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But then again, who does?


Shito

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Dunque, ad Etna Comics quest'anno tra gli ospiti c'era (anche) il signor Rutger Hauer.

 

Poiché non sono un regista, né lavoro nel modo del cinema vero e proprio, non ho mai niente da chiedere a coloro che svolgono un lavoro "tecnico" come gli attori. Per come la vedo, gli attori sono professionisti che si mettono al servizio della visione di un regista, certo eventualmente mettendoci del loro nel contribuire alla realizzazione di quella visione. Ma è difficile pensare di interrogare un attore sugli intenti, o significati o altro di un film - almeno per me. Tuttavia, è stato interessante ascoltare il signor Hauer in merito al suo stusio del personaggio per il film.

 

Più notevolmente, per me è stata l'occasine di rivedere Blde Runner nel modo migliore, ovvero:

 

-nella sua versione 'final cut'

-in inglese

-al cinema

 

Molte cose mi hanno colpito come prima e più di prima.

 

Mi è balzato all'occhio quanto questo film questa regia, questa visione di SF sia in qualche modo 'British'. Non saprei spiegare bene il perché, però. Firse è un senso di grottesco che corre in maniera tragica tra i personaggi, ecco.

 

Il fatto che Deckart sia un replicante lui stesso, come ben si evinceva in un'intervista al regista già del 1982, è chiaro quabnto irrilevante dal punto di vista del contenuto umano del film. Ovvero, come diceva Scott, è un tocco stilistico da film noir, ma oh beh, lì finisce. Tant'è che nel librpo da cui il film è tratto Deckart è umano. Ma davvero il suo essere replicante nel film conta meno del giocoso richiamo del nome del personaggio a quello di René Descartes.

 

Perché tanto Roy Batty non lo sapeva mica. Né lo sapeva la povera Racheal, che davvero ha in sé la tristezza di Betty Boop e sembra una schiava da conforto più della ginnica, ma vitale, Pris.

 

Ah, beh, molto si è detto della misoginia insita in questo film, e tutto sommato credo di capire il perché.

 

Tuttavia, nell'alienazione dei personaggi, degli scenari, di questo 'mondo narrativo', in quello squallore confuso e fracassato di luoghi e rapporti umani, è incredibile quanto si ritrovi un sempre più attuale affresco della società postmoderna.

 

Certo si potrebbe subito citare il povero Sebastian, vero? Un giovane che pare un vecchio in una stanza piena di giocattoli, che sembra un parco a tema dismesso, uno scenario da infatilismo psicotico. E solitudine.

 

Ma anche Tyrrel stesso, no? Nella sua piramide, è solo. Molto inglese anche lui. Gioca a scacchi per corrispondenza con un altro poveraccio.

 

Chiaramente, tralasciando i cenni di cristologia sparsi un po' ovunque, resta su tutto il dramma dell'autocoscienza mortale.

 

E' veramente magnifico. Potrebbe essere un tragico greco. Arrivare sin in vetta all'olimpo per chiedere al padre creatore più tempo prima dell'inesorabile oblio, prima della dmenticanza, un altro po' di moratoria nel rifiuto dell'impermanenza.

 

Dateci un'altra Blue Water, un Magi System, o Uri e Angeli, il segreto dei pigmenti durevoli, il rifugio dell'arte.

 

Il pensatore, in fondo, è di marmo.

Modificato da Shito
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Certo si potrebbe subito citare il povero Sebastian, vero? Un giovane che pare un vecchio in una stanza piena di giocattoli, che sembra un parco a tema dismesso, uno scenario da infatilismo psicotico. E solitudine.

 

Ma anche Tyrrel stesso, no? Nella sua piramide, è solo. Molto inglese anche lui. Gioca a scacchi per corrispondenza con un altro poveraccio.

 

A me personalmente Blade Runner ha dato le stesse sensazioni di Watchmen. Un generale senso di smarrimento, come se ti togliessero il tappeto da sotto i piedi.

 

BTW, la cosa che più mi ha colpito non è tanto l'otaku yankee depresso con le bamboline tutt'intorno, ma il fatto che Roy, il superuomo, non riesca a trovare una propria dimensione ideale nell'umanità degradata che lo circonda, risultando ancora più poveraccio e solo dei nerd alienati dalla tecnologia.

 

Il senso di perdita che caratterizza le atmosfere del film è impagabile, ed è ulteriormente amplificato dalle splendide musiche di Vangelis (gran bel gruppo gli Aphrodite's Child). C'è una sorta di "nostalgia" per un qualcosa che non si riesce a definire, che sfugge come l'unicorno (e qui mi viene in mente l'altrettanto postmoderno "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" di Murakami).

 

Ovviamente l'happy ending commerciale rimosso nel director's cut è quanto mai ridicolo. :snob:

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The Shining. XD

 

Ma in effetti quel montaggio non era il primo. Il primo, mai pubblicato, fu quello mostrato ai produttori/distributori che dissero: non si capisce un ghez! Spammiamo voci pensiero narrative e mettiamoci un finale alla somewhere over the rainbow. Cose belle. Poi il primo cut, che era sì di Scott, venne in sostanza ricombinato per la prima "Director's Cut", giusto?

 

BTW, la cosa che più mi ha colpito non è tanto l'otaku yankee depresso con le bamboline tutt'intorno, ma il fatto che Roy, il superuomo, non riesca a trovare una propria dimensione ideale nell'umanità degradata che lo circonda, risultando ancora più poveraccio e solo dei nerd alienati dalla tecnologia.

 

Beh, certo, il superuomo era così pieno di vita, in un mondo di moribondi, che voleva più vita, più tempo. Alla fine il consiglio del divino Tyrrel era onesto: goditi quel che hai, quel che hai avuto. Ma in fondo in fondo, quand'è l'ora di morire, non è la fine della vita ad amareggiare, quanto il dissolversi del vissuto. Per questo, per chi non accetta l'impermanenza, ci vorrebbe una Blue Water, no?

Modificato da Shito
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Quando Kubrick aveva dato quelle scene non utilizzate, stavano uscendo di testa per la release cinematografica, ergo, quella era la prima versione cinematografica.

 

Che poi negli anni ci sia stato un florilegio di director's cut, e' un'altra storia ancora.

 

p.s.

bladerunner_deckard.jpg

 

io ho questa versione qua.

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Sisì, sicuramente la prima release (la prima versione/montaggio 'rilasciato al pubblico', indi 'realmente finalizzato') era quello retard.

 

Dicevo solo che tutto quello che poi fu la prima 'Director's Cut' era essenzialmente il montaggio che Scott aveva presentato in prima battuta, e venne bocciato.

 

Intendevo insomma sottolineare che in fondo non si è mai trattato di 'aggiunte e rimneggiamenti a posteriori' alla Lucas. Forse l'unica correzione fatta davvero a posteriori è quel 'un replicante' che diventa 'due replicanti' morti nel "campo elettrico", dato che il montaggio pre-release aveva ancora l'eredità del personaggio di Marie.

 

Al di là delle millemila release, però, non so davvero quanti cut esistano.

 

A mia gnosi solo i:

 

(Pre-release Cut)

Original Release (retard) Cut

Director's Cut

Final Cut

Modificato da Shito
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Certo però che nel decennio passato i cofanetti fantasiosi andavano davvero di moda, per l'home video...

 

LOL, ricordo che quando comprai i DVD (giapponesi) di FLCL ci misi una vita ad attendere che finisse la 'limited edition' e stampassero la regular (odio i fuori stardard, di mio).

Modificato da Shito
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Sai si' cos'era il finale nella prima versione cinematografica di Blade Runner?

 

Yes sir.

 

Le campagne verdi riprese da Kubrick inserite a caso in un film in cui non c'entravano nulla.

 

 

Per questo, per chi non accetta l'impermanenza, ci vorrebbe una Blue Water, no?

 

A Gargoyle non piace questa opzione... XD

 

BTW, in un certo senso anche qui, nel caso di un film occidentale, si potrebbe fare lo stesso discorso dell'Urashima Tarou.

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Le campagne verdi riprese da Kubrick inserite a caso in un film in cui non c'entravano nulla.

 

 

Quella scena la vidi solo al cinema la prima volta, che avevo tipo sei anni.

 

Al tempo non ci pensai, ma tra l'altro sulla Terra di BR uno scenario simile non può proprio esistere... :-/

 

 

 

 

Per questo, per chi non accetta l'impermanenza, ci vorrebbe una Blue Water, no?

 

A Gargoyle non piace questa opzione... XD

 

BTW, in un certo senso anche qui, nel caso di un film occidentale, si potrebbe fare lo stesso discorso dell'Urashima Tarou.

 

 

Non mi salta in mente il senso di questo parallelo, potresti per favore spiegarmi più nel dettaglio?

Modificato da Shito
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il romanzo a cui si ispira il film è un ottimo poliziesco sci-fi con indagine ma i punti di condivisione sono limitati; imo non è nemmeno una delle migliori storie di dick, tant'è che forse è il film ad essere più rappresentativo del suo stile fatto di capovolgimenti di ruolo, pazzia, confusione, amarezza e... il dubbio di ciò che si è e ciò in cui si crede. nel romanzo, se non ricordo male dopo tutti questi anni, la riflessione viene impuntata più sugli animali meccanici che sugli androidi.

blade runner il film riassume l'anima inquieta di dick, inteso come autore, seppur con leggerezza dei dettagli (lo scrittore ci andava pesante con la psicologia, mentre scott ha preferito dosare con equilibrio la questione sull'io-essere); ad un passo, tratto da un breve racconto dello stesso scrittore, c'è quel total recall di verhoeven che non fosse stato pasticciato con tutine, abitini in voga all'epoca ed una regia troppo "normale" (nonostante tutto adoro certi film di verhoeven per quel tocco malsano ma intelligente, riflessivo, che sa imprimere ai suoi lavori) sarebbe divenuto un capolavoro al pari del film di scott. ma total recall ha una caratteristica che manca proprio a blade runner, ossia mantiene quel punto della sceneggiatura definitivamente schizzato che era un marchio di fabbrica di dick.

non ho visto le varie versioni cut o pre-definitive del film in questione, tranne la director's e c'è la final che mi attende dal lontano 2007. il motivo di tanta attesa è che il senso del film è ormai noto (poi vabè, c'ho sempre mille cose da fare che non riesco quasi mai a ritagliarmi due ore consecutive per un film).

tutta quella roba giapponese nominata, per quanto significativa e rispettabile, non c'entra nulla. capirei se invece si fosse nominato il primo ghost in the shell di oshii... questo oltre al diritto alla vita parla di auto-coscienza di sè, intesa come una conquista effettuata seppur con approssimazione (e quindi una ricerca a partire dal lumicino dell'avere del raziocinio) che in qualche modo autorizza l'esistenza dell'individuo. sì è il solito cogito ergo sum; d'altra parte, noto lo scopo, ciò che conta maggiormente è il tipo di indagine, l'originalità di essa, gli spunti inusuali che la questione offre allo spettatore in prospettiva del futuro (per arrivare lì dove asimov non era giunto, ma aveva lanciato un sassolino con i cervelli positronici).

altrimenti già che ci siamo possiamo pure nominare quell'episodio di silent mobius che sembra un rip off di blade runner e bona lì...

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Non mi salta in mente il senso di questo parallelo, potresti per favore spiegarmi più nel dettaglio?

 

Il dramma dell'autocoscienza e del rifiuto dell'impermanenza sono due cose che a parer mio caratterizzano il mito.

 

La prima questione emerge dai parallalesmi tra il sonno di Urashima nel palazzo di Otohime, che in base a quanto ho letto di antropologia si potrebbe associare tranquillamente alla Grande Madre Terra (in fondo la tartaruga è un simbolo associato alla fertilità). I miti che ruotano attorno alla figura della Grande Madre spesso hanno a che fare con una situazione di stasi, di non coscienza, di rifugio nel grembo materno, che culminano con una presa di coscienza di un qualcosa. Anche lo stesso mito dell'Eden ha a che fare con una situazione di congelamento, una figura femminile (il serpente) e una presa di coscienza archetipale dai risvolti annichilenti (in questo caso la cacciata dal paradiso, nel caso di Urashima la vaporizzazione).

 

Tuttavia, la condizione di Urashima è anche un rifiuto del cambiamento, un congelamento simile al sonno. In questo senso secondo me Deckard è una sorta di Urashima in senso lato, la cui autocoscienza finale (la scopertà della sua identità nel mare di alienazione), allo stesso modo di quella di Roy (ho visto cose che voi umani...), culmina in un ulteriore annullamento simbolico.

 

Insomma, in Blade Runner ho visto un archetipo tipico della cultura umana.

 

BTW, GITS  è ancora più profondo e postmoderno di BR a mio avviso. La percezione del reale di Motoko diventa addirittura ad archivi di dati.

Modificato da AkiraSakura
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Sono davvero entusiasmato dalla capacità di Shito di ricollegare qualsiasi cosa, a questo punto mi aspetto anche la pasta all'amatriciana ormai, ai temi cari ad Anno, alla produzione Gainax e (almeno questa volta ci è stato risparmiato) alla produzione Ghibli (davvero sono sorpreso).

A parte tutti i deliri (sovra)interpretativi il thread in se mi rende felice perchè in primis si parla di quello che forse è il mio film di fantascienza preferito (ad oggi il finale è di quelli "ogni volta come la prima volta" ma qui ci mise lo zampino il doppiaggio italiano, in originale, con buona pace delle capacità attoriali di Hauer non ha un decimo dell'intensità del monologo doppiato) e mi permette di chiedere: ma il Final Cut, in fin dei conti, cos'è?

 

Io ad oggi ho visto:

 

1- la versione cinematografica (VHS), quindi flusso di coscienza autoesplicativo a gogo che manco non ci mettessero le didascalie per spiegarci ogni singola scena

2- il Final Cut, di cui ho il DVD in una indecente edizione Cecchi Gori che manco se la compri alle bancarelle è così brutta come packaging e contenuti

 

Quindi mi rimane da vedere il Final Cut di cui dovrei in effetti comprarmi il Bluray.

Cosa aggiunge questo Final Cut? So che è uscito un remaster cinematografico con gli effetti spieciali in digitale, sai chemmenefrega di vedere le scenografie glorificate dalla CGI, per i tempi era già incredibile così com'era senza dover aggiungere niente di posticcio, il Final Cut sarebbe questo o è stato nuovamente cambiato il montaggio aggiungendo/togliendo qualcosa?

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Ehr, ai tempi del cofanetto si parlava di 3 versioni, ad oggi la situazione e' questa:

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Versions_of_Blade_Runner

 

1 Workprint prototype version (1982)
2 San Diego Sneak Preview version (1982)
3 US theatrical release (1982)
4 International theatrical release (1982)
5 US broadcast version (1986)
6 The Director's Cut (1992)
7 The Final Cut (2007)
 
in sintesi:
prima versione mostrata per test, non ha il finale famoso
seconda versione uguale alla prima ma con tre scene in piu', recuperate nella versione 2007
terza versione, la release cinematografica...
quarta versione... la release cinematografica americana integrale, con nessuna censura seppur piccola (parliamo di 1 minuto in piu')
quinta versione, la versione andata in tv in america, che invece e' censurata piu' della terza e della quarta versione
sesta versione, la famigerata Director's cut (bibbie varie a riguardo)
settima versione che e' rimasterizzata e contiene piu' robba nella versione home video.

Alla faccia della sintesi.
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il romanzo a cui si ispira il film è un ottimo poliziesco sci-fi con indagine ma i punti di condivisione sono limitati; imo non è nemmeno una delle migliori storie di dick, tant'è che forse è il film ad essere più rappresentativo del suo stile fatto di capovolgimenti di ruolo, pazzia, confusione, amarezza e... il dubbio di ciò che si è e ciò in cui si crede. nel romanzo, se non ricordo male dopo tutti questi anni, la riflessione viene impuntata più sugli animali meccanici che sugli androidi.

 

Concordo fortemente. Nel libro c'è tutta l'alienazione di "non possedere un animale domestico organico", e direi che questo rimanda all'altro tema/afflato tipico di tutta la produzione di Dick: l'idea di un mondo diviso classissticamente in un 'mondo alto' e 'mondo basso'.

 

Cinematograficamente parlando, saltano subito in mente Metropolis di Fritz Lang e Alphaville di Godard, vero? Ovviamente, se parliamo di letteratura SF, quella si è comunque bagnata nel brodo primordiale della rivoluzione industriale, quindi questo senso di 'lotta di classe' un po' esausta e trasfigurata in 'strati cittadini' è assai presente.

 

 

blade runner il film riassume l'anima inquieta di dick, inteso come autore, seppur con leggerezza dei dettagli (lo scrittore ci andava pesante con la psicologia, mentre scott ha preferito dosare con equilibrio la questione sull'io-essere); ad un passo, tratto da un breve racconto dello stesso scrittore, c'è quel total recall di verhoeven che non fosse stato pasticciato con tutine, abitini in voga all'epoca ed una regia troppo "normale" (nonostante tutto adoro certi film di verhoeven per quel tocco malsano ma intelligente, riflessivo, che sa imprimere ai suoi lavori) sarebbe divenuto un capolavoro al pari del film di scott. ma total recall ha una caratteristica che manca proprio a blade runner, ossia mantiene quel punto della sceneggiatura definitivamente schizzato che era un marchio di fabbrica di dick.

 

Concordo fortemente.

 

Credo che una certa tematica davvero 'archetipale' presente in Blade Runner, dico il film, sia un po' figlia di Scott e un po' anche di Hauer. Come è noto, la singola frase sull'impermanenza della memoria del morituro (Tutte queste momenti andranno perduti... nel tempo... come lacrime nella pioggia.) è un addendum di Hauer. E se vogliamo, è questa singola frase che rimanda al tema più elevato del film, che a poliziesco 'neo-noir' (pffff) vola alto a livello di tragedia umana. Quello che dicevo come: il dramma dell'autocoscienza mortale. E lo stesso vale per Roy che cerca l'incontro col suo creatore, chiede più tempo vitale, e dinanzi all'ineluttabile finitezza non può che uccidere il suo dio creatore dopo averlo baciato, e dopo essersi confessato.

 

Credo che alla fine il personaggio di Deckart e l'interpretazione di Ford restino come sottilette, come 'il minimo sindacale di genere' dinanzi a simili picchi di contenuto e recitazione. La verità è che Roy/Hauer si era mangiato tutto il film. Ma in fondo anche Pris. Anche Reachel. Alla fine, nella trasposizione da libro a film la polarità di interesse si sposta molto dal dramma umano del protagonista reietto a quello dei replicanti stessi, che rubano tutta la scena disponibile. Io speravo che alla fine, dopo il monogolo, Roy ammazzasse Deckart per mera vendetta di Pris, davvero. ^^;

 

Parlando di Total Recall, concordo fortemente con quel che dici. Tutto, riga per riga.

 

C'è da dire che Total Recall, dopo varie vicissitudini, divenne un progetto tutto di Arnold. Se lo comprò. Chiamò lui Veroheven, perché era rimasto colpito da RoboCop. Quindi ne venne fuori un action-movie di quegli anni, ed erano anni già successivi a quelli di Blade Runner, o Alien. C'è poco da fare: tutto vive dello spirito del suo tempo, specie un mercato di show-biz. Ma anche così, trovo Total Recall un film molto valido. Molto.

 

In seguito, persino Minority Report non sarebbe stato da buttare via.

 

Generalmente i 'tre grandi' della fantascienza sono considerati Asimov, Heinlein e Clarke. Ma io considero anche Dick e parlo di 'tetrarchi'. :-)

 

 

tutta quella roba giapponese nominata, per quanto significativa e rispettabile, non c'entra nulla. capirei se invece si fosse nominato il primo ghost in the shell di oshii... questo oltre al diritto alla vita parla di auto-coscienza di sè, intesa come una conquista effettuata seppur con approssimazione (e quindi una ricerca a partire dal lumicino dell'avere del raziocinio) che in qualche modo autorizza l'esistenza dell'individuo. sì è il solito cogito ergo sum; d'altra parte, noto lo scopo, ciò che conta maggiormente è il tipo di indagine, l'originalità di essa, gli spunti inusuali che la questione offre allo spettatore in prospettiva del futuro (per arrivare lì dove asimov non era giunto, ma aveva lanciato un sassolino con i cervelli positronici).

altrimenti già che ci siamo possiamo pure nominare quell'episodio di silent mobius che sembra un rip off di blade runner e bona lì...

 

Concordo fortemente.

 

A dire il vero non citavo opere anime per dire che ricordassero l'opera di Dick. Era piuttosto il dramma di Roy nel film che è in qualche modo rappresentato in certi pezzi dell'opera di Anno Hideaki. Deve essere una comunanza di sensibilità, tutto qui. Del resto, come dicevo, credo sia proprio un archetipo.

 

Sicuramente l'autore giapponese che riprende più chiaramente Dick, come Asimov, è Yoshiura. Il tempo di EVE è un florilegio di questioni etico-morali sull'a dignità dell'autocoscienza artificiale, sulla comunicazione, e le citazioni si sprecano, da Asimov a Dick a Alphaville a Gattaca. ^^

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Generalmente i 'tre grandi' della fantascienza sono considerati Asimov, Heinlein e Clarke. Ma io considero anche Dick e parlo di 'tetrarchi'. :-)

 

indubbiamanente. ah i begli anni passati del liceo e dell'università quando si poteva cazzeggiare con dei libri.

alla fine ero riuscito a leggere anche qualcosa di gibson (solo idoru, un nome un programma) e bradbury (fahrenheit 451 e cronache marziane, per cui non mi stancherò mai di ringraziare mondadori della comoda edizione economica che li comprendeva in un unico tomo).

heinlein è arrivato dopo, in tempi più recenti ed è un work in progress che vorrei riprendere aggiungendo qualcosa di j.p.hogan, mentre clarke l'ho stupidamente saltato... a causa di QUEL film.

tutte buone/ottime letture ma nessuno, e qui mi ricollego a certi concetti presenti nei vari blade runner, ha quel non so che di brave new world.

il mondo nuovo (dov'è finito il brave nel titolo italiano?) di huxley, se accostato ai lavori di questi autori, è in qualche modo la loro sorgente. ovviamente si potrà dire che pure huxley ha prodotto dei testi sulla base di conoscenze sviluppate da altri, ma se si parla di sci-fi...

 

quanto ad hauer, non capisco come abbia fatto a ridursi a comparsate.

cmq roy per essere un figlio vero e proprio, secondo quelli che sono i canoni dell'umanità, avrebbe dovuto sopravvivere al padre. così è stato anche se l'unico modo per adeguarsi alla consuetudine era compiere un parricidio. ciò che mi colpì in quell'atto non fu però l'omicidio, in sè, del proprio genitore; certo non si trattava di qualcosa di normale, ma *per me* veniva nettamente superato dalla freddezza con cui accadeva. aveva un che di logico, in apparenza sembrava pure esserci della pietà in roy, ma era freddo, alieno, stava recitando la parte del figlio. quell'insensibilità sembrava il finale del film: sarai pure un individuo, ma hai uno strano concetto di coscienza ed anche il tuo voler vivere, con questo, ora non è più rispettabile; in quel momento roy E' una macchina.

e quindi... quanto c'è di sentito e vero in quel discorso famoso che fa alla fine? il dubbio è: la memoria è solo archiviazione (logica) o per essere tale ci deve essere anche del sentimento (i ricordi spesso hanno delle priorità sulla base di fattori emotivi, o no?)?

riformulo:

 

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Generalmente i 'tre grandi' della fantascienza sono considerati Asimov, Heinlein e Clarke. Ma io considero anche Dick e parlo di 'tetrarchi'. :-)

 

Alt!

Asimov, Clarke ed Heinlein sono considerati "i tre grandi" della cosiddetta Hard Science Fiction (la "fantascienza dura", quella scientifico-tecnologica, che molti considerano la "vera fantascienza"..), dalla quale Dick è invece molto lontano.

 

P.S.

 

@Roger: Huxley (ma pure Orwell..) deve molto a Wells.

Modificato da EYMERICH
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@Roger: Huxley (ma pure Orwell..) deve molto a Wells.

 

 

non lo metto in dubbio, piuttosto anzichenò :snob:

(scusa non potevo farne a meno. cmq che huxley fosse debitore nei confronti di altri l'avevo preventivato nella frase; volevo evitare si cadesse nel vortice infinito di "questo deve a quello, che deve a quell'altro, ma prima veniva tizio" però in effetti, in questo caso, citare wells è inevitabile)

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E' sempre una domanda atavica, se l'autocoscienza sia la cognizione della propria stessa memoria, quel sedimentato, oppure di più.

 

Ci penso sempre.

 

Un computer possiede la memoria, ma non ha autocoscienza. Penso che quest'ultima possa esistere indipendentemente dalla memoria personale.

 

BTW, vale anche la pena citare Hamilton tra i grandi dello sci-fi. La sua non è di certo una fantascienza intellettuale come quella dei big da voi citati, ma è comunque un pionere del genere. Quando ho letto "I soli che si scontrano" ho pensato: toh, ecco Yamato prima di Yamato.

 

Poi, sempre in merito al discorso sull'autocoscienza e sugli archetipi nello sci-fi, bisognerebbe anche ricordare "Infinito" di Stapledon, che a parer mio ha influenzato non poco quel capolavoro de "La Fenice" di Tezuka.

 

 

tutte buone/ottime letture ma nessuno, e qui mi ricollego a certi concetti presenti nei vari blade runner, ha quel non so che di brave new world.

il mondo nuovo (dov'è finito il brave nel titolo italiano?) di huxley, se accostato ai lavori di questi autori, è in qualche modo la loro sorgente. ovviamente si potrà dire che pure huxley ha prodotto dei testi sulla base di conoscenze sviluppate da altri, ma se si parla di sci-fi...

 

Ecco, questo libro casca proprio a pennello nel discorso. Io l'ho trovato a suo modo ancora più crudele e predittivo del 1984 di Orwell. Un vero e proprio monumento all'alienazione e all'annullamento. E' una lettura ancora attuale e altresì inquadrabile nel contesto postmoderno che tanto piace a Shito imho. 

Modificato da AkiraSakura
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Un computer possiede la memoria, ma non ha autocoscienza. Penso che quest'ultima possa esistere indipendentemente dalla memoria personale.

C'è chi dice che è solo un problema di immagazzinamento dati. Quando un computer sarà sufficientemente complesso e capiente da replicare anche i sentimenti, non ci sarà nessuna differenza con un uomo vero. Vedi il Burattinaio di Ghost in The Shell (anche se nella versione di Oshii secondo me il focus sta più nel decidere se abbia senso distinguere fra naturale e artificiale, come tra sogno e realtà).

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Un computer possiede la memoria, ma non ha autocoscienza. Penso che quest'ultima possa esistere indipendentemente dalla memoria personale.

C'è chi dice che è solo un problema di immagazzinamento dati. Quando un computer sarà sufficientemente complesso e capiente da replicare anche i sentimenti, non ci sarà nessuna differenza con un uomo vero. Vedi il Burattinaio di Ghost in The Shell (anche se nella versione di Oshii secondo me il focus sta più nel decidere se abbia senso distinguere fra naturale e artificiale, come tra sogno e realtà).

 

Il punto è che sia Oshii che Shirow danno al loro rispettivo GITS una deriva misticheggiante. Il marionettista è sì una macchina che ha raggiunto l'autocoscienza, ma ha comunque bisogno di fondersi con Motoko, che ha un cervello umano. E' una macchina che si fonde con un qualcosa dotato di un surplus che non può essere eguagliato dalle strutture di dati.

 

Prendiamo ad esempio l'intuizione. Anche se costruissimo un computer quantistico con una memoria pazzesca, avrebbe sempre una certa "soglia di stupidità" determinata dagli algoritmi che gli abbiamo inserito per programmarlo. L'intuizione non può essere programmata, è un vero e proprio balzo che oltrepassa cumuli su cumuli di dati.

 

Il punto non è la comprensione del computer (che in fondo si basa semplicemente su 0 e 1), ma la comprensione del cervello umano. E siamo molto distanti da ciò, in quanto è una delle cose più complesse mai create dalla natura.

Modificato da AkiraSakura
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