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Ho visto il secondo episodio ita. In conclusione il doppiaggio non mi dispiace.

Però in italiano si dice "signorsì", non "sissignore".

 

Treccani le ammette entrambe, anche con particolare riferimento all'ambito militare:

 

http://www.treccani.it/vocabolario/signorsi/

> Forma di affermazione prescritta in passato dal regolamento per i militari di ogni grado nel rispondere ai superiori, ufficiali o sottufficiali.

 

http://www.treccani.it/vocabolario/sissignore/

> Forma di cortesia che si usa in risposte affermative, in segno di particolare rispetto o deferenza, spec. in ambito militare invece del semplice

 

*personalmente* le uso entrambe: il 'signorsì', che finisce in tronca e quindi ha un suono più secco, per le risposte agli ordini diretti (tipo: "Inseguitelo!" - "Signorsì!"), mentre il sissignore per le reali risposte affermative ( "L'avete catturato?" "Sissignore, è sotto custodia." ). In pratica uso il 'signorsì' per rendere il classico 'hai' di risposta a un ordine diretto, e il 'sissignore' per rendere 'hai' o anche 'sou (desu)' dove si risponda a una questione reale. :-)

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Treccani le ammette entrambe, anche con particolare riferimento all'ambito militare:

A me hanno insegnato diversamente.

E sisssignore sa tanto di traduzione pedestre dello yessir americano. Poi che a forza di usarlo sia stato accettato è un altro discorso.

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Non credo che Treccani ragioni così.

 

Non so chi ti avesse insegnato diversamente, ma dubito possa considerarsi una fonte più autorevole di Treccani.

 

L'esegesi delle fonti e la loro gerarchizzazione è fondamentale (aaah, le eredità degli studi di diritto, magari Ryoga mi capirà).

 

Nota anche De Mauro:

 

http://dizionario.internazionale.it/parola/sissignore

 

> 1. risposta di tipo affermativo che si rivolge a una persona di condizione superiore, usata spec. tra i militari: sissignore, ho eseguito gli ordini

 

> 2. iron., certo, proprio così: è scappata di casa, sissignore!

 

La 2 viene attestata al 1815, quindi come ante quem direi che la 1 dovrebbe essere intesa come anche precedente.

 

Anche Garzanti:

 

http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=sissignore

 

ci dice:

 

> risposta affermativa (propriamente una profrase) rivolta a persona di rango superiore; è propria dell’uso militare, antiquata in altri ambiti, ma relativamente frequente con tono ironico: è scappata, sissignore, fuggita!

 

(essenzialmente una fusione delle due accezioni di De Mauro)

 

Stanti le fonti, tutte unanimi, direi che chi ti ha insegnato ti ha insegnano male - in QUESTO preciso caso - e che tu avessi una errata percezione della cosa/parola.

Edited by Shito
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veramente... io ho fatto la visita di leva in marina, si usava signor si', non mi metto a linkare che mi viene da ridere, ma suggerisco di cercare il DPR 520 del 27/11/92

 

ossia:

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1993/01/20/Altro/MILITARI-SCOMPARE-IL-SIGNORSI-MA-NON-PER-I-MARINAI_114800.php

 

MILITARI: SCOMPARE IL ''SIGNORSI''', MA NON PER I MARINAI

 


leggete il pezzo per intero  8)

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Nota: nessuno ha mai detto che "signorsì" sia improprio. Io per primo ho confermato, con le stesse fonti, il contrario. Si discuteva del fatto che Garion dicesse che "sissignore" non si dica, quando le fonti (che ho citato) dicono il contrario. Le fonti dicono che entrambe le forme sono corrette. Punto.

 

A capo: Garion, ma che fai? Cadi nel solipsismo di chi dice "siccome non lo dico io, non si dice e basta - che si fottano le fonti nazionali di lingua"?

 

Non ha senso.

 

Ah, io ho fatto la visita militare di marina. A Taranto. E si diceva sia signorsì che sissignore. A volte anche signorsissignore - se proprio lo si vuole mettere agli atti. Con un lol.

 

La vita e l'esperienza linguistica di nessuno fa "la lingua nazionale". Non esiste l'italiano medio come non esiste un italiano che parli l'italiano 'standard' o 'substandard' o 'comune'.

 

La lingua nazionale è, grazie a dio, attestata da fonti che - insieme alla loro gerarchia - ci guidano in scelte che non sono né arbitrarie, né soggettive, né solipsiste, né a caso, né a gusto, né ad personam.

 

Sono logiche. Sono documentate. Sono attestate. Sono motivate. E sensate, per questo.

Edited by Shito
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Uff.

 

MILITARI: SCOMPARE IL ''SIGNORSI''', MA NON PER I MARINAI
 
firenze 20 gen. - (adnkronos) - una rivoluzione passata quasi inosservata quella contenuta nella prima gazzetta ufficiale del '93 che riporta il decreto del presidente della repubblica n. 520 del 27/11/92: e' abolito ''l'uso dell'appellativo signore allorche' un militare si rivolge ad un suo superiore''. in poche parole scompare, per decreto, il ''signorsi''' che non piu' lontano del 1986 era stato invece riconfermato con un analogo atto presidenziale. il decreto pubblicato all'inizio dell'anno afferma che ''il militare si presenta al superiore con il saluto indicando il proprio grado e cognome. nel riferirsi o rivolgersi ad altro militare deve usare l'indicazione del grado o della carica, seguita o meno dal cognome''. da oggi dunque il fante, il carabiniere o l'aviere, ma non il marinaio, si rivolgeranno al proprio superiore chiamandolo capitano bianci, colonnello rossi.
 
la regola vale per tutti ma non per i marinai. la burocrazia militare, che ha suggerito la stesura del decreto presidenziale, ritiene troppo lungo elencare i gradi di marinai e quindi indica in un semplice ''comandante'' il modo piu' rapido e concreto per rivolgersi al proprio superiore. chiamare il proprio ufficiale ''sottotenente di vascello armi navali bianchi'' e' troppo lungo e non rispondente alle obiettive necessita' di rapidita' nell'impartire gli ordini. e cosi' per il marinaio rimane in auge il ''signore'' per il grado degli ufficiali inferiori e ''comandante'' per gli ufficiali superiori.
 
(afi/zn/adnkronos)

 

 


Non so a taranto cosa dicessero (a La Spezia mai sentito), ma per i militari le cose stanno cosi', con tanto di riferimento alla normativa. Militare, ovviamente.

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tanto per, nella caserma dove ho prestato servizio (era il '98) si usava sempre signorsì quando si era per plotoncini, compagnia e gruppetti vari, cioè quando c'era un'azione di gruppo, mentre sissignore era praticamente esclusivo degli uffici (quindi nelle comunicazioni più private o in presenza di veramente pochi soggetti) e più specificatamente rivolto ad un altissimo grado.

ma se anche in ufficio rispondevi signorsì ad un generale mica ti metteva agli arresti :lolla:

 

cmq sissignore vs signorsì è un falso problema, da non perderci altro tempo.

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E di Militari stiamo parlando.


tanto per, nella caserma dove ho prestato servizio (era il '98) si usava sempre signorsì quando si era per plotoncini, compagnia e gruppetti vari, cioè quando c'era un'azione di gruppo, mentre sissignore era praticamente esclusivo degli uffici (quindi nelle comunicazioni più private o in presenza di veramente pochi soggetti) e più specificatamente rivolto ad un altissimo grado.

ma se anche in ufficio rispondevi signorsì ad un generale mica ti metteva agli arresti :lolla:

 

cmq sissignore vs signorsì è un falso problema, da non perderci altro tempo.

 

Sai che una delle differenze riscontrabili anche a livello di 'popolo' con i tedeschi e' proprio questa?

I tedeschi non dividono 'a comparti' come gli italiani, ufficiali da una parte, soldati dall'altra, lavorano insieme, e invece compartimentizzano molto gli obblighi dal tempo libero. Una volta ho visto sia soldati italiani che tedeschi insieme, bere allo stesso posto, quando poi si e' trattato di tornare in servizio, gli italiani erano sempre sbronzi, i tedeschi invece davano l'esatta impressione che gli fosse passata la sbronza.

 

P.s.

a La Spezia su sta cosa rompevano le balle invece, 

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Scusate ma...

 

...qui si parla di FINZIONE, eh. E si parla di finzione basata sulla traduzione giapponese, non su neorealismo italiano. E se proprio, credo che tutta la terminologia di Yamato sia marinaresca, ma il punto non è questo.

 

Il punto è che ciò che cita Shuji sancisce, come fonte suprema (nella gerarchia), l'USO ITALIANO di una terminologia reale, in Italia e sul campo. Ma non è una fonte 'linguistica'.

 

In Italia, la lingua non è legiferata dallo stato (come invece in Francia, tipo). Che "a me mi" si dica o meno non lo decide un'autorità politica o comunque statale, ma l'autorevolezza delle fonte linguistiche in un sistema che il diritto direbbe "di fonte consuetudinaria".

 

Da un punto di vista linguistico, schiettamente linguistico - sia il "signorsì" che il "sissignore" sono attestati e considerati corretti come "modo per rispondere affermativamente a un superiore, specie in ambito militare". Questo nella "lingua italiana", ovvero nella traduzione, non nella PRASSI dei militi italiani alla data anno 19xx o che.

 

Scusate la digressione, era tanto per chiarificare gli ambiti.

Edited by Shito
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Il bello e' che sei tu a fare un discorso di natura soggettiva, infischiandotene poi ampiamente dell'esistenza del contesto relativo. 

 

p.s.

se io dovessi parlare di un contesto sociale, e quello militare lo e' come lo e' ancora di piu' il modo di relazionarsi tra i suoi membri, andrei ad informarmi e a parlare con i militari e tra le loro fonti, non baserei i miei appunti su un libro di storia militare. Men che meno in un testo di italiano.

 

Quello militare e' un contesto sociale, di per sua stessa natura mutevole, cosa assai differente da libri di testo che raramente lo tengono minimamente in conto. Se non se ne tiene conto parlandone, banalmente, si fa un falso.

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No, no, è online. ^^

 

Il dizionario 'locale' che uso è il Devoto-Oli, dato che una versione online non c'è (che io sappia).

 

Ma resta il concetto: la mia idea dell'italiano NON VALE NIENTE - dico la mia personale, perché io sono un singolo uomo che ha vissuto una singola vita e avuto una ristretta cerchia di contatti, come ogni singolo. Questo vale per tutti i singoli, anche per te, anche per chi ci legge. E' un punto di doveroso nichilismo che ogni traduttore deve porre alla base della sua idea linguistica: "la mia lingua, la lingua che personalmente parlo e credo 'normale', NON è LA lingua". Ciascuno di noi, in maniera generalmente inconscia, parla una variazione personale della propria lingua nazionale.

 

I dizionari e le grammatiche, ordinati secondo una gerarchia di autorevolezza, servono appunto a fondare un valore nazionale e quanto più oggettivo, oltre al quale non esiste che la vacua soggettività e  -peggio- l'inganno che quella soggettività possa essere altro che quello che è.

 

Non sai quante volte, anche se alcune te le ho raccontate, ho scoperto che una parola anche banale che usavo da sempre era nella mia percezione quotidiana 'virata' dal suo significato vero, o primario. Tipo "fradicio", non so se ricordi. Io pensavo volesse dire "molto bagnato, inzuppato", mentre vuol dire realmente "marcio". L'idea che "fradicio" voglia dire "molto bagnato, inzuppato" nasce dal fatto che il suo uso primario è nel costrutto idiomatico "bagnato fradicio", ovvero "così tanto bagnato da essere alla marcescenza", e allora in molte mente (tipo la mia) il concetto caratterizzante "fradicio" ha avocato a sé tutto il senso del costrutto, sostituendosi al concetto caratterizzato (bagnato) come incrementale di quello. Ma "fradicio" vuol dire, ancora, "marcio". Quindi quando Shizuku dice "ho ancora la testa guchagucha" (si riferisce a uno stato confusionale dei suoi pensieri) e io vole adattare in "ho il cervello fradicio", poi mi sono dovuto correggere: da dizionario, i "pensieri fradici" sono quelli marci, nel senso di perversi, malevoli. Non lo decido io. Non importa se a me "non sembra", "non suona" così. Non importa un fico cosa sembri e suoni a me. "Fradicio" non andava bene, e allora misi (mi pare) "ho la testa tutta frullata", se ben ricordo.

 

Ma se non avessi controllato una parola che, giuro, usavo da una vita ed ero certo di conoscere per bene, avrei -obiettivamente- sbagliato.

 

Il traduttore deve dubitare di OGNI SUA concezione linguistica. E verificare sempre, tutto, ogni parola che usa.

Edited by Shito
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Non c'è nulla di male, secondo me, a usare "signorsì" in una traduzione italiana di una finzione ambientata altrove che l'Italica contemporanea (l'ultima limitativa riferisce a quanto addotto da Shuji).

 

Tu puoi disprezzare "sissignore", e puoi non usarlo. Quello che non puoi fare è dire che "è sbagliato" il suo uso, perché cosa tu apprezzi e disprezzi è legittimamente una questione tua soggettiva, cosa dia giusto e sbagliato è una questione oggettiva sopra alle individualità.

 

Come dicevo, io per esempio tendo a usare entrambe le forme, secondo una logica discriminante che è mia - non è obiettiva neanch'essa.

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Credo di essere nato così e di esserlo sempre stato, a dire il vero.

 

Ovvero, non mi stanco mai di ribadire la linea netta della logica, anche sino e oltre lo sfinimento del mio (o miei) interlocutori, ma il mio non è mai accanimento, davvero, né gusto dell'alterco (non mi da gusto), è una sorta di necessità sovrana del mio animo più intimo. Ovvero: la logica, il nitore, deve essere ribadito, affermato, mai reso meno che chiaro. Non nego che questa tendenza mi abbia causato più di un problema nella vita, ma per me è inevitabile essere così. :-/

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