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Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)


Taro

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Alcune cose telefonate, tipo la questione di Ichiro hiko

Telefonata lascerebbe intendere che l'autore abbia voluto nasconderla ma non credo sia mai stato nelle sue intenzioni. Te lo dice a più riprese nel corso del film fino ad arrivare alla scena immediatamente precedente la lotta nell'arena. A me pare che a Hosoda non interessi arrivare al colpo di scena a effetto, ma vuole accrescere il senso di pericolo nella specifica circostanza e continuare a trattare le tematiche che caratterizzano il lungometraggio e i tre adolescenti: il rapporto genitori-figli, la ricerca di sé stessi, più in generale la crescita. Ichirouhiko, Kyuta e Kaede vivono situazioni diverse ma sono in fin dei conti nella stessa condizione. Tra l'altro sono tutte cose su cui Kaede, l'unica che con le bestie non è cresciute e ha una maggiore consapevolezza, si ritrova a soffermarsi. A me le sue scene piacciono molto.

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Godot: tu cosa pensi di Ame to Yuki e Tokikake?

 

Io li ho trovati: mediocre Tokikake e pessimo Ame to Yuki.

 

Mi hanno anche molto irritato per le pretese di importanza, di serietà dei contenuti - dietro ai quali si nascondeva una pochezza davvero disneyana (l'autore è dichiaratamente un fan Disney, ho scoperto poi).

 

Non ho visto Bakemono no Ko, ma per paradosso mi pare invece meglio degli altri due - a sensazione. Che auspico non venga smentita, perché è sempre meglio che esista una cosa bella che una brutta. :-)

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  • 3 weeks later...
  • 2 weeks later...

Ahahah, bruciamo tutta la saggezza greca antica, vi prego.

Mai più si parlerà di logos e metis. XD

E' anche un problema che esistano ancora manga detti "shoujo" e "shounen", del resto.

 

Bisogna dare fuoco a tutte le collezioni di manga, anzi. E' in accettabile!

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Dando uno sguardo veloce ai vari commenti ho notato subito il post del buon Chibi Goku che mi permetto di quotare nella parte che giudico più rilevante:

 

E in realtà io non credo proprio parlasse di fantasy fantasy, più che altro la contrapposizione è tra live-action e animazione, con la seconda chiamata "fantasy film", come per dire che il live-action è realistico mentre per l'animazione serve fantasia e quindi le donne non vanno bene.
Un commento semplicistico e stupido ("Non credo sia una coincidenza se sono stati scelti sempre uomini fino ad adesso", una semplificazione che non mi aspetto da una persona adulta e con un minimo di cervello) oltre che sessista.

Se ci sono poche donne che fanno animazione è perché l'animazione è stata per tanti anni rivolta ad un pubblico per lo più maschile.
Fra 10-15 anni sicuramente le cose saranno molto diverse.

 

 

Comunque un ottimo modo per guadagnarsi le simpatie del pubblico femminile...

 

 

 

@ThatRebecca "prenderò a pugni il mio peluche di Totoro"

Perché tanta violenza? 

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  • 2 weeks later...

Visto finalmente "La ricompensa del gatto", ultimo Ghibli per me inedito. Mi aspettavo una pellicola "minore", ma mi sono fortemente ricreduto. Davvero molto molto carino; splendide animazioni e una ending fantastica. La scena finale è molto a là Takahata. Tra l'altro ho finalmente completato (grazie anche all'assist di Yamato con Hotaru no haka) la collezione dei BD Ghibli, tutti con copertine rifatte da me  con i titoli corretti e la grafica dell'edizione nipponica (quella "monocromatica"). Grazie a LR e a Shito per il suo preziosissimo contributo:-)

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Concordo che sia un film bello, onesto e con un bel contenuto. :-)

 

Degli spunti di lettura che avevo scritto altrove.

C'è un chiaro, chiarissimo messaggio del film. Tutto gira intorno a Haru, che vediamo subito non riuscire a stare dietro al suo tempo, al tempo delle sue giornate. Si sveglia tardi, tutto di corsa, arriva tardi a scuola e viene umiliata. Le piace un ragazzo ma non si dichiara neppure. Insomma, capiamo che Haru si sente "sfigata", viva abulica e non riesce a "vivere il proprio tempo".

Così si lascia tentare dall'idea del "Paese dei Balocchi" che è "Il Paese dei Gatti" - un posto dove non si fa nulla, dove il tempo è fermo nel vacuo perder tempo dei felini. Natoru ne millanta l'indolente fascino: non si fa altro che mangiare e pisolare. Il sole non ci tramonta mai. Muta dice proprio che è un posto in cui va chi non riesce a vivere il proprio tempo. Per contro, Baron ripete sempre ah Haru: "devi vivere il tuo proprio tempo!".

Questo è il tema classico della favola di "Urashima Tarou": perdere il tempo della propria vita sedotti dalla comodità del sollazzo. In quel caso tutto partiva dall'aver salvato una tartaruga invece di un gatto. E qui, persino il titolo del film riprende un leitmotif delle favole classiche giapponesi, come "Tsuru no Ongaeshi" (La ricompensa della gru).

Tuttavia, benché l'impianto sia quello di una fiaba classica (tentazione->caduta->redenzione), Haru è un elemento realisticamente contemporaneo: una ragazzina tutt'altro che assertiva. Essere trascinati dagli eventi, non tanto perché si dice "sì", ma perché non si dice fermamente "no", è un topos d'oggidì forse universale, ma ancor più marcato nella società giapponese.

Infatti nella sua semplicità Haru è buona e brava da principio. Quello che le manca, e che l'avventura di cui è "vittima degli eventi per titubanza" le donerà, è la sicurezza, la fermezza per prendere in mano le redini della sua vita, ovvero la capacità di vivere attivamente il proprio tempo.

C'è un momento molto chiaro nel film: quando il Re Gatto si propone direttamente a Haru, lei rifiuta con grande veemenza, mostrando una presa di parte netta e per lei inedita. Nota bene che questo è ciò che fa cambiare Muta, che si rivela e scende in campo: "è che a me piacciono, le ragazze che sono decise". Precedentemente, il buon cuore di Haru era stato sempre irriso e spregiato dal cinismo di Muta. E la stessa Haru titubava: "sarà stato un bene aver salvato un gatto?" Invece, di lì in poi Haru trova la conferma del sé, realizzando che proprio quegli atti erano quel "vivere il proprio tempo" di cui parlava Baron. Pensa alla riconferma del valore delle sue scelte che Haru compie mentre corre sulle scale: in questo film, la maturazione di Haru non è una scoperta, se ci pensi è una riconferma. icon_smile.gif

In realtà il film è molto esplicito, sono tutte cose dette a chiare lettere, spesso più volte. Ma siccome Haru è una ragazzina di oggi, realistica, invece che ideale e idealizzata come le fanciulline di Miyasan, è forse facile perdersele nel sostrato di commedia.

Alla fine delle sue avventure Haru capisce tutto (ancora: sulle scale della fuga), maturerà, troverà il coraggio di esprimersi (in caduta libera prima, dichiarandosi a Baron poi - a petto in fuori e viso aperto!) - alla fine è maturata, ha imparato ad alzarsi presto, a preparare la colazione, e contro la frivolezza adolescenziale della sua insignificante cotta è attirata dai passeggini che alludono alla maturazione femminile: la maternità.

In ogni caso, questo film ha all'incirca lo stesso messaggio de "La sparizione di Chihiro e Sen", solo rivolto alle adolescenti e non alle bambine - e espresso con diversissimo stile, ridanciano invece che inquietante.

Modificato da Shito
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Sì, anche a me era venuto in mente Sen to Chihiro. E in effetti qui (in Neko no Ongaeshi) è tutto molto chiaro, "limpido" nonostante la messa in scena tipo commedia che potrebbe magari far deviare. Infatti Sen To Chihiro, sebbene abbia sentito a destra e a manca definirlo "poetico" per me è sempre stato un film inquietante.

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I trailer tra l'altro sono tutti sottotitolati MOLTO precisamente sul BD italiano.

 

E sì, quel trailer rende PERFETTAMENTE l'atmosfera intesa del film.

 

Che si intitolava, infatti:

 

LA SPARIZIONE DI CHIHIRO E SEN

 

(anche il titolo è inquietante - bambine che spariscono...)

 

Curiosità:

 

nel trailer Chihiro uscita dall'altra parte del tunnel dice:

 

"Konna toko ni machi ga aru?"

 

Traduzione:

 

"C'è una città in un posto simile?"

 

Ma sono battute 'temporanee' - forse di provino (giapponese).

 

Nel film, Chihiro lì dice:

 

"Konna toko ni ie ga aru?"

 

Traduzione:

 

"Ci sono case in un posto simile?"

 

Evidentemente si resero conto che forse 'machi' (città/quartiere) era eccessivo per l'insediamento del caso, che è stato quindi riferito solo come 'case'. :-)

 

Per la cronaca, nel DOPPIAGGIO italiano del film, Chihiro dice:

 

"Ci sono delle case in un posto simile?"

 

Nel sottotitolaggio del trailer dice:

 

"C'è una città in un posto simile?"

 

Per la serie: che la precisione nei testi non conta nulla, eh?

 

Sì, sto facendo il fighetto. Me la sto tirando.

 

Perché so quello che dico, e amo ciò di cui parlo. :-P

Modificato da Shito
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Avevo già visto il trailer nel BD, ovviamente:-). E non c'è niente di male nel parlare con entusiasmo e soddisfazione di ciò che è (e si è reso nella nostra lingua) giusto e corretto. Altro che certi doppiatori (e direttori) che si vantano di "migliorare" (le implicazioni insite in questo aggettivo in tale contesto credo sfuggano ai più, sigh) l'originale. Mah...

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Più che altro, per me, è la semplice gioia di avere permesso alle persone attente e interessate, come mi sembri essere tu, di poter notare e capire. Di avere reso questo servizio alle persone che possono trarre un valore dalla visione delle cose su cui opero.

 

Perché così e solo così, chi vuole capire può capire.

 

Chi non vuole capire, tanto non capisce comunque. Quindi non c'è nulla da salvare, in questo ideale gruppo.

 

No? :-)

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Certo, non volevo partire con le solite polemiche. E quel che dici è sicuramente vero. Ma quando penso che la mia vecchia scuola elementare è intitolata a Elio Vittorini mi domando: ma quanti sapranno...? E sì che basta guardare su wiki... 

Ma forse la domanda corretta sarebbe: ma a quanti importerebbe, anche se sapessero? Il mondo è così:-(

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Che coincidenza. La mia imouto (<- patetica terminologia otaku per 'consorte/innamorata') è così interessata a Vittorini che a Luglio ce ne andiamo apposta a Siracusa con degli amici di Catania.

 

La Casa di Verga a Catania, chiaramente, l'abbiamo già visitata. ^^

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Ah, non sapevo che imouto potesse anche indicare la propria consorte; finora avevo sempre creduto che stesse per "sorellina". In ogni caso, il mio riferimento a Vittorini (nessun giudizio sull'uomo o sulla SUA opera) era rivolto alle sue "traduzioni" (cosa che ho peraltro scoperto grazie a te).:-)

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  • 1 month later...

Sono interessato, ma ci sono feedback su come ha lavorato Mazzotta (dalle mie parti al cinema il film nun c'è arrivato)? Si può vedere o conviene mettere subito l'audio originale (anche se i sub saranno la trascrizione del parlato)?

Cmq lo catto.

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