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Shito

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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Grendizer U (2024)

    Era il mio personaggio preferito della serie. Quel fare da bulletto ricco ma di valore reale, davvero un cliché da shoujo manga. Ma in effetti tutti i protagonisti di Captain Tsubasa sono cliché da shoujo manga settantino, dal povero e rude e sanguigno Hyuuga Kojirou e l'elegante e nobiliare Misugi Jun, chiaramente malato di una malattia nobile che lo rende fragile e cose. Ma ciascuno, a suo modo, pronto al sacrificio. Quasi il poema del vento, degli alberi, del vino di zucca e delle pallonate in faccia. :-)
  2. Shito

    Grendizer U (2024)

    In edicola ci sono i pupazzetti delle maghette dello Studio Pierrot. Ufficiali, tutti i nomi originali. Di serie e personaggi. Ho visto Yumi Hanazono, da Mahou no Idol Pastel Yumi. Ora, è un fatto che io da bimbo – a 8 anni – ebbi una cotta clamorosa per Morisawa Yuu. Ma proprio clamorosa, eh. Eppure, quando a 16 anni scrissi il mio primo articolo di settore, avevo già scoperto, accettato e spregiato tute le mistificazioni della mia infanzia. Che erano evidenti, per carità, molte le capivo pure a 8 anni – ma meno evidenti di tane altre a cui oggi in cosi tanti si "attaccano". Vedete però, è che avevo proprio ragione, a 16 anni come oggi. Perché la mia ragione si chiama "realtà", o "verità dei fatti" Infatti non mi importa neppure di "avere ragione", di sentirmela tributare: la mia è una prospettiva nichilista che il mondo del narcisismo, il mondo di oggi, non può proprio immaginare. Perché tutti i "nostalgici ossessivi" sono solo narcisisti, sapete? Vogliono credere che i loro ricordo abbiamo un valore oltre al soggettivo. Nell'ambito del soggettivo, del proprio sentimento, la nostalgia può essere financo sacra, di certo dignitosa. Ma nel mondo della realtà obiettiva i ricordi del singolo non hanno un valore reale. Solo la realtà vera conta. :-) Insomma, come dire, si ch1ama Pagasuuuus,, molto meglio di Se1ya, oggett1vamente meglio!111!! E Fener, e Liuk, e Leila e Bunny, e Silente, e vado avanti? Ma anche no.
  3. Rassegna 2022: Il castello mobile di Howl | presenze 52.561 | incasso 331.799€ La sparizione di Chihiro e Sen | presenze 47.628 | incasso 302.690€ La Principessa Spettro | presenze 29.646 | incasso 185.142€ Porco Rosso | presenze 27.345 | incasso 172.251€ Nausicaä della Valle del Vento | presenze 19.277 | incasso € 118.755 --------------------------------------------------------------- totali | presenze 176.457 | incasso 1.110.637€ Rassegna 2023: Ponyo sulla scogliera | presenze 23.006 |incasso 161.228€ Le consegne espresse della strega | presenze 21.085 | incasso 144.200€ Laputa il castello nei cieli | presenze 25.556 | incasso 171.869€ ...
  4. Il castello mobile di Howl | presenze 52.561 | € 331,799 La sparizione di Chihiro e Sen | presenze 47.628 | € 302,690 La Principessa Spettro | presenze 29.646 | € 185.142 Porco Rosso | presenze 27.345 | € 172.251 Nausicaä della Valle del Vento | presenze 19.277 | € 118.755 --------------------------------------------------------------- totali | presenze 176.457 | € 1.110.637
  5. E infatti Snow Leopard fu un grandioso OS, a cui seguirono schifezze. :-(
  6. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Di mio ne avevo scritto nel suo thread,
  7. Ci pensavo l'altro giorno. Credo che il punto della Apple di Steve Jobs, a parte il suo perfezionismo ossessivo e maniacale, fosse che Jobs e la squadra che aveva raccolto produceva oggetti che piacevano a Jobs e ai suoi sodali. Il segreto dei suoi fantastici keynote è che Jobs parlava di ogni cosa con genuino entusiasmo personale, coinvolgimento, così rendendo ogni cosa davvero importante. La transizione da architettura PowerPc a Intel venne narrata, presentata e condotta come un'epocale passaggio di un mondo. Ci fossimo trasferiti su Marte sarebbe stato uguale. Il passaggio da Intel a processori proprietari Apple? Boh. Tutto sommato pareva non importasse davvero a nessuno. Il passaggio a file system nuovo di Apple? Boh. Sarebbero tutte cose fondamentali, davvero epocali, ma boh... se non ve ne frega davvero manco a voi, come dovrebbe fregare al pubblico? Il sense of coolnees non si crea nel pubblico: lo si contagia.
  8. Shito

    Mission: Impossible - Dead Reckoning

    Ho visto questo film. La scena iniziale, l'avant-title, mi ha commosso perché, in italiano, dicono correttamente "allagare i tubi di lancio" - chi ha visto Evangelion in Italiano2019 sa che l'immissione dell'LCL nelle Entry Plug viene correttamente chiamato "allagamento", poiché Anno in Eva usa tutta terminologia sommergibilistica, plausibilmente studiata ai tempi di Nadia. Ho aspettato i lunghi titoli di coda, quanta quanta gente ha contribuito e laorato su questo film, e il direttore del doppaggio e autore dei dialoghi italiani è Carlo Cosolo. Avrei dovuto intuirlo, sciocco io. Il doppiaggio è eccellente e mi ha fatto pensare che rappresentasse un passo avanti nel settore. Detto questo, il film è molto carino. Profuma di un sacco di cose già viste, da Terminator3 a roba asimoviana, e se sono bravo a turare a indovinare alla fine l'entità A.I. sarà buona e il suo scopo era eliminare il cattivone. HAL, insomma, reinventato. It was a bug, Dave. Per chi ha visto il secondo spot famoso della Apple. No, I'm not afraid I can't do that.
  9. Shito

    TRAILERS E NEWS

    Non so, io vidi prima la versione di Tim Burton (in italiano e in inglese, entrambi al cinema), e poi la precedente versione con Wilder. Quest'ultima, ovvero la prima, aveva un forte sapore a là Charles Dickens, un senso di rivalutazione affettiva e morale di una società arricchita ma disumanizzata. La versione di Burton, com'è suo tipico, l'ho trovata invece più intimamente psicologica che sociologica, e le nevrosi messe alla berlina, ancorché aggiornate rispetto alla precedente, erano le sue tipiche. La paura della morte, ovvero dell'abbandono (la morte di cari, la solitudine). Ma Wonka, come bambino traumatizzato e quindi prigioniero dell non-crescita, un reuccio triste del suo mondo di escapismo, non l'ho trovato odioso in nessuna delle tue. Triste, sì. Anatemico, pure. (yes, it's trap - a world of pure imagination is nothing but a trap - reality is the place we're all living in, pure reality. escapism is neurosis leading into psychosis )
  10. L'arte è sempre genuina, direi, o non la chiamerei "arte". Mi rendo conto che diventa un giocare con le parole, ma oh - siamo umani. Io credo che per cose e persone "invecchiare male" significhi invecchiare senza mostrarne tutti i segni. E credo che questa mia idea sia agli antipodi dell'idea attualmente dominante. Ma in tale osservazione non ho alcun compiacimento. Solo, tutto è figlio di madre natura e padre tempo, credo. Ed è bello quando si vede, credo. In questo senso, ho sempre pensato che Nausicaä fosse il film meglio invecchiato dello Studii Ghibl... oops!
  11. E a memento per tutti: Il vero segreto dell'animazione giapponese, come di tutta la vera arte in verità, è che oltre al talento (天才, tensai) e allo sforzarsi (努力, doryoku), in realtà il terzo fondamentale ingrediente è la fissazione (拘り, kodawari). Quella fissazione che è maniacale e ossessiva, essenzialmente fine a sé stessa, che porta alla necessità creativa con una cura di dettaglio che parrebbe ai più del tutto immotivata. Michelangelo scolpiva anche il retro delle statue che, in una nicchia, non avrebbe mai potuto essere visto da alcuno. Pare avesse a ridire con l'opera del pur maestoso Arnolfo di ca,bio, che invece non lo faceva. Ma l'arte non è un trucco. È malattia. È autoterapia. È una strategia di sopravvivenza. Alle proprie stesse nevrosi. E nell'irresolubile ambivalenza di anelare ad essere compreso e al temere di esserlo, in questo sociopatico oscillare tra estroiezione e introversione, diviene onanistica carità di narciso.
  12. "Qui due", il signor Tokuma e il signor Ujie. È pressoché commovente.
  13. Mi pare tutto totalmente inaccettabile.
  14. Non mi stancherò mai di rimarcare l'ovvio: la prima ragione del successo di iPhone, e di tutta la profonda rivoluzione (non solo del settore) che ne seguì, fu il suo nome. iPhone era e resta un computerino palmare che fa anche telefonate. Montava una versione modificata di OSX, ed è ancora così. Era una versione a solo tocco, con una GUI molto scheumorfica, tanto chr "non sembrava" un computer, ma non era altro. Avrebbero potuto chiamarlo MacPocket, o MacPalm, e ne avrebbero venduti forse giusto un po' più esemplari del Newton. Chi avrebbe voluto un computer in tasca? Nei tardi '90? Ma il telefono cellulare in tasca ce l'avevano già quasi tutti. Quindi 1+1 fa 2: non un computer che fa anche telefonate, ma un telefono che fa anche certe cose da computer, anzi da iPod e da PDA, e internet, sì. Ma non dite "computer", che in tasca non lo vorrebbe nessuno. And we call it... iPhone. BANG. Pur con tutto questo, il prodotto venne presentato come un costoso oggetto da young businessman hipsters. Alla presentazione dell'applicazione "Stocks", eh. Del migliore iPod di sempre (con i pacchetti di cover come i vinili!), di orari dei voli, di lettura delle ediioni online dei quotidiani nazionali, dei risultati del football. Cose adulte, no? Ma quello della postmodernità è il mondo dei bambini. I bambini mai cresciuti mimetizzati tra quelli veri, i bambini vecchi di Akira. Quando un certo regista disse, a suo tempo ormai: "il Giappone è un paese di bambini, in Giappone ci sono solo bambini", non so quanto fu compreso. Ma tant'è. Quindi dopo poco l'iPhone trasmodò da semplice "status symbol tecnologico" e divenne il costoso scacciapensieri pieno di giochi. E mise internet, e quindi ben presto i social network, nelle tasche della gente. Di tutte le età. La rivoluzione sociale reale fu questa, se ci pensate. Oiù ancora che obbligare il mondo a disseminare ogni spazio pubblico, statico o mobile, di prese per la corrente (e se ci pensate è incredibile la velocità con cui la realtà, la percepita "normalità" si è adattata a ciò), ha avvicinato all'esperienza digitale di rete tutti, ma proprio tutti. Smartphones+SocialNetworks Nel tipico rapporto simbiontico in cui 1+1=2M, alimentandosi a vicenda. Un "doppio cieco", direi io. Polisemia intesa. Terrificantemente imbolsito, mi pare sia stato assunto dalla famiglia Agnelli. Non scherzo.
  15. In effetti, e non sono faceto, è anche un bel motto. Forse un po' altisonante e retorico, ma la sostanza mi pare restar buona. Personalmente, e dico personalmente, ho da sempre, e dico da sempre, ribadito che la massima "messa a servizio" della lingua d'arrivo nella più fedele e precisa resa contenutistica di una lingua originale assai diversa comporterà sempre un certo innalzamento, almeno a livello di varietà e non-idiomaticità (significa anche non-banalità) del lemmario e delle strutture morfosintattiche usate, ma questo per me è sempre rimasto un inevitabile effetto collaterale, mai qualcosa di ricercato i intenzionale di per sé. Resta che se fruendo un prodotto di intrattenimento chiunque, ma soprattutto i giovani veri e i più giovani, riesce ad imparare anche una goccia di lingua in più, beh, è una bella cosa. Una volta, molti anni fa, ricevetti una mail scritta da un giovane padr che mi ringraziava per aver insegnato la parola "sortilegio" alla figlioletta. Ovviamente non era per mio vezzo, già che "incantesimo", "magia", "sortilegio" sono tutte cose vagamente diverse per le quali si può cercare di ragguagliare una diversa corrispondenza in un originale, m ben venga la ricchezza della varietà, quadno usata per rendere una variazione nell'originale. :-) Lite latobarita urus, arialos baal netoriil.
  16. Non sto dando lezioni a nessuno, eh. Non su questo "brand". Di logica spicciola, semmai, a chi ne abbisognasse. Solo a loro. :-)
  17. Mi sa che non hai capito proprio il discorso. Ma non credere che io scriva per te, non credere di potermi consigliare di "risparmiare del tempo", dacchè tutto quello che faccio – come anche scrivere – lo faccio per mia scelta e lo indirizzo a chi penso. Quello che ho detto è che "è una realtà" il fatto che l''opera di finzione giapponese chiamata 聖闘士星矢(セイントセイヤ) sia stata pubblicata in Italia dapprima nella sua trasposizione animata con il titolo italiano de "I Cavalieri dello Zodiaco". Ti faccio piuttosto notare che se anche solo concepisci un concetto come "farSI una realtà", forse non hai presente il concetto di "realtà".
  18. La realtà non è una visione. Non si può cambiare. La realtà è la realtà testificata dai fatti. Se ne può solo prendere atto. L'interpretazione della realtà, certo, quella è già permeata da una parte di opinabile, di percezione soggettiva. Ma è altra cosa. In questo caso, ad esempio, io non ho proprio alcuna visione personale. Né interesse alcuno. Quando ho scritto "per me la realtà è quella di ogni cosa della sua patria", intendevo "quando dico realtà mi riferisco alla realtà di ogni cosa nella sua patria". Solo per capirci. Che un'opera di finzione giapponese chiamata 聖闘士星矢(セイントセイヤ) sia stata pubblicata in Italia dapprima nella sua trasposizione animata con il titolo italiano de "I Cavalieri dello Zodiaco" sono tutte realtà di fatto. Non possono essere discusse in quanto tali, salvo addurre argomenti psicotici. Quando parlo di realtà dell'opera 聖闘士星矢(セイントセイヤ) parlo della sua realtà in patria. La realtà delle sue traduzioni, localizzazioni o quant'altro, che è pure realtà, può avere nei tempi essersi distaccata più o meno dalla realtà dell'opera, in patria. Sull'opportunità di queste divergenze si può discute in mille modi, ma non lo sto facendo. Ciò che credo, però, è che nel tempo le divergenze tenderanno naturalmente quanto lentamente a restringersi. Eventualmente il tempo mi darà ragione o torto, e anche questo sarà del tutto irrilevante, ma per ora mi pare che le cose vadano nel modo che mi attendo, con Hiroshima che nei TG era diventato ìroscima invece di iroscìma, cone Sakura che diviene sàkura fa sakùra, Akira che diviene àchira da achìra, eccetera eccetera - includendo Gugliemo Guglielminetti che cede il passo a Nobi Nobita, Oliver Hutton a Oozora Tsubasa, Bunny a Usagi, eccetera eccetera eccetera. Essenzialmente: la nostalgia è spesso una forma di nevrosi, un'ossessione [anche detta un tipo di "pensiero prevalente"]. E come tale, muore con la gioventù della generazione che ne è stata ammorbata.
  19. Ah, ma per me la realtà è quella di ogni cosa nella patria sua. :-)
  20. Ok. :-( Aspetteremo ancora. :-D Tanto la realtà non cambia. Le sue mistificazioni sì, cambiano sempre, tutte parimenti insignificanti.
  21. Piano piano. :-) Nell'articolo del giornale nazionale parlavano di Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki btw. IIRC ai tempi del manga dell Granata Press ci fu una prima ibridizzazione con Seiya, Sirio, Crystal, Shin e Ikki. Piano piano. :-)
  22. Ah, hanno fatto un live action su Saint Sieya? (<- non è una provocazoine, non ci avevo fatto caso, o avevo rimosso, boh). A googlata random sono incappato in un articolo su IlGiornale. L'unica cosa che conta, direi, è che ormai i nomi inventati, segati, mutilati del cartone animato nostrano sono stato buttati nella pattumiera insieme alle girelle scadute. Waiting for Rufy. Peace.
  23. Ultima opera teatrale di Pirandello, mi pare: "Quando si è qualcuno".
  24. No, nulla. Ho solo provato a guardare il film con pupille non offuscate, perché me l'aveva indotto Shuji, e poi ci ho pensato e ne ho parlato con altri E poi ci ho pensato ancora. Forse hai ragione. Ma sai, il popolo vuole santi per poi crocifiggerli, aspetta il mal comune per trarne un mezzo gaudio, vuol scoprire puttane quelle che prima santificava. In genere gli umani vivono e sopravvivono di questa miseria. Quindi, se Nanni Moretti è sempre stato un intellettuale borghese di sinistra, proprio chi l'ha sempre applaudito sotto sotto aspetta di vederlo "crollare", temo. Arrival.
  25. Un amico mi ha scritto: Io rispondevo: Tutto quell'autore è sui sensi di colpa. In tutto. I sensi di colpa per l'amica morta, per le coscienze mancate, per i privilegi nei confronti del quartiere. Ma Zerocalcare nelle voci pensiero parla in italiano, solo con un po' di sporcatura romanesca, e parla di filosofia francese, mentre con i suoi amici e persino col suo alter-ego Armadillo parla il "romanaccio" che invero non è, ma che non può evitare di desiderare di essere. Perché si sente in colpa. Io dico che "Zerocalcare" è un personaggio non solo disegnato, ma proprio vissuto. Machiavegli parlava di "ingaglioffarsi", se ben ricordo. Lo capisco. Detto ciò. Personalmente ho grandissima stima per l'autore Zerocalcare, per la sua capacità, e la forza, e l'energia di fare e di fare a modo suo. Questa cosa è essenzialmente l'estrema autorialità, che nasce da un'esigenza, da un'impellenza espressiva - che certo è quasi sempre una forma di autoterapia (doico proprio l'arte essa tutta), ma grande, grande stima. Ribadisco che di Zeroalcare ho letto più di un po', lo apprezzo per varie ragioni anche se per molte mi è davvero indigesto. Si capisce quindi che lo apprezzo molto, sennò lo eviterei in quanto per me indigesto. Lui stesso mi ha chiesto come mai lo apprezzi, visto quello che di lui "non sopporto", e la risposta: non cambia: perché è una persona estremamente onesta e gentile, lo si vede soprattutto dalla dolcezza con cui disegna tutti i visi femminili, e questa sua gentile onestà fa si che il suo pensiero, che è vivo e palesemente in continua evoluzione e riconsiderazione, meriti di essere valutato con altrettanta onestà. Dunque, impressioni sulla sua "seconda, nuova serie animata". Intro per deformazione professionale: mi pare terribile la traduzione inglese del titolo: "This World Can't Tear Me Down". Sarebbe forse stata: "This world won't make me nasty" (o volendo: "This world won't make me a bastard/asshole"). Anyway, piece of cake. Per contro, nella prima era il titolo italiano a essere storto, imo sarebbe stato corretto "Tagliare lungo la linea tratteggiata", perché l'autore parlava di sagome disegnate da ritagliare, che quindi non hanno "bordi", semmai "contorni", dato che il bordo è quello del foglio, magari un foglio piegato. Paradossalmente, lì il titolo inglese era meglio: "Tear Along the Dotted Line". La "dotted line", così cara a H.H. ("she was Dolores on the dotted line"), è appunto la "riga tratteggiata". Ancor più correttamente, io avrei detto "Rip along the dotted line". Fine digressione per deformazione professionale. Sulla nuova serie animata", ora davvero, due cose: 1) questa seconda serie animata è più vicina ai suoi fumetti: la presenza di animali antropomorfi simbolici, la presenza di quella militanza anche violenta (gli esplosivi, le botte), ma anche la turpitudine romanesca ora è tanta quanto nei fumetti, e in video diventa ancora più greve. Sentire parlare di cazzi, mani coi cazzi al posto delle dita, scopate, ecc... è davvero greve. Qualcuno scriveva: "Dicimus igitur Romanorum non vulgare, sed potius tristiloquium, ytalorum vulgarium omnium esse turpissimum". Era Dante Alighieri, lo scrive nel 1300, ne suo De vulgari eloquentia. Traduco: “diciamo dunque che, non già il volgare, ma la misera parlata dei romani, di tutti i volgari italiani è il più turpe”. In questo, la prima serie, con le briglie più tirate, era forse più delicata e ingentilita, e forse per il format animato, con colori, voci e musiche, era meglio. 2) Michele Rech si sta rendendo conto che chi ha voglia di menare può prendere a caso la bandiera che la vita gli porge. Le vite sono diverse e casuali. Nessuno sceglie di nascere, figurarsi scegliere dove, quando e come nascere. Tifare Roma o Lazio è un mero caso. Il punto è solo "tifare". Essere "fascio" o "antifà" è per i più per lo più parimenti un mero caso: il punto è solo la voglia di militanza, il bisogno di sfogare con la violenza una rabbia rale, che ci si porta dentro. Le canzoni indie di destra e di sinistra sono praticamente uguali, sono un tentativo identitario che esprimono, il disagio che cantano, la rabbia, sono quelli delle persone, non della politica. Lo si vede chiaramente con l'alter-ego fascistone di Secco, che "gelati" e "frullati" non sono molto diversi. Sono entrambe diversioni di bambini nevrotici, come la scusa dell'epistassi per avere soddisfatti i propri capricci. I "valori" sono per un millenial perduti in narrazioni di generazioni passate, dato che parliamo in genere di animi umani fatti di traumi familiari mai pienamente superati e una grammatica escapista fatta di giocattoli animati, filmati, di plastica, o di pixel. Strategie di sopravvivenza, pinguini, il Bioparco di Roma, carne viva e pulsante. Oppure, Cavalieri dello Zodiaco, Star Wars e GameBoy: il mondo dei bambini, ad libitum. Ancora, Brave New World, oh mia cara, povera Zelda (no, non quella di Nintendou) Una chiave di lettura e concettualizzazione del mondo fatta di idoli e feticci infantili in cui una generazione si rifugiò. Dovrei citare Hegel, Kojève; Baudrillard, Fukuyama? Non serve. Kierkegaard, Freud, Klein, Berne? Non serve. Citerò La Heine, film molto caro a Rech, o come lo chiamo io "figli illegittimi del benessere diffuso". O un libro intitolato, molto eloquentemente, "Lacan per la sopravvivenza" (ma è un libro giapponese). Ancora, Takahata tra Seita e Kaguya. Souseki>Akutagawa>MurakamiRYUU>AnnoHideaki. In ogni caso, l'umanità che si scopre per le strade oggi non trova alcuna forma a priori in cui incasellarla. Sarah nella serie ha scoperto quello che "Vichi di Casapound" scopriva nel suo ultimo sketch: era finita al Teatro Valle Okkupato, pensava fosse Casapound pure quello. Questo perché, per motivi suoi, Rech a vedere Kobane c'è andato, e non come uno snob che va a fare il missionario laico e per poi farsi rimpatriare a suon di soldi pubblici. Tenendo gli occhi fissi sulla realtà, dopo un po' si incomincia a vivere. Dopo un po'. Lo strato di finzione da scrostare, oggi come oggi, è davvero coriaceo. Ancora prima del 2000, diceva Egawa Tatsuya: Tutto dedicato sempre a Cristian, che per primo mi parlo di Zerocalcare, e poi ne parlammo ancora e ancora. Ah, osservazione più tecnica: la prima serie animata era "La profezia dell'armadillo" dopo "Macerie Prime". Questa è "Un polpo alla gola" dopo "Macerie Prime". Ovvero "anche i sensi di colpa sono un'eredità infantile, perché quando capisci che giusto e sbagliato non esistono, anche vizio e virtù scompaiono, colpa e merito scompaiono". Resta che Camille è morta, e Cesare sta in strada, e Michele c'ha la casetta. Sì, per tornare a H.H., invecchiando si scopre che alla fine "life is a joke", alla faccia del buon confessore francofono nelle gelide mattine del Quebec merlato di brina. Che ora ho visto ed esperito in prima persona. Ironia della sorte, ancora. E comunque Sarah è adorabile, ma è banale che io lo pensi. Troppo banale.
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