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I comics hanno Alan Moore. E i manga?


Taro

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Il senso della mia chiosa era proprio quello: Tezuka ha creato un sistema. Un sistema che produce ottimi risultati (e a volte anche pessimi, ma questo è secondario).

Ma è un sistema che non ha -ancora- conosciuto stravolgimenti, messa in discussione o sostanziali capovolgimenti di fronte.

 

Sbagli. La rivoluzione c'e' stata. Il problema e' che l'ha fatta Tezuka stesso. Intendo dire che Tezuka ha inventato il manga moderno e poi si e' autorivoluzionato.

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Shuji mi sa che non hai capito una sega...

 

Io parlavo che sono diversi tipi di insiemi.

E' come dire che lo sport italiano non ha avuto uno come Michael Jordan che ha rivoluzionato il basket USA.

 

Paragone tra "movimento sportivo di un paese" e "singolo sport di altro paese", quindi tra insiemi diversi.

 

Certo si può paragonare fumetto e fumetto ma restando nello stesso ordine di insiemi, quindi Moore per supereroi e Tomino per robottoni se vuoi, ma Moore non ha rivoluzionato l'intero mondo dei comics (intesi come fumetto americano) quindi è sbagliato dire che non c'è stato un Moore giapponese, perchè restringendo ai singoli ambiti le rivoluzioni ci sono state eccome.

 

Hai letto il mio post precedente o scrivi cosi' per scrivere?

Si certo e tu?

No perchè Maximilian ha capito subito.

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Anch'io ho l'impressione che WATCHMEN abbia rivoluzionato "solo" il genere supereroistico, senza rilevanti influenze sul resto del mondo dei comics (un pò come SANDMAN rivoluzionò altri generi del fumetto americano..).

E ciò è un peccato, visto che lo stesso Moore con il successivo FROM HELL (che per certi aspetti reputo addirittura superiore a WATCHMEN..) mostrò come si potessero realizzare fumetti dello stesso livello pur trattando di argomenti completamente differenti.

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Shuji mi sa che non hai capito una sega...

 

Io parlavo che sono diversi tipi di insiemi.

E' come dire che lo sport italiano non ha avuto uno come Michael Jordan che ha rivoluzionato il basket USA.

 

Paragone tra "movimento sportivo di un paese" e "singolo sport di altro paese", quindi tra insiemi diversi.

 

Certo si può paragonare fumetto e fumetto ma restando nello stesso ordine di insiemi, quindi Moore per supereroi e Tomino per robottoni se vuoi, ma Moore non ha rivoluzionato l'intero mondo dei comics (intesi come fumetto americano) quindi è sbagliato dire che non c'è stato un Moore giapponese, perchè restringendo ai singoli ambiti le rivoluzioni ci sono state eccome.

 

Hai letto il mio post precedente o scrivi cosi' per scrivere?

Si certo e tu?

No perchè Maximilian ha capito subito.

 

Allora avresti letto che dicevo prima e ripetevo dopo, appunto, che si tratta di sistemi differenti.

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Questo mi sembra un discorso molto interessante, e ti chiderei di approfondirlo.

 

Beh, come saprai Tezuka ha prima fatto fare un balzo ai manga trattando i temi importanti in opere per bambini. E se si ha presente quello che c'era prima, non si puo' non giudicare il suo intervento come un qualcosa di assolutamente epocale.

Il passo successivo e' stato quello di rivoluzionare di nuovo i manga e renderli letteratura e non piu' semplici fumetti. E c'e' riuscito. Il motivo percui ancora oggi in Giappone se a 40 anni guardi un anime sei uno sfigato, ma se leggi manga e' letteratura.

Come ha fatto? Inizialmente ha cavalcato l'onda dei gekiga, il movimento di quegli autori che erano stufi di vedere i manga come opere con pupazzetti, ma che volevano narrare storie adulte, narrare di ansie, di problemi, di ideologie.

Tezuka ha assorbito la lezione e si e' autorivoluzionato, arrivando a livelli che gli altri autori di gekiga non avevano mai raggiunto.

 

Tuttavia... i gekiga non producono merchandise (ti sfido a fare gadget relativi ad Ayako), percui non fanno notizia, non vengono animati e rimangono sconosciuti fuori dal Giappone (ma anche dentro, eh).

 

(si' ok, due o tre eccezioni ci sono).

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@shuji

Ma io non parlavo (e due) di differenza tra "sistema americano" e "sistema giapponese" ma tra "sistema americano ristretto ad ambito supereroistico" e "sistema giapponese in toto".

Ben vengano i confronti, ma tra insiemi comparabili e non ritengo che i due precedenti lo siano.

E non perchè di paesi diversi ma perchè uno è limitato ad un genere e l'altro è totalizzante.

Dopodichè maxilian specifica di ritenere che Moore abbia rivoluzionato non solo il genere supereroistico ma l'intero fumetto occidentale, affermazione che fa cadere la mia obiezione precedente ma che non mi trova affatta d'accordo.

 

 

Tuttavia... i gekiga non producono merchandise (ti sfido a fare gadget relativi ad Ayako), percui non fanno notizia, non vengono animati e rimangono sconosciuti fuori dal Giappone (ma anche dentro, eh).

Una bambola gonfiabile? :snob:

 

 

 

Comunque se il discrimine è l'autorialità c'è pure taniguchi (che a me non piace granchè)

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@shuji

Ma io non parlavo (e due) di differenza tra "sistema americano" e "sistema giapponese" ma tra "sistema americano ristretto ad ambito supereroistico" e "sistema giapponese in toto".

Ben vengano i confronti, ma tra insiemi comparabili e non ritengo che i due precedenti lo siano.

E non perchè di paesi diversi ma perchè uno è limitato ad un genere e l'altro è totalizzante.

Dopodichè maxilian specifica di ritenere che Moore abbia rivoluzionato non solo il genere supereroistico ma l'intero fumetto occidentale, affermazione che fa cadere la mia obiezione precedente ma che non mi trova affatta d'accordo.

 

E' questo punto che non mi trova d'accordo, pur essendo d'accordo.

 

In sintesi; anch'io ad esempio non sono d'accordo sul valutare due opere di genere differente sullo stesso piano.

 

Pero', se si ha intenzione di fare un qualche discorso che vada a toccare non tanto due generi, quanto due metodologie differenti sia socialmente che economicamente, come quelle di due nazioni, deve essere possibile in questo caso accostare due ambiti differenti pur se le loro istanze piu' rappresentative e significative sono di genere differente.

 

Altrimenti e' un discorso che non si potrebbe mai affrontare, al di la' poi del fatto che se forse popolarmente il genere americano piu' conosciuto dei comics e' quello supereroistico, in realta' l'ambito americano e' molto piu' vario di cosi'.

Allo stesso modo, i manga appunto non sono solo jumpate.

 

Per inciso poi, una istanza che 'rivoluzioni' qualcosa, per definizione non puo' essere di nicchia, altrimenti si potrebbe parlare di una particolare evoluzione lungo comunque un ambito definito.

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In quel caso si poteva riferirsi appunto alle jumpate (intese come manga di avventura con personaggi simil supereroi, alla DB o SS) oppure più agevolmente ai robottoni.

 

Per parlare invece di un concetto di merchandise anche negli USA esistono AF e videogiochi e carte collezionabili, oppure heroclix etc.

Si può dire che i comics c'erano da prima, si certo ma questo dipende dalla differente serialità, i comics hanno testate che vanno avanti da 40 anni, per i manga non è così. Onestamente non credo che negli anni '60 la maggior parte dei manga avesse il merchandise che ha adesso, è solo che ora sono testate che non ci sono più.

Per dire chessò, le Tartarughe Ninja, fin da quando sono nate hanno avuto i loro bei giocattolini, o vogliamo parlare dei Masters?

 

Dall'altra parte non credo ci siano in giro pupazzetti di Seton o dei protagonisti di Sanctuary.

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Ocio, non si stava dicendo (almeno io non lo stavo facendo) che non esiste il merchandise in america (sarebbe del resto una cretinata), e' solo come dicevo prima che e' molto diverso l'approccio, sia sull'opera che a livello economico e gestionale.

 

E' un po' "l'errore" che e' fatto anche in Italia e in europa, che vede le serie animate come 'prodotti' a se stanti, mentre il loro scopo e funzione e' assai differente nel paese d'origine. Cosi' come appunto dicevo il riferimento all'opera a livello produttivo, nell'adattamento televisivo/etc e' assai differente.

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Mi sa che che Garion ha dato la fatality. :thumbsup:

 

In ogni caso nulla da eccepire sulla parte della visione più "sensata" del marketing (diciamo che non mi pare le cose vengano progettate assieme, al massimo ci si aggiunge dopo. Mi farebbe quasi pensare ad un problema di capitale, ma mi pare alquanto strano)

Parecchio da eccepire sull'autorialità, invece. Praticamente tutto. Sarà anche solo per una questione di numeri, eh.

 

Comunque non ho capito bene se l'ha scritto Max il papiro, ma... ehm... ti sei reso conto d'averlo comunque iniziato con un fallimento critico volontario al tiro di diplomazia, per così dire? :pazzia:

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Ho capito e condivido ma non in modo così convinto, cioè, si è così ma la differenza è minore di quella che si vuole far passare (Master, Bravestarr, Star Wars, Comics di Warhammer 40K etc.)

 

La differenza e' in qualche misura "importante".

 

Facciamo esempi concreti:

prendiamo le serie tv di Naruto giapponese e degli X-Men americani.

 

La serie tv di Naruto ha una stretta attinenza a livello di storia col manga; ove non vi sia materiale, si realizzano dei 'fill-in', che comunque non portano avanti la storia. Altra aggiunta, per inciso di altra serie; 12 kingdoms la serie tv e' stata stoppata, oramai in hiatus da anni, perche' non c'era materiale incentrato sul personaggio di Yoko, che pure in Giappone ha/aveva un certo seguito commerciale, tra spot vari e similari.

 

Le varie serie tv degli X-Men, non hanno nulla a che fare con la storia dei comics, se non a livello incidentale, a grandi linee, e ri-raccontando nella totalita' dei casi gli eventi.

 

A livello economico e produttivo poi, le serie tv giapponesi rappresentano piu' una promozione per il merchandising che un prodotto a se'. Le serie tv americane sono prodotti a se' stanti.

 

Merchandising;

a livello di action figure, in america vanno determinati 'brand', in un'ottica di un piu' complesso franchise; il rapporto daction figure/comics e' molto basso. In Giappone molte serie che qui da noi non hanno grande seguito hanno delle action figure. Ma non solo, per quanto ad esempio possa essere stato un successo non interplanetario Armitage III, ne sono stati realizzati anche cestini di metallo per la colazione. Pensa un po' ad una serie di secondo piano americano con analogo livello di gadget. Cio' senza considerare che sempre Armitage III ha avuto delle action figure, tra le quali proprio una realizzata dalla Macfarlane, marchio che va per la maggiore per le figure di alta qualita' costruttiva e di materiali negli USA (sua ad esempio la licenza per la serie tv LOST).

 

Le differenze non sono da poco; e non sono poche.

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Come ha fatto? Inizialmente ha cavalcato l'onda dei gekiga, il movimento di quegli autori che erano stufi di vedere i manga come opere con pupazzetti, ma che volevano narrare storie adulte, narrare di ansie, di problemi, di ideologie.

Tezuka ha assorbito la lezione e si e' autorivoluzionato, arrivando a livelli che gli altri autori di gekiga non avevano mai raggiunto.

Da una ricerca fatta da Pozocco, era uscito fuori che Tezuka, invero, i gekiga li creò, o meglio tutti le fonti citano alcuni suoi manga come punto di inizio dei gekiga (anche se il termine è nato dopo). All'epoca, però, non c'erano i seinen e il fumetto doveva essere "per forza" per bambini, ragion per cui i gekiga non venivano visti di buon occhio (e poi pare ci fosse pure la componente di critica sociale e politica, soprattutto se prendiamo i manga di Shirato). Poi, negli anni 80, quando la società era pronta ad accettare i manga "per adulti", nacquero i seinen (sarebbe interessante sapere con certezza PERCHE' gli editori abbandonarono Garo e i gekiga, forse perché il termine gekiga aveva ormai una implicazione politica?) e Tezuka si cimentò anche su quelli.

 

Perche' e' impossibile. Tezuka e' un Dio e come tale insuperabile. I giapponesi manco ci provano.

Forse manco gli interessa. E sono così abituati al concetto che TUTTO è stato creato da Tezuka da non essersi accorti che il forse quasi il 50% mercato attuale (anno 2010) si regge su qualcosa "rivoluzionata" da qualcuno che non si chiama Tezuka ma Hideo Azuma. Cioè, ad accorgersene se ne sono accorti... solo che c'hanno messo qualcosa come 25 anni.

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E non è che mi possa mettere a fare le pulci al mio pezzo: è come una barzelletta. Se devi spiegarla, vuol dire che non fa ridere.

O che non l'hai saputa raccontare.

o che offre spunti interessanti e quindi si può approfondire il discorso. no?

 

Non credo che il fumetto ammerigano *da anni* abbia scoperto e applicato una strategia di marketing differenziale (passatemi il termine). Semmai, vedo il contrario: ogni volta che c'è un tentativo di allontanarsi, anche in senso di evoluzione naturale, da un certo tipo di pubblico, gli editori intervengono per riportare il tutto sui binari "classici". Quell'abominio di Brand New Day è un esempio alquanto calzante, direi.

Poi ci sono sicuramente prodotti adatti a varie tipologie di target (e ci mancherebbe altro), ci sono scelte autoriali che possono allontanare il tono della testata da quello precedente (vedasi gli ultimi Wonder Woman o Superman), ma la mia impressione è che il "mainstream" americano sia, essenzialmente, chiuso e rigido. Meno elastico, se vuoi.

personalmente non credo più che un fumetto marvel o dc ad un certo punto della sua esistenza riesca a distaccarsi spontaneamente per tot mesi dal suo pubblico, per poi esservi riportato a forza da un chichessia di editore.

è un'operazione voluta che porta indiscussi vantaggi (più lettori, più testate, maggiore visibilità, il tutto in previsione dell'ennesimo azzeramento di turno).

per il discorso sul mainstream, beh forse quello americano è più ampio di quello giapponese; ovvero incontra contemporaneamente i gusti di svariate categorie le quali invece in giappone necessitano una classificazione a sè (questioni di anagrafe, di testata, di editore eccetera).

magari è una questione culturale, sempre che abbia capito cosa intendevi.

 

E che non abbiano esplorato neanche un decimo del potenziale relativo al merchandising rispetto a quello che hanno fatto i gipponesi.

questo perchè i giocattoli, gli americani, non sanno nè progettarli nè fabbricarli (giocattoli, non action figure).

cmq quel che intendevo io non consiste nella quantità dei prodotti, infatti non vedo il senso di questo confronto: dal momento che non sta scritto da nessuna parte che un prodotto è vendibile in qualsiasi paese, è inutile dire che in giappone mi fanno 100 prodotti diversi collegati ad un personaggio x mentre in america un paio su personaggio y... se quei restanti 98 in america non si vendono, che necessità c'è di produrli?

in tal senso il potenziale si misura su ciò che il mercato di riferimento può assorbire, non su altri che hanno regole differenti.

altrimenti è come chiedersi "perchè in italia nessun editore mi fa il manga tal dei tali che in giappone è conosciutissimo?"(sì ok si è passati da un tipo di merchandising ad un altro ma spero che sia il concetto di fondo ad essere comprensibile).

 

I giapponesi non hanno avuto ancora una rivoluzione del genere, un autore che prenda i canoni narrativi creati da Tezuka e li attualizzi e li porti anche oltre. Ci sono eccellenti autori e fumetti bellissimi, ma non c'è stato (ancora) il fumetto che ha cambiato le regole del gioco.

O, se c'è stato, io me lo son perso, e allora sono prontissimo a recuperare.

chi ha inventato i 4koma ha rivoluzionato i manga.

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Quello che voglio dire è che se nei comics americani possiamo vedere Hank Pym marito violento che mena Wasp, è merito di Alan Moore.

E sfido chiunque a contestare questa affermazione, sul serio.

 

 

 

Ehm, Hank Pym picchiatore di mogli e' del 1983 circa. Prima di Watchmen. Sei andato a prendere proprio l'esempio sbagliato :)

 

Anch'io ho l'impressione che WATCHMEN abbia rivoluzionato "solo" il genere supereroistico, senza rilevanti influenze sul resto del mondo dei comics (un pò come SANDMAN rivoluzionò altri generi del fumetto americano..).

 

Contestualizziamo un attimo il periodo. All'epoca il fumetto mainstream era quello supereroistico (non che ora sia diverso), gli altri generi o erano scomparsi o vivacchiavano. Gli indipendenti di peso dovevano ancora nascere o muovevano i primi passi (Dark Horse).

Quindi si', WATCHMEN ha sconvolto tutto lo scenario del comicdom USA. E anche SANDMAN è derivativo di Alan Moore se vogliamo, visto che Gaiman con Moore ci ha collaborato in precedenza (MARVELMAN/MIRACLEMAN). E i primi vagiti della futura Vertigo vengono sempre da Moore con il suo SWAMP THING.

E sebbene WATCHMEN nasca inizialmente come voglia di Moore di giocare con i persoanggi della defunta Charlton Comics, nella sua forma finale il connotato supereroistico e' solo una delle tante chiavi di lettura dell'opera.

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ah rileggendo mi sono accorto del disguido...

[Mapporc... e avvisate quando spostate i topic!]

probabilmente hai inviato il commento mentre separavo i vari post dalla discussione delle trollate per creare questa >_<

poi il dovere©®™ mi ha richiamato e quindi è andata così, sorry.

in ogni caso, avendo creato il tutto un po' di fretta, puoi dare alla discussione il titolo che preferisci se non trovi appropriato quello attuale.

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Dunque, in ordine sparso:

 

Ehm, Hank Pym picchiatore di mogli e' del 1983 circa. Prima di Watchmen. Sei andato a prendere proprio l'esempio sbagliato :)

 

Mi riferivo, ovviamente, alla versione Ultimate.

Di quella precedente, semplicemente ignoravo l'esistenza, ma grazie per la segnalazione, così evito una grezza.

 

o che offre spunti interessanti e quindi si può approfondire il discorso. no?

Ma assolutamente sì, figurati.

Anzi, lo scopo, per come la vedo io, doveva essere proprio quello: far discutere. M'era sembrato, piuttosto, che ci fossero un paio di fraintendimenti su quanto avevo scritto che mi parevano oltre la mia capacità di chiarimento. Ad esempio: non m'è mai passato per la mente di fare un confronto qualitativo tra fumetto americano e fumetto giapponese.

Perché non avrebbe senso, per cominciare.

Quello che volevo era descrivere alcune caratteristiche produttive dei due sistemi.

In questo senso direi che gli appunti di Shuji rendono decisamente bene il senso di alcune mie affermazioni, come ad esempio sul merchandising.

 

magari è una questione culturale, sempre che abbia capito cosa intendevi.

Non solo culturale, secondo me. Nel senso che vedo, nel fumetto giapponese, una predisposizione al soddisfacimento della domanda di mercato meglio impostata rispetto agli americani, che, volendo esagerare, mi sembra che tentino più di condizionare l'offerta.

 

è inutile dire che in giappone mi fanno 100 prodotti diversi collegati ad un personaggio x mentre in america un paio su personaggio y... se quei restanti 98 in america non si vendono, che necessità c'è di produrli?

 

Perché io ragioni in scala globale.

Secondo me il discorso del "mercato interno" avrà sempre meno senso, col passare del tempo.

Quei 98 non vendono in america per ora.

Fino a cinque anni fa non vendevano neanche le trading figures di One Piece.

Oggi vendono quelle E Kuroshitsuji.

 

Beh, come saprai Tezuka ha prima fatto fare un balzo ai manga trattando i temi importanti in opere per bambini. E se si ha presente quello che c'era prima, non si puo' non giudicare il suo intervento come un qualcosa di assolutamente epocale.

Il passo successivo e' stato quello di rivoluzionare di nuovo i manga e renderli letteratura e non piu' semplici fumetti. E c'e' riuscito. Il motivo percui ancora oggi in Giappone se a 40 anni guardi un anime sei uno sfigato, ma se leggi manga e' letteratura.

Come ha fatto? Inizialmente ha cavalcato l'onda dei gekiga, il movimento di quegli autori che erano stufi di vedere i manga come opere con pupazzetti, ma che volevano narrare storie adulte, narrare di ansie, di problemi, di ideologie.

Tezuka ha assorbito la lezione e si e' autorivoluzionato, arrivando a livelli che gli altri autori di gekiga non avevano mai raggiunto.

 

Ah, capisco.

In effetti consideri due momenti separati quello che per me, invece, era un percorso unico.

Nel senso che io ritengo che Tezuka abbia, di fatto, creato quel modo di fare fumetto, evidentemente "costretto" dai canoni della narrazione per bambini.

 

Parecchio da eccepire sull'autorialità, invece. Praticamente tutto. Sarà anche solo per una questione di numeri, eh.

 

Comunque non ho capito bene se l'ha scritto Max il papiro, ma... ehm... ti sei reso conto d'averlo comunque iniziato con un fallimento critico volontario al tiro di diplomazia, per così dire? :pazzia:

 

Che intendi per "questione di numeri"?

Comunque pensavo si fosse capito che il "delirio scandaloso" è opera mia.

Mai stato particolarmente bravo, come diplomatico (da qui ad aspettarmi 'na roba del genere, ce ne corre, eh?)

 

By the way: qualche idea su come si posta su quell'accidenti di forum, che mi sono registrato ieri ma ancora non ho i permessi per inserire una risposta?

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Dibattito molto interessante e ricco di spunti: nessuno più di me ama alla follia Alan Moore (e tutti suoi seguaci della terra d'albione), è vero che Watchmen ha rivoluzionato non tanto il fumetto americano (e non solo quello supereroistico) ma l'intera industria culturale occidentale e la cui spinta propulsiva non si è ancora esaurita; epperò se ci pensate, stiamo ancora a discutere di opere di ben 25 anni fa: è auspicabile una nuova rivoluzione che superi e revisioni ancora i codici della comunicazione.

 

Ehm, Hank Pym picchiatore di mogli e' del 1983 circa. Prima di Watchmen. Sei andato a prendere proprio l'esempio sbagliato :)

 

Vero, fu proprio Jim Shooter ad inserire nei comics la rappresentazione realistica della violenza.

Modificato da nabiraecalippo
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chi ha inventato i 4koma ha rivoluzionato i manga.

No, veramente la rivoluzione è stata un'altra. Fino agli anni 80 i fumetti per adulti erano, appunto, gekiga. Ora, come saprete, i gekiga hanno un loro stile (Goseki Kojima e Sanpei Shirato, in teoria, li conoscete) e anche Tezuka si adattò. Tutto questo fino a quando un tizio che ce l'aveva con le yaoiste non si presentò al comiket con il primo manga lolicon della storia. Ora bisogna dire una cosa importante: il lolicon (pare sicuro) nacque come caricatura dello shotacon che era stra-popolare tra le fujoshi dell'epoca. Il lolicon però poi si evolvé in uno stile che ha abbracciato qualunque tipologia di manga per adulti (è questa la novità), partendo dalle riviste hentai e arrivando fino a...

 

HirasawaYui.JPG

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Ehm, Hank Pym picchiatore di mogli e' del 1983 circa. Prima di Watchmen. Sei andato a prendere proprio l'esempio sbagliato :)

 

Vero, fu proprio Jim Shooter ad inserire nei comics la rappresentazione realistica della violenza.

 

 

Run che all'epoca fu contestatissima ma che fu seminale e anticipatrice di molte tematiche successive. Purtroppo penalizzata nel comparto grafico da Al Milgrom.

A Jim Shooter, figura geniale, carismatica, dal carattere non facile ma di somma competenza, la Marvel (e molti autori) ha un debito di riconoscenza enorme.

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A Jim Shooter, figura geniale, carismatica, dal carattere non facile ma di somma competenza, la Marvel (e molti autori) ha un debito di riconoscenza enorme.

 

:fash2: :fash2: :fash2: I vertici qualitativi della Marvel di Jim Shooter non sono mai più stati eguagliati. Nemmeno da Quesada.

Modificato da nabiraecalippo
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non m'è mai passato per la mente di fare un confronto qualitativo tra fumetto americano e fumetto giapponese.

Perché non avrebbe senso, per cominciare.

ok, questo era importante :thumbsup:

 

magari è una questione culturale, sempre che abbia capito cosa intendevi.

Non solo culturale, secondo me. Nel senso che vedo, nel fumetto giapponese, una predisposizione al soddisfacimento della domanda di mercato meglio impostata rispetto agli americani, che, volendo esagerare, mi sembra che tentino più di condizionare l'offerta.

in che senso? :ph34r:

ogni major condiziona a modo proprio il mercato nel quale opera; pertanto tenta di salvaguardare i propri prodotti e controllare ciò che arriva da fuori. non siamo al livello del protezionismo dell'automobile, quando l'export dei giapponesi condizionò il mercato interno degli USA, ma forse lo stesso principio non è tanto lontano (ossia la produzione in loco negli states, in questo caso di veri e propri manga e non di lavori su commissione o pessime imitazioni di stile volte a "rubare" una quota di gradimento). ad esempio in america i manga passano prevalentemente per le mani di chi produce comics e dei loro distributori di fiducia (un po' come da noi se si pensa a panini) anche se esistono uffici di editori nipponici.

d'altra parte però, ci sono anche molti editori di nicchia e grazie alla digitalizzazione (e-manga) ne stanno nascendo altri; ciò potrebbe portare ad una svolta epocale negli equilibri sinora in atto poichè in realtà i manga sono, anche in america, un mondo ancora da scoprire (l'offerta di titoli è molto limitata rispetto a quanto pubblicato in europa) nonostante l'enormità del mercato locale (dove può nascere la domanda).

c'è comunque da fare i conti con la fragilità economica dei produttori di comics, grandi e piccoli; pertanto se per condizionare l'offerta si intende un'opera di controllo dei fumetti orientali sono d'accordo.

se invece ti riferisci a qualcosa di più specifico non l'ho capito (con l'accenno alla cultura intendevo proprio che il soddisfacimento del mercato americano non necessita la stessa frammentazione che c'è in giappone, pertanto il problema dell'impostazione variegata dell'offerta non si pone dalle parti iu es ei).

 

 

è inutile dire che in giappone mi fanno 100 prodotti diversi collegati ad un personaggio x mentre in america un paio su personaggio y... se quei restanti 98 in america non si vendono, che necessità c'è di produrli?

 

Perché io ragioni in scala globale.

Secondo me il discorso del "mercato interno" avrà sempre meno senso, col passare del tempo.

Quei 98 non vendono in america per ora.

Fino a cinque anni fa non vendevano neanche le trading figures di One Piece.

Oggi vendono quelle E Kuroshitsuji.

finchè si parla di tipologie di merce sì, magari si vendono più gashapon di one piece che di kuroshitsuji ma è possibile trovare entrambi. però one piece (come prima i pokemon o yu gi oh) riempie i palinsesti americani perchè è una lunga serie tv, in quanto rispecchia standard e necessità che il pubblico di massa richiede alle emittenti, mentre l'altro terminerà il suo corso commerciale molto prima. macross non avrebbe avuto molto senso se macek non gli avesse incollato southern cross e mospeada, perchè per arrivare in tv macross non poteva durare "solo" 36 episodi; e l'america, da questo punto di vista, da allora (1985!) non è cambiata quasi per nulla perchè cerca il profitto continuato nel tempo. non che non ci sia spazio per serie brevi, ma sono riempitivi limitatamente sfruttabili ed altrettanto breve è il loro merchandising.

quindi la globalizzazione apre degli spazi anche a prodotti un tempo invendibili, certo, ma questi sono comunque sottoposti ad un mercato complesso e non riducibile esclusivamente alla libertà di circolazione delle merci.

ma boh, sarà che un mercato unificato dove lo stesso prodotto è apprezzato indifferentemente da dove viene venduto mi sembra un po' un miraggio, quindi non vorrei che si confondessero dei tentativi (vendere kuroshitsuji) con operazioni più solide (one piece)...

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