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"Otakuismo" italiano: dalla girella al "giappominkismo". Parliamone.


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Molti (di quelli che hanno voglia di informarsi) sono a conoscenza della fenomenologia dell'otakuzoku giapponese: le generazioni, l'animalizzazione, Anno, Miyazaki, Azuma ecc.

 

Pero' come la mettiamo con quello italiano? Non se n'e' mai parlato in modo approfondito, magari effettuando una ricerca correlata alla postmodernita' in stile Generazione Otaku.

 

Senz'altro il tutto nasce nell'era della girella: il primo otaku italiano e' il girellaro, colui che si crea una dimensione idealizzata della fanciullezza in cui rifugiarsi dallo squallore della realta'. Pero' come si e' evoluto il fenomeno, con che fasi? Cosa ha portato alla nascita del "giappominkia" odierno o dell'otaku italiano non-girellaro ma figlio di internet?

 

Come puo' una societa' cosi' diversa da quella giapponese, quella dei calciatori e delle veline, aver creato una comunita' di otaku? (e di hikikomori, che stanno aumentando sempre piu' nel nostro paese, come testimoniato da alcuni recenti studi psicologici).

 

Cos'e' esattamente la postmodernita' italiana?

 

A voi la parola.

Modificato da AkiraSakura
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Cosa è un giappominkia? mi è sempre sembrata una definizione piuttosto grezza, imprecisa per definire qualcuno. Va bene giusto per insultarsi su internet.

 

Otaku italiani? Credo che sia già di per sé sbagliato l'accostamento.

 

Io direi più che altro come si è evoluto il fandom italiano legato all'animazione e al manga da Goldrake ad oggi?

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giappominkia sono quelli che stanno facendo casino per il servizio delle iene

 

 

per otaku bisogna vedere se lo si vuole usare nell'accezione completa o in quella che usiamo qui, cioè limitata ad anime e manga.

 

Nell'accezione completa gli otaku italiani non sono i giappominkia, ma gli ultras e gli iscritti al pd della vecchia scuola (gente alla Cuperlo per intenderci)

 

se invece si intende otaku di anime e manga, non credo ne esistano in italia

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Credo inoltre che la società italiana sia troppo tollerante, troppo accomodante per mostrare fenomeni come la musica rock -britannica mica per caso- o l'otakuzoku -giapponese mica per caso-.

 

E' necessaria una società fortemente impositiva, restrittiva, segregativa dei costumi sociali inaccetti.

 

Voglio dire, come mi diceva ieri un mio amico, ci sono ormai tanti genitori (maschi) che in casa hanno 'la stanza dei giochi', con le vetrinette dei pupazzetti e tutto.

 

In una società in cui si ritiene normale/ok/accettabile che persone adulte con prole si interessino a cose infantili come fumetti, cartoni animati, film derivati da quelli... non è pensabile una realtà come l'otakuzoku.

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Io direi più che altro come si è evoluto il fandom italiano legato all'animazione e al manga da Goldrake ad oggi?

 

si è involuto, perchè siamo diventati tutti dei critici specializzati.

significa che gli anime non sono degni di noi e quindi non li guardiamo perchè tanto sappiamo già di che si tratta.

i manga sono robba che si legge fatta con disegni. se però hanno più di 4 baloon e più di una riga di testo per baloon, sono come libri. i libri non si possono leggere. quindi in genere non si comprano manga. ok ok c'è l'eccezione dragonball e fenomeni del momento... il primo lo ricomprano tutti più e più volte, i secondi si comprano e si appoggiano in colonna sul comodino in attesa dell'ispirazione giusta per leggerli.

in tutti i casi, l'importante è aprire internet e dire la propria senza troppi pensieri.

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giappominkia sono quelli che stanno facendo casino per il servizio delle iene

 

 

Ma col suffisso -minkia puoi metterci di tutto, calciominkia, motogpminkia (basta leggere i commenti su una qualsiasi notizia sulla Gazzetta dello Sport), smartphoneminkia (idem, leggersi i commenti su hdblog). È un modo immaturo di vivere la propria passione.

 

Nel caso anime e manga poi, questi giappominkia molto spesso sono degli adolescenti che hanno la maturità degli adolescenti e vivono le loro passioni da adolescenti.

 

In Italia ora tutto quell'universo che trovi al Lucca Comics è anche un sottocultura, un sottogruppo giovanile come ce ne sono stati tanti in passato, ma a prescindere dai giudizi è un qualcosa che aggrega, e che non isola. Paradossalmente da quel punto di vista era peggio un po' di anni fa quando essere appassionati di comics, manga, gdr in una classe delle superiori  ti faceva passare spesso per lo sfigatello della classe, quando ti andava bene. Insomma l'immaginario classico del nerd. 

Poi c'è stato Big Bang Theory... 

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(Il titolo che ho messo ovviamente e' leggermente provocatorio, se non lo si fosse capito).

 

Avete tutti ragione in quello che dite, tuttavia ho osservato alcuni casi particolari in cui degli italiani si comportano in un modo a parer mio abbastanza vicino a quello dell'otaku. Ci sono hikkikomori che accumulano immagini lolicon in modo ossessivo-compulsivo; gente che spende stipendi interi in modellismo (non sempre vista bene dalla societa' italiana, non e' detto: la cosa e' molto ambigua e dipende di caso in caso); altre persone che rimangono "eterni adolescenti" che non crescono mai.

 

Pero' sono fenomeni molto ristretti e per nulla paragonabili all'otakuzoku giapponese, ovvio.

 

Secondo me la "postmodernita' " e' arrivata anche in Italia, forse in modo piu' grezzo di quello giapponese. Qui, essendo la gente piu' disinibita e la societa' piu' "tollerante" (ma non sempre, anche noi abbiamo le nostre discriminazioni e le nostre forti limitazioni), anzi di sedarsi con anime, manga, computer ecc. si diventa direttamente tossici, puttanieri ecc.

 

Boh, non riesco ad inquadrare bene la cosa. Forse, essendo il fenomeno molto ristretto, non si puo' ancora fare della statistica.


 

In Italia ora tutto quell'universo che trovi al Lucca Comics è anche un sottocultura, un sottogruppo giovanile come ce ne sono stati tanti in passato, ma a prescindere dai giudizi è un qualcosa che aggrega, e che non isola. Paradossalmente da quel punto di vista era peggio un po' di anni fa quando essere appassionati di comics, manga, gdr in una classe delle superiori  ti faceva passare spesso per lo sfigatello della classe, quando ti andava bene. Insomma l'immaginario classico del nerd.

 

Io alle superiori NON potevo dire di essere appassionato di anime, manga, jrpg ecc. infatti Lucca per me sin da quei tempi e' stata un po' come Lourdes. Un ambiente frizzante, coinvolgente, splendido. Pero' imho e' una sorta di "mondo ideale" dell'appassionato non sempre concretizzabile nella societa' italiana piu' mainstream. Infatti molti (come quelli che inveiscono contro il servizio delle Iene) si lamentano che per l'opinione pubblica anime e manga= porno e cosi' via, tradendo una certa frustrazione in quanto "subcultura".

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Quando andavo alle alle medie infieriori e superiori ero fan di MegaDrive prima, SuperFamicom poi. Passavo giornate in sala giochi (sono in primis un ex geesenzoku). Gli anime li avevo un po' mollati, non mi interessavano troppo. Poi arrivarono i manga e mi riprese l'interesse anche per gli anime.

 

Venivo ritenuto uno sfigato, suppongo. Avevo anche i voti più alti della scuola tipo, senza studiare, non facevo religione, rispondevo ai professori, non giocavo a calcio durante l'ora di educazione fisica, ero a favore della pena di morte, insomma ero tutto a modo mio.

 

Ovvero, un autistico lucido, più o meno. Ovvero esattamente quello che sono sempre stato e sono ancora, suppongo. ^^;

 

E anche molto infantile, certo.

 

E mettendo insieme le due componenti, credo sia quello che era la psicologia otaku da principio.

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rinforzo la richiesta della definizione di Otaku:

i "maniaci" di questo-o-quello in Italia ci sono sempre stati, se parliamo del significato originale(anche se forse in Giapponese le implicazioni di fissazione patologica sono più marcate?).

Vedi appunto Shito, che è un otakuzoku di stampo nipponico fatto e finito.

 

Se invece intendiamo la conversione del significato in "appassionato di fumetti\cartoni\giuochi\sarcazzo giapponesi", il discorso è ben distinto.

 

Anzi, mi sento di dire: in Italiano "Otaku" è il termine ormai sdoganato col significato di appassionato- Otakuzoku invece rimane il malato patologico di stampo giapponese.

 

 

Come diceva anche Shito, comunque, siamo una società relativamente permissiva: se la tua fissazione non interferisce con il normal scorrere della vita altrui, fottesega(quando addirittura non diviene caratteristica d'interesse della persona)

 

Insomma, in Giappone se un chiodo sporge viene martellato, in Italia se un chiodo sporge c'attacchiamo un quadro.

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Quando andavo alle alle medie infieriori e superiori ero fan di MegaDrive prima, SuperFamicom poi. Passavo giornate in sala giochi (sono in primis un ex geesenzoku). Gli anime li avevo un po' mollati, non mi interessavano troppo. Poi arrivarono i manga e mi riprese l'interesse anche per gli anime.

 

Io appartengo alla generazione di italiani che è rimasta shockata da Eva durante l'adolescenza, quella figlia dell'MTV Anime Night (classificabile come "girella" 3.0?) Oltre a questo, a farmi appassionare veramente alla cultura nipponica sono stati i jrpg dell'epoca (la combo Eva + Xenogears all'età in cui li ho vissuti io è stata leggermente "devastante". XD)

 

Ovviamente sono già un figlio di internet, arrivata MTV, subito dopo sono corso negli internet point di allora a cercare roba che assomigliasse ad Eva (ed ecco che mi faccio importare la ps yankee per giocare alle varie Xeno-things). Tuttavia imho esiste una generazione di persone che si è formata esclusivamente su internet, con il fansub, senza passare per la TV. In un'eventuale classificazione bisognerebbe tenerne conto.

 

 

Venivo ritenuto uno sfigato, suppongo. Avevo anche i voti più alti della scuola tipo, senza studiare, non facevo religione, rispondevo ai professori, non giocavo a calcio durante l'ora di educazione fisica, ero a favore della pena di morte, insomma ero tutto a modo mio

.

Idem, a contribuire al mio status di "sfigato" c'erano anche altri fattori discriminanti più personali, pertanto fare il nerd non faceva molta differenza nel mio status di allora. Anzi, dava addirittura sollievo. XD

 

 

Se invece intendiamo la conversione del significato in "appassionato di fumetti\cartoni\giuochi\sarcazzo giapponesi", il discorso è ben distinto.

 

Direi che il punto della questione "otaku" sia stato raggiunto: in Italia gli individui assimilabili a otaku giapponesi veri e propri sono pochissimi, pertanto non si possono inserire in una "tribù otaku", facendo della statistica. Ovviamente da qui in poi si può anche fare un discorso distinto sull'appassionato e sulle varie sfumature (o livelli) della sua "otakuità". Il livello massimo - e meno probabile - è quello che implica l'equivalenza tra otaku italiano e otaku giapponese.

 

Ad esempio, nella mia adolescenza a farci da master a Vampire, un gioco di ruolo da tavolo, c'era un vero e proprio  chuunibyou italiano: era convinto di avere dei poteri, di vivere in un mondo tutto suo, aveva un rapporto edipico col padre, consumava grandi quantità di anime e manga. Ovviamente il passo successivo è stato la tossicodipendenza, la forma di escapismo prediletta nel nostro paese, quella più radicata e utilizzata dai giovani. 

 

A martellarlo non c'era la società italiana (che se ne sbatteva di lui), ma la famiglia (che imho è il nucleo primario che forma la società). Magari l'otaku italiano (max level) nasce in seguito a determinate problematiche nel suo rapporto con la famiglia (?) oppure è un individuo che vuole sedarsi e che utilizza un'accomodante subcultura proveniente da un paese la cui società ha problematiche affini a quelle che sta vivendo per raggiungere il suo scopo (?).

 

Per l'appassionato "sano" questo discorso obv non conta.

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mah secondo me quello di più vicino all' "otakuismo" lo abbiamo avuto durante l'epoca d'oro di WOW, lì si che sapevo di gente che andava a scuola al mattino perchè doveva, e poi dal pomeriggio fino al momento di andare a letto era su wow

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Lol, paradossalmente un mio amico con un periodo hikki alle spalle (causa disoccupazione e depressione) aveva provato a giocare ad alcuni MMORPG, ma si comportava da hikki pure dentro il gioco... proprio come Satou di Welcome to NHK... :lolla:

 

Fortunatamente poi ne è uscito e ha trovato la combo lavoro + salute mentale. XD

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comunque gente con quel tipo di atteggiamento probabilmente è più facile trovarla nei paesi nordici, dove la combo: buio sei mesi l'anno, freddo, connessioni internet che funzionano, spinge di più alla solitudine

 

 

In Italia, tra la famiglia onnipresente e la cultura del "centro città" coi suoi bar, negozi e passeggiate, è molto più difficile che qualcuno si isoli completamente dal mondo

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la cultura del "centro città"

 

C'è anche la cultura della provincia, grande produttrice di casi umani imho. :dance:

 

Secondo me la decadenza urbana di certi quartieri spinge la gente a chiudersi in casa, btw. Questa fenomenologia l'ho osservata a Borgo San Paolo, Torino. All'inizio tutti felici e contenti, ma con il degrado nelle strade sono arrivati i pusher, la brutta gente, la violenza e molti giovani da una parte hanno seguito questa tendenza drogandosi e facendo i delinquenti a loro volta (tipo il signore di cui ho parlato prima, quello che viveva nel suo mondo), altri invece si sono chiusi in casa per evitare grane, studiando, suonando e/o "otakuizzandosi". 

 

Inoltre non sempre la famiglia è presente, molte volte è composta dalla nonna o da un solo genitore.

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In effetti come ragazzo di provincia ho sempre visto tutti i miei coetanei, come anche me, uscire molto. Con la ragazza, con gli amici. Ovviamente c'erano delle differenze 'stilistiche', sia nei gruppetti di coetanei, sia nei luoghi di frequentazione, ma credo che la componente di "alienazione" che è necessaria alla formazione della sociopatia dell'otaku giapponese nella provincia italiana sia sempre mancata - salvo eccezioni.

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Per la questione evoluzione del fandom Manga&Anime italiano, mettiamo qualche paletto cronologico?  (Se dico cazzate coloro più saggi ed esperti di me mi correggano) naturalmente.  

 

1978 - Goldrake è in TV, è il big bang da cui nasce tutto, una generazione cresciuta con i cartoni giapponesi e le tv private, i numeri e il successo sono impressionanti. 

 

Passa il tempo, dieci o dodici anni, e quelle prime generazioni crescono e per molti Goldrake e compagnia bella vanno in soffitta perché più presi a cercar di rimorchiare o fare tutt'altro. Tanti di questi li ritroveremo ai giorni d'oggi nella fase nostalgica che ha portato i robottoni in edicola e la sigla di Goldrake su una pubblicità di una macchina.

 

1990 (Ma solo perché è l'anno della legge Mammì) - Arriviamo quindi ad inizio anni 90, non tutti mettono i cartoni in soffitta alcuni mantengono la loro passione, alcuni la approfondiscono, alcuni ne fanno mestiere, Granata press (nata nell'1989), Yamato (1990). Sono i primi albori di editoria.

Da alcune lettere dell'epoca riguardanti il doppiaggio e l'adattamento di Saint Seiya si evince che l'annosa questione girellari ha origine già in quei tempi. Sempre per la teoria che nostalgico non vuol dire girellaro; il nostalgico infatti lo avevamo lasciato a rimorchiare o fare altro.

Intanto c'è stata la legge Mammì, si consolida Mediaset e altre generazioni, quelle più piccole, crescono con Bim Bum Bam, la Valeri Manera,Sailor Moon e via discorrendo.

 

Metà anni 90, intanto l'editoria va avanti, qui sul plus c'è un topic che ne narra la travagliata storia, è il periodo delle VHS, la Starcomics che inizia coi manga, la nicchia evolve e si ingrandisce. Addirittura si richiedono nomi originali e senso di lettura alla giapponese, si contesta la censura della Valeri Manera. (Non so quando le questioni girellare sui robottoni si collochino).

 

1999- (Prima anime night) - Mediaset inizia un sostanziale abbandono dell'animazione giapponese (2002 finisce Bim Bum Bam) le tv private smettono di mandare animazione con quella frequenza.

 

Quella generazione "Mediaset" cresce, e come scritto per quelli sopra, molti si mettono a fare altro, ma alcuni non abbandonano la loro passione. (Ora anche questa generazione è grandicella e torna il revival, la D'Avena a Sanremo!)

C'è un mercato in cui entrano altre aziende e i fan hanno di che comprare. Arriviamo all'anime night, che con tutti i suoi problemi, è stata comunque la prima volta in cui gli anime sono stati presentati tendenzialmente in modo fedele, integrale e in un contesto, quello serale, più adatto al pubblico di riferimento. 

Molti hanno iniziato o ricominciato la loro passione da qui, e i vecchi fan continuavano a vedere anime come già facevano.

 

La TV finisce qui di imporsi come unico mezzo di fruizione degli anime, arriva Internet e le connessioni flat, arriva la pirateria. Risulta difficile trovare altre date spartiacque.

 

La questione girella esplode in questi anni?

 

Con internet arriva il fansub e c'è una possibilità di vedere un numero di serie di animazione giapponese che prima era inimmaginabile, non ci sono tv o editori che possono fare da filtro. Le generazioni più giovani sono in questo contesto.

 

Diciamo 4 generazioni di fan? Goldrake, Mediaset, Anime Night, Internet; oppure diciamo 3 generazioni e forzando un po' mettiamo insieme la generazione Mediaset con quella Goldrake?

 

Cosa le divide? Cosa le accomuna? 

 

Ai posteri l'ardua sentenza.

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Secondo me il ragazzino/adolescente medio italiano riesce ad essere un animale sociale molto di più di quello giapponese, imo la differenza è tutta li. Quindi a parità di situazione bene o male una scappatoia all'isolamento prima o poi la trova, fosse anche attraverso una passione potenzialmente alienante. 

Alla fine tutto è sempre figlio dello stile di vita, dell'educazione, delle cose ritenute importanti in famiglia, nella scuola, nella società, del modo di crescere il bambino.

Se posso, per avere qualche strumento in più per cercare di comprendere la società giapponese, consiglio "La società giapponese" di Chie Nakane (non so se lo avevo menzionato altrove) e "La morte volontaria in Giappone" di Maurice Pinguet. 

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C'è una cosa fondamentale che secondo me è importante chiarire.

 

E la cosa è che tutta la storia dell'animazione giapponese, tutta l'evoluzione del medium e della narrativa, noi non l'abbiamo vista.

 

Ovvero, in Giappone, dopo la fase dell'animazione sponsorizzata dall'industria bellica, c'è stata la fase del "come facciamo a rendere l'animazione un mercato in attivo". La risposta fu, come sappiamo, la serialità a basso costo di Atom, che divenne il basso costo di Ookami Shounen Ken, con buona pace (allora) di chi voleva fare animazione cinematografica di qualità (tipo: Miyazaki) o persino artistica (tipo: Takahata).

Il giappone nei '60 inizia a vivere non la postmodernità, Osaka'70 e una decade più in là, ma nei '60 vive un ultimo sprazzo di modernità dove un nuovo modello di famiglia nucleare è al centro della società. Il nuovo mercato sono i BAMBINI. Quindi l'animazione si focalizza su quel pubblico. Abbiamo Atom, abbiamo tutta la roba di Tezuka, abbiamo la grande svolta di Alps no Shoujo Heidi, abbiamo l'età d'oro degli spokon, abbiamo persino i primi robot nagaiani - che erano sempre e tutte cose per bambini proprio.

Così si arriva fino alla fine dei '70 con l'inizio -in Giappone- dell'anime boom. E' il momento in cui si manifesta una prima generazione di otakuzoku, con dei *ragazzi*, persino dei *giovanotti* (universitari) che seguono l'animazione. Comincia tutto con Yamato, volendo (ma anche Nagahama con la sua trilogia robot-drama aveva nasato il nuovo pubblico), e poi arriva Tomino che mette contenuti di livello nell'animazione per ragazzini, tanto da appassionare i ragazzi e i giovani.

 

Ora il punto è che noi tutto questo l'abbiamo vissuto come un informe mischione. Perché cominciado tutto alla fine dei '70, si è poi andato indietro a ripescare tutto a caso per riempire i palinsesti delle neonate TV private.

Modificato da Shito
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Se posso, per avere qualche strumento in più per cercare di comprendere la società giapponese, consiglio "La società giapponese" di Chie Nakane (non so se lo avevo menzionato altrove) e "La morte volontaria in Giappone" di Maurice Pinguet. 

 

Me li segno. Thx.

 

 

Diciamo 4 generazioni di fan? Goldrake, Mediaset, Anime Night, Internet; oppure diciamo 3 generazioni e forzando un po' mettiamo insieme la generazione Mediaset con quella Goldrake?

 

Direi 4, il girellismo figlio del goldrakkio imho e' diverso da quello Merdaset. In effetti a questo modo la generazione dell'Anime NIght sarebbe proprio la "girella 3.0" che dicevo prima.

 

 

Ora il punto è che noi tutto questo l'abbiamo vissuto come un informe mischione. Perché cominciado tutto alla fine dei '70, si è poi andato indietro a ripescare tutto a caso per riempire i palinsesti delle neonate TV private.

 

Questo e' un problema che impedisce di classificare il fandom in un modo legato alle opere e alla loro importanza (infatti ancora adesso molti credono che Eva sia venuto subito dopo i robotici anni '70 ignorando i robotici tominiani anni '80).

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Anch'io sono per i quattro blocchi. In particolar modo confermo, per esperienza personale, che la generazione Goldrake si può far arrivare non oltre alle prime apparizioni della seconda serie di Ken il guerriero. Saint Seiya / Cavalieri dello Zodiaco e i primissimi anni '90 sono già altra cosa.

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