Shito Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 Un sogno si avvera. Tutto EVA in una sezione Beh no, le questioni triviali sono rimesse ad altri lidi, suppongo. Quindi per dire che il plug suit da test di Asuka è una cretinata di fan service sciattissimo, si posta di là... (suppongo) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Mutsurini Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 Non so se sia stato tu a cambiare il nome della sezione, ma ti sottoscrivo e mi inchino, perché mi hai letto nel pensiero! non serve leggerti nel pensiero, l'hai detto e stradetto tu stesso ad ogni modo, prego Un sogno si avvera. Tutto EVA in una sezione Beh no, le questioni triviali sono rimesse ad altri lidi, suppongo. Quindi per dire che il plug suit da test di Asuka è una cretinata di fan service sciattissimo, si posta di là... (suppongo) certo, sulla rebuild non c'e' granche' da sviscerare, e' semplice fanservice Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Ryudo Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 Diamo il benvenuto al nuovo mod della sezione Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 :fash2: Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
ryoga Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 ave Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dk86 Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 Grazie, grazie. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
sirtao Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 le interpretazioni autentiche. ?_________? una interpretazione in quanto tale e' sempre autentica... non vedo come una interpretazione possa non essere autentica... poi, vabbe', la mia interpretazione delle intenzioni e\o messaggio dell'autore alle superiori era "aveva un ascesso dentario e voleva sadicamente far soffrire anche gli altri", "non c'aveva un cazzo da fare e ha scritto della roba a caso che causa Teorema delle Scimmie Infinite ha un senso compiuto. Rimane una stronzata, pero'." e l'immortale "Voglio conoscere il suo pusher" fondamentalmente, se io voglio comunicare qualcosa, sono chiaro, specifico e diretto. se dovessi comunicare un messaggio tramite un libro\film\anime, lo metterei come titolo. o sottotitolo. poi magari ci faccio metto anche una storia che ha a che fare col messaggio, ma intanto il messaggio l'ho comunicato chiaro e tondo. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2009 Share Inviato 24 Agosto, 2009 le interpretazioni autentiche. ?_________? una interpretazione in quanto tale e' sempre autentica... non vedo come una interpretazione possa non essere autentica... Interpretazione autentica. Lascio a te la traslazione in ambito letterario/artistico. Hint: il 'legislatore' è l'autore della 'legge' che ha scritto. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
sirtao Inviato 25 Agosto, 2009 Share Inviato 25 Agosto, 2009 vabbe', pure tu fai mischioni... e qualunque anime\manga\libro\simile abbia bisogno di una interpretazione autentica, e' fatto MALE, che sia solo una parte secondaria(e allora e' fatta male quella parte secondaria) o qualche cosa di importante. Se poi e' il messaggio che necessita di una interpretazione autentica, allora e' meglio che chi ha fatto quella roba cambi mestiere(o almeno cambi radicalmente modo di farlo) se, alla fine dell'opera completa, presumendo che non vi siano variazioni introdotte da esterni come sponsor che rompono i coglioni o simili, il messaggio della stessa(se voluto in primo luogo) non e' lapalissiano, chiaro come il sole e non fraintendibile, allora l'autore ha decisamente sbagliato qualcosa, e dovrebbe riflettere che forse e' il caso di andare a zappare i campi. Also, un'opera deve essere autoconclusiva: non deve, cioe', richiedere conoscenze esterne a quelle fornite perche' il messaggio, se voluto, sia comprensibile. Altrimenti, l'autore dovrebbe chiedersi cosa e' meglio piantar di questa stagione che decisamente narrare(o comunque mandar messaggi) non e' il suo lavoro. (escludendo i casi in cui le conoscenze esterne sono un prerequisito esplicito, tipo diverse marche di comic americani, ovviamente) insomma, vuoi dirmi qualcosa? DIMMELO! non stare a sparar stronzate o a perder tempo! sii chiaro! breve! conciso e esplicito! e SEMPLICE, per l'amor di Dende! ah, per la cronaca: ritengo Il Gattopardo il peggior pezzo di scrittura ch'io abbia mai letto, al pari di alcune delle peggiori fanfiction. Non come contenuto, perche' NON CONOSCO il contenuto: non sono riuscito a leggere il primo capitolo dallo schifo di come era scritto. Giusto per mettere in chiaro con chi state parlando. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 25 Agosto, 2009 Share Inviato 25 Agosto, 2009 Sir, il tuo post mi pare utopico. Un'opera 'autoconclusiva' nel senso di definita in sé stessa? Intanto, per leggerla devi conosce la lingua in cui è scritta. E non dire che è banale. Il FONDAMENTO della comunicazione è il SOGNO di una 'lingua a interpretazione univoca', e già questa non esiste. Ognuno usa anche una lingua 'codificata' a modo suo. Presente Joyce? Ognuno ha nella sua testa una 'sua' lingua. E' la base della discomunicazione: ciascuno da ai significanti delle sfumate variazioni di significato che definisce inconsciamente nella sua testa. Chi legge, però, applica le PROPRIE associazioni significante-significato. Ed ecco qui. Questo col linguaggio. Pensa poi a modi di comunicazione meno formali, quali quelli grafici, pittorici, che vivono di simbolismi più o meno (sino all'ermetismo) codificati. Quindi, direi che per comprendere davvero un'opera, di qualsiasi genere, ci si deve educare: -in primo luogo, sul mezzo espressivo utilizzato -in secondo luogo, sul modo in cui l'autore lo utilizza, e quindi -in terzo luogo, sul clima che ha 'partorito' la mente narrante ovvero l'indagine ermeneutica di base. Nabokov nelle sue lezioni di letteratura diceva che per comprendere Joyce non si può non andare a Dublino. Per altri autori potrebbe non essere necessario visitare un luogo, ma leggere dei testi pregressi. Però, davvero, con quale violenta presunzione si può pensare di poter capire l'opera ALTRUI senza studiare appunto l'altro? Ovvero, credere di essere 'nati imparati', che la semplice condivisione di un idioma (quando pure ci sia), possa valere la recezione empatica di un contenuto mentale? Ma magari, sarebbe la Fusine Mentale Vulcaniana, davvero! Ecco quindi l'inganno -soprattutto moderno- dell'arte: credere di poterla fruire e capire 'gratis'. E' così, a mio dire, che l'arte è *diventata* "mero intrattenimento", abbassandosi tremendamente di valore. Di fatto, l'ho già scritto non mi ricordo dove, la fantasia non crea NULLA. La fantasia, l'immaginazione, non fanno che ricombinare elementi introdotti nella nostra mente dai sensi. Se io provassi a descriverti un sapore che tu non hai mai assaggiato, lo farei per analogie (è dolce/acido e assomiglia un po' all'arancia ma anche alla mela...), ma alla fine tu NON avresti l'idea di quel sapore, ma solo un patchwork che la tua fantasia avrebbe assemblato con pezzi di sensazioni che TU hai provato. Leggere un libro è lo stesso: come fai ad avvicinarti al pensiero/sensazione dell'AUTORE, piuttosto che 'ricostruirlo' nel tuo immaginifico fantasizzante? Se l'autore narra sentimenti che tu NON hai mai provato? Esperienze che tu NON hai mai vissuto? A questo serve tutto lo studio, a educarsi per TENTARE di 'avvicinarsi' a una sensibilità che NON ci apparterrebbe, perché non è nostra, ma di un altro essere umano. E con questo, solo con questo, provare a EMPATIZZARE (<-percezione sentimentale) con quella. Così fruire un'opera d'arte può essere arricchente. Altrimenti l'arte è solo uno specchio che inconsciamente si usa per vedere sé stessi, in maniera più o meno masturbatoria. Diviene un appiglio di egotismo, proprio come accade sempre adesso. Oppure un passatempo, intrattenimento. In ogni caso, niente per cui varrebbe davvero la pena di preoccuparsi. Il punto è che l'arte è uno specchio che deve essere attraversato: solo al di là si trova il mondo dell'autore, celato dalla nostra stessa immagine riflessa. Accedere a quel mondo è la fruizione reale dell'arte, tutto il resto è inutile vacuità. (sì, il simbolismo Carrolliano non è casuale). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Maximilian Inviato 25 Agosto, 2009 Share Inviato 25 Agosto, 2009 Uhh, aspettavo questo meraviglioso momento. -Per inciso: ritengo sempre utile il mio primo intervento, ovvero mettere in conto il fattore Tempo nell'equazione.- Ciò detto rimando ad una teoria di Stephen King, il quale sostiene che la scrittura è telepatia. Un sistema di trasmissione di pensieri/idee/immagini dalla mente dello scrittore a quella del lettore. Lo scrittore pensa ("vede nella sua mente", se preferite) ad un tavolo, e l'obiettivo è che il lettore pensi ("veda nella sua mente") ad un tavolo. Ora: non è, e non sarà lo stesso tavolo. Ma questo, appunto, lo aveva già capito De Saussurre. Ma non occorre mettere in campo il buon Wittgenstein per capire che -punto focale- il gioco funziona comunque. Ovvero: la mia opinione è che non è il caso di passare da un estremo (estrema difficoltà di interpretazione causa necessità di adattamento ai sistemi comunicativi/vissuto autoriale/eccetera) all'altro (immediata comprensibilità del testo). La comunicazione funziona come un gioco eterno, uno slancio continuo tra "comprensione" e "necessità di approfondimento". E' lì che il tutto ha senso, altrimenti o diventate solipsisti o, appunto, telepatici (o tornate al brodo primordiale, se vi piace di più). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 25 Agosto, 2009 Share Inviato 25 Agosto, 2009 Beh Max, è davvero un buon intervento il tuo, soprattutto perché pare cercare 'il giusto mezzo' in cui da sempre si vuole trovare la virtù. Al di là della differenza terminilogica (io parlo di 'empatia', King di 'telepatia') direi che il concetto non cambia, quindi sono d'accordo. Anche se il gioco funziona comunque, credo sia tuttavia sensato sforzarsi per farlo funzionare 'al meglio possibile' (sappiamo bene, lo ripeto, che la comunicazioe "perfetta" è utopica), specie quando ne vale la pena (quando cioè l'oggetto della comunicazione è di grande valore/rilievo). L'autore può sforzarsi di rendersi più intellegibile, il lettore può sforzarsi di intelleggere. E in questo caso credo che valga quel che scrivevo nel post precedente. Soprattutto, mi preme sgombrare il campo dalle teorie pigre e crasse di chi vorrebbe dire "un quadro lo si capisce mettendocisi davanti senza nessuno studio pregresso" solo perché non ha il coraggio di ammettere che non ha voglia di studiare nulla, e che neppure accetterebbe di dire "beh non lo capisco" con onesta umiltà. Sai bene che oggi come oggi l'onesta "ammissione di ignoranza", che in ogni comparto è il primo passo per qualsiasi educazione/miglioramento (Socrate?), non è accettata dall'ego deforme dell'umano contemporaneo. Peccato. A questo proposito, ciò che per me è fondamentale tuttavia è che la *conoscenza* reale di qualcosa, una comunicazione più o meno artistica, o anche una persona, è la matrice dell'amore. Ovvero, se tu ti sforzi di 'conoscere' (ovvero 'capire') davvero qualcosa/qualcuno che non è il 'te', questo diviene amore. Il Principino, o meglio la sua volpe, avrebbero parlato di 'addomesticamento'. Al contrario, non si può dire di amare ciò che non si è prima capito, insisto, perché l'amore non può essere una mera dissimulazione del sé sull'altro: così sarebbe solo una sorta di trasnfer narcisistico che sfrutta il non-sé come specchio, e che amore sarebbe? No. Questo è molto tipico di questi tempi di egoismo e solitudine. La gente che dice di "amare Mazzzinga", ovviamente non sa nulla della 'realtà' di Mazinger, non lo conosce, e come potrebbe amarlo? Quella gente, i girellari, non ama che sé stesso, ovvero l'idolo della propria stessa infanzia, dissimulato in un finto 'non-sé' deformato da una percezione errata perché incolta. E' un meccanismo mentale fisiologico fino all'infanzia (quella vera), ma credo poi inaccettabile. E' normale che un bambino sia egocentrico, e quindi egoista. Va bene. Lo sviluppo intellettivo, la MATURAZIONE della psiche umana dovrebbero poi portare all'elaborazione delle altrui esistenze, e alla capacità di interagire onestamente con quelle. E anche l'amore è uno specialissimo modo di interazione interpersonale, direi. E' la soluzione dell'empasse Sartriano sull'esistenza. L'unica via di salvezza per un essere che "sa di essere mortale" (<- è un bug). Altrimenti, come disse il grande Natsume Souseki: "La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dairon Inviato 26 Agosto, 2009 Share Inviato 26 Agosto, 2009 Tra parentesi, sono l'unico che ritiene inesistente un confine reale tra arte e intrattenimento (ma solo un soggettivo giudizio di valore, spesso inapplicabile e comunque praticamente sempre inutile)? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 26 Agosto, 2009 Share Inviato 26 Agosto, 2009 Tra parentesi, sono l'unico che ritiene inesistente un confine reale tra arte e intrattenimento (ma solo un soggettivo giudizio di valore, spesso inapplicabile e comunque praticamente sempre inutile)? io, parlando con me, più che tra arte e intrattenimento. Differenzio tra Filosofia e Intrattenimento. Filosofia= conoscenza pura ( tipo la Metafisica di Aristotele, intrattenimento un film americano ). E l'Arte che fine ha fatto? L'arte la vedo come una compenetrazione, e a seconda che in un'opera il contenuto sia più o meno alto, io dico a me, che quel'opera è più o meno filosofica non artistica. Due tre esempi: i dialoghi del primo Platone: 90% filosofia, 10% intrattenimento. Un coso tipo il Rosso e il Nero di Stendhal: 80% intrattenimento, 20% contenuto. Evangelion: non ha prezzo. Sottolineo cmq che è un discorso che non tiene conto di moltissime cose; quali ad esempio la, per me fondamentale, sincerità dell'Autore. Un ecologista che produce videogiochi= buffone. Comunque non volendo parlare elitariamente di Arte ha IMHO un piccolo utile. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 27 Agosto, 2009 Share Inviato 27 Agosto, 2009 Beh Darion, in primis direi che arte e intrattnimento abbiano finalità diverse. L'intrattenimento, come dice il nome stesso, vuole intrattenere. Far passare piacevolmente del tempo. L'arte credo sia in primis un modo che un uomo, che la fa, usa per esprimere qualcosa del sé. Che poi si possa mettere una componente artistica (espressivo/comunicativa) mentre si produce intrattenimento, o viceversa mettere una componente di intrattenimento per 'far passarare' la comunicazione artistica, beh, mi pare pacifico. Almeno da quando Lucrezio orlò di miele (poesia, che ai suoi tempi era l'intrattenimento) il calice dell'amaro assenzio (il suo tentativo comunicativo-educativo epicureista). Sappiamo anche che quando Eraclito depositò il suo libro al tempo la pensava diversamente, rifuggendo la contaminazione dell'una e dell'altra cosa. Io sono sempre indeciso, di mio. Alla fine ha interessato a certi temi più Eva che un libro di filosofia esistenzialista. Soprattutto, il libro di filosofia se lo leggono sempre i soliti (se va bene) quindi serve pure a poco: è come fare scuola a persona già educate. Al contrario, Eva ha potenzialmente 'scosso' delle menti che non si sarebbero andate a informare su certi temi che Eva veicolava. Per questo adoro il finale televisivo: non ti permette più di ingannarsi che siano solo robot e apostoli, dato che manda a ramengo tutto il sostrato di intrattenimento. Resta solo l'arrosto, alla faccia di chi si droga col fumo. Un bel pugno nello stomaco per chi "non voleva intendere". Infatti quelli (gli otaku 'deboli', cfr Okada) si sono arrabbiati. Direi che tutto torna. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
sirtao Inviato 28 Agosto, 2009 Share Inviato 28 Agosto, 2009 Tra parentesi, sono l'unico che ritiene inesistente un confine reale tra arte e intrattenimento (ma solo un soggettivo giudizio di valore, spesso inapplicabile e comunque praticamente sempre inutile)? no, anche io, principalmente perche' sono due attributi completamente slegati l'uno dall'altro, ma anche eprche' ENTRAMBE le cose sono assolutamente soggettive. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dairon Inviato 28 Agosto, 2009 Share Inviato 28 Agosto, 2009 Tra parentesi, sono l'unico che ritiene inesistente un confine reale tra arte e intrattenimento (ma solo un soggettivo giudizio di valore, spesso inapplicabile e comunque praticamente sempre inutile)? io, parlando con me, più che tra arte e intrattenimento. Differenzio tra Filosofia e Intrattenimento. Filosofia= conoscenza pura ( tipo la Metafisica di Aristotele, intrattenimento un film americano ). E l'Arte che fine ha fatto? L'arte la vedo come una compenetrazione, e a seconda che in un'opera il contenuto sia più o meno alto, io dico a me, che quel'opera è più o meno filosofica non artistica. Due tre esempi: i dialoghi del primo Platone: 90% filosofia, 10% intrattenimento. Un coso tipo il Rosso e il Nero di Stendhal: 80% intrattenimento, 20% contenuto. Evangelion: non ha prezzo. Sottolineo cmq che è un discorso che non tiene conto di moltissime cose; quali ad esempio la, per me fondamentale, sincerità dell'Autore. Un ecologista che produce videogiochi= buffone. Comunque non volendo parlare elitariamente di Arte ha IMHO un piccolo utile. Ciò all'interno sempre dell'"insieme arte"? Se no non capisco. Se sì, ok, anche se rigetto il termine filosofia. Beh Darion, in primis direi che arte e intrattnimento abbiano finalità diverse. L'intrattenimento, come dice il nome stesso, vuole intrattenere. Far passare piacevolmente del tempo. L'arte credo sia in primis un modo che un uomo, che la fa, usa per esprimere qualcosa del sé. Sono in disaccordo con tal definizione. Ed è fondamentale discutere di quello, sennò entriamo nel classico errore che ammazza la filosofia (parafrasando non ricordo chi a memoria, tremila anni di storia di definizioni personali confuse con definizioni universali; non a caso è morente). Ergo, ivi, arte nel suo significato generale e contemporaneo: attività di costruzione di qualcosa, di un "oggetto", atto a comunicare dei sentimenti. L'essere "di intrattenimento" non è una qualità più particolare di, non so, essere "barocco" (quando tal aggettivo non è riferito storicamente, ovvio). no, anche io, principalmente perche' sono due attributi completamenteslegati l'uno dall'altro, ma anche eprche' ENTRAMBE le cose sonoassolutamente soggettive. Sono così d'accordo che mi viene da dire che è lapalissiano Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 28 Agosto, 2009 Share Inviato 28 Agosto, 2009 Beh Darion, in primis direi che arte e intrattnimento abbiano finalità diverse. L'intrattenimento, come dice il nome stesso, vuole intrattenere. Far passare piacevolmente del tempo. L'arte credo sia in primis un modo che un uomo, che la fa, usa per esprimere qualcosa del sé. Sono in disaccordo con tal definizione. Ed è fondamentale discutere di quello, sennò entriamo nel classico errore che ammazza la filosofia (parafrasando non ricordo chi a memoria, tremila anni di storia di definizioni personali confuse con definizioni universali; non a caso è morente). Ergo, ivi, arte nel suo significato generale e contemporaneo: attività di costruzione di qualcosa, di un "oggetto", atto a comunicare dei sentimenti. L'essere "di intrattenimento" non è una qualità più particolare di, non so, essere "barocco" (quando tal aggettivo non è riferito storicamente, ovvio). A me pare che siamo in perfetto accordo, invece. Ovvero: io ho argomentato 'arte' e 'intrattenimento' come *sostantivi*. Entrambi. Come nelle frasi: "questo quadro è arte!" "questo videogioco è intrattenimento!" Altrettanto, ne ho sottolineato la NON parentela. Sono due cose DIVERSE che possono *eventualmente* intersecarsi in taluni "oggetti" di entrambi. Direi quindi che siamo sulla stessissima posizione. Peraltro, sposo anche chi dice che la differenza, qualora colta dal pubblico, sia spesso soggettiva. Proprio per questo io ho rimandato a una differenza *a monte*, ovvero una differenza di *finialità intenzionale* posta dall'autore nella sua opera, opera d'arte o opera di intrattenimento (o nel 99,99999% dei casi, di entrambe). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dairon Inviato 28 Agosto, 2009 Share Inviato 28 Agosto, 2009 L'inizio sembra porre le due cose in dicotomia, cosa che non condivido affatto. Non ho capito se ho compreso male o che, alla fine. Peraltro, sposo anche chi dice che la differenza, qualora colta dal pubblico, sia spesso soggettiva. Naturalmente, lo è anche nella creazione, sebbene lì si entri nell'inconoscibile e quindi nell'indiscutibile. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Ryo Asuka Inviato 30 Agosto, 2009 Share Inviato 30 Agosto, 2009 Adesso stai generalizzando esageratamente. Non puoi decidere tu che l'arte deve essere per forza di cose universale, può esserlo ma può non esserlo. Sfido chiunque a dire, ad esempio, che i libri 1984 e la fattoria degli animali di Orwell non siano due due libri più importanti del secolo scorso, eppure se letti senza conoscere la storia e il contesto politico e sociale del periodo perdono buona parte del loro fascino. Se si vuole davvero rispettare l'arte allora bisogna essere preparati per capirla (quando serve). Guarda.... da grande amante di Orwell, mi azzardo a dire che no, non è importante capire il contesto politico e sociale. E' utilissimo e offre un vagone di chiavi di lettura in più, ma entrambe le opere si reggono in modo meraviglioso sulle loro gambe pure se io non so nulla di nulla del contesto in cui sono state scritte. E la loro grandezza è lì: nel potermi parlare non appoggiandosi esclusivamente alle circostanze di scrittura ma a discapito di esse. La Fattoria degli animali mi parla del cambiamento che diventa stasi e addirittura si ritrasforma nell'ordine pre-cambiamento. 1984... beh, solo tutto ciò che è ha nelle radici il concept del Grande Fratello (fino ad arrivare a un Half Life 2, per fare un esempio banale) mostra quanto possa essere letto al di fuori del suo contesto storico. E non sono d'accordo neanche qui. Perché il motivo per cui le persone guardano le opere d'intrattenimento( e i lavori di Miyazaki lo sono, in quanto utilizzano un medium di massa) è per sognare, per mettere qualcosa di se dentro quel prodotto. Che brutta cosa, se fosse così per tutti. Se io mi interesso al cinema, alla letteratura e ai fumetti è perché tutte queste opere possono lasciare un loro segno dentro di me, non perché voglio forzare me stesso in loro. E non può esserci crescita interiore e allargamento dei propri orizzonti senza capire cosa si sta guardando, ed è triste pensare che opere del genere non possano comunicare quello per cui sono state fatte a causa dell'ignoranza o della pigrizia, perché vengono viste come autocompiacimento o svago. Poi ogni atteggiamento è legittimo, ma è uno spreco interpretare con le proprie idee un'opera quando invece si può comprendere le idee di chi l'ha creata (e poi, ovviamente, trarre le proprie conclusioni). Ma non capisco perchè porre questa dicotomia tra "mettere me stesso/ ascoltare un autore". E' chiaro che la fruizione di un'opera d'arte è un dialogo. L'autore ha l'obbligo di dirmi qualcosa, qualsiasi cosa, e io ho il dovere di creare un ponte con lui ma allo stesso tempo di capire cosa tange nella MIA vita, di quanto ha detto lui. Altrimenti, da una parte sarebbe mero studio storico e dall'altra masturbazione. E' ovvio: se io voglio dialogare con un autore (e la sua opera è l'unica lingua con cui mi è concesso di conoscerlo) io sono avvantaggiato nel conoscerlo e conoscere in che ambiente si muove. Ma la coomunicazione artistica si muove oltre un contesto, per me. Si muove toccando corde che hanno a che fare più con gli "aggregati emozionali" di Grant Morrison in Invisibles (gran fumetto!! ). Ora dico una minchiata da gnurant in più (come se mi fossi limitato finora): era Hitchcock che diceva che occorrerebbe fare un film, scrivere una storia, etc... solo quando si ha l'impellente BISOGNO di farlo? Non sos e fosse lui, ma chiunque sia uscito con questa frase - per me - ha centrato il problema in modo definitivo. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 2 Settembre, 2009 Share Inviato 2 Settembre, 2009 Mea culpa per aver malauguratamente skippato il post di ChibiGoku qui sopra citato, che trovo sottoscrivibile (dico: quello di Chibi Goku). Il punto focale è: "cosa rendere utile/sentato/buono fruire l'opera altrui?" La risposta credo sia: "L'arricchimento di noi che può derivare dalla comprensione reale di un altri pensiero". Ovvero: ogni comunicazione per essere positiva devere essere reale, chi ascolta deve capire quel che chi parla voleva dire. Altrimenti tanto vale mettersi davanti a uno specchio, e non scomodare un quadro. Ribumpo un mio vecchio (ma non tanto) post sul tema, editato alla bisogna: Per favore vi chiedo di dimenticare la parola e il concetto di 'critica', di qui a scendere. Allora, vediamo così: un autore fa un un'opera. E' la sua opera. Che sia animata, scritta o che, qui non ci interessa. Che sia un'opera che si definirà bella, brutta, completa, incompleta, matura, giovane, storta, dritta, non ci interessa. Che arà o meno successo non ci interessa. Il mio punto (si noti: MIO, e con questo non dico che altri punti siano fuffa o non valgano analisi, solo dico che si tratta di altro) è il seguente: posto che in quella opera vi sia un messaggio/significato, ovvero che vi sia stato INTENZIONALMENTE POSTO dal suo autore, COME posso io sforzarmi di intenderlo il più/meglio possibile? Questa non è teoria della critica, ma semplice tentativo di realizzazione comunicativa. Una comunicazione esiste quando qualcuno ESPRIME (= vuole farlo) qualcosa, e chi riceve quella comunicazione capisce quello che l'emittente voleva esprimere. Sennò sarebbe piuttosto DIScomunicazione. Detto questo, per me l'ermeneutica (quale parolone!) è solo il tentativo, lo sforzo, di avvicinarsi il più possibile alla verità della comunicazione (artistica, eventualmente) di un autore scivolando nel SUO mondo. Io *personalmente* ho un po' inviso chi si specchia nell'arte altrui, ma alla fine vede solo sé stesso, riempie un quadro di sé come fosse uno specchio, e si contenta così. Così per me non serve a nulla. Se mi metto davanti all'opera di un altro, io voglio capire cosa voleva dirmi quell'altro. Sennò non mi ci metto neppure, sarebbe una sorta di stupro (l'uso dell'altrui senza volontà di comprensione reale). Tenete presente che per me "comprensione = amore = comprensione", ovvero se amo una cosa è perché voglio capirla, se la capisco la amo, quindi vogli capirla, e via all'infinito. Infatti sono convinto che i rapporti d'amore fasullo di oggi siano solo modi per stare 'soli in compagnia', senza capire nulla dell'altro, ma divertendosi insieme ingannando ciascuno la propria solitudine individuale. Ovvero, una sorta di masturbazione edonistica-esistenzialista (cfr. Kierkegaard, la vista estetica, Diario di un Seduttore). Detto questo, credo di avere spiegato il mio punto di vista. PRIMA di parlare se Eva sia un'opera 'buona' o 'cattiva', cerchiamo di capire COSA il SUO autore volesse comunicare con quell'opera, a chi si rivolgesse, perché. Questo serve INNANZITUTTO a rendere la comunicazione UTILE. Sennò sono tutte sovrastrutture inutili, perché senza fondamenta. Io voglio lasciarvi questo serio messaggio: la fantasia non crea NULLA. La fantasia ricombina soltanto elementi introdotti nella nostra mente dai nostri sensi (si considera qui la percezione emotiva come un senso 'interiore'). Quindi se voi non avete mai assaggiato -che so- l'okonomiyaki modan, io potrò spiegarvene il sapore per ANALOGIE con cose che conoscete, tipo: "soimiglia a una frittata, con della pasta scotta dentro, e...", ma alla fine voi NON avrete l'idea dell'okonomiyaki modan in testa, ma un patchwork delle VOSTRE sensazioni pregresse, ricombinate dalla vostra mente sulle base delle mie indicazioni. Ma la fantasia (intendo: l'attivistà psico-fantasmica) non ha creato NULLA, solo ricombinato pezzi. Detto questo, veniamo all'arte: un artista prova a esprimersi, fa opere per trasmettere sensazioni e pensieri e cose (non dico tutti gli artisti, dico quelli che IO chiamerei 'artisti', gli altri per me sono solo buffoni). Quindi, per TENTARE di sentire qualcosa, bisogna cercare di stabilire un canale di *comprensione sensibile*, quasi empatica con l'autore. Bisogna capire cosa provava LUI in merito a quello che scriveva LUI, altrimenti non si capirà mai NULLA di quello che scriveva: lo si leggerà con le errate forme a priori. E' come leggere un'opera scritta in una lingua pretendendo di capirla leggendola come se fosse stata scritta in un'altra (la nostra). Non per citare Joyce, ma ognuno ha nel suo animo una 'sua lingua', è inevitabile. Nessuno parla del mondo, tutti conoscono solo la 'loro propria rappresentazione' del mondo. E l'arte è il tentativo di esprimere (estroiettare) la propria rappresentazione. Chi volesse intenderla, deve applicarsi seriamente per farlo. I M H O Di seguito, potremmo dire che: A) Tutte le opere necessitano di un *verto livello* di indagine ermeneuitica per essere fruite. Foss'anche solo capire la lingua in cui un autore scrive. Persino la traduzione è, in senso estremamente lato, una forma di 'editing' fotto per includere questa necessità ermeneutica (per degli stranieri) nel testo editato. B) Talune opere possono necessitare, per la loro comprensione, di un'indagine ermeneutica maggiore di talune altre opere. C) Si potrebbe dunque vedere la pretesa 'universalità' di un opera nella minore necessità di indagine ermeneutica. Si *potrebbe*, ma non cosa certa e pacifica. Perché, ad esempio, si porebbe vedere l'universalità di un'opera nell'applicabilità del suo messaggio/contenuto, a prescindere dal bagaglio ermeneutico richiesto per il suo intendimento. Dettagliando su un caso particolare: Non credo che 'Animal Farm' possa intendersi davvero senza aver presente almeno la questione dei successivi tentativi e fallimenti del socialismo minimalista (e poi massimalista) nell'evoluzione delle forme di stato e governo occidentali. Dico a partire dall'antica Grecia. Per noi è un bagaglio culturale comune. Voglio dire che la storia umana ci mostra continue alternanze di forme di governo più o meno assolute e più o meno democratiche. Perché l'antica Roma passò da Regno a Repubblica a Impero? Perché nel Medioevo dallo spadroneggiamento del sistema feudale (i Vassalli), si passò alla democrazia dei Comuni, per poi tornare a un regime pseudo-totalitario come le Signorie? Perché, ancora, dalla demolizione dell'Ancien Regime della rivoluzione francese si arrivò al Regime di Terrore, e poi ancora si tornò a un Napoleone? Credo che Animal Farm risponda, molto amaramente, a questo. Orwell come Shito ha capito che "quando c'è un padrone cattivo davvero", o "quando c'è un padrone buono abbastanza da far stare tutti bene abbastanza", le persone pensano di poter fare a meno di un padrone. Nel caso 1): tanto peggio non potrà andare, nel caso 2) a pancia piena si pensa alle 'questioni di principio', e l'idea di avere un padrone da fastidio. Allo il 'popolo' cerca di fare da sé. In questa fase, la democrazia rovescia l'assolutismo. Ma poi non funziona, perché la burocrazia o A) diviene un'oligarchia terroristica/dittatoriale, oppere B) si mangia semplicemente tutto. E allora 'il popolo' torna a piangere nella speranza di trovare un buon 'principe' (Machiavelli style), che possa 'far andare bene le cose'. Se osservate bene la storia del mondo, o Animal Farm, vedrete che è più o meno sempre questo il canovaggio. Gli uomini sono uomini, hanno una sola vita e un solo stomaco. Benché Machiavelli sperasse in un principe sovraumano (centuaro), a goverante gli uomini sono sempre uomini, non semidei. Indi, si può sperare in un illimuninato. In un manipolo di illuminati. Non certo in una 'classe politica' illuminata, è antistatistico. Sono uomini. Penseranno al loro stomaco. E come ci dice Stendhal, gli ideali si alimentano nella fame. La sazietà fa emergere i lati peggiori dell'animo umano: l'ingordigia, l'indolenza, l'essere crasso. Di questo ci parla invece Le Rouge et le Noir, un romanzo che credo ben più universale di Animal Farm. Credo davvero che gli umani dovrebbero smettere di sognare di essere 'meglio che umani', ovvero che l'umanità sia meglio di quello che è. L'autoinganno globale che si vive in questo periodo di benessere diffuso, e la schizofrenia che ne deriva, sono il prezzo che dobbiamo pagare per la nostra disonestà umana. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 2 Settembre, 2009 Share Inviato 2 Settembre, 2009 "La democrazia è un pessimo sistema politico, ma non ne esistono di migliori..". Winston Churchill P.S. Di mio aggiungo che la democrazia è si il miglior sistema politico possibile, ma solo per quei popoli che, nel complesso, hanno raggiunto un certo grado di "maturità" (perchè se è vero che è inutile illudersi che l'umanità sia meglio di quello che è, bisognerebbe almeno sforzarsi di puntare al "bene comune", come certi popoli sembrano aver capito..). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dairon Inviato 2 Settembre, 2009 Share Inviato 2 Settembre, 2009 La risposta credo sia: "L'arricchimento di noi che può derivare dalla comprensione reale di un altri pensiero". 1) Inconoscibile, il pensiero altrui. Perlomeno fuori da comunicazione non artistiche, l'"onestà" perde significato. 2) Inapplicabile comunque in un'opera d'arte su due (diciamo), dove non c'è pensiero descrivibile dietro. Glisso sulla "democrazia" dei comuni, sulla "dittatorialità" di Bonaparte o sul fatto che Machiavelli volesse un principe "illuminato" :P Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 2 Settembre, 2009 Share Inviato 2 Settembre, 2009 "La democrazia è un pessimo sistema politico, ma non ne esistono di migliori..". Winston Churchill P.S. Di mio aggiungo che la democrazia è si il miglior sistema politico possibile, ma solo per quei popoli che, nel complesso, hanno raggiunto un certo grado di "maturità" (perchè se è vero che è inutile illudersi che l'umanità sia meglio di quello che è, bisognerebbe almeno sforzarsi di puntare al "bene comune", come certi popoli sembrano aver capito..). Hai presente Hegel quando diceva che ogni stato deve tendere all'annullamento di sé stesso come fine-limite del suo essere educativo del popolo? Se la sostanza etica del popolo è perfezionata, lo stato si risolve in una anarchia perfetta, certo. Era un'utopia, e Hegel lo sapeva, infatti parlava di 'tendenza', il che implicita l'irraggiungibilità del fine. La democraziona (che poi, se rappresentativa, significa in effetti "oligarchia demagogicamente individuata") è lo stesso. E' il volersi ingannare che l'umanità non sia umana. Certo. A Churchill direi che se la dittatura porta con sé il rischio del malgoverno, la democrazia ne comporta piuttosto la certezza. Perché è un sistema che induce al peggio dell'uomo, nel singolo come nel gruppo. La risposta credo sia: "L'arricchimento di noi che può derivare dalla comprensione reale di un altri pensiero". 1) Inconoscibile, il pensiero altrui. Perlomeno fuori da comunicazione non artistiche, l'"onestà" perde significato. 2) Inapplicabile comunque in un'opera d'arte su due (diciamo), dove non c'è pensiero descrivibile dietro. 1) Se la comunicazione perfetta non esiste (e non esiste, infatti), pure è il concetto limite a ci ogni comunicazione deve tendere. Se non si parla per 'farsi capire', per cosa si parla? Ah, sì, onanismo e solitudine. Certo. 2) Non si tratta di 'descrivere' il pensiero, ma di 'esprimerlo' (per l'artista) e di 'empatizzare con' (per il fruitore). La comprensione dell'arte vuole l'uso di entrambi gli emisferi del cervello, sì. Glisso sulla "democrazia" dei comuni, sulla "dittatorialità" di Bonaparte o sul fatto che Machiavelli volesse un principe "illuminato" :P Glissa pure, ma non pensare o pretendere che uno smiley valga come un'argomentazione contraria. Non è così. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 2 Settembre, 2009 Share Inviato 2 Settembre, 2009 Hai presente Hegel quando diceva che ogni stato deve tendere all'annullamento di sé stesso come fine-limite del suo essere educativo del popolo? Se la sostanza etica del popolo è perfezionata, lo stato si risolve in una anarchia perfetta, certo. Era un'utopia, e Hegel lo sapeva, infatti parlava di 'tendenza', il che implicita l'irraggiungibilità del fine. La democraziona (che poi, se rappresentativa, significa in effetti "oligarchia demagogicamente individuata") è lo stesso. E' il volersi ingannare che l'umanità non sia umana. Certo. E tu hai presente De Maistre (che pure era un ultrareazionario..) quando diceva che il migliore degli attributi umani è la perfettibilità? Il fatto che sia utopico sperare che il popolo possa evolversi al punto di poter fare completamente a meno dello stato, non dimostra affatto che non possa evolversi almeno fino al punto da poter far funzionare veramente una democrazia, come accade già in vari paesi (che poi una democrazia rappresentativa significa "oligarchia demagogicamente individuata" proprio quando un popolo non ha la maturità necessaria per scegliere i propri rappresentatnti in modo adeguato, finendo preda della demagogia..). A Churchill direi che se la dittatura porta con sé il rischio del malgoverno, la democrazia ne comporta piuttosto la certezza. Perché è un sistema che induce al peggio dell'uomo, nel singolo come nel gruppo. E questo chi l'ha detto? La cosa mi sembra tutta da dimostrare (ma qui consiglio di vedere le teorie di Lawrence Kohlberg sullo sviluppo etico e morale degli individui e degli stati..). Comunque, Churchill ti risponderebbe che nessuna democrazia ha mai causato i disastri che invece causaraono ai suoi tempi le dittature (di qualsiasi "colore" politico..), disastri che restano tutt'ora i peggiori della storia. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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