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Alcool e caffè, ma anche unicorni


Shito

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Giustamente, è un nome greco. :-)

 

Tanto quanto ジブリ si pronuncia 'gibli' ed è un nome giapponese derivato dalla pronuncia *erronemanete presunta* della scrittura italiana 'Ghibli'. ^^

 

Potremmo incrociare le due cose e parlare di Ναυσικάα ovvero ナウシカ. ^^

Modificato da Shito
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Non si dice Ulisse, ma Odisseo, bestie ignoranti.

 

:nono:

 

Οδυσσεύς :sisi:

 

Ὀδυσσεύς, per gli dèi! Lo spirito che fine fa?

Quindi è il segreto di Ὀδυσῆoς, visto che bisogna declinare. Al massimo si traslittera.

 

E chi non lo fa, quoto,

 

Voi non amate l'opera di Omero e distribuite solo ignoranza e abbruttimento culturale nel popolo bue.

Ma un giorno riuscirò a convertire voi e il mondo intero a far conoscere le cose con il loro vero nome.

 

O semplicemente, se lo fa per alcuni ed altri nomi, si espone al ridicolo per nessuna ragione, chissà. :frown:

 

Comunque Ryoga, non stava ferma ferma secondo tutti, Penelope... :°_°:

Modificato da Dairon
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"Limpido specchio è l'acqua del ruscello,

i verdi sassi son la sua cornice;

non si copre di ciprie e di rossetti,

non adopera gioielli e spille d'oro."

(cut)

 

Sai cos'e'?

 

Forse la descrizione di Nausicaa quando Odisseo la incontra la prima volta?

Considerando la location e la descrizione di una fanculla 'pulchra' (no belletti, pulita), potrebbe essere.

 

-Provo a googlare.

 

-Non ho trovato. Attendo soluzione. :-)

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Tanto quanto ジブリ si pronuncia 'gibli' ed è un nome giapponese derivato dalla pronuncia *erronemanete presunta* della scrittura italiana 'Ghibli'. ^^

 

quindi è un errore.

dovremmo voltarci tutti dall'altra parte e soprattutto ignorare chi usa quella pronuncia. e anatema su chi la adotta, quindi!

inoltre dovremmo indignarci a manetta nei confronti di chi usa 'studio ghibli' in luogo di Kabushiki-gaisha Sutajio Jiburi.

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No, come ho già scritto la nominazione è creativa. Poco conta che alla base di chi *attribuisce* un nome a una *propria* creatura ci sia un errore concettuale.

 

Per intenderci, se mia madre mi avesse chiamato Gualtioro, erroneamente ricordando la pronuncia di quel nome, io mi chiamerei realmente Gualtioro. :-)

 

L'errore nell'atto creativo non intacca il potere assoluto della creazione originale, quale una nominazione è.

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Mah, peraltro all'ultimo piano dello Studio Ghibli (jiburi) c'è anche lo Studio Ghibli (ghibli) che IIRC è uno studio pubblicitario interno, oltre allo Studio Casino (quello che ha prodotto Shiki-Jitsu per Anno Hideaki).

 

L'errore alla base della nascita del nome 'Jiburi' è ben noto, Suzuki in un'intervista scherza dicendo che meno male che Miyasan si sbaglio, perché secondo lui 'Ghibli' sembra "come se uno stomaco si rivoltasse'. :-)

 

C'è anche da dire che il nome non ha alcun legame col suo 'referente originale' che la memoria di Miyasan stesso, dato che nel logo non è che si veda un aereoplano modello 'Ghibli', o una duna del deserto con un fennec.

 

Cmq il principio è semplice. Se domani chiamassi una mia azienda 'Evangelion', con 'ge' pronunciato come in 'genova', avrei sbagliato a riferirmi all'anime di Anno, ma il nome sarebbe quello - per quanto 'generatosi' da un errore di pronuncia. Questo semplicemente perché il nome dell'azienda sarebbe una creazione ex-novo di una entità originale.

Modificato da Shito
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"Limpido specchio è l'acqua del ruscello,

i verdi sassi son la sua cornice;

non si copre di ciprie e di rossetti,

non adopera gioielli e spille d'oro."

(cut)

 

Sai cos'e'?

 

Forse la descrizione di Nausicaa quando Odisseo la incontra la prima volta?

Considerando la location e la descrizione di una fanculla 'pulchra' (no belletti, pulita), potrebbe essere.

 

-Provo a googlare.

 

-Non ho trovato. Attendo soluzione. :-)

 

Non e' un caso visto che ho cercato appositamente riferimenti non esistenti su Internet, almeno per quella frase.

 

Per 'focalizzare' il discorso, immaginiamo un cantastorie, in una grande piazza, mentre non recita, ma canta quanto prima scritto.

E non smette di cantare fin quando, guardandosi intorno, vede che si e' radunata abbastanza (per lui) gente.

 

Al che inizia a raccontare una storia.

 

Per il luogo, siamo in Cina, e questo e' un frammento della tradizione scritta della storia di "Mi La Ga Hei".

 

Storia che non ha un autore; questa come centinaia e migliaia di altre della tradizione orale, una letteratura popolare che ha un peso e un valore molto differenti di com'e' intesa la medesima in occidente; viva e vitale in quanto per la maggior parte dei cinesi la principale forma di cultura, visto che la lingua scritta vede una statistica orientativa di una media conoscenza tra le persone 'istruite' di 500 ideogrammi sui circa 4000 ed oltre, cosa che consente a malapena di leggere un cartello stradale.

 

Questa letteratura popolare quindi, sminuita in piu' di duemila anni dalla classe dei funzionari e similari (e dalla parallela 'cultura ufficiale', chiamiamola cosi'), vanta non una minoritaria presenza ed una minore attenzione, ma numericamente intendendo almeno 800 milioni di persone.

 

Quei cantastorie di qua sopra, poi, oltre che essere anonimi, hanno rimaneggiato, allungato, accorciato, tagliato i testi giunti nelle loro mani, adattandoli al gusto della gente per riuscire a tirar fuori qualche moneta. Proprio per questo motivo sono spuntati e hanno avuto immensa fortuna piccoli capolavori di eccezionale vitalità, resistiti a tutte le intemperie e le disgrazie che insidiano la vita delle opere d'arte, raccogliendo un incalcolabile numero di estimatori.

 

Ma chi le ha tramandate in via scritta, anche arricchendole ulteriormente?

Almeno fino a diversi anni orsono, la strada principale per un giovane cinese era quella di studiare, se la famiglia se lo poteva permettere, per almeno una quindicina d'anni e poi sostenere un esame per divenire funzionario statale.

 

Inutile dire che tale scoglio per molti si rivela invalicabile; ecco che molti di questi 'studenti poi emarginati nella societa'' alla fine si sono trovati e si trovano a tramandare tali storie.

 

Tale dicotomia tra 'le due culture' e' sempre presente, seppur con meno forza, e spiega molti motti ed espressioni comportamentali specie a livello culturale, in quanto la Cina non ha avuto un vero e compiuto periodo come il medioevo occidentale, un periodo cioe' di forte transizione specialmente culturale.

 

Quindi abbiamo un 'patrimonio' di storie da migliaia di anni, che non sono "proprieta'" di nessuno, in quanto di tutti, con una diffusione di centinaia di milioni di individui, e con 'nomi' che alla fine non possono proprio essere 'propri' delle opere, ma identificativi piu' che altro dei nomi dei personaggi e protagonsti contenuti.

 

Ad esempio Xiyou Ji - aka 'viaggio in occidente' ha informato una notevole quantita' di storie sia orientali che occidentali, ma non c'e' alcuna prova concreta di paternita' di un autore, solo un nome in vario modo associatovi.

 

 

"E' uomo veramente grande solo colui che ha saputo conservare il suo cuore di bambino" (antico proverbio cinese).

 

 

Ma quello cinese non e' l'unico esempio del genere, alla fine la 'culla degli archetipi' ha origine nella letteratura popolare, nella tradizione orale, in quel 'moto' diffusionale e contaminatorio che ci mostra ad esempio, tornando in occidente, che la mitologia norrena ha non pochi eco nel 'vecchio continente'.

 

Nuovamente ad esempio l'Edda, come per Xiyou Ji e' solo in qualche modo riferito a qualcuno, senza ovvie prove di paternita' del contesto.

 

In Italia, alla fin dei conti solo all'incirca nella seconda meta' dell'800, era stata iniziata una qualche opera di raccolta di tali racconti di natura orale, come ad esempio con il Brofferio nel 1847, con la primissima raccolta di tali tradizioni regionali. Il tutto col tramite di vari scrittori rinomati per l'epoca e non solo, quali il Paravia.

 

"Quale e quanto tesoro possa ricavarsi da queste patrie ricordanze, lo dichiara Omero, il quale introduceva nel'Iliade le piu' belle tradizioni dei tempi eroici; lo rivela Ariosto, che di cosi' limpida poesia vestiva le tradizioni dei tempi cavallereschi; lo attesta Walter-Scott, che sopra le tradizioni dela Scozia dava base con tanta gloria allo storico romanzo" (sempre il Brofferio dall'introduzione della raccolta di cui prima).

 

Le storie, la letteratura popolare, tutto cio' che alla fine e' base e fondamento per opere terze, ha avuto una vita propria e in virtu' dell'essere storie e letteratura, non 'opere finite'.

 

La natura stessa della contaminatio, cui comunque tu stesso accenni, non 'relega' la tradizione delle opere in forma statica e immutabile nel tempo.

 

Quindi, ora, a fronte di tale movimento che non risiede o si esplica solo in una parte del mondo o in un precipuo periodo storico, e che mostra con la forza della propria evidenza come e quanto sia reale e veritiera, mi potresti spiegare la tua visione della realta' delle cose come si sposa con essa?

 

Cio' che ha portato ad un'opera odierna, e' frutto di una 'traditio' di secoli e secoli; adoperando la stessa inamovibilita' per una definizione di opera come un unico immutabile insieme, se ne negano le stesse radici, si vuole negare alla stessa le possibilita' datele dai suoi numerosi 'antenati'.

 

Alla fine, la tua convinzione 'presa di per se', porta al paradosso; tu vorresti una diffusione dell'opera in quanto tale, posta sotto una 'campana di vetro'.

Ogni opera d'arte e d'ingegno, a queste condizioni, semplicemente, muore.

Anche se morire sussumendo un'identita' ascritta da tempo e da contesto, puo' anche essere una morte gentile.

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L'errore alla base della nascita del nome 'Jiburi' è ben noto, Suzuki in un'intervista scherza dicendo che meno male che Miyasan si sbaglio, perché secondo lui 'Ghibli' sembra "come se uno stomaco si rivoltasse'. :-)

 

ah, quindi ora pure un bel 'viva l'ignoranza!"...

 

C'è anche da dire che il nome non ha alcun legame col suo 'referente originale' che la memoria di Miyasan stesso, dato che nel logo non è che si veda un aereoplano modello 'Ghibli', o una duna del deserto con un fennec.

 

The name Ghibli is based on the Arabic name for the sirocco, or Mediterranean wind, which the Italians used for their Saharan scouting planes in the Second World War, the idea being the studio would "blow a new wind through the Japanese anime industry".[2]

Although the Italian/Arabic word is pronounced with a hard ɡ, the Japanese pronunciation of the studio's name is with a soft g, [dʑíbu͍ɾi] (13px-Speaker_Icon.svg.png listen).

 

[2]^ a b The Birth of Studio Ghibli, Nausicaä of the Valley of the Wind DVD, Walt Disney Home Entertainment, 2005.

 

wikipedia si lascia scrivere. anche disney?

tra l'altro non essendo l'aereo il referente del nome, il problema di cosa avrebbe potuto o dovuto stare nel logo non si pone.

 

Cmq il principio è semplice. Se domani chiamassi una mia azienda 'Evangelion', con 'ge' pronunciato come in 'genova', avrei sbagliato a riferirmi all'anime di Anno, ma il nome sarebbe quello - per quanto 'generatosi' da un errore di pronuncia. Questo semplicemente perché il nome dell'azienda sarebbe una creazione ex-novo di una entità originale.

 

ma tu puoi fare quello che vuoi eh, per carità diddio, anche l'avvocato delle cause perse. però occhio che se invece ci credi veramente prima o poi ti ritrovi a litigare con te stesso.

da una parte lanci i mattoni sulle palle alla gente perchè tradisce la nomenclatura originale, dall'altra fai arrampicate da oscar (ops, vedasi academy award o non ci capiamo) per giustificare proprio quel genere di errori che poco prima condannavi... bò fai te, in ogni caso tanti auguri.

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Non ci siamo proprio capiti, eh? :)

 

Cmq la fonte del nome 'Ghibli' del caso è questa:

 

http://it.wikipedia..../Caproni_Ca.309

 

E' un aeroplano di cui Miyasan è un otaku sfegatato (cfr Zassou Note e altre fonti), che prende *a sua volta* nome dal vento del deserto, certo.

 

E' probabile che Miyasan conoscesse l'origine del nome del suo amato aeroplano, e l'abbia considerata ai tempi della fondazione dello studio (anche Suzuki lo conferma).

 

In ogni caso:

 

http://ja.wikipedia....%83%96%E3%83%AA

 

「スタジオジブリ」の名称は、サハラ砂漠に吹く熱風(ghibli)に由来しており、第二次世界大戦中のイタリア飛行機の名前でもある紅の豚においてエンジンにGHIBLIの名前もあり、宮崎駿の思い入れがうかがえる。宮崎駿の思い込みから「ジブリ」となったが、「ギブリ」の方が原語に近い発音である(イタリアのマセラティ社の乗用車ghibliは日本でも1970年代から「ギブリ」と呼ばれている)。スタジオジブリのマークは、スタジオジブリの作品『となりのトトロ』に登場するキャラクター、トトロがデザインされている。スタジオジブリの第2レーベルで実写作品部門の「スタジオカジノ」は、スタジオの所在地東京都小金井市梶野町から命名された。

 

Ovviamente un errore è un errore, Suzuki non lo nega - lo ammette pacificamente. Dice 'meno male che si è sbagliato', ma non nega che si sia sbagliato. :-)

 

 

Shuuji: a dopo per la risposta al tuo interessante post. ^^

Modificato da Shito
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Non ci siamo proprio capiti, eh? :)

 

Cmq la fonte del nome 'Ghibli' del caso è questa:

 

http://it.wikipedia..../Caproni_Ca.309

 

E' un aeroplano di cui Miyasan è un otaku sfegatato (cfr Zassou Note e altre fonti), che prende *a sua volta* nome dal vento del deserto, certo.

 

Non cambia il fatto che all'origine c'era sempre il vento del deserto e confermi sempre più che il nome giusto era Ghibli con la GHI...

Secondo i tuoi canoni però il Mya non era un vero appassionato, non sapeva nemmeno come si pronunciasse il nome dell'oggetto della sua passione (qui ci starebbe bene un "che tristezza" :pfff: )

 

Ovviamente un errore è un errore, Suzuki non lo nega - lo ammette pacificamente. Dice 'meno male che si è sbagliato', ma non nega che si sia sbagliato. :-)

 

Ennò! gli errori vanno corretti! :olivoli:

Modificato da Alex Halman
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Non ci siamo proprio capiti, eh? :)

 

Cmq la fonte del nome 'Ghibli' del caso è questa:

 

http://it.wikipedia..../Caproni_Ca.309

 

E' un aeroplano di cui Miyasan è un otaku sfegatato (cfr Zassou Note e altre fonti), che prende *a sua volta* nome dal vento del deserto, certo.

 

Non cambia il fatto che all'origine c'era sempre il vento del deserto e confermi sempre più che il nome giusto era Ghibli con la GHI...

Secondo i tuoi canoni però il Mya non era un vero appassionato, non sapeva nemmeno come si pronunciasse il nome dell'oggetto della sua passione (qui ci starebbe bene un "che tristezza" :pfff: )

 

 

E' esattamente così, sì.

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