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Porco Rosso e Ponpoko


El Barto

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io copiavo direttamente il testo latino.

Una sfilza di 10

 

A noi i voti li davano a seconda della quantita' di libri e dizionari che portavamo in aula per il compito.

La nostra insegnante aveva delle strane passioni per le piramidi...

 

buah shuji le mezzeseghe si vedono fin da giovani.

 

 

Nah, quelli come te li aspettavamo fuori dall'aula, in corridoio, tra una siga e l'altra, e quando uscivano dalla porta dell'aula in ora di lezione, li prendevamo mani e piedi e li ributtavamo dentro come sacchi di patate.

Una volta 'qualcuno' ci ha detto perche' non buttavamo la gente fuori dalla finestra; un tuo compare allora ha imparato a cosa servisse l'asta della bandiera.

 

(Ma proprio con un 'nonno', e non d'eta' ti devi mettere... :messicano: )

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sciuggi da bambino era un bullo.

per questo da grande è diventato socialista

 

Nah :messicano: , tutte cose che ai tempi si facevano per sport, nei licei (in questo caso i classici) i 'quartini', i piccoli del ginnasio, hanno sempre subito da quelli del liceo (specialmente di terza). Cosi' teneri, impauriti e disorientati nei primi giorni che non si potevano non amare... :°_°:

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@Peanuts: ho idea che la metafora non sia abbastanza chiara, allora.

Proviamo così.

Prova a percepire, per un momento, quadro e vetro non come due identità distinte, ma come un unicum.

Poi prova a rivedere le stesse domande di prima e dimmi che ne pensi.

 

Non sono Erri De Luca. Posso risponderti se lo chiedessi a me, e ti risponderei: "non è italiano, è ebraico reso comprensibile ad un italiano";

o in alternativa "è il modo più efficace che conosco per far sì che il messaggio giunga al destinatario in maniera meno compromessa possibile".

 

Mi sembra una risposta condivisibile.

Davvero. :sisi:

Mi sono permesso di evidenziare il punto in cui io ho detto esattamente la stessa cosa, proprio con le stesse parole (quindi: grazie!) e Shito ha replicato dicendo che io non conosco abbastanza l'italiano da poter giudicare.

Ora: di che stiamo parlando, scusa? ^_^

Ah: per la cronaca.

Non è che la tua risposta sia valida per il testo di Erri De Luca e non per quello di Shito, eh?

Intendo: il concetto di base, la filosofia da cui partono dovrebbe essere la stessa, giusto?

 

(Anche se ancora non ho capito se è Erri De Luca ad essersi ispirato all'opera di Shito, o viceversa :whistle: <--- trolling :dance: ).

 

Altrimenti, fammi capire cosa farebbe la differenza.

Shito "forza" di più la mano? (Ovvero tradisce la sua stessa nobile intenzione?)

Il testo di partenza è meno "complesso"? (E chi me lo dice, questo?)

La capacità del pubblico di "sovra-tradurre" il testo adattato, di andare oltre le forzature -più o meno evidenti, ma sempre e comunque presenti perché male necessario (cit.) - per operare quello "sforzo interpretativo" ulteriore?

 

E, secondo te, perché ho detto a Shito di trovarsi uno capace di tradurre quello che scrive lui in italiano?

 

 

boh una risposta seria non mi è arrivata finora, io aspetto quella di max.

 

Meraviglioso!

 

:clap: :clap:

 

Tu vuoi una risposta seria da me.

Quante pagine son passate da quando mi hai dato del (e cito testualmente) "COGLIONE"?

:whistle:

Non ricordo se anche il Renfield originale soffrisse di disturbo bipolare...

Ora, vediamo un po'...

Ovviamente, una risposta seria credi di meritartela perché ritieni di aver detto qualcosa di "intelligente".

Dando anche per buona la legge dei grandi numeri, resta comunque il fatto che dare una risposta "seria" ad una così cortese richiesta, vedi, sarebbe concederti di salire ad un livello a cui...

Be', qui a Napoli si usa una forma verbale particolarmente adeguata: "Nunn'è arta toia".

Tuttavia, già immagino la reazione sdegnata a questa risposta, quindi, che fare?

Cedere al tuo trappolone e ammettere, implicitamente, che tu sia in grado di sostenere una discussione intelligente?

Continuare giustamente a percularti e dare così ulteriore foraggio ai tuoi affascinanti processi mentali?

Mmh... tenazione forte... bel dilemma.

 

:shifty:

 

Guarda, facciamo così.

Visto che ti sei vantato di essere uno capace di trombar tutta la notte, per poi presentarsi ad un esame universitario e fare un figurone, ti darò un'opportunità.

Incidentalmente: complimenti per il tempismo, hai beccato sul serio la persona giusta con cui bullarti di questa cosa... :banana:

 

Dalla diastratica alla diamesica alla diacronica.

Drive In.

Darwin, le oche e l'evoluzione memetica.

Sumner, portato all'estremo.

E oltre.

Shito e tutte le palle del marketing.

 

Elabora.

-Per iscritto qui, ovviamente-

 

Dopo tutto questo, rispondi.

La traduzione giusta di: "Daisuke-kun" in un anime in DVD.

Negli anni '60.

Oggi.

Nel 2015.

 

E, visto che mi fai sinceramente sorridere, ti concedo un avviso, ed un aiuto.

Avviso: è una domanda trabocchetto.

Aiuto: secondo me non è semplice. Per niente.

 

Buon divertimento ^_^

Puoi anche passare tutta la notte a trombar, se credi che questo possa aiutarti.

 

E ricorda: l'hai voluto tu. :sisi:

Modificato da Maximilian
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Tu vuoi una risposta seria da me.

Quante pagine son passate da quando mi hai dato del (e cito testualmente) "COGLIONE"?

:whistle:

Non ricordo se anche il Renfield originale soffrisse di disturbo bipolare...

Ora, vediamo un po'...

Ovviamente, una risposta seria credi di meritartela perché ritieni di aver detto qualcosa di "intelligente".

Dando anche per buona la legge dei grandi numeri, resta comunque il fatto che dare una risposta "seria" ad una così cortese richiesta, vedi, sarebbe concederti di salire ad un livello a cui...

Be', qui a Napoli si usa una forma verbale particolarmente adeguata: "Nunn'è arta toia".

Tuttavia, già immagino la reazione sdegnata a questa risposta, quindi, che fare?

Cedere al tuo trappolone e ammettere, implicitamente, che tu sia in grado di sostenere una discussione intelligente?

Continuare giustamente a percularti e dare così ulteriore foraggio ai tuoi affascinanti processi mentali?

Mmh... tenazione forte... bel dilemma.

 

:shifty:

 

Guarda, facciamo così.

Visto che ti sei vantato di essere uno capace di trombar tutta la notte, per poi presentarsi ad un esame universitario e fare un figurone, ti darò un'opportunità.

Incidentalmente: complimenti per il tempismo, hai beccato sul serio la persona giusta con cui bullarti di questa cosa... :banana:

 

Dalla diastratica alla diamesica alla diacronica.

Drive In.

Darwin, le oche e l'evoluzione memetica.

Sumner, portato all'estremo.

E oltre.

Shito e tutte le palle del marketing.

 

Elabora.

-Per iscritto qui, ovviamente-

 

Dopo tutto questo, rispondi.

La traduzione giusta di: "Daisuke-kun" in un anime in DVD.

Negli anni '60.

Oggi.

Nel 2015.

 

E, visto che mi fai sinceramente sorridere, ti concedo un avviso, ed un aiuto.

Avviso: è una domanda trabocchetto.

Aiuto: secondo me non è semplice. Per niente.

 

Buon divertimento ^_^

Puoi anche passare tutta la notte a trombar, se credi che questo possa aiutarti.

 

E ricorda: l'hai voluto tu. :sisi:

 

 

nah, devi dal mio discorso. Mi son dato la pena di elaborare una volta, e non farò come shito che lo riscriverò ogni volta in forme diverse, ora aspetto la tua risposta. E non so cosa significa Daisuke-kun, neppure mi interessa.

 

Ho solo esposto il tuo pensiero e il perchè sia fallace. Hai da rispondermi a questo, riporto sotto per sicurezza:

 

 

Genbu il tuo riassunto è giusto, ma proprio da quello si deduce che Shito ha ragione.

 

Il lavoro del "tradattatore" è portare l'opera da una lingua all'altra interferendo il meno possibile, amen se il risultato non sarà accessibile a tutti. Questo sarà eventualmente il semplice risultato o della complessità insita nell'opera originale in sé o nel fatto che l'opera originale sia lontano all'utente in questione, lontano o per luogo o per tempo o per entrambi.

 

Pom poko nel caso è lontano dall'italiano attuale migliaia di km in linea spaziale e oltre 2 decenni in linea temporale, perchè l'utente dovrebbe percepirlo come uguale a sé. è altro rispetto a sé, per luogo e tempo.

 

Cmq ho capito il punto di vista di max, che chiede un adattamento che si avvicini all'utente: solo in quel modo avviene l'impoverimento e la distorsione dell'opera perchè si tolgono a questa gli elementi del suo contesto, nel qual caso annio '80 e Giappone.

 

 

 

Cioè max chiede che l'opera dal nostro utente sia percepita con la stessa semplicità - né più né meno - di quanto la percepisse un giapponese del 1994. Non è che sia una boiata assurda, anzi lo comprendo anche e per un minimo gli do ragione. Solo che deve capire che per far questo è necessario il sacrificio di due caratteristiche dell'opera: quella di essere lontana nel tempo ( passare tutto quello proprio del 1994 al 2010 ) e di essere lontana nello spazio ( annullare tutte le sfumature giapponesi ).

 

 

Ora ricordo di averlo già detto una volta: QUESTA LOGICA PORTEREBBE AD ADATTARE IN LINGUA MODERNA FILM ITALIANI DEGLI ANNI 30 E 40, SEMPLICEMENTE PERCHè IL LORO LINGUAGGIO NON è IL NOSTRO IN LINEA TEMPORALE.

 

 

p.s. se ne è in grado anche dairon è atteso

Modificato da silent bob
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Capitelo, non ha ancora trombato a sufficienza per rispondere al meglio. :sisi:

 

in effetti si mi serve altro apprendimento,cmq ti rimando a golden boy. hai detto una gran cosa

 

Non sei proprio il mio genere, quindi non tratto con il tuo pappa :nono:

 

(visto che ovviamente parli del manga, a te pe' esse kintaro, manca una dote essenziale) :sisi:

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Citazione

Non sono Erri De Luca. Posso risponderti se lo chiedessi a me, e ti risponderei: "non è italiano, è ebraico reso comprensibile ad un italiano";

o in alternativa "è il modo più efficace che conosco per far sì che il messaggio giunga al destinatario in maniera meno compromessa possibile".

 

Mi sembra una risposta condivisibile.

Davvero. :sisi:

 

Non mi sono espresso bene. Volevo dire che, traducendo da una lingua (jap o ebraico che sia) all'italiano, il risultato ottenuto non suonerà come "italiano canonico" perchè la frase non è nata in italiano ma è stata tradotta in italiano. Una lingua è espressione di una cultura evolutasi nella storia e non di regole grammaticali fini a sé stesse. Ma qui mi pare che tu dica che l'italiano della traduzione di Shito non è corretto (correggimi esplicitamente se sbaglio), e questo non mi pare vero.

 

 

Edit:

 

Prova a percepire, per un momento, quadro e vetro non come due identità distinte, ma come un unicum.

Poi prova a rivedere le stesse domande di prima e dimmi che ne pensi.

 

Ma non lo sono...

comunque:

 

1) Che tu sappia, ci sono quadri in cui il vetro non si vede?

 

No, ma più è trasparente meglio è. Per le altre le risposte non cambiano, ma non capisco cosa vuoi dimostrare.

Modificato da Penauts
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Spero sia chiaro che di solito sì, le traduzioni usano italiano canonico. Almeno questo: che ad uno non vada ok (si fa per dire :happy:), ma almeno ammettere la realtà dei fatti...

 

(ma se il vetro migliore è quello che non si vede, perché la traduzione migliore non dovrebbe essere quella che sembra non esserci?)

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Un lavoro di traduzione è come un vetro tra me e un quadro. Se il vetro è perfettamente trasparente, vedo il quadro. Se il vetro è opacizzato o colorato o deformante, vedrò un quadro distorto. Se sono abituato a vedere quadri distorti, probabilmente quando ne verdò uno per quello che è in realtà mi sembrerà "sbagliato" esso stesso, ma il quadro non ha colpa, e neanche il vetraio scrupoloso.

 

Da quando c'è "un modo giusto" di parlare italiano?! Ovvero... cosa sarebbe questo "italiano canonico?" Quello che sembra "giusto" a me, quello che sembra "giusto" a te o cos'altro? Forse per parlare di italiano corretto è suficiente che rispetti la grammatica italiana? Per me si.

Quando un non italiano parla italiano, sta parlando o no italiano? Per me la risposta è sempre si, ma mi sembra che per te non lo sia.

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l'italiano corretto e corrente esiste ed è confermato anche dal costante aggiornamento dei dizionari della nostra lingua. questo per quel che riguarda la terminologia (e tutto ciò che ne consegue, come ad esempio parte della sintassi, della forma conveniente da adottare eccetera).

per tutto il resto valgono le strutture linguistiche che già si conoscono, ufficiali, delle quali v'è traccia a partire dai libriccini delle elementari (anch'essi aggiornati), e che solo con tanta buona volontà possono essere sostituite da inflessioni locali, meccanismi personali o vecchie gabbie.

il centro del discorso è che, linguistiamente parlando, non c'è il problema del far funzionare i neuroni per capire un testo, bensì vi è un conflitto tra due tipi di cultura: una statica ed ancorata ad un probabile passato, che non si aggiorna perchè non lo vuole fare (snobismo? mweh), ed una che invece le risponde di adeguarsi dignitosamente ai tempi in quanto vi è prova evidente che il linguaggio attuale è un tantino diverso.

poi oh, dopo tutte queste considerazioni, volendo si potrebbe anche scoprire che la prima è in realtà una sub-cultura linguistica arenatasi chissà dove nel tempo e pertanto, per come si manifesta ed inserisce nei modelli attuali, non solo non ha presente, ma nemmeno futuro perchè l'italiano cambierà ancora senza guardarsi indietro (potere del progresso e della globalizzazione).

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Perdonatemi, ma mi sembra che l'argomento 'struttura giapponese della frase' sia un po' debordato. Non si mantiene la costruzione giapponese per partito preso o quant'altro; si mantiene quando l'ordine delle frasi è ritenuto importante a livello di veicolazione delle sensazioni.

 

Come dicevo prima, nella frase citata ad esempio era necessario che 'porre in disinfestazione' fosse in fondo. Un po' di tempo fa pensavo alla frase 'Anata ha hitori janai' (un'espressione piuttosto usata negli anime), e riflettevo sul fatto che la potenza di una frase simile non potrò mai essere resa in italiano o in inglese: in originale ha la forza di un'affermazione (Anata ha hitori -> Tu sei solo) che viene violentemente negata dal 'janai' finale. In italiano, dove la negazione precede il complemento, non potrà mai avere lo stesso effetto, e non ci si può fare granché. Quando però con un'inversione è possibile mantenere la valenza espressiva dell'originale, non vedo perché non farlo. Quando la frase non vuole essere particolarmente marcata, non lo si farà.

 

Date un'occhiata al testo italiano della ending di Porco Rosso, e vedrete che la struttura è perfettamente quella propria dell'italiano.

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Mi spiace molto, ma più ci penso più mi rendo conto che l'italiano corrente non esiste, né come forma né come terminologia. Prova a parlare pensando di parlare italiano corrente. Non puoi, perchè non sai com'è, non puoi definirlo: ovvero è come parli normalmente, ma ognuno parla in maniera diversa, con un vocabolario più o meno ricco, costruendo la frase in maniera più o meno complessa. In fondo lo scopo del linguaggui è capirsi. L'operazione di definire l'uso di una lingua in un determinato periodo può essere fatto solo a posteriori: difatti i dizionari inseriscono i nuovi termini solo dopo che sono entrati nell'uso comune, non prima.

L'italiano corretto invece esiste! E la correttezza grammaticabile è l'unico valore "misurabile" (oggettivo), per cui l'unico valido.

Mi pare, insomma, che si sia costruita una grande chimera per giustificare quello che è un giudizio dato sul gusto, che in quanto tale non ha nessun valore.

Mi pare, insomma, che Max abbia torto.

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Ora: la lettera in questione è grammaticalmente, sintatticamente e semanticamente corretta.

Tuttavia, se non fosse inserita nel contesto "effetto comico", sarebbe solo il delirio di una folle.

Insensata. E quindi, a tutti gli effetti, scorretta.

 

Non linguisticamente.

 

Ovvero, la lingua in cui è scritta non è scorretta.

 

Cosa che tu hai sostenuto in merito all'ITALIANO (la lingua in cui sono espressi) i dialoghi di Ponpoko.

 

 

Perché "l'italiano" che usi in Pom Poko è scorretto?

Perché hai preferito marcare la funzione ideativa (ovvero, sempre secondo Halliday, l'espressione del tuo (? <- dubitativa, vedi ipotesi 1 in seguito) personale mondo interiore rispetto alla "semplice" espressione del testo).

 

No, per le ragioni che citi, e che come vedo si stanno discutendo, potrai legittimamente dire che l'italiano usato in quei dialoghi è inopportuno, fallace, fallimentare, ridicolo, quel che vuoi.

 

Ma NON scorretto.

 

Altrimenti sei tu che non lo sai, l'italiano <- (ti piace questa costruzione segementata/dislocata? E' sintatticamente corretta e pone enfasi sul complemento oggetto).

 

TI prego quindi ancora una volta di provare *scorrettezze linguistiche* nell'italiano dei dialoghi in questione, o ritirare il giudizio di 'scorrettezza'.

 

Tutti i giudizi terminologicamente obietivvi che esponi nel tuo scritto insistono su giudizi di mero valore mascherati da altro in appoggio a questa o quella letteratura.

 

Ma, di obiettivio, c'è solo la scotterrezza o la correttezza della LINGUA, cosa che tu continui a nascondere dietro ad altre ragioni.

 

Una volta che avremo sgombrato il campo da questo primo, terribile magheggio allora sì, si potrà discurere di TUTTO il resto.

 

Che sì, è altamente discutibile con varie e opposte ragioni. Coda di cui sono conscissimo.

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Toh, redivivo.

 

No, per le ragioni che citi, e che come vedo si stanno discutendo, potrai legittimamente dire che l'italiano usato in quei dialoghi è inopportuno, fallace, fallimentare, ridicolo, quel che vuoi.

 

Ma NON scorretto.

 

Che è come dire che posso affermare, legittimamente, che la carbonara è scotta, sciapita, con ingredienti scaduti e condimenti bruciati.

 

Ma NON immangiabile, perdiana.

 

Chiarissimo. :sisi:

 

Ora, cercherò di essere il più elementare possibile.

Non sono ancora sicuro al 100 % che questo sia il modo migliore per farsi capire da te, ma le brutte abitudini sono dure a morire.

 

Volevi una risposta seria.

Esigevi una risposta seria.

Hai insistito, maniacalmente come tuo solito, per avere una risposta seria.

Non solo con la consapevolezza che tale risposta non avrebbe alterato di un apostorofo il tuo autoconvincimento, ma addirittura rinfacciandomi il fatto di aver avvisato (e meno male che l'ho fatto) che per tutto il fine settimana non avrei avuto il tempo di scrivere una risposta articolata.

Hai avuto la tua risposta seria.

Tutto ciò che potrebbe, in un'utopia (qui l'apostrofo ci va), esserti utile per capire quanto da me detto (non "accettarlo", non sia mai. Quanto meno "capirlo"...) è stato scritto.

Rileggitelo, se ti va.

Altrimenti, sai a me che differenza fa?

 

Ma davvero: quale accidenti di patologia egotica ti fa pensare che io abbia davvero voglia, tempo o interesse di star dietro alle tue profondissime e sgrammaticate elucubrazioni mentali?

Quale parte non t'è chiara, del: "Non me ne frega un ciufolo di quanto tu affermi, né di quel che pensi su di me, o sui tuoi massimi sistemi linguistici e miserirrimi mezzi grammaticali. Grazie, a nome di tutti coloro che vorranno partecipare al banchetto, per avermi fornito, oltre ai già noti elementi di dubbio riguardo la qualità del tuo lavoro, anche mezzi e strumenti per poterti prendere per il culo da qui all'Armageddon, ma per il resto hai già abbastanza corda per impiccarti da solo..."?

 

Hai la convinzione di essere infallibile, l'ottusità necessaria ad andare avanti nonostante le critiche, un codazzo di adoratori che, sono sicuro, non faranno altro che aumentare e rimpolpare così le vendite dei futuri DVD.

Ma goditi il meritato successo, finché dura, no?

Perché insisti tanto con un poveraccio che, dal basso della sua ignoranza, s'è permesso di dirti (prove alla mano, ma sicuramente tendenziose, indiziarie e partigiane) che non sai più usare l'italiano?

Ma fregatene e campa tranquillo. ^_^

Sii superiore, cribbio.

Coda e tutto. :rotfl:

 

EDIT: Peanuts, scusa ma la tua osservazione m'era sfuggita.

"Italiano corrente" vs. "Italiano corretto", eh?

Secondo te, che differenza c'è tra un cristallo ed un fluido?

E secondo te, dovendo fare una ardita metafora (che, come avrai notato, mi intrigano alquanto), la lingua cosa potrebbe mai essere?

Un liquido, o un cristallo?

Modificato da Maximilian
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Che è come dire che posso affermare, legittimamente, che la carbonara è scotta, sciapita, con ingredienti scaduti e condimenti bruciati.

Ma NON immangiabile, perdiana.

Chiarissimo. :sisi:

 

Occhio, che non mi sembra tanto chiaro:

Puoi dire che la carbonara è scotta e scipita E immangiabile, ma non dimostrarlo (giudizio di gusto=soggettivo=privo di valore poiché indiscutibile)

Puoi dire che gli ingredienti sono scaduti e dimostrarlo (giudizio oggettivo, basta verificare la data di scadenza)

 

ovvero

 

Puoi dire che alle tue orecchie suona male e che secondo te è italiano scorretto (giudizio di gusto=soggettivo=privo di valore), e l'hai fatto, e la tua dimostrazione verteva su quello, che però non è dimostrabile perché soggettivo.

Puoi dire che la grammatica usata è scorretta, ma non l'hai fatto, probabilmente perché non è scorretta (giudizio oggettivo perchè le regole grammaticali in uso oggigiorno possono essere verificate).

 

EDIT: Peanuts, scusa ma la tua osservazione m'era sfuggita.

"Italiano corrente" vs. "Italiano corretto", eh?

Secondo te, che differenza c'è tra un cristallo ed un fluido?

E secondo te, dovendo fare una ardita metafora (che, come avrai notato, mi intrigano alquanto), la lingua cosa potrebbe mai essere?

Un liquido, o un cristallo?

 

Il cristallo: reticolo atomico regolare/stato solido

Il liquido: è uno stato della materia, e il legame atomico è debole (wiki docet)

Scusa ma non so darti una risposta :( non capisco il senso della metafora.

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No, io continuo solo a dire che così come un ingrediente scaduto o meno è oggettivo, mentre una pietanza insipida o meno è soggettivo, un lingua scorretta è oggettivo, mentre una lingua impropria è soggettivo.

 

Tu hai imputato i miei dialoghi di una cosa oggettiva: la scorrettezza linguistica.

 

Tu sei stato da me invitato a testimoniare tale oggettiva fattualità: la *scorrettezza linguistica* di *quei dialoghi*.

 

Non potendolo fare, dato che i dialoghi in questione non sono linguisticamente scorretti (fino a prova contraria), hai messo su un enorme baraccone fatto di trollaggi vari, attegiamenti risibili e, ora in ultimo, un post serio che pure NON tocca affatto l'unica questione che continuo a imputarti.

 

NO, non puoi dire che 'i dialoghi di Ponpoko non sono in italiano', e che 'l'italiano usatovi è scorretto' se non ritrovi scorrettezze LINGUISTICHE in essi.

 

Tutto il resto è retorica, metonimie, chiamare una cosa per un altra, e soprattutto drama.

 

Se puoi dimostrare quei dialoghi scorretti, fallo.

 

Sennò, è solo che per orgoglio non puoi ammettere di aver scritto un'idiozia, poi divenuta una pervicace falsità nel tuo insistere, come credo tutti abbiano ormai notato e registrato.

 

Perché è semplice, chiaro e inoppugnabile.

Modificato da Shito
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Scusa ma non so darti una risposta :( non capisco il senso della metafora.

 

Oh, ma non è che posso fare sempre tutto io, in questa casa!

Ma te lo sai a che ora mi sono alzato stamattina?

Alle sette meno un quarto!

(Cit.)

 

-Si scherza, Peanuts. ;)

 

Guarda, non c'è nessuna fretta.

Se ti va, riflettici un po' su.

 

 

@Shito.

Le alternative sono due.

O riposto, in continuazione, lo stesso post insistendo così sempre sullo stesso punto più e più volte ripetuto (pratica che, direi che è ormai evidente, stimola in modo abnorme in te i centri nervosi del piacere. Io ho altri modi per sollazzarmi ma non mi son mai messo a giudicare le preferenze altrui).

 

O ti accontenti di un: "Ok, mi hai convinto. Hai assolutamente, pienamente e completamente ragione tu. Non so come ho fatto a sbagliarmi in questo modo, ma grazie al tuo intervento ho visto la luce e mi pento e mi dolgo dei miei peccati. Mi spiace solo che continuerò, comunque, a sfortterti ad ogni pie' sospinto ma sai com -apostrofo- è... siamo solo umani. Noi."

 

Come preferisci, davvero.

A me non fa alcuna diferenza.

 

Un'unica cosa: ricordami di non andare mai, ma proprio mai, nei ristoranti che frequenti tu.

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Mi spiace molto, ma più ci penso più mi rendo conto che l'italiano corrente non esiste, né come forma né come terminologia. Prova a parlare pensando di parlare italiano corrente. Non puoi, perchè non sai com'è, non puoi definirlo: ovvero è come parli normalmente, ma ognuno parla in maniera diversa, con un vocabolario più o meno ricco, costruendo la frase in maniera più o meno complessa. In fondo lo scopo del linguaggui è capirsi. L'operazione di definire l'uso di una lingua in un determinato periodo può essere fatto solo a posteriori: difatti i dizionari inseriscono i nuovi termini solo dopo che sono entrati nell'uso comune, non prima.

 

Non è che perché una cosa non è riassumibile a parole non esista.

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