pippov Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 (modificato) Taro, cosa dici, kevinove lo può apprezzare o è presto? (mai visto il film, appena preso assieme a Porco rosso da DVD Store) Non so esattamente quanto abbia kevinove ma ho un collega che l'ha fatto vedere al figlioletto (4 anni) e dice che gli è piaciuto moltissimo (mentre, per esempio, Porco Rosso non lo vuole assolutamente vedere perchè ha paura del maiale-umano). Modificato 4 Marzo, 2011 da pippov Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
kevin8 Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 ha 3 anni, ma il maiale umano dovrebbe piacergli con il padre che si trova... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
AndRe Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 sulla storia dell'arte e l'univocità semantica di termini non definiti oggettivamente, reprise di Darion. Ma io non ho mai detto che tale semantica è oggettiva, e che, siamo matti? Ho detto che le sue categorie esistono, con buona pace di Kant, nel senso che oggettivamente vengono usate... e in maniera non oggettiva (anche se non credo affatto sia "soggettiva" in senso pieno). No, sembra ma non è assolutamente un gioco di parole. temo che il problema del fraintendimento sia dovuto all'uso del vocabolo "barocco" in senso lato o specifico... mi spiego: usato come aggettivo per definire alcune caratteristiche di un'opera o di un oggetto il termine "barocco" ha un senso che oserei definire univoco che si riferisce ad alcune caratteristiche evidenti anche all'occhio meno attento (così come neoclassico, espressionista, ecc. ecc.), diverso è il discorso di un utilizzo "tecnico" del termine, perché è evidente che essendo la storia dell'arte un processo fluido e non chiuso a compartimenti stagni è semplicemente impossibile definire una e una sola data di inizio o fine di qualsiasi movimento artistico se non per convenzione, e le convenzioni possono cambiare. al dams ad esempio dopo averti fatto ricordare nei corsi base la divisione normalmente accettata tra età medievale/moderna/contemporanea (che si basa sulle due date della scoperta dell'america e della rivoluzione francese) la fanno quasi letteralmente a pezzi nei corsi avanzati (soprattutto per ciò che riguarda gli ultimi due periodi, spostando l'inzio dell'era contemporanea in corrispondenza dell'opera di cezanne, quasi un secolo dopo il 1789). ciò non toglie che praticamente tutti siamo in grado di distinguere certamente l'appartenenza di un'opera a uno e uno solo di questi tre periodi. Pensadoci, forse per un bambino molto piccolo potrebbe anche andare bene, nel senso che i tanuki, le trasformazioni, le magie, le scene di azione, possono comunque tener sveglia l'attenzione e solleticare l'immaginario del bambino. Di certo non riuscirebbe per nulla a seguire/capire cosa sta succedendo, la trama non verrebbe di certo compresa. A quel punto imo è sempre meglio Ponyo o Totoro. Per un ragazzino più grande sarebbe poi ancora più difficile, perchè la consapevolezza di non comprendere quanto si sta guardando porterebbe ben presto ad annoiarsi (il film dura circa 2 ore). Alla fine rimane un film che può essere effettivamente apprezzato a partire dai 15/16 anni, a patto di avere passione per cinema e animazione e/o un retrotterra di conoscenza relativamente alla cultura e alla società nipponica. condivido. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 Taro, cosa dici, kevinove lo può apprezzare o è presto? (mai visto il film, appena preso assieme a Porco rosso da DVD Store) Mi intrometto. No, non e' assolutamente fruibile da un bambino, tra prodotto originale e adattamento come 'target' ha quanto meno 18 anni di eta', e non per questioni 'scabrose', ma in quanto si spera che la maggior parte dei liceali del 3' anno classico o comunque di ultimo anno per vari indirizzi, abbiano una formazione almeno decente. E oltre a questo che siano interessati all'argomento, insieme al "Giappone" tout court. Credo che il problema alla fine sia di 'aspettative' da parte dell'editore; se aveva intenzione di venderlo come 'cartone animato' alla stregua di barbabapapa o di topolino, cade male. Il problema pero' e' che in Italia l'animazione ha come target essenzialmente (per i grandi numeri, non per le varie nicchie di appassionati) quello dei bambini. Comunque no, gia' e' un simil docu-mockumentary che affronta a testa bassa un argomento tanto sentito, quanto locale, quanto importante. Assolutamente non per bambini, o anche comunque minori. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
pippov Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 Aspè, che non sia fruibile lo davo per scontato, ma probabilmente anche kevin8. Si chiedeva se può apprezzarlo. Dall'esperienza che mi riportano lo apprezzano eccome, pur senza capirci niente. Non so, però, se ci siano scene violente (non l'ho ancora visto...). Questo potrebbe essere un ostacolo effettivamente... Ah, e se poi te lo ritrovi che dice "fantasmagorie" sai chi ringraziare! Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
kevin8 Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 Esatto, lo so anche io che certe tematiche scivoleranno addosso a kevinove senza interessarlo. Dato che Ponpoko non l'ho mai visto, mi chiedevo se almeno lo avrebbe tenuto incollato al televisore o si sarebbe annoiato dopo pochi minuti. Finora quello che ha visto a livello di animazione lo ha sempre incollato, a parte poche cose tipo l'orribile Shark Tales... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 4 Marzo, 2011 Share Inviato 4 Marzo, 2011 Il discorso e' quelle tematiche sono il film. Il 'taglio' e' proprio quello del documentario, che poi 'esplora' in animazione taluni elementi. Se poi la domanda era puo' piacere un insieme di figure animate, vabbe', e' animato abbastanza bene Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 5 Marzo, 2011 Share Inviato 5 Marzo, 2011 La migliore pagina del topic da quando abbiamo iniziato a parlare di Ponpoko! A rifletterci ancora sopra, il narratore ricorda un pò certi documentari storici dell'istituto Luce, un lessico e una forma da cinegiornale d'epoca. Ricollegandomi invece al discorso di Sailento, effettivamente i tanuki riprendono nel linguaggio quel modo di esprimersi proprio dei collettivi studenteschi e dei movimenti politici sessantottini: l'altro giorno ho visto un film (non un granchè comunque) sulla banda Baader Meinhof, ecco quando i terroristi, specie all'inizio, si riunivano e discutevano tra loro, mi veniva da ridere perchè ormai mi tornavano alla mente i tanuki di Takahata. Il narratore, in effetti, in originale è un famosissimo interprete di rakugo. E il rakugo è una forma teatrale di narrazione a monologo. Ovvero, nel rakugo, l'attore si siede sul palco con un ventaglio e una pipa, e narra tutta una storia, eventualmente interpretando parti di discorso diretto 'facendo le voci'. Il ritmo del rakugo è molto serrato, e intende 'trascinare' il pubblico di uditori dentro alla narrazione stessa. La parte più rakugo del narratore di Ponpoko è quando si parla del disboscamento del monte Hikage, dove potete sentire il narratore entrare e uscire dalla voce del 'propietario assenteista' (che casino per cercare il termine specifico - in giapponese è parimenti un termine legale specifico). Sicuramente c'è quel tipo di linguaggio da rivoltosi della domenica nei tanuki. Ci sono anche delle variazioni. Se ci fai caso, Gonta in una occasione fa prima il samurai e poi ancora l'attore kabuki (nella sua esaltazione), e il registro si flette fortemente (anche in giapponese). In un'altra occasione usa termini da colpo di stato romano (poi ripresi in epoca nazista), e così precisamente così, era in giapponese. :) Alla fine rimane un film che può essere effettivamente apprezzato a partire dai 15/16 anni, a patto di avere passione per cinema e animazione e/o un retrotterra di conoscenza relativamente alla cultura e alla società nipponica. Mi sento di sottoscrivere enfatizzando soprattutto la seconda parte della frase. Mi interesserebbe sapere se, nella tua percezione, siano riscontrabili variazioni di registro linguistico tra diversi personaggi, nonché tra narratore e personaggi in genere. :) Ti riferisci all'italiano vero? no, perché ho appena scritto che in jap non ho afferrato granché. Guarda, così su due piedi: - il Narratore su tutti ha un modo di esprimersi decisamente "sopra le righe" rispetto agli altri personaggi. Indubbiamente è quello che mi ha richiesto maggiore attenzione durante la visione. - segue Okiyo ed, in generale, gli Anziani della collettività, Patriarchi inclusi. - i partecipanti alle assemblee mi hanno ricordato, nel modo di parlare, certi personaggi che imperversavano a scienze politiche ai tempi della Pantera. - sul dibattito televisivo fra il giornalista ed il politico credo si sia già detto abbastanza nelle pagine che precedono. - oddio, magari è una mia impressione, ma anche le volpi hanno un non so che di mellifluo che le discosta dagli altri personaggi. Certo, mi riferivo all'italiano. Dunque, sui tuoi commenti: -così è anche in giapponese, come ho spiegato sopra. Bene! :) -dici proprio Okiyo o intendevi Oroku? Credo pensassi alla seconda, che ha delle parti didascaliche, da saggia anziana. Forse Kinchou VI in particolare è anche più in alto di lei, laddove invece Seizaemon -un patriarca- parla proprio da campagnolo. Magari rifacci caso e dimmi che ne pensi. Su tutto, adoro il fatto che siano sempre tanuki, ovvero di base dei sempliciotti. Quando la 'prima riunione del consiglio patriarcale' si risolve per 'gli hamburger del McDondald' che 'ebbero risolutiva efficacia' così che 'la riunione si aggiornò pacificamente', rido sempre come un matto. Come quando leggo Voltaire. Fanno tanto i rivoluzionari ma alla fine sbavano per un hamburger. E' così umano! E' come pensare a quattro troie fatte entrare in un consiglio di partito e tutti d'accordo. Adoro che il narratore usi questa termminologia precisissima di fronte a immagini tali: la 'segreteria presidenziale' è la sola Oroku, chiaramente, e l'aggiornarsi della riunione è una bella mangiata. Una cosa simile si avrà poi anche nello Shikoku dove le 'serie riunioni' di cui dice il narratore sono visiviamente quattro tanuki che giocano a carte, oppure (Inugami Gyoubu) impugnano pistole giocattolo e ancora (Kinchou VI) riparano un distributure di omikuji automatico simile a un cucù (il cui 'uccellino' è Koharu). -bene, obiettivo centrato in pieno! -senza dubbio -non è una tua impressione. L'unica volpe a parlare è in effetti Ryuutarou, ma il suo modo di essere mellifluo -sia nei termini che nei modi- è del tutto unico nel film. Il suo confronto con Kinchou VI è in qualche modo un piccolo capolavoro in sé stesso. E? così tipico di un modo di fare affari senza scrupoli del giappone anni 80-90: porti il vecchio al Kyabakura di lusso, lo stordisci con troie, vino e cibi occidentali costosi, lo fai firmare. Il modo in cui Ryuutarou usa retorica per saltare da mellifua piaggeria a stoccate di una spregiudicatezza terrifcante è incredibile. Tipo quando 'stoppa' le rimostranze genuine di Kincho con frasi come "anche il suo sgomento è comprensibile, ma intanto mi affretto a concludere", e cose simili. Credo che il setting ideale di quel dialogo sia in effetti un palazzo commerciale di Hamamatsuchou dove sono stato, c'è la migliore vista della Torre di Tokyo, o un posto del genere. Anche il comportamento delle 'donnine' è terribile: sono delle poverette. Fanno sorrisini e sono oggetti puri, si trasformerebbero in quanto richisesto all'istante, ma mentre fanno le entreneuse di lusso pensano a rubare bocconi di cibo, a tirare a campare. Ci sono dettagli come Ryuutarou che si mette la cravatta dietro la schiena prima di sporzionare l'arrosto, per non macchiarsela chinandosi sul piatto, che mi fanno pensare che Takahata sia un genio. In effetti, lo penso. Grazie per i tuoi commenti! Su tutti, Kinchou VI è il mio personaggio preferito, una sorta di 'filosofo di campagna', ovvero di buon intelletto ma legato a certi valori radicati nella terra. Il suo "simili questioni non fan differenza", con cui liquida un certo tipo di lusinghe, o il discorso da pater familias al promesso della figlia e suo ipotetico successore mi commuovono sempre: "sentire che tu sia dispostyo a succedermi nello Shikoku prendendo in moglie mia figlia mi rasserena, ma non sarai mica diventato un egoista tale da abbandonare i tuoi compagni, vero?" . epico. Hai visto alla fine che fine fa Kinchou? Il narratore non lo narra e molti pensano che in video sia Okiyo, ma p Loharu col padre e il marito - tutti trasferitisi a Tokyo. E Otama che porta sulla tomba di Gonta una lattina di birra, mentre Okiyo - l'amica di sempre - le regge l'ombrello sulla testa? Okiyo è un'altro di quei personaggi da manuale. temo che il problema del fraintendimento sia dovuto all'uso del vocabolo "barocco" in senso lato o specifico... mi spiego: usato come aggettivo per definire alcune caratteristiche di un'opera o di un oggetto il termine "barocco" ha un senso che oserei definire univoco che si riferisce ad alcune caratteristiche evidenti anche all'occhio meno attento (così come neoclassico, espressionista, ecc. ecc.), diverso è il discorso di un utilizzo "tecnico" del termine, perché è evidente che essendo la storia dell'arte un processo fluido e non chiuso a compartimenti stagni è semplicemente impossibile definire una e una sola data di inizio o fine di qualsiasi movimento artistico se non per convenzione, e le convenzioni possono cambiare. al dams ad esempio dopo averti fatto ricordare nei corsi base la divisione normalmente accettata tra età medievale/moderna/contemporanea (che si basa sulle due date della scoperta dell'america e della rivoluzione francese) la fanno quasi letteralmente a pezzi nei corsi avanzati (soprattutto per ciò che riguarda gli ultimi due periodi, spostando l'inzio dell'era contemporanea in corrispondenza dell'opera di cezanne, quasi un secolo dopo il 1789). ciò non toglie che praticamente tutti siamo in grado di distinguere certamente l'appartenenza di un'opera a uno e uno solo di questi tre periodi. Sì, sottoscrivo. Anche se alla fine c'è il rischio di fraintendimento, specie per la non coincidenza tra i periodi di storia dell'arte e storia in quanto tale. No, non e' assolutamente fruibile da un bambino, tra prodotto originale e adattamento come 'target' ha quanto meno 18 anni di eta', e non per questioni 'scabrose', ma in quanto si spera che la maggior parte dei liceali del 3' anno classico o comunque di ultimo anno per vari indirizzi, abbiano una formazione almeno decente. E oltre a questo che siano interessati all'argomento, insieme al "Giappone" tout court. Credo che il problema alla fine sia di 'aspettative' da parte dell'editore; se aveva intenzione di venderlo come 'cartone animato' alla stregua di barbabapapa o di topolino, cade male. Il problema pero' e' che in Italia l'animazione ha come target essenzialmente (per i grandi numeri, non per le varie nicchie di appassionati) quello dei bambini. Comunque no, gia' e' un simil docu-mockumentary che affronta a testa bassa un argomento tanto sentito, quanto locale, quanto importante. Assolutamente non per bambini, o anche comunque minori. Sottoscrivo tutto. Con te, Shuuji, mi piacerebbe intavolare una piccola parentesi sulla questione 'Takahata e neorealismo', perché da un lato HA SENSO per Takahatata (e non per molti altri), dall'altro tu ne sai di cinema come io non so, quindi sarebbe per me edificante. Le mie impressioni -e ribadisco impressioni- sono che sebbene Takahata abbia subito una forte contaminazione da parte di un certo cinema diciamo europeo e italiano, dall'altro la matrice giapponese abbia portato a un sincretismo unico. Ovvero, la prima cosa che mi viene in mente, è che quando vedo Visconti (la cui appartenenza al neorealismo pèure parmi sfumare da Rocco e i Suoi Fratelli in poi), è che ci sia un compiacimento intellettuale del regista che rende tutto un po' tanto pornografico. Nel senso lato del termine. Una cosa di difficile giustificazione anche dinanzi ai più nobili ideali di documentazione, come era per il realismo e il verismo soprattutto (dico in letteratura). Visconti non è Verga, insomma. E non ha neppure quella genuinità intellettuale del siciliano, imho. C'è comunque qualcosa di decadente. Al contrario, Takahata ha una delicatezza che secondo me gli viene proprio dall'eredità sinanco 'genetica' nipponica. Takahata mi fa commuovere mentre sorrido. Non c'è un distacco sprezzante, e non c'è uno squadernamento lacrimevole. La camera mi pare sospesa in un perfetto equilibrio instabile tra i due. Che ne pensi? Se poi la domanda era puo' piacere un insieme di figure animate, vabbe', e' animato abbastanza bene L'abbastanza era retorico, vero? ^^; Tipo quando ci sono i tanuki cuccioli 'reali' che giocano, al termine della sequenza deglia mori primaverili, io mi chiedo sempre: MA COME HANNO FATTO? °_° Le colorazioni, su tutto, sono pazzesche. Mi pare abbiano usato dei colori inediti, non tossici e del tutto naturali, per fare questo film. I fondali mi fanno paura. Hanno una luminisotià da paesaggio realistico ma vista prima, o mai più rivista dopo, in animazione. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 5 Marzo, 2011 Share Inviato 5 Marzo, 2011 -non è una tua impressione. L'unica volpe a parlare è in effetti Ryuutarou, ma il suo modo di essere mellifluo -sia nei termini che nei modi- è del tutto unico nel film. Il suo confronto con Kinchou VI è in qualche modo un piccolo capolavoro in sé stesso. E? così tipico di un modo di fare affari senza scrupoli del giappone anni 80-90: porti il vecchio al Kyabakura di lusso, lo stordisci con troie, vino e cibi occidentali costosi, lo fai firmare. Il modo in cui Ryuutarou usa retorica per saltare da mellifua piaggeria a stoccate di una spregiudicatezza terrifcante è incredibile. Tipo quando 'stoppa' le rimostranze genuine di Kincho con frasi come "anche il suo sgomento è comprensibile, ma intanto mi affretto a concludere", e cose simili. Credo che il setting ideale di quel dialogo sia in effetti un palazzo commerciale di Hamamatsuchou dove sono stato, c'è la migliore vista della Torre di Tokyo, o un posto del genere. Anche il comportamento delle 'donnine' è terribile: sono delle poverette. Fanno sorrisini e sono oggetti puri, si trasformerebbero in quanto richisesto all'istante, ma mentre fanno le entreneuse di lusso pensano a rubare bocconi di cibo, a tirare a campare. Ci sono dettagli come Ryuutarou che si mette la cravatta dietro la schiena prima di sporzionare l'arrosto, per non macchiarsela chinandosi sul piatto, che mi fanno pensare che Takahata sia un genio. In effetti, lo penso. Mah, personalmente in quella parte ci ho visto più la tipica contrapposizione tra le "astute" volpi ed i "semplici" tanuki (caratterizzazioni che nella tradizione popolare vengono attribuite a questi animali..), stile da "uomo d'affari anni 80-90" di Ryuutarou a parte. Anche le volpi femmine , più che delle "poverette", le definirei delle semplici opportuniste come Ryuutarou.. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 5 Marzo, 2011 Share Inviato 5 Marzo, 2011 (modificato) Non trovo la tua lettura contraria e quella che proponevo, se non per il passaggio sulle intrattenitrici. Sicuramente la volpe Ryuutarou è astuta, melliflua e senza scrupoli. Dalla piaggeria estrema del primo incontro (la deferenza affettata), sino alla spregiudicatezza del dire di lasciar morire i propri simili con buona pace dei geni peggiori, c'è tutta la gamma del caso. Al contrario Kinchou, che è il top della sua genie, resta un soggetto semplice e di 'sani principi'. E' il mio personaggio preferito. Modificato 5 Marzo, 2011 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 5 Marzo, 2011 Share Inviato 5 Marzo, 2011 Non trovo la tua lettura contraria e quella che proponevo, se non per il passaggio sulle intrattenitrici. Sicuramente la volpe Ryuutarou è astuta, melliflua e senza scrupoli. Dalla piaggeria estrema del primo incontro (la deferenza affettata), sino alla spregiudicatezza del dire di lasciar morire i propri simili con buona pace dei geni peggiori, c'è tutta la gamma del caso. Al contrario Kinchou, che è il top della sua genie, resta un soggetto semplice e di 'sani principi'. E' il mio personaggio preferito. Già, Kinchou per quanto "saggio" è fondamentalmente "semplice" come tutti i tanuki, per questo in quella scena sembra quasi che le "astute" volpi si facciano beffe di lui.. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 6 Marzo, 2011 Share Inviato 6 Marzo, 2011 (modificato) Cmq contrabbatteno a Taro non volevo far notare la simiglianza, ovvia ed evidente, tra tanuki e '68 quanto che lo sguardo di takahata, pur capendo le ragioni di tutti, non si limita a registrare. Takahata parteggia decisamente per i tanuki, che pure vede come rivoltosi della domenica come dice Shito. Tuttavia in Takahata non sento un tono "fanno tanto i rivoluzionari ma alla fine sbavano per un hamburger" quanto, benchè mossi da buoni ideali, erano giovani e facilmente cedevano alle lusinghe dell'occidentalizzazione. Tuttavia s'arresero, non per questo, ma per la loro prole. E moltissima mestizia, che forse è anche in shito, ma di sicuro con una punta di ammirazione e stima e non di disprezzo. Questo è quel che sento in Takahata. L'interpretazione di Shito, ma forse l'ho fraintesa o ho interpretato sue opinioni personali come esegesi del film, mi pare troppo dura verso i tanuki. ( poi io potrei, a livello di opinione personali ma non di esegesi, anche concordar con lui ) Modificato 6 Marzo, 2011 da silent bob Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 6 Marzo, 2011 Share Inviato 6 Marzo, 2011 Bob, ti sottoscrivo. Quel 'fanno tanto i rivoltosi ma alla fine sbavano per un hamburger' era mio, non di Takahata. Sebbene Takahata sia un occhio discreto che cerca di non parteggiare, credo che in lui vi sia una velata critica non tanto all'urbanizzazione in sé (quella di Tama), ma alla 'strada' intrapresa dal Giappone postbellico. Sembra dire "Cosa stiamo dinventanto?". Mette in scena i tanuki come i giapponesi di ieri, e gli umani come giapponesi di oggi. Tratteggia un Giappone moderno che ha perso il contatto con la propria tradizione. Questo è un punto molto forte in tutta la produzione di Takahata cineasta, diciamo almeno a partire dal suo documentario "La storia dei canali di Yanagawa". Di mio, non so se Takahata sia in questo completamente onesto: alla fine anche lui ha 'fissato' un termpo dell'Arcadia, e ha 'deciso' che l'impatto umano -fino a lì- 'andava bene'. Ma anche quello era impatto, e un otaku come Miyazaki, che si stava facendo anziano, risulta allora più radicalmente onesto con Mononoke Hime: umanità contro natura è sempre un'affermazione competitiva (anche se gli Emishi sembrano fare la parabola del buon selvaggio, in effetti...) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
kevin8 Inviato 21 Marzo, 2011 Share Inviato 21 Marzo, 2011 Visto finalmente Porco Rosso che ho gradito davvero tanto. A parte la storia, forse un po' stereotipata, la cura dei dettagli degli idrovolanti, delle tecniche di progettazione e costruzione mi ha lasciato sconcertato da quanto sono precisi. Azzeccata anche la decisione di dare quelle sembianze al protagonista che mi pare inconsapevole di essere egli stesso l'artefice della propria mutazione (infatti, a volte appare con le sue vecchie sembianze)... Mia moglie ha concluso che è diventato un maiale per avere la scusa per stare lontano da Gina la ammazza-piloti... A kevinove è piaciuto più per le scene d'azione e per il fatto che il protagonista fosse un maialino... però ha apprezzato anche lui... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Endrius Inviato 20 Dicembre, 2011 Share Inviato 20 Dicembre, 2011 Shito voleva il topic su porco rosso. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 20 Dicembre, 2011 Share Inviato 20 Dicembre, 2011 Dirò una di quelle frasi che sembrano significative e uscite da una persona che ha capito tutto dalla vita ma poi non significano un ghez: Se un bimbo non trova interessante un cartone a 5 anni, non lo troverà interessante neppure quando ne avrà 15. Porco Rosso mi è piaciuto, però avrei evitato di mostrare Marco con il viso umano nei ricordi o come lo vede Fio. Così si perde un pò la scelta registica verso la fine, quando Marco ridiventa umano dopo essere stato baciato ( il viso non viene mostrato). così tipico di un modo di fare affari senza scrupoli del giappone anni 80-90: porti il vecchio al Kyabakura di lusso, lo stordisci con troie, vino e cibi occidentali costosi, lo fai firmare. Penso che sia un metodo universale e antico come il mondo , non solo giapponese anni 80-90. Voi però lo sapete che l'idea dei Tanuki che si ribellano agli umani c'era già in GeGeGe no Kitaro vero? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lord Gara Inviato 21 Dicembre, 2011 Share Inviato 21 Dicembre, 2011 Visto anche io Porco Rosso. Era davvero da tanto che un film non mi faceva venire la pelle d'oca per quanto mi coinvolgeva, veramente bellissimo, del repertorio Ghibli che ho visto fin'ora sicuramente il migliore. Tra l'altro ricordo le diatribe prima sull'adattamento: ecco, devo dire che in questo caso ho trovato l'uso di un italiano piuttosto ricercato persino dai membri della banda Mammaiuto sia decisamente azzeccata, conferisce all'intera opera quell'aria picaresca, un po' come nei film di Don Camillo dove i personaggi saranno gente del basso volgo, semi analfabeti ma dimostrano quella saggezza "vera" sconosciuta ai cosiddetti sapienti... Non lo so se s'è capito quello che volevo dire ma, insomma, spettacolo puro. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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