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Totoro


Taro

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http://www.luckyred.it/totoro/

 

Qui il trailer.

Ottime le voci delle protagoniste, ma non avevo dubbi al riguardo del buon lavoro che sarebbe stato fatto.

Per Ponyo è stato pubblicato un libro da Mondadori, per Totoro non si farà nulla del genere? Sarebbe interessante se la Lucky Red con qualche editore decidesse di pubblicare gli "Art of", capisco che sarebbero prodotti orientati più verso gli appassionati che ai bambini, ma tanto mi pare che su questi ultimi non si punti poi molto... con Totoro si sarebbe potuto sfruttare il merchandising inondando i negozi di peluche di tutte le dimensioni, tanto per dirne una, creare sovraesposizione del personaggio da sfruttare per tenere maggiormente il film nei cinema. Un oscar o un orso d'oro non servono a nulla, è molto più efficace la fila di pupazzi pelosi al centro commerciale per invogliare un bambino a chiedere al babbo di vedere il cartone animato al cinema o comprargli il dvd.

 

ps

Ma Totoro è endrino safe?

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http://www.luckyred.it/totoro/

 

Qui il trailer.

Ottime le voci delle protagoniste, ma non avevo dubbi al riguardo del buon lavoro che sarebbe stato fatto.

 

 

Ti ringrazio per l'implicita dichiarazione di stima, sperando che il risultato finale possa soddisfarti nel suo complesso. :)

 

 

ps

Ma Totoro è endrino safe?

 

Chissà. Anche in risposta a molti altri post del thread, posso solo dire che non sono in pochi a vedere un sacco di spirito rorikon in Miyasan, a datare da Clarice, o meglio ancora da Lana, e da tutto il compiacimento di mettere sempre queste rori così pure e idealiste (al punto da poter redimere i cuori neri dei romantici antieroi -> vecchi otaku) in situazione di crisi.

 

Io per primo condivido che questa sia una componente dello spirito di Miyazaki, come forse di ogni vero narratore per l'infanzia.

Alla fine narrare per l'infanzia per un uomo è un modo per restarci in mezzo, del resto. Per non distaccarsene.

Anche Lewis Carroll ne sa, e proprio Totoro riprende Alice in Wonderland a più (e ben più che esplicite) riprese.

Il resto è storia sociologica moderna, ovvero la solita solfa sull'otakuzoku. ;)

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  • 2 weeks later...

La recensione di badtaste!

 

Finalmente. E’ questa l’unica parola che viene in mente di fronte alla lodevole iniziativa della Lucky Red (a cui tanti saranno grati per molto tempo) di portare in Italia le opere inedite del maestro Hayao Miyazaki. Il mio vicino Totoro, film uscito in madrepatria nel 1988 e che all’epoca si rivelò un successo di critica e di pubblico, sarà forse il primo di una serie di uscite ritardatarie che permetteranno al pubblico italiano di conoscere le pellicole storiche del regista giapponese. Magari sarà anche la volta buona per vedere in sala anche il bellissimo Porco Rosso, opera che ha un particolare legame con il nostro Paese.

 

Ritornando al film, va detto che la primissima sensazione che si prova è la sorpresa. La pellicola, infatti, non dimostra per niente i ventuno anni di età che si ritrova. Anzi,come le opere migliori del maestro giapponese, Totoro riesce ad essere una perfetta fusione tra messaggi importanti e favola per bambini. E’ questa la caratteristica (spesso considerata un peso da alcuni critici) che ha reso Miyazaki uno degli autori più sensibili ed efficaci del panorama mondiale. Le sue opere, sebbene siano basate su storie semplici ed immediate, hanno la capacità di parlare un linguaggio universale, adatto a coinvolgere anche i più piccoli a temi insoliti per la nostra mentalità, ma a lui molto cari.

 

Infatti, come in ogni altro film del sensei, si ha che fare con vecchine sagge (la nonnina del film, doppiata dalla mitica Liù Bosisio, mostra la devozione che il regista prova verso gli anziani), con genitori giovani e solari (il padre delle due sorelline ricorda molto la mamma di Sosuke in Ponyo sulla scogliera) e soprattutto con bambini coraggiosi che devono cavarsela molto spesso da soli. Le due sorelline protagoniste ne sono un esempio. Non scordando di avere a che fare con una bambina di undici anni e con un’altra di quattro, l’autore ci mostra le nostre due eroine (nonostante i capricci e le avventatezze proprie delle loro età) mature, anche perché costrette a vivere in una situazione complicata, con una mamma malata, il cui futuro di nuovo a casa è incerto.

 

Di un’importanza fondamentale, anche se non affrontato in maniera decisa come nella Principessa Mononoke, è inoltre il rapporto natura-uomo. La natura qui, a differenza di molte pellicole occidentali, non viene mostrata come una nemica o un oggetto da sfruttare, bensì come un’entità da rispettare e a cui chiedere aiuto. Le due protagoniste, infatti, trovano un supporto proprio in una delle sue rappresentazioni, forse la più fantasiosa che la mente di Miyazaki abbia mai concepito: Totoro. E’ proprio il pigro e paffuto spirito della foresta a soccorrere le due bambine nei momenti di difficoltà, aiutato anche da altri magici abitanti del bosco come il gatto-bus, i piccoli spiritelli e i corrifuliggine, tutti degni della fama visionaria dello Studio Ghibli.

 

In conclusione si può dire di avere a che fare con un piccolo gioiello, accessibile adesso anche a noi. Speriamo che grazie a questo film il pubblico italiano dia a Miyazaki la considerazione che merita e si riscatti dalla pessima figura fatta con il bellissimo Ponyo sulla scogliera, visto nel nostro paese da quattro gatti.

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  • 3 weeks later...

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