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Non capisco il danno che farebbero a produrre dei semplici sub senza distribuire niente altro e senza scopo di lucro.

 

Danno reale o danno legale?

 

Perché se parliamo di legge, non è che si abbia diritto di tradurre e DISTIBUIRE PUBBLICAMENTE il testo di un'opera protetta da copyright, in forma originale o tradotta che sia, eh.

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Ho infine sentito un pochitto del doppiaggio Netflix di Eva con i miei testi:     vedere questo montaggio mi ha davvero, come dire, sollazzato. Debbo seriamente ringraziare l'

Non ho ben chiaro ciò che ha causato questa risposta. Per il resto, mi pare una delle risposte facilone al vecchio discorso sul perchè gli italiani siano molto indietro dal punto di vista della conosc

A proposito, non sono mai entrato nel merito perché statuire l'ovvio è sempre un po' umiliante, ma:   vari esaltati commentatori hanno, a mio discredito, citato questo intervento della

Se parliamo di traduzioni/ergo adattamenti, sono a loro volta tutelati da diritto d'autore e rappresentano un'opera di per se'.

 

Ovviamente, ove non rappresentino una commissione fornita, non si possono comunque vendere/rivendere o usare per scopo di lucro.

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(chiaramente - ma almeno nel nostro ambito ho sentito spesso parlare di "diritto di traduzione" a livello di licensing. non so se avesse senso o meno...)

Edited by Shito
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Certo, se qualcuno vuole usare una traduzione fatta, deve comunque contattare chi l'ha fatta e mettersi d'accordo, fermo restando che il diritto morale e' comunque inalienabile


(oddio, per quanto con i soldi si compra tutto, in genere e' cosi', e di certo e' fonte di separato diritto)

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Se vogliamo fare i paladini del diritto "c'è una legge, va rispettata" direi che la discussione può morire seduta stante.

Se invece vogliamo ragionare su quale reale danno economico il fansubbing di serie NON LICENZIATE possa arrecare al mercato, mercato che di fatto non esiste o quasi, possiamo discuterne per mesi, perchè comunque poi il distributore si muove come crede lui, basti pensare all'acquisizione "postuma" di Kill La Kill da parte di Dynit: se veramente ci fosse un danno perchè mai un distributore come Dynit, di fatto IL distritbutore del mercato italiano ha affrontato i costi di licensing, traduzione e doppiaggio di Kill La Kill visto che è una serie vecchia di anni ampiamente fruita in ambito fansubbing?

Discorso molto, molto diverso per quei gruppi che si muovono sul confine della legalità, anzi, mi correggo, nell'illegalità ad esempio subbando Fate/Apocrypha che invece è fruibile su Netflix italiano.

La cosa che spiace è che, al momento, i suddetti fansubber producono un prodotto finale qualitativamente superiore a quello fornito legalmente a pagamento; e anche qua si apre un mondo....

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  • 1 month later...

https://www.animeclick.it/news/73118-cartoomics-2018-passato-presente-e-futuro-degli-anime-in-italia-con-carlo-cavazzoni-dynit

 

 

Mi sembra che questo topic sia più adatto di quello specifico Dynit, essendo un'intervista piuttosto generale piuttosto che a Dynit stessa.

 

Ne cercavo un altro un realtà, ma non ricordavo il nine e scorrendo le pagine non l'ho trovato

 

Inviato dal mio Ginga Bisumafo

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  • 4 weeks later...

Sì ci avevo pensato, ma nella serie "Ilio" non è stato mai usato e non tutti conoscono il nome alternativo. Alla fine la versione italiana ha optato per un più semplice "sei un figlio di questa città".

 

Comunque per come era impostato quel dialogo si prestava MOLTO a fraintendimenti:

 

"Sono un orfano"

"No, sei un figlio di Troia"

 

Avrei pagato per vedere la faccia del traduttore quando l'ha letto :lolla:

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  • 3 months later...
  • 6 months later...
  • 1 month later...

Sfogo appassionato del Mazzotta sul gruppo Facebook di Antonio Genna:


Un riepilogo ci vuole!

_ Il doppiatore non si è laureato in lingue e non è un maestrino di Inglese alle scuole elementari. Il doppiatore e’ un attore professionista che in genere ha frequentato un accademia o un corso di recitazione. Se si vuole imparare una lingua straniera c’è il Wall street Institute o corso equipollente. Non è il doppiaggio Italiano a impedire la formazione di torme di poliglotti capaci di seguire con baldanza film in slang Americano, in Francese, in Spagnolo, in Turco, in Armeno, in russo, in Cinese e quant’altro.

_ il doppiaggio esiste e viene fatto in tutto il mondo. In Francia, in Spagna, in Germania, in Belgio, in Olanda, in Polonia, in Giappone, in Turchia… In alcuni Paesi non hanno vari doppiatori ma solo un ( tristissimo) speaker che legge i ruoli, ma comunque il concetto è lo stesso. I prodotti televisivi sono sempre doppiati e lo stesso dicasi per i film cinematografici. In Francia, tanto per fare un esempio, al cinema esce lo stesso film in due versioni: in lingua originale con sottotitoli ( Non tutti sono poliglotti, sapete com’è!...) e doppiati. Ma riuscireste a immaginare una casalinga che mentre gira il sugo segue “Beautiful” in Inglese? O un bambino che dopo aver finito i compiti di scuola si rilassa con un “Dragon ball” in Giapponese?

_ Dire che nessuno legge “Guerra e pace” in Russo è ormai risaputo. Ma non solo! Tutti noi compriamo per la maggior parte i libri in Italiano. Sfido a leggere i romanzi di George R. Martin ( “Il trono di spade”) o di Sophie Kinsella in originale. E oltretutto nessuno spacca gli zebedei a opinare sul traduttore e sull’adattamento di un libro! E a teatro nessuno si lamenta se il dramma di Shakespeare o la commedia di Feydeau vengono recitati in Italiano! Che poi, è già tanto se la gente va a teatro, figuriamoci!

_ Per chi è colto dall’irrefrenabile ( e legittima) voglia di gustarsi un film in lingua originale può farlo. Non è ancora vietato da questo governo. Solo che i cinema deputati sono pochi perché il pubblico scarseggia. E un recente sondaggio di Netflix Italia ha decretato che il pubblico preferisce un prodotto doppiato in Italiano, nonostante la possibilità di scelta.

_ il doppiaggio è un servizio, è un surplus all’opera che se si vuole si può anche gustare in originale grazie alle opzioni su Sky, Netflix, Amazon e nei dvde blu ray. E’ un servizio popolare che deve raggiungere quante più persone possibili e far conoscere un’opera . E _ quando è fatto bene _ per la sua natura intrinseca è un arte: la pregevole arte del recitare. Non siate rozzi e incolti. Approcciatevi alla nobile Arte del doppiaggio.


https://www.facebook.com/groups/doppiatori/permalink/10157202735729343/

Non so Tolstoj, ma sicuramente non sono pochi quelli che leggono Martin in inglese visti i tempi di pubblicazione di Mondadori e gli svarioni di traduzione della buonanima di Altieri.
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> E oltretutto nessuno spacca gli zebedei a opinare sul traduttore e sull’adattamento di un libro!

Veramente, io per uno sì. Di tutti i miei libri preferiti scritti in lingue  ame note sono andato a ripescare l'originale. Dal titolo al contenuto, non accetto traduzioni "fantasiose" (eufemismo). Ora che i diritti sono scaduti ed è lecito prima o poi ritradurrò Il Principino, a partire dal titolo infame *quasi* quanto la denominazione del Grande Fratello orwelliano. In vecchiaia magari mi proverò a ritradurre tutto Lolita (ma è cosa dura).

> E a teatro nessuno si lamenta se il dramma di Shakespeare o la commedia di Feydeau vengono recitati in Italiano!

Veramente quando andai con la mia consorte al Globe Theatre di Roma a vedere Romeo & Juliet mi indignai tanto per la traduzione che poi ritradussi privatamente per lei almeno la scena del balcone. ^^;

> Che poi, è già tanto se la gente va a teatro, figuriamoci!

Non spesso, perché non amo il teatro. Ma ci sono eccezioni: Ifigenia in Auilide, Elettra, Le Troiane, L'Antigone, Medea soprattutto.

Edited by Shito
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Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

Sfogo appassionato del Mazzotta sul gruppo Facebook di Antonio Genna:

In merito a?

Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

E un recente sondaggio di Netflix Italia ha decretato che il pubblico preferisce un prodotto doppiato in Italiano, nonostante la possibilità di scelta.

Chissà se l'opinione del pubblico resterebbe tale conoscendo gli innumerevoli errori di netflix(sì, resterebbe tale)

Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

E _ quando è fatto bene _ 

Eh, appunto.

  • LOL 1
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18 ore fa, Chocozell ha scritto:
Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

Sfogo appassionato del Mazzotta sul gruppo Facebook di Antonio Genna:

In merito a?

Il Nome della Rosa (proposto su RaiPlay in Ita e in Eng, la fiction è stata girata in inglese)

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21 ore fa, Chocozell ha scritto:

Chissà se l'opinione del pubblico resterebbe tale conoscendo gli innumerevoli errori di netflix(sì, resterebbe tale)

In Italia importa di più sentire una bella voce doppiare e basta. Se poi il copione è spazzatura frega poco. 

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29 minuti fa, Godai ha scritto:

In Italia importa di più sentire una bella voce doppiare e basta. Se poi il copione è spazzatura frega poco. 

e anche se non è bella lo è lo stesso perché il doppiaggio italiano e il migliore del mondo anche se si usano 3 doppiatori e una molletta

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Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

Il doppiatore non si è laureato in lingue e non è un maestrino di Inglese alle scuole elementari. Il doppiatore e’ un attore professionista che in genere ha frequentato un accademia o un corso di recitazione. Se si vuole imparare una lingua straniera c’è il Wall street Institute o corso equipollente. Non è il doppiaggio Italiano a impedire la formazione di torme di poliglotti capaci di seguire con baldanza film in slang Americano, in Francese, in Spagnolo, in Turco, in Armeno, in russo, in Cinese e quant’altro.

Non ho ben chiaro ciò che ha causato questa risposta. Per il resto, mi pare una delle risposte facilone al vecchio discorso sul perchè gli italiani siano molto indietro dal punto di vista della conoscenza della lingua straniera. Ma è un discorso vecchio e senza sugo a priori: che l'italiano fino una certa età sia molto indietro nello studio e nella familiarità con le lingue straniere, anche ma non solo per via del fatto che ne viene a contatto principalmente solo a scuola (ergo: maestra non mi rompere le palle) perchè per il resto si doppiano anche le scrittine sulle mutande è vero, ma è anche vero che ormai a meno di avere deficit dell'apprendimento chi davvero desidera imparare le lingue straniere (anche se non capisco bene il senso dell'armeno) può farlo, anche se con difficoltà per assenza di familiarità, appena ha l'età giusta per decidere da sè. Ma in sè e per sè, infilare i doppiatori in questo discorso non ha il minimo senso, non avendo loro potere in merito: sono mestieranti che campano secondo direttive altrui per quanto riguarda cosa dire e come dirlo, e dove li metti stanno. Lavorano. Niente di più. Ma se, per esempio, tu vedi che il Comune non ti spazza la strada davanti casa, non te la prendi col primo spazzino che trovi per strada, ma con la società con cui il Comune ha firmato il contratto per la pulizia delle strade, che dirige quello spazzino.

In pratica: inutile pigliarsela con l'impiegato. Soprattutto oggi. Il problema era alla radice su chi, per anni, ha adottato questa politica del doppiare tutto che causava automaticamente nelle generazioni dell'epoca, abituate sin da piccole a sentire solo una lingua, un rigurgito intellettuale per cui inglese e francese erano roba inutile con cui si riempiva il già fitto calendario orario scolastico. Ma quel periodo è finito. Oggi c'è scelta, quindi la pigrizia è solo colpa del pigro, non di chi vorrebbe imporgliela, numero sempre minore visto che in questo periodo di multinazionali che devono vendere globalmente dei rigurgiti italiani a gente come la Disney non frega un cazzo. Gente che vorrebbe imporre, tra l'altro, che non  sono mai stati il doppiatore o il direttore del doppiaggio stesso o l'adattatore, che, povere stelle, nient'altro sono che impiegati a cottimo lì a guadagnarsi la pagnotta su input altrui.

Certo, c'è anche il piccolo problemino che molti di quei doppiaggi, anche tutt'oggi e alla faccia dell'attestato dell'actor's studio di Bergamo bassa, rischiano di essere fatti completamente o quasi alla cazzo di cane, con stravolgimenti di voci, caratterizzazioni, dialoghi e via così, fino a errori pedestri come sbagliare la pronuncia dei nomi (pur avendo un audio originale in teoria), che ha portato spesso certi colossi a mandare gente in sala a controllare che cavolo stessero facendo dire a chi doppiava il loro prodotto intellettuale (anche se le stronzate non scappavano comunque, ma transeat). E quello è tutto un altro discorso.

 

Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

_ il doppiaggio esiste e viene fatto in tutto il mondo. In Francia, in Spagna, in Germania, in Belgio, in Olanda, in Polonia, in Giappone, in Turchia… In alcuni Paesi non hanno vari doppiatori ma solo un ( tristissimo) speaker che legge i ruoli, ma comunque il concetto è lo stesso. I prodotti televisivi sono sempre doppiati e lo stesso dicasi per i film cinematografici. In Francia, tanto per fare un esempio, al cinema esce lo stesso film in due versioni: in lingua originale con sottotitoli ( Non tutti sono poliglotti, sapete com’è!...) e doppiati. Ma riuscireste a immaginare una casalinga che mentre gira il sugo segue “Beautiful” in Inglese? O un bambino che dopo aver finito i compiti di scuola si rilassa con un “Dragon ball” in Giapponese?

Non vedo il senso del discorso, mi sembra anche questa una generalizzazione da due soldi. Anche perchè si potrebbe dire che se avessero avuto la scelta, l'avrebbero fatto. Il non sapere le lingue non è una cosa positiva, eh, specialmente nel mondo di oggi è solo una mancanza. Poi che il doppiaggio sia un "male" necessario se ne può sempre parlare perchè non è che tutti hanno il tempo di sapere tutte le lingue del mondo e potersi quindi godere il film o una qualunque opera intellettuale estera (posto che le librerie in lingua straniera stanno aumentando, così come i cinema che proiettano in lingua originale e/o coi sottotitoli, quindi siamo lontani dai tempi di Fuori Orario e i film ungheresi su Raitre). Si tratta però di un discorso mesto mica poco, considerando che, ad oggi, inglese e francese si rivelano necessari anche per la semplice realtà lavorativa e, magari, non sarebbe stato male esserne più a contatto anni fa, quando tutta questa scelta non c'era e dovevi fare da solo armandoti di dizionario. Magari alla casalinga ultrapensionata di Voghera o Solbiate di sotto che si guarda Beautiful non serve a un cazzo sapere l'inglese, ma a chi vuole fare lavori un filo più impegnativi sì, tanto per sbrodolare un po' sulla possibile utilità della lingue. Poi vabbè, è andata come è andata, ma la familiarità con le lingue non castra nessuno, anzi, aiuta. Quanto quotato sopra mi sembra, insomma, un inno all'ignoranza fine a se stessa. Che per carità, essere ignoranti e contenti sarebbe anche bello, il problema è che il mondo attuale te lo permette solo in ambiti più o meno insignificanti come, appunto, il doppiato e la fruizione dell'opera straniera. Anche se pure lì un giro di vite non sta mancando.

E in ogni caso, di nuovo: in sè non ha niente a che fare coi doppiatori o direttori o altro, ma con chi decide cosa doppiare. Quindi oltre a essere quanto sopra, mi sembra che ci si voglia infilare in una diatriba che non è propria.

Il "come" si doppia è un altro discorso. Lì passiamo dall'opportunità del doppiare qualcosa alla qualità della fruizione della stessa, che in Italia è per larga parte di livello drammaticamente basso.

Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

Dire che nessuno legge “Guerra e pace” in Russo è ormai risaputo. Ma non solo! Tutti noi compriamo per la maggior parte i libri in Italiano. Sfido a leggere i romanzi di George R. Martin ( “Il trono di spade”) o di Sophie Kinsella in originale. E oltretutto nessuno spacca gli zebedei a opinare sul traduttore e sull’adattamento di un libro! E a teatro nessuno si lamenta se il dramma di Shakespeare o la commedia di Feydeau vengono recitati in Italiano! Che poi, è già tanto se la gente va a teatro, figuriamoci!

Mi sembra che la parafrasi di questo discorso sia: gli italiani sono ignoranti, è giusto così ed è giusto che lo rimangano.

Per il resto si torna sempre allo stesso punto: per un lunghissimo periodo di tempo non è esistita la diffusa possibilità di comprare libri in lingua estera o di seguire le opere in lingua originale. Quindi non è vera e propria volontà, solo un'abitudine che si è sedimentata e che si mantiene per comodità. Anche obbligata, perchè certi talenti dell'actor studio erano nella stessa situazione dell'italiano medio, ergo ancora oggi ti capita di sentire gente che "MK-2" lo legge "EMMEKAPPADUE" invece di "Mark Two" (probabilmente perchè manco sanno cosa voglia dire), spacciando per italianizzazione quella che è crassa ignoranza dell'inglese che porta a pronunce sbagliate (perchè l'inglese in italiano sempre con la pronuncia inglese si legge).

Ora grazie al cielo non è più così, c'è gente che si informa e pretende un prodotto ben fatto (perchè se invece di "cervo" scrivi "unicorno" stai sbagliando, eh, non stai adattando) arrivando agli estremi di prendere roba all'estero per la disperazione causata dall'incapacità italica di fare un buon lavoro di adattamento.

Questo ovviamente porta chi in quegli standard bassi ci sguazza a chiamare rompicoglioni quelli che vogliono un lavoro fatto bene, spesso anche addetti ai lavori il che testimonia la qualità media dell'ambiente italico del doppiaggio, ma questo non rende meno valido il discorso che sta alla base di quelle critiche: il basilare, inattaccabile e oggettivo desiderio di avere un buon lavoro di adattamento e doppiaggio per le opere a cui si tiene, un lavoro che giustifichi, tra l'altro, l'investimento che viene fatto considerando che certi orrori vengono ricaricati su chi acquista.

Anche perchè basta tanto così a togliere all'opera una parte importante. Caso concreto: "io ti spiezzo in due". Frase epica. Figa. Rocky IV in due parole. Un meme. Peccato sia vuota e fine a se stessa.

Originale: "I must break you". Una frase che in originale era chirurgica, piazzata al momento giusto per un personaggio di poche parole che altro non era che il mostro di Frankenstein creato da una nazione animata dalla voglia di rivalsa, che viveva ed esisteva per i suoi creatori e non aveva altra dimensione se non quella. Uno a cui non è che fregasse, in quel momento, di Rocky ma che "doveva romperlo". Notare l'uso del "dovere" al posto di qualunque espressione di volontà. Era completamente astratto dalla situazione in sè, senza sentimenti o altro. Non era un tamarro incazzoso che voleva spiezzare in due il rivale americano.

Un "mostro" che durante l'incontro invece ritrova invece la sua volontà di combattente e guerriero, che alla fine, sporco di sudore e sangue, urla al suo presidente "Io combatto per me stesso!".

Frase che ovviamente nessuno per vent'anni ha mai capito se non a spanne, perchè gli "artisti" avevano pensato bene di non sottotitolarla.

Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

_ Per chi è colto dall’irrefrenabile ( e legittima) voglia di gustarsi un film in lingua originale può farlo. Non è ancora vietato da questo governo. Solo che i cinema deputati sono pochi perché il pubblico scarseggia. E un recente sondaggio di Netflix Italia ha decretato che il pubblico preferisce un prodotto doppiato in Italiano, nonostante la possibilità di scelta.

Altri recenti sondaggi avevano dato il PD vincente alle nazionali. Per il resto è il contrario: la scelta aumenta.

Il 13/3/2019 Alle 22:04, Ombra Salmastra ha scritto:

_ il doppiaggio è un servizio, è un surplus all’opera che se si vuole si può anche gustare in originale grazie alle opzioni su Sky, Netflix, Amazon e nei dvde blu ray. E’ un servizio popolare che deve raggiungere quante più persone possibili e far conoscere un’opera . E _ quando è fatto bene _ per la sua natura intrinseca è un arte: la pregevole arte del recitare. Non siate rozzi e incolti. Approcciatevi alla nobile Arte del doppiaggio.

Sul fatto che un servizio possa essere un'arte, si può discutere. Nel senso: un doppiaggio veramente ben fatto, che rispetta i tempi dell'originale, gli è fedele e non vuole essere nient'altro che quello che deve essere, ovverosia una trasposizione più fedele e, soprattutto, rispettosa possibile del lavoro degli autori originali, con quei compromessi che sono inevitabili nella transizione da una lingua all'altra, potrebbe, forse essere definito un'arte. Sempre che lo si voglia fare per qualcosa che altro non deve essere, per sua natura, che la derivazione di un lavoro altrui. Problema è, se anche si volesse definire arte un servizio, questo servizio dovrebbe essere oggettivamente ben fatto. E c'è un solo termine di paragone per definirlo tale, ovverosia la fedeltà all'originale sotto tutti i fronti. Diversamente, come tutti sappiamo, si creano dei mostri.

Cos'è quindi un doppiaggio come quello italiano? Per quanto riguarda gli anime, sia al cinema che televisivi, è stato per anni al 100% un mostro di autocompiacimento e approssimazione che si trasformava in invenzione, che alimentava ignoranza non tanto della lingua originale, quanto dell'opera che avrebbe dovuto trasmettere, con voci inadeguate, scelte fatte tanto per fare i fighi, cambiamenti ingiustificati e dannosi sulla base di canoni prettamente personali e regolare e deleteria soppressione dei dialoghi originali per via della supponenza e della tracotanza di chi su quelle opere ci metteva le mani. Una bestia oscura nata dall'ignoranza e ghiotta della stessa, che trattava come deficiente e stupido il pubblico e inutili e trascurabili gli autori originali.

E per il resto delle opere in lingua straniera, non è che si fosse lontanissimi (non so bene se la tata ebrea diventata ciociara fosse censura o un'idea di certa gente, con la mamma che diventa la zia e via così), per quanto non si fosse nel totale pozzo nero degli anime. Ora si sta un po' meglio perchè è entrata gente nuova e si cerca di curare di più quell'aspetto (forse), ma la merda e l'approssimazione sono sempre dietro l'angolo (basta vedere certi sottotitoli o doppiaggi Netflix).

E, francamente, visto l'andazzo e visto che alla fine non vi è alcun desidero di migliorare, probabilmente perchè la spocchia è sempre una brutta bestia, cosa ci sarebbe di nobile nel doppiaggio italiano? Cosa c'è di nobile in persone che pretendono di essere idolatrate e quando qualcuno chiede loro di migliorarsi lo definiscono rompicoglioni? Persone che fanno di tutto per sentirsi attori e artisti, ma che invece di creare opere proprie si mettono e sventrano quelle altrui con la scusa della creatività?
Non ci vedo niente di nobile. Solo tanta ipocrisia per non dire peggio. 

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Credo che ora si possa chiudere il topic, sono serio.

Fencer al suo meglio, logica piemontese al suo meglio Ovvero realistica, nitida, ma senza compiacimento.

Raro. Mirabile. Prezioso.

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2 ore fa, Fencer ha scritto:

Cos'è quindi un doppiaggio come quello italiano? Per quanto riguarda gli anime, sia al cinema che televisivi, è stato per anni al 100% un mostro di autocompiacimento e approssimazione che si trasformava in invenzione, che alimentava ignoranza non tanto della lingua originale, quanto dell'opera che avrebbe dovuto trasmettere, con voci inadeguate, scelte fatte tanto per fare i fighi, cambiamenti ingiustificati e dannosi sulla base di canoni prettamente personali e regolare e deleteria soppressione dei dialoghi originali per via della supponenza e della tracotanza di chi su quelle opere ci metteva le mani. Una bestia oscura nata dall'ignoranza e ghiotta della stessa, che trattava come deficiente e stupido il pubblico e inutili e trascurabili gli autori originali.

Questa parte credo te la  invidierò per sempre perchè non avrei mai potuto scrivere di meglio.

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