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Shito

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  1. In effetti, e non sono faceto, è anche un bel motto. Forse un po' altisonante e retorico, ma la sostanza mi pare restar buona. Personalmente, e dico personalmente, ho da sempre, e dico da sempre, ribadito che la massima "messa a servizio" della lingua d'arrivo nella più fedele e precisa resa contenutistica di una lingua originale assai diversa comporterà sempre un certo innalzamento, almeno a livello di varietà e non-idiomaticità (significa anche non-banalità) del lemmario e delle strutture morfosintattiche usate, ma questo per me è sempre rimasto un inevitabile effetto collaterale, mai qualcosa di ricercato i intenzionale di per sé. Resta che se fruendo un prodotto di intrattenimento chiunque, ma soprattutto i giovani veri e i più giovani, riesce ad imparare anche una goccia di lingua in più, beh, è una bella cosa. Una volta, molti anni fa, ricevetti una mail scritta da un giovane padr che mi ringraziava per aver insegnato la parola "sortilegio" alla figlioletta. Ovviamente non era per mio vezzo, già che "incantesimo", "magia", "sortilegio" sono tutte cose vagamente diverse per le quali si può cercare di ragguagliare una diversa corrispondenza in un originale, m ben venga la ricchezza della varietà, quadno usata per rendere una variazione nell'originale. :-) Lite latobarita urus, arialos baal netoriil.
  2. Non sto dando lezioni a nessuno, eh. Non su questo "brand". Di logica spicciola, semmai, a chi ne abbisognasse. Solo a loro. :-)
  3. Mi sa che non hai capito proprio il discorso. Ma non credere che io scriva per te, non credere di potermi consigliare di "risparmiare del tempo", dacchè tutto quello che faccio – come anche scrivere – lo faccio per mia scelta e lo indirizzo a chi penso. Quello che ho detto è che "è una realtà" il fatto che l''opera di finzione giapponese chiamata 聖闘士星矢(セイントセイヤ) sia stata pubblicata in Italia dapprima nella sua trasposizione animata con il titolo italiano de "I Cavalieri dello Zodiaco". Ti faccio piuttosto notare che se anche solo concepisci un concetto come "farSI una realtà", forse non hai presente il concetto di "realtà".
  4. La realtà non è una visione. Non si può cambiare. La realtà è la realtà testificata dai fatti. Se ne può solo prendere atto. L'interpretazione della realtà, certo, quella è già permeata da una parte di opinabile, di percezione soggettiva. Ma è altra cosa. In questo caso, ad esempio, io non ho proprio alcuna visione personale. Né interesse alcuno. Quando ho scritto "per me la realtà è quella di ogni cosa della sua patria", intendevo "quando dico realtà mi riferisco alla realtà di ogni cosa nella sua patria". Solo per capirci. Che un'opera di finzione giapponese chiamata 聖闘士星矢(セイントセイヤ) sia stata pubblicata in Italia dapprima nella sua trasposizione animata con il titolo italiano de "I Cavalieri dello Zodiaco" sono tutte realtà di fatto. Non possono essere discusse in quanto tali, salvo addurre argomenti psicotici. Quando parlo di realtà dell'opera 聖闘士星矢(セイントセイヤ) parlo della sua realtà in patria. La realtà delle sue traduzioni, localizzazioni o quant'altro, che è pure realtà, può avere nei tempi essersi distaccata più o meno dalla realtà dell'opera, in patria. Sull'opportunità di queste divergenze si può discute in mille modi, ma non lo sto facendo. Ciò che credo, però, è che nel tempo le divergenze tenderanno naturalmente quanto lentamente a restringersi. Eventualmente il tempo mi darà ragione o torto, e anche questo sarà del tutto irrilevante, ma per ora mi pare che le cose vadano nel modo che mi attendo, con Hiroshima che nei TG era diventato ìroscima invece di iroscìma, cone Sakura che diviene sàkura fa sakùra, Akira che diviene àchira da achìra, eccetera eccetera - includendo Gugliemo Guglielminetti che cede il passo a Nobi Nobita, Oliver Hutton a Oozora Tsubasa, Bunny a Usagi, eccetera eccetera eccetera. Essenzialmente: la nostalgia è spesso una forma di nevrosi, un'ossessione [anche detta un tipo di "pensiero prevalente"]. E come tale, muore con la gioventù della generazione che ne è stata ammorbata.
  5. Ah, ma per me la realtà è quella di ogni cosa nella patria sua. :-)
  6. Ok. :-( Aspetteremo ancora. :-D Tanto la realtà non cambia. Le sue mistificazioni sì, cambiano sempre, tutte parimenti insignificanti.
  7. Piano piano. :-) Nell'articolo del giornale nazionale parlavano di Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki btw. IIRC ai tempi del manga dell Granata Press ci fu una prima ibridizzazione con Seiya, Sirio, Crystal, Shin e Ikki. Piano piano. :-)
  8. Ah, hanno fatto un live action su Saint Sieya? (<- non è una provocazoine, non ci avevo fatto caso, o avevo rimosso, boh). A googlata random sono incappato in un articolo su IlGiornale. L'unica cosa che conta, direi, è che ormai i nomi inventati, segati, mutilati del cartone animato nostrano sono stato buttati nella pattumiera insieme alle girelle scadute. Waiting for Rufy. Peace.
  9. Ultima opera teatrale di Pirandello, mi pare: "Quando si è qualcuno".
  10. No, nulla. Ho solo provato a guardare il film con pupille non offuscate, perché me l'aveva indotto Shuji, e poi ci ho pensato e ne ho parlato con altri E poi ci ho pensato ancora. Forse hai ragione. Ma sai, il popolo vuole santi per poi crocifiggerli, aspetta il mal comune per trarne un mezzo gaudio, vuol scoprire puttane quelle che prima santificava. In genere gli umani vivono e sopravvivono di questa miseria. Quindi, se Nanni Moretti è sempre stato un intellettuale borghese di sinistra, proprio chi l'ha sempre applaudito sotto sotto aspetta di vederlo "crollare", temo. Arrival.
  11. Un amico mi ha scritto: Io rispondevo: Tutto quell'autore è sui sensi di colpa. In tutto. I sensi di colpa per l'amica morta, per le coscienze mancate, per i privilegi nei confronti del quartiere. Ma Zerocalcare nelle voci pensiero parla in italiano, solo con un po' di sporcatura romanesca, e parla di filosofia francese, mentre con i suoi amici e persino col suo alter-ego Armadillo parla il "romanaccio" che invero non è, ma che non può evitare di desiderare di essere. Perché si sente in colpa. Io dico che "Zerocalcare" è un personaggio non solo disegnato, ma proprio vissuto. Machiavegli parlava di "ingaglioffarsi", se ben ricordo. Lo capisco. Detto ciò. Personalmente ho grandissima stima per l'autore Zerocalcare, per la sua capacità, e la forza, e l'energia di fare e di fare a modo suo. Questa cosa è essenzialmente l'estrema autorialità, che nasce da un'esigenza, da un'impellenza espressiva - che certo è quasi sempre una forma di autoterapia (doico proprio l'arte essa tutta), ma grande, grande stima. Ribadisco che di Zeroalcare ho letto più di un po', lo apprezzo per varie ragioni anche se per molte mi è davvero indigesto. Si capisce quindi che lo apprezzo molto, sennò lo eviterei in quanto per me indigesto. Lui stesso mi ha chiesto come mai lo apprezzi, visto quello che di lui "non sopporto", e la risposta: non cambia: perché è una persona estremamente onesta e gentile, lo si vede soprattutto dalla dolcezza con cui disegna tutti i visi femminili, e questa sua gentile onestà fa si che il suo pensiero, che è vivo e palesemente in continua evoluzione e riconsiderazione, meriti di essere valutato con altrettanta onestà. Dunque, impressioni sulla sua "seconda, nuova serie animata". Intro per deformazione professionale: mi pare terribile la traduzione inglese del titolo: "This World Can't Tear Me Down". Sarebbe forse stata: "This world won't make me nasty" (o volendo: "This world won't make me a bastard/asshole"). Anyway, piece of cake. Per contro, nella prima era il titolo italiano a essere storto, imo sarebbe stato corretto "Tagliare lungo la linea tratteggiata", perché l'autore parlava di sagome disegnate da ritagliare, che quindi non hanno "bordi", semmai "contorni", dato che il bordo è quello del foglio, magari un foglio piegato. Paradossalmente, lì il titolo inglese era meglio: "Tear Along the Dotted Line". La "dotted line", così cara a H.H. ("she was Dolores on the dotted line"), è appunto la "riga tratteggiata". Ancor più correttamente, io avrei detto "Rip along the dotted line". Fine digressione per deformazione professionale. Sulla nuova serie animata", ora davvero, due cose: 1) questa seconda serie animata è più vicina ai suoi fumetti: la presenza di animali antropomorfi simbolici, la presenza di quella militanza anche violenta (gli esplosivi, le botte), ma anche la turpitudine romanesca ora è tanta quanto nei fumetti, e in video diventa ancora più greve. Sentire parlare di cazzi, mani coi cazzi al posto delle dita, scopate, ecc... è davvero greve. Qualcuno scriveva: "Dicimus igitur Romanorum non vulgare, sed potius tristiloquium, ytalorum vulgarium omnium esse turpissimum". Era Dante Alighieri, lo scrive nel 1300, ne suo De vulgari eloquentia. Traduco: “diciamo dunque che, non già il volgare, ma la misera parlata dei romani, di tutti i volgari italiani è il più turpe”. In questo, la prima serie, con le briglie più tirate, era forse più delicata e ingentilita, e forse per il format animato, con colori, voci e musiche, era meglio. 2) Michele Rech si sta rendendo conto che chi ha voglia di menare può prendere a caso la bandiera che la vita gli porge. Le vite sono diverse e casuali. Nessuno sceglie di nascere, figurarsi scegliere dove, quando e come nascere. Tifare Roma o Lazio è un mero caso. Il punto è solo "tifare". Essere "fascio" o "antifà" è per i più per lo più parimenti un mero caso: il punto è solo la voglia di militanza, il bisogno di sfogare con la violenza una rabbia rale, che ci si porta dentro. Le canzoni indie di destra e di sinistra sono praticamente uguali, sono un tentativo identitario che esprimono, il disagio che cantano, la rabbia, sono quelli delle persone, non della politica. Lo si vede chiaramente con l'alter-ego fascistone di Secco, che "gelati" e "frullati" non sono molto diversi. Sono entrambe diversioni di bambini nevrotici, come la scusa dell'epistassi per avere soddisfatti i propri capricci. I "valori" sono per un millenial perduti in narrazioni di generazioni passate, dato che parliamo in genere di animi umani fatti di traumi familiari mai pienamente superati e una grammatica escapista fatta di giocattoli animati, filmati, di plastica, o di pixel. Strategie di sopravvivenza, pinguini, il Bioparco di Roma, carne viva e pulsante. Oppure, Cavalieri dello Zodiaco, Star Wars e GameBoy: il mondo dei bambini, ad libitum. Ancora, Brave New World, oh mia cara, povera Zelda (no, non quella di Nintendou) Una chiave di lettura e concettualizzazione del mondo fatta di idoli e feticci infantili in cui una generazione si rifugiò. Dovrei citare Hegel, Kojève; Baudrillard, Fukuyama? Non serve. Kierkegaard, Freud, Klein, Berne? Non serve. Citerò La Heine, film molto caro a Rech, o come lo chiamo io "figli illegittimi del benessere diffuso". O un libro intitolato, molto eloquentemente, "Lacan per la sopravvivenza" (ma è un libro giapponese). Ancora, Takahata tra Seita e Kaguya. Souseki>Akutagawa>MurakamiRYUU>AnnoHideaki. In ogni caso, l'umanità che si scopre per le strade oggi non trova alcuna forma a priori in cui incasellarla. Sarah nella serie ha scoperto quello che "Vichi di Casapound" scopriva nel suo ultimo sketch: era finita al Teatro Valle Okkupato, pensava fosse Casapound pure quello. Questo perché, per motivi suoi, Rech a vedere Kobane c'è andato, e non come uno snob che va a fare il missionario laico e per poi farsi rimpatriare a suon di soldi pubblici. Tenendo gli occhi fissi sulla realtà, dopo un po' si incomincia a vivere. Dopo un po'. Lo strato di finzione da scrostare, oggi come oggi, è davvero coriaceo. Ancora prima del 2000, diceva Egawa Tatsuya: Tutto dedicato sempre a Cristian, che per primo mi parlo di Zerocalcare, e poi ne parlammo ancora e ancora. Ah, osservazione più tecnica: la prima serie animata era "La profezia dell'armadillo" dopo "Macerie Prime". Questa è "Un polpo alla gola" dopo "Macerie Prime". Ovvero "anche i sensi di colpa sono un'eredità infantile, perché quando capisci che giusto e sbagliato non esistono, anche vizio e virtù scompaiono, colpa e merito scompaiono". Resta che Camille è morta, e Cesare sta in strada, e Michele c'ha la casetta. Sì, per tornare a H.H., invecchiando si scopre che alla fine "life is a joke", alla faccia del buon confessore francofono nelle gelide mattine del Quebec merlato di brina. Che ora ho visto ed esperito in prima persona. Ironia della sorte, ancora. E comunque Sarah è adorabile, ma è banale che io lo pensi. Troppo banale.
  12. Ho molto discusso di questo film con varie persone che ho convinto ad andare al cinema. Alcuni, secondo me, non ci avevano capito nulla. Con una di queste, in particolare, ne ho parlato. Poi lui mi ha detto "ok, grazie, ora ho capito tutto". C'è da dire che diciamo di una persona di una generazione successiva, e senza alcuna contezza del regista, ma oh- Ti propongo uno stralcio: ---- Temo tu non abbia capito il punto. Ma alla fine imho non l'ha capito nessuno o quasi, hanno tutti letto quello che volevano leggere, proiettando su un film di profonda disillusione di un'altra persona le loro stesse delusioni, come The Dreamers di Bertolucci. Tipico. Duchamps e Manzoni (Piero) avrebbero un paio di cosette da dirne. Dunque una cosa è il film-nel-film. Una cosa è il film. Il film-nel-film, fatto dal regista Giovanni, il protagonista del film di Moretti, voleva essere un film politico, di denuncia della falsità del comunismo italiano. Voleva essere un film intellettuale e nichilista, quindi un film di un intellettuale anziano, che finiva giustamente col suicidio del protagonista, che non dava spazio ai sentimenti femminili, anzi alla sensualità delle donne. Il film che tutti avrebbero voluto da Moretti, no? Il film-nel-film sarebbe un film con cui lui, da smpre intellettuale si sinistra della Roma bene, dice "ho sempre sbagliato tutto, il comunismo in Italia era ipocrita, sono stato un cretino". Del resto, avevamo già letto Animal Farm, prima ancora di 1984, del quale la cosa più ovvia e preziosa è il libro-nel-libro, quello di Goldstein. Tuttavia, Moretti con questo suo film va oltre questo passo, e lo fa tramite il suo avatar omonimo, Giovanni, regista del film-nel-film. Giovanni, come evidentemente Moretti, capisce che fare una critica idealista a un idealismo è comunque idealismo. E capisce che nulla di vitalistico è idealismo, nulla di idealistico è vita. Capisce che "vita" e "ideali" sono invero ossimori, salvo essere quindicenni o adulti con una mentalità da quindicenni (cosa che nel film il regista Giovanni palesemente è), un reuccio bambino sul suo set, viziato e coccolato perché seduto sul trono della sedia del regista, che fa subire le sue ridicole nevrosi a tutti). Quindi Giovanni manda al diavolo il suo finale tragico di un film maschile giovanile ovvero ideali, manda all'aria tutta l'intellettualità e finisce il film-nel-film, e così fa Moretti col film stesso, che si chiude con una felice ballata alla vita per la vita, femminile ed amorosa dove tutto si fonde, film-nel-file e fil, cinema e metacinema, in un finale in cui volemmose bene 'sticazzi, abbiamo i soldi ed è tutta una favola, pure le coppie dei sogni miei nevrotici Con l'aggiunta di un what-if passato, e presente. Amen. Dedicato solo a Shuji:
  13. Shito

    Rurouni Kenshin - TV Anime Remake (2023)

    "Hitokiri ha... shousen, shinu made hito kiru". Un po' lol, ma sense of coolness fatto alla bakumatsu rouman.
  14. Avresti ragione, non fosse altro che in quei rari casi lo si fa molto sommessamente, in forma dubitativa, e solo quando c'è reale possibilità di evitare una svista ai produttori, che in genere ringraziano. Certamente non si tratta di dire "è sbagliato, lo sappiamo noi, correggete", ma "scusate, abbiamo notato che, non è che potrebbe essere il caso di?" - tipo. Come dicevo: non si chiede nulla, figurarsi pretendere, al massimo si segnala delicatamente :-)
  15. Sì, quando i produttori di merchandise hanno un ruolo importante nelle produzioni, questi problemucci sono all'ordine del giorno. La loro "risoluzione" è più complessa, però. :-( In qualche occasione, e chiaramente credimi se non citerò i casi e gli autori coinvolti (per rispetto e delicatezza), ho anche avuto modo di segnalare delle sviste in degli originali, che sono poi state corrette anche nell'edizione prima, ma lì c'era la fortuna di stare lavorando su opere "in corso d'opera". Con una cosa complessa come "l'universo" di Saint Seiya immagino sia davvero un delirio.
  16. Per "nevrosi" non intendevo una cosa seriamente patologica, noi tutti esseri umani siamo un groviglio di nevrosi, che potremmo anche chiamare le nostre "sensibilità", "fissazioni" eccetera. Ovviamente io stesso non faccio eccezione. Diciamo che molto, se non tutto, sta a tenere "sotto controllo" le nostre nevrosi, per evitare che diventino un "pensiero prevalente" per poi trasmodare in psicosi. Quando discorso su "Marble Tripper", è che non ho trovato ancora nulla di "ufficiale abbastanza" per dire "ok, è canonizzato così". Posso tuttavia capire il senso di irritazione dinanzi a presunte verità spacciate come assolute mai poi fondate sul nulla.
  17. Sto solo dicendo che non è materiale pubblicato sul mercato originale, ma accluso ai prodotti pubblicati su mercato secondo. Guarda, io non so come mai tu sia così tanto retorico e personalistico su simili questioni, in effetti è anche un po' ridicolo, l'impressione che dai è un po' quella di una fissazione nevrotica. Ma guarda, per farti capire: a me non interessa "avere ragione". Non mi interessa se Tramy sia Ptolemy, o viceversa. Ci sono materiali ufficiali giapponesi che riportano Tramy, fine della storia. Che siano "corretti" o concettualmente sbagliati non importa un fico, perché nella creazione di un'opera originale anche un ideale "errore" è creativo di originalità. Il caso esemplare è il signor Miyazaki Hayao che da nome al suo studio di animazione sbagliando l'intendimento di un nome italiano, e quindi "crede" che la scrittura italiana GHIBLI si pronunci "jibli", e quindi registra come nome del suo studio il nome ジブリ, ovvero "jibli". UN "errore" conclamato e dichiarato, ma altresì fondativo di una "nuova correttezza". Non è che l'aeroplano d'antan da cui lo studio prende il nome si chiami jibli, non è che il vento del deserto da cui l'aeroplano prende il nome si chiami jibli, ma lo studio di animazione che prende nome da questi sì: si chiama "jibli". Il caso di "marble tripper" è peculiare – per me – per una questione meramente linguistica, ovvero: la scrittura "トリパー" non può corrispondere all'inglese "tripper", che sarebbe "トリッパー". Non è arcana filologia, è proprio scrittura traslitterata in katakana basica. Ovviamente, potrebbe ancora essere il caso di un errore conclamato ed essere comunque "tripper", ma per contro un errore di traslitterazione, per essere pacificamente assunto come tale, merita ovvero necessita di una rappresentazione davvero ufficiale. Per dirti: se prendiamo materiali ufficiali di Evangelion, dico giapponesi, troviamo u na totale incoerenza di traslitterazioni, che so: Gendo, Gendoh, Gendou. E dico tutti su materiali ufficiali Kadowaka Shouten e/o King Records. In quel caso, una "scrittura ufficiale in caratteri latini" semplicemente non c'è. Anche questo accade. E spesse volte le "style guide" sono meramente millantate. Ti dico schiettamente che in più di un quarto di secolo non ne ho mai vista una. Mai una. E parliamo di anni in cui ho avuto anche diretto contatto con gli autori (non sempre, certo). Di base c'è che una "corretta, univoca" scrittura in caratteri latini è più un "problema" per gli occidentali, che cercano coerenza nel loro modo di scrittura, che per gli autori giapponesi, per cui la scrittura in caratteri latini è più un mero grafema, una questione stilistico-grafica. Guarda che io l'ho sempre pensata così. :-) In Saint Seiya soprattutto, poi, dove (dico in originale) l'uso di anglicismi è completamente scenico, e dove compaiono traslitterazioni di tante altre lingue usate sempre scenicamente, credo che ricercare una "coerenza logica" non abbia proprio alcun senso. Credo, come sempre, si tratti sempre e solo di ricercare la massima ufficialità delle fonti.
  18. Tipo, questo è ufficiale? https://static.wikia.nocookie.net/saintseiya/images/9/9a/Sagitta_Schema.jpg
  19. Capisco, tu stai pensando al nome "Ptolemy", tuttavia quel dato ufficiale non può essere derubricato, salvo un dato ufficiale di livello superiore. In questo senso, mi sento di dare ragione a John, in generale. Ovvero, in questo ambito, la vera e giusta "filologia" è in realtà una rigorosa consultazione delle fonti ufficiali, ordinata per la loro autorevolezza. La "filologia" in questo ambito NON è soprassedere all'ufficialità, ama studiare proprio quella. In effetti, più che di "filologia" si dovrebbe parlare di "esegesi delle fonti ufficiali". Per capirci: io posso trovare bello e interessante capire e sapere che il katakana di ドウコ corrisponderebbe a non so quale traslitterazione dal cinese, ripeto tutto bello e interessante, ma se c'è una traslitterazione ufficiale in caratteri latini, per quanto "sbagliata" sia, è quella. Se ce ne sono due, ufficiali entrambe (e capita), bisogna valutare quale sia la più "ufficiale e autoriale". Se non ce n'è nessuna, e capita, allora è difficile. Non so, per intenderci, se ci sia una fonte ufficiale per Sagitta no Ptolemy, ma se quel Myth Cloth è l'unica scrittura ufficiale in romaji, allora è ufficialmente "Tramy". :-)
  20. Sì, ma se ben ricordo da quel che mi disse Cristian, erano degli allegati HK-only, che infatti non riportano loghi, né marchi ufficiali, e neppure un simbolo di (R). Se ben ricordo. È pur vero che non sono un esperto sulla faccenda. Ho continuato a cercare un po', ma su fonti giapponesi di primo livello (il manga), secondo livello (l'anime) e terzo livello (merchandise ufficiale giapponese distribuito in Giappone) non ho trovato che il katakana. Che però per certo non può associarsi alla scrittura inglese "tripper". Ho trovato solo un blog giapponese dove l'appassionato del caso (nulla di ufficiale) spiega piuttosto che è errato credere che Kurumada abbia inteso "Mavrou Trypa" come "buco nero", che sarebbe errato pure in greco, ma sarebbe in realtà il nome di una caverna d'epoca micenea. Questo appassionato giapponese spiegava che infatti la tecnica del caso è respingente, non risucchiante, che sarebbe "Mavri Trypa".
  21. Avevo trovato questo: Ma poi anche questo:
  22. Temo che quello sia un prodotto tutt'altro che ufficiale... :-/
  23. Per dire, una cosa dirimente così:
  24. Scusa, ma non mi sembra una cosa ufficiale giapponese. Nelle versioni occidentali dei videogiochi di One Piece, a volte Luffy si chiama Rufy, eh. Avrei bisogno di una qualsiasi immagine di un prodotto giapponese che riporti la scrittura in caratteri latini, come per LIBRA DOHKO sopra. :-) Ho cercato fin nei gashapon del 1987, fin in tutte le card giapponesi, ma niente. :-/
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