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Blade Runner 2049


Tetsuo

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Bellissimo.

 

Ha il ritmo di un interregionale calabrese, ma il film mi è piaciuto tantissimo. Bella regia, i movimenti di camera, la fotografia, le luci, le scenografie. Mi è sembrato davvero un film fatto con grande passione. E non me lo sarei aspettato.

 

Chissà se poi ci sarà un seguito. Ma è davvero splendido.

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Li trovi pure su YT, uno è animato ed è ambientato nel 2022, mostra l'origine del grande Black Out, poi ce n'è uno mi pare nel 2036 col personaggio di Letho che IMHO lì rende benissimo il tipo che è e ci fa vedere come ha convinto i capoccioni a riprendere la produzione di replicanti e infine quello del 2048 ci fa vedere lo stesso tizio di inizio film, come è stato rintracciato

 

Toh... li ho beccati coi sub ita (fatti un po' col culo ma vabbè...)

 

 

 

 

P.S. sempre su Letho... IMHO è più vicino al Joker in questo corto qui sopra che in SS

Modificato da Alex Halman
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Personalmente, amo parecchio Blade Runner.

 

Ero piccolino quando lo vidi al cinema. Ricordo che avevo visto il trailer forse nelle proiezioni di E.T.? Può essere.

 

Amai il film, da piccolo, per le sue atmosfere - presagio?

 

In seguito sarei stato a Osaka, sulla H.E.P.-5, e l'iPod (2G, della imouto) mi avrebbe tirato fuori in shuffle la opening di Cyber City OEDO, ma ora vorrei ora parlare di cose più intelligenti.

 

Quando vidi la Director's Cut ovviamente questa sovrascrisse nella mia mente la versione cinematografica (che non scompare dalla mia storia, ma non ha valore nella mia mente).

 

Quando vidi la Final Cut ovviamente questa sovrascrisse nella mia mente la Director's Cut.

 

Detto il che, per me Blade Runner è più o meno solo una frase, ovvero solo un dialogo, ovvero:

 

Roy Batty: "Io voglio più vita, padre!"
 
Ah, il dramma dell'autocoscienza delle propria finitezza.
 
Se incontri il tuo creatore, e lui non ti può ricreare a nuova vita, non puoi che ucciderlo, no?
 
Anche se lui è onesto. Ti spiega tutto. "Se stato creato al meglio di quanto si potesse" - "Ma non per durare!" - "La luce che brucia a brillantezza doppia brucia a velocità doppia".
 
Ci sono anche un sacco di bio-babble, ma non troppo babble. Le cose citate sono per metà vere. Sono il figlio di un biologo e ho una malattia autoimmune (alcuni dicono neurodegenerativa, ma tant'è) da più di vent'anni, che è ormai più di metà della mia vita. E ho studiato il Central Dogma, che qui si cita, qualcuno capirà perché.
 
Questa cosa mi tocca. La voglia di mutazione, di violazione del Central Dogma, per essere più a lungo, per essere meglio, per avere più vita.
 
Ha senso? Ha senso desiderare di più invece di godere di quel che si ha?
 
Uno certo tale disse: "L'uomo libero fa ciò che vuole e vuole ciò che può".
 
Si può essere facilmente schiavi dei propri irreali desideri, magari eterodeterminati, specie di questi tempi.
 
Io dico: "Vivi ciò che hai, sogna ciò che puoi".
 
A cosa varrebbe salir fin su sull'olimpo, o nel regno dei cieli, o dove si voglia, a chiedere l'impossibile, a chiedere cil che trascende la nostra natura, ovvero i nostri limiti?
 
Anche il proprio creatore, il proprio dio, ha i suoi limiti. Del resto, un creatore vero, se c'è, non è che un padre.
 
E allora no, dopo l'ascesa al cielo non si accetta che il padre creatore abbia limiti, e lo si uccide. L'emancipazione ultima. Roba da tragedia classica.
 
Infatti sì. La nascita della tragedia, la morte di Dio. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Roy l'eterno ritorno. In fondo lui era già il prototipo del sovrauomo, no? Letteralmente.
 
Di questo mi parlò direttamente Rutger Hauer quando lo incontrai, qualcosa come trenta anni dopo o giù di lì.
 
Mi disse anche che il famoso monologhetto, quello così mal tradotto in italiano, fu una sua improvvisazione. Che però il regista non ha mai tolto dai suoi montaggi, come invece giustamente fece per le idiotiche voci pensiero del nostro Harrison.
 
Quindi alla fine un sovrauomo a metà, che ne ha la possanza fisica ma non la grandezza mentale, letteralmente.
 
Però il dubbio, con lo scorno di lui, restano: tutta la memoria persa come lacrime nella pioggia, perché è tempo di morire.
 
Per quello stesso scorno altri avrebbero pensato al modo di trasferire coscienze e sapienze in Pietre Filosofali immaginate come "computer naturali", e poi in computer veri e propri, ma di nuova generazione. Non cambia. Siamo ancora lì.
 
Questa cosa è una cosa che, a me particolarmente, ronzava in testa anche con un altro mio film fetticcio infantile: "Tu hai fede negli utenti?"
 
Eh beh, ero un geesenzoku. ^^;
 
Per dire che a me Blade Runner piace parecchio.
 
Quindi penso che non vedrò questo seguito, poiché si chiama perfetto ciò che di nulla accede, e di nulla difetta.
 
(Troppo vecchio ormai per avere ancora voglia di storie, resta solo la voglia di umano significato.)
Modificato da Shito
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Personalmente, amo parecchio Blade Runner.

 

Ero piccolino quando lo vidi al cinema. Ricordo che avevo visto il trailer forse nelle proiezioni di E.T.? Può essere.

 

Amai il film, da piccolo, per le sue atmosfere - presagio?

 

In seguito sarei stato a Osaka, sulla H.E.P.-5, e l'iPod (2G, della imouto) mi avrebbe tirato fuori in shuffle la opening di Cyber City OEDO, ma ora vorrei ora parlare di cose più intelligenti.

 

Quando vidi la Director's Cut ovviamente questa sovrascrisse nella mia mente la versione cinematografica (che non scompare dalla mia storia, ma non ha valore nella mia mente).

 

Quando vidi la Final Cut ovviamente questa sovrascrisse nella mia mente la Director's Cut.

 

Detto il che, per me Blade Runner è più o meno solo una frase, ovvero solo un dialogo, ovvero:

 

Roy Batty: "Io voglio più vita, padre!"
 
Ah, il dramma dell'autocoscienza delle propria finitezza.
 
Se incontri il tuo creatore, e lui non ti può ricreare a nuova vita, non puoi che ucciderlo, no?
 
Anche se lui è onesto. Ti spiega tutto. "Se stato creato al meglio di quanto si potesse" - "Ma non per durare!" - "La luce che brucia a brillantezza doppia brucia a velocità doppia".
 
Ci sono anche un sacco di bio-babble, ma non troppo babble. Le cose citate sono per metà vere. Sono il figlio di un biologo e ho una malattia autoimmune (alcuni dicono neurodegenerativa, ma tant'è) da più di vent'anni, che è ormai più di metà della mia vita. E ho studiato il Central Dogma, che qui si cita, qualcuno capirà perché.
 
Questa cosa mi tocca. La voglia di mutazione, di violazione del Central Dogma, per essere più a lungo, per essere meglio, per avere più vita.
 
Ha senso? Ha senso desiderare di più invece di godere di quel che si ha?
 
Uno certo tale disse: "L'uomo libero fa ciò che vuole e vuole ciò che può".
 
Si può essere facilmente schiavi dei propri irreali desideri, magari eterodeterminati, specie di questi tempi.
 
Io dico: "Vivi ciò che hai, sogna ciò che puoi".
 
A cosa varrebbe salir fin su sull'olimpo, o nel regno dei cieli, o dove si voglia, a chiedere l'impossibile, a chiedere cil che trascende la nostra natura, ovvero i nostri limiti?
 
Anche il proprio creatore, il proprio dio, ha i suoi limiti. Del resto, un creatore vero, se c'è, non è che un padre.
 
E allora no, dopo l'ascesa al cielo non si accetta che il padre creatore abbia limiti, e lo si uccide. L'emancipazione ultima. Roba da tragedia classica.
 
Infatti sì. La nascita della tragedia, la morte di Dio. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Roy l'eterno ritorno. In fondo lui era già il prototipo del sovrauomo, no? Letteralmente.
 
Di questo mi parlò direttamente Rutger Hauer quando lo incontrai, qualcosa come trenta anni dopo o giù di lì.
 
Mi disse anche che il famoso monologhetto, quello così mal tradotto in italiano, fu una sua improvvisazione. Che però il regista non ha mai tolto dai suoi montaggi, come invece giustamente fece per le idiotiche voci pensiero del nostro Harrison.
 
Quindi alla fine un sovrauomo a metà, che ne ha la possanza fisica ma non la grandezza mentale, letteralmente.
 
Però il dubbio, con lo scorno di lui, restano: tutta la memoria persa come lacrime nella pioggia, perché è tempo di morire.
 
Per quello stesso scorno altri avrebbero pensato al modo di trasferire coscienze e sapienze in Pietre Filosofali immaginate come "computer naturali", e poi in computer veri e propri, ma di nuova generazione. Non cambia. Siamo ancora lì.
 
Questa cosa è una cosa che, a me particolarmente, ronzava in testa anche con un altro mio film fetticcio infantile: "Tu hai fede negli utenti?"
 
Eh beh, ero un geesenzoku. ^^;
 
Per dire che a me Blade Runner piace parecchio.
 
Quindi penso che non vedrò questo seguito, poiché si chiama perfetto ciò che di nulla accede, e di nulla difetta.
 
(Troppo vecchio ormai per avere ancora voglia di storie, resta solo la voglia di umano significato.)

 

 

non vorrei alimentare l'ot, però c'è anche un altro punto di vista in faccende simili.

blade runner era la storia di un detective che si innamora di una tizia la cui natura non era chiaro se fosse umana o artificiale; in seguito questo dubbio viene risolto ma nel frattempo "succedono cose".

batty e gli altri replicanti sono infatti una parte fondamentale del tutto ma niente meno che un mezzo per arrivare a rachel, un personaggio che implicitamente portava oltre la questione sollevata con tutti i concetti/discorsi formulati durante il film. essendo quella la storia di deckard, è sempre un po' strano vedere che rachel viene messa da parte. il punto di arrivo non è quindi il carismatico roy, ma rachel, un nexus di livello superiore (e migliore) di roy nella cui mente erano state trasferite le memorie di una certa persona. quindi davvero, in quella realtà, le lacrime & la pioggia? sì perchè roy ha autodeterminato la propria esistenza in quella maniera, ma anche no perchè tecnicamente c'era una via d'uscita (in fin dei conti si parla di replicanti non solo per l'aspetto, e quindi...).

in blade runner c'è abbastanza da farsi i pipponi esistenziali/mentali che un sequel può solo allinearsi o ridurli/risolverli. in entrambi i casi può essere qualcosa di interessante (e da quello che ho letto finora lo è).

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@roger:

 

personalmente, non so quanto dell'originale Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? sia davvero in Balde Runner, a parte l'ambienrazione futurslum.

 

Voglio dire, non ho letto quel libello, ma P.K.Dick non era Asimov, e i suoi noir erano più adatti al mondo barbone che aveva conosciuto che ai voli etico-pindarico-social-evoluzionistici di Fondazione e uomini positronici.

 

Però, però, credo anche che Blade Runner (a pro: voi come l'intendete, il senso di questo titolo) sia molto più psicologicamente/eticamente profondo del testo di Dick da cui prende le mosse.

 

Lo stesso Deckart, nel film, a volte sembra scomparire nel suo ruolo fabulistico. Ammaza replicanti. Poi l'unicorno ci fa sapere che è un replicante pure lui, come la sua bella. Oh beh.

 

Alla fine, credo davvero che il personaggio più comunicativo del film sia Roy.

 

In questo, Balde Runner diventa un po' Asimoviano.

 

Ovvero, Roy, che è un "coso in pelle", ama e desidera vivere e odia dover morire per scomparire nell'oblio tanto quanto un umano.

 

Come i robot di Asimov, che sono superiori all'uomo nelle capacità, e alla fine desiderano il riconoscimento, la dignità di esseri viventi.

 

Perché, tipo, vita è vita, ma anima è autocoscienza di vivere. E di morire.

 

Ovvero, credo che il punto di Blade Runner sia SOLO in tre momenti di Roy, ovvero Roy con Pris, Roy con Tyrrel e Roy con Deckart.

 

E poi il fatto che Deckart e la sua ganza sono come Roy.

 

E che noi tutti siamo come Deckart e la sua ganza.

 

Ovvero, siamo esseri mortali, e sul lungo andare un giorno o un anno o un secolo non fanno differenza: sono intervalli di tempi limitato e finito.

 

"The facts of life", dicevs Tyrrel.

 

E quello che dice Gaff, alla fine, io ho sempre inteso che lo gridi al pubblico come a Deckart.

Tutti sulla stessa barca, che imbarca acqua sotto la pioggia.


Se volete sapere che ne e' di Rachel....

 

A dire il vero, non ne ho mai avuto la curiosità.

 

Umana o replicante, presto o tardi, sarebbe stata destinata a morire.

 

Come tutti, presto o tardi. :-)

Modificato da Shito
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Nota frivola da otaku marcio che non interesserà a nessuno.

 

In giapponese, come in inglese e forse in italiano, il modo per dire "essere umani artificiali" è cambiato nel corso della storia della SF.

 

C'è stato un tempo in cui si chiamavano "kaizou-ningen", ovvero: 改造人間. Se cercate oggi, i dizionari lo traducono come "cyborg". Ma non è esatto, perché i "kaizouningen" non hanno (necessarimente) nulla di cibernetico. Sarebbero più dei "cloni", per usare un termine più moderno (anche in giapponese: クローン). Essenzialmente i 改造人間 erano dei 人造人間 (esseri-umani-fatti-dall'uomo), ovvero degli esseri umani artificialmente modificati.

 

Credo che di 改造人間 si parlasse soprattutto nell'originale Kamen Rider?

 

Ok, che c'entra.

 

C'è un videogioco in una saga del quale i "cattivi" sono una azienda che produce KaizouNingen, e i buoni sono dei ribelli. Il protagonista si chiama K' (si legge: "Kei Dash').

 

Le sue OST si chiamano sempre KDeunqualchenumero.

 

C'è anche KD036.

 

Coincidenza o citazione, è divertente lo stesso. Per un otaku marcio.

Modificato da Shito
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Se volete sapere che ne e' di Rachel....

 

...il continuo della frase e' "vedete questo film", non del tipo "mo' ve lo dico" (lolle)

 

ho d'aspettare il BD.

del primo film hanno fatto l'edizione valigetta, quella con l'unicorno, quella con i bicchieri di whisky, più una marea di ristampe.

per questa esisterebbe un gadget simbolico?

 

@roger:

 

personalmente, non so quanto dell'originale Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? sia davvero in Balde Runner, a parte l'ambienrazione futurslum.

 

Voglio dire, non ho letto quel libello, ma P.K.Dick non era Asimov, e i suoi noir erano più adatti al mondo barbone che aveva conosciuto che ai voli etico-pindarico-social-evoluzionistici di Fondazione e uomini positronici.

 

Però, però, credo anche che Blade Runner (a pro: voi come l'intendete, il senso di questo titolo) sia molto più psicologicamente/eticamente profondo del testo di Dick da cui prende le mosse.

 

Lo stesso Deckart, nel film, a volte sembra scomparire nel suo ruolo fabulistico. Ammaza replicanti. Poi l'unicorno ci fa sapere che è un replicante pure lui, come la sua bella. Oh beh.

 

Alla fine, credo davvero che il personaggio più comunicativo del film sia Roy.

 

In questo, Balde Runner diventa un po' Asimoviano.

 

Ovvero, Roy, che è un "coso in pelle", ama e desidera vivere e odia dover morire per scomparire nell'oblio tanto quanto un umano.

 

Come i robot di Asimov, che sono superiori all'uomo nelle capacità, e alla fine desiderano il riconoscimento, la dignità di esseri viventi.

 

Perché, tipo, vita è vita, ma anima è autocoscienza di vivere. E di morire.

 

Ovvero, credo che il punto di Blade Runner sia SOLO in tre momenti di Roy, ovvero Roy con Pris, Roy con Tyrrel e Roy con Deckart.

 

E poi il fatto che Deckart e la sua ganza sono come Roy.

 

E che noi tutti siamo come Deckart e la sua ganza.

 

Ovvero, siamo esseri mortali, e sul lungo andare un giorno o un anno o un secolo non fanno differenza: sono intervalli di tempi limitato e finito.

 

"The facts of life", dicevs Tyrrel.

 

E quello che dice Gaff, alla fine, io ho sempre inteso che lo gridi al pubblico come a Deckart.

Tutti sulla stessa barca, che imbarca acqua sotto la pioggia.

 

blade runner film e romanzo sono parecchio distanti. il film porta all'estremo, ma a modo suo, le tematiche del libro; nel fare ciò si avvicina alle tematiche di dick. è un gioco di prestigio, se vuoi. l'ambientazione penso sia la stessa; difficile dirlo... tuttavia in quella cinematografica ci trovi solo un gufo mentre dick parlava di capre ed altri animali. gli animali replicanti sono dei surrogati di quelli veri. a seconda del tipo di capra che compri mostri il tuo livello alla società e c'è chi, per apparire benestante, attende di avere il gruzzolo giusto per comprarsi una bella capra costosa da far invidiare. ti lascio immaginare le dinamiche di questa cosa ed i problemi di deckard e moglie...

i personaggi non sono uguali.

di asimov ho letto il ciclo delle fondazioni, quello dei robot ed una raccolta collegata a questi ultimi. da qualche parte ci è finito anche "neanche gli dei".

di dick non tantissimo... blade runner, la svastica sul sole, follia per sette clan, ubik, labirinto di morte, minority report (e altri racconti, alè). avrei voluto proseguire con almeno un altro paio di romanzi ma per ragioni di tempo e voglia (c'è una certa ripetitività schematica...) non ho potuto.

basandomi su questi testi penso che i due autori fossero MOLTO diversi e non solo per il metodo di scrittura.

asimov aveva uno stile scorrevole e sapeva alternare scene veloci e fluide ad altre più improntate su una riflessione (quella dei personaggi) che prendeva tempo; raccontava avventure e da queste fuorisciva un po' di tutto. l'intuito dei protagonisti, le fondazioni, i viaggi, la psicostoria, gaia, l'evoluzione, i robot dai cervelli positronici e tante cose belle che mi vengono i lacrimoni a pensarci, conditi da "giudizi" umanistici. alla fine traspariva positività (vabè, "neanche gli dei" parte da un presupposto -il titolo stesso- un po' particolare :lolla: ).

dick si lasciava leggere ma quello che scriveva era sistematicamente uno specchio di altro che puoi solo scoprire procedendo. il fatto è che era una scrittura marcia, insana e nichilista. spazio, tempo e vita venivano maltrattati. però, in tutto ciò, con i paradossi da lui costruiti sapeva lasciarti davvero qualcosa a livello emotivo. sapeva metterti paura, c'era dell'horror psicologico tangibile applicato con una certa attinenza alla realtà. era come se il fantastico ad un certo punto diventasse vero.

entrambi hanno parlato di ambienti perfetti, asettici, bianchi ed importanti, ma anche di quelli sporchi, malvagi e poveri; talvolta mischiandoli...

blade runner non ha qualcosa di asmioviano, mi dispiace. le leggi della robotica lo impediscono totalmente ma soprattutto non ci sono capovolgimenti sullo status del protagonista così drastici come quelli raccontati da dick.

c'è però un robot nel ciclo delle fondazioni e quello dei robot che ha un ruolo centrale; forse il suo atteggiarsi ad "umano", pur essendo conscio delle differenze, è la cosa più vicina a roy che ricordo.

 

e no, la ganza di deckard ti ripeto che non può essere come roy. nel suo caso c'è un ghost in the shell con il freno a mano tiratissimo...

 

p.s. attualmente è in corso un'antologia televisiva titolata philip k. dick's electric dreams. se ci si vuole fare male come con i libri di quell'autore sono l'ideale. i tre episodi che ho visto sono molto fedeli allo spirito dell'autore.

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Per me tra il libro di Dick e Blade Runner, ci sono davvero poche affinità, sono due cose diverse seppur partano da una premessa comune. Nel libro c'è un ossessione di Deckard per l'acquisto di animali veri, c'è la questione del mercerianesimo e della fusione in Mercer contrapposta al tizio che parla per radio per 24 ore. Forse proprio nel sequel ho intravisto qualche richiamo in più, ma siamo sempre distanti.

 

Per me, Shito, fai un errore ad non vedere questo film, perché è il degno sequel del primo Blade Runner e ne è un'erede degno proprio per le tematiche, oltre che per aver mantenuto ed implementato l'aspetto visivo. 

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@Roger: ti ringrazio per il tuo post, che ho amato leggere. Leggo poco, penso forse troppo, ma mi sono molto ritrovato in tutto ciò che hai direi schiettamente enucleato. Anche io ritengo che Asimov abbia una capacità scrittoria davvero "magistrale" e anche una visione lucida di certe questioni socio-evoluzionistiche della nostra specie (penso soprattutto al ciclo della FOndazione, dove possiamo quasi re-inserire tutta la questione etica dei robot come intelligenze artificiali), che invece Dick sfiora in maniera più tangenziale, ma anche terribilmente intensa e violenta, perché racconta dal basso e colpisce basso.

 

In questo senso, appunto, dico che c'è molto più Deckart in Dick che che Scott. Mi pare quasi che, non se se intenzionalmente, a caso o per coincidenza, Scott "sollevi" un po' il contenuto del film dall'ambientazione del libro, perfettamente centrata (questo lo ebbe a dichiarare Dick, IIRC), e faccia volare la tematica verso più alte sfere - tipo colomba bianca finale, per capirci.

 

Forse per questo ho amato più il film del libro, la cui lettura interruppi.

 

Quanto a Rachel, ancora: non intendevo dire che lei fosse come Roy. Intendevo dire che siamo tutti come Roy. Esseri umani naturali artificiali, artificiali di qual che livello, abbiamo tutti una data di scadenza. E ancora (oppure proprio per questo?), vale la pena di vivere sino a incontrarla. Ho sempre inteso questo il punto del film.

 

@Godai: davvero ho a cuore l'unità narrativa.

Modificato da Shito
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Guardate che c'e' una differenza Essenziale tra Dick e Asimov.

 

Dick era uno scrittore 'puro', nel senso del termine piu' evidente; e' quella tipologia di persone che 'assorbono' come spugne da qualunque cosa, rimacinano con il proprio punto di vista e poi servono sul piatto.
Asimov era un uomo di scienza prima e un divulgatore poi, e dopo questo 'poi' scriveva pure racconti.

 

I racconti del primo erano frutto di rielaborazione personale di cio' che c'era nell'aria allora, con il filtro della propria sensibilita' e personalita'.
Asimov era anche uno di quelli che cio' che Dick rielaborava, lo scriveva pure, gli forniva quindi anche indirettamente materiale per.

 

Cio' che importava in Dick era il raccontare.

Cio' che importava per Asimov era il divulgare.

 

Sono due tipologie di scrittori che sembrano in qualche modo accomunabili, ma in realta' se si sposta il punto di vista di appena un po', si vede che viaggiano su due rette parallele.

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Scott ha preso principalmente le atmosfere di quel racconto, e poi ha fatto una roba quasi sua.

 

2049 ha fatto qualcosa di simile di par suo, ma allargando anche le tematiche in qualche modo comunque introdotte da Scott; tra i due (primo e 2049) c'e' poi la differenza tra l'aprire una nuova confezione di caramelle, mangiarne una di un gusto ancora non conosciutissimo, e dopo circa 30 anni andare a fondo nel pacchetto.

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  • 3 months later...

Ho visto questo film dopo averne sentito parlare tanto bene. Giudizio personale: chemmerda. Ok, almeno le atmosfere si salvano. Sembra anche prendere qualche spunto dal libro di Dick, sulla polvere radioattiva.

 

 

Il problerma di questo film è che è tutto incentrato su Rick Deckard, il che è come un film su Vin Diesel solo un po' più sottile. Non importa il protagonista (agente K, che si fa chiamare anche Joe. Joe K -> joke?) o la sua fidanzata olografica, alla fine conta solo Harrison Ford. Che si sa che c'è perché lo sbandierano su tutte le locandine e i trailer, però compare molto tardi nel film, manco volesse essere una sorpresa.

 

L'inizio pareva anche interessante. Ci si è arrivati per gradi a Deckard. Prima si sono trovate le ossa di Rachel, e qui si scopre che Deckard a Rachel le bottarelle gliele dava, e faceva pure centro. Un figlio. Che sembrava essere il protagonista. Fino a quando si è scoperto che non lo è. Il che distrugge il film. E' un'anti-rivelazione che sembra presa dalla terza trilogia di Star Wars. Primo desto l'interesse del pubblico, poi li faccio rimanere scioccati rivelando che non era niente di importante. Ma scioccati in senso negativo. E in aggiunta a questo il protagonista che non ha mai avuto una vera motivazione durante il film interviene a salvare Deckard rimettendoci la pelle (gli era stato chiesto di ucciderlo questo Deckard, ma chi ci credeva?). Il film si sarebbe forse potuto salvare se avessero avuto le palle di mettere Harrison Ford come protagonista.

 

Le perle:

 

-Il film originale aveva la decenza di implicare e basta che Deckard fosse replicante. Ora ciò viene affermato con certezza, ma vi si aggiunge anche che lui era stato programmato per innamorarsi di Rachel. Ma com'è che avevano problemi a far ubbidire questi androidi allora, se con Deckard la programmazione di base ha funzionato così bene? E a chi ubbidisce il protagonista (che appartiene alla nuova generazione), visto che alla fine sembra fare di testa sua?

 

-I replicanti sognano di guadagnare il potere di riprodursi per potere iniziare a contare qualcosa. La figlia di Deckard è un simbolo per loro. Ok, basta solo non menzionare che la figlia di Deckard di figli non ne avrà mai. E' chiusa in un ambiente asettico e riceve ben poche visite. A meno che non contassero che Deckard se la facesse anche con sua figlia, il potere di avere figli si estinguerà con lei. Il paradosso è che se avessero aiutato il cattivo la riproduzione sarebbero riusciti ad ottenerla. Il cattivo aveva lo stesso scopo dei buoni!

 

-Il cattivo Wallace ad un certo punto ha bisogno di far torturare Deckard, e lo manda su un altro mondo. Il protagonista ne può approfittare per intercettare il trasporto e salvare Deckard. Ma perché Wallace non ha strumenti di tortura nel suo palazzo? Uccide ufficiale di polizia quando vuole, dovrebbe avere paura di una perquisizione?

 

 

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  • 1 year later...

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