto GIAPPONESE con la scritta "MARBLE TRIPPER"? Perché io non ne ho trovate. Sul retro dei Myth Cloth il nome della tecnica non è riportato, per esempio. -
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
una cosa è certa: マーブル トリパー non è "tripper", perché sarebbe トリッパー (il suo "pa" è raddoppiato in "tripper"). Stando a fonti giapponesi, la cosa più accreditata pare sia (una traslitterazione di): μαύρη τρύπα - ovvero "buco nero" in greco moderno. -
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Non era Mavrou Trypa? -
Beh, sì, direi che è una extrema ratio, un estremo rimedio da usarsi solo in casi di reale necessità, e comunque con parsimonia. Non insensato, qualora si rendesse strettamente necessario davvero, ma ripeto: "strettamente necessario", non "preferibile" e neppure "gradevole", ecco. Del resto, se ci si pensa, anche la "sottotitolazione" dei "cartelli a video" è in effetti una "nota". Per dire, nella tradizione di doppiaggio spagnola tutte le scritte a video in lingua straniera vengono "lette" da una voce narrante. Ep2: "Cameretta di Shinji" (per dire, e per amor di Shuji, si capisce) BTW, "Kogyo" mean "industriale/tecnico" (credo). Almeno quanto nel "Sumi-kou" (tecnico Sumi), credo. Ma potrei sbagliare.
-
:-)
-
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Se parliamo di nome ufficiale, hai due scritture. Giapponese: 天馬星座の星矢(ペガサスのセイヤ) Inglese: PEGASUS SEIYA Il che è normale, perché la genitiva-attributiva in giapponese si fa con la particella の (no), in inglese si fa (anche, spesso) per semplice posizionalità. In italiano, si fa con la particella "di". Giapponese: 天馬星座の星矢(ペガサスのセイヤ) Inglese: PEGASUS SEIYA Italiano: Seiya della Costellazione di Pegaso [Seiya di Pegasus] Nota1: "Pegasus", in pronuncia inglese, è "pegasas". Nel caso del giapponese, "pegasas" è il rubi su 天馬星座 Nota2: è normale che dietro a giocattoli, modellini e shitajiki a volte i giaponesi usino sceritture "in inglese" per fare figo. Sono ufficiali, certo, ma in inglese. Fine. -
Per una "messa in onda" (o streaming)? Seriamente: ma cosa stai dicendo? E non è che addurre esempi di cose insensate giustifichi l'impossibilità di fare una cosa sensata. Una modesta riga non è una paginata. Ragiona, ti prego. Credo si faccia regolarmente, infatti. Credo si faccia regolarmente, infatti.
-
Saint Seiya manga news
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
A me pare una scrittura ufficiale. A me la traslitterazione del nome come "Dohko" pare incontestabile. Quando alla genitiva (attributiva) all'inglese "Y X" o italiana "X di Y", quella è mera traduzione, ok. Ma i nomi sono nomi. -
Quanto hai ragione. "Di necessità, virtù". "La necessità aguzza l'ingegno". Basta pensare a simili, banali quanto famosi detti, per rendersi conto - invertendoli - che la virtù è usare l'ingegno per "girare intorno" alla necessità, alle difficoltà dette insormontabili, senza le quali ingegno e virtù non vengono umanamente pungolati. Crapula e sollazzo, infatti, sono la morte e la tomba dell'anima. "Comodità e felicità sono cose completamente diverse" <- citazione colta.
-
Chi l'ha detto? Proviamo a doppiare Otaku no Video. Poi ne riparliamo. O ne riscriviamo in nota. O tutt'e due.
-
E averne il contrario. Il coraggio della fiducia che qualcuno, nel pubblico posa e voglia capire qualcosa. Non tutti. Magari neppure la maggioranza. Ma che quel qualcuno valga la pensa di dargli fiducia. Oh, lo so bene che la merda vende meglio. Ma puzza, e poi ti puzzano anche le tue mani di venditore. In più, non fa bene neppure a chi la compra. Soprattutto questo. È molto meglio provarsi a fare il bene del prossimo, che fare il suo male venendo applaudito. Magari pensateci. Non si chiama "rispetto", no. Si chiama "volontà buona".
-
Caro Volontariamente Esiliato, leggendo il tuo splendido post avrei voluto subito risponderti. Non l'ho potuto fare e si è generata una scia di risposte secondo me insignificanti e fuorvianti, il che è doppiamente brutto. Il tuo post è stato una magnifica disanima, analitica e chiara, di dati di fatto e osservazioni personali fondate. Mi rammarico del fatto che quella singola riga che ti ho qui evidenziato, che esprime concetti in un ordine errato, cn un nesso causale forviante, abbia apparentemente molto irretito Shuji, la cui posizione intellettuale sul merito dovrebbe essere del tutto concorde alla tua, per quel che ha precedentemente espresso a più riprese. Quindi in prims permettimi di rimettere in ordine quella tua frase. Perdonami, anche. Non voglio fare il maestrino, voglio meglio vivificare il tuo già ottimo risultaro Mazinger Z è un prodotto giapponese. Prodotto in Giappone, da autori giapponesi, per un pubblico giapponese, ed è quindi in lingua giapponese. In più, in questo caso, Mazinger Z è un prodotto di finzione narrativa ambientata in Giappone, con personaggi giapponesi. Non so se a tutta prima tu colga la differenza tra questo modo di ri-esprimere i concetti da te originariamente vergati, oppure no. Ma è una differenza cruciale. Il unto è questo: l'esposizione a ogni prodotto di finzione prevede l'esistenza di due "piani ontologici", quello interno alla narrazione, ovvero il "mondo fittizio"'in cui si svolge la finzione, e quello esterno alla narrazione, ovvero il mondo reale con le persone reali che, come spettatori, fruiscono la narrazione. Come sono quasi convinto che tu già sappia, si dice convenzionalmente che tra questi due "piani esistenziali" è posta un'ideale barriera separatrice chiamata "quarta parete", che dall'ambiente teatrale indica l'ideale sipario invisibile che separa il palco, piano ideale dove gli attori interpretano i personaggi, ed essi vivono nella finzione, e lo spazio antistante della platea, dove c'è la realtà degli spettatori. Nel caso della finzione cinetelevisiva, la quarta parete è rispettivamente lo schermo del televisore, o il telone di proiezione. Poi tu dici: Tutto giusto, ma fai un po' di confusione sul fatto che il "patto narrativo" linguistico sia solo "di localizzazione", ovvero che non possa afferire anche al paese originale di produzione e quindi lingua originale in cui si esprime un'opera narrativa. Negli effetti, invece, esso afferisce semplicemente a una "coerenza interna" della realtà narrativa, la cui sussistenza è funzionale a quel patto la cui efficacia presiede alla necessaria "sospensione di incredulità" necessaria allo spettatore. Per dire: Mononoke Hime è un film prodotto in Giappone, da giapponesi per giapponesi. Ok. La sua finzione scenica è ambienta in Giappone e popolata da personaggi giapponesi che, sul loro piano esistenziale, parlano giapponese. Ok. Porco Rosso è un film prodotto in Giappone, da giapponesi per giapponesi. Ok. La sua finzione scenica è ambienta in Italia e popolata da personaggi italiani che, sul loro piano esistenziale, parlano italiano. Mi segui? Come si vede, il fatto che tra l'interno (realtà narrativa) e l'esterno (realtà del pubblico) della quarta parete vi sia una sorta di "traduzione simultanea" non è cosa dovuta al solo, eventuale e successivo, doppiaggio di un'opera. Lì ci arriviamo dopo. Il punto è che, nel patto narrativo, è anche implicito che i personaggi – all'interno della loro realtà – parlino la loro lingua, qualunque essa sia, e noi li s senta nella nostra, qualunque essa sia. Ovviamente, già in questo livello di interlinguistica scenica, pur tutta relativa a un'opera originale per come confezionata da autori originali, ci sono un sacco di potenziali inciampi. Mi chiedo come mai Galactus, che parmi essere un personaggio tutt'altro che terrestre, abbia una fibbia con una bella G. Come si vede, ad esempio, già il contenuto dei baloon (simbolici in quanto tali, non sono cartelli sorretti da personaggi muti) e quello di scritte realmente interne alla narrazione sono ben diversi. Ma questa è un'altra storia. Torniamo al tuo discorso per arrivare a parlare di logiche di localizzazione. Giusto, giustissimo. Come ti ho illustrato, questo problema non sussiste solo con le localizzazioni successive alla produzione originale di un'opera di finzione, ma spesso sì, si aggiunge. Nel caso strano (e quindi limite) di Porco Rosso, per paradosso la localizzazione italiana re-invertiva l'incongruenza di lingua interna ed esterna della narrazione che vi era nell'opera originale. Nella versione italiana i personaggi sono italiani e parlano italiano, sia dentro che fuori la quarta parete. In quella originale no. Per dire, in Heidi non vi era coerenza né nella versione originale, né in quella italiana. In quella in tedesco, sì. Ma nella maggioranza dei casi, le opere di finzione sono ambientate nello stesso mondo/nazione di quelle dei loro autori, quindi sì, nella maggioranza dei casi abbiamo questa "incoerenza" come AGGIUNTA di una localizzazione straniera di un'opera. In questo senso, potremmo dire che una localizzazione straniera aggiunge una "quinta parete", o meglio una tenda invisibile dinanzi alla quarta, che aggiunge al patto narrativo l'implicita esistenza di un simbolismo solo formale "i personaggi nel loro mondo, dentro la quarta parete, stanno parlando nella lingua loro - io qui in platea li sento nella lingua mia". Ti torna? Fatte queste precisazioni, valgono tutte le osservazioni - che valgono anche per la legittima produzione di un originale in quanto tale, qualora sussista quell'incoerenza interna-esterna di narrazione e pubblico originale di riferimento. Per dire, se domani scrivessi una storia SF ambientata tutta su un altro pianeta popolata tutta e solo di alieni, ebbene se poi facessi parlare questi alieni tra loro con referenti culturali dalla forte caratterizzazione umana, ebbene o questa cosa andrebbe giustificata/spiegata in un modo coerente al piano narrativo, oppure il patto narrativo e con esso la sospensione di incredulità dello spettatore andrebbe a pallino. In questo caso, sarebbe "colpa" di una narrativa incoerente con i suoi punti cardine, si capisce. Nel caso di una localizzazione, parimenti o peggio si possono aggiungere ulteriori punti di incoerenza metanarrativa sulla "quinta parete" In molti modi. Per dire: Morisawa Yuu figlia del signor Filippo Morisawa e della signora Candida Morisawa. O è una bambina giapponese adottata da due expat italiani a Kurimigaoka, o non ha senso. Cose così. Ovviamente questa è la linea generale. È pur vero che ci sono opere dal taglio diverso, con esigenze diverse e funzioni diverse. Se mi hai seguito e hai gradito, posso provare a dettagliare e introdurre anche qualche altro livello di analisi (per dire: non avrebbe senso che Marco Pagot parlasse con proverbi giapponesi, e infatti così non è, ma d'altro canto come personaggio italiano creato da un autore giapponese pure esprime una visione"culturalmente esterna" della nostra cultura. Ed è interessante, ma questo è un discorso ancora più meta- che non afferisce al patto narrativo e alla sospensione di incredulità). Quello che segue qui sotto lo quoto per interesse ed enfasi. Hai fatto esempi puntuali e sensati, oltreché documentati, e te ne volevo semplicemente rendere merito. Anche su quelli, a richiesta e interesse, posso dare seguito analitico, con analogie e logiche generali.
-
Il suo vero significato: "smisurato, nel senso di eccessivo". Est modus in rebus era una norma agostiniana quantitativa, non qualitativa. la misura delle cose, non il loro "modo" di essere fatte. Infatti "smodatamente" significa "grandissimamente, eccessivamente", "trasmodare" vuol dire "superare la misura, travalicare il limite traboccando", eccetera. :-)
-
Kondou Katsuya è grandioso. Ni no Kuni direi che significa "I due regni". Keikaku means plan.
-
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Anche il mio primo cellulare fu un Motorola, di quelli che usavano la SIM completa (non la mini, né la micro, né la nano). Era comunque un GSM, non un T·A·C, ed era nel 1995. Quello fu l'anno in cui cominciai a usare anche Internet, dall'università e in azienda. L'anno dopo in casa. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
In effetti nello specifico hai ragione, però... più che "la seconda metà dei 90" è più corretto riferirsi alla "fine dei 90". Nel '95 eravamo ancora molto su Motorola e TIM Ricaricard... ;-) Forse nel '97 Nokia cominciava ad emergere, insieme a Ericsonn. -
Ancorché speculativi, questi ragionamenti mi paiono ragionevoli. Sul primo assunto: mai pensato nulla di diverso. Ciò stante, ogni cosa resta quella che è. Quanto al secondo assunto, benché trovando del tutto smodato il concetto di "conflitto", l'idealità "etica", o deontologia, è cosa di cui si può ben dibattere. Cosa che io personalmente non ho fatto, ma si può ben fare. A è A, B è B <- fatti, indiscutibili. A è bello, B è brutto <- opinioni, discutibili.
-
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Essì, dicevo appunto di questo, dei late Nineties, Nokia e cose. :-) Con i messaggi overIP le abbreviazioni non furono più necessarie. Anche le la morfosintassi aveva definitivamente lasciato il suo cadavere lungo la via, già sporcata del sangue delle interpunzioni. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Io me la ricordo bene, quella seconda metà. Lavoravo a Roma nel '97 (Eva), i/le ragazzini/e avevano tute il 3310. Mandavano SMS, compravano suonerie e loghi, eccetera, eccetera. Che poi la cosa sia aumentata ulteriormente è pure un fatto, ma nel tempo che citi mi sa proprio che era già così. Era quando ci si fceva chiamare apposta da mammina per "ricaricare il credito" da usare in cose diverse dalle chiamate. Amo ttt bn xk st arrvn a dp tvtbtadb. Altro che YHVH e masoretico! -
Del resto, per far meglio empatizzare il pubblico nostrano con una commedia fantaromantica ambientata nel Giappone contemporaneo, anche chiamarne i protagonisti (giapponesi in Giappone) come Johnny, Sabrina, Tinetta, Renato, Manuela e Simona e – rullo di tamburi – Serghiei fu una scelta. Che fu fatta. Questa non è una provocazione, difatti non contiene alcun giudizio di valore, quello che rimarca è un'evidenza fattuale: dietro a queste due scelte vi è la stessa identica logica. Trattandosi di un dato di fatto (come 3 = 3, più o meno), non si può che prenderne atto: dietro a queste due scelte vi è la stessa identica logica. Oppure, invece che prenderne pacificamente atto, se ne può svicolare coprendosi di ridicolo. Che in genere è l'opzione più gettonata, psicanaliticamente figlia di (nell'ordine): repressione, negazione, diniego, rimozione. Ma anche così, persino così, la realtà dei fatti non cambia. Neppure un po'. No-no. E ribadisco che non sto esprimendo alcun giudizio, né additando nessuno. Dico solo di fatti e oggetti, tipo che l'acqua bagna e il Sole è caldo, ecco.
-
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Ah sì? Io ricordo ragazzini e regazzine per cui gli SMS erano la maggiore spesa mensile. Era un grosso mercato. Si sceglieano operatori e si creavano community con questo. Ricordi? E le suonerie? E i servizi a pagamento che oggi diremmo di phishing? E i numeri a pagamento per avere indirizzi e simili? Pubbliità in TV! Ooottantanove, ventiquattro, ventiquattro! E i loghi a pagamento? E Il pulcino pio? E la noia? Le cazzate? E le cover? E l'atteggiarsi? E le cazzate? Ho detto "cazzate"? Per telefonare, dicevi? Credevo che quello fosse il gancio per farsi regalare il telefonino figo dalla mamma ansiosa. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Fu la cosa più geniale del rivoluzionario palmare che ha davvero cambiato la società, portando Internet e con esso i social network nelle tasche di "tutti". Cosa fu? Chiamarlo "telefono". Venderlo come un telefono che faceva anche quelle altre cose, invece che come quello che era: un computer palmare che faceva anche telefonate. Seriamente: nessuno avrebbe acquistato un MacPocket, no? O un MacPalm, figurarsi. E non sto neppure dicendo di quello a cui la mela cadde in testa. Ma i telefonini, quelli erano già stati sdogananti e infilati nelle tasche della gente. Quindi un telefonino di lusso, futuristico, che fa benino tutto quello che gli altri arrancano anche solo a pensare di fare? Ding. Dong. Deal. Done. E non contò il prezzo esorbiatante (oh my dear Ballmer), né la risibile durata delle batterie/autonomia, se paragonata a mercato dell'epoca. Si fecero finanziarie, credito al consumo, e presto si misero prese elettriche un po' ovunque, dai mezzi pubblici alle stazioni agli aeroporti alle ambienti pubblici essi tutti. Sapete che prima della vosta nascita, soprattutto in provincia, non c'erano tutti questi benzinai, vero? Ecco. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Infatti i telefoni si vendono per altri inganni, mica per telefonare davvero (salvo minoranza di utenza reale). -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
È interessante notare come l'evoluzione stilistica di un settore che ha puntato sul "less is more" sia giunta, ineluttabilmente, allo stallo. Questo nell'hardware, dove le frivolezze non attaccano, bye bye touch bar (pfff), l'ultima significativa innovazione è stata forse la build unibody. (a parte le cose sotto il cofano, dico a livello di touch'n'feel - dopo il liquid retina display ci sarà il melt-in-mouth retina display?) Nel software il contrario: la frivolezza regna e OSX, che era di per sè un NeXTstep più polished, è diventato un baraccone ridicolo. Ah, profezie che saranno di certo disattese, ma: credo che il Virtual Boy di Apple farà peggio di AppleTV. Sembra un'idiozia adatta solo ai videoplayer più dementi e ai porn user più incalliti (polisemia intesa). Ma all'utente medio direi che non serva a una beneamata mazza (polisemia intesa), come già i Google Glasses e i RayBan Stories. Non esiste che sia più comodo fare light computing in quel modo, figurarsi il lavoro (salvo cose specificissime, forse). Così Jobs provo a presentare l'iPad, seduto comodo su una poltrona a rilassarsi con l'Internet4fun, ma iPad resta un mezzo fallimento, perché i telefoni si ingrandiscono e i notebook si alleggeriscono, e lì in mezzo iPad resta un gizmo inutile che ci si vuole ingannare funzioni bene e serva a qualcosa ma no, non è così. Figurarsi questo. La VR resta un fallimento da disagiati come anche l'AR, salvo usi professionali (architetti, medici, ecc): sono semplicemente cose di cui l'utenza media non sente alcuna necessità. Perché la vita quotidiana non è un theme park o un salone del digitale. E sono pure scomode ed estranianti, non ci si fa neppure una bella figura sociale, e vorrei vedere (polisemia intesa). Indi, non puoi sospingerle su pubblico generalista. Infatti sul CorSera scrivano che wow, il VirtualBoy potrebbe davvero essere l'erede di iPhone. Di cui per contro Ballmer si faceva grasse risate. Ok, glasses. -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
topic ha risposto a Shito in una Taro nella sezione Anime & Manga
Capisco. Sì, è vero. Molto scenico, di grande atmosfera, e dinamico.