Shito Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 (modificato) Almeno 'hai miei occhi'... Ma alla tua età ai hancora bisogno di darti un tono così? ;-) Aspetto intervento più significativo da parte tua e, giuro, senza provocazione alcuna - ma con genuino interesse. Modificato 11 Giugno, 2012 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 ? Vabbe'. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Nel senso che mi piacerebbe leggere una tua opinione in merito all'argomento attualmente discusso (non 'Totoro' ^^ ) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Garion-Oh Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 State seriamente cercando di usare RUTH BENEDICT in una discussione seria sulla natura contemporanea del Giappone? Discutere le cose contemporanee è sempre difficile. Ognuno ha le proprie idee e pure i giapponesi si scornano sul definirsi attualmente. Meglio risalire a da dove si proviene. Io sono convinto che certi comportamenti e ragionamenti descritti dalla Benedict siano tutt'ora validi. Solo che sono più mascherati, più difficili da individuare rispetto a un tempo. Quindi se vuoi dirmi "la Benedict l'ha fatta fuori dal vaso e non ha capito nulla", secondo me sbagli. E sbaglia tutto l'ambiente accademico che si mette a irridere il libro (l'idea stessa di irridere è un abominio, a mio avviso). Anzi, innanzitutto secondo me è fondamentale per capire che possano esistere forme mentali totalmente aliene alla propria. Ovviamente, un libro non conterrà la Verità Rivelata, ma nemmeno andare a vivere in Giappone se è per questo. L'idiota l'ho detto a Dairon, perchè si è comportato da idiota. Non c'erano altri motivi dietro. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Discutere le cose contemporanee è sempre difficile. Ognuno ha le proprie idee e pure i giapponesi si scornano sul definirsi attualmente. Meglio risalire a da dove si proviene. Io sono convinto che certi comportamenti e ragionamenti descritti dalla Benedict siano tutt'ora validi. Solo che sono più mascherati, più difficili da individuare rispetto a un tempo. Che per dirla in maniera ancora più semplice, un cinghiale per quanto intelligente, ragiona da cinghiale. Non si può sfuggire alla propria natura, per quanto si voglia cambiare o si è consci delle proprie abitudini o convenzioni siano " sbagliate". Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 "commissionato all'autrice dall'Office of War Informatrion degli Stati Uniti..." Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 (modificato) Discutere le cose contemporanee è sempre difficile. Ognuno ha le proprie idee e pure i giapponesi si scornano sul definirsi attualmente. Meglio risalire a da dove si proviene. Io sono convinto che certi comportamenti e ragionamenti descritti dalla Benedict siano tutt'ora validi. Solo che sono più mascherati, più difficili da individuare rispetto a un tempo. Quindi se vuoi dirmi "la Benedict l'ha fatta fuori dal vaso e non ha capito nulla", secondo me sbagli. E sbaglia tutto l'ambiente accademico che si mette a irridere il libro (l'idea stessa di irridere è un abominio, a mio avviso). Anzi, innanzitutto secondo me è fondamentale per capire che possano esistere forme mentali totalmente aliene alla propria. Secondo il noto scrittore di fantascienza americano Mike Resnik, la più affascinante civiltà aliena mai descritta in un romanzo è quella del Giappone del XVII secolo in Shōgun di James Clavell.. Modificato 11 Giugno, 2012 da EYMERICH Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zenone Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 (modificato) Ok, let's spar a bit. Mah, ma rifiutare un intero ambito di discussione, quello accademico, non è chiusura? Non è snobbismo? Per carità, in questo sei coerente con posizioni assunte in altri post: ti sei definito un isolatra, la cosa è abbastanza palese mentre scrivi. Tu proponi, attraverso quello che ho scritto, questa immagine di dotti uomini che deridono una dotta di un'altra epoca. Se dovessimo fare questo gioco, tu adesso non saresti forse l'intellettuale solitario che urla verità dalla cima della sua torre? Ma non vorrei fare questo gioco, restiamo più terra terra, credo lo preferisca anche tu così. Il mio post era prevalentemente un momento di RAGE internettiana con una promessa di approfondimenti quanto e se ci andava. Espanderò sul perché la svolta Benedictiana mi ha irritato, ma voglio prima precisare due punti che hai sollevato dal mio post - e per pietà, ricordate che io lo ho scritto mezzora dopo essermi svegliato XD Maraini-gate: non volevo fare confronti quanto una battuta da yamatologo - sì, non ho riserve sul termine, torneremo anche questo, non è certo mia intenzione comparare l'ipotetico valore assoluto - che poi, esiste il valore assoluto di un saggio? - di due prodotti così diversi negli intenti. Al massimo volevo dire che mentre quello della Benedict è un prodotto spiccatamente di parte, frutto di una prospettiva coloniale e privo di rigore scientifico il nostro connazionale, pur commettendo molti errore - e tanti in comune con la Benedict - si è limitato a raccontare una sua esperienza di vita. Potrei aggiungere che per me la più superficiale esperienza personale in casi come questo ha buone chance di valere più di qualunque studio a distanza, ma questa è solo la mia opinione su una questione di metodo antropologico ridicolmente più ampia, quindi lascerei morire qui la cosa. I dotti dottori che parlano dottorosamente male della Benedict al bar: ora, permettendomi di usare un briciolo di mia esperienza di vita, il mondo accademico italiano dedicato all'Asia orientale è composto da gente estremamente normale e poco pretenziosa, ma che certi argomenti li respira, vive attraverso di essi, e per questo anche quando li prendi fuori dall'orario di lavoro si finisce a fare battute su Kafu. Volevo proporre un'immagine abbastanza goliardico, se ho fatto pensare a intellettuali baffuti che parlano male di anziane donne mentre fumano la pipa ho reso un disservizio a quel mondo, quindi mi si scusi. Restiamo un momento sull'accademia. Direi che è implicito che reputi il tuo astio un po' infantile e anche un po' più snob, dato che non ti piace il teatro esplicitiamolo. Non voglio convincerti di nulla, ma ci tengo quantomeno a dire che le cose vengono chiamate affinché la gente ne parli, e tu più di tutti, tanto ossessionato dalla tua visione del purismo, non dovresti svilire l'importanza di un nome. Esiste l'italianistica, esiste l'ispanistica, esistono questi nomi affinché la gente possa chiamare questi argomenti, e possa così parlarne. Lo studio del Giappone ha avuto e ha tanti nomi. Dicevamo "orientalistica", e oggi è un termine per cui chi ha meno di 40 anni volge gli occhi al cielo - perché questi blocchi non comunicanti chiamati oriente e occidente sono il nemico di tante cose, non solo di uno studio proficuo. "Yamatologia" è un termine specifico, di cui posso tracciare la storia, e che è socialmente adeguato: è neutro e non esprime una visione di parte, e queste cose contano. Se diciamo che non contano, allora non conta il linguaggio, e possiamo spogliarci e andare a copular per la via. Ora, di nuovo, se vuoi avere un certo tipo di prospettiva verso l'intero mondo accademico, be my guest, ma allo stesso modo permettemi di dire che vedo in questo uno snobbismo molto superiore alle immagini di dotti dottori che proponevi tu. Si può essere paladini della vita frugale quanto pare, ma resta sciocco rifiutare la comunicazione con chi per un argomento, letteralmente, ci vive. Vale la pena farlo, e poi là troverai esattamente la spessa percentuale di gente gradevole e sgradevole che troveresti in qualunque altro ambito. Il punto di partenza di tutto questo era Una Tomba per le Lucciole, no? Torniamo un momento là. Il dato su come Takahata veda la vicenda del film è stato molto, molto interessante. Non condivido la tua visione della visione originale dell'autore, per cui sovrascrive immediatamente qualunque altra analisi successiva, ma non la reputo neanche una parte di poco conto. è soprattutto interessante come dato storico, perché vede generazioni diverse a confronto. Ci piace. Ma perché poi passare a fare la predica? Perché i giovani d'oggi sono viziati? Cioé, sì, lo sono, ma perché questo è il problema da sollevare? Sono viziati perché dall'occupazione americana in poi si sono lanciati sulla via della moderna democrazia capitalista, tutto questo è stato voluto, è normale che succeda questo. Gli standard di vita salgono, abbiamo tutti quello che vogliamo, i registi sono liberi di fare film d'animazione e noi siamo liberi di stare per forum a commentarlo. Nessuna implicita critica alla decadenza dei costumi eh, fuck yeah capitalism se mi permette di dedicarmi alla mia sterile vita intellettuale quanto voglio. Io nelle pagine passate a un certo punto ho visto questo sfrenato insistere su una monade culturale giapponese, sui valori d'altri tempi e sulla yamatodamashii. Questo a me sembra quello che genera immobilismo e alienazione, segregare il mondo asiatico in un generico "oriente" in cui possiamo individuare specifiche regole, diverse dalle nostre, e fare a chi le conosce meglio. Questo è l'errore/orrore di tutta una generazione precedente di studiosi, a cui tuttavia non bisogna mancare di gratitudine: sono loro che hanno aperto strade oggi percorse da altre persone. Ma lo stereotipo resta lo stereotipo, e se in ogni stereotipo c'è del vero, ci sono anche un mucchio di sciocchezze, di sovrastrutture che plasmano le immagini. Non serve una specifica preparazione culturale per trovare le azioni del protagonista del film negative, come ha fatto notare qualche post fa un altro utente. Ogni persona, con la sua personale formazione, può avere la sua prospettiva su qualcosa, che può essere corretta o meno al di là delle basi che uno abbia riguardo la specifica cultura di riferimento. Non so quante volte ho parlato di prospettiva culturale su cose come Bakemonogatari o Zetsubou sensei: però quello che ho sempre avuto paura di fare è il diventare didattico, diventare un maestro. Questo è sbagliato, perché con tutte le esperienza di vita che uno ha, non si può imporre una singola visione immobile di qualcosa, soprattutto se si parla di qualcosa di abnorme come un'intera cultura. La cultura cambia, si plasma, così come le prospettive delle persone. In una sola generazione in Giappone, come anche in Italia, è cambiato tantissimo. Continuerà di generazione in generazione: non ha senso fermarsi su immagini specifiche, al massimo quello che si può fare è analizzare la storia, e cercare di intuire il corso. Intanto, i giapponesi continueranno ad avere varie visioni differenti di questo film finché continueranno a guardarlo: sapere le tendenze è interessante, ma non determinante. Se devo dire cosa ho letto in queste ultime pagine, da parte di Dairon io non ho visto tanto chiusura mentale quanto un modo molto polemico di continuare a porre dubbi non illegittimi. Perché i giapponesi non sono veramente un branco di formiche che pensano tutti uguali, e diverse tendenze sono sempre esistite: diamine, è per questo che la gente moriva in carcere, durante l'impero. Se tu - Shito - sei sinceramente colmo d'ammirazione per lo spirito degli uomini giapponesi di un tempo, ok, va bene. Ma non presentiamo una singola visione di un complesso periodo storico come eccessivamente determinante: sicuramente nell'analisi del film a un certo punto si arriva alla visione dell'autore, che è chiaramente di critica verso un certo tipo di atteggiamento. Ma la Storia non finisce là, e il dopoguerra non si esaurisce a un ottimo film di Takahata. PEr carità, forse si voleva solo parlar del film, ma mi sembra ci sia fatti un po' prendere la mano. Se noi, bianchi italiani di fronte al monitor, ci arroghiamo troppa autorità sulle "cose giapponesi", allora stiamo facendo orientalismo, li stiamo analizzando come oggetto esterno e stiamo facendo antropologia vecchia maniera, quella che nell'animo è colonialismo, imperialismo. Questo non vuol dire che non dobbiamo esprimere opinioni, ma serve flessibilità. Potrei dire che per me l'uomo giapponese moderno non è figlio di una cultura antica, ma è figlio di Meiji. Potrei dire che le strutture del Giappone contemporaneo non sono figlie di Tokugawa o prima, ma del sistema che si è venuto a formare in reazione a noi. Che la natura del popolo giapponese non passa per il Genji Monogatari e la poesia haikai e i bushi, ma per il desiderio di riconoscimento, per l'ambizione, per la droga, per la prostituzione, per le colonie. Questi sono punti in cui credo personalmente, figli di un percorso, di cui può valere la pena parlare. Ma non devono essere leggi per nessuno, perché è difficile comprendere la natura di una singola persona che conosci da anni, figuriamoci la natura di un popolo. La Benedict, contestualizzata storicamente, non ha commesso alcun crimine: ha fatto quello che al tempo era legittima antropologia, e non ha preteso nulla che fosse strano per l'epoca. Oggi al bar non facciamo battute su di lei, ma le facciamo su quel titolo che è riuscita a tirare fuori. Perché lei dice che l'errore dell'americano era non capire che nei giapponesi vi erano insieme il crisantemo e la spada. Quello che oggi tanta gente dice e io, senza alcuna paura di concordare con qualcun altro, sostengo a mia volta, è che né il crisantemo né la spada esistano. Erano la via semplicistica del paese vincitore per razionalizzare il loro nemico sconfitto, un facile bignami per andare poi avanti nella loro strada di democraticizzazione. I risultati, secondo me, li vediamo oggi in una società completamente schizoide, ma le cui radici giapponesi che tanto creano drammi non sono quelle di Heian, ma quelle dell'impero. Se non diciamo che il crisantemo e la spada non esistono, allora per me siamo ancora alle azalee, all'eleganza del gesto e all'estetica. Se qualcuno vuole quella visione, prego, ma non è un punto da cui secondo me si possa arrivare a qualcosa di concreto. Se ho scritto prima, in modo un po' ironico, è perché vedere persone con un lungo rapporto col Giappone fermarsi a una didattica secondo me così elementare e arretrata mi fa strano, e un po' mi turba. E questo ho voglia di dire per ora. Non mi scuso per la lunghezza, ma mi scuso per il disordine. Se ne tragga quel che si può e quel che si vuole. P.S. Shito, qualche pagina fa hai raccontato dell'educazione di tuo padre riguardo certi gesti, il sedersi composti e altre cose. I miei genitori, abbastanza anziani per precedermi di due generazioni più che di una, non si sono soffermati molto su quegli aspetti ma, probabilmente per il loro aver fatto politica seria fin quando in Italia è esistita, mi hanno trasmesso un forte rispetto per l'altrui persona. Questo non vuol dire che non mi sentirai esprimere pareri in qualche modo antagonistici, dopotutto quanto ho appena scritto è sicuramente un po' "d'attacco" - direi scacchisticamente, nessun intento animoso. Ma non mi piace la volgarità verso l'altrui persona, mi irrita, mi da fastidio e mi fa sentire molto poco ok. Sarà teatro, ma è teatro quanto qualunque altro codice si scelga di avere, a livello personale come a livello sociale. La salacia e gli schiaffi vengono con rapporti più lunghi, personali, in genere con cibo e vino in mezzo. Il forum per me non è luogo in cui assumere certi toni intimi. Tutto questo non per demonizzare Garion, che non ha nulla di criminale, ma per chiarire che mi concedo il diritto di togliermi di torno se mi ritrovo toni di discussione che non mi stanno a genio. Di nuovo, teatro, ma come qualunque altro. Me lo potrai concedere, dopotutto il tono di questo ultimo scambio mi sembra equilibrato il giusto. P.P.S. Garion, vedo che hai appena postato, non ce la faccio a tornare su quanto ho scritto ora, ma credo che, se avrai voglia di tornare sull'argomento con me, in questo troppo lungo post ci siano cose che toccano quanto tu dici. Modificato 11 Giugno, 2012 da Zenone 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Decisamente un bel post.. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Garion-Oh Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 P.P.S. Garion, vedo che hai appena postato, non ce la faccio a tornare su quanto ho scritto ora, ma credo che, se avrai voglia di tornare sull'argomento con me, in questo troppo lungo post ci siano cose che toccano quanto tu dici. Ma no, il punto da cui è scaturito tutto è che secondo me da quando Goldrake è arrivato in Italia, gli italiani non ci hanno mai capito niente. E continueranno a non capirci niente e travisare perchè utilizzano un metro di giudizio mancante di informazioni. Ma dopotutto parliamo di opere d'intrattenimento, trattate in Italia come merce qualsiasi. Solo Shito cerca di fare una localizzazione che ne premi l'aspetto culturale (da qui, chi si lamenta dei suoi adattamenti). Inoltre non è che anime e manga siano la documentata verità sulla forma mentale dei giapponesi. Sono prodotti di fantasia di menti giapponesi. Una realtà distorta creata da una cultura diversa dalla nostra. Poi se vuoi discutere sui cambiamenti della società giapponese, volendo si può fare. Ma mentre tu mi pare ti soffermi a vedere le differenza della società contemporanea rispetto a un tempo, io non riesco a fare a meno di vederne gli aspetti invariati (soprattutto se sgradevoli). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lord Gara Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Questo è il motivo per cui aborro gli studi umanistici. Provo comunque a fornire un punto di vista che secondo me potrebbe salvare capra e cavoli. Nello studio di una società ritengo che sia fondamentale il fondersi dello studioso nel tessuto sociale oggetto di studio, è esattamente come un documentarista che studia i leoni nella savana, non può giungere a delle conclusioni solide, scientifiche, senza uno studio ravvicinato del fenomeno, senza un approccio di prova ed errore, l'esperimento è il fondamento stesso del metodo scientifico dai tempi di Galileo e dai tempi di Galileo rimane valido. Il lavoro della Benedict però, a una superficiale occhiata via Wikipedia, mi pare interessante come framework analitico che permette allo studioso di farsi un'opinione sulla civiltà nippona. Sebbene il committente sia l'OWI non va di certo considerato come un manuale militare, quanto più un'analisi condotta a distanza commissionata ad una antropologa per avere un modello di massima sul quale impostare le relazioni con i giapponesi. Non bisogna dunque cercare delle conclusioni che abbiano una valenza scientifica, come a contrario mi pare di capire ricerchino chi ha elevato il suo trattato a fondamento di antropologia/sociologia giapponese, quanto più un punto di partenza per futuri studi maggiormente strutturati, un'informativa, in termini di letteratura accademica attuale forse si potrebbe considerare un "white paper". Poi chiaro appunto che ai tempi quello probabilmente era il massimo che poteva esistere e quindi gli intenti potrebbero essere stati sinceramente scientifici/antropologici ma non conoscendo la signora Benedict non lo posso dire. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Decisamente un bel post.. Mi associo. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Alex Halman Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Decisamente un bel post.. Mi associo. Pure io Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 (modificato) Se c'è qualcosa che invidio a Garion è il dono della sintesi. Ma la mia invidia è del tipo migliore, direi, perché è piuttosto serena ammirazione scevra da gelosia, indi bene così. Ho letto il tuo intervento, Zenone, e l'ho trovato interessante. A volte ho avuto la sensazione che tu mi stessi rispondendo non avendomi inteso, a volte invece che tu spostassi -credo involontarialmente- quello che io e credo Garion intendevamo essere il punto focale del discorso che si andava conducendo. Dovrei fare una risposta punto-per-punto, ma è una cosa che odio, seppure a volte utile, specie con chi come te mi pare sappia davvero dialogare. Mi sa che farò una cosa a metà. Perdonamami, è egoistico ed egocentrico, ma siccome apprezzo davvero il tuo modo di scrivere (forma e contenuto), e non solo qui, vi è in me il desiderio di essere inteso. Cerché di fare personalismo solo dove lo farò per dare seguito a quando da te per primo introdotto nel discorso. Ok, let's spar a bit. Mah, ma rifiutare un intero ambito di discussione, quello accademico, non è chiusura? Non è snobbismo? Per carità, in questo sei coerente con posizioni assunte in altri post: ti sei definito un isolatra, la cosa è abbastanza palese mentre scrivi. Tu proponi, attraverso quello che ho scritto, questa immagine di dotti uomini che deridono una dotta di un'altra epoca. Se dovessimo fare questo gioco, tu adesso non saresti forse l'intellettuale solitario che urla verità dalla cima della sua torre? Ma non vorrei fare questo gioco, restiamo più terra terra, credo lo preferisca anche tu così. Mi hai grandemente freinteso. Non è che io dica "tutta l'accademia mi fa schifo e io sono meglio". Io dico che l'accademia, l'ambiente accademico, non mi piace - per quello che ho visto, per quello che ho vissuto, per come sono invece fatto io. Questo non vuol dire che io pensi di 'saperne di più', solo non mi piace. Sono astemio, ma per esserlo non ho maturato una grande conoscenza sull'alcool. Sono astemio, appunto. Tra l'altro, siccome il mio rifiuto, o meglio la mia repulsa, è quantopiù sensoriale, non è categoria, e soprattutto non si estende dal generale al particolare. Posso incontrare domani un professore universitario e pensare che sia la persona migliore del mondo, e stimarlo come nessun altro. Proprio perché sono conscio della mia generale avversione, sono sereno nel contraddirla infinite volte nel particolare reale. :-) Mi chiedo spesso se la mia "simpatia" per certi modi di essere nipponici (per come io li rilevo) sia causa o effetto di taluni miei propri modi di essere. Probabilmente entrambi, ma non lo saprò mai. Per esempio, se pensi a quelle tipiche "contraddizioni apparenti" (ovvero tali se percepite in ottica occidentale) che trovo essere ben enucleate dalla Benedict, anche io sono fatto un po' così: è come se proprio poiché pontifico sempre, e parlo sempre per massimi sistemi, e sembro sempre così supponente e adamantino sulle mie certezze fondate sul nulla scientifico, parimenti sia prontissimo a riconoscerne l'esatto opposto in casi concreti di singoli. E' una cosa che ho notato da molto tempo, e l'ho notata in me, e allo stesso modo la rilevo nel modo in cui le persone giapponesi che ho conosciuto sono al tempo stesso orgogliose e radicate nel loro modo di essere, nel proprio, e genuinamente interessate e oneste verso l'altro. Per come la vedo io, è solo la sicurezza del sé, la vera sicurezza del sé, che rende onesti verso il diverso: "siccome sono davvero sicuro di me, voglio conoscere il pensiero di chi è del tutto diverso da me. Se troverò che sia meglio di me, cambierò idea, anche instantaneamente". Per come la vedo io, è solo l'insicurezza, in realtà, a creare arroccamenti aprioristici del pensiero umano: solo chi ha *paura* di veder in fallo le proprie fondamenta è sordo alla verità dell'altro. :-) (wow, che predicozzo - fico!) Il mio post era prevalentemente un momento di RAGE internettiana con una promessa di approfondimenti quanto e se ci andava. Espanderò sul perché la svolta Benedictiana mi ha irritato, ma voglio prima precisare due punti che hai sollevato dal mio post - e per pietà, ricordate che io lo ho scritto mezzora dopo essermi svegliato XD Fair enough, l'ho apprezzato molto comunque, del resto. :-) Maraini-gate: non volevo fare confronti quanto una battuta da yamatologo - sì, non ho riserve sul termine, torneremo anche questo, non è certo mia intenzione comparare l'ipotetico valore assoluto - che poi, esiste il valore assoluto di un saggio? - di due prodotti così diversi negli intenti. Al massimo volevo dire che mentre quello della Benedict è un prodotto spiccatamente di parte, frutto di una prospettiva coloniale e privo di rigore scientifico il nostro connazionale, pur commettendo molti errore - e tanti in comune con la Benedict - si è limitato a raccontare una sua esperienza di vita. Potrei aggiungere che per me la più superficiale esperienza personale in casi come questo ha buone chance di valere più di qualunque studio a distanza, ma questa è solo la mia opinione su una questione di metodo antropologico ridicolmente più ampia, quindi lascerei morire qui la cosa. Cercherò di essere chiaro: per me il valore del libro della Bedenict sta proprio nella *triangolazione* culturale. Certe cose si rendono vieppiù evidenti, a mio dire, proprio in questo genere di triangolo percettivo, come del resto mi pare accada spesso (almeno a me) nella triangolazione linguistica. Certo che la Benedict è di parte, ma lei stessa è intelligente abbastanza per dire che sarebbe sciocco pensare di poterno non essere. Lei dice: mi sforzo. Ma non presume di essere del colore dell'acqua. I suoi colori sono le stelle e le strisce, e tanto va bene così se lei lo sapeva, e io che leggo lo so. Dico sempre che, quando si parla di culture, o si è qualcosa, o cercado di essere 'tutto', non si è nulla. Io leggo la Benedict e sento la sua totale "generosità intellettuale e culturale", quasi mi commuove. Lei stessa ti dice che per gli americani i giapponesi erano uomini scimmia, che gli puoi buttare un'atomica sopra e tutto sommato è ok. Ci sono eccidi e violenze che non si riescono a compiere su esseri che si avvertono come 'troppo simili' a noi stessi. Dall'eccidio degli ebrei, allo stupro di Nanchino, al turismo sessuale, è sempre così. Non c'è niente da fare, il diverso è diverso non per il super ego (drogato di buonismo e cosmopolitismo, oggi come oggi), ma per l'ES! Le 'negrita' di Cuba non è come la tua vicina di casa, la ragazzeta Thai neppure, e allora le nefandezze le si va a fare lì, e le giustificazione inconsce sono bizzeffe. La generosità della Benedict trascende tutto ciò. Era palesemente una donna fatta in un certo modo, lo leggo nel suo libro come leggo in Nabokov che collezionava farfalle, e piango in certi punti. Tu parli di rigore scentifico? Io parlo di sensorialità ed emotività, di quello che ti fa commuovere con la tragedia greca, e che ti fa girare la testa a volte, quando il livello empatico trabocca oltre certi calici. Per me cercare di capire l'altro e così, e qui per me la Benedict è l'altro, gli americani sono altri, i giapponesi di allora sono altri, i giapponesi di adesso sono altri. Io non cerco di fare una scienza di niente, io cerco solo l'affinità, la comunione sinanco mistica, trascendente, metafisica dei pensieri e delle emozioni. Sogno di essere stato inteso in queste mie righe, prive di ogni rigore. Ancora una volta, destrutturazione nella forma per esprimerne la sostanza. Io piango cantando il Canto delle Creature di San Frascesco, e sono un agnostico/ateo, dalla nascita. Un sacerdote mi disse che sono come un monaco laico e il mio pensiero fa scienza in quanto tale. Ma non sono sicuro di avere compreso il significato delle sue parole. I dotti dottori che parlano dottorosamente male della Benedict al bar: ora, permettendomi di usare un briciolo di mia esperienza di vita, il mondo accademico italiano dedicato all'Asia orientale è composto da gente estremamente normale e poco pretenziosa, ma che certi argomenti li respira, vive attraverso di essi, e per questo anche quando li prendi fuori dall'orario di lavoro si finisce a fare battute su Kafu. Volevo proporre un'immagine abbastanza goliardico, se ho fatto pensare a intellettuali baffuti che parlano male di anziane donne mentre fumano la pipa ho reso un disservizio a quel mondo, quindi mi si scusi. Di nuovo mi freintendi. Io non so *nulla* dell'accademia 'orientalista' italiana, a parte che quando ho conosciuto Amitrano mi pareva una persona carina. Ci sarei andato a cena a chiacchierare, avessi avuto occasione di invitarlo. Io non ho envisionato dotti dottori. Ho envisionato un branco di dottorandi e assistenti e gggiovani intorno a un capobranco (il professore), e in nessuno di loro un briciolo di amore genuino per quello di cui parlano. Empatia zero, titoli trenta e lode. Ovviamente lo so che non sono tutti così.Quando ne incontro uno diverso, sono felice e radioso, e lo importuno impudentemente, senza sosta, per il privilegio di avere un po' del suo tempo. Mi è capitato. Io mi sento un orbo nella valle dei ciechi, ma vado sinceramente alla ricerca dei vedenti, non ho timore del mio essere orbo. Restiamo un momento sull'accademia. Direi che è implicito che reputi il tuo astio un po' infantile e anche un po' più snob, dato che non ti piace il teatro esplicitiamolo. Non voglio convincerti di nulla, ma ci tengo quantomeno a dire che le cose vengono chiamate affinché la gente ne parli, e tu più di tutti, tanto ossessionato dalla tua visione del purismo, non dovresti svilire l'importanza di un nome. Esiste l'italianistica, esiste l'ispanistica, esistono questi nomi affinché la gente possa chiamare questi argomenti, e possa così parlarne. Lo studio del Giappone ha avuto e ha tanti nomi. Dicevamo "orientalistica", e oggi è un termine per cui chi ha meno di 40 anni volge gli occhi al cielo - perché questi blocchi non comunicanti chiamati oriente e occidente sono il nemico di tante cose, non solo di uno studio proficuo. "Yamatologia" è un termine specifico, di cui posso tracciare la storia, e che è socialmente adeguato: è neutro e non esprime una visione di parte, e queste cose contano. Se diciamo che non contano, allora non conta il linguaggio, e possiamo spogliarci e andare a copular per la via. Può darsi che a questo punto tu abbia già inteso il mio essere, e quindi ora io scriverò cose inutili - nel vero senso della parola. Tutto il mio essere intellettuale è infantile, certo e ovvio, dato che l'intelletto per sé stesso è infatile anzi èl'infantilità maschile in quanto tale, se chiedi a me. Ho un interesse linguistico, ma sono col principino quando dice che è risibile credere che l'esistenza delle cose si risolva nel nome con cui le si chiama. Forse è una cosa molto occidentale, in una maniera viscerale, dato che "in principio era il verbo"? Credo di sì. Quando chiedi a un mio amico (mezzo giapponese) di spiegarmi 'il significato' di 'kiken' (una parola), lui anziché fare metalinguaggio ("il pericolo è un concetto definente una situazione in cui...") è saltato sù, d'un tratto, e con voce spaventata ha detto "abunai!!!", come se mi stesse investendo una macchina. Quello è "kiken", mi dice. E poi aggiunge: "tu ragioni troppo solo con un emisfero del cervello". Mi sono marchiato questa lezione a fuoco nella corteccia cerebrale. Io che avevo avuto un'educazione mentale molto illuminista, ho iniziato a pensare che la metalinguistica essa tutta fosse fuffa. Giuro che ho iniziato a godere del capirsi a gesti. La prima volta che ero in Giappone per lavoro, e parlavo giapponese ancor meno di adesso, mi mettevo a *comunicare* con i vecchi in strada, o con la gente a mezzanote al konbini, e la gioia del capirsi, dell'intendere i significati oltre i significanti, per me traboccava dagli occhi delle persone. Credo che l'articolazione del linguaggio sia divenuto il rifugio dei peccatori delle persone che non sono davvero più interessati a capire cosa un altro dice, ma solo a copiacersi di dire qualcosa di 'ben detto'. Non è una contraddizione che a dire una cosa simile sia proprio io, per cui è stato fatto lo smiley del Devoto-Oli in testa? Ecco, lo è ma non lo è. Se riuscirai a 'sentire' questo, allora capirai tutto il senso di quello che esprimo, qui per iscritto (è un forum), in altri posti oralmente. Una persona molto più colta, intelligente, anziana di me e di quanto io potrò mai arrivare ad essere mi diceva sempre, quando facevo rant assurdi su altri lidi, che ero "così generoso", e che se ne meravigliava. Io mi meravigliavo della sua definizione, e negli anni ho creduto di avere pian piano inteso il suo significato. Poi, con l'uso del termiine 'generoso' nella traduzione del testo della Benedict, ho capito che non avevo ancora capito del tutto cosa Fabio intendesse. Ora, di nuovo, se vuoi avere un certo tipo di prospettiva verso l'intero mondo accademico, be my guest, ma allo stesso modo permettemi di dire che vedo in questo uno snobbismo molto superiore alle immagini di dotti dottori che proponevi tu. Si può essere paladini della vita frugale quanto pare, ma resta sciocco rifiutare la comunicazione con chi per un argomento, letteralmente, ci vive. Vale la pena farlo, e poi là troverai esattamente la spessa percentuale di gente gradevole e sgradevole che troveresti in qualunque altro ambito. Non c'è alcuno snobbismo, non c'è alcuna concezione autoaccademica dell'intero mondo accademico, non c'è nulla di tutto ciò in me. Il mio pensiero è da te immaginato come una sorta di 'accademia a sé stesso', ma è proprio la forma che è diversa. Volendo, non esiste neppure 'un mio pensiero'. C'è un mio sentire, diffuso e informe, che si esprime in ogni cosa che penso, dico, scrivo e faccio. E' in ogni cosa e in nessuna cosa, è in antitesi con molte cose ma non vole autodefinirsi come antitetico a nulla. Al tempo stesso prescinde da tutto, e trascende tutto. E'. Ed essendo, può dialogare con tutto, tutto spregiare ma amare ogni cosa, senza avere crisi di coscienza o di incoerenza o di inconsistenza. Il punto di partenza di tutto questo era Una Tomba per le Lucciole, no? Veramente, no. Ma di questo ti ha già così concisamente e mirabilmente detto Garion. Torniamo un momento là. Il dato su come Takahata veda la vicenda del film è stato molto, molto interessante. Non condivido la tua visione della visione originale dell'autore, per cui sovrascrive immediatamente qualunque altra analisi successiva, ma non la reputo neanche una parte di poco conto. è soprattutto interessante come dato storico, perché vede generazioni diverse a confronto. Ci piace. Questo è un altro discorso, ma siccome mi piace da matti, mi ci tuffo. Non è che l'interpretazione autentica sovrascrive ogni altra analisi. Solo, sono cose che vivono su piani ontologici schiettamente diversi. Ovviamente, ciascun autore -ciascun artista!- muove da un livello di autocoscienza diverso. Ogni uomo ha un diverso livello di autoanalisi, e così di autocoscienza su quel che partorisce dalla sua mente. Se vivrà abbastanza, un giorno con un buon interprete spiegherò a MIyazaki perché lui, proprio lui, è un lolicon escapista otaku e come tutta la sua opera sia un inconscio cercare di negare questo suo lato. Sarà una scena tipo quella de "La morte a Venezia" (film di Visconti), quando l'amico del compositore gli strimpella il suo brano gridando: "è la TUA musica!", e l'altro ha una crisi. Apoteosi freudiana, una cosa epica. Magari avrò torto matto e mi scuserò di brutto, ma tant'è. Magari, anzi, prima di allora avrò completamente cambiato idea su ogni cosa. Se vivremo, vedremo. Ma Miyazaki è Miyazaki è Miyazaki, ed è lui con la sua testa che ha fatto quello che ha fatto. E io sto a guardare, a pensare, a parlarne. Ma perché poi passare a fare la predica? Perché i giovani d'oggi sono viziati? Cioé, sì, lo sono, ma perché questo è il problema da sollevare? Sono viziati perché dall'occupazione americana in poi si sono lanciati sulla via della moderna democrazia capitalista, tutto questo è stato voluto, è normale che succeda questo. Gli standard di vita salgono, abbiamo tutti quello che vogliamo, i registi sono liberi di fare film d'animazione e noi siamo liberi di stare per forum a commentarlo. Nessuna implicita critica alla decadenza dei costumi eh, fuck yeah capitalism se mi permette di dedicarmi alla mia sterile vita intellettuale quanto voglio. Questo è ancora altro discorso. Perché Tomino ha fatto Gundam, che era un prendere a schiaffi i nuovi ragazzini? Lo sa Tomino, e io una mezza idea ce l'ho, Garion avrà almeno un tre quarti di idea. Ma io so che Tomino ha la testa, la faccia, e il parlare di un monaco, soprattutto. E che Takahata ha un diverso sorriso. Leggo le loro opere in funzione anche (soprattutto?) di queste sensazioni. Sto invecchiando così. Io nelle pagine passate a un certo punto ho visto questo sfrenato insistere su una monade culturale giapponese, sui valori d'altri tempi e sulla yamatodamashii. Questo a me sembra quello che genera immobilismo e alienazione, segregare il mondo asiatico in un generico "oriente" in cui possiamo individuare specifiche regole, diverse dalle nostre, e fare a chi le conosce meglio. Questo è l'errore/orrore di tutta una generazione precedente di studiosi, a cui tuttavia non bisogna mancare di gratitudine: sono loro che hanno aperto strade oggi percorse da altre persone. Ma lo stereotipo resta lo stereotipo, e se in ogni stereotipo c'è del vero, ci sono anche un mucchio di sciocchezze, di sovrastrutture che plasmano le immagini. Giuro che stai PROIETTANDO i tuoi fantasmi accademici. Forse temi che in te ci sia il rischio di pensare così, di chiuderti così, e allora additi l'altro che ti pare, nella tua spaventata percezione, fare così. Io non lo facevo. Garion non lo faceva. Ti invito a capire e praticare la generosità della Benedict, non solo verso gli altri lontati (cosa che probabilissimamente già fai, e ti sforzi di fare, con buon profitto), ma anche verso gli altri vicini. Tipo me. Della generazione precedente di studiosi nulla so, e nulla mi interessa. So che per me non esistono 'i giapponesi' e non c'è una monade di giapponesità, né come mito di infanzia sclerotizzato, né come spauracchio, né come bolo accademico. Quando parolo con la gente la guardo negli occhi. Non serve una specifica preparazione culturale per trovare le azioni del protagonista del film negative, come ha fatto notare qualche post fa un altro utente. Credo che questa frase non abbia senso, infatti. Nel senso che per me non si può capire una lingua senza averla 'studiata', non si può capire una cultura (o qualsiasi suo prodotto, o creatura!) senza averla studiata. Ogni persona, con la sua personale formazione, può avere la sua prospettiva su qualcosa, che può essere corretta o meno al di là delle basi che uno abbia riguardo la specifica cultura di riferimento. Questo perché tu dai dignità di esistenza alle 'prospettive personali' anche quando del tutto distorte dall'ignoranza pura. Io, invece, no. Altrimenti ora potrei mettermi a leggere un libro in aramaico e farmene un'idea, anche senza saper interpretare un singolo segno. No. Io ho fatto esercizio di sosprendere il mio giudizio per mancanza di elementi di lettura, e non stimo chi non è in grado, o si impedisce, di farlo. Mi viene in mente l'insulto di Garion. Spesso colleghi mi dicono: che ne pensi di questo doppiaggio? Rispondo: non lo so, non ho visto l'oridinale. Loro: ok, ma il doppiaggio italiano ti piace? Io: non lo so. Non posso dire se mi piace. E davvero la gente strabuzza all'idea che io NON abbia un mio giudizio su qualcosa. In effetti, non ce l'ho. Se mi mancano elementi o forme che io consideri necessarie al giudizio minimo, non formulo un giudizio. E parimenti disrpezzo tutti quelli formulati palesemente in assenza di quegli elementi e forme che io considero necessarie. Perché per elaborare questo giudizio sul giuduzio, invece, mi sento soddisfato degli elementi che ho. Non so quante volte ho parlato di prospettiva culturale su cose come Bakemonogatari o Zetsubou sensei: però quello che ho sempre avuto paura di fare è il diventare didattico, diventare un maestro. Questo è sbagliato, perché con tutte le esperienza di vita che uno ha, non si può imporre una singola visione immobile di qualcosa, soprattutto se si parla di qualcosa di abnorme come un'intera cultura. La cultura cambia, si plasma, così come le prospettive delle persone. In una sola generazione in Giappone, come anche in Italia, è cambiato tantissimo. Continuerà di generazione in generazione: non ha senso fermarsi su immagini specifiche, al massimo quello che si può fare è analizzare la storia, e cercare di intuire il corso. Intanto, i giapponesi continueranno ad avere varie visioni differenti di questo film finché continueranno a guardarlo: sapere le tendenze è interessante, ma non determinante. Questo anche è un altro discorso, e mi pare sincero, perché parli dei tuoi timori di te stesso, che ora leggo come comprova di quella proiezione che a mia opinione hai operato prima. Tranquillo: noi moriamo, ma le cose restano quello che furono. E' meraviglioso. Per quel che si penserà leggendo "che stai?" di Foscolo, quello che lui pensava mentre lo scriveva non cambierà. Il passato non cambia. Il passato è fermo. Proprio per questo l'interpretazione autentica dell'autore,una e sola, vive su un piano ontologico diverso da tutte le letture interpretative di chi si voglia. Quelle cambiano, quella no. Lo spirito del tempo cambia, ma ogni opera vive dello spirito del tempo suo e dell'autore suo, non dei lettori che nei tempi a seguire avranno a dirne. Fermarsi, ovvero appuntarsi, su immagini specifiche ha quindi assolutamente senso. Ho letto Souseki, e l'ho amato, così. E' l'ermeneutica genuina, eh! E' Nabokov che insegna che per capire Joyce bisogna andare a Dublino, altrimenti non lo si può capire. C'è anche che per 'sentire' Tororo, quando ci lavoravo, ho fatto una scampagnata al Tusculum e mi sono messo a raccogliere castagne piccolissime, ed erano belle, e non avevo mai pensato che dei semi fossero belli, e luccicavano, e ho fatto delle foto che ho mandato allo Studio Ghibli mentre pensavo a Satsuki e Mei che aprono il fagottino pieno di 'ki no mi' lasciatogli da Totoro. Ma insieme a questo, mi documentato su Tokorozawa, sull'immagine che Miyasan potesse avere avuto in testa quando ha scritto il gensaku, e sui libro che probabilmente leggeva (cfr:"Makkuro Nerino", in giapponese, ovvero "Die Kleine Nerino", IIRC). Ci sono puntini fermi nel passato da unirsi con puntini che respirano nel presente, e bisogna unirli tutti, e studiare gli uni e passare dagli altri per poi riuscire a sforzarsi di empatizzare con gli uni, anche se sono fermi nel passato. Quando riesci a empatizzare con quelli del passato, hai ottenuto qualcosa. Quando senti l'umiliazione e la delusione, soprattutto, di Setsuko che è costretta a riprendere il fratello maggiore perché mangia scomposto, e pensi "kawaisou" di Setsuko perché il fratello l'ha portata, ovvero obbligata, a fare ciò, e quanto non ti senti figo pensando "wow ho capito", ma piuttsto ti senti lo stomaco tutto intasato, allora è una cosa bella. E poi leggo che nel libro della Benedict non c'è niente che rimandi al doversi sedere composti a tavola, quando sei un fratello maggiore e davanti a te hai la tua sorellina, e stai facendo una specie di kazoku-gokko? Ah, beh, allora abbiamo capito tutto. Vale davvero la pena di leggere e vedere film di altre culture, così. Scusa, ma io piuttosto mi commuovo a pensare quanto generosa davvero la Benedict fosse. Se tu - Shito - sei sinceramente colmo d'ammirazione per lo spirito degli uomini giapponesi di un tempo, ok, va bene. Non ho conosciuto così tanti uomini giapponesi di un tempo, non così bene, non ho un'idea del loro spirito e in ogni caso non sono mai stato colmo d'ammirazione per tutto ciò. Ora se tu hai pensato che lo fossi, posto che io sono un pessimo comunicatore, ti invito piuttosto a chiederti, a chiedere a te stesso, quali forme a priori di lettura e quali stereotipi stai piuttosto proiettando su di me. Ma non presentiamo una singola visione di un complesso periodo storico come eccessivamente determinante: sicuramente nell'analisi del film a un certo punto si arriva alla visione dell'autore, che è chiaramente di critica verso un certo tipo di atteggiamento. Ma la Storia non finisce là, e il dopoguerra non si esaurisce a un ottimo film di Takahata. PEr carità, forse si voleva solo parlar del film, ma mi sembra ci sia fatti un po' prendere la mano. Again: rileggi almeno il conciso Garion, che è davvero tutto lì. Se noi, bianchi italiani di fronte al monitor, ci arroghiamo troppa autorità sulle "cose giapponesi", allora stiamo facendo orientalismo, li stiamo analizzando come oggetto esterno e stiamo facendo antropologia vecchia maniera, quella che nell'animo è colonialismo, imperialismo. E' buffo, perché non ti rendi che tu stai facendo quello che temi nei confronti dei coloniali e degli imperialisti, e forse sono io che proietto -ora- ma così mi pare dal modo in cui usi quei termini. Boh, io cerco di 'capire' empatizzando anche il personaggio sudista de La Sporca Dozzina che chiede al superiore "Sir, are we supposed to eat with niggers?" o qualcosa del genere (vado a memoria). Davvero, è terribile leggerti scrivere una cosa come: "non facciamo gli antropologi vecchia maniera!", perché allora tu lo stai facendo nei confronti di quel tipo di pensiero -l'antropologia vecchia maniera, qualsiasi cosa essa sia (io non lo so)-. Sembra il classico discorso tipo "è vietato vietare" da sessantottino parigino: un ossimoro. La democrazia obbligatoria. L'uomo libero che non è libero di rendersi schiavo. Ovvero: aborrire i tabù avendo fatto dei tabù il proprio tabù. Onestamente: ci avevi mai pensato? Questo non vuol dire che non dobbiamo esprimere opinioni, ma serve flessibilità. Potrei dire che per me l'uomo giapponese moderno non è figlio di una cultura antica, ma è figlio di Meiji. E di entrambi, piuttosto? Ovvero della 'fratturata continuità' che vi è tra l'antichità e la Meiji-jidai? Pensavo così prima de il Crisantemo e la Spada, e mi sono davvero divertito nell'intere che anche la Benedict avesse inteso così, come a dire: questi sono punti di continuità, questi sono punti di frattura, ma se ben vedete anche quelle stesse fratture, qualora lette nell'ottica della precedente continuità, vere fratture non sono. Potrei dire che le strutture del Giappone contemporaneo non sono figlie di Tokugawa o prima, ma del sistema che si è venuto a formare in reazione a noi. Che la natura del popolo giapponese non passa per il Genji Monogatari e la poesia haikai e i bushi, ma per il desiderio di riconoscimento, per l'ambizione, per la droga, per la prostituzione, per le colonie. Questi sono punti in cui credo personalmente, figli di un percorso, di cui può valere la pena parlare. E mi pare umilmente sia esattamente quello che la Benedict fa, fermandosi al suo tempo. Ripeto: le parti storiche, che potrebbero apparire pompose, non lo sono affatto. La cosa bella è che si legge proprio come la Benedict stessa avesse studiato, e avesse studiato con una certa passione, rilevando quelle assonanza significatiche che proprio e forse solo un fine intelletto come il suo poteva rilevare. Invece di voler convincere con un bolo di dati (ah, lo scientismo), si limita a proprorre il significato che ha rilevato nei suoi studi e oh, chi voglia pensare il contrario lo faccia, chi troverà assonanze ulteriori con più vasti campi di indagine ne dica, e amen. Hai mai pensato che la statistica sia il rifugio dell'ottusità, e che il pensieto galilaiano abbia ucciso il valore assoluto dell'intuizione metafisica? Io lo penso sempre più spesso. Ma non devono essere leggi per nessuno, perché è difficile comprendere la natura di una singola persona che conosci da anni, figuriamoci la natura di un popolo. Io qui non ho letto nessuno parlare di leggi o verità rivelate se non in senso negazionale. Tu? Proietti ancora i tuoi timori? La Benedict, contestualizzata storicamente, non ha commesso alcun crimine: ha fatto quello che al tempo era legittima antropologia, e non ha preteso nulla che fosse strano per l'epoca. Oggi al bar non facciamo battute su di lei, ma le facciamo su quel titolo che è riuscita a tirare fuori. Perché lei dice che l'errore dell'americano era non capire che nei giapponesi vi erano insieme il crisantemo e la spada. Quello che oggi tanta gente dice e io, senza alcuna paura di concordare con qualcun altro, sostengo a mia volta, è che né il crisantemo né la spada esistano. Erano la via semplicistica del paese vincitore per razionalizzare il loro nemico sconfitto, un facile bignami per andare poi avanti nella loro strada di democraticizzazione. I risultati, secondo me, li vediamo oggi in una società completamente schizoide, ma le cui radici giapponesi che tanto creano drammi non sono quelle di Heian, ma quelle dell'impero. No: crisantemo e spada sono SOLTANTO le *immagini metaforiche* usate da *una singola persona* per definire *solo e soltanto all'interno del SUO testo* due archetipi mentali. Ed è fichissimo, perché io leggendo il titolo avevo subito pensato che il crisantemo si riferisse all'effige di un ben noto casato, e invece no, per la Benedict era semplicemente un'immagine atta a evocare la delicatezza dello spirito umano capace di apprezzare la bellezza floreale. A febbraio nel giardino botanico di Kita-Senri (a nord di Osaka) parlavo con un anziano di Kyoto che si dedica alla selezione di innesti inediti di Camelie, pensavo a un personaggio della SNK che è un Tokugawa e ogni suo colpo ha un nome di un fiore, ero appena passato dinanzi a Esaka (che è dove la SNK ha sede), stavo andando al Parco della Expo'70 di Osaka, dove avrei capito definitivamente che l'origine del mio nickname si lega alla Statua del Sole (cfr cosa ne se ne dice di Notenki Memoirs) e tutto questo era un tessuto assolutamente diffuso nella mia testa, senza alcuna compartimentazione. Tsubaki. Dopo averlo capito, ho trovato il titolo della Benedict davvero bello, per come lo intendeva lei (e lo spiega chiaramente). "Finché non capisci che ciò che ti appare contraddittorio nel diverso in effetti contraddittorio non è, non ti sei avvicinato al diverso". E' verissimo. Ah, che bello il Giappone, paese delle mille contraddizioni! Certo, come no, sono pieni i blog di cretini che vanno lì e ce lo spiegano. Perché ci sono persone che vivono nella contraddizione percepita come tale, certo. Popolazioni endemicamente bipolari, come no. Se non diciamo che il crisantemo e la spada non esistono, allora per me siamo ancora alle azalee, all'eleganza del gesto e all'estetica. Se qualcuno vuole quella visione, prego, ma non è un punto da cui secondo me si possa arrivare a qualcosa di concreto. Se ho scritto prima, in modo un po' ironico, è perché vedere persone con un lungo rapporto col Giappone fermarsi a una didattica secondo me così elementare e arretrata mi fa strano, e un po' mi turba. Trovare sensato, interessante, condivisibile, assumibile un punto non vuol dire fermarsi a quello. Ancora, tutto questo tuo timore e tremore per una simile folle idiozia cattedratica non mi fa ben pensare di quell'ambiente accademico che evidentemente deve averti ben terrorizzato, per portarti anche solo a figurarti delle cose così, che io non penserei mai in te come in nessun altro, perché sono così lontane dal mio pensare e dal mio vivere che non le crederei neppure umane. Forse, se le rilevassi, scriverei solo all'autore: sei un idiota. E questo ho voglia di dire per ora. Non mi scuso per la lunghezza, ma mi scuso per il disordine. Se ne tragga quel che si può e quel che si vuole. Se dovessi 'voler trarre' da quanto scrivi null'altro che quanto tu hai inteso, nell'onesto tentativo (quel che si può) di farlo, riterrei di compiere un atto di indebita violenza nel leggerti. Non me lo permetterei mai. Ah, il teatro non era riferito al discutere senza violenza, poi che se tu ti senti onesto così, così devi fare. Non c'è alcun teatro nella tua onestà. Il mio 'appunto' era riferito al tuo "se vi andrà, se mi andrà". Obv. Nessuno ci obbliga, nessuno ci paga. Non ti rispondo per cortesia, cortesia non sento essere qui dovuta. Non ti leggo per obbligo, poi che non percepisco alcun obbligo. Ti leggo e ri rispondo per la piacevole sensatezza che avverto nel farlo, niente moine, niente teatro del buon costume. Sono già nudo. Modificato 11 Giugno, 2012 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Inoltre non è che anime e manga siano la documentata verità sulla forma mentale dei giapponesi. Sono prodotti di fantasia di menti giapponesi. Una realtà distorta creata da una cultura diversa dalla nostra. Però in quanto prodotti realizzati a uso e consumo di un determinato popolo, si possono cmq comprendere certi fisse del popolo nipponico, come quando uno straniero guarda un film dei Vanzina e comprende un certo modo di essere degli italiani. Voglio dire, vedevo gli anime dove i personaggi collaboravano per raggiungere un obiettivo e capivo che la collaborazione per loro è importante. Vedevo i film di Godzilla fatti dall' 85 in poi dove le nazioni straniere cercavano sempre di volere il male del Giappone e capivo che in fondo sono un popolo xenofobo e ultranazionalista. Guardavo gli anime delle maghette Pierrot dove c'erano sempre bambine con minigonne ascellari che mostravano le pantsu e capivo che... vabbè, lasciamo perdere. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Garion-Oh Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 Voglio dire, vedevo gli anime dove i personaggi collaboravano per raggiungere un obiettivo e capivo che la collaborazione per loro è importante. Dipende dall'epoca e dall'anime. Di certo in Starblazers, Battle of The Planets e Robotech non è che fosse rimasto molto dello spirito originale. Non parliamo poi dell'AVM che ha cercato in tutti i modi di deculturizzare tutto quello che trasmettevano. (ma in questo senso direi che la partita l'ha vinta Tiraboschi: non li trasmette più e basta). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
genbu77 Inviato 11 Giugno, 2012 Share Inviato 11 Giugno, 2012 (modificato) ...(ma in questo senso direi che la partita l'ha vinta Tiraboschi: non li trasmette più e basta). Proprio oggi dalle 8:00 su Italia 1 ho visto il primo episodio di Heidi, Lady Oscar (versailles no bara) e Kiss me Licia (Ai shite knight) : dalla serie "a volte ritornano" . Edit: e a guardare la guida c'era anche charlotte e occhi di gatto a concludere (10:30) : è proprio iniziata l'estate... Modificato 11 Giugno, 2012 da genbu77 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 (modificato) Mah, dopo essermi documentato, direi che non valga la pena leggere "Il Crisantemo e la Spada": non solo l'opera è antiquata, ma i criteri su cui si basa non sono propriamente scientifici.. Probabilmente è vero che all'epoca (considerando i tempi e le circostanze..) non si potesse fare di meglio, ma non è che, chessò, se uno vuole studiarsi la teoria dell'evoluzione va studiarsi quella di Lamarck perchè all'epoca di quest'ultimo "non si poteva fare di meglio". Modificato 12 Giugno, 2012 da EYMERICH Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dairon Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 (modificato) Non so cosa si siano inventati nell'edizione italiana, ma nel testo originale non si parla di commissioni. Ma leggersi la storia del testo, no? Comunque chi pensi Benedict "abbia ragione" automaticamente vira verso il monismo culturale per l'arcipelago giapponese, eh. Che, per carità, è una zona isolata come noi europei non abbiamo presente nella nostra storia e geografia, però... Aggiungo anche che non capisco perché parlare di guerre di cui evidentemente si sa poco pochino. Voglio dire, ognuno ha i suoi livelli, ma quando non riesci a darti una risposta pratica ad una domanda su una azione di guerra media, e ricorri ad una risposta sociologico-politica spicciola (nel senso che rafforza la tue convinzioni politiche), è piuttosto logico che evidentemente non ne sai abbastanza. E' molto più semplice pensare che la bomba sia stata utilizzata sul Giappone perché... a) era pronta a luglio e non ad aprile. (DUH!) b) non vi era più molto da distruggere su vasta scala in Germania (i bombardamenti lì sono iniziati subito, e da due fronti). Il Giappone ha iniziato a venir bombardato dal '44 (dopo aver preso Guam, se non confondo tra isole). c) sbloccare la situazione nel Pacifico con una resa di cui non si aveva certezza, e prima dell'URSS (cosa che in effetti è stata molto sensata col senno di poi: molti sostengono non a caso sia stata la totale disfatta della Manciuria la ragione principale della resa incondizionata) d) non è poi così figo utilizzare una bomba radioattiva/incerta a qualche centinaio di km dalla tue truppe e da quelle del tuo alleato del momento. Bisogna anche mettere in luce il fatto che è piuttosto sciocco rendere la Little Boy e il Fat Man così diverse dal contesto. Tanto per cominciare, Hiroshima non è stato il bombardamento più devastante in territorio giapponese*, ma soprattutto, voi pensate su serio che uno come Bomber Harris non l'avrebbe usata volentieri per Dresda e i suoi biondi abitanti? Per assurdo ho il sospetto che in USA (ma non in UK) si facessero più problemi a relazionarsi con i giapponesi di seconda generazione che con i (molti di più) cittadini di origine tedesca, molto più integrati (fin dalla 1 guerra mondiale, forse anche prima). Certo, anche con cose violente come i campi. Però io penso che un problema di dimostrarsi migliori ci fosse più che verso i nazisti. Sinceramente alla luce di questi fatti dubito che la retorichina spicciola da film sul processo di Norimberga ("siete tanto bravi a parole, però avete avuto meno problemi a bruciare vivi bimbi con gli occhi a mandorla!") se ha un posto, ce l'abbia in maniera palesemente minore, possibilmente dimenticabile. Volete sul serio dirmi che in USA pensassero molto meglio dei nazisti che dei giapponesi? Mah, roba da complottismo. *=e per questo temo il popolo giapponese debba in una discreta misura ringraziare la scarsa lungimiranza dei suoi capi. Capisco l'avere città di legno, ma l'assenza relativa di rifugi antiaerei... mi ricorda quanto poco fossero organizzati per cose "palesemente necessarie" come i trasporti interni, per rimanere fiduciosi che la loro flotta mercantile fosse al sicuro. Modificato 12 Giugno, 2012 da Dairon Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 Dipende dall'epoca e dall'anime. Di certo in Starblazers, Battle of The Planets e Robotech non è che fosse rimasto molto dello spirito originale. Dirò un eresia, ma in Robotech, a parte cambi di nome, censure e balle varie, lo spirito adulto di Macross è rimasto. I personaggi muoiono come nell' originale ( non è che dicono cacchiate tipo " è svenuto" o " è andato a farsi curare in una clinica all' estero, ma tornerà "), la popolazione umana sterminata, ci sono le storie d'amore tormentate tra i protagonisti , gli Zentradi che si scandalizzano per la "promiscua" società umana e via così. Al contrario di Yamato, dove si è perso lo spirito patriottico e conservatore di Nishizaki o Battle of the planets letteralmente stravolto. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 (modificato) Aggiungo anche che non capisco perché parlare di guerre di cui evidentemente si sa poco pochino. Voglio dire, ognuno ha i suoi livelli, ma quando non riesci a darti una risposta pratica ad una domanda su una azione di guerra media, e ricorri ad una risposta sociologico-politica spicciola (nel senso che rafforza la tue convinzioni politiche), è piuttosto logico che evidentemente non ne sai abbastanza. E' molto più semplice pensare che la bomba sia stata utilizzata sul Giappone perché... a) era pronta a luglio e non ad aprile. (DUH!) b) non vi era più molto da distruggere su vasta scala in Germania (i bombardamenti lì sono iniziati subito, e da due fronti). Il Giappone ha iniziato a venir bombardato dal '44 (dopo aver preso Guam, se non confondo tra isole). c) sbloccare la situazione nel Pacifico con una resa di cui non si aveva certezza, e prima dell'URSS (cosa che in effetti è stata molto sensata col senno di poi: molti sostengono non a caso sia stata la totale disfatta della Manciuria la ragione principale della resa incondizionata) d) non è poi così figo utilizzare una bomba radioattiva/incerta a qualche centinaio di km dalla tue truppe e da quelle del tuo alleato del momento. Bisogna anche mettere in luce il fatto che è piuttosto sciocco rendere la Little Boy e il Fat Man così diverse dal contesto. Tanto per cominciare, Hiroshima non è stato il bombardamento più devastante in territorio giapponese*, ma soprattutto, voi pensate su serio che uno come Bomber Harris non l'avrebbe usata volentieri per Dresda e i suoi biondi abitanti? Per assurdo ho il sospetto che in USA (ma non in UK) si facessero più problemi a relazionarsi con i giapponesi di seconda generazione che con i (molti di più) cittadini di origine tedesca, molto più integrati (fin dalla 1 guerra mondiale, forse anche prima). Certo, anche con cose violente come i campi. Però io penso che un problema di dimostrarsi migliori ci fosse più che verso i nazisti. Sinceramente alla luce di questi fatti dubito che la retorichina spicciola da film sul processo di Norimberga ("siete tanto bravi a parole, però avete avuto meno problemi a bruciare vivi bimbi con gli occhi a mandorla!") se ha un posto, ce l'abbia in maniera palesemente minore, possibilmente dimenticabile. Volete sul serio dirmi che in USA pensassero molto meglio dei nazisti che dei giapponesi? Mah, roba da complottismo. Beh, in effetti all'epoca negli Stati Uniti i giapponesi venivano generalmente considerati "uomini-scimmia" (non dimentichiamo che negli stati del sud c'erano delle vere e proprie "leggi razziali"..). Il generale MacArthur invece li considerava semplicemente dei "barbari" che però potevano essere "civilizzati", ed infatti riteneva che andassero considerati "meno colpevoli" dei crimini da loro commessi in guerra rispetto ai tedeschi, che invece erano un "popolo civilizzato" e quindi maggiormente responsabile delle proprie azioni.. Modificato 12 Giugno, 2012 da EYMERICH Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Taro Inviato 12 Giugno, 2012 Autore Share Inviato 12 Giugno, 2012 La discussione sulla IIGM però la continuate su un tread apposito che vi potete aprire in "discussioni generali", che di OT esagerato nel tread di Totoro ne basta uno e adesso proprio non mi va di mettermi a scorporare i post. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Garion-Oh Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 Dirò un eresia, ma in Robotech, a parte cambi di nome, censure e balle varie, lo spirito adulto di Macross è rimasto. Però per esempio, un uomo che veniva comandato dalle donne, in Robotech è stato fatto passare per donna (evidentemente molto brutta). Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 Dirò un eresia, ma in Robotech, a parte cambi di nome, censure e balle varie, lo spirito adulto di Macross è rimasto. Però per esempio, un uomo che veniva comandato dalle donne, in Robotech è stato fatto passare per donna (evidentemente molto brutta). Ehhhh ? E chi sarebbe ? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Dairon Inviato 12 Giugno, 2012 Share Inviato 12 Giugno, 2012 La discussione sulla IIGM però la continuate su un tread apposito che vi potete aprire in "discussioni generali", che di OT esagerato nel tread di Totoro ne basta uno e adesso proprio non mi va di mettermi a scorporare i post. Ok, ma... IIGM starebbe per Seconda Guerra Mondiale? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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