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Pogno al di sopra della rupe (almeno si buttasse....)


krauchan

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E' sesto al botteghino, dietro La matassa primo :goccia: , Gran Torino secondo, 2 commedie(una americana e l'altra italiana) e The international.


Uhm, sbaglio o considerando che è uscito da tre giorni è un eccellente risultato?
Gran Torino per esempio mi pare sia su da molto di più.
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1) Spero che si senta che Fujimoto parla con una maniera, mentre gente come Risa, Koichi e altri sono molto più colloquiali. Usano un italiano più popolare, pieno di 'mica', di dislocazioni a dx e sx di soggetti e complementi, di partitive e cose anche ripetute. Ma sempre senza sacrificare la correttezza della lingua, e la fedeltà della traduzione. Parlano in italiano, non italiano. Sono giapponese, non I Cesaroni.

Sì, Risa e gli altri mi sono sembrati molto naturali. Ma andando OT, se si usano semplificazioni o proprio errori linguistici nell'originale, tu come tradurresti? Mi è venuto in mente leggendo ieri delle strip dei Moomin su un vecchissimo Linus, che erano piene di storpiature linguistiche e mi è venuta la curiosità di capire come sono nate (non avendo ancora letto l'originale) e con che criterio sono state rese in italiano.
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Sì, Risa e gli altri mi sono sembrati molto naturali.


:crying::crying: :crying: <- commozione


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Ma andando OT, se si usano semplificazioni o proprio errori linguistici nell'originale, tu come tradurresti? Mi è venuto in mente leggendo ieri delle strip dei Moomin su un vecchissimo Linus, che erano piene di storpiature linguistiche e mi è venuta la curiosità di capire come sono nate (non avendo ancora letto l'originale) e con che criterio sono state rese in italiano.


Userei semplificazioni o proprio errori linguistici in italiano. :)
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E' sesto al botteghino, dietro La matassa primo :goccia: , Gran Torino secondo, 2 commedie(una americana e l'altra italiana) e The international.




Uhm, sbaglio o considerando che è uscito da tre giorni è un eccellente risultato?

Gran Torino per esempio mi pare sia su da molto di più.
Si anche se non credo vengano considerati anche gli incassi delle settimane precedenti visto che non c'è Watchmen...; più che altro mi faceva impressione che la matassa stesse davanti a Gran Torino... :sisi:
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:crying::crying::crying: <- commozione

Effettivamente considerata la tua fama è un evento :rotfl:

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Userei semplificazioni o proprio errori linguistici in italiano. :)

Beh ma mica è così semplice, anche se mi sono effettivamente dimenticato di specificare "dialettali" :P
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Da Mangaitalia

 

Leggete questo articolo tratto da Cineblog

 

Acclamato a Venezia' date=' osannato sia dalla carta stampata che dall’immenso mondo dei blogger, per molti l’ennesimo capolavoro di un genio. Ponyo sulla Scogliera di Hayao Miyazaki è finalmente uscito venerdì scorso nei cinema italiani, floppando di brutto. 236,000 euro con 180 schermi a disposizione sono una miseria, per un film su cui la Lucky Red aveva giustamente puntato molto. Eppure il pubblico italiano ha per l’ennesima volta dimostrato di non amare questo autentico mito dell’animazione, acclamato e visto in tutto il mondo, tranne che in Italia. D’altronde sono i numeri a dircelo…

 

E’ il 2001 quando Miyazaki realizza il suo capolavoro assoluto. La città Incantata vince un Premio Oscar come Miglior film d’Animazione, primo anime della storia a riuscirci, battendo colossi hollywoodiani come L’era glaciale, Lilo & Stitch e Spirit - Cavallo selvaggio. Alla statuetta affianca un Orso d’Oro vinto a Berlino, per un film da molti considerato il Miglior film d’animazione mai realizzato, 60° film più bello della storia del cinema per gli utenti Imdb. Oltre ai critici la pellicola conquista anche i botteghini, incassando ben 275 milioni di dollari in tutto il mondo. E in Italia? Una miseria… appena 890.000 euro. Un record in negativo per un cartoon premiato con l’Oscar.

 

Nel 2004 il Maestro sbarca a Venezia con Il castello errante di Howl. Leone d’oro alla carriera, standing ovation alla prima stampa, altri 231 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, tranne che in Italia, dove la pellicola si deve accontentare di appena 714,000 euro. Il perchè di tanta indifferenza risulta sinceramente inspiegabile. Con l’incredibile buco nell’acqua di Ponyo abbiamo ormai la conferma che Miyazaki non è adatto per il pubblico italiano. Forse è troppo “d’autore”, per essere amato ed apprezzato. La speranza è che la Lucky Red non abbandoni la pista Miyazaki, cancellando l’uscita al cinema, già programmata, de Il mio Vicino Totoro, altro gioiello d’annata, mai arrivato nei cinema italiani, firmato Hayao. D’altronde diciamocelo chiaramente, rimanendo anche in tema con il Maestro… qui stiamo dando perle ai porci.[/i']

 

Non capisco bene come si possa delineare un "flop" a 3 giorni erotti dall'uscita comunque...

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Mapporc Marko m'ha anticipato >_<

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Non capisco bene come si possa delineare un "flop" a 3 giorni erotti dall'uscita comunque...

Certo non è esaltante, ma comunque Howl era partito decisamente peggio (163.000 € contro i 236.000 di Ponyo), perciò anch'io aspetterei il prossimo weekend prima di fare bilanci...

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Mapporc Marko m'ha anticipato >_<

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Non capisco bene come si possa delineare un "flop" a 3 giorni erotti dall'uscita comunque...


Certo non è esaltante, ma comunque Howl era partito decisamente peggio (163.000 € contro i 236.000 di Ponyo), perciò anch'io aspetterei il prossimo weekend prima di fare bilanci...


Però Howl mi pare avesse anche un maggior numero di proiezioni, non è solo una questione di quantità di pellicole distribuite.

Nella stragrande maggioranza dei cinema che trasmettono Ponyo, l'orario è uno solo e solo nel pieno pomeriggio.
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Mapporc Marko m'ha anticipato >_<

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Non capisco bene come si possa delineare un "flop" a 3 giorni erotti dall'uscita comunque...


Certo non è esaltante, ma comunque Howl era partito decisamente peggio (163.000 € contro i 236.000 di Ponyo), perciò anch'io aspetterei il prossimo weekend prima di fare bilanci...




Però Howl mi pare avesse anche un maggior numero di proiezioni, non è solo una questione di quantità di pellicole distribuite.



Nella stragrande maggioranza dei cinema che trasmettono Ponyo, l'orario è uno solo e solo nel pieno pomeriggio.


esatto.
gli han bruciato le serate settimanali. chi deve lavurà come fa ad andare a o'cinema? :huh:
non si può fare bilanci con chi è penalizzato... dry.gif
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Oggi ho sentito Lucky Red, che mi confermava che nel primo fine settimana (la 'partenza') Ponyo è andato MEGLIO di Howl.

 

Non bisogna lamentarsi degli orari pomeridiani, non ha senso. Ponyo *è* un film per bambini e famiglie, quindi la collocazione è corretta. Forse si potrebbe fare fino al penultimo spettacolo, soprattutto nell'infrasettimanale (anche i genitori che portano i figli al cinema lavorano!), come solo alcune sale fanno.

 

Ma del resto nel fine settimana è molto meglio che gli esercenti abbiano due spettacoli con discreto pubblico che quattro spettacoli di cui quelli serali semivuoti: questo consisterebbe per loro in una perdita, e il film durerebbe ben poco nelle sale.

 

Gli appassionati come noi, dunque, che a giusto titolo possono apprezzare un autore come Miyazaki Hayao, devono semplicemente riconoscere la matrice originaria della pellicola (= per bambini) e adeguarsi agli orari della cosa. :)

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visto anche io  :sisi: i bambini sono spettacolari, soprattutto ponyo (quando ponyo dice "ponyo va da sosuke!" m'e' sembrato di sentire una bambina vera invece che un personaggio di un cartone animato    :o ), il papa' di ponyo parla "alla shito" e le  :handi::handi: :handi: rullano  >_<

 

..e la canzoncina alla fine, il film pero' e' talmente bello che la si sopporta  ;D anche se pognomaru ce l'ha fatta odiare  :osama:

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visto anche io  :sisi: i bambini sono spettacolari, soprattutto ponyo (quando ponyo dice "ponyo va da sosuke!" m'e' sembrato di sentire una bambina vera invece che un personaggio di un cartone animato    :o ), il papa' di ponyo parla "alla shito" e le  :handi::handi: :handi: rullano  >_<


Ci tengo a sottolineare che Fujimoto parla come parlava in originale: a volte manierista a impostato, a volte da scenziato che fa la supercazzola, a volte da bambino in panico, a volte da samurai serissimo, a volte da strampalato sciroccato sociopatico. Sempre un otaku, insomma. Bisogna però ammettere che se questo si chiama 'parlare alla shito', beh, ci sta. :)
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Sto ascoltando l'intervista a Radioanimati (molto interessante) che è stata postata su un altro forum e devo fare però una considerazione su quanto scrive Gualtiero: non è esatto affermare che la casa di distribuzione non ha potere di imporsi su un esercente. Io per lavoro ho a che fare con molti esercenti e spesso le imposizioni ci sono eccome. E' il classico "do ut des", io distributore ti dò il film se tu mi dai la garanzia di tienerlo in programmazione per X tempo. Chiaramente questo presuppone che il prodotto debba avere una appetibilità particolare (e può darsi che Ponyo non la avesse, per cui magari Lucky Red non avrebbe avuto convenienza a usare questa strategia e si sarebbe sentita rispondere dall'esercente "ok, allora non lo programmo"). E allo stesso tempo questo discorso vale maggiormente con i cinema monosala, non con le grandi catene. Dipende quindi anche dal "potere" contrattuale dell'esercente stesso, bisogna distinguere caso per caso (e "piazza" per "piazza").

 

Ad esempio proprio ieri parlavo con uno degli esercenti cittadini (guarda caso proprio quello che avrebbe dovuto programmare Ponyo visto il suo rapporto "stretto" con case che si occupano di cinema d'essai, tipo BIM, Lucky Red eccetera) circa la mancata programmazione di The Wrestler e mi spiegava che non è riuscito a farlo perché la distribuzione lo ha costretto a tenere tre settimane Due partite. Che peraltro è andato male, infatti l'esercente si è mangiato le mani.

 

Ovviamente Ponyo qua ce lo sognamo, ma non ci ho sperato nemmeno per un secondo.

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Articolo su Panorama :o

 

 

«Ho fatto un film che può essere visto e compreso anche dai bambini di 5 anni. Non ho la stessa fiducia sugli adulti, temo che per loro sia troppo difficile». Avvertenza per il lettore: si abitui subito alle risposte paradossali e poetiche di Hayao Miyazaki, il più grande regista di animazione del Giappone, se vuole capire la chiave del suo mondo fatato. Altrimenti chiami figlioletto o nipotino perché gliele spieghi: perfino il governatore di Tokyo ha confessato di aver dovuto chiedere delucidazioni sugli snodi narrativi del film Principessa Mononoke ad alcuni scolari delle elementari in sala.

 

«I bambini conoscono tutti i segreti del mondo, anche se non sanno esprimerli con le parole. Gli adulti quei segreti li hanno conosciuti un tempo, ma li hanno dimenticati. Il film lo capiscono solo se se ne ricordano» insiste Miyazaki scuotendo la testa.

 

Il 20 marzo, dopo l’anteprima al Festival di Venezia, esce finalmente nelle sale italiane Ponyo sulla scogliera, ennesimo capolavoro di un regista che, con La città incantata, ha vinto il Festival di Berlino e nel 2003 il primo Oscar dell’animazione (soffiandolo alle major americane Disney, Pixar e Dreamworks). È anche il maggior incasso giapponese di tutti i tempi. L’ultimo suo film, Il castello errante di Howl, poetica meditazione sulla guerra, candidato all’Oscar nel 2006, in quella stessa classifica è al quarto posto, dopo Titanic e Harry Potter. E subito dopo ora c’è Ponyo sulla scogliera, che ha incassato più di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo.

 

All’apparenza è un film semplicissimo: la storia di Brunilde, una pesciolina rossa che rimane intrappolata in un barattolo e viene salvata da Sosuke, un bambino di 5 anni che la ribattezza Ponyo. Da quel momento la pesciolina desidera diventare umana per stare con lui, anche se il padre, Fujimoto, sorta di alchimista, non è affatto d’accordo. Dopo un catastrofico tsunami sarà la madre di Ponyo, la dea Grandmammare, a risolvere tutto, sottoponendo i due bambini a una prova d’amore.

 

Ma in realtà, come suo solito, Miyazaki ha seminato la storia di strizzatine d’occhio filosofiche e psicoanalitiche, a cominciare dalla guerra fra uomo e natura: «Non dovremmo strutturare il mondo solo sulla base del nostro bene e del nostro profitto. Nei due mesi passati a disegnare vedevo passare le navi giorno e notte e mi piaceva quell’immagine di movimento. Ma poi ho pensato che quelle navi inquinavano. E poi a chi pescava, a chi raccoglieva la ghiaia per costruire le strade. Dovremmo essere più grati al mare di quello che siamo». E al ruolo della famiglia, al problema della vecchiaia, alla forza delle promesse... «Ho appena festeggiato 68 anni» spiega arzillo «ma preparando Ponyo ho ritrovato così tanti ricordi della mia infanzia che spero l’anno prossimo di compiere 5 anni».

 

Panorama ha incontrato Miyazaki a Tokyo per una delle sue rare interviste e per una visita guidata nei due edifici intitolati alla sua celebre casa di produzione Ghibli: lo Studio, dove gli animatori lavorano fino a notte fonda, e il Museo, che ha progettato personalmente come il più ecologico degli architetti. È anche un parco giochi e lo chiamano Miyazakiland, ma non potrebbe essere più diverso da Disneyland, a cominciare dall’anticapitalismo che lo ispira. C’è un numero chiuso di visitatori, non più di 2.400 al giorno. E un tetto al merchandising dei film: non più di 80 milioni di dollari per ogni pellicola, anche se le richieste arrivano almeno al doppio. Nella sala principale del Museo è stata appena inaugurata la mostra dedicata alla lavorazione di Ponyo sulla scogliera. Al posto d’onore gli straordinari storyboard che lui disegna personalmente: di solito sono in bianco e nero, però stavolta, in omaggio al mare, sono a colori, in delicati acquerelli.

 

Miyazaki non parte mai dalla sceneggiatura, ma la fa nascere disegnando lo storyboard. «Nemmeno io» assicura «so mai come andrà a finire». Ponyo ha anche un’altra caratteristica unica: nell’epoca dello strapotere del dio computer lui ha fatto tutto a mano: ben 180 mila disegni contro i 110 mila di La città incantata.

 

Anche la genesi del film è poetica e bizzarra. Miyazaki, che non ha mai amato il mare, è finito per caso nel porto di Tomo durante una di quelle visite premio aziendali un po’ fantozziane (tre giorni e due notti) che lo Studio Ghibli organizza annualmente per i suoi migliori 250 dipendenti. Gli è piaciuto a tal punto che ha deciso di ritornarci per due mesi, da solo, affittando una casa sulla scogliera in cui cucinava e disegnava il mare. Alla fine di un lungo processo creativo è nata la storia di Ponyo, citazione della favola della Sirenetta di Hans Christian Andersen (non del cartone animato: Miyazaki è sempre stato molto critico verso i temi edulcorati e il perenne lieto fine dei film Disney).

 

Se per la realizzazione ci sono voluti quasi quattro anni è stato perché a un certo punto Miyazaki ha trasferito dalla finzione alla realtà l’idea di un asilo nido: invece di usarlo come ambientazione, ne ha voluto costruire uno vero per i figli degli animatori Ghibli. «A contatto con tanti bambini ho ritrovato le mie memorie smarrite» racconta.

 

«Ponyo sulla scogliera potrebbe essere il mio ultimo film» dice ora. Ma ormai non gli crede più nessuno. È dal 1997, anno di Principessa Mononoke, che annuncia il film d’addio. Anche quando non sta preparando uno storyboard, ha sempre la matita in mano. È appena tornato al suo antico amore, pubblicando dopo dieci anni un nuovo manga, Kaze tachinu (Il vento si alza). Ogni due o tre anni prepara un corto animato visibile solo nella Sala Saturno, il cinemino del suo museo.

 

In Italia i suoi fan sono in fibrillazione da quando hanno saputo che Lucky Red ha comprato in esclusiva tutta la sua produzione. Che dopo Ponyo sulla scogliera manderà nei cinema anche due dei suoi film di culto inediti in Italia, Totoro, del 1988, e Porco rosso, del 1992.

 

MARCO GIOVANNINI

 

 

http://www.animeclic...ia.php?id=21792

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Articolo su Panorama :o



Spoiler
«Ho fatto un film che può essere visto e compreso anche dai bambini di 5 anni. Non ho la stessa fiducia sugli adulti, temo che per loro sia troppo difficile». Avvertenza per il lettore: si abitui subito alle risposte paradossali e poetiche di Hayao Miyazaki, il più grande regista di animazione del Giappone, se vuole capire la chiave del suo mondo fatato. Altrimenti chiami figlioletto o nipotino perché gliele spieghi: perfino il governatore di Tokyo ha confessato di aver dovuto chiedere delucidazioni sugli snodi narrativi del film Principessa Mononoke ad alcuni scolari delle elementari in sala.



«I bambini conoscono tutti i segreti del mondo, anche se non sanno esprimerli con le parole. Gli adulti quei segreti li hanno conosciuti un tempo, ma li hanno dimenticati. Il film lo capiscono solo se se ne ricordano» insiste Miyazaki scuotendo la testa.



Il 20 marzo, dopo l’anteprima al Festival di Venezia, esce finalmente nelle sale italiane Ponyo sulla scogliera, ennesimo capolavoro di un regista che, con La città incantata, ha vinto il Festival di Berlino e nel 2003 il primo Oscar dell’animazione (soffiandolo alle major americane Disney, Pixar e Dreamworks). È anche il maggior incasso giapponese di tutti i tempi. L’ultimo suo film, Il castello errante di Howl, poetica meditazione sulla guerra, candidato all’Oscar nel 2006, in quella stessa classifica è al quarto posto, dopo Titanic e Harry Potter. E subito dopo ora c’è Ponyo sulla scogliera, che ha incassato più di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo.



All’apparenza è un film semplicissimo: la storia di Brunilde, una pesciolina rossa che rimane intrappolata in un barattolo e viene salvata da Sosuke, un bambino di 5 anni che la ribattezza Ponyo. Da quel momento la pesciolina desidera diventare umana per stare con lui, anche se il padre, Fujimoto, sorta di alchimista, non è affatto d’accordo. Dopo un catastrofico tsunami sarà la madre di Ponyo, la dea Grandmammare, a risolvere tutto, sottoponendo i due bambini a una prova d’amore.



Ma in realtà, come suo solito, Miyazaki ha seminato la storia di strizzatine d’occhio filosofiche e psicoanalitiche, a cominciare dalla guerra fra uomo e natura: «Non dovremmo strutturare il mondo solo sulla base del nostro bene e del nostro profitto. Nei due mesi passati a disegnare vedevo passare le navi giorno e notte e mi piaceva quell’immagine di movimento. Ma poi ho pensato che quelle navi inquinavano. E poi a chi pescava, a chi raccoglieva la ghiaia per costruire le strade. Dovremmo essere più grati al mare di quello che siamo». E al ruolo della famiglia, al problema della vecchiaia, alla forza delle promesse... «Ho appena festeggiato 68 anni» spiega arzillo «ma preparando Ponyo ho ritrovato così tanti ricordi della mia infanzia che spero l’anno prossimo di compiere 5 anni».



Panorama ha incontrato Miyazaki a Tokyo per una delle sue rare interviste e per una visita guidata nei due edifici intitolati alla sua celebre casa di produzione Ghibli: lo Studio, dove gli animatori lavorano fino a notte fonda, e il Museo, che ha progettato personalmente come il più ecologico degli architetti. È anche un parco giochi e lo chiamano Miyazakiland, ma non potrebbe essere più diverso da Disneyland, a cominciare dall’anticapitalismo che lo ispira. C’è un numero chiuso di visitatori, non più di 2.400 al giorno. E un tetto al merchandising dei film: non più di 80 milioni di dollari per ogni pellicola, anche se le richieste arrivano almeno al doppio. Nella sala principale del Museo è stata appena inaugurata la mostra dedicata alla lavorazione di Ponyo sulla scogliera. Al posto d’onore gli straordinari storyboard che lui disegna personalmente: di solito sono in bianco e nero, però stavolta, in omaggio al mare, sono a colori, in delicati acquerelli.



Miyazaki non parte mai dalla sceneggiatura, ma la fa nascere disegnando lo storyboard. «Nemmeno io» assicura «so mai come andrà a finire». Ponyo ha anche un’altra caratteristica unica: nell’epoca dello strapotere del dio computer lui ha fatto tutto a mano: ben 180 mila disegni contro i 110 mila di La città incantata.



Anche la genesi del film è poetica e bizzarra. Miyazaki, che non ha mai amato il mare, è finito per caso nel porto di Tomo durante una di quelle visite premio aziendali un po’ fantozziane (tre giorni e due notti) che lo Studio Ghibli organizza annualmente per i suoi migliori 250 dipendenti. Gli è piaciuto a tal punto che ha deciso di ritornarci per due mesi, da solo, affittando una casa sulla scogliera in cui cucinava e disegnava il mare. Alla fine di un lungo processo creativo è nata la storia di Ponyo, citazione della favola della Sirenetta di Hans Christian Andersen (non del cartone animato: Miyazaki è sempre stato molto critico verso i temi edulcorati e il perenne lieto fine dei film Disney).



Se per la realizzazione ci sono voluti quasi quattro anni è stato perché a un certo punto Miyazaki ha trasferito dalla finzione alla realtà l’idea di un asilo nido: invece di usarlo come ambientazione, ne ha voluto costruire uno vero per i figli degli animatori Ghibli. «A contatto con tanti bambini ho ritrovato le mie memorie smarrite» racconta.



«Ponyo sulla scogliera potrebbe essere il mio ultimo film» dice ora. Ma ormai non gli crede più nessuno. È dal 1997, anno di Principessa Mononoke, che annuncia il film d’addio. Anche quando non sta preparando uno storyboard, ha sempre la matita in mano. È appena tornato al suo antico amore, pubblicando dopo dieci anni un nuovo manga, Kaze tachinu (Il vento si alza). Ogni due o tre anni prepara un corto animato visibile solo nella Sala Saturno, il cinemino del suo museo.



In Italia i suoi fan sono in fibrillazione da quando hanno saputo che Lucky Red ha comprato in esclusiva tutta la sua produzione. Che dopo Ponyo sulla scogliera manderà nei cinema anche due dei suoi film di culto inediti in Italia, Totoro, del 1988, e Porco rosso, del 1992.



MARCO GIOVANNINI




http://www.animeclic...ia.php?id=21792
Se non lo segnalavi manco sapevo di averlo!!! :lolla:
Era su quello della settimana prima fino al 26, su quello di questa settimana ci stanno le rori, anche Belpietro è un endrino!! :lolla:
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