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"Sociologia otaku a giudicarsi dal consumo di intrattenimento infantile anche da adulti"


Shito

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Dipende.

 

Se lo scopo del parlare è "avere ragione e sentirsi fighi", non servono gli esempi e imho non serve neppure parlare.

 

L'esempio di Ryoga l'ho registrato, ci ho pensato, invero ci sto pensando ancora.

 

Io discuto e parlo al prossimo per cercare di fornirgli spunti. Non so, a questo punto, se tu li riceva. Altri paiono farlo, dalle risposte e controspunti che mi danno.

 

Se tu, per ragioni tue, vorrai comunque contribuire con i tuoi spunti non sarà inutile, perché io li riceverò.

 

Poi, sta al tuo ego e ai suoi percorsi.

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Niente ego (se fosse una questione di ego proverei a discutere del tuo sessismo?): è che proprio non lo trovo produttivo, non serve a sapere di cosa si parla, introduce solamente nuovi dubbi.

Modificato da Dairon
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Ovvero Michelangelo, come D.G. Rossetti, come tanti grandi che ho or ora in testa, erano persone attanagliate da un complesso orfico che la metà basterebbe, non sono riusciti a vivere la loro vita in un modo che si direbbe normale, e spesso neppure dignitoso, eppure si sono 'dati' alla creazioni di grandi opere che -io credo a giusto titolo- vanno conservate nella nostra memoria come 'patrimonio dell'umanità'.

 

A parte il fatto che "erano persone attanagliate da un complesso orfico che la metà basterebbe" (beh, si, certamente erano divorate dal "sacro fuoco", ma di solito a loro andava bene così..), come ho già detto vivere una vita in modo "anormale" non è necessariamente un male, e comunque mi pare che vivessero le loro in modo "dignitoso" più spesso che il contrario (in fondo quello dell'"artista maledetto" è uno stereotipo relativamente recente..).

Ma prendiamo ad esempio proprio Michelangelo: certo, è vero che "come tutti gli uomini di carattere, aveva un cattivo carattere" (come diceva Montanelli..), ma sicuramente non era un alienato che pensava solo alla propria arte, vista la sua profonda religiosità (questa in effetti piuttosto "anomala" all'epoca..) ed il suo impegno civico per la Repubblica Fiorentina (niente da stupirsi quindi che non andasse molto d'accordo con i Medici..); non mancava neppure di spirito pratico, visto tutti i soldi che guadagnò con le sue opere continuando a lavorare instancabilmente fino alla morte (all'età di 89 anni, cosa davvero eccezionale per l'epoca..), e che lasciò in eredità ai familiari (che in ringraziamento gli fecero erigere il monumento funebre a Santa Croce..).

Quindi, in quale aspetto la sua vita non sarebbe stata più che dignitosa?

Forse per il fatto di essere omosessuale, cosa che comunque non gli impedì di coltivare relazioni (sebbene più che altro intellettuali..) sincere ed appassionate?

Si, è vero che aveva i suoi dubbi e tormenti, ma questo lo si ritrova in ogni individuo dotato di spessore ed introspezione..

Modificato da EYMERICH
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Io credo che in questa discussione cio' che manchi sia il discrimine tra 'normalita' e 'anormalita'; in pratica si parla sempre di concetti limite, ma mancano le fondamenta del discorso; cos'e' la normalita', e' possibile realmente definirla come tale?

 

Ha un senso il concetto di 'normalita' applicato alle persone sia come singole componenti della societa', sia alla societa' stessa?

 

Se non e' chiaro o in qualche modo palese ed incontrovertibile la 'base' del discorso, e' inevitabile che la discussione invece che porre fondamenta, vada alla deriva a seconda delle correnti di pensiero, volta per volta.

 

Perche' se non e' possibile 'identificare' il 'normale', non se ne possono declinare le derivazioni, ne' delineare in una categoria i comportamenti a-sociali e a-normali che la compongono.

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EYMERICH:

 

che Michelangelo fosse omosessuale è cosa che piace molto dire, ma mai provata. Lasciamo stare il Condivi o anche il suo amichetto di vecchiaia, il buon Tommasino.

 

Veramente io parlavo dell'uomo turbato che nasce dalla semplice, chiara, onesta lettura della sua arte (a proposito: la mostra dei suoi disegni che si è tenuta a Vienna era *suprema*).

 

Benché io ritenga, ad esempio, che Michelangelo sia stato un grande scultore e abbia detto in pittura TUTTO quello che poi ancora la gente sta provandosi a ripetere, non riesco a consideralo un artista sublime proprio perché vedo la sua arte come il compulsivo grido disperato di un turbamento profondo. Chi ha studiato la vita dell'artista ne conosce la radice (se ha fatto ermeneutica e esegesi genuine, e no, la pederastia presunta non è in inclusa, per quanto possibilissima).

 

A questo proposito, infatti, sto cercando di analizzare meglio la figura del Canova, o di altri artisti che mi paiono sfuggire alla regola dell'arte come parto di turbamento di vita.

 

Da una parte c'è Gustave Moreau. Dall'altra, forse, William Adolphe Buoguerau? Devo ancora capire bene.

 

Shuji:

 

hai ragione.

 

Mancano delle definizioni condivise di quelli che dovrebbero essere gli assiomi del discorso.

 

Ma è difficile darne, quindi per ora mi affidavo a uno schizzo da 'common sense' molto condiviso e per nulla manualistico.

 

Volendo riempirlo di contenuto almeno un pochino, direi che per 'normale' immagino un essere umano che - in epoca almeno moderna o contemporanea -

 

abbia dignitosamente (senza necessità di egotiche ostentazioni di oscenità secondo ai canoni del suo contesto spaziotemorale socioculturale) espletato a tutte le funzioni primarie che si intendono dell'essere umano, quali la sopravvivenza (istinto di conservazione del sé) e la procreazione (istinto di conservazione della specie), eventualmente generando una prole sufficientemente vivace (nel vero senso della parola) e al tempo stesso rendendosi una parte attiva e produttiva della società umana di cui è -suo malgrado- stato parte.

 

Ma non so se tu (e tu forse tutto sommato sì, dato che il 'common sense' mai mi parve farti difetto) o altri (Darion? :whistle:) approverebbero.

 

 

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Magritte, tra i miei artisti preferiti d'epoca contemporanea, non era stato scioccato dalla vista del cadavere della madre recuperato dal fiume del sucidio?

 

Da cui, si dice ma io non c'ho mai creduto, i volti nei sacchetti. Li ho sempre interpretati come 'meri' esempi grafici del tipico 'essere soli in compagnia' della società contemporanea.

 

Tezuka aveva i suoi turbamenti pure lui, forse a causa dell'esposizione forzata al teatro Takarazaka in tenerà età. :giggle:

 

Cmq, genio che è stato, era una femminuccia in tempi di guerra, gli piacevano gli insetti, veniva bullato di brutto. Chi ha visto il recente cortometraggio biografico proiettato in uno dei due musei a lui dedicati avrà in mente l'idea.

 

Si laurea in medicina ma non eserciterà mai la professione. Per contro, lavorerà come un pazzo, ma come un pazzo davvero, per disegnare manga. Cosa che in confronto il lavoratore medio del Giappone in ricostruzione era un assenteista. Tezuka disegnava anche in taxi. Cose matte.

 

Era chiaramente un compulsivo del suo 'lavoro', ma di brutto. Non credo fosse tanto in pace, ma sicuramente ha lasciato una grande eredità. Il primo fallimento della Mushi mi pare fece danni, prestava soldi ai colleghi più giovani (oltre che tutto il discorso di Tokiwa-sou) e altre cose.

 

Non proprio due persone 'normali', tutto sommato, ma due vite travagliate alquanto.

 

Degli altri due non so abbastanza per scrivere senza documentarmi, ma potrei stare ore a guardare L'entree in scene o leggere Black Jack.

Modificato da Shito
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Gueareschi è stat in un campo di concentramento e in prigione, mentre per Buzzati credo non via sia nulla di rilevante, però mi sembra che ti vai distaccando dalla tua concezione di normalità.

Chiunque in vita può aver avuto dei traumi, o dei lutti, ma non per questo non è più "normale", credo che facendo la prova al contrario ti metterei in difficoltà chiedendoti di indicarmi persone "normali" specie se di una certa fama.

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Beh, l'idea della normalità che andavo tracciando non esula da un certo comune senso di 'bilanciamento' degli elementi della propria vita.

 

Amare il lavoro è una cosa, farlo compulsivamente sino a morirne e come se non ci fosse un domani, è altro (non è un riferimento diretto a Tezuka, che ahinoi morì di cancro, ma è per intenderci).

 

Potrei per esempio citare la vita del geniale scrittore che ho in signature, che tra depressoni cliniche e mali psichici condusse una vita travagliatissima che paragonava a quella del celebre letterato russo affetto dal 'male sacro'.

 

Credo che, senza nascondersi dietro a un dito, si veda molto chiaramente quando qualcuno ha fatto dell'arte un modo di sopravvivenza in una esistenza palesemente segnata se non divorata dal conflitto.

 

No?

 

O sono semplicistico io, ora?

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Ma posso anche essere d'accordo sul concetto però non lo vedo in Tezuka (ma non lo conosco certo meglio di te) nè in Magritte, da quanto (poco) so, di certo non è così per Guareschi che aveva una famiglia (cui voleva bene) e una vita sociale, e neanche per Buzzati.

 

Ma poichè riconosci essere personaggi a te lontani procedo con altri tentativi:

Bach?

Verdi?

Mark Twain?

Dumas?

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a me invece viene da dire che se si prende l'esempio di hikaru come rappresentazione effettiva di una certa mentalità, non necessariamente giapponese, arrivati a quel punto quel che servivano per crescere erano i cosìdetti calci in culo dei quali si è letto qualche post addietro e non un gesto (rito?) poetico ma estremamente illusorio; certo romanticame è come il fumo sugli occhi.

poi sì, si può stare appresso agli hobby della propria infanzia a seconda dell'approccio che si ha. mi pare perfino assurdo scriverlo...

il fanboy si beve tutto, e infatti stabilita questa ovvietà (bastava un post per farlo) tra le varie si cercava gettare uno sguardo lì dove esiste anche un fandom che, pur non essendo perfetto ed omogeneo, dispone di una sensibilità critica e quindi sulle motivazioni che lo spingono ad allontanarsi o liberarsi dei propri interessi.

inoltre c'era in ballo una questione generazionale i cui perchè e percome erano serviti su un piatto d'argento... in giappone c'è stata l'atomica, l'evoluzione dell'industria automobilistica, una società chiusa che però quando ha deciso di aprirsi non è che si sia trovata davanti un mondo tanto disponibile, quindi ci sono tezuka, tomino, anno, l'otaku prima e seconda generazione eccetera fino al giorno d'oggi. ma, appunto, il resto del mondo ed il suo entertainment non sono mai nati? sarebbe strano affermarlo, anche perchè è proprio quello che alla fine influenza gli hobby dei giapponesi. ormai si può dire che tomino non lavora più per questo :dance:

 

Il ciclico andiriviniei di influenze mediatiche ha sicuramente forgiato l'otakuzoku prima, in modo sincretico molto tipico della cultura giapponese, e poi influenzato chi l'influenzò (l'occidente, America in primis).

 

Tuttavia volevo focalizzarmi su quello che mi pare il cuore del tuo post, assai prezioso, nonché forse il punto nodale del mio interesse.

 

Ovvero, come si chiedeva Anno:

 

"E' possibile, crescendo, conservare il proprio interesse adolescenziale per certe forme subculturali senza diventare dei ritardati?"

 

ovvero:

 

"Può esistere un VERO adulto REALMENTE interessato a certe subculture?"

 

ovvero ancora:

 

"Certi interessi adolescenziali possono in qualche modo CRESCERE insieme alla CRESCITA del soggetto appassionato, oppure è sempre e solo deroga alla crescita reale?"

 

Che poi sarebbe quella che io chiamerei "antitesi dell'angelo crudele", ovvero la ricerca di una 'terza via' per cui la crescita non debba significare il tradimento dell'infanzia, e il non tradimento dell'infanzia non debba significare il ritardo, se non piscoattitudinale, quantomeno sociale.

 

Ora son tutti bravi a parlare di giusto mezzo, e fanno bene a farlo (dico davvero, niente sarcasmo), ma alla fine io vedo e studio gli artisti, i filosofi, insomma quelli che si sono 'pienamente dati' alle loro ideali passioni... ed erano tutti degli otaku ritardati.

 

Da Michelangelo, a Dante Gabriel Rossetti. Dai migliori filosofi ai migliori letterati.

 

C'è una parte del carteggio tra Eloisa e Abelardo, in particolare una missiva di lei -mi fa venire da piangere ogni volta in cui la rileggo- in cui lei, innamoratissima, dice a lui che "preferibbere essere chiamata la sua amica, la sua amante, o se non si scandalizza persino la sua prostituta piuttosto che sua moglie, perché ai filosofi e ai sapienti non sono date mogli". Segue il racconto dell'episodio di Socrate con Santippe. In soldoni è come dire: "uomo, o ti dedichi all'intelletto -e sarai un handicappato sociale, in qualche modo- o ti dedichi alla vita. Scegli."

 

Questa cosa per me è un tantino anatemica, ma più cerco di esorcizzare del demone, più comprove ne trovo. In tutti i campi.

 

Quindi continuo a riflettervi ringraziando tutti del contributo. :)

?

il problema, shito, è che finchè continuerai a riferirti al fumetto ed all'animazione imponendogli di essere la proiezione di quello che chiami otaku, ti troverai sempre nello stesso vicolo cieco per fare una domanda alla quale in realtà tu o altri (come il solito anno ai tempi di eva) avete già dato una personalissima e monolitica risposta.

succede, ora, che questa la si dovrebbe accettare come l'asso pigliatutto a scopa ed è pure 1 l'asso di denari 2 la mossa che fa vincere la partita al giocatore che lo ha 3 finisce in mano sempre alla stessa persona.

l'interesse non è una funzione prestabilita, quello che accade nella vita delle persone non viene clonato per ciascun individuo, la società non è cosa unica nello spazio e nel tempo, la subcultura in questo ambito di discussione è un concetto estremamente variabile che non si può appiccicare ad cazzum.

troverai solo le comprove alla stessa tesi, perchè è quello che vuoi vedere nonostante tutto. fai pure...

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Ma che è, uno è anormale perché viene traumatizzato dal suicidio dei cari?

La prossima è che Rigoni Stern era anormale perché trovava la guerra (e che guerra!) una brutta cosa da vivere?

(o, anche peggio, se uno ha un trauma è un artista o vicevera?)

 

Comunque aggiungiamo (a fatica) il fatto che se uno è un super-stacanovista è un anormale. Ci può stare, ma non piace che le definizioni vengano aggiunte a pezzi di volta in volta, in risposta ad esempi piuttosto lampanti (per contraddirli), per una cosa che è posta come buon senso.

Modificato da Dairon
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EYMERICH:

 

che Michelangelo fosse omosessuale è cosa che piace molto dire, ma mai provata. Lasciamo stare il Condivi o anche il suo amichetto di vecchiaia, il buon Tommasino.

 

Si tratta dell'opinione più diffusa tra gli studiosi, certo è che non gli si conoscono relazioni con esponenti dell'altro sesso, se non puramente intellettuali (come quella con Vittoria Colonna..).

Comunque, ciò che mi premeva dire è che il fatto che fosse omosessuale o meno è irrilevante ai fini di qualsiasi giudizio su di un suo presunto "male di vivere".

 

Veramente io parlavo dell'uomo turbato che nasce dalla semplice, chiara, onesta lettura della sua arte (a proposito: la mostra dei suoi disegni che si è tenuta a Vienna era *suprema*).

 

Michelangelo visse in tempi complessi, sarebbe il minimo che un animo sensibile come il suo ne fosse semplicemente "turbato"..

 

Benché io ritenga, ad esempio, che Michelangelo sia stato un grande scultore e abbia detto in pittura TUTTO quello che poi ancora la gente sta provandosi a ripetere, non riesco a consideralo un artista sublime proprio perché vedo la sua arte come il compulsivo grido disperato di un turbamento profondo. Chi ha studiato la vita dell'artista ne conosce la radice (se ha fatto ermeneutica e esegesi genuine, e no, la pederastia presunta non è in inclusa, per quanto possibilissima).

 

Come è già stato fatto notare, praticamente CHIUNQUE nel corso della sua vita ha subito traumi di qualche genere, naturale quindi che un animo sensibile dotato di temperamento artistico esprima tali turbamenti nelle proprie opere (anche se trovo francamente riduttivo considerare quasi ogni grande opera d'arte una semplice "catarsi" di un animo più o meno turbato..), ma ciò non basta per poter definire "anormali" degli individui simili.

In ogni caso, SECONDO TE quale sarebbe la radice del "turbamento profondo" (ammesso che esistesse veramente..) di Michelangelo, visto che in realtà ci sono diverse opinioni in merito?

Modificato da EYMERICH
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Credo che cercare di giudicare geni, o perlomeno gente che ha lasciato un solco profondo nella storia, sia alquanto pretestuoso: in quanto geni ( siano essi un Tezuka, un Mozart, un Michelangelo), vedevano il Mondo e la vita in una maniera diversa da come viene concepita dalle cosidette persone "normali".

Noi li chiamiamo alienati, complessati, maniaci compulsivi, loro magari, se fossero in vita , penserebbero di noi come esseri dall' esistenza inutile che verrano dimenticati il giorno stesso della propria morte.

Tutto, a questo mondo e in questa vita, è relativo.

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DAL PUBBLICO: D'accordo... ritiene che sia più facile per un emarginato sociale essere creativo, inventare idee originali?

 

OKADA: Esatto. Di base, la creatività non emerge da vite felici, ma da persone che si emarginano. Non c'è ragione perché si diventi intenzionalmente infelici. Perché chi guarda gli anime è felice... chi li guarda ed è infelice sono quelli che li fanno. (RIDE)

 

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Toriyama non fa anime, fa manga e illustrazioni.

 

Lo so che per il mondo occidentale questa differenza è sfumata, ma come giustamente ricordava Ikeda Riyoko all'incolto pubblico romano che continuava a rivolgerle domande come se lei avesse fatto 'Il cartone animato 'Lady Oscar'...", solo Tzuka Osamu si è provato in entrambi i campi.

 

L'autore di un manga, è un Autore. E' un singolo artigiano che tira fuori dalla sua mente e dalla sua mano un'opera originale.

 

Al contrario, quella dell'animazione è un'INDUSTRIA.

 

Quando incontrari e interivistai e cenai con Sadamoto Yoshiyuki fui molto shockato.

 

Nel senso che Y.S., per venire alla fiera in cui era stato invitato e spesato al 100%, aveva dovuto fare carte false (nel verso senso della parola) con le produzioni con cui era impegnato.

 

Quindi nel 2008, Y.S., già creatore di -per dirne una- quelle due cretine che stampate anche sui francobolli hanno arricchito mezza industry per quasi 15 anni, era ancora nella condizione di uno stipendiato succube e deferente.

 

Ho riflettuto molto su questa cosa.

 

"Cavolo, quest'uomo ha con i suoi disegni originali dato da mangiare a non so quante persone, un indotto incredibile, ed eccolo qui ad elemosinare una settimana di libertà paraprofessionale!"

 

E a cosa sono giunto?

 

Che è giusto così.

 

Ovvero, la ragione per cui Sadamoto Yoshiyuki riesce a disegnare come disegna è che non lo fa per prendere gran soldi. Lo fa perché gli piace, anzi ha un bisogno interiore, di farlo.

 

E' la sua natura.

 

Ci campa. Deve ringraziare che qualche producer abbia trovano modo di rendere commerciali i suoi disegni, e lucrarci.

 

Perché lui non è un industriale, lui è uno che vuole disegnare macchine europee e donnine.

 

Quindi, questo 'intento artistico' ha da purificarsi nell'affermazione dello stesso attraverso le traversie di una spinta interiore che è realmente antisociale.

 

Alla fine, Giulio II voleva la Sistina superfiga, M. era il più tosto e blasonato dei tempi. Giulo II ha pagato M. perché lui facesse 'la sua merda' sui muri della Sistina.

 

Oh, M. c'è diventato quasi cieco e gobbo. Ci si è consumato, seppure lui avrebbe voluto fare solo lo scultore.

 

E c'è campato, certo. Anche bene (sebbene si spacciasse per poveraccio, a causa di suoi alcuni *altri* complessi).

 

Ma M. non ha dipinto i muri della Sistina per arricchirsi. L'ha fatto perché voleva mettere affianco le Sibille della classicità con i Profeti della Chiesa, e a Giulio II quasi gli veniva un colpo.

 

Per non dire di Ignudi, un Giudizio che è caos e terrore più che Sospirato Ordine Divino, e cose.

 

Questa era la merda di M, e M aveva bisogno di tirare fuori dal suo animo la sua merda. Era un bisogno assoluto, un imperativo categorico interiore.

 

Giuro che lo capisco.

 

E sono arrivato alla conclusione che sia giusto, logico, sensato e bene così.

 

La società dei 'normali' tesorizza e studia i prodotti degli 'storti'.

 

Andatelo a dire a Thomas Mann, che nell'irrisoluzione di questo conflitto c'ha speso la vita.

Modificato da Shito
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La società dei 'normali' tesorizza e studia i prodotti deli 'storti'.

 

Andatelo a dire a Thomas Mann, che nell'irrisoluzione di questo conflitto c'ha speso la vita.

 

Credo che di ciò il Conte di Lautreamont avesse perlomeno vaga coscienza, date le varie captatio malevolentiae, fatte di scherno, irrisione e maledizione, che rivolge al pubblico nei suoi Canti Di Maldoror ( di sicuro non un espediente, almeno al tempo, per attirar lettori ).

 

Notevole anche che, mentre si dichiara nemico del genere umano, ammazzando uomini e tentando di uccidere a martellate i figli più ingenui della classe bene, usi parole di amicizie proprio nei confronti degli individui più "storti" quale è l'ermafrodito.

 

 

Eccone l'intro, anche se non dà minimamente l'idea della ferocia che segue in crescendo:

 

 

Voglia il cielo che il lettore, reso ardito e momentaneamente feroce come ciò che legge, trovi, senza perdere l'orientamento, il suo cammino scosceso e selvaggio attraverso le paludi desolate di queste pagine oscure e avvelenate; infatti, a meno che non applichi alla lettura una logica rigorosa e una tensione intellettuale pari almeno alla sua diffidenza, le esalazioni mortali di questo libro gli impregneranno l'anima come l'acqua lo zucchero. Non è bene che tutti leggano le pagine che seguono; pochi soltanto potranno assaporare senza pericolo questo frutto amaro. Perciò, anima timorosa, prima di avventurarti oltre in queste lande inesplorate, volgi indietro i tacchi, e non in avanti

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O più semplicemente, si evincerebbe che quella dell'animazione nipponica è un'industria gestita con poco rispetto per i suoi dipendenti.

 

Appunto, e poi ci si chiede come mai sempre meno giovani disegnatori giapponesi vi si dedichino (preferendogli la ben più remunerativa industria dei videogiochi..).

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Veramente non ce lo si chiede.

 

Si sa che l'animazione disegnata è 'lavoro da muscoli' tipico da paesi in via di sviluppo.

 

C'è stato un tempo non remoto in cui il Giappone non produceva firme dell'elettronica e dell'animazione. ma clonava le firme statunitensi nei rispettivi campi, per le quali svolgeva il lavoro pesante.

 

Poi fu la Corea de Sud.

 

Poi la Cina.

 

E' solo la solita scalamobile di chi fa il braccio della mente di chi.

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Curiosamente, la nuova tecnologia può cambiare la cosa. Sì, anche per l'estetica da animazione tradizionale, almeno un tot.

 

Comunque è una stronzata che Sadamoto fosse trattato di merda, eh, anche se fosse stata industria poco remunerativa per Tizio e Caio... :goccia:

Modificato da Dairon
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Non poteva andare a cena da chi voleva=dipendente trattato di merda, mi pare minimo.

 

A me che non fosse in orario di lavoro, il che mi pare piuttosto improbabile... stiamo parlando di fiera, è naturale vada a essere intervistato.

Modificato da Dairon
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Veramente non ce lo si chiede.

 

Si sa che l'animazione disegnata è 'lavoro da muscoli' tipico da paesi in via di sviluppo.

 

C'è stato un tempo non remoto in cui il Giappone non produceva firme dell'elettronica e dell'animazione. ma clonava le firme statunitensi nei rispettivi campi, per le quali svolgeva il lavoro pesante.

 

Poi fu la Corea de Sud.

 

Poi la Cina.

 

E' solo la solita scalamobile di chi fa il braccio della mente di chi.

 

Beh, veramente io mi riferivo ai "creativi" e non alla "bassa manovalanza", che come si sa già da molto tempo gli studi di animazione giapponesi hanno delegato a studi coreani, cinesi, etc.

Comunque si tratta di un problema che affligge anche il monodo dei manga (in crisi come quello degli anime..), perchè anche quello in pratica è un'industria dove gli "autori" lavorano tanto e guadagnano (relativamente..) poco.

Se non sbaglio proprio Tezuka, che aveva lavorato in entrambi i campi, si rammaricava di aver in pratica creato con il suo "stakanovismo" un "precedente", in conseguenza del quale a chi lavorava in quei settori venivano richieste prestazioni elevate ma senza un adeguato corrispettivo..

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