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Neon Genesis Evangelion - Pluschan Official Topic


Tetsuo

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L'unica cosa che m'è sinceramente dispiaciuta è che non sia intervenuto Sabaku no Maiku che è letteralmente il Cannarsi degli youtuber italiani eppure (e giustamente, imho) ha avuto da ridire su questo adattamento. Ma visto com'è andata, forse è meglio così.

(PS: Giopizzi invece, dopo aver sentito che c'ha lo spettacolo suo in tour, è ufficialmente l'Andrea Scanzi degli youtuber italiani)

Ah sì, la prossima volta magari chiamate anche qualcuno che sappia cosa vuol dire "financo" e conosca magari il giapponese.

Beh gente, queste ultime 80 ore di trionfo dell'incomunicabilità sono state un bel tuffo al cuore, è stato bello rileggervi, è stato bello ripensare e parlare di una serie come Evangelion, anche se non per i motivi che avrei sperato, è stato bello capire qualcosa di più di un mestiere che sto imparando a conoscere. Credo. ( @Thedanish, io invece qualche nome da te citato addietro me lo sono appuntato per curiosità, non so quando avrò tempo di approfondire perchè faccio anche altro nella vita e ho tutta un'altra formazione, e comunque lavoro a livelli molto più bassi e precari, non-fiction, dove il metodo di lavoro è molto diverso 😉)

Comunque è stato divertente.

Ora però anche basta. Per la mia salute mentale e non solo, devo mollare tutto o esco pazzo.

Se ribeccamo (forse)

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Modificato da El Barto
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2 minuti fa, Chocozell ha scritto:

Glielo hanno dato durante il live, senza motivo

Molto sinteticamente, sì. E' una versione abbastanza supericiale, ma non ho voglia di ripetermi per l'ennesima volta. Comunque Lui non lo ha mai negato, lo ha anche detto più volte

Ho il difetto di essere sintetico. Trovo che a volte un concetto incisivo giunga subito al punto senza annoiare la controparte.

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Qualcuno che conosce il Japponese, magari Shito stesso, può controllare se il termine "chocchi" (quello di pochitto) è effettivamente presente in questi dizionari? (e quindi non è inventato) E se si, quanto sono attendibili queste due fonti? In particolare la prima che mi sembra proprio madrelingua? 

Quella inglese (che non considererei) lo traduce con "un po'" e sinonimi. 

https://www.weblio.jp/content/ちょっちLo

https://jisho.org/word/ちょっち?fbclid=IwAR0nthkiRcSAz6cjfhrVdnRLuBa9YI_sSYV87IRpIxCFfy7Jbre8Mb-4iDE

Modificato da veldom
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1 ora fa, Godot ha scritto:

Sì, ma sta scritto in entrambi che è dialetto dell'Hokkaido 北海道方言辞書

Ma se n'era già parlato

Ahhhh grazie. Mi era sfuggito. Avevo capito che il termine era stato inventato e che non esisteva una traduzione.

Mi vado a riguardare la parte di discussione. 

Quindi se ho capito bene, quando si traduce dal dialetto Giapponese bisogna inventare parole che non sono italiane? Giusto?

Modificato da veldom
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Quel chocchi non è giapponese standard , che sia effettivamente dialettale o meno. In giapponese standard abbiamo sukoshi, chotto, shoushou, per dire, che significano "poco" con varie sfumature e che sono usati in contesti diversi e che pertanto andranno tradotti in modo diverso. E' come un "piò" bergamasco che significa "più", ma non è italiano ma un dialetto italiano. Quindi una sua traduzione risulterà difficoltosa tanto più se dovesse essere caratterizzante di un personaggio. Ovviamente se dovessi fare da interprete tra un bergamasco e un giapponese nella vita reale non starei li a lambiccarmi come renderlo, l'intento a far comprendere le due persone nell'immediato, ma se ho 10 italiani di cui 1 bergamasco in un film e il dialetto del bergamasco avesse in varie occasioni una qualche valenza (e considera che per Misato è ancora più accentuata, perchè lei non parla un eventuale dialetto, ma infila ste parolette ad cazzum) dovrei trovare una soluzione. Alcuni assurdamente risolvono il problema infilando un qualche dialetto italiano, che per me è una porcata (ma non ricordo levate di scudi per Rayearth della Yamato Video quando infilò interi dialetti italiani con tanto di inflessioni per i personaggi giapponesi, qui per un pochitto sta venendo giù il cielo pare), ma è il modo più veloce per lavarsene le mani.

Tempo fa mi sono letto Io sono Teppei. Il protagonista e il padre, soprattutto all'inizio (taccio sui personaggi che compaiono successivamente) parlano un giapponese assurdo, sembra un misto tra un dialetto e un giapponese sgrammaticato. Poi incontrano la propria famiglia a Ueno, che è di alto livello, parlano tutti correttamente, fin dalla sorellina piccola di Teppei che è tutta precisa nel suo esprimersi. Se si decidesse che Teppei dovesse parlare normalmente, annullando le sue espressioni peculiari, ci si perderebbe un pezzo di manga.

Quindi una soluzione va trovata in certe occasioni, non si può liquidare con un "vabbè il significato è poco quindi lo traduco con poco".

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34 minuti fa, veldom ha scritto:

Ahhhh grazie. Mi era sfuggito. Avevo capito che il termine era stato inventato e che non esisteva una traduzione.

Mi vado a riguardare la parte di discussione. 

Quindi se ho capito bene, quando si traduce dal dialetto Giapponese bisogna inventare parole che non sono italiane? Giusto?

Da ieri sera ho capito come lavora Gualtiero.

Intanto non traduce, quindi prima serve un traduttore, se no lui non comincia neanche. E tra parentesi abbiamo scoperto che nemmeno legge o collabora nei contratti sui diritti (perché hai buttato due anni a giurisprudenza a Bologna Gualtiè). Quando un traduttore finalmente ha tradotto il Nostro si arma di santa pazienza e comincia ad adattare. Controlla incessantemente che la traduzione rimanga fedele all’originale (in che modo esattamente non ti senti competente a tradurre, ma ti senti tale per controllare l’aderenza all’originale poi ce lo spiegherai). Questo controllo abbiamo ampiamente capito che non coinvolge in nessun modo questi criteri:

- Interessi del committente

- Sensibilità del pubblico

Non interessa adattare per far sì che l’opera porti maggior guadagno al committente (Lucky Red/Netflix) e men che meno interessa come recepirà il pubblico l’adattamento.

Questo perché a) Cannarsi non ha fatto due anni di economia per capire il concetto di impresa economica e b) non ha fatto due anni di sociologia per empatizzare e interpretare il pubblico. Sospetto che manchi proprio di empatia quindi non è proprio in grado di “interpretare il suo tempo”.

Quindi cosa resta? La Treccani! Che cita talmente spesso che sospetto abbia un accordo a percentuale sulle vendite. Conoscendo la sua idiosincrasia al moderno scommetto che ha una copia cartacea pure.

Quindi prende la Treccani e cerca l’omologo tradotto dal giapponese e poi:

a) Se è parola arcaica usa un arcaismo

b) Se è dialettale usa un dialettismo (si dice?)

c) Se è gergale si inventa una parola

d) Se suona di 💩 fa lo stesso, prima la Treccani!

Con le opportune precauzioni e i giusti settaggi, il lavoro di Cannarsi si puó fare con un algoritmo. Per completezza si potrebbe anche creare un generatore casuale di supercazzole per il rumore che deve generare dopo per promuovere le opere che adatta.

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2 minuti fa, Matteo Mascellani ha scritto:

si potrebbe anche creare un generatore casuale di supercazzole per il rumore che deve generare dopo per promuovere le opere che adatta

Non sei tu e le persone come te che attualmente stanno generando il rumore più forte?

Comunque credo che più o meno il metodo da te descritto corrisponda, se non che aggiungerei che le verifiche vengono fatte su 10 fonti diverse tanto per il termine originario che per quello di arrivo, con consulenza specifica parola per parola, laddove serva, del traduttore per analizzare per benino (:°_°:) il singolo termine. Credo sia anche dovuto a ciò che le localizzazioni risultano così diverse da quelle altrui, visto che è l'unico che fa un lavoro così abnorme usando tutto quanto l'italiano possa offrire invece che quelle 200 parole che normalmente le persone usano per 365 giorni l'anno. I testi di Shito sono ostici, quelli di tanti altri sono appiattiti, banali e perdono di contenuto. Superato lo scoglio iniziale, si ha la possibilità di avvicinarsi all'opera originale ed essere liberi di trarre il contenuto, mentre nelle localizzazioni semplificate ascolti comodo si, ma non hai più la possibilità di andare a fondo nelle tematiche, perchè tagliando, cambiando, omettendo eccetera perdi pezzi che gli autori hanno messo e che i localizzatori ti hanno tolto. Sono scelte. Tuttavia immagina di poter scegliere tra una strada comoda e facile che ti porta su un versante della montagna, ti godrai magari un bel panorama, e una strada impervia e difficoltosa che ti porta sulla vetta, e li non guardi un bel panorama, ma tutto il mondo sottostante. Non è detto che la prima volta si riuscirà ad arrivare alla vetta, ma magari alla seconda o terza volta si, e guadagnerai qualcosa che la strada comoda non potrà mai darti. Il tutto sta tra lo scegliere tra la mediocrità e qualcosa di più elevato, ma sappiamo bene che le persone, nella loro maggioranza, sono mediocri. 

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Peccato che il 90% delle persone purtroppo conosce 200 parole... se vuoi acculturare la gente fai il professore, quindi ti laurei e poi vai ad insegnare. Quando adatti l'opera lo fai sul pubblico che ti è stato dato, altrimenti vuoi adattare il pubblico all'opera e questo è impossibile...

In realtà il tuo nobile discorsi dello spettatore che sale su per il crinale impervio decade nel momento in cui lui dichiara che dello spettatore non gliene frega niente... ieri sera in un momento di delirio ha detto: "Se l'Italia non esistesse Evangelion esisterebbe lo stesso".

Ultimo ma non meno importante; ti assicuro che io di parole ne uso molte più di 200... a volte uso termini desueti, ma nell'adattamento di Gualtiero non trovo nessuna ricercatezza e nemmeno una resa particolarmente speciale, solo costrutti complessi e farraginosi. Mi sembra più la fatica di un Sisifo moderno che deve arrivare a sera stanco e si stanca così.

Modificato da Matteo Mascellani
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35 minuti fa, Taro ha scritto:

Quel chocchi non è giapponese standard , che sia effettivamente dialettale o meno. In giapponese standard abbiamo sukoshi, chotto, shoushou, per dire, che significano "poco" con varie sfumature e che sono usati in contesti diversi e che pertanto andranno tradotti in modo diverso. E' come un "piò" bergamasco che significa "più", ma non è italiano ma un dialetto italiano. Quindi una sua traduzione risulterà difficoltosa tanto più se dovesse essere caratterizzante di un personaggio. Ovviamente se dovessi fare da interprete tra un bergamasco e un giapponese nella vita reale non starei li a lambiccarmi come renderlo, l'intento a far comprendere le due persone nell'immediato, ma se ho 10 italiani di cui 1 bergamasco in un film e il dialetto del bergamasco avesse in varie occasioni una qualche valenza (e considera che per Misato è ancora più accentuata, perchè lei non parla un eventuale dialetto, ma infila ste parolette ad cazzum) dovrei trovare una soluzione. Alcuni assurdamente risolvono il problema infilando un qualche dialetto italiano, che per me è una porcata (ma non ricordo levate di scudi per Rayearth della Yamato Video quando infilò interi dialetti italiani con tanto di inflessioni per i personaggi giapponesi, qui per un pochitto sta venendo giù il cielo pare), ma è il modo più veloce per lavarsene le mani.

Tempo fa mi sono letto Io sono Teppei. Il protagonista e il padre, soprattutto all'inizio (taccio sui personaggi che compaiono successivamente) parlano un giapponese assurdo, sembra un misto tra un dialetto e un giapponese sgrammaticato. Poi incontrano la propria famiglia a Ueno, che è di alto livello, parlano tutti correttamente, fin dalla sorellina piccola di Teppei che è tutta precisa nel suo esprimersi. Se si decidesse che Teppei dovesse parlare normalmente, annullando le sue espressioni peculiari, ci si perderebbe un pezzo di manga.

Quindi una soluzione va trovata in certe occasioni, non si può liquidare con un "vabbè il significato è poco quindi lo traduco con poco".

Grazie per il trattato, ma la mia domanda era molto specifica. 

Se ho un dialetto, in quel dialetto io so esattamente qual è il significato della parola. Ad esempio, "piò" bergamasco che significa "più". Se devo tradurlo a un italiano che non parla bergamasco so che devo dare un sinonimo di quel significato (e non inventare una parola).

Se  Chocchi esiste, quindi, ed è dialetto (che Misato parli dialetto o no è irrilevante) da completo ignorante, mi chiedo:  la procedura corretta. è inventare una parola che non esiste o riportare il significato di quella parola con eventuali sinonimi EDIT o parole esistenti in quella lingua (anche dialetto)?

Faccio un esempio ancora più chiaro. Se io dovessi tradurre un testo in dialetto bergamasco a un americano, dovrei inventare parole che "suonano" inglesi?

Vorrei capire qual è la migliore procedura in questi casi.

Modificato da veldom
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Beh, ieri sera ha dichiarato apertamente di non tradurre per il committente né per il pubblico ma per l'opera stessa, e lo fa per le generazioni future che così quando vedranno l'opera lo faranno in modo corretto. Praticamente sogna che un giorno all'università si studi filologia cannarsiana, ma di ciò che pensa il presente se ne frega. Meglio per lui direi.

Modificato da Me
Mancava un pezzo
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9 minutes ago, Taro said:

Non sei tu e le persone come te che attualmente stanno generando il rumore più forte?

Comunque credo che più o meno il metodo da te descritto corrisponda, se non che aggiungerei che le verifiche vengono fatte su 10 fonti diverse tanto per il termine originario che per quello di arrivo, con consulenza specifica parola per parola, laddove serva, del traduttore per analizzare per benino (:°_°:) il singolo termine. Credo sia anche dovuto a ciò che le localizzazioni risultano così diverse da quelle altrui, visto che è l'unico che fa un lavoro così abnorme usando tutto quanto l'italiano possa offrire invece che quelle 200 parole che normalmente le persone usano per 365 giorni l'anno. I testi di Shito sono ostici, quelli di tanti altri sono appiattiti, banali e perdono di contenuto. Superato lo scoglio iniziale, si ha la possibilità di avvicinarsi all'opera originale ed essere liberi di trarre il contenuto, mentre nelle localizzazioni semplificate ascolti comodo si, ma non hai più la possibilità di andare a fondo nelle tematiche, perchè tagliando, cambiando, omettendo eccetera perdi pezzi che gli autori hanno messo e che i localizzatori ti hanno tolto. Sono scelte. Tuttavia immagina di poter scegliere tra una strada comoda e facile che ti porta su un versante della montagna, ti godrai magari un bel panorama, e una strada impervia e difficoltosa che ti porta sulla vetta, e li non guardi un bel panorama, ma tutto il mondo sottostante. Non è detto che la prima volta si riuscirà ad arrivare alla vetta, ma magari alla seconda o terza volta si, e guadagnerai qualcosa che la strada comoda non potrà mai darti. Il tutto sta tra lo scegliere tra la mediocrità e qualcosa di più elevato, ma sappiamo bene che le persone, nella loro maggioranza, sono mediocri. 

Per quanto mi riguarda io non ho avuto problemi a seguire le parole. Quelle sono in italiano che conosco, vuoi per la mia formazione vuoi per altre letture. Quello che a me non piace é l'assurda ricerca di ermeticisismi linguistici. Da l'impressione di aver lanciato la treccani giu per le scale e preso le parole che venivano a muzzo da li.

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"quindi ti laurei"

Cosa difficile per Cannarsi dato come risponde ai professori, ben più competenti di lui nel campo linguistico e dell'adattamento o qualsiasi altro che sia 🙂

"E poi vai ad insegnare"

E no! Perché se insegni devi adattarti al "pubblico" che hai di fronte come insegna qualsiasi manuale di pedagogia e qualsiasi professore che abbia più di 6 mesi di servizio. Cannarsi ha ribadito più volte che non è lui che deve adattarsi al pubblico, ma il contrario... Neanche certi professori anzianissimi considerati celebrità nel loro campo e che possono permettersi di selezionare letteralmente le classi (tramite test intermedi o esami difficilissimi) per adeguarle al loro stile (tipico caso in economia o in filosofia) farebbero un discorso del genere.

 

Modificato da Pan
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5 minuti fa, Matteo Mascellani ha scritto:

se vuoi aculturare la gente fai il professore,

Credo tu non capisca il punto. Shito non vuole acculturare nessuno, a lui non frega, lo ha detto da sempre che "ognuno si salva da se". Se trovi ostica la sua localizzazione è da te che devi fare lo sforzo di informarti, capire e trovare la soluzione per comprendere. Quando lo farai, farai parte di quel piccolo gruppo di persone che vogliono capire e per le quali la localizzazione è pensata. A quel punto nulla dell'originale ti sarà stato negato. L'appiattimento nega a tutti la comprensione reale, sia a chi non vuole capire a fondo, che non ha interesse in tal senso, sia a chi invece vorrebbe di più. Se anche ci fossero zero persone interessate al vero, Shito lavorerebbe comunque così, perchè in futuro potrebbe nascere qualcuno che invece lo vuole, o magari qualcuno di questa maggioranza potrebbe cambiare idea, o magari tutta la maggioranza. Talvolta credo che se si vuole un semplice giro di giostra, la giostra si dovrebbe cercare, non il museo che toglie i quadri e mette il roller coaster nelle sale.

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Just now, veldom said:

e siamo Chocchi esiste, quindi, ed è dialetto (che Misato parli dialetto o no è irrilevante) da completo ignorante, mi chiedo:  la procedura corretta. è inventare una parola e non esiste o riportare il significato di quella parola con eventuali sinonimi?

Probabilmente non guardi molta televisione (fai bene, nemmeno io) o non hai molti interessi con riferimenti culturali sparsi. Non c'è un metodo specifico e deciso. È una scelta che si fa nel momento del l'adattamento: vedi il Giardiniere Willie che parla sardo(ed in originale sarebbe scozzese, riferimenti che si perdono quando alle volte parla della propria terra natia, che in alcuni casi diventa la Sardegna [gli americani conoscono meglio degli italiani l’Europa evidentemente]) o Carl Veneto. Oppure Cletus.

Ho preso i Simpson perché fanno largo uso di queste modifiche.

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17 minutes ago, Taro said:

Comunque credo che più o meno il metodo da te descritto corrisponda, se non che aggiungerei che le verifiche vengono fatte su 10 fonti diverse tanto per il termine originario che per quello di arrivo, con consulenza specifica parola per parola, laddove serva, del traduttore per analizzare per benino (:°_°:) il singolo termine.

Buongiorno.

 

Riporti cose che lui dichiara, ma fin qui nessuno le ha mai dimostrate.

 

Come ha detto lui stesso nella diretta, finché non ci sono le fonti, la parola vale zero. 🖖🏻

 

E, ad oggi, a richiesta di confronto proprio sulla presentazione di queste fonti lui si è dimostrato manchevole (toponomastica) e impreciso (taihi).

Buona giornata. 

 

(Su chocchi , lo stesso Gualtiero diceva che fosse una parola INVENTATA, non dialettale. C'è una bella differenza)

 

Modificato da il Vì
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2 minuti fa, Senjou ha scritto:

Per quanto mi riguarda io non ho avuto problemi a seguire le parole. Quelle sono in italiano che conosco, vuoi per la mia formazione vuoi per altre letture. Quello che a me non piace é l'assurda ricerca di ermeticisismi linguistici. Da l'impressione di aver lanciato la treccani giu per le scale e preso le parole che venivano a muzzo da li.

ESATTTOOOOO Il punto è questo, non sono le traduzioni, non sono i termini italiani, è la sintassi, la forma della frase! Parole che si susseguono a caso. Ma per il traduttore, questo non è importante. E questo è ormai assodato. E non si trova soluzione o compromesso per il futuro e future traduzioni.

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Adesso, Taro ha scritto:

Credo tu non capisca il punto. Shito non vuole acculturare nessuno, a lui non frega, lo ha detto da sempre che "ognuno si salva da se". Se trovi ostica la sua localizzazione è da te che devi fare lo sforzo di informarti, capire e trovare la soluzione per comprendere. Quando lo farai, farai parte di quel piccolo gruppo di persone che vogliono capire e per le quali la localizzazione è pensata. A quel punto nulla dell'originale ti sarà stato negato. L'appiattimento nega a tutti la comprensione reale, sia a chi non vuole capire a fondo, che non ha interesse in tal senso, sia a chi invece vorrebbe di più. Se anche ci fossero zero persone interessate al vero, Shito lavorerebbe comunque così, perchè in futuro potrebbe nascere qualcuno che invece lo vuole, o magari qualcuno di questa maggioranza potrebbe cambiare idea, o magari tutta la maggioranza. Talvolta credo che se si vuole un semplice giro di giostra, la giostra si dovrebbe cercare, non il museo che toglie i quadri e mette il roller coaster nelle sale.

Tu dici che io devo capire e comprendere... ti assicuro che comprendo un buon 90% del vocabolario italiano... e non c'entra niente quello... sono proprio assurde le costruzioni delle frasi... predicati verbali rovesciati, costrutti assurdi... non nascondiamoci dietro questa argomentazione della difficoltà... il suo adattamento non è difficile... è incomprensibile... non intellegibile... illogico...

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4 minuti fa, Chocozell ha scritto:

Probabilmente non guardi molta televisione (fai bene, nemmeno io) o non hai molti interessi con riferimenti culturali sparsi. Non c'è un metodo specifico e deciso. È una scelta che si fa nel momento del l'adattamento: vedi il Giardiniere Willie che parla sardo(ed in originale sarebbe scozzese, riferimenti che si perdono quando alle volte parla della propria terra natia, che in alcuni casi diventa la Sardegna [gli americani conoscono meglio degli italiani l’Europa evidentemente]) o Carl Veneto. Oppure Cletus.

Ho preso i Simpson perché fanno largo uso di queste modifiche.

A parte che l'uso del dialetto italiano in questi casi lo odio, ma vabbè gusto personale.

La mia domanda è molto specifica : SI INVENTANO LE PAROLE O SI USANO PAROLE ESISTENTI ? (anche dialettali a sto punto, anche se è terribile).

Modificato da veldom
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6 minuti fa, veldom ha scritto:

è inventare una parola che non esiste o riportare il significato di quella parola con eventuali sinonimi?

Se perdi la stranezza fonetica del termine perdi la caratterizzazione del personaggio. Se le fai dire "un po', un poco" o quello che vuoi stai negando all'autore la sua scelta, perchè anche lui poteva usare termini normali cui nessuno reagisce interdetto. Ovviamente anche quella è una scelta, ma non mi si dica che non si perde nulla, perchè quello è falso. 

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1 minute ago, veldom said:

La mia domanda è molto specifica : SI INVENTANO LE PAROLE O SI USANO PAROLE ESISTENTI ? (anche dialettali a sto punto, anche se è terribile).

Leggi il mio post precedente, troverai la risposta nelle prime righe. Sono stato abbastanza esaustivo.

5 minutes ago, il Vì said:

 

(Su chocchi , lo stesso Gualtiero diceva che fosse una parola INVENTATA, non dialettale. C'è una bella differenza)

 

Buongiorno,

Sì, lo ha dichiarato. Non mi sembra cambi molto a livello concettuale. 

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Adesso, Taro ha scritto:

Se perdi la stranezza fonetica del termine perdi la caratterizzazione del personaggio. Se le fai dire "un po', un poco" o quello che vuoi stai negando all'autore la sua scelta, perchè anche lui poteva usare termini normali cui nessuno reagisce interdetto. Ovviamente anche quella è una scelta, ma non mi si dica che non si perde nulla, perchè quello è falso. 

Chiaro. Ma allora anche quando traduci qualsiasi altra opera "teatrale". 
Esempio: anche senza dialetto, doppiando qualsiasi film Ingese (gran bretagna) perdi il magnifico accento inglese/scozzese etc. etc.

Ma io mi chiedo, quando si traduce in una lingua. E' lecito INVENTARE parole in quella lingua?

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13 minuti fa, veldom ha scritto:

Se io dovessi tradurre un testo in dialetto bergamasco a un americano, dovrei inventare parole che "suonano" inglesi?

Ancora non capisci: non un intero testo in dialetto. Ti chiedo di peggio: un testo dove compare l'italiano insegnato a scuola, con regole grammaticali e termini italiani, dove compaiono tracce di dialetto. Io ti chiedo: qulle tracce le cancelli o trovi una soluzione, quale che sia? Puoi anche cancellarle, ma appunto perdi pezzi, più o meno grandi che siano a seconda dell'importanza di quegli elementi dialettali che l'autore ha voluto dare.

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1 minute ago, Taro said:

Ancora non capisci: non un intero testo in dialetto. Ti chiedo di peggio: un testo dove compare l'italiano insegnato a scuola, con regole grammaticali e termini italiani, dove compaiono tracce di dialetto. Io ti chiedo: qulle tracce le cancelli o trovi una soluzione, quale che sia? Puoi anche cancellarle, ma appunto perdi pezzi, più o meno grandi che siano a seconda dell'importanza di quegli elementi dialettali che l'autore ha voluto dare.

In quel caso sai che si fa? Si sceglie un dialetto, uno qualsiasi ma considerando che l'Hokkaido é considerato campagna in giappone qualcosa tipo il siciliano o il calabro va bene e usi quella parola dialettale. Non inventi una parola solo perché non sai (come da lui stesso ammesso durante la live) che é dialettale.

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