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Roger

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7 hours ago, Shuji said:

Ed essendo differente anche in italiano il rapportarsi ad una lei con signorina e il rivolgersi a lei col solo nome, appunto con familiarità, non mostra parallelismi tra il riferirsi di un giapponese col solo nome o in questo caso ad esempio con -chan?

Certo, le cose sono obiettivamente come tu dici. Il mio "assetto" non è senza perdita, è solo quello che ritengo, in generale, il sacrificio minore. Si tratta di un'idea maturata con la pratica che, come diceo, ammette peraltro eccezioni.

Per fare un esempio sempre con Eva, che ho lavorato due volte e che credo sia abbastanza noto nei rapporti tra i personaggi, Misato chiama sempre Shinji come "Shunji-kun", mentre i suoi compagni Kensuke e Touji lo chiamano solo"Shinji". In realtà, in questo caso è più notevole come marca di familiarità il fatto che la sua superiore, adulta, lo chiami per nome (col suffisso) piuttusto che il chiamarlo per nome e basta dei compagni di scuola maschi. Anche Shinji chiama infatti Touji e Kensuke solo "Touji" e "Kensuke", dove Misato viene da lui sempre chiamata "Misato-san". In questo caso, il mio assetto è rimasto invariato dal 1997 a 2019, e credo offra ancora il migliore risultato di resa dei rapporti, ma c'è comunque una perdita. Ad esempio, nell'ep20 durante il tentativo di recupero di Shinji dall'LCL in cui si è sciolto, in una scena lo sentiamo chiamato a nastro da molti suoi conoscenti, e qui ovviamente "Shinji" e "Shinji-kun" sono stati livellati sul mero "Shinji". In questo caso si cerca di recuperare la differenza con la recitazione, magari. In altri casi, in genere quelli in cui l'uso del -kun è discrezionale e magari molto affettato (mi viene in mente un episodio di Abesho, quello sul gal game), ho reso l'uso di -kun con un intenzionalmente grottesco "caso", ricordo il "caro Sasshi" acclamato dalle folle (e da MuneMune). Sarebbe la mia scelta anche per il "nemo-kun" di Gargoyle. Per contro, è ovvio che in FLCL, dove il -kun era usato in modo deformativo come il -chan (Tasuku e Naota -> Takkun) ho mantenuto il "-kun". Ma in genere non ho mai trovato un soddisfacente modo di resa di -kun come base nella mia sistemizzazione "standard".

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12 hours ago, Acromio said:

Ok, ma io mi ricordo dai tempi del liceo (e lo dico come se stessi parlando di chissà quanti anni fa :pfff: ) di compagni che davano del "tu" ai docenti pur iniziando la frase con "prof..." Magari questo è un caso simile.

Io non mi sarei neanche lontanamente sognato di dare del tu a un professore, non lo facevo nemmeno con la maestra alle elementari

Come mi sento vecchio... tipo Obi Wan che faceva il discorsetto su altri tempi, più civilizzati

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1 hour ago, Alex Halman said:

Io non mi sarei neanche lontanamente sognato di dare del tu a un professore, non lo facevo nemmeno con la maestra alle elementari

Idem. Però ero l'unico a dargli del "lei". Dato che tutti usavano il "voi" (terronia ftw).

"Nooo, professore', ma allora ce l'avete con meeeh!" XD

[ nota: professore' è la versione apocopata del femminile "professoressa", mentre per il maschile è professo', versione apocopata di "professore" ]

Modificato da Shito
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1 hour ago, Alex Halman said:

Io non mi sarei neanche lontanamente sognato di dare del tu a un professore, non lo facevo nemmeno con la maestra alle elementari

Come mi sento vecchio... tipo Obi Wan che faceva il discorsetto su altri tempi, più civilizzati

eggià :lolla:

beh però dai... l'uguaglianza forzata tra individui, la cancellazione di ruoli da guadagnarsi e di identità hanno portato vantaggi stratosferici nella società attuale e il rispetto tra individui sta veramente dilagando come mai prima :pfff:

cmq questo è un altro discorso e in generale, in italiano, non ha senso riferirsi a qualcuno con un titolo di "superiorità" (anagrafica, sociale, che esprime una qualsiasi differenza riconosciuta) rispetto a sè se immediatamente lo si annulla per stabilire una relazione di parità. in modo netto può esserci solo una delle due altrimenti si va appunto incontro ad un'incongruenza relazionale. potrebbero esistere delle forme espressive miste, che abbassano il peso dei due estremi contemporanei del registro (lei e tu), però questo implicherebbe un adeguamento della battuta in questione e probabilmente la scelta dipende anche da come nel lungo termine si relazionano i personaggi in questione. l'adattamento, al fine di evitare le incomprensioni dell'ascoltatore, non è proprio questo? ah, evangelicate a parte e prima che si parta per la tangente del "ma in giapponese dicono proprio questo, è un'altra cultura, devi capire eccetera", non è che si debba stravolgere una frase ma farla percepire per quello che intende veramente. personalmente, per non perdere l'effetto del quale si parla, avrei semplicemente omesso il pronome tu dalla frase così da darle un maggiore equilibrio, poichè esplicitato è un rafforzativo a favore del verbo che è anch'esso espresso in modalità confidenziale (tu+preferisci sarebbero un nucleo ma distanziandoli così tanto se ne sdoppia la forza, contrapposta a quella singola del signorina che sta nel mezzo e si hanno perciò 2 pesi uguali contro 1).

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7 minutes ago, Roger said:

non è che si debba stravolgere una frase ma farla percepire per quello che intende veramente.

 

"Stravolgere".

"Percepire".

"Intende realmente".

Tutto soggettivo e quindi prensuntivo se anche solo pensato conto terzi. Valore reale: zero.

Tutto qui.

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ma quando mai. non puoi sovrascrivere a tuo piacimento un sistema che ha delle regole oggettive con uno che ne ha delle altre. anzi, semmai la soggettività risiede fermamente proprio nella pretesa e nella convinzione di riuscirci/esserci riusciti senza compromessi di sorta. compromessi che, non importa in quale misura, sono peraltro inevitabili e si attuano in qualsiasi traduzione+adattamento (l'adattamento eh) quindi evitiamo di prenderci in giro con le solite filastrocche sterili.

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1 hour ago, Roger said:

non puoi sovrascrivere a tuo piacimento un sistema che ha delle regole oggettive con uno che ne ha delle altre.

Assolutamente sì, invece. Perché l'oggettività nell'ambito umanistico o è interna al sistema individuale (e quindi soggettivo) o è ridicola e falsa.

Non si tratta di trovare delle regole, si tratta di darsele. Perché di regole oggettive vere non ce ne sono. In genere chi se le da non vuole poi imporle a nessuno, perché non gliene importa niente. Le persone che nell'ambito della liberta hanno bisogno di sentirsi nel giusto non avranno mai ragione, perché nella loro debolezza cercano la ragione fuori di loro, dove c'è il vuoto della libertà.

Direi che è così da, mmmh, almeno tremila anni, forse qualcosa in più.

Forse a questo punto starai pensando alla parola "solipsismo", ma no, il termine più corretto è "autarchia". Nell'ambiente della libertà, o è autarchia o è surrettizia deroga un'autorità eterodeterminata, ma in vero non più soggettiva della propria. "Tutti", "la maggioranza", "la tradizione", "l'accademia", "il professore", "la maestra" "la mamma" non sono che comodi e rassicuranti alibi, ordinati in gerarchia decrescente per te. Ma nell'ambito della libertà, del libero pensiero e pratica artistica, le cose o "le si segue", o "le si fa" (poiché non se ne segue di precostituite): così è dalla moda alla religione..

E alla fine tutte le lamentele di chi cerca di imporre un sistema esterno sul soggetto è di chi lamenta di non essersi trovato in una condizione per elaborare il proprio. Ma del resto che cerca di imporre ragioni eterodeterminate non avrebbe avuto la forza per portare avanti nulla di proprio, quindi poco importa davvero. Il mondo continua a girare, qualcuno a pensare e fare, qualcuno a rodersi e parlare, criticare, discettare e catalogare quello che hanno pensato e fatto altri.

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6 hours ago, Shito said:

Certo, le cose sono obiettivamente come tu dici.

e allora perche' l'uso del 'signorina' in quel modo?

Tra l'altro, il termine stesso (anche signora, in realta') e' quasi desueto:

https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/signora-o-signorina/1253

Quote

 

 Invece signorina è oggi meno usato: se guardiamo al corpus del ptllin, costituito dai romanzi vincitori del premio Strega dal 1947 al 2006 e da altre opere di narrativa uscite nello stesso arco cronologico, notiamo che non solo che signorina ha 609 occorrenze in 60 opere mentre signora ne ha 2530, distribuite in 91 opere, ma anche che nei romanzi dal 2000 al 2006 le attestazioni sono solo 22, contro le 84 di signora. Per l’uso di signorina come semplice appellativo negli anni Cinquanta possiamo fare riferimento all’indagine dello svizzero Robert Rüegg, Zur Wortgeographie der italienischen Umgangssprache (Berna, Francke, 1956), di cui sta per essere pubblicata la versione italiana a cura di Sandro Bianconi, al quale devo le seguenti indicazioni: il concetto di “giovane donna nubile” è reso con signorina in 43 delle 54 province considerate; spesso gli informatori aggiungono la precisazione “generalmente più distinta e adulta” rispetto a ragazza, termine che pure ha una buona frequenza; a Firenze prevale invece figliola.

Oggi il problema maggiore nell’uso di signorina è dovuto alla particolarità (che peraltro non è esclusiva dell’italiano, ma propria un po’ di tutte le lingue europee) di avere due forme femminili, distribuite in rapporto al diverso stato civile, in corrispondenza di un’unica forma maschile: come rileva il gradit, infatti, il maschile signorino, a meno che non costituisca l’allocutivo di riguardo dato dalle persone di servizio al giovane figlio del padrone di casa (circostanza certo non frequentissima), è di uso solo scherzoso o ironico (ed era divenuto tale, o si avviava a diventarlo, già alla fine dell’Ottocento: nel libretto di Illica e Giacosa della Bohème di Puccini, del 1896, Mimì nel terzo atto si rivolge all’amato Rodolfo, a cui dà normalmente del tu, con uno scherzoso «O mio bel signorino, / posso ben dirlo adesso, / lei la trovò assai presto», alludendo alla chiave della stanza, da lei smarrita nel primo atto e da lui ritrovata e nascosta).

La dissimmetria tra maschile e femminile è stata considerata sessista e, almeno a partire dai primi anni Ottanta, l’uso di signorina per riferirsi a una donna non sposata è stato progressivamente sconsigliato. E di certo la crescita dei rapporti di convivenza e delle maternità al di fuori del matrimonio civile o religioso ha aumentato le ragioni per evitare la parola usando al suo posto signora; conseguentemente, anche nel caso di donne sposate signora ha finito con l’essere premesso al loro cognome familiare e non a quello dei mariti. Contrariamente a quanto si crede, però, non è stata mai approvata in Italia una legge che abbia abolito ufficialmente il termine signorina (c’è stato solo un progetto al riguardo, nel 1982) e l’unico testo ufficiale a cui si può fare riferimento è una disposizione del 2009 del Parlamento Europeo, che contiene linee guida per la neutralità di genere e consiglia di omettere qualsiasi appellativo che faccia riferimento allo stato civile delle donne, ricorrendo al solo nome e cognome. Ma si tratta di un testo che riguarda esclusivamente gli atti legislativi e i documenti interni dello stesso parlamento.

Oggi l’accettazione del termine signorina da parte di coloro che dovrebbero essere le dirette interessate risulta alquanto oscillante. Ci sono ancora (molto meno che in passato, però) donne di una certa età non sposate che, interpellate come signora, correggono l’allocutivo con un no, signorina; signorina, prego o simili, così come ci sono donne giovani che sentendosi dare della signora o comunque sentendo premettere al loro nome quello di signora, si stupiscono (è il caso delle studentesse nel corso delle sedute di laurea, al momento della proclamazione) o, come segnala uno dei nostri lettori, si offendono, come se si dicesse loro “vecchia!”. D’altra parte, ci sono anche giovani donne che percepiscono l’allocutivo signorina quasi come un insulto: ricordo di aver visto in televisione nel corso del 2015 in un paio di occasioni l’onorevole Pina Picierno, del Partito Democratico, reagire vivacemente dopo che il leghista Matteo Salvini l’aveva chiamata signorina (la reazione: «Signorina lo dici a tua sorella!»). Va detto peraltro che sono ancora abbastanza diffuse (ma, probabilmente, solo o soprattutto nell’uso di parlanti o scriventi di sesso maschile) le sequenze la signora o signorina X, per esprimere, con un po’ di ironia, una scarsa conoscenza con la designata prendendone così le distanze (la domanda signora o signorina? si usava infatti in passato, al momento delle presentazioni), e soprattutto signore e signorine, al plurale, per indicare genericamente e complessivamente donne di età diversa.

In definitiva, nella maggior parte dei contesti nell’uso allocutivo è oggi consigliabile rivolgersi a una donna con signora e non con signorina; nel caso di una persona molto giovane (intorno ai 20 anni), in contesi informali la si può interpellare direttamente con il tu mentre in contesti più formali il mio suggerimento è quello di chiederle il nome (con la dovuta cortesia!) e di usare quello, continuando a darle del lei.

 

e come del resto citato qua sopra:
 

Quote

come rileva il gradit, infatti, il maschile signorino, a meno che non costituisca l’allocutivo di riguardo dato dalle persone di servizio al giovane figlio del padrone di casa (circostanza certo non frequentissima), è di uso solo scherzoso o ironico (ed era divenuto tale, o si avviava a diventarlo, già alla fine dell’Ottocento: nel libretto di Illica e Giacosa della Bohème di Puccini, del 1896, Mimì nel terzo atto si rivolge all’amato Rodolfo, a cui dà normalmente del tu, con uno scherzoso «O mio bel signorino, / posso ben dirlo adesso, / lei la trovò assai presto», alludendo alla chiave della stanza, da lei smarrita nel primo atto e da lui ritrovata e nascosta).

 

ergo, la frase 'tu signorina' e similari e con tale accezione era considerata 'schernitrice' gia' dal 1896 circa, stante ovviamente le spanne della ricerca.

La Crusca ci dice appunto e riporto:
 

Quote

 

In definitiva, nella maggior parte dei contesti nell’uso allocutivo è oggi consigliabile rivolgersi a una donna con signora e non con signorina; nel caso di una persona molto giovane (intorno ai 20 anni), in contesi informali la si può interpellare direttamente con il tu mentre in contesti più formali il mio suggerimento è quello di chiederle il nome (con la dovuta cortesia!) e di usare quello, continuando a darle del lei.


 

 

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27 minutes ago, Shuji said:

e allora perche' l'uso del 'signorina' in quel modo?

Parli di Eva o di cosa?

Comunque, in generale, per tutte le mie scelte vale sempre la risposta "perché ho in piena libertà giudicato che fosse la resa migliore, a mio giudizio". Se poi si vuole venire a spigolare dentro alle ragioni [soggettive] delle mi scelte e percezioni va benone, mi diverte anche, sono sistemi di idee costruditi da me per me, ma non si pensi che la lro "oggettività relativa" sia una "oggettività assoluta", quella non esiste.

Alla fine, la risposta sarà sempre "ah, capisco tu pensi così e quindi hai fatto così, io avrei pensato cosà".

Il che può fornirmi ottimi spunti e portare a evolvere il mio pensiero, che è sempre in evoluzione.

ho sempre operato in piena libertà, coniando (o credendo di coniare) neologismi a uso e consumo di quello che faccio, figurati. O introducendo anglismi indebiti di cui mi sono poi pentito. Molte miei "regole" di resa fonetica e fonologica si sono poi evolute in altre. In qualsiasi momento, erano sempre e solo mie scelte, operate da me medesimo secondo le mie ragioni, elaborate da me medesimo.

(in effetti anch'io concordo con l'uso ironico di "signorino", cfr Bocchan di Natsume Souseki, ma non concordo con il valore intrinsecmente ironico di signorina e signore con il registro pronominale del "tu" - questa è una cosa che ho spesso usato e mischiato con altri registri).

Modificato da Shito
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21 minutes ago, Shito said:

Assolutamente sì, invece

certo, ognuno può fare quello che vuole e dire che è giusto così. magari senza vederne le contraddizioni. tuttavia non ho nessuna intenzione di seguire un'altra volta questo "dibattito" per il quale si parte da premesse universalmente condivise che a breve giro vengono forzatamente piegate per giustificarsi e si resta, sostanzialmente, con delle chiacchiere da bar. quindi: pensala pure come ti pare.

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11 minutes ago, Roger said:

non ho nessuna intenzione di seguire un'altra volta questo "dibattito"

per il quale si parte da premesse universalmente condivise

chiacchiere da bar. quindi: pensala pure come ti pare.

 

42 minutes ago, Shito said:

"Tutti", "la maggioranza", "la tradizione", "l'accademia", "il professore", "la maestra" "la mamma" non sono che comodi e rassicuranti alibi

Ti senti comodo e rassicurato?

Che delusione, persino da te, sei al punto 1. E in più con la classica contraddizione di chi dice "non farò..." ma lo fa. Mamma mia.

Back to childish arguing on the net 0.x once more, huh? C'mon, you should be grown-up already and for good.

Anche perché:
 

Quote


E alla fine tutte le lamentele di chi cerca di imporre un sistema esterno sul soggetto è di chi lamenta di non essersi trovato in una condizione per elaborare il proprio. Ma del resto che cerca di imporre ragioni eterodeterminate non avrebbe avuto la forza per portare avanti nulla di proprio, quindi poco importa davvero. Il mondo continua a girare, qualcuno a pensare e fare, qualcuno a rodersi e parlare, criticare, discettare e catalogare quello che hanno pensato e fatto altri.

Guarda che se mi segui così pedissequamente e così tanti passi indietro è davvero una noia.

Fai sempre il riassuntino della mia puntata precedente, confermandola, ma l'avevo già scritto. :-(

Però dovresti avere dei privilegi da moderatore, dai. Dovesti cancellare il post e bannarmi per un giorno. O per sempre. Non se ne accorgerò nessuno. Non c'è un mondo oltre al tuo orizzonte, tranquillo. Penseranno tutti che sei un figo. :-)

Modificato da Shito
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1 hour ago, Shito said:

(in effetti anch'io concordo con l'uso ironico di "signorino", cfr Bocchan di Natsume Souseki, ma non concordo con il valore intrinsecmente ironico di signorina e signore con il registro pronominale del "tu" - questa è una cosa che ho spesso usato e mischiato con altri registri).

come si diceva sopra appunto la distinzione che si faceva tra signora e signorina e' andata sempre piu' smarrita ed e' rimasta quasi solo 'signorina' quasi con accezione 'zitella' o 'ragazzina'. Di certo crea in una marea di casi suscettibilita' e a me e' una cosa che ha sempre creato problemi con la corrispondenza, specie in inglese (per dire).

Quindi gia' mi crea problemi usare il termine, accoppiato ad un discorsivo 'tu' davvero mi sembra indicare nei confronti del personaggio un che di sfotto'.

 

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l vero punto critico è: LO schwa o LA schwa?

Secondo me è unA letterA, anzi unA vocale, quindi per me (italiano) è una femminuccia.

E qui l'universo implode, chiaramente. La schwa ha tradito la sua causa mostrando il suo vero volto. Plot twist!

Modificato da Shito
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